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Questione
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La mormorazione
Veniamo ora a trattare della mormorazione.
Sull'argomento si pongono due quesiti: 1. Se la mormorazione
sia un peccato distinto dalla maldicenza, o detrazione; 2. Quale
di essi sia più grave.
ARTICOLO
1
Se la mormorazione sia un peccato distinto dalla maldicenza
SEMBRA che la mormorazione non sia un peccato distinto dalla maldicenza.
Infatti:
1. S. Isidoro così ha scritto nelle sue Etimologie:
"Il sussurrone,
o mormoratore, è così denominato dal suono delle due parole:
poiché non parla in faccia, ma parla all'orecchio dicendo
male di altri". Ora, parlare di altri in tal modo è proprio della
detrazione. Dunque la mormorazione non è distinta da essa.
2. Sta scritto:
"Non essere denigratore né mormoratore in mezzo
al popolo". Ma il denigratore sembra che s'identifichi col detrattore.
Perciò anche la mormorazione non si distingue dalla detrazione.
3. Si legge nell'Ecclesiastico:
"Il mormoratore e l'uomo bilingue
sia maledetto". Ma l'uomo bilingue non è che il maldicente:
poiché è proprio dei maldicenti parlare in due modi, cioè in un
modo dietro le spalle e in un altro alla presenza del prossimo.
Quindi il mormoratore s'identifica col maldicente.
IN CONTRARIO: A proposito dei
"mormoratori e maldicenti" di cui
parla S. Paolo, la Glossa spiega: "Mormoratori son quelli che seminano
la discordia tra gli amici; maldicenti quelli che negano o
sminuiscono il bene altrui".
RISPONDO: La mormorazione e la maldicenza coincidono nella
materia, e anche nella forma, ossia nel modo di parlare: poiché
l'una e l'altra consistono nel dir male del prossimo a sua insaputa.
E per questa somiglianza talora si scambiano l'una con l'altra.
Quando, p. es., l'Ecclesiastico dice: "Non ti meritare il nome di
mormoratore",
la Glossa aggiunge: "Cioè di maldicente". Esse
però differiscono nel fine. Poiché il maldicente mira a denigrare
la fama del prossimo: e quindi insiste specialmente nel presentare
quei difetti che possono infamare una persona, o almeno diminuirne la fama.
Invece il mormoratore mira a distruggere l'amicizia,
come risulta dalla Glossa citata (nell'argomento in contrario)
e da quel passo dei Proverbi: "Tolto di mezzo il mormoratore,
si sopiscono le contese". Perciò il mormoratore insiste nel
presentare quei difetti, che possono eccitare contro una persona
l'animo di chi ascolta, secondo le parole della Scrittura: "Il peccatore
scompiglia gli amici, e tra quelli che vivono in pace insinua l'inimicizia".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il mormoratore, in quanto parla
male di altri, si può dire che fa della detrazione. Tuttavia egli si
distingue dal maldicente in quanto che non intende direttamente
dire il male; ma intende dire quanto può eccitare gli altri contro
qualcuno, anche se assolutamente parlando è un bene, che però è
un male apparente, perché dispiace alla persona a cui ne parla.
2. Il denigratore, o accusatore differisce dal mormoratore e dal
detrattore. Perché denigratore è chi pubblicamente addossa ad
altri dei delitti, o accusando, o insultando: il che non appartiene
al detrattore e al mormoratore.
3. Uomo bilingue propriamente è il mormoratore. Siccome, infatti,
l'amicizia si attua tra due persone, chi mormora si sforza di romperla
dall'una e dall'altra parte: e quindi usa una doppia lingua
verso di loro, dicendo all'uno male dell'altro. Di qui le parole
dell'Ecclesiastico: "Il mormoratore e l'uomo bilingue sia maledetto";
e aggiunge: "Molti invero che vivevano in pace ha mandato in malora".
ARTICOLO
2
Se la maldicenza sia un peccato più grave della mormorazione
SEMBRA che la maldicenza sia un peccato più grave della mormorazione.
Infatti:
1. I peccati di lingua consistono nel dir male di altri.
Ma il maldicente dice del prossimo ciò che è male in senso assoluto, perché
da codesto male proviene l'estinzione o la diminuzione della fama:
il mormoratore invece è preoccupato soltanto di dire il male apparente,
cioè quanto dispiace a chi ascolta. Dunque la maldicenza
è un peccato più grave della mormorazione.
2. Chi toglie la fama a una persona non le toglie un amico soltanto,
ma molti: perché tutti rifiutano l'amicizia di chi è infamato.
Infatti per condannare una persona così si esprime la Scrittura: "Ti stringerai
in amicizia con quei che odiano il Signore".
Ora, la mormorazione toglie un amico soltanto. Quindi la maldicenza è
un peccato più grave della mormorazione.
3. Sta scritto:
"Chi sparla di un fratello sparla della legge"; e
quindi di Dio che è il legislatore: cosicché la maldicenza è un peccato
contro Dio, che è più grave, come sopra abbiamo visto. Invece
il peccato di mormorazione è contro il prossimo. Perciò il peccato
di maldicenza è più grave del peccato di mormorazione.
IN CONTRARIO: Nella Scrittura si legge:
"Gravissima infamia sull'uomo
bilingue: al mormoratore poi odio, inimicizia e obbrobrio".
RISPONDO: Come sopra abbiamo detto, tanto più grave è un peccato
contro il prossimo, quanto più grave è il danno arrecato: e
il danno è tanto più grave quanto il bene compromesso è superiore.
Ora, tra i beni esterni il più importante è l'amicizia: poiché,
come dice il Filosofo, "nessuno può vivere senza amici". Infatti
nella Scrittura si legge: "A un amico fedele non c'è nulla che
possa compararsi". Poiché anche la buona fama, che vien tolta
dalla maldicenza, serve specialmente a rendere una persona oggetto
di amicizia. Perciò la mormorazione è un peccato più grave
della maldicenza, e persino della contumelia: poiché, a detta del
Filosofo, "l'amico vale più dell'onore, e più vale essere amati che
onorati".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La specie e la gravità di un peccato
si desume più dal fine che dal suo oggetto materiale. E a motivo
del fine la mormoranone è più grave: sebbene talora il maldicente
dica cose peggiori.
2. La fama dispone all'amicizia, e l'infamia all'inimicizia. Ora,
una disposizione è inferiore alla cosa cui predispone. Perciò chi
coopera a produrre una disposizione all'inimicizia pecca meno
gravemente di chi mira in maniera diretta a produrre l'inimicizia.
3. Chi sparla del prossimo, in tanto sparla della legge, in quanto
disprezza il precetto della carità verso di lui. Ma colui che mira
a sciogliere un'amicizia agisce più direttamente contro tale precetto.
Quindi questo peccato è più d'ogni altro contro Dio: poiché,
come dice S. Giovanni, "Dio è amore". Ecco perché nei Proverbi
si legge: "Sono sei le cose che il Signore odia, e la settima è in
esecrazione all'anima sua", e al settimo posto troviamo "colui che
semina discordie tra i fratelli".
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