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Questione
79
Le parti integranti della giustizia
Passiamo a trattare delle parti integranti della giustizia, che
sono fare il bene ed evitare il male, e in più dei vizi contrari.
Sull'argomento si pongono quattro quesiti: 1. Se quelle indicate
siano le due parti integranti della giustizia; 2. Se la trasgressione
sia un peccato speciale; 3. Se lo sia l'omissione; 4. Confronto tra
omissione e trasgressione.
ARTICOLO
1
Se evitare il male e fare il bene siano le parti integranti della giustizia
SEMBRA che evitare il male e fare il bene non siano parti integranti
della giustizia.
Infatti:
1. Fare il bene ed evitare il male appartengono a ogni specie
di virtù. Ora, le parti non possono essere più estese del tutto. Perciò
evitare il male e fare il bene non sono parti della giustizia in quanto è
una speciale virtù.
2. Commentando le parole del Salmo:
"Allontanati dal male e fai il bene",
la Glossa afferma: "Il primo", cioè l'allontanarsi dal male, "evita
la colpa; il secondo", cioè il fare del bene, "merita la vita e la
palma".
Ma qualsiasi parte di una virtù merita la vita e la palma.
Dunque l'allontanarsi dal male non è parte della giustizia.
3. Quando di due cose l'una è inclusa nell'altra non è possibile
che si distinguano tra loro come parti del tutto. Ora, l'allontanarsi
dal male è incluso nel fare il bene: nessuno infatti può compiere
simultaneamente il male e il bene. Perciò evitare il male e
fare il bene non sono parti della giustizia.
IN CONTRARIO: S. Agostino insegna che alla giustizia legale appartiene
"evitare
il male e fare il bene".
RISPONDO: Se parliamo del bene e del male in generale, allora
fare il bene ed evitare il male appartiene a tutte le virtù. E in
tal senso queste due cose non si possono considerare come parti
della giustizia, a meno che per giustizia non s'intenda la virtù in
genere. Tuttavia anche presa in questo senso la giustizia riguarda
una speciale ragione di bene: cioè il bene sotto l'aspetto di cosa
dovuta rispetto alla legge divina o umana.
La giustizia invece, in quanto è una virtù specificamente distinta,
ha per oggetto il bene sotto l'aspetto di cosa dovuta al prossimo.
E in tal senso la giustizia speciale ha il compito di fare il bene
sotto l'aspetto di cosa dovuta al prossimo, e di evitare il male contrario,
cioè il male nocivo al prossimo. Invece la giustizia generale
ha il compito di fare il bene dovuto in ordine alla collettività o
a Dio, e di evitare il male contrario.
E queste due parti della giustizia generale, o speciale, son parti
quasi integranti della giustizia: poiché entrambe si richiedono
per un perfetto atto di giustizia. Infatti quest'ultima ha il compito
di stabilire l'uguaglianza nei nostri rapporti con gli altri, come
sopra abbiamo visto. Ora, spetta a una medesima virtù costituire
una cosa, e conservare ciò che viene così costituito. Ebbene, uno
costituisce l'uguaglianza della giustizia facendo il bene, cioè dando
agli altri quello che loro spetta, e ne conserva l'uguaglianza già
costituita evitando il male, cioè non infliggendo nessun danno al prossimo.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Bene e male sono qui considerati
sotto un aspetto particolare, che li rende propri della giustizia.
Ora, le due cose suddette vengono considerate, per un aspetto particolare
del bene e del male, come parti integranti della giustizia
e non delle altre virtù morali, perché le altre virtù morali hanno
per oggetto le passioni, nelle quali fare il bene consiste nel raggiungere
il giusto mezzo, allontanandosi dai due eccessi, come da
due mali: e quindi nelle altre virtù fare il bene ed evitare il male
sono la stessa cosa. Invece la giustizia ha di mira operazioni e
cose esterne, e in questo campo una cosa è attuare il giusto mezzo,
e un'altra il non comprometterlo.
2. L'allontanamento
dal male, in quanto costituisce parte integrante
della giustizia, non implica una pura negazione, e cioè non
fare il male: questo infatti non merita la palma (della vittoria),
ma evita soltanto la pena. Esso invece implica un moto della volontà
di ripulsa contro il male, come indica il nome stesso di allontanamento.
E questo è meritorio: specialmente quando uno viene pressato
a fare il male, e resiste.
3. Fare il bene è l'atto completivo della giustizia, e come la parte
principale di essa. Invece evitare il male ne è l'atto imperfetto, e la
parte secondaria; quindi ne costituisce come l'elemento materiale,
di cui non può fare a meno la parte formale completiva.
ARTICOLO
2
Se la trasgressione sia uno speciale peccato
SEMBRA che la trasgressione non sia uno speciale peccato.
Infatti:
1. Nella deflnizione di un genere non può trovarsi una delle sue specie.
Ma la trasgressione si trova nella definizione del peccato:
poiché S. Ambrogio afferma che il peccato è "una trasgressione
della legge di Dio". Dunque la trasgressione non è una specie di peccato.
2. Nessuna specie si può estendere più del proprio genere. Ora,
la trasgressione è più estesa del peccato: il peccato infatti, a detta
di S. Agostino, è "una parola, un'azione, o un desiderio contro la
legge di Dio"; invece la trasgressione si può avere anche contro la
natura o la consuetudine. Perciò la trasgressione non è uno speciale peccato.
3. Nessuna specie abbraccia tutte le parti in cui il suo genere si divide.
Ma il peccato di trasgressione si estende a tutti i vizi capitali,
e anche ai peccati di pensiero, di parola e di opere.
Dunque la trasgressione non è uno speciale peccato.
IN CONTRARIO: La trasgressione si contrappone a una speciale virtù,
cioè alla giustizia.
RISPONDO: Il termine trasgressione è passato in campo morale dai
moti corporali. Ora, si dice che uno trasgredisce nel muoversi fisicamente,
per il fatto che passa oltre (trans graditur) il termine prestabilito.
Ora, in campo morale all'uomo il termine da non oltrepassare
viene prestabilito dai precetti negativi. Ecco perché la trasgressione
si ha propriamente quando uno agisce contro un precetto negativo.
Ora, questo materialmente può riscontrarsi in tutte le specie di
peccati: poiché con un peccato di qualsiasi specie l'uomo trasgredisce
sempre un precetto divino. - Ma se si prende formalmente,
cioè secondo quest'aspetto speciale dell'infrazione di un precetto
negativo, allora la trasgressione è un peccato specifico in due maniere.
Primo, in quanto si contrappone agli altri peccati che sono
i contrari delle altre virtù. Infatti, come alla giustizia legale spetta
l'osservanza di ciò che si deve per legge, così è proprio della trasgressione
mirare al disprezzo della legge. Secondo, in quanto si distingue dall'omissione,
che si oppone ai precetti positivi.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come la giustizia legale in concreto
e materialmente è la virtù in genere, così l'ingiustizia legale materialmente è
il peccato in tutta la sua universalità. E S. Ambrogio definisce
il peccato da questo punto di vista, cioè in quanto è un'ingiustizia legale.
2. L'inclinazione della natura rientra nei precetti della legge naturale.
Così la stessa consuetudine ha il vigore di un precetto: poiché,
a detta di S. Agostino, "le usanze del popolo di Dio vanno
considerate come legge". Ecco perché sia il peccato che la trasgressione
hanno contro di sé tanto le buone consuetudini quanto le inclinazioni naturali.
3. Tutte le specie dei peccati ricordati possono esser commesse
con trasgressioni che non si limitano alla loro formalità propria,
ma rivestono un aspetto speciale, di cui ora abbiamo parlato. - Però il peccato
di omissione si distingue sempre nettamente dalla trasgressione.
ARTICOLO
3
Se l'omissione sia uno speciale peccato
SEMBRA che l'omissione non sia uno speciale peccato.
Infatti:
1. Un peccato, o è originale, o è attuale. Ora, l'omissione non è
un peccato originale; perché non si contrae con l'origine, o nascita.
E non è un peccato attuale; perché può avvenire senza nessun
atto, come abbiamo detto sopra, parlando dei peccati in generale.
Dunque l'omissione non è uno speciale peccato.
2. Ogni peccato è volontario. L'omissione invece talora non è volontaria,
ma necessaria: p. es., quando una donna che ha fatto
il voto di verginità è stata violata; oppure quando uno ha perso
la cosa che doveva restituire; o quando un sacerdote tenuto a celebrare
si trova impedito di farlo. Perciò l'omissione non sempre è peccato.
3. Per ciascun peccato specificamente distinto si può determinare
il tempo in cui comincia a sussistere. Ora, questo nell'omissione
non si può determinare, perché in tutti i momenti in cui uno non
agisce è sempre nella stessa disposizione, e tuttavia egli non pecca
tutti i momenti. Dunque l'omissione non è un peccato specificamente distinto.
4. Ogni peccato specifico si contrappone a una specifica virtù.
Ma una virtù specifica che si contrappone all'omissione non esiste:
sia perché si può omettere il bene di qualsiasi virtù; sia perché la
giustizia, cui sembra opporsi in maniera particolare, richiede sempre
un atto qualsiasi, come sopra abbiamo detto per l'allontanamento dal male:
mentre l'omissione può avvenire senza nessun atto.
Quindi l'omissione non è uno speciale peccato.
IN CONTRARIO: Sta scritto:
"Chi sa fare il bene e non lo fa commette peccato".
RISPONDO: L'omissione implica il tralasciamento non di un bene qualsiasi,
ma di un bene dovuto. Ora, il bene sotto l'aspetto di
cosa dovuta propriamente appartiene alla giustizia; a quella legale,
se il dovere deriva dalla legge divina, o umana; a quella speciale,
se il dovere è visto in rapporto al prossimo. Perciò come è una
speciale virtù la giustizia, secondo le spiegazioni date sopra, così è
un peccato speciale l'omissione, distinto dagli altri peccati che si
contrappongono alle altre virtù. E come fare il bene, cui si oppone
l'omissione, è una parte speciale della giustizia distinta dall'evitare
il male, cui si oppone la trasgressione, così anche l'omissione si distingue
dalla trasgressione.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'omissione non è un peccato originale,
ma attuale; non perché implichi essenzialmente un atto, ma perché
la negazione di un atto rientra nel genere di esso. E in tal senso, come sopra
fu spiegato, non agire equivale ad agire in un certo modo.
2. Come abbiamo già detto, l'omissione si concepisce solo in rapporto
a un bene dovuto, che uno ha l'obbligo di compiere. Ora, nessuno è
tenuto all'impossibile. Dunque nessuno commette peccato
di omissione, se non fa quello che non può fare. Perciò una donna
violata che ha fatto voto di verginità, non fa un peccato di omissione
perché non custodisce la verginità, ma perché non si pente del
suo peccato, o perché non fa quello che può per adempiere il suo
voto con l'osservanza della castità. Così il sacerdote non è tenuto
a dir la messa, se non in quanto è in condizioni di farlo: e se queste mancano,
non pecca di omissione. Parimenti uno è tenuto a
restituire, supposto che ne abbia la capacità: e se questa manca,
non fa un peccato d'omissione, purché faccia quello che può. Lo stesso
si dica di altri casi del genere.
3. Come il peccato di trasgressione è in contrasto con i precetti
negativi, che mirano ad evitare il male, così il peccato di omissione
è in contrasto con i precetti affermativi, che mirano al compimento
del bene. Ma i precetti affermativi non obbligano in tutti i momenti,
bensì in tempi determinati. Ed è allora che il peccato di omissione
comincia a sussistere.
Tuttavia può capitare che allora uno non sia in grado
di fare ciò che deve. E se questo avviene senza sua colpa, non c'è omissione,
come abbiamo già detto. - Se invece ciò avviene per un suo peccato
precedente, p. es., se uno è incapace di alzarsi per il mattutino, per
essersi ubriacato la sera avanti; allora secondo alcuni il suo peccato
di omissione comincerebbe ad esistere, da quando si è applicato
all'atto illecito incompatibile con quello al quale era tenuto.
Ma questo non sembra vero. Poiché, nel caso che costui venisse
svegliato di prepotenza e andasse così a mattutino, non avrebbe
peccato d'omissione. Perciò è evidente che l'ubriacatura precedente
non era l'omissione, ma causa dell'omissione. - Bisogna concludere,
quindi, che l'omissione comincia ad essergli imputata come colpa,
quando sarebbe stato il tempo di agire: però a motivo della causa
precedente, che rende volontaria l'omissione successiva.
4. L'omissione direttamente si oppone alla giustizia, come abbiamo
spiegato: infatti, e l'abbiamo già visto sopra, il bene di una
virtù non viene omesso che sotto l'aspetto di cosa dovuta, aspetto
che appartiene alla giustizia. E sappiamo che per l'atto meritorio
di virtù si richiedono più cose che per il demerito della colpa: poiché
"il
bene deriva dalla perfetta integrità della causa, il male deriva
da particolari difetti". Ecco perché al merito della giustizia si richiede
l'atto; mentre questo non si richiede per l'omissione.
ARTICOLO
4
Se il peccato di omissione sia più grave del peccato di trasgressione
SEMBRA che il peccato di omissione sia più grave del peccato di trasgressione.
Infatti:
1. Dire delitto è come dire derelitto: e quindi il delitto sembra
identificarsi con l'omissione. Ma un delitto è cosa più grave di un
peccato di trasgressione: poiché nella Scrittura richiede un castigo
più severo. Dunque il peccato di omissione è più grave del peccato di trasgressione.
2. A un bene maggiore si contrappone un male maggiore, come
spiega Aristotele. Ora, stando alle spiegazioni precedenti, fare il
bene, cui si oppone l'omissione, è una parte più nobile della giustizia
che evitare il male, cui si oppone la trasgressione. Perciò
l'omissione è un peccato più grave della trasgressione.
3. Il peccato di trasgressione può essere veniale e mortale. Invece
il peccato di omissione sembra essere sempre mortale: poiché si
contrappone a un precetto affermativo. Dunque l'omissione è un
peccato più grave della trasgressione.
4. La pena del danno, cioè la privazione della visione beatifica,
dovuta al peccato di omissione, è un castigo più grave della pena
del senso, dovuta al peccato di trasgressione, secondo le spiegazioni
del Crisostomo. Ora, il castigo è proporzionato alla colpa. Quindi
il peccato di omissione è più grave del peccato di trasgressione.
IN CONTRARIO: È più facile astenersi dal fare il male che compiere
il bene. Dunque pecca più gravemente chi non si astiene dal fare il male,
cioè dal trasgredire, che colui il quale non compie il bene, vale a dire l'omette.
RISPONDO: Un peccato in tanto è grave, in quanto si allontana
dalla virtù. Ora, a detta di Aristotele, "la distanza più grande consiste
nella contrarietà". Quindi una cosa è più distante dal suo
contrario che la semplice sua negazione: il nero, p. es., è più distante
dal bianco che il semplice non bianco; infatti ogni oggetto nero è non bianco,
ma non è vero il contrario. Ora, è noto che la trasgressione è il contrario
di un atto di virtù, mentre l'omissione implica la sola negazione
di esso: si ha, p. es., un peccato di omissione,
se uno non usa verso i genitori la debita riverenza; mentre si ha peccato
di trasgressione, se infligge loro un insulto o un'ingiuria qualsiasi.
Perciò è evidente che, di suo e assolutamente parlando,
la trasgressione è un peccato più grave dell'omissione, sebbene
certe omissioni possano essere più gravi di certe trasgressioni.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il termine delitto ordinariamente
sta a indicare qualsiasi omissione. Ma in certi casi indica l'omissione
dei doveri verso Dio: oppure l'atteggiamento di una persona
che di proposito e per disprezzo lascia di fare ciò che deve.
E in questi casi ha una speciale gravità, per cui merita un castigo più severo.
2. Fare il bene si contrappone sia a non fare il bene, cioè all'omissione,
come a fare il male, cioè alla trasgressione: ma la prima opposizione è
contradditoria, la seconda contraria, la quale ultima implica una
maggiore distanza. E quindi la trasgressione è un peccato più grave.
3. Come l'omissione contrasta con i precetti affermativi, così la
trasgressione contrasta con quelli negativi. Perciò a tutto rigore
entrambe implicano la gravità di un peccato mortale. Tuttavia si
può parlare di tragressione e di omissione in senso lato, in rapporto
a cose che esulano dai precetti affermativi o negativi, ma che
dispongono ad atti incompatibili con essi. E prese in questo senso
più largo l'una e l'altra possono essere peccati veniali.
4. Al peccato di trasgressione corrisponde, sia la pena del danno,
per l'aversione da Dio, sia la pena del senso, per il volgersi disordinato
ai beni transitori. Parimenti, al peccato di omissione non
è dovuta solo la pena del danno, ma anche la pena del senso; come
si legge in S. Matteo: "Ogni albero che non dà buon frutto, vien
tagliato e gettato nel fuoco". E questo per la radice da cui deriva:
sebbene questo peccato non richieda necessariamente un volgersi
attuale verso beni transitori.
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