Il Santo Rosario
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Questione 52

Il dono del consiglio

Passiamo ora a parlare del dono del consiglio, che corrisponde alla prudenza.
Sull'argomento si pongono quattro quesiti: 1. Se il consiglio sia da annoverarsi tra i sette doni dello Spirito Santo; 2. Se corrisponda alla virtù della prudenza; 3. Se il dono del consiglio rimanga nella patria beata; 4. Se la quinta beatitudine: "Beati i misericordiosi", corrisponda al dono del consiglio.

ARTICOLO 1

Se il consiglio sia da annoverarsi tra i sette doni dello Spirito Santo

SEMBRA che il consiglio non sia da annoverarsi tra i sette doni dello Spirito Santo. Infatti:
1. I doni dello Spirito Santo sono dati per aiuto delle virtù, come insegna S. Gregorio. Ma sopra abbiamo visto che per consigliarsi l'uomo è predisposto alla perfezione dalla virtù della prudenza, o dall'eubulia. Dunque tra i doni dello Spirito Santo non può esserci il consiglio.
2. Tra i doni dello Spirito Santo e le grazie gratis date c'è questa differenza, che queste ultime non sono date a tutti, ma sono variamente distribuite; mentre i doni sono dati a tutti coloro che hanno lo Spirito Santo. Ora, pare che il consiglio abbia per oggetto le facoltà particolari concesse dallo Spirito Santo; poiché nel Libro dei Maccabei si legge: "Ed ecco, Simone vostro fratello è un uomo di consiglio". Perciò il consiglio è da considerarsi più tra le grazie gratis date che tra i sette doni dello Spirito Santo.
3. Sta scritto: "Quanti sono condotti dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio". Ma a quegli esseri che sono condotti da altri non spetta il consiglio. E poiché i doni dello Spirito Santo sono dovuti proprio ai figli di Dio che "hanno ricevuto lo Spirito di adozione a figli", è chiaro che il consiglio non deve essere considerato tra i doni dello Spirito Santo.

IN CONTRARIO: Sta scritto: "Si poserà su di lui lo Spirito di consiglio e di fortezza".

RISPONDO: Come sopra abbiamo detto, i doni dello Spirito Santo sono delle disposizioni che rendono l'anima pronta alla mozione dello Spirito. Ora, Dio muove ogni essere secondo la natura di esso: "muove le creature corporee nel tempo e nello spazio, e muove le creature spirituali nel tempo e non nello spazio", come si esprime S. Agostino. Ora, è proprio della creatura ragionevole muoversi ad agire mediante una ricerca della ragione: e tale ricerca è denominata consiglio, o deliberazione. Perciò lo Spirito Santo muove la creatura ragionevole sotto forma di consiglio. Ecco perché il consiglio va posto tra i doni dello Spirito Santo.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La prudenza, o l'eubulia, sia acquisita che infusa, guida l'uomo nell'indagine del suo consiglio limitandosi alle cose che la ragione è in grado di comprendere: cosicché mediante la prudenza, o l'eubulia, un uomo diviene abile a ben consigliare se stesso, o altri. Siccome però la ragione umana non può abbracciare tutti i fatti particolari e contingenti che possono capitare, avviene, come dice la Scrittura, che "i ragionamenti dei mortali sono timidi, e malsicuri i nostri divisamenti". Ecco perché l'uomo nell'indagine del suo consiglio, o deliberazione, ha bisogno di essere guidato da Dio, il quale abbraccia ogni cosa. E questo avviene mediante il dono del consiglio, col quale l'uomo viene come guidato da un consiglio ricevuto da Dio. Del resto anche nelle cose umane quelli che nel consigliarsi non bastano a se stessi ricorrono al consiglio dei più saggi.
2. Può attribuirsi a una grazia gratis data che uno sia dotato di un consiglio così eccellente da poter ben consigliare gli altri. Ma avere da Dio il consiglio, per conoscere le cose indispensabili per la salvezza, questo è comune a tutti i santi.
3. I figli di Dio sono condotti dallo Spirito Santo secondo la loro natura, cioè salvando il loro libero arbitrio, che è "una facoltà della volontà e della ragione". E quindi ai figli di Dio viene attribuito il dono del consiglio, in quanto la loro ragione viene istruita dallo Spirito Santo sulle azioni da compiere.

ARTICOLO 2

Se il dono del consiglio corrisponda alla virtù della prudenza

SEMBRA che il dono del consiglio non corrisponda alla virtù della prudenza. Infatti:
1. Come insegna Dionigi, la realtà inferiore con quello che ha di più elevato tocca la realtà superiore: l'uomo, p. es., con l'intelletto viene a toccare l'angelo. Ora, le virtù cardinali sono inferiori ai doni, come abbiamo spiegato. E poiché il consiglio è il primo e il più basso tra gli atti della prudenza, mentre il più alto è il comando, e quello intermedio è il giudizio; è chiaro che il dono corrispondente alla prudenza non sarà un consiglio, ma piuttosto un giudizio, o un comando.
2. Un'unica virtù è sufficientemente aiutata da un unico dono: poiché quanto più una cosa è alta, tanto più è unita, come si afferma nel De Causis. Ora, la prudenza viene aiutata dal dono della scienza, il quale non è solo speculativo, ma anche pratico, come sopra abbiamo visto. Dunque il dono del consiglio non corrisponde alla virtù della prudenza.
3. Abbiamo notato sopra che il compito proprio della prudenza è guidare. Invece il dono del consiglio ha il compito di far sì che l'uomo sia guidato da Dio. Perciò il dono del consiglio non corrisponde alla virtù della prudenza.

IN CONTRARIO: Il dono del consiglio ha per oggetto le azioni da compiere in ordine al fine. Ma tale è appunto l'oggetto della prudenza. Dunque le due cose si corrispondono.

RISPONDO: Un principio motore più basso viene soccorso e potenziato specialmente per il fatto che è mosso da un motore superiore: come quando il corpo è mosso dallo spirito. Ora, è evidente che la rettitudine della ragione umana sta all'intelletto divino come un motore più basso a quello più alto: infatti la ragione eterna è la regola suprema di ogni rettitudine umana. Perciò la prudenza, che implica la rettitudine della ragione, viene potenziata ed aiutata in quanto è regolata e mossa dallo Spirito Santo. E questo compito, come abbiamo visto, appartiene al dono del consiglio. Quindi il dono del consiglio corrisponde alla prudenza, come suo aiuto e coronamento.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Giudicare o comandare appartiene non a chi è mosso, ma a chi muove. E poiché nei doni dello Spirito Santo l'anima umana, come si disse, non è movente ma mossa, non era conveniente che il dono correlativo alla prudenza fosse denominato comando, o giudizio, bensì consiglio; col quale termine si può esprimere bene la mozione che la mente consigliata riceve da un altro che consiglia.
2. Il dono della scienza, essendo anche speculativo, non corrisponde direttamente alla prudenza, ma viene in suo aiuto per estensione. Invece il dono del consiglio corrisponde direttamente alla prudenza, avendo il medesimo oggetto.
3. Un motore mosso, per il fatto che è mosso, muove. Perciò la mente di un uomo, per il fatto che è guidata dallo Spirito Santo, diviene capace di guidare se stessa e gli altri.

ARTICOLO 3

Se il dono del consiglio rimanga nella patria (beata)

SEMBRA che il dono del consiglio non rimanga nella patria (beata). Infatti:
1. Il consiglio ha per oggetto le azioni da compiere in ordine al fine. Ora, in patria non ci sarà da compiere niente in ordine al fine: poiché là gli uomini hanno raggiunto l'ultimo fine. Perciò nella patria beata non c'è più il dono del consiglio.
2. Il consiglio implica un dubbio: infatti a detta del Filosofo, è ridicolo consigliarsi, o deliberare su cose evidenti. Ma nella patria beata tutti i dubbi cadranno. Dunque in essa non ci sarà il consiglio.
3. Nella patria i santi raggiungeranno la massima conformità con Dio; poiché sta scritto: "Quando si manifesterà saremo simili a lui". Ora, a Dio non si addice il consiglio, come risulta da quelle parole di S. Paolo: "Chi gli fu consigliere?". Quindi neppure ai santi esistenti nella patria beata si addice il dono del consiglio.

IN CONTRARIO: S. Gregorio ha scritto: "E quando la colpa, o la giustizia di ciascuna nazione è deferita al consiglio della corte celeste, allora si può dire che l'angelo preposto a codesta nazione è riconosciuto vincitore o meno nel combattimento".

RISPONDO: I doni dello Spirito Santo hanno il compito, come abbiamo detto, di far sì che la creatura razionale sia mossa da Dio. Ora, riguardo alla mozione della mente umana da parte di Dio si devono considerare due cose. Primo, che la disposizione di ciò che si muove è diversa nel momento che è in moto e allorché si trova nel suo termine. E quando il motore è solo principio della mozione, cessato il moto cessa anche l'azione del motore sul soggetto, che ormai ha raggiunto il termine: una casa, p. es., una volta fabbricata non continua ad essere edificata dal suo costruttore. Ma quando il motore non è soltanto causa della mozione, bensì della forma stessa che il moto tende a raggiungere, allora la sua azione non cessa neppure dopo il raggiungimento della forma: il sole infatti continua a illuminare l'aria anche dopo che l'ha resa luminosa. Ora, Dio causa in noi la virtù e la conoscenza non solo quando le acquistiamo la prima volta, ma anche mentre perseveriamo in esse. Ed è così che Dio causa nei beati la conoscenza delle azioni da compiere, non come per dissipare l'ignoranza, ma come per prolungare in essi la conoscenza di codeste azioni.
Ci sono però delle cose che i beati, angeli o uomini che siano, non conoscono; ma si tratta di cose che non sono essenziali alla beatitudine, riguardando esse il governo del mondo secondo la divina provvidenza. E in rapporto a questo si deve notare un'altra cosa, e cioè che Dio muove diversamente l'anima dei beati e quella dei viatori. Infatti l'anima dei viatori è mossa da Dio rispetto alle azioni da compiere per il fatto che fa cessare in essi uno stato di dubbio e di ansietà. Invece nell'anima dei beati rispetto alle cose che non sanno c'è una semplice nescienza, dalla quale, a detta di Dionigi, vengono purificati anche gli angeli; in essi però non precede la ricerca del dubbio, ma un semplice sguardo verso Dio. E questo significa consultare Dio: S. Agostino infatti afferma che gli angeli "consultano Dio sulle cose inferiori". Ecco perché l'informazione che ne ricevono viene chiamata consiglio.
Ed è in tal senso che il dono del consiglio si trova nei beati, cioè in quanto Dio conserva in essi la conoscenza di ciò che sanno; e in quanto sono illuminati su ciò che non sanno in rapporto alle azioni da compiere.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Anche nei beati ci sono alcuni atti ordinati al fine: o perché derivano dal conseguimento del fine, come la lode che rivolgono a Dio; oppure atti con i quali portano gli altri al fine che essi hanno raggiunto, come i ministeri degli angeli e le preghiere dei santi. E in rapporto a codeste azioni ha luogo in essi il dono del consiglio.
2. Il dubbio è implicito nel consiglio così come si trova nello stato della vita presente, ma non come il consiglio si attua nella patria beata. Del resto anche le virtù cardinali nella patria non hanno affatto i medesimi atti che nella vita presente.
3. Il consiglio non è in Dio come in chi lo riceve, ma come in colui che lo dona. Ora, i santi si rendono conformi a Dio nella patria come il recipiente fa col liquido che lo riempie.

ARTICOLO 4

Se la quinta beatitudine, relativa alla misericordia, corrisponda al dono del consiglio

SEMBRA che la quinta beatitudine, relativa alla misericordia, non corrisponda al dono del consiglio. Infatti:
1. Tutte le beatitudini sono atti di virtù, come abbiamo visto sopra. Ora, mediante il consiglio noi siamo guidati in tutti gli atti virtuosi. Dunque al consiglio la quinta beatitudine non corrisponde più delle altre.
2. Mentre i precetti hanno per oggetto le cose indispensabili per la salvezza, il consiglio mira a quelle che non sono indispensabili per salvarsi. Ora, la misericordia è indispensabile per salvarsi, poiché sta scritto: "Il giudizio sarà senza misericordia per chi non ha usato misericordia"; invece non è indispensabile la povertà, che rientra nella vita di perfezione, come risulta dal Vangelo di S. Matteo. Perciò al dono del consiglio corrisponde più la beatitudine della povertà che quella della misericordia.
3. Alle beatitudini seguono i frutti: questi infatti consistono in quel diletto spirituale che accompagna gli atti perfetti delle virtù: Ma tra i frutti non ce n'è uno che corrisponda al dono del consiglio, come è evidente dalle parole di S. Paolo. Quindi al dono del consiglio non corrisponde neppure la beatitudine della misericordia.

IN CONTRARIO: S. Agostino scrive: "Il consiglio si addice ai misericordiosi; poiché l'unico rimedio, per essere scampati da tanti mali, è di perdonare e di donare agli altri".

RISPONDO: Il consiglio propriamente ha per oggetto le cose che servono a raggiungere il fine. Perciò al dono del consiglio devono corrispondere le cose che servono di più a raggiungere il fine. Ora, la misericordia è in tale considerazione; poiché sta scritto: "La pietà è utile a tutto". Dunque al dono del consiglio corrisponde specialmente la misericordia, non perché ne compie le opere, ma perché ne guida il compimento.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Sebbene il consiglio guidi in tutti gli atti virtuosi, tuttavia esso guida specialmente negli atti di misericordia, per la ragione sopra indicata.
2. Il consiglio, in quanto dono dello Spirito Santo, ci guida in tutte le cose che sono ordinate alla vita eterna, siano esse indispensabili o meno per la salvezza. Tuttavia non tutte le opere di misericordia sono indispensabili alla salvezza.
3. Il frutto dice qualche cosa di ultimo. Ora in campo pratico l'ultimo non è nella conoscenza ma nell'operazione, ed è il fine. Ecco perché tra i frutti non c'è nulla che si riferisca alla conoscenza pratica, ma solo in rapporto alle operazioni, che sono sotto la guida di codesta conoscenza. E tra questi frutti troviamo la bontà e la benignità, che corrispondono alla misericordia.