Il Santo Rosario
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Questione 54

La negligenza

Ed eccoci a parlare della negligenza.
Sull'argomento si pongono tre quesiti: 1. Se la negligenza sia un peccato specifico; 2. A quale virtù si contrapponga; 3. Se la negligenza sia peccato mortale.

ARTICOLO 1

Se la negligenza sia un peccato specifico

SEMBRA che la negligenza non sia un peccato specifico. Infatti:
1. La negligenza si oppone alla diligenza. Ma la diligenza si richiede in qualsiasi virtù, come si richiede l'elezione, o scelta. Dunque la negligenza non è un peccato specifico.
2. Un elemento che si trova in tutti i peccati non è un peccato speciale. Ora, la negligenza si riscontra in qualsiasi peccato: poiché chi pecca trascura sempre le cose che avrebbero potuto ritrarlo dal peccato; e chi si ostina nel peccato trascura di pentirsene. Perciò la negligenza non è un peccato speciale.
3. Ogni peccato specifico ha una materia determinata. La negligenza invece non ha una materia determinata: essa infatti non ha per oggetto le azioni cattive o indifferenti, perché trascurarle non costituisce una negligenza per nessuno; e non ha per oggetto quelle buone, perché se si fanno negligentemente non sono più buone. Dunque la negligenza non è un vizio specifico.

IN CONTRARIO: I peccati commessi per negligenza sono distinti da quelli commessi per disprezzo.

RISPONDO: La negligenza dice mancanza della debita sollecitudine. Ora, ogni mancanza di un atto doveroso ha natura di peccato. Quindi è evidente che la negligenza ha natura di peccato: e come la sollecitudine è l'atto di una specifica virtù, così la negligenza è un peccato specifico. Ci sono infatti dei peccati specifici che hanno una speciale materia, come la lussuria che riguarda i piaceri venerei; e ce ne sono altri che sono vizi specifici per la specificità dei loro atti, che pure si estendono a qualsiasi materia. Tali sono tutti i vizi che riguardano gli atti della ragione: infatti qualsiasi atto della ragione si estende a tutte le azioni morali. Perciò, come la sollecitudine, e lo abbiamo dimostrato sopra, è un atto specifico della ragione, così la negligenza, che implica un difetto di sollecitudine è un peccato specifico.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La diligenza s'identifica con la sollecitudine; poiché le cose che sono oggetto di dilezione si compiono con più sollecitudine. Perciò in tutte le virtù si richiede diligenza come si richiede sollecitudine, in quanto si richiedono in esse i debiti atti della ragione.
2. In qualsiasi peccato deve esserci una mancanza relativa a qualche atto della ragione: o relativa al consiglio, o relativa ad altri atti del genere. Perciò, come è un peccato specifico la precipitazione per l'omissione di uno specifico atto della ragione, cioè del consiglio, o deliberazione, sebbene possa verificarsi in qualsiasi genere di peccati; così è un peccato specifico la negligenza, per la mancanza di quell'atto specifico della ragione che è la sollecitudine, sebbene questo possa verificarsi in qualsiasi genere di peccati.
3. Materia della negligenza sono propriamente le azioni buone che uno deve compiere: non che esse siano buone quando sono compiute con negligenza; ma perché per colpa della negligenza viene menomata la loro bontà, sia per l'omissione totale dell'atto per mancanza di sollecitudine, sia per l'omissione di una debita circostanza.

ARTICOLO 2

Se la negligenza si opponga alla prudenza

SEMBRA che la negligenza non si contrapponga alla prudenza. Infatti:
1. La negligenza sembra identificarsi con la pigrizia o torpore, che rientra nell'accidia, come insegna S. Gregorio. Ora, l'accidia non si contrappone alla prudenza, ma alla carità, come sopra abbiamo detto. Dunque la negligenza non si contrappone alla prudenza.
2. Rientrano nella negligenza tutti i peccati di omissione. Ora, il peccato di omissione non si contrappone alla prudenza, ma piuttosto alle virtù morali esecutive. Quindi la negligenza non si contrappone alla prudenza.
3. L'imprudenza riguarda qualcuno degli atti della ragione. La negligenza invece non implica una mancanza né in rapporto al consiglio, come la precipitazione; né in rapporto al giudizio, come l'inconsiderazione; né in rapporto al comando, come l'incostanza. Dunque la negligenza non è un atto d'imprudenza.
4. Sta scritto: "Chi teme Dio nulla trascura". Ora, qualsiasi peccato viene eliminato dalla virtù opposta. Perciò la negligenza si contrappone più al timore che alla prudenza.

IN CONTRARIO: Sta scritto: "Il fanfarone e l'imprudente non badano al tempo". Ma questo rientra nella negligenza. Perciò la negligenza si contrappone alla prudenza.

RISPONDO: La negligenza direttamente si contrappone alla sollecitudine. Ma la sollecitudine riguarda la ragione, e la rettitudine di essa rientra nella prudenza. E quindi, per la ragione contraria, la negligenza rientra nell'imprudenza. - Questo si rileva anche dall'etimologia del termine. Poiché, come dice S. Isidoro, "negligente suona quasi non eleggente". Ora, la buona scelta, o elezione, dei mezzi è compito della prudenza. Perciò la negligenza rientra nell'imprudenza.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La negligenza consiste in una mancanza dell'atto interno, in cui è inclusa anche l'elezione. Invece la pigrizia e il torpore si riferiscono piuttosto all'esecuzione: mentre però la pigrizia implica un ritardo nell'eseguire, il torpore indica una certa lentezza nell'esecuzione stessa. Perciò è giusto che il torpore nasca dall'accidia: poiché l'accidia è "una tristezza che aggrava", cioè che trattiene l'animo dall'agire.
2. L'omissione si riferisce agli atti esterni: si ha infatti una omissione quando si tralascia un atto doveroso. Essa perciò si oppone alla giustizia. Ed è effetto della negligenza: come il compimento di un'azione giusta è effetto della retta ragione (ossia della prudenza).
3. La negligenza riguarda l'atto del comandare, come del resto la sollecitudine. Tuttavia rispetto a codesto atto il negligente manca in maniera diversa dall'incostante. Infatti l'incostante manca nel comandare quasi frastornato da altre cose; invece il negligente pecca per mancanza di prontezza di volontà.
4. Il timor di Dio ha influsso nell'evitare qualsiasi peccato; poiché, a detta dei Proverbi, "col timore di Dio ognuno evita il male". Ecco perché il timore fa evitare la negligenza. Non già che la negligenza si contrapponga direttamente al timore; ma perché il timore spinge l'uomo agli atti della ragione. Ed ecco perché anche sopra, nel trattato delle passioni, abbiamo detto che il timore rende gli uomini disposti al consiglio.

ARTICOLO 3

Se la negligenza possa essere peccato mortale

SEMBRA che la negligenza non possa essere peccato mortale. Infatti:
1. A proposito di quelle parole di Giobbe: "Io temevo delle mie azioni, ecc.", S. Gregorio afferma che "l'amore di Dio anche più piccolo esagera codesta negligenza". Ma dove c'è il peccato mortale viene eliminato del tutto l'amore di Dio. Dunque la negligenza non è peccato mortale.
2. Spiegando le parole dell'Ecclesiaste: "Della tua negligenza mondati con poco", la Glossa aggiunge: "Sebbene l'offerta sia piccola, tuttavia purifica le negligenze di molti peccati". Ora, questo non avverrebbe, se la negligenza fosse un peccato mortale. Perciò questa non è peccato mortale.
3. Nell'antica legge per i peccati mortali furono istituiti dei sacrifici, come risulta dal Levitico. Per la negligenza invece non fu istituito nessun sacrificio. Dunque la negligenza non è un peccato mortale.

IN CONTRARIO: Sta scritto: "Chi è negligente per la sua vita s'incammina alla morte".

RISPONDO: Come sopra abbiamo detto, la negligenza deriva da un rilassamento della volontà, la quale fa sì che la ragione non venga sollecitata a comandare gli atti che deve compiere, o il modo col quale deve compierli. Perciò può capitare in due modi che la negligenza sia peccato mortale. Primo, a motivo di ciò che viene tralasciato per negligenza. Se questo infatti è una cosa indispensabile per la salvezza, si tratti di un atto o di una circostanza, si ha un peccato mortale - Secondo, a motivo della causa. Se infatti la volontà è tanto rilassata nelle cose di Dio da mancare totalmente di carità verso di lui, tale negligenza è peccato mortale. E questo capita specialmente quando la negligenza deriva dal disprezzo. - Se invece la negligenza si limita a trascurare un atto o una circostanza che non sono indispensabili alla salvezza, e questo sia fatto senza disprezzo, ma solo per una mancanza di fervore, dovuta a un peccato veniale, allora la negligenza non è peccato mortale, ma veniale.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'amor di Dio può esser minimo in due modi. Primo, per una mancanza di fervore nella carità: e in tal caso si produce una negligenza che è peccato veniale. Secondo, per una carenza della carità stessa: si dice infatti che l'amor di Dio è minimo quando uno ama Dio soltanto con un amore naturale. E in questo caso si produce una negligenza che è peccato mortale.
2. "La piccola offerta fatta con mente umile e pura", di cui si parla in quel testo, non toglie soltanto i peccati veniali, ma anche quelli mortali.
3. Quando la negligenza consiste nel tralasciare le cose che sono indispensabili per la salvezza, passa a qualche altro genere di peccati più evidenti. Infatti i peccati che si limitano agli atti interni sono più nascosti. Ecco perché nell'antica legge non venivano prescritti dei sacrifici per essi: perché l'oblazione dei sacrifici era come una pubblica confessione del peccato, confessione che non va fatta per i peccati occulti.