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Questione
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L'adorazione
Veniamo ora a parlare degli atti esterni di latria. Primo, dell'adorazione,
con la quale uno impiega il proprio corpo per venerare Dio;
secondo, di quegli atti con i quali si offrono a Dio dei
beni esterni; terzo, di quegli atti con i quali si fa uso delle cose
di Dio.
Sul primo argomento si pongono tre quesiti: 1. Se l'adorazione
sia un atto di latria; 2. Se l'adorazione implichi un atto interno,
o esterno; 3. Se l'adorazione richieda un luogo determinato.
ARTICOLO
1
Se l'adorazione sia un atto di latria, ossia di religione
SEMBRA che l'adorazione
non sia un atto di latria, ossia di religione.
Infatti:
1. Il culto religioso è dovuto a Dio soltanto. Invece l'adorazione
non è riservata solo a Dio: poiché nella Genesi si legge che Abramo
adorò gli angeli; nel Libro dei Re si dice che il profeta Natan presentatosi
a David "lo adorò prostrato a terra". Dunque l'adorazione
non è un atto di religione.
2. Come spiega S. Agostino, a Dio è dovuto il culto di religione
in quanto in lui troviamo la beatitudine. Invece l'adorazione è motivata
dalla maestà di Dio. Infatti commentando quel detto dei
Salmi: "Adorate il Signore nel santo suo atrio", la Glossa spiega:
"Da codesti atri si arriva all'atrio dove si adora la
maestà". Perciò
l'adorazione non è un atto di latria.
3. Alle tre Persone divine è dovuto il culto di un'unica religione.
Invece noi non adoriamo le tre Persone con un'adorazione unica,
ma pieghiamo il ginocchio all'invocazione di ciascuna. Perciò
l'adorazione non è un atto di latria.
IN CONTRARIO:
Basterà citare col Vangelo le parole della Scrittura:
"Adorerai
il Signore Dio tuo, e servirai lui solo".
RISPONDO: L'adorazione è ordinata a onorare la persona che viene
adorata. Ma da quanto abbiamo detto è evidente che è proprio della
religione rendere onore a Dio. Dunque l'adorazione con la quale si
adora Dio è un atto di religione.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'onore che si deve a Dio è motivato
dalla sua eccellenza, la quale viene comunicata a certe creature
non in maniera uguale, ma secondo una certa partecipazione. Perciò
diverso è l'onore col quale onoriamo Dio, e che costituisce il culto
di latria, e l'onore che tributiamo a certe creature eccellenti, e che
costituisce il culto di dulia, di cui parleremo in seguito. E poiché
gli atti esterni esprimono l'ossequio interiore, si prestano degli atti
esterni di ossequio anche a codeste creature eccellenti, e tra questi
il massimo è l'adorazione: ce n'è uno però che è riservato a Dio
soltanto, cioè il sacrificio. Di qui le parole di S. Agostino: "Molti
atti del culto divino sono presi a prestito per adattarli alle cerimonie
con le quali onoriamo gli uomini; o per un'umiltà esagerata,
o per un'adulazione pestifera: e quelli ai quali vengono tributati
codesti onori li teniamo per uomini degni di rispetto, di venerazione,
e in casi estremi di adorazione. Chi però pensò mai di offrire
un sacrificio, se non a una persona che egli riconobbe, o credette,
o si figurò qual Dio?".
Perciò Natan adorò David, per rendergli gli onori dovuti a una
creatura eccellente. Invece Mardocheo non volle adorare Aman, per
rifiutargli onori divini, cioè, come dice la Scrittura, "per paura di
riversare su un uomo l'onore dovuto a Dio".
Parimente Abramo adorò gli angeli secondo l'onore dovuto a una
creatura eccellente; e così pure fece Giosuè. Sebbene si possa pensare che,
con adorazione di latria, abbiano adorato Dio, il quale
appariva e parlava nelle vesti di un angelo. - Invece S. Giovanni
nell'Apocalisse ebbe la proibizione di adorare un angelo secondo
l'onore dovuto a Dio. Sia per mostrare la dignità che l'uomo ha raggiunto
mediante il Cristo, così da essere alla pari con gli angeli;
infatti seguono subito le parole: "Io sono conservo tuo e dei tuoi fratelli". Sia anche per escludere un'occasione di idolatria; di qui
le parole: "Adora Dio".
2. Nella
maestà di Dio è inclusa qualsiasi eccellenza di Dio, dalla
quale dipende che in lui, come nel sommo bene, troviamo la beatitudine.
3. Essendo unica l'eccellenza delle Persone divine, unico è l'onore, o riverenza,
ad esse dovuto: e di conseguenza unica è l'adorazione.
E questo viene illustrato dal fatto che Abramo, cui erano apparsi
tre uomini, ne adorò uno e parlò a uno solo dicendo: "Signore, se
ho trovato grazia, ecc.". La triplice genuflessione, poi, cui si accenna,
sta a indicare il numero delle Persone e non la diversità delle adorazioni.
ARTICOLO
2
Se l'adorazione implichi un atteggiamento del corpo
SEMBRA che l'adorazione non implichi un atteggiamento del corpo.
Infatti:
1. Nel Vangelo si legge:
"I veri adoratori adoreranno il Padre in
spirito e verità". Ora, ciò che si fa in spirito è senza rapporti con
gli atteggiamenti del corpo. Dunque l'adorazione non implica un
atteggiamento del corpo.
2. Il termine adorazione viene da orazione. Ma l'orazione consiste
principalmente in un atto interno, secondo l'espressione paolina: "Pregherò con lo spirito, e pregherò pure con la
mente". Perciò
l'adorazione implica soprattutto un atto spirituale.
3. Gli atti del corpo appartengono alla conoscenza sensitiva. Ora,
Dio non lo raggiungiamo con i sensi del corpo, ma con quelli della
mente. L'adorazione quindi non implica un atto o un atteggiamento
del corpo.
IN CONTRARIO: Spiegando quel passo dell'Esodo:
"Non li adorerai
e non presterai loro un culto", la Glossa aggiunge: "Non presterai
un culto con l'affetto, e non li adorerai esternamente".
RISPONDO: Per dirla col Damasceno,
"essendo noi composti di due
nature, intellettiva e sensitiva, dobbiamo offrire a Dio una duplice adorazione": quella spirituale, che consiste nell'interna devozione
dell'anima; e quella corporale, che consiste nell'esterna umiliazione
del corpo. E poiché in tutti gli atti di religione ciò che è esterno si
riallaccia al sentimento interno come all'elemento principale, anche
l'adorazione esterna vien fatta per quella interiore: in modo che i
segni esterni di umiltà sian fatti per eccitare il nostro affetto a sottomettersi
a Dio; essendo connaturale per noi raggiungere le cose intelligibili
attraverso quelle sensibili.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Anche l'adorazione esterna può essere
fatta in spirito, in quanto deriva dalla devozione spirituale,
e ad essa è ordinata.
2. Come l'orazione, secondo le spiegazioni date, è prima della
mente, e poi viene espressa con le parole; così anche l'adorazione
principalmente consiste in un interiore ossequio verso Dio, ma
secondariamente si estrinseca in certi segni materiali di umiltà:
e così pieghiamo le ginocchia per esprimere la nostra miseria di
fronte a Dio; e ci prostriamo come per confessare che per noi stessi
siamo nulla.
3. Sebbene non si possa raggiungere Dio con i sensi, tuttavia la
nostra mente viene spinta a tendere a lui mediante segni sensibili.
ARTICOLO
3
Se l'adorazione richieda un luogo determinato
SEMBRA che l'adorazione non richieda un luogo determinato. Infatti:
1. Nel Vangelo si legge:
"Viene l'ora in cui né su questo monte,
né in Gerusalemme adorerete il Padre". Lo stesso sembra valere
per gli altri luoghi. Dunque per adorare non si richiede un luogo
determinato.
2. L'adorazione esterna è ordinata a quella interiore. Ma l'adorazione
interna è rivolta a Dio che si trova dovunque. Perciò anche
l'adorazione esterna non richiede un luogo determinato.
3. Nel nuovo e nel vecchio Testamento viene adorato il medesimo
Dio. Ora, nel vecchio Testamento si adorava verso occidente: infatti
la porta del tabernacolo guardava a oriente, come si legge nell'Esodo.
Dunque per lo stesso motivo anche oggi, se si richiede una
determinazione di luogo, bisogna adorare verso occidente.
IN CONTRARIO: Nel Vangelo si citano le parole di Isaia:
"La mia
casa sarà chiamata la casa dell'orazione".
RISPONDO: Come abbiamo già notato, nell'adorazione l'elemento
principale è la devozione interiore dell'anima, mentre quello secondario è
legato a dei segni corporei. Ora, l'anima concepisce Dio
come non coartabile a un luogo determinato: ma i segni esterni
corporei devono necessariamente concretarsi in luoghi e posizioni
determinati. Perciò la determinazione di luogo non è richiesta all'adorazione
come elemento principale e necessario: ma come un
elemento di convenienza, cioè al pari degli altri segni corporei.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il Signore con quelle parole preannunziava
la fine dell'adorazione, sia secondo il rito dei Giudei che
adoravano in Gerusalemme, sia secondo il rito dei Samaritani che
adoravano sul monte Garizim. Infatti entrambi i riti cessarono con
la venuta della verità spirituale del Vangelo, per cui, secondo le
parole di Malachia, "in ogni luogo si offre a Dio il sacrificio".
2. La scelta di un luogo determinato per adorare non viene fatta
per Dio, come se egli fosse racchiuso là dentro, ma per quelli che
lo adorano. E questo per tre motivi. Primo, per la consacrazione del
luogo, che fa concepire agli oranti la devozione spirituale, per cui
più facilmente vengono esauditi: e questo è evidente nella celebre
adorazione di Salomone. - Secondo, per i misteri sacri e per gli altri
segni di santità che là si concentrano. - Terzo, per il concorso di
molti adoratori, che rende la preghiera più degna d'essere esaudita.
Poiché nel Vangelo si legge: "Dove sono due o tre radunati nel mio
nome io sono là in mezzo ad essi".
3. Noi adoriamo verso oriente per ragioni di convenienza. Primo,
perché nel moto dei cieli che parte dall'oriente abbiamo un indizio,
o manifestazione della maestà divina. - Secondo, perché il Paradiso
terrestre, stando al testo dei Settanta, era collocato ad oriente: e noi
quasi cerchiamo di rientrarvi (con la preghiera). - Terzo, a motivo
di Cristo che è "la luce del mondo" e da Zaccaria è chiamato "Oriente"; egli è colui
"che è salito al cielo dei cieli verso oriente";
e dall'oriente è attesa la sua venuta, stando alle parole di S. Matteo: "Come
il lampo esce dall'oriente e giunge fino all'occidente, così sarà la venuta
del Figlio dell'uomo".
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