Il Santo Rosario
back

Questione 86

Oblazioni e primizie

Passiamo ora a parlare delle oblazioni e delle primizie.
Sull'argomento si pongono quattro quesiti: 1. Se ci siano delle oblazioni strettamente comandate; 2. A chi siano dovute; 3. Quali siano le cose da offrirsi; 4. In particolare dell'oblazione delle primizie: se vi sia un obbligo rigoroso in proposito.

ARTICOLO 1

Se a rigore di legge gli uomini siano tenuti a fare oblazioni

SEMBRA che a rigor di legge gli uomini non siano tenuti a fare oblazioni. Infatti:
1. Nell'era cristiana, come sopra abbiamo visto, gli uomini non sono tenuti a osservare i precetti cerimoniali dell'antica legge. Ora, l'offerta delle oblazioni rientra nei precetti cerimoniali dell'antica legge; ecco infatti un passo dell'Esodo. "Tre volte all'anno mi celebrerete una festa solenne"; e continua: "Non comparirai davanti a me a mani vuote". Perciò adesso gli uomini non son tenuti a fare oblazioni a rigor di legge.
2. Le oblazioni prima che si facciano dipendono dalla libera volontà dell'offerente, come risulta da quanto dice il Signore nel Vangelo: "Se stai facendo una tua offerta all'altare..., lascia, ecc.", rimettendo così la cosa all'arbitrio dell'offerente. Ma dopo che le oblazioni son fatte, non c'è più modo di offrirle una seconda volta. Dunque in nessun modo uno è tenuto per legge a fare delle offerte.
3. Chi è tenuto a rendere qualche cosa alla Chiesa, può esserci costretto con la privazione dei sacramenti. Invece è illecito negare i sacramenti a coloro che rifiutano di fare le loro offerte. Così infatti prescrive un decreto del Sesto Concilio (Ecumenico): "Nessuno nel dispensare la sacra Comunione esiga qualche favore da chi la riceve: e se uno lo esigesse, sia deposto". Dunque nessun uomo è strettamente tenuto a fare oblazioni.

IN CONTRARIO: S. Gregorio VII prescrive: "Ogni Cristiano durante la messa solenne procuri di offrire a Dio qualche cosa".

RISPONDO: Il termine oblazione è comune, come abbiamo visto, a tutte le cose che vengono offerte per il culto di Dio. E quindi se si offre per il culto di Dio un bene che va consumato in qualche cosa di sacro ricavabile da esso, si ha insieme un'oblazione e un sacrificio. Ecco perché nell'Esodo si legge: "Offri tutto il montone in profumo sopra l'altare: è un'oblazione al Signore, ed è gratissimo al Signore l'odore di quella vittima"; e nel Levitico: "Se un uomo vorrà fare l'oblazione di un sacrificio al Signore, la sua oblazione sarà di fior di farina". Se invece la cosa viene offerta per rimanere integra, venendo destinata al culto, o all'uso dei ministri di Dio, allora si avrà un'oblazione, ma non un sacrificio.
Ora, codeste oblazioni per la loro natura sono spontanee, come si rileva dalle parole dell'Esodo: "Riceverai i doni da chiunque li offrirà spontaneamente". Ma può darsi che uno sia tenuto a fare codeste offerte, e questo per quattro motivi. Primo, per un patto precedente: come quando a uno vien concesso il fondo di una Chiesa, a patto che in quei dati tempi faccia determinate oblazioni. La cosa allora ha l'aspetto di tributo. - Secondo, per un impegno o una promessa stabiliti in precedenza: come quando uno fa dono tra vivi, o lascia in testamento alla Chiesa un bene mobile o immobile, da consegnare dopo un certo tempo. - Terzo, per le necessità della Chiesa: nel caso, p. es., che i ministri della Chiesa non avessero di che sostentarsi. - Quarto, per la consuetudine: infatti i fedeli son tenuti in certe solennità a fare le oblazioni consuete. - Tuttavia nei due ultimi casi l'oblazione rimane in un certo senso volontaria: vale a dire per la quantità e la specie dei beni da offrire.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Nella nuova legge gli uomini non sono tenuti a fare oblazioni a motivo delle solennità legali di cui si parla nell'Esodo; ma per altri motivi, come abbiamo ricordato.
2. Si può essere tenuti a fare oblazioni, sia prima di aver fatto la donazione, come avviene nel primo, terzo e quarto caso di quelli elencati, sia dopo la donazione, come avviene dopo l'impegno o la promessa. Allora infatti uno è tenuto a dare di fatto quello che appartiene già alla Chiesa in forza di un'obbligazione.
3. Quelli che non danno le offerte dovute possono esser puniti con la privazione dei sacramenti, ma non da parte del sacerdote che ha diritto a codeste oblazioni, bensì da un'autorità superiore, perché non sembri che si esiga qualche cosa per il conferimento dei sacramenti.

ARTICOLO 2

Se le oblazioni siano dovute soltanto ai sacerdoti

SEMBRA che le oblazioni non siano dovute soltanto ai sacerdoti. Infatti: 1. Abbiamo visto che tra le oblazioni più importanti ci sono quelle destinate come vittime al sacrificio. Ora, in certi passi della Scrittura le offerte date ai poveri sono denominate vittime: "Non vi dimenticate della benevolenza e della generosità: poiché di tali vittime Dio si compiace", dice S. Paolo. Perciò le oblazioni a maggior ragione sono dovute ai poveri.
2. In molte parrocchie i monaci ricevono una parte delle oblazioni. Eppure, a detta di S. Girolamo, "la condizione dei chierici è diversa da quella dei monaci". Dunque le oblazioni non sono dovute soltanto ai sacerdoti.
3. Con il consenso della Chiesa i laici possono comprare le oblazioni, e cioè il pane e altre cose del genere. Ed essi lo fanno solo per servirsene a proprio uso. Perciò le oblazioni possono essere attribuite anche ai laici.

IN CONTRARIO: Nei canoni del Papa S. Damaso si legge: "Delle oblazioni che vengono offerte nella santa Chiesa possono mangiare e bere soltanto i sacerdoti, i quali servono il Signore quotidianamente. Poiché nell'antico Testamento il Signore proibisce ai figli d'Israele di mangiare il pane benedetto, riservandolo ad Aronne e ai suoi figli".

RISPONDO: Il sacerdote è costituito come "negoziatore e intermediario" tra il popolo e Dio, come è detto di Mosè. Perciò spetta a lui comunicare al popolo i dogmi e i sacramenti di Dio: e inoltre presentare a Dio le cose offerte dal popolo, cioè le preghiere, i sacrifici e le oblazioni; secondo le parole dell'Apostolo: "Ogni sommo sacerdote preso di mezzo agli uomini è costituito a vantaggio degli uomini per i loro rapporti con Dio, allo scopo di offrire oblazioni e sacrifici per i peccati". Ecco perché le oblazioni offerte a Dio dal popolo spettano ai sacerdoti, non solo perché se ne servano per i loro usi, ma anche perché le distribuiscano onestamente: parte impiegandole in cose attinenti al culto divino; parte destinandole al proprio vitto, poiché, a detta di S. Paolo, "i ministri dell'altare partecipano alle offerte dell'altare"; e parte erogandole a soccorso dei poveri, i quali nei limiti del possibile devono essere assistiti con i beni della Chiesa; poiché, come nota S. Girolamo, anche il Signore volle possedere una borsa a vantaggio dei poveri.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Le elemosine che si danno ai poveri, come non sono dei veri sacrifici, ma vengono denominate sacrifici perché fatte per il Signore, così per lo stesso motivo si possono chiamare oblazioni; però non in senso proprio, perché non sono offerte a Dio direttamente. Tuttavia le vere oblazioni vanno anche a vantaggio dei poveri, non in forza della donazione degli offerenti, ma del loro impiego da parte dei sacerdoti.
2. Sia i monaci che gli altri religiosi possono ricevere oblazioni in tre maniere. Primo, come poveri, partecipando alla distribuzione fatta dal sacerdote, o imposta dalle disposizioni della Chiesa. - Secondo, nel caso che siano ministri dell'altare. E nel caso possono ricevere le oblazioni offerte spontaneamente. - Terzo, nel caso che siano titolari di una parrocchia. E allora possono ricevere oblazioni a rigore di giustizia quali rettori di chiese.
3. Le oblazioni, una volta consacrate, non possono essere cedute in uso ai laici: ed è il caso dei vasi e dei paramenti sacri. Ed è in tal senso che va intesa la norma del Papa Damaso. - Invece le cose non consacrate possono essere cedute dai sacerdoti in uso ai laici, sia come donativi, che come oggetto di vendita.

ARTICOLO 3

Se si possa fare oblazione di qualunque cosa legittimamente posseduta

SEMBRA che non si possa fare oblazione di tutto ciò che legittimamente si possiede. Infatti:
1. Secondo le leggi umane "la meretrice agisce vergognosamente in quanto meretrice, ma non in quanto percepisce un compenso": perciò essa lo possiede lecitamente. Ma di codesto guadagno non è lecito fare un'oblazione; poiché sta scritto nel Deuteronomio: "Non darai per offerta nella casa del Signore Dio tuo la paga d'una meretrice". Dunque non è lecito fare oblazione di tutto ciò che si possiede lecitamente.
2. Nel medesimo libro viene proibito che si offra nella casa di Dio "il prezzo di un cane". Ora, è evidente che il prezzo di un cane regolarmente venduto è posseduto secondo giustizia. Perciò non è lecito fare oblazione di quanto si possiede secondo giustizia.
3. Sta scritto: "Se offrite un animale zoppo o malato non è forse male?". Ma l'animale zoppo o malato è posseduto legittimamente. Dunque non è vero che si può fare oblazione di quanto legittimamente si possiede.

IN CONTRARIO: Nei Proverbi si legge: "Onora Dio delle tue sostanze". Ora, fa parte delle sostanze di un uomo tutto ciò che egli possiede secondo giustizia. Dunque egli può fare oblazione di tutto ciò che legittimamente possiede.

RISPONDO: S. Agostino ha scritto: "Se tu avessi depredato un uomo indifeso, e poi tu ne avessi spartito le spoglie con un giudice disposto a giudicare in tuo favore, tanta è la forza della giustizia che tu faresti schifo a te stesso. Ora, il tuo Dio non è certo tale, quale non devi essere tu stesso". Perciò nell'Ecclesiastico si legge: "L'offerta di chi sacrifica cosa mal acquistata è immonda". Dunque non si può fare oblazione di cose acquistate o possedute ingiustamente.
Nell'antica legge però, in cui tutto era simbolico e figurale, erano simbolicamente ritenute immonde alcune cose che non era lecito offrire a Dio. Ma nella nuova legge qualsiasi creatura è da considerarsi monda, come nota S. Paolo. Perciò adesso di suo si può fare oblazione di qualsiasi cosa lecitamente posseduta. Tuttavia indirettamente può capitare che di una cosa legittimamente posseduta non si possa fare oblazione: nel caso, p. es., che ciò vada a scapito di altre persone, come il figlio il quale offrisse a Dio quanto è tenuto a dare per nutrire suo padre. Cosa questa che il Signore rimprovera nel Vangelo. Oppure per motivi di scandalo, di poco rispetto, o di altre cose del genere.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Nell'antica legge era proibito fare oblazione con la paga del meretricio, perché cosa immonda. E nella nuova è proibito per evitare lo scandalo: cioè perché non sembri che la Chiesa favorisca il peccato accettandone in oblazione il guadagno.
2. Secondo l'antica legge il cane era un animale immondo. Altri animali immondi, però, venivano riscattati, e se ne poteva offrire il prezzo, come appare dalle parole del Levitico: "Se l'animale è immondo, chi l'ha offerto lo riscatti". Invece il cane non era né offerto né riscattato, sia perché gli idolatri immolavano i cani nei sacrifici degli idoli, sia perché il cane sta a significare la rapacità, che è incompatibile con l'oblazione. Questa proibizione però non vale più nella nuova legge.
3. L'oblazione di un animale cieco o zoppo era illecita per tre motivi: Primo, per il fine per cui era fatta. Di qui le parole di Malachia: "Se offrite per il sacrificio un animale cieco non è forse un male?". Invece i sacrifici dovevano essere immacolati. - Secondo, per la mancanza di rispetto. Di qui il rimprovero: "Voi avete profanato il mio nome, in quanto dite: - La mensa del Signore è contaminata, e quello che vi si mette sopra è spregevole". - Terzo, per il voto precedente, col quale un uomo si obbligava a consegnare un animale integro. Ecco il perché delle altre parole di quel testo: "Maledetto l'uomo finto, che avendo nel suo gregge un maschio, e avendo fatto voto, sacrifica al Signore un animale menomato".
Questi stessi motivi valgono anche nella nuova legge. Se invece si escludono questi inconvenienti la cosa non è illecita.

ARTICOLO 4

Se ci sia l'obbligo di offrire le primizie

SEMBRA che non ci sia l'obbligo di offrire le primizie. Infatti:
1. Nell'Esodo dopo la promulgazione della legge sui primogeniti si aggiunge: "E ti sia come segno sopra la tua mano"; e quindi si tratta di un precetto cerimoniale. Ma i precetti cerimoniali nella nuova legge non si devono osservare. Dunque neppure si deve fare l'offerta delle primizie.

2. Le primizie venivano offerte al Signore per i benefici speciali concessi al popolo ebreo, come si legge nel Deuteronomio: "Prendi primizie di tutti i frutti del suolo, e presentati al sacerdote che vi sarà in quei giorni e digli: "Attesto oggi davanti al Signore Dio tuo, che sono entrato nella terra che il Signore giurò ai nostri padri di darci"". Dunque gli altri popoli non sono tenuti a offrire le primizie.
3. Le cose alle quali uno è obbligato devono essere determinate. Ora, sia nell'antica come nella nuova legge non è determinata la quantità delle primizie. Perciò non c'è uno stretto obbligo di offrirle.

IN CONTRARIO: Nei canoni si legge: "Tutto il popolo deve consegnare le decime e le primizie che abbiamo stabilito appartenere di diritto ai sacerdoti".

RISPONDO: Le primizie non sono che delle oblazioni; poiché, come si rileva dal Deuteronomio, esse erano accompagnate da un'attestazione di omaggio. Di qui il gesto del sacerdote: "Il sacerdote, ricevuta dalle tue mani la cesta", delle primizie, "la porrà davanti all'altare del Signore Dio tuo". E poi era comandato di ripetere queste parole: "Io offro ora le primizie dei frutti della terra che il Signore mi ha dato". E le primizie erano date per una causa speciale, cioè per riconoscenza dei benefici di Dio: come per confessare che uno aveva ricevuto da Dio i frutti della terra, e quindi si riteneva obbligato a presentare una parte di essi al Signore, secondo le parole dei Paralipomeni: "Dalle tue mani li abbiamo ricevuti, e a te li rendiamo". E siccome a Dio dobbiamo dare il meglio, ecco che fu comandato di offrire a Dio le primizie, e cioè il meglio dei frutti della terra. E poiché il sacerdote "è costituito per il popolo nelle cose che riguardano Dio", le primizie offerte dal popolo erano riservate all'uso dei sacerdoti. Da qui le parole della Scrittura: "E il Signore disse ad Aronne: "Ecco, io ti do la cura delle mie primizie"".
Ora, è di legge naturale che l'uomo offra a onore di Dio qualche cosa dei beni a lui concessi. Ma che l'offra a quelle date persone, o che scelga dalle primizie, o in tanta quantità, questo nell'antico Testamento fu determinato dalla legge divina; e nel nuovo vien definito dalle disposizioni della Chiesa, le quali comandano di offrire le primizie secondo le usanze locali, e le necessità dei ministri della Chiesa.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. I precetti cerimoniali erano solo prefigurativi dell'avvenire; e quindi alla presenza della realtà indicata vennero a cessare. Ma l'offerta delle primizie era fatta per indicare un beneficio passato, da cui nasce un dovere di riconoscenza anche secondo il dettame della ragione naturale. Perciò in quello che ha di generico codesto obbligo rimane.
2. Le primizie erano offerte nell'antica legge non solo per il beneficio accordato da Dio con la terra promessa, ma anche per il beneficio dei frutti della terra. Di qui le parole del Deuteronomio: "Offro le primizie dei frutti, che il Signore mi ha dato". E questo secondo motivo vale per tutti.
Del resto si può anche dire che Dio, come concesse con un particolare beneficio la terra promessa, così con un beneficio universale diede a tutto il genere umano il dominio della terra, secondo l'espressione dei Salmi: "La terra l'ha data ai figli degli uomini".
3. Come ci informa S. Girolamo, "dalla tradizione degli antichi si era introdotta la norma che i ricchi dessero ai sacerdoti come primizie la quarantesima parte dei prodotti; e i poveri la sessantesima". Sembra quindi che le primizie debbano essere offerte entro questi limiti secondo le usanze dei luoghi. Con ragione però la quantità delle primizie non fu determinata dalla legge; perché, come abbiamo visto, le primizie son date come oblazioni, e queste sono per loro natura spontanee.