Il Santo Rosario
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Questione 87

Le decime

E veniamo a parlare delle decime.
Sull'argomento si pongono quattro quesiti: 1. Se l'obbligo di pagare le decime sia strettamente di precetto; 2. Quali siano le cose di cui si devono dare le decime; 3. A chi si debbano dare; 4. Chi sono quelli che sono tenuti a darle.

ARTICOLO 1

Se l'obbligo di pagare le decime sia strettamente di precetto

SEMBRA che l'obbligo di pagare le decime non sia strettamente di precetto. Infatti:
1. Il precetto di pagare le decime vien dato dall'antica legge: "Tutte le decime del suolo, sia del campo che degli alberi, sono del Signore"; e ancora: "Di ogni dieci bovi, o pecore, o capre che passano sotto la verga del pastore, il decimo capo sarà santificato per il Signore". Ora, questo non si può computare tra i precetti morali: poiché la ragione naturale non basta a dettare una preferenza per la decima parte piuttosto che per la nona o per l'undicesima. Perciò si tratta di un precetto, o legale, o cerimoniale. Ora, stando alle cose già dette, nell'era della grazia gli uomini non son tenuti a codesti precetti dell'antica legge. Dunque essi non sono obbligati a pagare le decime.
2. Nell'era della grazia gli uomini son tenuti soltanto alle cose che Cristo ci comanda mediante gli Apostoli, secondo le parole evangeliche: "Insegnate loro a osservare tutto quanto vi ho comandato". E S. Paolo diceva: "Non ho trascurato d'annunziarvi tutto il consiglio di Dio". Eppure sia nell'insegnamento di Cristo che in quello degli Apostoli non si prescrive nulla sul pagamento delle decime: infatti quanto dice il Signore relativamente alle decime, cioè che "queste cose bisogna fare", si riferisce al tempo passato dell'osservanza legale, come spiega S. Ilario: "Quella decima degli erbaggi, utile come prefigurazione delle grazie future, non doveva essere omessa". Dunque gli uomini nell'era della grazia non son tenuti a pagare le decime.
3. Nell'era della grazia gli uomini non son tenuti alle osservanze legali più di quanto lo fossero prima della legge. Ma prima della legge le decime non erano di precetto, bensì solo oggetto di voto, come si legge a proposito di Giacobbe, il quale "fece un voto dicendo: "Se Dio sarà meco, e mi custodirà nel viaggio che sto facendo... di tutti i beni che mi darai, io ti offrirò le decime"". Perciò anche nell'era della grazia gli uomini non son tenuti al pagamento delle decime.
4. Nell'antica legge gli uomini erano tenuti a dare tre tipi di decime. Alcune erano date ai Leviti, come si legge nei Numeri: "I Leviti si contenteranno del dono delle decime, che io ho riservato ai loro usi e necessità". Di un altro tipo di decime parla il Deuteronomio: "Ogni anno metterai da parte la decima di tutti i prodotti della terra, e la mangerai innanzi al Signore Dio tuo nel luogo che egli avrà scelto". E poco più sotto si parla di un'altra decima: "Ogni tre anni metterai da parte un'altra decima di tutti i tuoi proventi di quel tempo, e la serberai nelle tue case. E verrà il Levita che non ha altra parte né possessione con te, ed il forestiero, l'orfano e la vedova che sono entro le tue porte, e mangeranno e si sazieranno". Ma a queste due ultime decime non si è tenuti nell'era cristiana. Dunque neppure alla prima.
5. Se a ciò che si deve senza determinazione di tempo, non si soddisfa subito, s'incorre nel peccato. Perciò se nell'era cristiana gli uomini fossero stati obbligati per necessità di precetto a pagare le decime, nei paesi in cui esse non si pagano, tutti sarebbero in peccato mortale, compresi i ministri della Chiesa, per aver lasciato correre. Ma questo non è ammissibile. Dunque gli uomini nell'era cristiana non sono strettamente tenuti a pagare le decime.

IN CONTRARIO: S. Agostino insegna: "Le decime si esigono come cose dovute; e chi rifiuta di darle usurpa la roba altrui".

RISPONDO: Nell'antica legge le decime erano date per il sostentamento dei ministri di Dio; di qui le parole del Signore in Malachia: "Portate tutte le decime nel mio granaio, affinché vi sia cibo nella mia casa". Perciò il precetto di pagare le decime in parte era d'ordine morale, e dettato dalla ragione naturale; in parte era legale, e quindi basato sull'istituzione divina. Infatti la ragione naturale dettava l'obbligo per il popolo di provvedere il vitto a coloro che attendevano al culto per la salvezza di tutti: così come c'è l'obbligo per il popolo di provvedere il vitto agli incaricati del bene pubblico, e cioè ai principi, ai soldati e agli altri funzionari. Infatti l'Apostolo dimostra questo dovere, partendo dalle consuetudini umane: "Chi mai va alla guerra a sue spese? E chi pianta una vigna e non ne mangia il frutto?". Invece la determinazione della parte da offrire ai ministri del culto non appartiene al diritto naturale, ma fu introdotta dall'istituzione divina secondo le condizioni del popolo cui fu data la legge. Delle dodici tribù in cui esso era diviso, la dodicesima, cioè la tribù dei Levi, interamente occupata nel servizio di Dio, non aveva possessi: e quindi giustamente fu stabilito che le altre undici dessero la decima parte dei loro proventi ai Leviti; perché vivessero in una maniera decorosa, e anche per supplire la negligenza dei futuri trasgressori. Perciò questa norma quanto alla determinazione della decima parte era un precetto legale: come molti altri precetti speciali emanati per codesto popolo, allo scopo di far rispettare la giustizia secondo le condizioni di quel popolo. Questi sono denominati appunto precetti legali o giudiziali; sebbene secondariamente indicassero anche qualche cosa di futuro, come tutti gli avvenimenti di codesto popolo, secondo la dottrina di S. Paolo: "Tutto accadeva loro come in figura". E in questo quei precetti assomigliavano ai precetti cerimoniali, istituiti principalmente per significare il futuro. Cosicché anche il precetto di pagare le decime stava a significare qualche cosa per il futuro. Infatti, chi tenendo per sé nove parti dà la decima, la quale sta a indicare la perfezione (essendo il dieci un numero perfetto, perché ultimo limite dei numeri, dopo il quale non si seguita, ma si ricomincia dall'uno), confessa simbolicamente di avere in sorte l'imperfezione, mentre la perfezione, promessa mediante il Cristo, bisogna aspettarla da Dio. E tuttavia questo precetto non è cerimoniale, ma legale, come abbiamo spiegato.
Ma tra i precetti cerimoniali e quelli giudiziali dell'antica legge c'è anche questa differenza, come già si disse, che quelli cerimoniali è illecito osservarli nella nuova legge; invece quelli giudiziali, sebbene non obblighino più, tuttavia possono osservarsi senza peccato, e alla loro osservanza si può essere obbligati dall'autorità di coloro che possono legiferare. È un precetto giudiziale dell'antica legge, p. es., che "chi ruba una pecora ne renda quattro": ebbene, se un re stabilisse questa norma, i sudditi sarebbero tenuti a osservarla. Allo stesso modo nell'era cristiana fu determinato l'obbligo di dare le decime dall'autorità della Chiesa secondo un criterio umano. E cioè fu stabilito che il popolo della nuova legge offrisse ai ministri del nuovo Testamento non meno di quanto il popolo della legge antica offriva ai ministri dell'antico Testamento; tanto più che il popolo della nuova legge ha degli obblighi più gravi, come si rileva da quelle parole evangeliche: "Se la vostra giustizia non sarà maggiore di quella degli Scribi e dei Farisei, non entrerete nel regno dei cieli"; e i ministri del nuovo Testamento hanno una dignità superiore a quella dei ministri del vecchio Testamento, come l'Apostolo dimostra.
Perciò è evidente che l'obbligo di pagare le decime in parte deriva dal diritto naturale, e in parte dall'istituzione della Chiesa; la quale, secondo l'opportunità dei tempi e delle persone, potrebbe anche determinare diversamente.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. È così risolta anche la prima difficoltà.
2. Il precetto di pagare le decime, per quanto è obbligo morale, fu dato dal Signore con quelle parole evangeliche: "Un operaio è degno della sua paga"; e l'Apostolo lo ripete scrivendo ai Corinzi. Ma la determinazione della quantità fu lasciata alla disposizione della Chiesa.
3. Prima della promulgazione dell'antica legge i ministri del culto non erano determinati: ma si dice che fossero sacerdoti i primogeniti, i quali ricevevano due parti dell'eredità. Ecco perché non fu determinata la parte da offrire ai ministri del culto di Dio, ma quando era necessario ciascuno dava spontaneamente quello che credeva. Abramo, p. es., mosso dall'ispirazione profetica, diede le decime a Melchisedec, sacerdote del Dio altissimo, come dice la Scrittura. Parimente Giacobbe fece voto di dare le decime: sebbene non sembri che abbia fatto voto di offrirle a dei sacerdoti, ma direttamente al culto di Dio, e cioè di offrirle in sacrificio, come si rileva da quelle parole: "Io a te offrirò le decime".
4. Il secondo tipo di decime, riservato all'offerta dei sacrifici, non può trovar posto nella nuova legge, essendo cessati i sacrifici legali. Invece il terzo tipo di decime, da mangiarsi con i poveri, nella nuova legge ha avuto un ampliamento, per il fatto che il Signore ha comandato di dare ai poveri non solo la decima parte, ma tutto il superfiuo: "Quello che avanza datelo in elemosina". Del resto anche le decime che si danno ai ministri della Chiesa devono essere dispensate da questi per le necessità dei poveri.
5. I ministri della Chiesa devono attendere di più a promuovere nel popolo il bene spirituale, che a raccogliere beni temporali. Ecco perché l'Apostolo non volle servirsi della facoltà a lui concessa dal Signore di ricevere il necessario per il vitto da coloro che evangelizzava, per non creare ostacoli alla diffusione del Vangelo di Cristo. E tuttavia non peccavano coloro che non lo sostentavano: altrimenti l'Apostolo non avrebbe trascurato di correggerli. Allo stesso modo sono da lodarsi quei ministri della Chiesa che non esigono le decime dove non si possono esigere senza scandalo, o perché non sono più in uso, o per altre cause: E tuttavia quelli che non le pagano non sono sulla via della dannazione, là dove la Chiesa non le esige: a meno che non ci sia in essi un'ostinazione d'animo con la volontà di non pagarle, anche se ne venissero richiesti.

ARTICOLO 2

Se si sia tenuti a dare le decime di tutti i beni

SEMBRA che non si sia tenuti a pagare le decime di tutti i beni. Infatti:
1. Il pagamento delle decime è stato preso dalla legge antica. Ora, nell'antica legge non c'è nessun precetto che imponga di dare le decime personali, cioè quelle relative al guadagno fatto con le proprie azioni, p. es., nel commercio, o nell'esercito. Dunque nessuno è tenuto a pagare le decime di codesti guadagni.
2. Come sopra abbiamo detto, non si devono fare oblazioni con la roba di mal acquisto. Ma le oblazioni che si fanno direttamente a Dio, rientrano nel culto divino più delle decime, che si danno ai suoi ministri. Perciò della roba di mal acquisto non si è tenuti neppure a pagare le decime.
3. Il Levitico comanda di pagare le decime soltanto "dei cereali, dei frutti degli alberi, e del bestiame che passa sotto la verga del pastore". Ma oltre a questi prodotti ci sono quelli minori, come gli ortaggi e simili. Dunque neppure di questi ultimi si è tenuti a pagare le decime.
4. L'uomo non può dare se non quello di cui ha il dominio. Ma non tutto ciò che proviene a un uomo dai campi o dal bestiame resta in suo dominio: perché certi proventi vengono sottratti dai furti e dalle rapine; altri talora vengono venduti; e altri ancora son dovuti ad altre persone. Ai principi, p. es., son dovuti i tributi e agli operai è dovuta la mercede. Perciò non si è tenuti a dare la decima di codesti beni.

IN CONTRARIO: Sta scritto: "Di tutti i beni che mi darai, io ti offrirò le decime". Ora, tutti i beni che un uomo possiede gli son dati da Dio. Dunque egli deve pagare le decime di tutti i suoi beni.

RISPONDO: Ogni obbligo va giudicato dalla sua radice. Ora, radice del pagamento delle decime è l'obbligo di fornire le cose materiali a coloro che seminano i beni spirituali, secondo l'espressione dell'Apostolo: "Se abbiamo seminato tra voi beni spirituali è gran cosa se mietiamo dei vostri beni temporali?". Infatti la Chiesa ha fondato su questo la norma del pagamento delle decime. Ora, tutti i beni che uno possiede rientrano tra quelli temporali. Perciò si devono pagare le decime di tutto ciò che si possiede.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. C'è una ragione particolare che spiega come mai nell'antica legge non venne comandato di dare le decime sui proventi personali, date le condizioni di quel popolo. Infatti tutte le altre tribù avevano dei possessi, con i quali si poteva provvedere sufficientemente ai Leviti che non ne avevano. Ma a questi non era proibito di guadagnare con onesti impieghi d'altro genere, come gli altri ebrei. Invece il popolo della nuova legge è sparso in tutto il mondo, e molti sono privi di possessi, ma vivono del loro impiego: e questi, se non pagassero le decime del loro impiego, non concorrerebbero affatto al sostentamento dei ministri di Dio. Inoltre ai ministri della nuova legge è strettamente proibito di occuparsi in impieghi redditizi, secondo l'affermazione di S. Paolo: "Nessun arruolato nella milizia di Dio, s'interessa agli affari della vita civile". Ecco perché nella nuova legge gli uomini son tenuti alle decime personali, secondo le usanze dei luoghi e la necessità dei ministri del culto. Di qui la norma di S. Agostino riportata nei canoni: "Paga le decime dei guadagni fatti nella milizia, nel commercio e nell'industria".
2. Una cosa può essere mal acquistata in due maniere. Primo, perché è ingiusto l'acquisto medesimo, tale è il caso dei beni acquistati con la rapina, o con l'usura. E per codesti beni l'uomo è tenuto alla restituzione, non già a pagarne le decime. Tuttavia se un campo fu comprato col denaro dell'usura, l'usuraio è tenuto a pagare le decime dei suoi frutti: poiché codesti frutti non vengono dall'usura, bensì dalla generosità di Dio. - Ci sono invece delle cose che si dicono di mal acquisto perché provengono da una fonte vergognosa, p. es., dalla professione di meretrice, di istrione, o di altre consimili, ma che non si è tenuti a restituire. Perciò costoro son tenuti a dare le decime dei loro guadagni come degli altri guadagni personali. Tuttavia la Chiesa non deve accettarle finché costoro rimangono nel peccato, per non essere creduta partecipe della loro colpa; ma dopo la conversione se ne possono accettare le decime.
3. Ciò che è ordinato a un fine va giudicato in base alla sua corrispondenza a codesto fine. Ora, il pagamento delle decime è dovuto non per se stesso, ma per i ministri del culto, alla cui dignità non si addice di reclamarne anche le minuzie con meticolosa diligenza: questo infatti, come spiega il Filosofo, sarebbe considerato riprovevole. Ecco perché l'antica legge non determinò che si pagassero le decime di codesti prodotti minori, ma lo lasciò all'arbitrio dei volenterosi: poiché le cose minime son considerate per nulla. Ma i Farisei, arrogandosi la perfetta giustizia secondo la legge, pagavano le decime anche di queste cose minute. E dal Signore non sono ripresi per questo; ma solo del fatto che disprezzavano precetti più importanti, cioè quelli di ordine spirituale. Però della pratica in sé egli sembra piuttosto lodarli, col dire: "Queste cose andavano fatte", sotto la legge, aggiunge il Crisostomo. Ma l'espressione sembra accennare più a una convenienza che a un obbligo. Perciò anche adesso di codeste minuzie gli uomini non son tenuti a dare le decime: a meno che l'uso del luogo non lo richieda.

4. Chi è derubato non è tenuto a pagare le decime delle cose di cui è stato rapinato o derubato, prima di ricuperarle; a meno che non abbia incorso il danno per sua colpa, o negligenza; poiché in tal caso non deve essere danneggiata la Chiesa. - Se invece uno vende il grano senza averne prima dato la decima, la Chiesa può esigerla e dal compratore, che si è impossessato di una cosa ad essa dovuta; e dal venditore, il quale ha tentato di frodare la Chiesa. Ma quando uno ha pagato, l'altro non è più tenuto. - Si noti inoltre che le decime dei frutti son dovute in quanto questi provengono dalla generosità di Dio. E quindi esse non sono soggette a tributo, e neppure vanno defalcate dalla mercede dovuta agli operai. Perciò non è onesto detrarre dai frutti prima i tributi e la paga degli operai, e poi dare le decime: ma prima si devono pagare le decime dei frutti nella loro integrità.

ARTICOLO 3

Se le decime si debbano dare ai chierici

SEMBRA che le decime non si debbano dare ai chierici. Infatti:
1. Nel vecchio Testamento ai Leviti eran date le decime perché non usufruivano dei possessi come il resto del popolo. Ma nel nuovo Testamento i chierici possono avere dei possessi, sia patrimoniali, in certi casi, sia ecclesiastici. Inoltre essi ricevono le primizie e le offerte per i vivi e per i morti. Perciò è troppo dare ad essi anche le decime.
2. Talora capita che uno abbia il domicilio in una parrocchia, e i campi che coltiva in un'altra; ci sono poi dei pastori che una parte dell'anno pascolano il gregge entro i confini di una parrocchia e l'altra parte dell'anno entro i confini di un'altra; oppure hanno l'ovile in una parrocchia e i pascoli in un'altra. Ora, in casi come questi non è possibile determinare i chierici a cui si devon pagare le decime. Dunque non sembra che le decime si debbano pagare a determinati membri del clero.
3. È consuetudine generale in certi paesi che i militari ricevano in feudo dalla Chiesa la riscossione delle decime. Così pure ci sono dei religiosi che ricevono le decime. Perciò non sembra che le decime siano dovute soltanto ai chierici in cura d'anime.

IN CONTRARIO: Sta scritto: "Ai figli di Levi io do tutte le decime in Israele quale retaggio, in compenso del servizio che fanno nel tabernacolo". Ma nel nuovo Testamento ai figli di Levi son succeduti i chierici. Dunque le decime son dovute ai chierici soltanto.

RISPONDO: Nelle decime si devono considerare due cose: il diritto di riscuoterle, e i beni stessi che vengono offerti come decime. Ebbene, il diritto di riscuotere le decime è una cosa spirituale: esso infatti deriva dal diritto che hanno i ministri dell'altare ai frutti del proprio ministero, per cui "a chi semina i beni spirituali son dovuti dei beni temporali"; e questo spetta soltanto ai chierici in cura d'anime. E quindi essi soli hanno questo diritto. - Invece i beni che vengono offerti come decime, sono di ordine materiale. Di essi perciò può usufruire chiunque. E quindi possono esser ceduti anche ai laici.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Nell'antica legge c'erano, come abbiamo visto, delle decime particolari per soccorrere i poveri. Invece nella legge nuova le decime non vengono date ai chierici soltanto per il loro sostentamento, ma anche per provvedere con esse al soccorso dei poveri. Esse perciò non sono eccessive: poiché per tale scopo son necessarie, con le decime, sia i benefici che le primizie.
2. Le decime personali son dovute alla chiesa della parrocchia in cui uno abita. - Invece le decime prediali è più ragionevole che siano attribuite alla chiesa entro i cui confini si trovano i possessi. Le leggi però stabiliscono che in questo si segua la consuetudine ormai introdotta. - Il pastore poi, che secondo le stagioni pasce il gregge in due diverse parrocchie, deve pagare proporzionalmente le decime all'una e all'altra chiesa. E poiché i proventi del gregge derivano dal pascolo, la decima di un gregge è dovuta di più alla chiesa nel cui territorio esso pascola, che a quella nel cui territorio ha l'ovile.
3. La Chiesa, come ha il potere di dare a un laico i beni ricevuti a titolo di decime, così ha il potere di cedergli la facoltà di riscuoterli, pur restando riservato ai ministri della Chiesa il diritto della riscossione. E questo si fa, o per le necessità della Chiesa, come pare siano state date certe decime in feudo a dei soldati; sia per soccorrere i poveri, come le decime concesse in elemosina a certi religiosi laici, o senza cura d'anime. Ci sono poi dei religiosi i quali hanno il diritto di riscuotere le decime, perché sono in cura d'anime.

ARTICOLO 4

Se anche i chierici sian tenuti a dare le decime

SEMBRA che anche i chierici sian tenuti a dare le decime. Infatti:
1. Secondo le norme generali del diritto, la chiesa parrocchiale deve ricevere le decime dei possessi esistenti nel suo territorio. Ma talora capita che un chierico abbia i propri possessi nel territorio di una parrocchia. Oppure che un'altra chiesa abbia costà i suoi benefici. Dunque i chierici son tenuti a pagare le decime prediali.
2. Alcuni religiosi sono chierici. E tuttavia essi son tenuti a pagare le decime alle chiese per i possessi che coltivano persino con le proprie mani. Perciò i chierici non sono esenti dal pagare le decime.
3. La Scrittura, come comanda al popolo di pagare le decime ai Leviti, così comanda a costoro di pagar le decime al sommo sacerdote. Quindi la ragione stessa che impone ai laici di pagarle ai chierici, obbliga i chierici a pagarle al Sommo Pontefice.
4. Le decime devono servire per il sostentamento dei chierici, come per il soccorso dei poveri. Perciò se i chierici sono esenti dal pagamento delle decime, lo sono per lo stesso motivo anche i poveri. Ma quest'ultima cosa è falsa. Dunque è falsa anche la prima.

IN CONTRARIO: Il Papa Pasquale II così si esprime: "È un genere di esazione inaudito che dei chierici esigano le decime da altri chierici".

RISPONDO: L'identica cosa non può essere insieme causa del dare e del ricevere, dell'agire e del subire: ma può capitare che un identico soggetto sia capace di dare e di ricevere, di agire e di subire per cause diverse. Ora, ai chierici sono dovute le decime dei fedeli in quanto sono ministri dell'altare che seminano nel popolo i beni spirituali. Perciò codesti chierici, in quanto sono chierici, e cioè in quanto detengono i benefici ecclesiastici, non son tenuti a pagare le decime. - Ma per altre cause, cioè per il fatto che possiedono in proprio, o dall'eredità paterna, o da un atto di compera, o da altre fonti, sono obbligati a pagare le decime.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Abbiamo così risposto anche alla prima difficoltà. Poiché i chierici son tenuti come gli altri a pagare le decime dei propri possessi alla chiesa parrocchiale, anche se fanno parte del clero di essa: il fatto di avere qualche cosa in proprio non è lo stesso che averla come cosa della collettività. - Invece i benefici ecclesiastici non sono obbligati al pagamento delle decime, anche se si trovano entro i confini di un'altra parrocchia.
2. I religiosi, se son chierici in cura d'anime che ministrano al popolo i beni spirituali, non son tenuti a dare le decime, ma hanno il diritto di riceverle. - Diversa è invece la situazione degli altri religiosi, anche se chierici, i quali non esercitano nei popoli un ministero spirituale. Essi infatti per legge comune son tenuti a dare le decime: pur avendo delle esenzioni secondo i vari indulti loro concessi dalla Sede Apostolica.
3. Nell'antica legge ai sacerdoti eran dovute le primizie, ai Leviti le decime: e poiché i Leviti erano alle dipendenze dei sacerdoti, il Signore comandò che essi invece delle primizie pagassero al sommo sacerdote la decima delle decime. Perciò anche adesso, per lo stesso motivo, i chierici sarebbero tenuti a dare la decima al Sommo Pontefice, se egli la esigesse. Infatti la ragione naturale vuole che chi ha la cura del bene comune di una collettività, venga provvisto di quanto si richiede per il bene comune.
4. Le decime vanno impiegate per il soccorso dei poveri mediante la distribuzione fatta dai chierici. Perciò i poveri non hanno un titolo per riscuotere le decime, ma son tenuti a darle.