|
Questione
63
L'accettazione di persone, o parzialità
Passiamo ora a trattare dei vizi opposti alle parti della giustizia
delle quali abbiamo parlato. Primo, della parzialità, o accettazione
di persone, che si contrappone alla giustizia distributiva;
secondo, dei peccati contrari alla giustizia commutativa.
Sul primo argomento si pongono quattro quesiti: 1. Se l'accettazione
di persone sia peccato; 2. Se possa verificarsi nel conferimento
dei beni spirituali; 3. Se capiti nelle testimonianze di onore;
4. Se possa capitare nelle sentenze giudiziarie.
ARTICOLO
1
Se l'accettazione di persone sia peccato
SEMBRA che l'accettazione di persone non sia peccato.
Infatti:
1. Col termine persona si indica il valore di un uomo. Ma è
compito proprio della giustizia distributiva considerare il valore
delle persone. Dunque l'accettazione delle persone non è peccato.
2. Nei rapporti umani le persone valgono più delle cose: poiché
le cose sono per le persone e non viceversa. Ma fare accettazione
di cose non è peccato. Molto meno, quindi, lo sarà l'accettazione di persone.
3. In Dio non può esserci nessuna iniquità, o peccato. Ora, Dio
fa delle parzialità; poiché talora di due uomini della stessa condizione
attrae a sé l'uno con la sua grazia, e l'altro lo lascia nel
peccato secondo le parole evangeliche: "Due saranno in un letto:
l'uno sarà preso e l'altro lasciato". Dunque la parzialità non è peccato.
IN CONTRARIO: Nella legge
divina non è proibito che il peccato. Ma
la parzialità è espressamente proibita dal Deuteronomio: "Non si faccia
differenza tra le persone". Quindi l'accettazione di persone è peccato.
RISPONDO: La parzialità, o accettazione di persone si contrappone
alla giustizia distributiva. Infatti la perequazione della giustizia
distributiva consiste nel distribuire cose diverse a persone
diverse, secondo il loro valore personale. Perciò se uno prende in
considerazione le proprietà di una persona che la rendono meritevole
di quanto le è dovuto, non si avrà un riguardo, o un'accettazione
per la persona, ma per la causa determinante: ecco
perché la Glossa a proposito dell'affermazione paolina, "in Dio
non c'è accettazione di persone", afferma che "il giusto giudice
guarda alle cause, non alle persone". Se uno, p. es., promovesse
al dottorato una persona per la sua preparazione scientifica, si
avrebbe riguardo alla giusta causa movente e non alla persona;
se invece in colui al quale conferisce qualcosa uno riguardasse non
il movente che rende proporzionato o dovuto codesto conferimento,
ma soltanto il fatto che si tratta di quel determinato individuo,
cioè di Pietro o di Martino, allora si avrebbe un'accettazione di
persona, perché l'attribuzione sarebbe fatta semplicemente alla
persona, e non per le cause, o motivi che la rendono degna di essa.
Ora, si riduce alla persona qualsiasi condizione che non costituisce
un motivo per aver diritto a quella particolare donazione:
si avrebbe, p. es., accettazione di persone, se si promovesse qualcuno
a una prelatura, o al magistero perché è ricco, oppure perché parente.
Ci sono però delle condizioni personali che pur rendendo
un individuo meritevole di una data cosa, non lo rendono
meritevole di un'altra: la parentela, p. es., può rendere una persona
meritevole di accedere all'eredità di un patrimonio, non già
al conferimento di una prelatura ecclesiastica. Ecco perché una
medesima qualità personale in rapporto a un dato negozio costituisce
un'accettazione di persone, mentre in altre faccende non lo è affatto.
Perciò è evidente che la parzialità, o accettazione di persona
è in contrasto con la giustizia distributiva, per il fatto che non
rispetta le debite proporzioni. Ora, niente all'infuori del peccato
è in contrasto con la virtù. Dunque l'accettazione di persone è peccato.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Nella giustizia distributiva vengono
considerate le qualità personali che costituiscono i moventi
del valore o del merito. Invece nell'accettazione di persona si considerano
qualità personali che esulano, come abbiamo detto, da codesti moventi.
2. Le persone sono adatte e degne delle attribuzioni che vengono
loro distribuite in forza di determinate cose, che rientrano nelle
condizioni di persona: ecco perché codeste condizioni vanno prese
in considerazione, quali cause immediate. Invece quando si prende
in considerazione la persona stessa, si considera come causa ciò
che non è causa. Perciò sebbene certe persone siano più meritevoli
in senso assoluto, non lo sono in quel caso particolare.
3. Esistono due tipi di donazione. La prima appartiene alla giustizia,
e consiste nel dare a uno ciò che gli spetta. Ebbene, l'accettazione
di persona riguarda codesta donazione. - C'è invece
una seconda donazione che appartiene alla liberalità, e consiste
nel dare a uno ciò che non gli spetta. Tale è appunto il conferimento
dei doni della grazia, mediante i quali i peccatori sono
attratti da Dio. E in questa donazione non può aver luogo l'accettazione
di persone: poiché ciascuno senza ingiustizia può dare del
suo quanto vuole e a chi vuole, secondo quelle parole evangeliche: "Non posso
io fare (del mio) quello che voglio? Prendi il tuo e vattene".
ARTICOLO
2
Se possa esserci accettazione di persone nel dispensare i beni spirituali
SEMBRA che non possa esserci accettazione di persone nel dispensare
i beni spirituali.
Infatti:
1. Conferire a una persona una dignità ecclesiastica o un beneficio
per la parentela rientra nell'accettazione di persona: poiché
la parentela non è una causa che rende un uomo meritevole
di un beneficio ecclesiastico. Ma questo non è peccato: perché i
prelati della Chiesa lo fanno per consuetudine. Dunque nel conferimento
dei beni spirituali non può esserci il peccato dell'accettazione di persone.
2. Preferire i ricchi ai poveri rientra, come dice S. Giacomo,
nell'accettazione di persone. Ora, coi ricchi e con i potenti si dispensa
più facilmente che con altri, perché possano contrarre il
matrimonio in certi gradi di consanguineità. Perciò nel conferimento
dei beni spirituali non esiste il peccato di accettazione di persona.
3. Per legge si richiede che si elegga una persona idonea, ma
non che si elegga il migliore. Ma eleggere a una carica chi è
meno buono si riduce all'accettazione di persone. Dunque in materia
di beni spirituali non c'è il peccato di accettazione di persone.
4. Secondo gli statuti ecclesiastici si deve eleggere qualcuno
"della
circoscrizione ecclesiastica" interessata. Ora, questo sembra
ridursi a un'accettazione di persona: poiché in certi casi altrove
se ne trovano di più idonei. Perciò l'accettazione di persone non
è peccato quando si tratta di beni spirituali.
IN CONTRARIO: S. Giacomo ammonisce:
"Che la vostra fede nel
Signore nostro Gesù Cristo non abbia riguardi personali". E S. Agostino
commenta: "Chi può tollerare che si elegga un ricco
a un posto di onore nella Chiesa, disprezzando un povero più
istruito e più santo?".
RISPONDO: L'accettazione di persona è peccato, come abbiamo
visto, in quanto è in contrasto con la giustizia. Ora, più importante
è la materia in cui uno trasgredisce la giustizia, più grave è il
suo peccato. E siccome i beni spirituali sono superiori a quelli
temporali, è più grave avere riguardi personali nel conferimento
di beni spirituali che nel conferimento di quelli temporali.
E poiché questo peccato consiste nel fatto che a una persona
viene dato più di quanto essa meriti, si deve considerare che il
valore di una persona si può determinare in due modi. Primo,
per se stesso e in senso assoluto: e in tal modo è di maggior
valore chi è più dotato di beni spirituali e dei doni di grazia. - Secondo,
in rapporto al bene comune: può capitare infatti che uno
il quale è meno santo e meno dotto sia più capace di giovare al
bene comune, per il suo prestigio civile, o per la sua abilità, o
per altre cose del genere. E poiché il conferimento dei beni spirituali è
ordinato principalmente al bene comune, secondo il detto
paolino: "A ciascuno è stata concessa la manifestazione dello Spirito
per l'(altrui) utilità"; in certi casi nel conferimento delle
mansioni spirituali, senza accettazione di persona, son preferiti
ai migliori quelli che in senso assoluto sono meno buoni. Del
resto Dio stesso talora concede le grazie carismatiche a persone meno buone.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. A proposito dei consanguinei dei
prelati bisogna distinguere. Talora infatti essi son meno meritevoli di altri,
sia in senso assoluto, che in rapporto al bene comune.
E allora se vengono preferiti a dei candidati migliori, si
ha il peccato di accettazione di persona nel conferimento di beni
spirituali; di cui un prelato ecclesiastico non è padrone, così da
poterli dare a piacere, ma amministratore, secondo le parole di
S. Paolo: "Ci si deve considerare come servitori di Cristo e come
amministratori dei misteri di Dio". - Talora invece i consanguinei
di un prelato ecclesiastico son meritevoli al pari degli altri.
E allora egli può preferirli, senza accettazione di persona: poiché
hanno il vantaggio di essere presumibilmente più disposti a trattare
con lui con identità di vedute gli affari ecclesiastici. Tuttavia
questa preferenza dovrebbe essere abolita, se da essa altri prendessero
l'esempio per accordare ai parenti i beni ecclesiastici prescindendo dal merito.
2. Le dispense matrimoniali si usa concederle per il rafforzamento
dei trattati di pace: ecco perché sono più necessarie per
il bene comune tra le persone altolocate. Quindi con tali persone si dispensa
con più facilità, senza un peccato di accettazione di persone.
3. Perché un'elezione non possa essere impugnata in giudizio,
basta eleggere un individuo idoneo, e non è necessario eleggere
il migliore: altrimenti si potrebbe contestare qualsiasi elezione.
Ma per la coscienza di chi elegge è necessario eleggere il migliore,
o il migliore in senso assoluto, o il migliore in rapporto al bene
comune. Se infatti per una prelatura si può avere uno più idoneo,
e se ne elegge un altro, bisogna che ciò avvenga per un motivo.
Ora, se codesto motivo riguarda l'incarico, allora relativamente
ad esso la persona eletta sarà la più idonea. Se invece il motivo
non riguarda l'incarico, allora si tratta di accettazione di persona.
4. L'eletto che appartiene alla circoscrizione di una data chiesa,
ordinariamente è più indicato per il bene comune: perché ama
di più la chiesa in cui è stato allevato. Di qui il precetto della
Scrittura: "Non potrai far re un uomo d'altra nazione,
che non sia un tuo fratello".
ARTICOLO
3
Se possa esserci peccato di accettazione di persona nelle
testimonianze di onore e di rispetto
SEMBRA che non possa esserci peccato d'accettazione di persona
nelle testimonianze di onore e di rispetto.
Infatti:
1. L'onore, a detta di Aristotele, non è altro che un riguardo
usato verso qualcuno in riconoscimento della sua virtù. Invece i
prelati e i principi bisogna onorarli anche se sono cattivi; e così
pure i genitori, come dice la Scrittura: "Onora il padre e la madre";
e anche i padroni devono essere onorati dai servi, anche
se cattivi, stando alle parole di S. Paolo: "Quanti son sotto il
giogo schiavi, d'ogni onore stimino degni i propri padroni".
Dunque l'accettazione di persona nelle testimonianze di onore non è peccato.
2. Il Levitico prescrive:
"Innanzi a un capo canuto alzati in
piedi, e onora la persona del vecchio". Ma questo sembra che
rientri nell'accettazione di persona; poiché talora i vecchi non
sono virtuosi, come si legge in Daniele: "L'iniquità è uscita dagli
anziani del popolo". Quindi i riguardi personali nelle testimonianze
di onore non sono peccato.
3. A proposito di quel testo:
"Non abbiate riguardi personali, ecc.",
S. Agostino commenta: "Qualora le parole di S. Giacomo, "Se nella
vostra adunanza entrerà un uomo con un anello d'oro, ecc.",
dovessero intendersi delle adunanze quotidiane, chi è che
non pecca, se poi pecca?". Eppure è un'accettazione di persona
onorare i ricchi per le loro ricchezze. S. Gregorio infatti ammonisce: "La
nostra superbia viene rintuzzata, per il fatto che negli
uomini non onoriamo la natura per cui son fatti a immagine di
Dio, ma le ricchezze". Ora, siccome le ricchezze non sono motivo
giusto d'onore, questi riguardi non sono che riguardi personali. Dunque
l'accettazione di persone nelle manifestazioni di rispetto non sono peccato.
IN CONTRARIO: La Glossa afferma:
"Chi onora il ricco per le
sue ricchezze commette peccato". Lo stesso vale, se uno viene onorato
per altre cause che non rendono degni di onore: perché si
tratta di riguardi personali. Dunque i riguardi personali nelle testimonianze
di onore sono peccato.
RISPONDO: L'onore è un riconoscimento della virtù di colui che
viene onorato: perciò soltanto la virtù è il motivo giusto dell'onore.
Si deve però notare che uno può essere onorato non solo
per la sua virtù personale, ma anche per quella di altri. Così i
principi e i prelati vengono onorati anche se sono cattivi, in
quanto fanno le veci di Dio e della collettività cui sono preposti,
secondo le parole dei Proverbi: "Come chi getta sassi nel mucchio
di Mercurio, così chi dà lode allo stolto". - Perché i pagani appunto
attribuivano a Mercurio il commercio, si denomina mucchio
di Mercurio la somma di un calcolo commerciale, in cui talora
i mercanti mettono un sasso al posto di cento marchi; così, dunque,
viene onorato lo stolto, perché sta al posto di Dio, e di tutta
la collettività. - Per lo stesso motivo devono essere onorati i genitori
e i padroni, perché partecipi della dignità di Dio, Padre e
Signore di tutti. - I vecchi poi bisogna onorarli perché portano
il segno della virtù, che è la vecchiaia: sebbene talora codesto
segno non corrisponda alla verità. Ecco perché si legge nella Sapienza: "La
vecchiaia veneranda non è quella che dura a lungo
e non si misura dal numero degli anni: ma canizie è per gli uomini
la saggezza, e vecchiaia è la vita senza macchia". - I ricchi
finalmente bisogna onorarli per il fatto che occupano un grado superiore
nella collettività. Se invece venissero onorati solo in forza
delle ricchezze, si avrebbe un peccato di accettazione di persona.
Sono così risolte anche le difficoltà.
ARTICOLO
4
Se questo peccato possa capitare nelle sentenze giudiziarie
SEMBRA che il peccato dell'accettazione di persona non possa capitare
nelle sentenze giudiziarie.
Infatti:
1. L'accettazione di persona si contrappone alla giustizia
distributiva, come abbiamo visto. Ma le sentenze giudiziarie per lo più
sembra che appartengano alla giustizia commutativa.
Dunque l'accettazione di persona non può capitare nelle sentenze giudiziarie.
2. Le pene sono inflitte in forza di una sentenza giudiziaria.
Ora, nelle pene si usano riguardi personali, senza peccato; poiché
è punito più gravemente chi fa ingiuria alla persona dei principi
che alle altre persone. Quindi nelle sentenze giudiziarie non ci
sono accettazioni di persona.
3. Sta scritto:
"Quando giudichi sii misericordioso verso gli
orfani".
Ma ciò significa avere riguardi per il povero. Dunque l'accettazione
delle persone non esiste nelle sentenze giudiziarie.
IN CONTRARIO: Sta scritto:
"Non è cosa buona avere riguardi personali in
giudizio".
RISPONDO: Il giudizio, come abbiamo visto sopra, è atto di giustizia
in quanto il giudice riporta alla giusta uguaglianza le cose
che potrebbero sconfinare nella sperequazione contraria. Ora, i
riguardi personali implicano una certa sperequazione, in quanto
si concede a una persona oltre la sua misura, nel rispetto della
quale consiste l'uguaglianza della giustizia. Perciò è evidente che
l'accettazione di persona corrompe il giudizio.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Nelle sentenze giudiziarie si possono
considerare due cose. Primo, la materia che dev'essere giudicata.
E da questo lato la sentenza giudiziaria si può attribuire
sia alla giustizia commutativa, sia a quella distributiva: infatti
in giudizio si può definire sia la distribuzione del bene comune
tra molti, sia la restituzione che un individuo è tenuto a fare a
un altro. - Secondo, la forma stessa del giudizio, consiste nel
fatto che il giudice, anche in materia di giustizia commutativa,
prende dall'uno e dà a un altro. E questo appartiene alla giustizia distributiva.
E da questo lato in qualsiasi giudizio possono
esserci dei riguardi personali.
2. Quando uno è punito più gravemente per aver commesso
un'ingiuria verso una persona più altolocata non c'è accettazione
di persone: poiché la diversità stessa delle persone costituisce
una diversità reale, come sopra abbiamo notato.
3. In giudizio si è tenuti a favorire il povero fin dove è possibile,
però senza ledere la giustizia. Altrimenti si va contro le
parole dell'Esodo: "Nel giudizio non sarai parziale (nemmeno)
a favore del povero".
|