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Questione
89
Il
giuramento
Rimangono ora da studiare gli atti esterni di latria nei quali
l'uomo prende a usare qualche cosa di divino: e si tratta dell'uso,
o dei sacramenti, o del nome di Dio. Ma dell'uso dei sacramenti
parleremo nella Terza Parte di quest'opera. Invece parleremo
qui subito dell'uso del nome di Dio. Ora, l'uomo in tre modi fa
uso del nome di Dio: primo, col giuramento, per confermare così
le proprie parole; secondo, con lo scongiuro, per sollecitare altri;
terzo, con l'invocazione, sia nella preghiera che nella lode di
Dio. Perciò innanzi tutto dobbiamo parlare del giuramento.
Su questo tema tratteremo dieci argomenti:
1. Che cosa sia il giuramento; 2. Se sia lecito giurare; 3. Quali
sono i requisiti che devono accompagnarlo; 4. A quale virtù appartenga;
5. Se sia da ricercare e da ripetere spesso, come cosa
utile e buona; 6. Se sia lecito giurare per una creatura; 7. Se
il giuramento sia obbligatorio; 8. Se l'obbligo del giuramento sia
più grave di quello del voto; 9. Se si possa essere dispensati da
un giuramento; 10. A chi e quando sia lecito giurare.
ARTICOLO
1
Se giurare sia invocare Dio come testimonio
SEMBRA che giurare non sia invocare Dio come testimonio. Infatti:
1. Chiunque porti l'autorità della Sacra Scrittura porta Dio
come testimonio, essendo essa parola di Dio. Quindi, se giurare
è chiamare Dio come testimonio, chiunque citi la Sacra Scrittura
fa un giuramento. Ma questo è falso. Dunque è falsa anche la
prima affermazione.
2. Col chiamare qualcuno come testimonio non gli si rende nulla.
Invece chi giura per Dio rende a Dio qualche cosa; poiché nel
Vangelo si legge: "Renderai al Signore i tuoi giuramenti"; e
S. Agostino afferma che giurare significa "rendere a Dio il debito
della verità". Perciò giurare non è invocare Dio come testimonio.
3. Come sopra abbiamo visto, l'ufficio del giudice è diverso da
quello del teste. Ma talora nel giurare l'uomo invoca il giudizio
di Dio, secondo l'espressione del Salmista: "Se ho reso del male
a chi mi aveva beneficato, che io cada pure dinanzi ai miei nemici
senza speranza". Perciò giurare non è invocare la testimonianza di Dio.
IN CONTRARIO: S. Agostino in un discorso sullo spergiuro afferma:
"Che
significa Per Dio, se non, Mi è testimonio Dio?".
RISPONDO: Come dice l'Apostolo, il giuramento è ordinato
"a confermare" qualche
cosa. Ora, in cose di scienza confermare appartiene
alla ragione, la quale parte da principi noti per natura,
che son veri in maniera infallibile. Ma i fatti contingenti particolari
non possono essere confermati da ragioni necessarie. Ecco
perché le affermazioni ad essi relative si è soliti confermarle con
dei testimoni. Però la testimonianza dell'uomo non è sufficiente;
e questo per due motivi. Primo, per difetto di veracità: poiché
molti cadono nella menzogna, secondo le parole del Salmo: "La
loro bocca dice menzogne". Secondo, per difetto di conoscenza;
poiché gli uomini non possono conoscere né le cose future, né
quelle lontane, né i segreti dei cuori: e tuttavia gli uomini ne
parlano, ed è necessario per la vita umana che si abbia su codeste
cose una qualche certezza. Perciò è stato necessario ricorrere
alla testimonianza di Dio: perché Dio non può mentire, e a lui
niente può essere nascosto. Ebbene, prendere Dio come testimone
si dice giurare: poiché a norma di diritto, o giure, si è stabilito,
che quanto viene affermato con la testimonianza di Dio sia ritenuto
come vero.
Ma la testimonianza di Dio talora vien portata per asserire cose
presenti o passate: e allora abbiamo il giuramento assertorio. - Talora
vien portata per confermare qualche cosa di futuro: e
questo giuramento si chiama promissorio. - Per le cose però che
son necessarie, e che sono oggetto di indagine razionale, non si
ricorre al giuramento: infatti sarebbe ridicolo che uno nelle discussioni
scientifiche volesse provare le sue asserzioni col giuramento.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Una cosa è servirsi della testimonianza
che Dio ha già dato, il che avviene quando uno porta
l'autorità della Sacra Scrittura; e altra cosa è invocare da Dio
una testimonianza da dare, come si fa nel giuramento.
2. Si dice che uno rende a Dio i giuramenti per il fatto che
adempie ciò che ha giurato. Oppure perché invocando Dio come
teste, riconosce che egli possiede la conoscenza e la verità infallibile
di tutte le cose.
3. La testimonianza di una persona viene invocata perché il
testimone manifesti la verità su quanto si dice. Ora, Dio in due
modi manifesta se è vero ciò che si dice. Primo, rivelando direttamente
la verità, o con un'ispirazione interiore, oppure col mettere
a nudo i fatti, cioè col mostrare pubblicamente ciò che era
nascosto. Secondo, con la punizione di chi mente: e allora egli
è insieme giudice e testimonio, poiché col punire il colpevole ne
manifesta la menzogna.
Perciò ci sono due tipi di giuramento. Il primo consiste nella
semplice invocazione della testimonianza di Dio; come quando
uno dice: "Mi è testimone Dio"; oppure "Parlo al cospetto di Dio"; o
"Per Dio", che è la stessa cosa, come spiega S. Agostino. - Il
secondo tipo di giuramento consiste in un'imprecazione: e
cioè nel sottoporre noi stessi, o le cose che ci appartengono, a un
castigo, se non è vero quello che diciamo.
ARTICOLO
2
Se sia lecito giurare
SEMBRA che non sia lecito giurare. Infatti:
1. Niente di ciò che è proibito dalla legge divina è lecito. Ma
il giuramento è proibito dal Signore nel Vangelo: "Io invece vi
dico di non giurare affatto"; e da S. Giacomo: "Soprattutto,
fratelli miei, non vogliate giurare". Dunque il giuramento è illecito.
2. Ciò che deriva da un essere cattivo è illecito; poiché a detta
del Vangelo, "un albero cattivo non può dare frutti buoni". Ma
il giuramento deriva dal male; nel Vangelo infatti si legge: "Il
vostro linguaggio sia: Sì, sì; No, no. Ciò che si dice in più vien
dal male". Perciò il giuramento non è permesso.
3. Pretendere un segno della divina provvidenza significa tentare Dio,
cosa che è assolutamente proibita; come è detto nel
Deuteronomio: "Non tenterai il Signore Dio tuo". Ma chi fa un
giuramento pretende un segno della provvidenza divina, chiedendo
la testimonianza di Dio, con un effetto evidente. Dunque
il giuramento è una cosa assolutamente illecita.
IN CONTRARIO: Nel Deuteronomio si legge:
"Temerai il Signore
Dio tuo, e per il suo nome giurerai".
RISPONDO: Niente impedisce che una cosa, pur essendo buona
in se stessa, diventi un male per chi non la usa come si conviene:
ricevere l'Eucarestia, p. es., è un bene, eppure chi la riceve
indegnamente "mangia e beve la propria condanna", come dice
S. Paolo. Anche nel nostro caso bisogna dire che il giuramento
di suo è lecito e onesto. E ciò risulta dalla sua origine e dal fine
cui tende. Dall'origine, poiché il giuramento deriva dalla fede con
cui gli uomini credono che Dio possiede la verità, la conoscenza
e la previsione universale di tutte le cose. Dal fine, poiché il giuramento
vien fatto per giustificarsi e per metter fine alle controversie,
come insegna S. Paolo.
Ma il giuramento può diventare un male per qualcuno, per il
fatto che lo usa malamente, cioè senza necessità e senza le debite
cautele. Infatti mostra di avere poco rispetto verso Dio chi lo
invoca come testimonio per motivi futili: cosa che uno non oserebbe
fare neppure verso un uomo rispettabile. Inoltre c'è così
il pericolo di spergiurare: poiché facilmente l'uomo cade in peccati
di lingua, secondo le parole di S. Giacomo: "Chi non manca
nel parlare è un uomo perfetto". E nell'Ecclesiastico si legge: "Al giuramento
non abituar la tua bocca: molte invero sono le
cadute per causa di esso".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. S. Girolamo ha scritto nel suo
commento: "Considera che il Salvatore non ha proibito di giurare
per Dio, ma per il cielo e la terra. Infatti è noto che i
Giudei hanno la pessima abitudine di giurare per gli elementi". - Ma
questa soluzione non basta; perché S. Giacomo aggiunge: "né con qualsiasi altra forma di
giuramento".
Perciò bisogna rispondere con S. Agostino, che
"l'Apostolo giurando
nelle sue Epistole mostrò come vanno interpretate le parole: "Io vi dico
di non giurare affatto": in modo cioè da non
arrivare coi giuramenti alla facilità di giurare, e da cadere dalla
facilità all'abitudine e dall'abitudine allo spergiuro. Perciò non
risulta che egli abbia giurato se non nello scrivere, dove la riflessione
più ponderata non permette gli eccessi di lingua".
2. Come insegna S. Agostino,
"se tu sei costretto a giurare,
ricordati che ciò si deve all'infermità di coloro che devi convincere
di qualche cosa, e questa infermità è certo un male. "Il
di più è male"; infatti tu che usi bene del giuramento, per convincere
altri con codesto mezzo, non fai del male; ma ciò "viene
dal male", cioè dal male di colui per la cui infermità sei costretto
a giurare".
3. Chi giura non tenta Dio: poiché non invoca l'aiuto divino
senza utilità e necessità; inoltre non si espone a nessun pericolo,
se Dio rifiuta di dare la sua testimonianza nella vita presente.
Infatti egli darà certamente la sua testimonianza in futuro, quando "illuminerà i nascondigli delle tenebre, e farà palese i consigli
dei cuori", come si esprime S. Paolo. E codesta testimonianza non
mancherà a nessuno che abbia giurato, o in suo favore, o a sua condanna.
ARTICOLO
3
Se giustizia, giudizio e verità costituiscano i tre
requisiti del giuramento
SEMBRA che giustizia, giudizio e verità non debbano essere
considerati i tre requisiti del giuramento. Infatti:
1. Non si possono enumerare come diverse, cose che sono incluse
l'una nell'altra. Ma queste tre cose sono incluse appunto
l'una nell'altra: perché la verità, a detta di Cicerone, è una parte
della giustizia; il giudizio poi è l'atto della giustizia, come sopra
abbiamo dimostrato. Perciò i tre requisiti del giuramento non sono
indovinati.
2. Per il giuramento si richiedono molte altre cose, e cioè: la
devozione e la fede, con la quale crediamo che Dio sa tutto e
non può mentire. Dunque l'enumerazione dei requisiti del giuramento
non è completa.
3. Le tre cose indicate sono richieste in ogni azione umana:
infatti non si deve far nulla contro la giustizia, o la verità, oppure
senza giudizio, secondo le parole di S. Paolo: "Non far
nulla senza pregiudizio", cioè senza un giudizio previo. Perciò
queste tre cose non devono essere associate al giuramento più
che alle altre azioni umane.
IN CONTRARIO: In Geremia si legge:
"E giurerai - Vive il Signore - con
verità, con giudizio, e con giustizia". E S. Girolamo
commenta: "Si deve notare che il giuramento ha questi accompagnatori,
e cioè la verità, il giudizio e la giustizia".
RISPONDO: Il giuramento, come abbiamo visto sopra, è cosa
buona soltanto per chi ne usa bene. Ora, per il buon uso del giuramento
si richiedono due cose: Primo, che non si usi alla leggera,
ma con discrezione e per un motivo necessario. E da questo
lato si richiede il giudizio, cioè il giudizio discretivo da parte di
chi giura: - Secondo, rispetto a quanto viene confermato con esso,
si richiede che il giuramento non sia di cose né false, né illecite.
E da questo lato si richiede la verità, o veracità, con la quale uno
conferma con giuramento ciò che è vero; e la giustizia, con la
quale conferma ciò che è lecito.
Al contrario il giuramento inconsiderato manca di giudizio;
quello falso manca di verità; e quello iniquo o disonesto manca
di giustizia.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il giudizio di cui si parla non
è uno degli atti esecutivi della giustizia; ma è, come abbiamo
già notato, il giudizio discretivo. Così pure la verità qui non è
considerata come parte della giustizia, ma come condizione richiesta
nel parlare.
2. La devozione, la fede e altre cose del genere, che si richiedono
per la buona formulazione del giuramento, sono incluse nel
giudizio. Invece gli altri due requisiti si riferiscono, come abbiamo
notato, alle cose per cui si giura. Sebbene si possa anche rispondere
che la giustizia si riferisce al motivo per cui si giura.
3. Nel giuramento si affronta un grave pericolo, sia per la grandezza
di Dio, di cui si invoca la testimonianza, sia per la labilità
della lingua umana, le cui parole vengono confermate con
il giuramento. Ecco perché i suddetti requisiti si esigono più nel
giuramento che nelle altre azioni umane.
ARTICOLO 4
Se giurare sia un atto di religione, o latria
SEMBRA che
giurare non sia un atto di religione, o latria. Infatti:
1. Gli atti di latria hanno per oggetto cose sacre e divine.
Ora,
i giuramenti, come fa rilevare l'Apostolo, servono per definire le
controversie umane. Dunque giurare non è un atto di religione,
o latria.
2. Come si esprime Cicerone, la religione ha il compito di
"offrire
a Dio un culto". Invece chi giura non offre nulla a Dio,
ma chiama Dio come testimone. Perciò giurare non è un atto
di religione.
3. Il fine della religione, o latria, è il prestare ossequio a Dio.
Ma non è questo il fine del giuramento, bensì il confermare delle
affermazioni. Dunque giurare non è un atto di religione.
IN CONTRARIO: Sta scritto:
"Temerai il Signore Dio tuo, e a lui
solo servirai, e per il nome di lui giurerai". Ora, qui si parla
del servizio di latria. Dunque giurare è un atto di latria.
RISPONDO: Come appare dalle spiegazioni date, chi giura invoca
la testimonianza di Dio per confermare quanto dice. Ora, la
conferma non si può avere che mediante cose più certe e superiori.
Perciò per il fatto stesso che un uomo giura per Dio, confessa
che Dio è superiore, in quanto la sua veracità è indefettibile
e la sua conoscenza universale: e così egli offre un ossequio a
Dio. Ecco perché l'Apostolo afferma, che "gli uomini giurano per
uno più grande di loro". E S. Girolamo nota, che "colui il quale
giura, o venera, o ama la persona per cui giura". Inoltre il Filosofo
scrive, che "il giuramento è onorabilissimo". Ma l'ossequio
verso Dio spetta alla virtù di religione, o latria. Dunque è evidente
che il giuramento è un atto di religione, o latria.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Nel giuramento vanno considerate
due cose: la testimonianza invocata, cioè la testimonianza divina
e l'oggetto che essa conferma, o che la rende necessaria, e questa
invece è qualche cosa di umano. Ebbene il giuramento è un atto
di religione per la prima, non già per la seconda.
2. Per il fatto che uno col giuramento prende Dio per testimonio,
confessa la sua grandezza: e questo è un atto di ossequio
verso Dio. E in tal modo offre qualche cosa a Dio, cioè l'ossequio
e l'onore.
3. Tutto ciò che facciamo lo dobbiamo compiere a onore di Dio.
Perciò niente impedisce di rendere onore a Dio nell'atto in cui
intendiamo di certificare un uomo. Infatti nel compiere qualche
cosa a onore di Dio, dobbiamo agire in modo da farne scaturire
un vantaggio per il prossimo: poiché Dio stesso opera insieme per
la sua gloria e per la nostra utilità.
ARTICOLO 5
Se il giuramento, come cosa utile e buona, debba essere
voluto e praticato spesso
SEMBRA che il giuramento, come cosa utile e buona, debba essere
spesso voluto e praticato. Infatti:
1. Il giuramento è un atto di latria come il voto. Ma compiere
una cosa per voto è più lodevole e più meritorio, perché il voto,
come sopra abbiamo visto, è un atto di latria. Dunque per lo stesso
motivo fare, o dire qualche cosa con giuramento è un'azione più
lodevole. E quindi il giuramento va desiderato come una cosa
buona per se stessa.
2. S. Girolamo insegna, che
"chi giura venera o ama la persona
per cui giura". Ma la venerazione e l'amore di Dio sono da ricercare
come cose buone per se stesse. Perciò anche il giuramento.
3. Il giuramento è ordinato a confermare e a certificare. Ma che
un uomo confermi le sue affermazioni è una cosa buona. Dunque
il giuramento va desiderato come un bene.
IN CONTRARIO: Sta scritto:
"L'uomo che giura molto si rimpinza d'iniquità". E S. Agostino insegna, che il precetto del Signore, il
quale proibisce il giuramento, "è stato posto affinché da parte
tua non cerchi e non desideri, quasi con una certa compiacenza,
il giuramento".
RISPONDO: Quanto si cerca al
solo scopo di ovviare a un difetto
va enumerato non tra le cose da desiderare per se stesse, ma tra
quelle necessarie: com'è evidente nel caso della medicina, che si
cerca per far fronte alla malattia. Ora, il giuramento vien desiderato
per ovviare a un difetto, cioè alla mancanza di fiducia di
un uomo verso l'altro. Perciò il giuramento va considerato non tra
le cose da desiderarsi per se stesse, ma tra quelle necessarie alla
vita: di cui abusa chiunque se ne serve fuori dei casi di necessità.
Di qui le parole di S. Agostino: "Chi capisce che il giuramento
non fa parte del bene", cioè delle cose per se stesse desiderabili, "ma del necessario, per quanto può se ne astiene, così da usarlo
solo se costretto dalla necessità".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Diverso è il caso del voto e del giuramento.
Col voto infatti ordiniamo una cosa a onorare Dio: cosicché
essa diventa un atto di religione. Nel giuramento invece
l'onore del nome di Dio viene usato per confermare una promessa.
E quindi ciò che viene così confermato non diventa per questo
un atto di religione: poiché le azioni morali vengono specificate dal fine.
2. Chi giura fa uso della venerazione e dell'amore verso la persona
per cui giura: egli però non ordina il giuramento a venerarla
e ad amarla, ma ad altre cose necessarie per la vita presente.
3. Come la medicina, pur essendo utile per guarire, tuttavia è
tanto più dannosa quanto è più energica, se si prende senza motivo;
così il giuramento, pur essendo utile per confermare, quanto
più è degno di rispetto, tanto più è pericoloso, se si usa senza necessità.
Poiché, come dice l'Ecclesiastico, "se uno mancherà" ingannando
il proprio fratello, "il suo peccato graverà su lui, e se
ci passa sopra" giurando il falso, "pecca doppiamente" (poiché
"la giustizia simulata è un'iniquità duplicata");
"e se giura invano", cioè senza giusto motivo e necessità,
"non sarà giustificato".
ARTICOLO 6
Se sia lecito giurare per le creature
SEMBRA che non sia lecito giurare per le creature. Infatti:
1. Nel Vangelo si legge:
"Io invece vi dico di non giurare affatto: né
per il cielo, né per la terra, né per Gerusalemme, né per
la tua testa". E S. Girolamo commenta: "Considera che qui il
Salvatore non proibisce di giurare per Dio, ma per il cielo e la
terra, ecc.".
2. Il castigo si dà solo per una colpa. Ma i Canoni decretano un
castigo contro chi giura per le creature: "Il chierico che giura per
le creature va ripreso duramente; e se persiste nel vizio sia scomunicato".
Dunque giurare per le creature è una cosa illecita.
3. Il giuramento è un atto di latria, come sopra abbiamo detto.
Ma a nessuna creatura si può rendere il culto di latria. Perciò
per nessuna creatura è lecito giurare.
IN CONTRARIO: Giuseppe, come si legge nella Scrittura, giurò
"per
la salute del Faraone". E secondo l'uso si giura per il Vangelo,
per le reliquie e per i santi.
RISPONDO: Come abbiamo visto sopra, ci sono due tipi di giuramento.
Il primo consiste nella semplice contestazione, e cioè nell'invocare
Dio come testimone. E codesto giuramento si appoggia
sulla veracità di Dio, come la fede. Ora, la fede di per sé e principalmente
ha per oggetto Dio, che è la stessa verità; ma secondariamente
ha per oggetto le creature in cui la verità di Dio si manifesta,
come sopra abbiamo spiegato. Allo stesso modo anche il giuramento
principalmente si riferisce a Dio, di cui si invoca la testimonianza:
ma in maniera secondaria si ricorre nel giuramento
a determinate creature, non per quello che valgono in se stesse,
ma in quanto in esse c'è una manifestazione della verità divina.
E così giuriamo per il Vangelo, cioè per Dio, la cui verità si manifesta
nel Vangelo; e per i santi, i quali hanno creduto e osservato
questa verità.
L'altro tipo di giuramento è l'esecrazione. E in questo la creatura
viene ricordata come il soggetto che si espone al giusto giudizio
di Dio. E in tal senso l'uomo è solito giurare per la propria testa, per i suoi figli, o per qualche altra cosa che ama. In questo modo
giurò l'Apostolo con quelle parole: "Io chiamo Dio a testimonio
sull'anima mia".
Il giuramento di Giuseppe poi sulla salute del Faraone si può
intendere nell'uno o nell'altro senso: come esecrazione, nel senso
di impegnare dinanzi a Dio la salute del Faraone; oppure come
contestazione, quasi per comprovare la verità della divina giustizia,
di cui i principi della terra sono costituiti esecutori.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1.
Il Signore ha proibito di giurare
per le creature, attribuendo loro onori divini. Infatti S. Girolamo
nel testo citato aggiunge che "i Giudei giurando per gli angeli",
e per altri esseri del genere, "tributavano alle creature l'onore
a Dio dovuto".
Per lo stesso motivo i Canoni puniscono il chierico che giura per
le creature, commettendo un peccato di bestemmia contro la fede.
Ecco perché nei canoni successivi si legge: "Se uno giura per i
capelli o per la testa di Dio, o se bestemmia contro di lui in altro
modo, sia deposto se è insignito di un ordine ecclesiastico".
2. È così risolta anche la seconda difficoltà.
3. Il culto di latria viene prestato a colui di cui si invoca la
testimonianza con giuramento. Di qui il precetto dell'Esodo: "Non
giurate per il nome di dei stranieri". Ma alle creature, che nel
giuramento sono ricordate nei modi sopra indicati, non viene prestato
un culto di latria.
ARTICOLO
7
Se il giuramento abbia la forza di obbligare
SEMBRA che il giuramento non abbia la forza di obbligare. Infatti:
1. Il giuramento vien fatto per confermare la verità di ciò che
si dice. Ma quando uno dice qualche cosa che riguarda il futuro,
può dire il vero, anche se poi non avviene quello che ha detto.
S. Paolo, p. es., sebbene non sia andato a Corinto come aveva promesso,
tuttavia non si può dire che abbia mentito. Perciò il giuramento
non sembra essere obbligatorio.
2. Come Aristotele insegna, una virtù non può essere contraria
a un'altra virtù. Ora, stando alle cose già dette, il giuramento è
un atto di virtù. Ma talora esso sarebbe contrario o di ostacolo
alla virtù, se uno mantenesse quanto ha promesso con giuramento:
nel caso, p. es., che uno abbia giurato di compiere un peccato,
o di desistere da un atto virtuoso. Dunque il giuramento non
sempre è obbligatorio.
3. In certi casi uno è costretto suo malgrado a promettere qualche
cosa con giuramento. Ma nei Canoni è stabilito che "codeste
persone vengano sciolte dal giuramento per l'autorità del Romano Pontefice". Perciò il giuramento non sempre è obbligatorio.
4. Nessuno può essere obbligato a due cose opposte. Ora, talvolta
colui che giura intende l'opposto di ciò che intende la persona cui
si presta il giuramento. Quindi il giuramento non sempre è obbligatorio.
IN CONTRARIO: Sta scritto:
"Mantieni al Signore i tuoi giuramenti".
RISPONDO: L'obbligo dice rapporto a qualche cosa da farsi o da
omettersi. Esso perciò non interessa il giuramento assertorio, che
si riferisce al presente o al passato; e neppure il giuramento riguardante
cose che devono essere compiute da altre cause, come
quando uno giurasse che domani piove; ma solo il giuramento riguardante
cose che van fatte da colui che giura. Ora, come dev'essere
veritiero il giuramento assertorio, che si riferisce al passato
o al presente, così deve esserlo il giuramento che riguarda le cose
che noi dobbiamo compiere nel futuro. Perciò entrambi i giuramenti
hanno una certa obbligazione: però in una maniera diversa.
Poiché nel giuramento riguardante il passato o il presente l'obbligo
non è relativo alle cose che sono già state o che sono, ma
all'atto del giuramento: ossia c'è l'obbligo di giurare il vero attuale o passato.
Invece nel giuramento che facciamo sulle cose che
dobbiamo compiere noi, l'obbligo cade sulla cosa che uno ha confermato
col giuramento. Si è tenuti infatti a compiere quello che
si è giurato: altrimenti viene a mancare la veracità del giuramento.
Però se la cosa promessa è tale da non essere in nostro potere,
allora il giuramento manca di giudizio discretivo: a meno che non
sia stata resa impossibile per qualche imprevisto; come quando
uno giura di dare del danaro, che un furto in seguito fa perdere.
Allora uno è scusato dal fare quanto aveva giurato, sebbene sia
tenuto a fare quello che può: come abbiamo detto sopra a proposito
dell'obbligatorietà del voto.
Se invece la cosa è possibile, ma non è da farsi, o perché cattiva,
o perché è di ostacolo al bene, allora il giuramento manca di giustizia.
Perciò il giuramento non va osservato nel caso in cui è
una colpa, o è di impedimento al bene: poiché allora "fa capo a
un effetto pernicioso".
Perciò si deve concludere che chi giura di fare una cosa è obbligato
a compierla, affinché la verità si adempia: purché però non
manchino gli altri due requisiti, cioè il giudizio e la giustizia.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il caso della semplice
affermazione
è diverso dal caso del giuramento in cui si invoca la testimonianza
di Dio. Infatti per la verità di un'affermazione basta che uno dica
quello che si propone di fare; perché questo è già vero nella sua
causa, cioè nel proposito di chi intende farlo. Invece non si deve
ricorrere al giuramento, se non per cose di cui uno è assolutamente certo.
Nel caso quindi che uno abbia giurato, per rispetto
alla divina testimonianza invocata, è tenuto a far sì che diventi
vero ciò che ha giurato, nei limiti delle sue possibilità: a meno
che, come abbiamo detto, non ne risulti un effetto pernicioso.
2. Il giuramento può determinare un effetto pernicioso in due
maniere. Primo, perché lo presuppone in partenza. Sia perché è
intrinsecamente cattivo: come quando uno giura di compiere un
adulterio. Sia perché è di ostacolo a un bene maggiore: come se
uno giurasse di non farsi religioso, o chierico, oppure di non accettare
prelature anche nel caso in cui farebbe bene ad accettare,
e in altri casi del genere. Ora, codesti giuramenti sono illeciti fin
da principio: però in grado diverso. Perché se uno giura di compiere
un peccato, pecca sia nel giurare, che nell'osservare il giuramento.
Se invece giura di non compiere un bene maggiore, cui
non è tenuto, pecca nel giurare, perché resiste allo Spirito Santo
ispiratore dei buoni propositi; però non pecca osservando il giuramento,
sebbene faccia molto meglio a non osservarlo.
Secondo, il giuramento può determinare un effetto pernicioso per
un fatto nuovo e imprevisto; come avvenne nel giuramento di
Erode, il quale giurò promettendo alla fanciulla di darle quello che
chiedeva. Ora, codesto giuramento inizialmente poteva esser lecito,
con la condizione sottintesa: se chiederà cose che si possono dare;
ma l'adempimento di esso fu illecito. Di qui le parole di S. Ambrogio: "Spesso è
contro il dovere adempiere il giuramento: come
nel caso di Erode, che uccise Giovanni per mantenere la promessa".
3. Nel giuramento fatto per costrizione si devono distinguere due
obblighi. L'uno verso la persona cui si è promesso qualche cosa.
E codesto obbligo è eliminato dalla costrizione: poiché chi usa
violenza merita l'inadempimento della promessa.
L'altro obbligo è verso Dio, verso il quale uno è obbligato a compiere
quanto ha promesso nel suo nome. E tale obbligo moralmente
non cessa: poiché si è tenuti a sostenere un danno temporale,
piuttosto che violare il giuramento. Tuttavia egli può reclamare
in giudizio quello che ha dato, o denunziarlo ai superiori, anche
se aveva giurato di non farlo: poiché tale giuramento avrebbe un
effetto pernicioso; infatti sarebbe contro la giustizia civile. - I Romani
Pontefici poi hanno assolto gli uomini da codesti giuramenti,
non già dichiarando che essi non sono obbligatori, ma dispensando
dal loro obbligo per giusti motivi.
4. Quando l'intenzione di chi giura è diversa da quella di chi
è interessato al giuramento, la promessa va osservata secondo la
sana comprensione di quest'ultimo, se la divergenza dipende dall'inganno
di chi giura. Di qui le parole di S. Isidoro: "Con qualsiasi
artificio di parole uno giura, Dio, che è testimonio della
coscienza, le intende come colui cui si fa il giuramento". E che
si parli del giuramento capzioso è evidente da quanto dice più oltre: "È doppiamente colpevole colui che nomina invano il nome di Dio,
e gioca il prossimo con l'inganno".
Se invece chi giura non usa inganni, allora è obbligato secondo
la propria intenzione. Di qui le parole di S. Gregorio: "Le orecchie
degli uomini giudicano le nostre parole così come suonano
esternamente; ma nei suoi giudizi Dio le intende come esse promanano
dall'intimo del cuore".
ARTICOLO
8
Se l'obbligazione del giuramento sia superiore a quella del voto
SEMBRA che l'obbligazione del giuramento sia più forte dell'obbligazione
del voto. Infatti:
1. Il voto è una semplice promessa. Il giuramento invece oltre
la promessa si serve della testimonianza di Dio. Dunque l'obbligazione
del giuramento è superiore a quella del voto.
2. Si è soliti
confermare con ciò che è più forte le cose più deboli.
Ma talora il voto viene confermato col giuramento. Dunque il giuramento è
più forte del voto.
3. L'obbligazione del voto è causata da una deliberazione dell'animo,
come sopra abbiamo visto. Ora, l'obbligazione del giuramento è
causata dalla veracità di Dio, di cui si invoca la testimonianza.
Perciò, siccome la veracità di Dio è superiore alla deliberazione umana, è chiaro
che l'obbligatorietà del giuramento è superiore a quella del voto.
IN CONTRARIO: Col voto si contrae un obbligo verso Dio; col giuramento
spesso si contrae un obbligo verso l'uomo. Ora, si è più obbligati
verso Dio che verso l'uomo. Dunque l'obbligatorietà del
voto è superiore a quella del giuramento.
RISPONDO: Entrambi gli obblighi, del voto cioè e del giuramento,
sono causati da qualche cosa di divino, però in maniera diversa.
Infatti l'obbligazione del voto è causata dalla fedeltà che dobbiamo
a Dio con l'adempimento delle promesse a lui fatte. Invece l'obbligazione
del giuramento è prodotta dal rispetto a lui dovuto, per
cui siamo tenuti a render vere le promesse fatte invocando il
suo nome. Ora, ogni infedeltà implica una mancanza di rispetto,
ma non viceversa: infatti l'infedeltà di un suddito è la più grave
mancanza di rispetto verso il proprio signore. Perciò il voto di sua
natura è più obbligatorio del giuramento.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il voto non è una promessa qualunque,
ma una promessa fatta a Dio, l'infedeltà verso il quale è
cosa gravissima.
2. Il giuramento non si aggiunge al voto come una cosa più
stabile; ma affinché "per via di due cose immobili" si determini
una maggiore fermezza.
3. La deliberazione dell'animo dà fermezza al voto da parte della
persona che lo emette. Ma il voto ha la sua causa maggiore di fermezza
da parte di Dio, al quale viene offerto.
ARTICOLO
9
Se il giuramento si possa dispensare
SEMBRA che nessuno possa dispensare il giuramento. Infatti:
1. La verità come è richiesta nel giuramento assertorio riguardante
il passato e il presente, così è richiesta nel giuramento promissorio
riguardante il futuro. Ma nessuno può dispensare una
persona dal dire la verità nel giuramento riguardante il passato
o il presente. Dunque nessuno può dispensare dal render vero in
futuro quello che uno ha promesso con giuramento.
2. Il giuramento promissorio è fatto a vantaggio di colui al quale
è fatta la promessa. Ora, come sembra, costui non può condonare
la cosa: perché sarebbe contro il rispetto a Dio dovuto. Molto
meno quindi può dispensare un altro.
3. I voti, eccetto alcuni riservati al Papa, possono essere dispensati
da qualsiasi vescovo, come sopra abbiamo visto. Dunque, se
anche il giuramento fosse dispensabile, per lo stesso motivo potrebbe
essere dispensato da qualsiasi vescovo. Ma questo è contro
i canoni. Perciò non sembra che si possa dispensare il giuramento.
IN CONTRARIO: Il voto è più obbligatorio del giuramento, come
sopra abbiamo visto. Ma il voto può essere dispensato. Dunque anche
il giuramento.
RISPONDO: Come sopra abbiamo notato, la necessità della dispensa,
tanto dalle leggi come dai voti, dipende dal fatto che
quanto in se stesso, o universalmente considerato, è utile ed onesto,
in un caso particolare può risultare disonesto o nocivo, cessando
così di essere materia di legge o di voto. Ora, la disonestà
e l'attitudine a nuocere sono incompatibili con i requisiti del giuramento:
infatti se una cosa è disonesta, è incompatibile con la
giustizia; e se è nociva, è incompatibile col giudizio. Quindi per lo
stesso motivo si può dispensare anche il giuramento.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La dispensa dal giuramento non
arriva al punto di permettere cose contrarie al giuramento: ciò
è impossibile, poiché il rispetto del giuramento è imposto da un
precetto divino, che non si può dispensare. Ma la dispensa fa sì
che quanto prima era oggetto del giuramento cessi di essere tale,
quale materia inadeguata per esso: come abbiamo detto sopra a
proposito del voto. Ora, la materia del giuramento assertorio, riguardante
il passato e il presente, è già entrata nel dominio del necessario,
ed è ormai immutabile, quindi la dispensa nel caso non
riguarderebbe la materia, ma l'atto stesso del giuramento; cosicché
tale dispensa sarebbe direttamente contro il precetto divino.
Invece materia del giuramento promissorio è qualche cosa di futuro,
che può essere cambiato, in modo da risultare in certi casi
illecito o nocivo, e quindi materia inadeguata per il giuramento.
Ecco perché il giuramento promissorio può essere dispensato: perché
tale dispensa riguarda la materia del giuramento, e non è incompatibile
col precetto divino che ne comanda il rispetto.
2. Si può promettere qualche cosa a un uomo con giuramento
in due maniere. Primo, per sua utilità: come quando uno promette
di servirlo, o di dargli del danaro. E da tale promessa si può
essere dispensati da colui al quale è stata fatta: poiché si considera
come assolta la promessa quando uno si comporta conforme
alla volontà dell'interessato.
Secondo, uno può promettere a un'altra persona cose che interessano
l'onore di Dio o il vantaggio di terzi: come quando uno
giurasse di entrare in religione, o di compiere qualche opera di
misericordia. Allora colui che riceve la promessa non può dispensarla,
perché non è fatta principalmente per lui, ma per Dio; a
meno che non sia stata posta questa condizione: "Se sembrerà
bene a colui al quale si promette", o qualche altra del genere.
3. Talora ciò che ricade sotto il giuramento
promissorio è manifestamente
contrario alla giustizia: o perché è un atto peccaminoso,
come quando uno giura di commettere un omicidio; o perché è
di ostacolo a un bene maggiore, come quando uno giura di
non entrare in religione. E tale giuramento non ha bisogno di dispensa:
ma nel primo caso uno è tenuto a non osservare il giuramento;
nel secondo invece si può osservare e non osservare, come
sopra abbiamo detto.
Altre volte ciò che è stato promesso con giuramento è dubbio
se sia lecito o illecito, giovevole o nocivo, sia in senso assoluto che
in rapporto al caso particolare. E allora qualsiasi vescovo può
dare la dispensa.
Talora invece ciò che è stato promesso con giuramento è qualche
cosa di manifestamente lecito e utile. E per codesto giuramento
non sembra che si possa dare la dispensa, ma la commutazione,
se c'è il modo di fare qualche cosa di meglio per il bene comune;
il che spetta specialmente all'autorità del Papa, che ha cura della
Chiesa universale. Oppure si può essere sciolti totalmente dal giuramento,
e anche questo spetta al Papa, se si tratta di cose che
riguardano materie di giurisdizione ecclesiastica, sulle quali egli
ha piena autorità. Poiché a ognuno spetta il potere di annullare
il giuramento fatto dai propri sudditi in cose sottoposte alla propria
autorità: così il padre può annullare il giuramento di
sua figlia, e il marito quello della moglie, come si legge nella
Scrittura, e come sopra abbiamo detto per il voto.
ARTICOLO
10
Se il giuramento possa essere impedito da certe condizioni di persona,
o di tempo
SEMBRA che il giuramento non possa essere impedito da certe
condizioni di persona, o di tempo. Infatti:
1. Il giuramento viene usato
"per confermare", come si esprime
l'Apostolo. Ma tutti e sempre son tenuti a confermare le proprie
affermazioni. Dunque il giuramento non può essere impedito da
certe condizioni di persona o di tempo.
2. Giurare per Dio è più che giurare per il Vangelo; scrive infatti
il Crisostomo: "Se il motivo si presenta, alcuni pensano di
fare una cosa da poco a giurare per Dio; mentre pensano di fare
una cosa importante a giurare per il Vangelo. A costoro bisogna
dire: Stolti, la Scrittura è fatta per Dio, non già Dio per la Scrittura".
Ma alle persone di ogni condizione e in qualsiasi tempo è
comune l'uso di giurare per Dio. Dunque a maggior ragione è lecito
giurare per il Vangelo.
3. Una data cosa
non può esser prodotta da cause contrarie: perché
cause contrarie hanno effetti contrari. Ma alcuni sono
esclusi dal giuramento per una minorazione della loro persona,
come i ragazzi prima dei quattordici anni e gli spergiuri. Perciò
non si vede come altri possano essere impediti di giurare dalla loro
dignità, come i chierici; oppure dalla solennità del giorno.
4. Nessun uomo vivente in questo mondo raggiunge la dignità
degli angeli; poiché nel Vangelo si legge, che "il più piccolo del
regno dei cieli è maggiore di lui", cioè di S. Giovanni Battista
vivente nel mondo. Ma gli angeli possono giurare; infatti nell'Apocalisse
si legge, che "l'angelo giurò per il vivente nei secoli
dei secoli". Dunque nessun uomo deve essere dispensato dal giuramento
per la sua dignità.
IN CONTRARIO: Nei Canoni si legge:
"Il sacerdote, invece di giurare,
sia interrogato per la sua consacrazione". E altrove: "Nessun ecclesiastico
presuma di giurare sui Vangeli dinanzi a qualsiasi laico".
RISPONDO: Nel giuramento si devono considerare due cose. La
prima in rapporto a Dio, di cui si invoca la testimonianza. E da
questo lato si esige verso il giuramento il massimo rispetto. Ecco
perché vengono esclusi dal giuramento sia i fanciulli prima della
pubertà (essi non sono obbligati a giurare perché ancora non
hanno il perfetto uso di ragione, necessario per prestare il giuramento
col debito rispetto), sia gli spergiuri, i quali non sono ammessi
a giurare; perché dai loro precedenti si presume che non tratterebbero
il giuramento col rispetto dovuto. E per la riverenza
dovuta al giuramento si dà anche questa norma: "È bene che
colui il quale osa giurare per i santi, lo faccia dopo aver digiunato,
e con ogni riguardo e timor di Dio".
La seconda cosa da considerare interessa l'uomo le cui parole
sono confermate dal giuramento. Ebbene, le parole di un uomo
non hanno bisogno di conferma, se non perché si dubita di lui.
Ora, menoma la dignità di una persona che si dubiti della verità
di ciò che dice. Ecco perché alle persone di grande dignità non
si addice giurare. Ed ecco perché i Canoni prescrivono, che "i
sacerdoti non devono giurare per motivi non gravi". Tuttavia
possono farlo per qualche vera necessità, o per una grande utilità,
specialmente in affari di ordine spirituale. - Per questi ultimi
è bene che i giuramenti si facciano nei giorni solenni, nei quali si
deve attendere alle cose spirituali: non si devono fare invece allora
per gli affari temporali, salvo casi di grave necessità.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Ci sono alcuni che non possono
confermare le loro parole per una deficienza: ci sono invece altri
le cui parole vanno considerate così certe da non aver bisogno di
conferma.
2. Il giuramento di suo è tanto più santo ed è tanto più obbligatorio,
quanto è superiore l'essere per cui si giura, come nota
S. Agostino. E da questo lato giurare per Dio è più che giurare
per i Vangeli. Ma può esser vero il contrario per le modalità del
giuramento: se, p. es., il giuramento che si fa sui Vangeli vien
fatto con una certa deliberazione e solennità; mentre quello che si
fa su Dio si fa con leggerezza e senza deliberazione.
3. Niente impedisce che una cosa
possa essere eliminata da
cause contrarie, le quali si contrappongono come eccesso e difetto.
È proprio in questo modo che alcuni sono esclusi dal giuramento,
perché hanno un'autorità superiore che per essi rende poco riguardoso
il giurare: altri invece sono esclusi, perché la loro autorità
non è tale da dar credito al loro giuramento.
4. Il giuramento dell'angelo non è fatto per supplire una sua
deficienza, quasi che non fossero da credersi le semplici sue affermazioni:
ma per mostrare che quanto vien detto deriva dall'infallibile
disposizione di Dio. È in tal senso che nella Scrittura talora
si dice che giura Dio stesso, per mostrare l'immutabilità di
quanto si afferma, come scrive l'Apostolo.
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