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Questione
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I precetti relativi alla prudenza
Eccoci finalmente a parlare dei precetti relativi alla
prudenza.
Su questo tema tratteremo due argomenti: 1. Dei precetti relativi
alla prudenza; 2. Dei precetti relativi ai vizi contrari.
ARTICOLO
1
Se tra i precetti del decalogo se ne dovesse dare uno relativo alla prudenza
SEMBRA che tra i precetti del decalogo se ne dovesse dare uno
relativo alla prudenza. Infatti:
1. I principali precetti vanno dati sulle principali virtù. Ma i
principali precetti son quelli del decalogo. Perciò, essendo la
prudenza la principale tra le virtù morali, è chiaro che si dovevano
dare dei precetti sulla prudenza tra quelli del decalogo.
2. Nell'insegnamento evangelico la legge è contenuta specialmente
per quanto riguarda i precetti del decalogo. Ora, nel Vangelo
viene dato un precetto sulla prudenza: "Siate prudenti come
i serpenti". Dunque tra i precetti del decalogo non doveva mancarne
qualcuno sulla prudenza.
3. Gli altri scritti del vecchio Testamento sono ordinati a illustrare
i precetti del decalogo: leggiamo infatti in Malachia: "Ricordatevi
della legge di Mosè mio servo, che io gli ho affidata sull'Horeb". Ma negli altri scritti del vecchio Testamento vengono
dati dei precetti sulla prudenza: nei Proverbi, p. es., si dice: "Non appoggiarti sulla tua
prudenza"; e ancora: "Il tuo sguardo
preceda i tuoi passi". Perciò anche nella legge si doveva dare
qualche precetto sulla prudenza, e specialmente tra quelli del decalogo.
IN CONTRARIO: È evidente il contrario per chiunque passi in rassegna
i precetti del decalogo.
RISPONDO: Come abbiamo visto sopra trattando dei comandamenti,
i precetti del decalogo, essendo dati a tutto il popolo, sono
norme comprensibili per tutti, in quanto appartengono alla ragione naturale.
Ma ricadono specialmente sotto il dettame della
ragione naturale i fini della vita umana, che nell'ordine pratico
occupano il posto dei primi principi nell'ordine speculativo, come
sopra abbiamo già notato. Ora, la prudenza non ha per oggetto
il fine, come abbiamo visto sopra, ma i mezzi ordinati al fine.
Ecco perché non era giusto che tra i precetti del decalogo ci fossero
dei precetti riguardanti direttamente la prudenza. A questa
però interessano in qualche modo tutti i precetti del decalogo in
quanto è guida di tutti gli atti virtuosi.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Sebbene la prudenza assolutamente
parlando sia una virtù superiore alle altre virtù morali,
tuttavia la giustizia, come abbiamo visto in precedenza, è più
connessa al concetto di dovere che è preminente nel precetto. Ecco
perché i principali precetti della legge, ossia il decalogo, dovevano
appartenere più alla giustizia che alla prudenza.
2. La dottrina evangelica è una dottrina di perfezione: e quindi
in essa bisognava istruire l'uomo perfettamente su tutto ciò che
riguarda la bontà della vita, sia che si tratti del fine, sia che si
tratti dei mezzi. Ecco perché nell'insegnamento evangelico non
dovevano mancare precetti sulla prudenza.
3. Come gli altri scritti del vecchio Testamento sono ordinati
ai precetti del decalogo, così era giusto che in codesti scritti successivi
gli uomini venissero ammaestrati sugli atti della prudenza,
che riguarda i mezzi ordinati al fine.
ARTICOLO
2
Se nell'antica legge siano stati ben proposti i precetti proibitivi
riguardanti i vizi contrari alla prudenza
SEMBRA che nell'antica legge non siano stati ben proposti i precetti
proibitivi, riguardanti i vizi contrari alla prudenza. Infatti:
1. Alla
prudenza non sono meno contrari i vizi che si oppongono
ad essa direttamente, come l'imprudenza e le sue parti, che i
vizi i quali hanno con essa una certa somiglianza, quali sono
l'astuzia e i vizi collaterali. Ora, nella legge si ha la proibizione
di questi vizi. Si legge infatti nel Levitico: "Non calunnierai il
tuo prossimo"; e nel Deuteronomio: "Non terrai nel tuo sacchetto
pesi diversi, uno più grande e uno più piccolo". Perciò si dovevano
dare delle proibizioni anche per quei vizi che direttamente
si oppongono alla prudenza.
2. Si possono fare delle frodi in altre cose, oltre che nelle compravendite.
Perciò non era giusto che la legge proibisse la frode solo nelle compravendite.
3. Identico è il motivo che ispira il comando dell'atto di una
virtù, e la proibizione del vizio opposto. Ma nella legge gli atti
della prudenza non vengono comandati. Dunque in essa non si
dovevano neppure proibire i vizi opposti.
IN CONTRARIO: Risulta evidente il contrario dai precetti della legge sopra indicati.
RISPONDO: Come sopra abbiamo visto, la giustizia è connessa
più di ogni altra virtù nell'idea di dovere, che è implicita nel
precetto: poiché la giustizia, come vedremo, consiste nel rendere
ad altri ciò che è loro dovuto. Ora, il peccato di astuzia nella sua
esecuzione si commette in cose che riguardano la giustizia, come
abbiamo notato. Perciò era conveniente che nella legge si dessero
dei precetti che proibissero la messa in opera dell'astuzia, in
azioni contrarie alla giustizia: che cioè proibissero di calunniare
gli altri e di usurparne i beni con l'inganno, o la frode.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. I vizi che si oppongono direttamente
alla prudenza con una contrarietà evidente non rientrano
nell'ingiustizia come l'effettuazione dell'astuzia. Ecco perché non
vengono proibiti nella legge come la frode e l'inganno, che rientrano nell'ingiustizia.
2. Qualsiasi frode o inganno, commessi a danno della giustizia,
si può dire che sono proibiti nel Levitico con la proibizione della
calunnia. Ma frode ed inganno sono compiuti specialmente nella
compravendita; di qui l'ammonimento dell'Ecclesiastico: "L'oste
non sarà immune dai peccati di lingua". Per questo nella legge
viene dato un precetto proibitivo speciale per la frode che si commette
nelle compravendite.
3. Tutti i precetti della legge, relativi agli atti di giustizia, riguardano
l'attuazione pratica della prudenza: esattamente come
i precetti che proibiscono il furto, la calunnia e le vendite fraudolente
colpiscono la messa in opera dell'astuzia.
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