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Questione
87
Le
decime
E veniamo a parlare delle decime.
Sull'argomento si pongono quattro quesiti: 1. Se l'obbligo di pagare
le decime sia strettamente di precetto; 2. Quali siano le cose
di cui si devono dare le decime; 3. A chi si debbano dare; 4. Chi sono
quelli che sono tenuti a darle.
ARTICOLO
1
Se l'obbligo di pagare le decime sia strettamente di precetto
SEMBRA che l'obbligo di pagare le decime non sia strettamente di
precetto. Infatti:
1. Il precetto di pagare le decime vien dato dall'antica legge:
"Tutte le decime del suolo, sia del campo che degli alberi, sono
del Signore"; e ancora: "Di ogni dieci bovi, o pecore, o capre che
passano sotto la verga del pastore, il decimo capo sarà santificato
per il Signore". Ora, questo non si può computare tra i precetti morali:
poiché la ragione naturale non basta a dettare una preferenza
per la decima parte piuttosto che per la nona o per l'undicesima.
Perciò si tratta di un precetto, o legale, o cerimoniale. Ora, stando
alle cose già dette, nell'era della grazia gli uomini non son tenuti
a codesti precetti dell'antica legge. Dunque essi non sono obbligati
a pagare le decime.
2. Nell'era della grazia gli uomini son tenuti soltanto alle cose
che Cristo ci comanda mediante gli Apostoli, secondo le parole evangeliche:
"Insegnate
loro a osservare tutto quanto vi ho comandato".
E S. Paolo diceva: "Non ho trascurato d'annunziarvi tutto il consiglio
di Dio". Eppure sia nell'insegnamento di Cristo che in quello
degli Apostoli non si prescrive nulla sul pagamento delle decime:
infatti quanto dice il Signore relativamente alle decime, cioè che "queste cose bisogna
fare", si riferisce al tempo passato dell'osservanza
legale, come spiega S. Ilario: "Quella decima degli erbaggi,
utile come prefigurazione delle grazie future, non doveva essere
omessa". Dunque gli uomini nell'era della grazia non son tenuti
a pagare le decime.
3. Nell'era della grazia gli uomini non son tenuti alle osservanze
legali più di quanto lo fossero prima della legge. Ma prima della
legge le decime non erano di precetto, bensì solo oggetto di voto,
come si legge a proposito di Giacobbe, il quale "fece un voto dicendo:
"Se Dio
sarà meco, e mi custodirà nel viaggio che sto facendo... di tutti
i beni che mi darai, io ti offrirò le decime"". Perciò
anche nell'era della grazia gli uomini non son tenuti al pagamento
delle decime.
4. Nell'antica legge gli uomini erano tenuti a dare tre tipi di decime.
Alcune erano date ai Leviti, come si legge nei Numeri: "I Leviti
si contenteranno del dono delle decime, che io ho riservato ai
loro usi e necessità". Di un altro tipo di decime parla il Deuteronomio:
"Ogni
anno metterai da parte la decima di tutti i prodotti
della terra, e la mangerai innanzi al Signore Dio tuo nel luogo che
egli avrà scelto". E poco più sotto si parla di un'altra decima: "Ogni tre
anni metterai da parte un'altra decima di tutti i tuoi
proventi di quel tempo, e la serberai nelle tue case. E verrà il Levita
che non ha altra parte né possessione con te, ed il forestiero, l'orfano
e la vedova che sono entro le tue porte, e mangeranno e si sazieranno". Ma a queste due ultime decime non si è tenuti nell'era
cristiana. Dunque neppure alla prima.
5. Se a ciò che si deve senza determinazione di tempo, non si
soddisfa subito, s'incorre nel peccato. Perciò se nell'era cristiana
gli uomini fossero stati obbligati per necessità di precetto a pagare
le decime, nei paesi in cui esse non si pagano, tutti sarebbero in
peccato mortale, compresi i ministri della Chiesa, per aver lasciato
correre. Ma questo non è ammissibile. Dunque gli uomini nell'era
cristiana non sono strettamente tenuti a pagare le decime.
IN CONTRARIO: S. Agostino insegna:
"Le decime si esigono come
cose dovute; e chi rifiuta di darle usurpa la roba altrui".
RISPONDO: Nell'antica legge le decime erano date per il sostentamento
dei ministri di Dio; di qui le parole del Signore in Malachia: "Portate
tutte le decime nel mio granaio, affinché vi sia cibo nella
mia casa". Perciò il precetto di pagare le decime in parte era d'ordine
morale, e dettato dalla ragione naturale; in parte era legale,
e quindi basato sull'istituzione divina. Infatti la ragione naturale
dettava l'obbligo per il popolo di provvedere il vitto a coloro che
attendevano al culto per la salvezza di tutti: così come c'è l'obbligo
per il popolo di provvedere il vitto agli incaricati del bene pubblico,
e cioè ai principi, ai soldati e agli altri funzionari. Infatti l'Apostolo
dimostra questo dovere, partendo dalle consuetudini umane: "Chi mai
va alla guerra a sue spese? E chi pianta una vigna e non
ne mangia il frutto?". Invece la determinazione della parte da offrire
ai ministri del culto non appartiene al diritto naturale, ma fu introdotta
dall'istituzione divina secondo le condizioni del popolo cui
fu data la legge. Delle dodici tribù in cui esso era diviso, la dodicesima,
cioè la tribù dei Levi, interamente occupata nel servizio di
Dio, non aveva possessi: e quindi giustamente fu stabilito che le
altre undici dessero la decima parte dei loro proventi ai Leviti; perché
vivessero in una maniera decorosa, e anche per supplire la negligenza
dei futuri trasgressori. Perciò questa norma quanto alla determinazione
della decima parte era un precetto legale: come molti altri
precetti speciali emanati per codesto popolo, allo scopo di far rispettare
la giustizia secondo le condizioni di quel popolo. Questi sono
denominati appunto precetti legali o giudiziali; sebbene secondariamente
indicassero anche qualche cosa di futuro, come tutti gli
avvenimenti di codesto popolo, secondo la dottrina di S. Paolo: "Tutto accadeva loro come in figura". E in questo quei precetti
assomigliavano ai precetti cerimoniali, istituiti principalmente per
significare il futuro. Cosicché anche il precetto di pagare le decime stava
a significare qualche cosa per il futuro. Infatti, chi tenendo
per sé nove parti dà la decima, la quale sta a indicare la perfezione
(essendo il dieci un numero perfetto, perché ultimo limite dei numeri,
dopo il quale non si seguita, ma si ricomincia dall'uno), confessa
simbolicamente di avere in sorte l'imperfezione, mentre la perfezione,
promessa mediante il Cristo, bisogna aspettarla da Dio.
E tuttavia questo precetto non è cerimoniale, ma legale, come abbiamo spiegato.
Ma tra i precetti cerimoniali e quelli giudiziali dell'antica legge
c'è anche questa differenza, come già si disse, che quelli cerimoniali
è illecito osservarli nella nuova legge; invece quelli giudiziali,
sebbene non obblighino più, tuttavia possono osservarsi senza peccato,
e alla loro osservanza si può essere obbligati dall'autorità
di coloro che possono legiferare. È un precetto giudiziale dell'antica
legge, p. es., che "chi ruba una pecora ne renda quattro": ebbene,
se un re stabilisse questa norma, i sudditi sarebbero tenuti a osservarla.
Allo stesso modo nell'era cristiana fu determinato l'obbligo
di dare le decime dall'autorità della Chiesa secondo un criterio
umano. E cioè fu stabilito che il popolo della nuova legge offrisse
ai ministri del nuovo Testamento non meno di quanto il popolo
della legge antica offriva ai ministri dell'antico Testamento; tanto
più che il popolo della nuova legge ha degli obblighi più gravi, come
si rileva da quelle parole evangeliche: "Se la vostra giustizia non
sarà maggiore di quella degli Scribi e dei Farisei, non entrerete
nel regno dei cieli"; e i ministri del nuovo Testamento hanno una
dignità superiore a quella dei ministri del vecchio Testamento,
come l'Apostolo dimostra.
Perciò è evidente che l'obbligo di pagare le decime in parte deriva
dal diritto naturale, e in parte dall'istituzione della Chiesa; la quale,
secondo l'opportunità dei tempi e delle persone, potrebbe anche
determinare diversamente.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. È così risolta anche la prima difficoltà.
2. Il precetto di pagare le decime, per quanto è obbligo morale,
fu dato dal Signore con quelle parole evangeliche: "Un operaio
è degno della sua paga"; e l'Apostolo lo ripete scrivendo ai Corinzi.
Ma la determinazione della quantità fu lasciata alla disposizione della Chiesa.
3. Prima della promulgazione dell'antica legge i ministri del culto
non erano determinati: ma si dice che fossero sacerdoti i primogeniti,
i quali ricevevano due parti dell'eredità. Ecco perché non fu
determinata la parte da offrire ai ministri del culto di Dio, ma
quando era necessario ciascuno dava spontaneamente quello che
credeva. Abramo, p. es., mosso dall'ispirazione profetica, diede
le decime a Melchisedec, sacerdote del Dio altissimo, come dice
la Scrittura. Parimente Giacobbe fece voto di dare le decime: sebbene
non sembri che abbia fatto voto di offrirle a dei sacerdoti,
ma direttamente al culto di Dio, e cioè di offrirle in sacrificio,
come si rileva da quelle parole: "Io a te offrirò le decime".
4. Il secondo tipo di decime, riservato all'offerta dei sacrifici, non
può trovar posto nella nuova legge, essendo cessati i sacrifici legali.
Invece il terzo tipo di decime, da mangiarsi con i poveri, nella nuova
legge ha avuto un ampliamento, per il fatto che il Signore ha comandato
di dare ai poveri non solo la decima parte, ma tutto il
superfiuo: "Quello che avanza datelo in elemosina". Del resto anche
le decime che si danno ai ministri della Chiesa devono essere dispensate
da questi per le necessità dei poveri.
5. I ministri della Chiesa devono attendere di più a promuovere
nel popolo il bene spirituale, che a raccogliere beni temporali.
Ecco perché l'Apostolo non volle servirsi della facoltà a lui concessa
dal Signore di ricevere il necessario per il vitto da coloro che evangelizzava,
per non creare ostacoli alla diffusione del Vangelo di
Cristo. E tuttavia non peccavano coloro che non lo sostentavano:
altrimenti l'Apostolo non avrebbe trascurato di correggerli. Allo
stesso modo sono da lodarsi quei ministri della Chiesa che non esigono
le decime dove non si possono esigere senza scandalo, o perché
non sono più in uso, o per altre cause: E tuttavia quelli che non
le pagano non sono sulla via della dannazione, là dove la Chiesa
non le esige: a meno che non ci sia in essi un'ostinazione d'animo
con la volontà di non pagarle, anche se ne venissero richiesti.
ARTICOLO
2
Se si sia tenuti a dare le decime di tutti i beni
SEMBRA che non si sia tenuti a pagare le decime di tutti i beni.
Infatti:
1. Il pagamento delle decime è stato preso dalla legge antica.
Ora, nell'antica legge non c'è nessun precetto che imponga di dare
le decime personali, cioè quelle relative al guadagno fatto con le
proprie azioni, p. es., nel commercio, o nell'esercito. Dunque nessuno è
tenuto a pagare le decime di codesti guadagni.
2. Come sopra abbiamo detto, non si devono fare oblazioni con
la roba di mal acquisto. Ma le oblazioni che si fanno direttamente
a Dio, rientrano nel culto divino più delle decime, che si danno
ai suoi ministri. Perciò della roba di mal acquisto non si è tenuti
neppure a pagare le decime.
3. Il Levitico comanda di pagare le decime soltanto
"dei cereali,
dei frutti degli alberi, e del bestiame che passa sotto la
verga del pastore". Ma oltre a questi prodotti ci sono quelli minori, come gli ortaggi e simili. Dunque neppure di questi ultimi
si è tenuti a pagare le decime.
4. L'uomo non può dare se non quello di cui ha il dominio. Ma
non tutto ciò che proviene a un uomo dai campi o dal bestiame
resta in suo dominio: perché certi proventi vengono sottratti dai
furti e dalle rapine; altri talora vengono venduti; e altri ancora
son dovuti ad altre persone. Ai principi, p. es., son dovuti i tributi
e agli operai è dovuta la mercede. Perciò non si è tenuti a
dare la decima di codesti beni.
IN CONTRARIO: Sta scritto:
"Di tutti i beni che mi darai, io ti
offrirò le decime". Ora, tutti i beni che un uomo possiede gli son
dati da Dio. Dunque egli deve pagare le decime di tutti i suoi beni.
RISPONDO: Ogni obbligo va giudicato dalla sua radice. Ora, radice
del pagamento delle decime è l'obbligo di fornire le cose materiali
a coloro che seminano i beni spirituali, secondo l'espressione
dell'Apostolo: "Se abbiamo seminato tra voi beni spirituali
è gran cosa se mietiamo dei vostri beni temporali?". Infatti la
Chiesa ha fondato su questo la norma del pagamento delle decime.
Ora, tutti i beni che uno possiede rientrano tra quelli temporali.
Perciò si devono pagare le decime di tutto ciò che si possiede.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. C'è una ragione particolare che
spiega come mai nell'antica legge non venne comandato di dare
le decime sui proventi personali, date le condizioni di quel popolo.
Infatti tutte le altre tribù avevano dei possessi, con i quali si poteva
provvedere sufficientemente ai Leviti che non ne avevano.
Ma a questi non era proibito di guadagnare con onesti impieghi
d'altro genere, come gli altri ebrei. Invece il popolo della nuova
legge è sparso in tutto il mondo, e molti sono privi di possessi,
ma vivono del loro impiego: e questi, se non pagassero le decime
del loro impiego, non concorrerebbero affatto al sostentamento dei
ministri di Dio. Inoltre ai ministri della nuova legge è strettamente
proibito di occuparsi in impieghi redditizi, secondo l'affermazione
di S. Paolo: "Nessun arruolato nella milizia di Dio,
s'interessa agli affari della vita civile". Ecco perché nella nuova
legge gli uomini son tenuti alle decime personali, secondo le usanze
dei luoghi e la necessità dei ministri del culto. Di qui la norma
di S. Agostino riportata nei canoni: "Paga le decime dei guadagni
fatti nella milizia, nel commercio e nell'industria".
2. Una cosa può essere mal acquistata in due maniere. Primo,
perché è ingiusto l'acquisto medesimo, tale è il caso dei beni acquistati
con la rapina, o con l'usura. E per codesti beni l'uomo
è tenuto alla restituzione, non già a pagarne le decime. Tuttavia
se un campo fu comprato col denaro dell'usura, l'usuraio è tenuto
a pagare le decime dei suoi frutti: poiché codesti frutti non vengono
dall'usura, bensì dalla generosità di Dio. - Ci sono invece
delle cose che si dicono di mal acquisto perché provengono da
una fonte vergognosa, p. es., dalla professione di meretrice, di
istrione, o di altre consimili, ma che non si è tenuti a restituire.
Perciò costoro son tenuti a dare le decime dei loro guadagni come
degli altri guadagni personali. Tuttavia la Chiesa non deve accettarle
finché costoro rimangono nel peccato, per non essere creduta
partecipe della loro colpa; ma dopo la conversione se ne possono
accettare le decime.
3. Ciò che è ordinato a un fine va giudicato in base alla sua corrispondenza
a codesto fine. Ora, il pagamento delle decime è dovuto
non per se stesso, ma per i ministri del culto, alla cui dignità
non si addice di reclamarne anche le minuzie con meticolosa diligenza:
questo infatti, come spiega il Filosofo, sarebbe considerato riprovevole.
Ecco perché l'antica legge non determinò che
si pagassero le decime di codesti prodotti minori, ma lo lasciò all'arbitrio
dei volenterosi: poiché le cose minime son considerate
per nulla. Ma i Farisei, arrogandosi la perfetta giustizia secondo
la legge, pagavano le decime anche di queste cose minute. E dal
Signore non sono ripresi per questo; ma solo del fatto che disprezzavano
precetti più importanti, cioè quelli di ordine spirituale.
Però della pratica in sé egli sembra piuttosto lodarli, col
dire: "Queste cose andavano fatte", sotto la legge, aggiunge il
Crisostomo. Ma l'espressione sembra accennare più a una convenienza
che a un obbligo. Perciò anche adesso di codeste minuzie
gli uomini non son tenuti a dare le decime: a meno che
l'uso del luogo non lo richieda.
4. Chi è derubato non è tenuto a pagare le decime delle cose
di cui è stato rapinato o derubato, prima di ricuperarle; a meno
che non abbia incorso il danno per sua colpa, o negligenza; poiché
in tal caso non deve essere danneggiata la Chiesa. - Se invece
uno vende il grano senza averne prima dato la decima, la Chiesa
può esigerla e dal compratore, che si è impossessato di una cosa
ad essa dovuta; e dal venditore, il quale ha tentato di frodare
la Chiesa. Ma quando uno ha pagato, l'altro non è più tenuto. - Si noti
inoltre che le decime dei frutti son dovute in quanto questi
provengono dalla generosità di Dio. E quindi esse non sono soggette
a tributo, e neppure vanno defalcate dalla mercede dovuta
agli operai. Perciò non è onesto detrarre dai frutti prima i tributi
e la paga degli operai, e poi dare le decime: ma prima si
devono pagare le decime dei frutti nella loro integrità.
ARTICOLO
3
Se le decime si debbano dare ai chierici
SEMBRA che le decime non si debbano dare ai chierici. Infatti:
1. Nel vecchio Testamento ai Leviti eran date le decime perché
non usufruivano dei possessi come il resto del popolo. Ma nel
nuovo Testamento i chierici possono avere dei possessi, sia patrimoniali,
in certi casi, sia ecclesiastici. Inoltre essi ricevono le
primizie e le offerte per i vivi e per i morti. Perciò è troppo dare
ad essi anche le decime.
2. Talora capita che uno abbia il domicilio in una parrocchia,
e i campi che coltiva in un'altra; ci sono poi dei pastori che una
parte dell'anno pascolano il gregge entro i confini di una parrocchia
e l'altra parte dell'anno entro i confini di un'altra; oppure
hanno l'ovile in una parrocchia e i pascoli in un'altra. Ora,
in casi come questi non è possibile determinare i chierici a cui
si devon pagare le decime. Dunque non sembra che le decime
si debbano pagare a determinati membri del clero.
3. È consuetudine generale in certi paesi che i militari ricevano
in feudo dalla Chiesa la riscossione delle decime. Così pure
ci sono dei religiosi che ricevono le decime. Perciò non sembra
che le decime siano dovute soltanto ai chierici in cura d'anime.
IN CONTRARIO: Sta scritto:
"Ai figli di Levi io do tutte le decime
in Israele quale retaggio, in compenso del servizio che fanno
nel tabernacolo". Ma nel nuovo Testamento ai figli di Levi son
succeduti i chierici. Dunque le decime son dovute ai chierici soltanto.
RISPONDO: Nelle decime si devono considerare due cose: il diritto
di riscuoterle, e i beni stessi che vengono offerti come decime.
Ebbene, il diritto di riscuotere le decime è una cosa spirituale:
esso infatti deriva dal diritto che hanno i ministri dell'altare
ai frutti del proprio ministero, per cui "a chi semina
i beni spirituali son dovuti dei beni temporali"; e questo spetta
soltanto ai chierici in cura d'anime. E quindi essi soli hanno
questo diritto. - Invece i beni che vengono offerti come decime,
sono di ordine materiale. Di essi perciò può usufruire chiunque.
E quindi possono esser ceduti anche ai laici.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Nell'antica legge c'erano, come
abbiamo visto, delle decime particolari per soccorrere i poveri.
Invece nella legge nuova le decime non vengono date ai chierici
soltanto per il loro sostentamento, ma anche per provvedere con
esse al soccorso dei poveri. Esse perciò non sono eccessive: poiché
per tale scopo son necessarie, con le decime, sia i benefici
che le primizie.
2. Le decime personali son dovute alla chiesa della parrocchia
in cui uno abita. - Invece le decime prediali è più ragionevole
che siano attribuite alla chiesa entro i cui confini si trovano i
possessi. Le leggi però stabiliscono che in questo si segua la consuetudine
ormai introdotta. - Il pastore poi, che secondo le stagioni
pasce il gregge in due diverse parrocchie, deve pagare proporzionalmente
le decime all'una e all'altra chiesa. E poiché i
proventi del gregge derivano dal pascolo, la decima di un gregge
è dovuta di più alla chiesa nel cui territorio esso pascola, che a
quella nel cui territorio ha l'ovile.
3. La Chiesa, come ha il potere di dare a un laico i beni ricevuti
a titolo di decime, così ha il potere di cedergli la facoltà di
riscuoterli, pur restando riservato ai ministri della Chiesa il diritto della riscossione. E questo si fa, o per le necessità della
Chiesa, come pare siano state date certe decime in feudo a dei
soldati; sia per soccorrere i poveri, come le decime concesse in
elemosina a certi religiosi laici, o senza cura d'anime. Ci sono
poi dei religiosi i quali hanno il diritto di riscuotere le decime,
perché sono in cura d'anime.
ARTICOLO 4
Se anche i chierici sian tenuti a dare le decime
SEMBRA che anche i chierici sian tenuti a dare le decime. Infatti:
1. Secondo le norme generali del diritto, la chiesa parrocchiale
deve ricevere le decime dei possessi esistenti nel suo territorio.
Ma talora capita che un chierico abbia i propri possessi nel territorio
di una parrocchia. Oppure che un'altra chiesa abbia costà
i suoi benefici. Dunque i chierici son tenuti a pagare le decime prediali.
2. Alcuni religiosi sono chierici. E tuttavia essi son tenuti a
pagare le decime alle chiese per i possessi che coltivano persino
con le proprie mani. Perciò i chierici non sono esenti dal pagare
le decime.
3. La Scrittura, come comanda al popolo di pagare le decime
ai Leviti, così comanda a costoro di pagar le decime al sommo
sacerdote. Quindi la ragione stessa che impone ai laici di pagarle
ai chierici, obbliga i chierici a pagarle al Sommo Pontefice.
4. Le decime devono servire per il sostentamento dei chierici,
come per il soccorso dei poveri. Perciò se i chierici sono esenti
dal pagamento delle decime, lo sono per lo stesso motivo anche
i poveri. Ma quest'ultima cosa è falsa. Dunque è falsa anche la
prima.
IN CONTRARIO: Il Papa Pasquale II così si esprime:
"È un genere
di esazione inaudito che dei chierici esigano le decime da
altri chierici".
RISPONDO: L'identica cosa non può essere insieme causa del
dare e del ricevere, dell'agire e del subire: ma può capitare che
un identico soggetto sia capace di dare e di ricevere, di agire e
di subire per cause diverse. Ora, ai chierici sono dovute le decime
dei fedeli in quanto sono ministri dell'altare che seminano
nel popolo i beni spirituali. Perciò codesti chierici, in quanto
sono chierici, e cioè in quanto detengono i benefici ecclesiastici,
non son tenuti a pagare le decime. - Ma per altre cause, cioè
per il fatto che possiedono in proprio, o dall'eredità paterna, o
da un atto di compera, o da altre fonti, sono obbligati a pagare
le decime.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Abbiamo così risposto anche alla
prima difficoltà. Poiché i chierici son tenuti come gli altri a pagare
le decime dei propri possessi alla chiesa parrocchiale, anche
se fanno parte del clero di essa: il fatto di avere qualche cosa
in proprio non è lo stesso che averla come cosa della collettività. - Invece
i benefici ecclesiastici non sono obbligati al pagamento
delle decime, anche se si trovano entro i confini di un'altra parrocchia.
2. I religiosi, se son chierici in cura d'anime che ministrano
al popolo i beni spirituali, non son tenuti a dare le decime, ma
hanno il diritto di riceverle. - Diversa è invece la situazione degli
altri religiosi, anche se chierici, i quali non esercitano nei
popoli un ministero spirituale. Essi infatti per legge comune son
tenuti a dare le decime: pur avendo delle esenzioni secondo i
vari indulti loro concessi dalla Sede Apostolica.
3. Nell'antica legge ai sacerdoti eran dovute le primizie, ai Leviti
le decime: e poiché i Leviti erano alle dipendenze dei sacerdoti,
il Signore comandò che essi invece delle primizie pagassero
al sommo sacerdote la decima delle decime. Perciò anche adesso,
per lo stesso motivo, i chierici sarebbero tenuti a dare la decima
al Sommo Pontefice, se egli la esigesse. Infatti la ragione naturale
vuole che chi ha la cura del bene comune di una collettività, venga
provvisto di quanto si richiede per il bene comune.
4. Le decime vanno impiegate per il soccorso dei poveri mediante
la distribuzione fatta dai chierici. Perciò i poveri non hanno un
titolo per riscuotere le decime, ma son tenuti a darle.
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