Il Santo Rosario
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Questione 85

Il sacrificio

Eccoci a parlare di quegli atti in cui si offrono a Dio dei beni esterni. Sull'argomento dovremo considerare due cose: primo, le offerte presentate a Dio dai fedeli; secondo, i voti con i quali gli si promette qualche cosa. Il primo tema ci porta a parlare del sacrificio, delle oblazioni, delle primizie e delle decime.
A proposito del sacrificio si pongono quattro quesiti: 1. Se sia di legge naturale offrire a Dio dei sacrifici; 2. Se il sacrificio si debba offrire a Dio soltanto; 3. Se offrire il sacrificio sia uno speciale atto di virtù; 4. Se tutti siamo tenuti a offrire il sacrificio.

ARTICOLO 1

Se offrire a Dio dei sacrifici sia di legge naturale

SEMBRA che offrire a Dio dei sacrifici non sia di legge naturale. Infatti:
1. Le cose imposte dal diritto naturale sono comuni presso tutti gli uomini. Questo invece non avviene per i sacrifici: infatti di alcuni p. es., di Melchisedec, si legge che offrirono pane e vino; di altri, al contrario, che offrirono questi, o quegli altri animali. Dunque l'offerta dei sacrifici non è di diritto naturale.
2. Le cose di diritto naturale furono osservate da tutti i giusti. Invece non si legge che Isacco abbia offerto sacrifici: e neppure Adamo, di cui la scrittura afferma, che "la sapienza lo trasse fuori dal proprio peccato". Dunque l'offrire sacrifici non è di legge naturale.
3. S. Agostino insegna che i sacrifici sono offerte che stanno a significare qualche cosa. Ora, le parole che tra tutti i segni, com'egli dice sono al primo posto, "non hanno un significato naturale, ma convenzionale", stando alle spiegazioni del Filosofo. Perciò i sacrifici non sono imposti dalla legge naturale.

IN CONTRARIO: In qualsiasi epoca, e presso qualsiasi popolo ci fu sempre l'offerta di qualche sacrificio. Ma quello che si riscontra presso tutti gli uomini è naturale. Dunque anche l'offerta del sacrificio è di legge naturale.

RISPONDO: La ragione naturale detta all'uomo di sottomettersi a un essere superiore, per le deficienze che egli prova in se stesso, e nelle quali ha bisogno di essere aiutato e diretto da un essere superiore. E qualunque sia la natura di esso, quest'essere è quello cui tutti gli uomini danno il nome di Dio. Ora, come tra gli esseri corporei gli inferiori sono sottoposti a quelli superiori, così anche la ragione naturale detta all'uomo, seguendo l'inclinazione di natura, di prestare a suo modo sottomissione e onore a chi gli è superiore. Ebbene, servirsi di segni sensibili per esprimersi è precisamente il modo che si addice all'uomo, poiché egli ricava la conoscenza dalle cose sensibili. Perciò deriva dalla ragione naturale che l'uomo si serva di alcune cose sensibili, per offrirle a Dio come segno della sottomissione e dell'onore a lui dovuti, a somiglianza di coloro che offrono dei doni ai propri padroni in riconoscimento del loro dominio. Ora, sta proprio in questo la nozione di sacrificio. Dunque l'offerta del sacrificio appartiene alla legge naturale.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come abbiamo già notato, ci sono delle norme che nella loro universalità sono di diritto naturale, ma le cui determinazioni appartengono al diritto positivo: che i malfattori, p. es., siano puniti è imposto dalla legge naturale; ma che siano puniti con un castigo o con l'altro dipende da una disposizione divina, o umana. Parimente, l'obbligo generico di offrire sacrifici è di legge naturale: ecco perché in questo tutti gli uomini convengono. Invece la determinazione dei sacrifici dipende da disposizioni umane o divine: ecco perché in questo gli uomini sono in disaccordo.
2. Adamo e Isacco offrirono, al pari degli altri giusti, i loro sacrifici, come si addiceva al loro tempo: ciò si rileva dalle parole di S. Gregorio, il quale insegna che al tempo degli antichi patriarchi ai bambini veniva rimesso il peccato originale con l'offerta dei sacrifici. Tuttavia nella Scrittura non sono ricordati tutti i sacrifici dei giusti, ma quelli soltanto in cui avvenne qualche cosa di particolare.
Ci può essere però una ragione per cui non è scritto che Adamo offrì sacrifici: per non attribuire alla medesima persona l'origine del peccato e l'origine della santificazione. - Isacco poi doveva rappresentare Cristo in quanto egli stesso venne offerto in sacrificio. Perciò non era conveniente che venisse presentato come sacrificatore.
3. Significare i propri concetti è naturale per l'uomo: invece è convenzionale la determinazione dei segni che li esprimono.

ARTICOLO 2

Se il sacrificio si debba offrire soltanto all'altissimo Iddio

SEMBRA che il sacrificio non si debba offrire soltanto all'altissimo Iddio. Infatti:
1. Il sacrificio dovendosi offrire a Dio, parrebbe che si dovesse offrire a tutti coloro che partecipano della divinità. Ora, anche i santi, come dice S. Pietro, "son fatti partecipi della divina natura"; e infatti nei Salmi si legge: "Io ho detto: "Voi siete dei"". - Inoltre anche gli angeli son chiamati dalla Scrittura "figli di Dio". Perciò il sacrificio si deve offrire a tutti costoro.
2. Più uno è grande, più grande è l'onore che gli si deve. Ma gli angeli e i santi son molto superiori a tutti i principi della terra; ai quali i sudditi offrono onori ben più grandi, con prostrazioni e donativi, del sacrificio di un animale o d'altre immolazioni. Dunque a maggior ragione agli angeli e ai santi si può offrire il sacrificio.
3. Templi ed altari vengono innalzati per offrire sacrifici. Ma agli angeli e ai santi vengono innalzati templi ed altari. Quindi si possono offrire loro anche dei sacrifici.

IN CONTRARIO: Sta scritto: "Chi sacrifica agli dei, e non al solo Signore, sia ucciso".

RISPONDO: L'offerta del sacrificio, come sopra abbiamo detto, è fatta per significare qualche cosa. Ebbene, il sacrificio che si offre esternamente sta a significare l'interno sacrificio spirituale in cui l'anima offre a Dio se stessa, secondo le parole del Salmista: "Sacrificio a Dio è lo spirito compunto"; poiché gli atti esterni di religione sono ordinati a quelli interni, come sopra abbiamo spiegato. Ora, l'anima si offre in sacrificio a Dio, considerandolo quale principio della sua creazione e come fine della sua beatitudine. Ma secondo la vera fede Dio solo è il creatore delle anime nostre, come abbiamo spiegato nella Prima Parte. E lui soltanto costituisce la beatitudine dell'anima nostra, come sopra abbiamo dimostrato. Perciò come dobbiamo offrire a Dio solo il sacrificio spirituale, così a lui soltanto dobbiamo offrire i sacrifici esterni: per dirla con S. Agostino, al pari che "nella preghiera e nella lode noi facciamo salire a lui le nostre voci, per esprimergli l'offerta interiore delle cose che vogliamo manifestare". - Del resto vediamo rispettato in ogni stato questo criterio, che l'autorità suprema è onorata con un segno peculiare, che sarebbe delitto di lesa maestà tributare a un'altra persona. Ecco perché nella legge divina viene stabilita la pena di morte per coloro che rendono ad altri l'onore a Dio dovuto.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'appellativo di Dio vien dato a codeste altre persone non per uguaglianza, ma per partecipazione. E quindi ad esse non si deve neppure un onore uguale.
2. Nell'offerta del sacrificio quel che conta non è il prezzo dell'animale ucciso, ma il significato; stando essa a indicare l'onore dovuto al supremo Reggitore dell'universo. Ecco perché, come dice S. Agostino, "i demoni godono non del fumo che emana dalle vittime, ma degli onori divini".
3. Come spiega S. Agostino, "non ai martiri noi consacriamo templi e sacerdoti; poiché per noi non essi son Dio, ma il loro Dio. Infatti il sacerdote non dice: A te, Pietro, o Paolo, offro il sacrificio. Ma ringraziamo Dio delle loro vittorie, e ci esortiamo alla loro imitazione".

ARTICOLO 3

Se l'offerta del sacrificio sia un atto speciale di una data virtù

SEMBRA che l'offerta del sacrificio non sia un atto speciale di una data virtù. Infatti:
1. S. Agostino afferma: "È un vero sacrificio un'opera qualsiasi che noi facciamo, per aderire a Dio in una santa società". Ora, un'opera buona qualsiasi non è uno speciale atto di una virtù determinata. Dunque l'offerta del sacrificio non è un atto speciale di una data virtù.
2. La macerazione del corpo, se si compie col digiuno, appartiene alla virtù dell'astinenza; se si compie mediante la continenza, appartiene alla castità; e se si compie col martirio, appartiene alla fortezza. Eppure tutte queste cose sono comprese nell'offerta del sacrificio, stando alle parole di S. Paolo: "Offrite i vostri corpi come ostia vivente". Inoltre l'Apostolo così scrive agli Ebrei: "Non vi dimenticate della beneficenza e della generosità; perché di tali sacrifici Dio si compiace". Ora, la beneficenza e la generosità appartengono alla carità, alla misericordia e alla liberalità. Perciò l'offerta di sacrifici non è un atto speciale di una determinata virtù.
3. Il sacrificio sembra essere quanto si offre al Signore. Ma le cose che si offrono a Dio sono molteplici, e cioè: devozione, preghiera, decime, primizie, oblazioni ed olocausti. Quindi il sacrificio non è un atto speciale di una virtù determinata.

IN CONTRARIO: Nella legge vengono dati speciali precetti sui sacrifici, come appare dal Levitico.

RISPONDO: Come abbiamo già notato altrove, quando l'atto di qualche virtù è ordinato al fine di un'altra, partecipa in qualche modo della sua specie: quando uno, p. es., ruba per fornicare, il furto riveste in qualche modo la deformità della fornicazione, fino al punto che se anche non fosse peccato per altri motivi, lo sarebbe già per il fatto che è ordinato alla fornicazione. Parimente il sacrificio è un atto speciale, che è lodevole per il fatto di essere compiuto in ossequio a Dio. E per questo appartiene a una determinata virtù, cioè alla religione.
Può darsi però che vengano ordinati a onorare Dio anche atti ispirati da altre virtù: quando uno, p. es., offre i propri beni in elemosina per il Signore, oppure quando sottomette il proprio corpo a qualche afflizione in ossequio a Dio. E in tal caso anche atti di altre virtù si possono denominare sacrifici. Ma ci sono degli atti i quali son degni di lode solo per il fatto che sono compiuti in ossequio a Dio. E questi sono denominati sacrifici in senso proprio: e appartengono alla virtù di religione.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il fatto stesso che vogliamo aderire a Dio, associandoci a lui spiritualmente, è ordinato a onorarlo. Ecco perché qualsiasi atto di virtù può rivestire l'aspetto di sacrificio, in quanto viene compiuto per essere uniti a Dio in una santa società.
2. I beni dell'uomo sono di tre specie. Il primo è il bene dell'anima: bene che è offerto a Dio con un sacrificio interiore mediante la devozione, la preghiera e altri atti interni del genere. E questo è il sacrificio più importante. - Il secondo è il bene del corpo, il quale viene offerto a Dio in qualche modo col martirio e con l'astinenza, o continenza. - Il terzo consiste nei beni esterni; e di questo bene si fa a Dio il sacrificio direttamente quando proprio a lui offriamo i nostri beni; e indirettamente quando li distribuiamo al prossimo in ossequio a Dio.
3. Si parla propriamente di sacrifici quando sulle cose offerte a Dio si fa un qualche atto (sacrificale): gli animali, p. es., venivano uccisi; il pane viene spezzato, mangiato e benedetto. E ciò è indicato dall'etimologia stessa del termine: infatti sacrificio suona sacrum facio (rendo sacra qualche cosa). - L'oblazione invece direttamente indica l'offerta fatta a Dio, anche se su di essa non si compie nessun atto: così si parla di oblazione di danari o di pani, su cui non si opera nulla. Perciò ogni sacrificio è un'oblazione, ma non viceversa. - Le primizie erano oblazioni, poiché, come dice il Deuteronomio, venivano offerte a Dio: esse però non erano sacrifici, poiché non si compiva nessun atto su di esse. - Le decime invece non sono, propriamente parlando, né sacrifici, né oblazioni: poiché non sono offerte direttamente a Dio, ma ai ministri del suo culto.

ARTICOLO 4

Se tutti siano tenuti a offrire sacrifici

SEMBRA che non tutti siano tenuti a offrire sacrifici. Infatti:
1. L'Apostolo afferma: "Quanto la legge dice, lo dice a quelli che sono nella legge". Ora, la legge dei sacrifici non fu data a tutti, ma al solo popolo Ebreo. Dunque non tutti eran tenuti a fare dei sacrifici.
2. I sacrifici sono offerti a Dio per significare determinate cose. Ma non tutti sono in grado di capire codesti significati. Quindi non tutti son tenuti a offrire sacrifici.
3. I sacerdoti devono il loro nome al fatto che offrono a Dio il sacrificio. Ora, non tutti sono sacerdoti. Dunque non tutti son tenuti a offrire sacrifici.

IN CONTRARIO: Come sopra abbiamo dimostrato, offrire il sacrificio è di legge naturale. Ora, ai doveri di legge naturale tutti son tenuti. Perciò tutti son tenuti a offrire a Dio dei sacrifici.

RISPONDO: Stando alle spiegazioni date, ci sono due tipi di sacrificio. Il primo e principale è il sacrificio interiore, al quale tutti son tenuti: tutti infatti son tenuti a offrire a Dio un'anima devota. - Il secondo invece è il sacrificio esterno. E questo si suddivide in due specie. C'è un sacrificio il quale deve la sua bontà morale al solo fatto che con esso si offre a Dio una cosa esterna, per confessare la propria sottomissione a lui. E questo obbliga diversamente quelli che son soggetti alla legge antica o nuova, e quelli che non sono sotto la legge. Quelli infatti che sono soggetti alla legge son tenuti a offrire determinati sacrifici secondo i precetti della legge stessa. Gli altri invece eran tenuti a compiere delle cose in ossequio a Dio secondo le buone costumanze di coloro tra i quali vivevano: non però determinatamente questa o quell'altra cosa. - L'altro sacrificio invece consiste nel compiere gli atti esterni delle altre virtù a onore di Dio. Di questi alcuni sono di precetto, e tutti vi sono obbligati; altri invece sono supererogatori, e quindi non sono obbligatori per tutti.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Ai sacrifici determinati prescritti dalla legge non tutti erano tenuti: tutti però erano tenuti a certi sacrifici interni ed esterni, come abbiamo spiegato.
2. Sebbene non tutti conoscano il valore dei sacrifici in modo esplicito, tuttavia lo conoscono in maniera implicita: come notammo sopra a proposito della fede.
3. I sacerdoti offrono quei sacrifici che sono formalmente ordinati al culto di Dio, non solo per sé, ma anche per gli altri. Ma ci sono altri sacrifici, come abbiamo detto, che chiunque può offrire a Dio da se stesso.