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Questione
51
Le parti potenziali della prudenza
Rimane ora da parlare delle virtù aggiunte alla prudenza, che
sono quasi parti potenziali di essa.
Sull'argomento si pongono quattro quesiti: 1. Se l'eubulia sia
una virtù; 2. Se sia una virtù specificamente distinta dalla prudenza;
3. Se la synesis sia una virtù speciale; 4. Se sia una virtù
speciale la gnome.
ARTICOLO
1
Se l'eubulia sia una virtù
SEMBRA che l'eubulia non sia una virtù. Infatti:
1. Stando a S. Agostino,
"nessuno si serve malamente delle virtù".
Dell'eubulia invece, che è la capacità di ben deliberare o consigliare,
alcuni se ne servono malamente: o perché escogitano consigli
maliziosi per raggiungere fini cattivi; oppure perché ricorrono
al peccato per raggiungere fini buoni, come, p. es., chi ruba per
fare l'elemosina. Dunque l'eubulia non è una virtù.
2.
"La virtù è una perfezione", come si esprime Aristotele. Ora,
l'eubulia ha per oggetto il consiglio, il quale implica il dubbio e la
ricerca, che dicono imperfezione. Percio l'eubulia non è una virtù.
3. Le virtù, come sopra abbiamo visto, sono connesse tra loro.
L'eubulia invece non è connessa con le altre virtù: infatti molti
peccatori sono capaci di ben consigliare, mentre molti giusti sono
impacciati nel dare consigli. Dunque l'eubulia non è una virtù.
IN CONTRARIO: A detta del Filosofo,
"l'eubulia è la rettitudine del consigliare", o deliberare. Ora, la rettitudine della ragione è il
costitutivo della virtù. Dunque l'eubulia è una virtù.
RISPONDO: Come sopra abbiamo notato, è essenziale per la virtù
umana di rendere buoni gli atti umani. Ora, fra tutte le altre azioni
di un uomo quella che a più rigore gli appartiene è il consiglio, o
deliberazione: perché questo implica una ricerca della ragione
sulle azioni da compiere e che costituiscono la vita umana; infatti,
come dice Aristotele, la vita speculativa è superiore all'uomo.
Ebbene, l'eubulia implica la bontà del consiglio, o deliberazione:
derivando essa da ευ, bene, e
βουλη, deliberazione.
Perciò è evidente che l'eubulia è una virtù umana.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Non è buono un consiglio, o deliberazione,
sia che uno nel deliberare si proponga un fine cattivo,
sia che escogiti dei mezzi cattivi per un fine buono. Come del resto
in campo speculativo non è buono un ragionamento, sia quando
si arriva a una conclusione sbagliata, sia quando si ha una conclusione
vera da premesse false, perché non si è usato il termine
medio conveniente. Perciò l'una e l'altra deliberazione sono incompatibili
con l'eubulia, come dice Aristotele.
2. Sebbene la virtù sia essenzialmente una perfezione, non è detto
che implichi perfezione tutto ciò che è materia di virtù. Infatti
tutti gli aspetti della vita umana esigono il perfezionamento delle
virtù: e quindi non soltanto gli atti della ragione, tra i quali c'è
la deliberazione o consiglio; ma anche le passioni dell'appetito
sensitivo, che sono molto più imperfette.
Oppure si può rispondere che le virtù umane sono perfezioni entro
i limiti dell'uomo, il quale non è in grado di comprendere la
verità con una semplice intuizione; e specialmente per quanto riguarda
le azioni da compiere, che sono entità contingenti.
3. In nessun peccatore in quanto tale si trova l'eubulia. Infatti
qualsiasi peccato è contro la buona deliberazione. Perché per ben
deliberare non si richiede soltanto la scoperta dei mezzi opportuni
al raggiungimento del fine, ma anche le altre circostanze: cioè il
tempo giusto, in modo da non essere né troppo lenti né troppo precipitosi
nel deliberare; la maniera della deliberazione, cioè la fermezza
nel proprio divisamento; e le altre debite circostanze, che
il peccatore nel peccare non osserva. Invece qualsiasi persona virtuosa è
idonea a ben deliberare rispetto a ciò che interessa il fine
della virtù: sebbene forse non lo sia in faccende particolari, come
potrebbe essere il commercio, la guerra e altre cose del genere.
ARTICOLO
2
Se l'eubulia sia una virtù distinta dalla prudenza
SEMBRA che l'eubulia non sia una virtù distinta dalla prudenza. Infatti:
1. Il
Filosofo scrive che "è proprio dell'uomo prudente ben consigliare",
o deliberare. Ma questo, come abbiamo visto, è il compito dell'eubulia.
Perciò l'eubulia non è distinta dalla prudenza.
2. Gli atti umani, cui le virtù sono ordinate, sono specificati
principalmente dal fine, come abbiamo spiegato sopra. Ora, stando
ad Aristotele, eubulia e prudenza sono ordinate allo stesso fine:
esse, cioè, non sono ordinate a un fine particolare, ma al fine universale
di tutta la vita umana. Dunque l'eubulia non è una virtù
distinta dalla prudenza.
3. Nelle scienze speculative è compito di una medesima scienza
investigare e determinare. Per la stessa ragione, quindi, queste
due cose appartengono alla medesima virtù in campo pratico. Ora,
investigare è compito dell'eubulia, determinare della prudenza.
Dunque l'eubulia non è una virtù distinta dalla prudenza.
IN CONTRARIO: Come dice Aristotele,
"la prudenza ha il compito
di comandare". Ma questo non spetta all'eubulia. Dunque l'eubulia è
una virtù distinta dalla prudenza.
RISPONDO: La virtù, come fu spiegato in precedenza, è ordinata
propriamente all'atto, rendendolo buono. Perciò la distinzione
delle virtù deve seguire la distinzione degli atti: e specialmente
quando il costitutivo della bontà dei vari atti è diverso. Se infatti
fosse identico il costitutivo della loro bontà, allora i diversi atti
apparterrebbero a una stessa virtù: dal medesimo motivo, p. es.,
dipende la bontà dell'amore, del desiderio e del godimento, ed ecco
che tutti codesti atti appartengono alla sola virtù della carità. Invece
gli atti della ragione che sono ordinati all'operazione sono diversi,
ed è diverso il costitutivo della loro bontà: diversi infatti
sono i motivi che rendono un uomo adatto a ben deliberare, a ben
giudicare e a ben comandare; il che si dimostra col fatto che codeste
funzioni talora sono separate tra loro. Perciò l'eubulia, che
rende l'uomo disposto a ben consigliare, è una virtù distinta dalla
prudenza, la quale predispone l'uomo a ben comandare i propri
atti. E come la deliberazione è ordinata al comando, che è l'atto
principale, così l'eubulia ha nella prudenza la virtù principale cui
è ordinata; e senza la quale non sarebbe neppure una virtù, come
non lo sono le virtù morali senza la prudenza, e tutte le virtù senza la carità.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il consiglio, o deliberazione, spetta
alla prudenza, perché tocca ad essa comandarlo; ma è compito
dell'eubulia esercitarlo.
2. All'unico ultimo fine, che è
"il ben vivere nella sua totalità",
sono ordinati diversi atti secondo un certo ordine: prima infatti
viene il consiglio, segue il giudizio, e per ultimo viene il precetto,
che è il passo immediato verso l'ultimo fine, mentre gli altri due
atti sono remoti nei suoi riguardi. Essi però hanno due fini prossimi:
infatti il consiglio, o deliberazione, mira a scoprire le azioni
da compiere; il giudizio mira a determinarle. Da questo perciò non
segue che l'eubulia e la prudenza siano la stessa virtù; ma che
l'eubulia è ordinata alla prudenza come una virtù secondaria alla
virtù principale.
3. Anche in campo speculativo la dialettica che è ordinata alla
ricerca razionale, è diversa dalla scienza dimostrativa che è fatta
per determinare la verità delle cose.
ARTICOLO
3
Se la synesis sia una virtù
SEMBRA che la synesis non sia una virtù. Infatti:
1. Come
dice Aristotele, le virtù non sono innate in noi per natura.
Invece lo stesso Filosofo afferma che la synesis in alcuni è innata.
Dunque la synesis non è una virtù.
2. A detta di Aristotele, la synesis si limita a giudicare. Ma il
solo giudizio, senza il comando, può trovarsi anche nei peccatori.
Ora, siccome la virtù si trova soltanto nei buoni, è chiaro che la
synesis non è una virtù.
3. Non c'è un difetto nell'ingiunzione senza un difetto nel giudizio,
almeno in rapporto all'azione concreta da compiere, in cui
i cattivi sbagliano. Perciò, se per synesis s'intende la virtù di ben
giudicare, non è più necessaria un'altra virtù per ben comandare.
E quindi la prudenza sarebbe inutile: il che è inammissibile. Dunque
la synesis non è una virtù.
IN CONTRARIO: Il giudizio è più perfetto del consiglio, o deliberazione.
Ma l'eubulia, che è l'attitudine a ben consigliare, è una
virtù. A maggior ragione, dunque, è una virtù la synesis che è
l'attitudine a ben giudicare.
RISPONDO: La synesis implica un retto giudizio non in campo speculativo,
ma rispetto alle azioni particolari da compiere, che sono
anche oggetto della prudenza. Ecco perché in rapporto alla synesis
alcuni in greco si
dicono συνετοι, cioè sensati,
oppure ευσυνετοι, ossia
uomini di buon senso; e al contrario coloro che mancano di
codesta virtù si
dicono ασυνετοι,
cioè insensati. Ora, la diversità
delle virtù deve corrispondere alla differenza degli atti non riducibili
alla medesima causa. Ma è evidente che la bontà della deliberazione
e la bontà del giudizio non si riducono alla medesima
causa: infatti ci sono molti che hanno attitudine a ben deliberare,
che pure mancano di buon senso nel giudicare rettamente. Del
resto anche in campo speculativo ci sono alcuni che hanno buone
capacità come ricercatori, in quanto hanno una ragione agile nel
passare da una considerazione all'altra, il che sembra dovuto a
una disposizione dell'immaginativa, atta a fermare con facilità diversi
fantasmi: e tuttavia mancano talora di una buona capacità
di giudizio, il che si deve a una mancanza d'intelligenza, che proviene
specialmente da una cattiva disposizione del senso comune
che non sa ben giudicare. Ecco perché oltre all'eubulia si richiede
un'altra virtù fatta per ben giudicare. E questa si denomina synesis.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il retto giudizio consiste nel fatto
che la potenza conoscitiva conosce le cose come sono in se stesse.
Il che deriva dalle buone disposizioni della potenza conoscitiva:
avviene cioè come in uno specchio ben levigato, in cui le forme dei
corpi si riproducono così come sono in se stesse; se invece si trattasse
di uno specchio mal costruito le immagini apparirebbero
distorte e contraffatte. Ora, la buona disposizione della potenza
conoscitiva a ricevere le cose come sono deve la sua radice alla
natura, e il suo coronamento all'esercizio, o a un dono della grazia.
E questo in due modi. Primo, direttamente, per parte della potenza
conoscitiva, e cioè dal fatto che non viene imbevuta da idee
sbagliate, ma rette e vere: e ciò si deve alla synesis in quanto è
una speciale virtù. Secondo, indirettamente, in forza della buona
disposizione delle potenze appetitive, da cui dipende il retto giudizio
che un uomo ha sulle cose appetibili. E in tal caso la bontà morale
del giudizio segue dagli abiti delle virtù morali, però in rapporto
al fine: mentre la synesis ha piuttosto per oggetto i mezzi ordinati al fine.
2. Nel cattivi può essere retto il giudizio in rapporto ai principi
astratti e universali; ma in rapporto alle azioni particolari da
compiere il loro giudizio è sempre viziato, come sopra abbiamo visto.
3. Talora si riscontra che quanto è stato ben giudicato viene
differito, oppure vien compiuto con negligenza, o in maniera disordinata.
Ecco perché, oltre la virtù che dispone a ben giudicare, è
finalmente necessaria una virtù principale che dispone a ben
comandare (gli atti da compiere), e cioè la prudenza.
ARTICOLO
4
Se la gnome sia una speciale virtù
SEMBRA che la gnome non sia una speciale virtù, distinta dalla synesis.
Infatti:
1. Un uomo si dice dotato di buon giudizio in forza della synesis.
Ma nessuno può dirsi di buon giudizio, se non giudica bene di
tutte le cose. Dunque la synesis si estende a giudicare ogni cosa.
Quindi non esiste un'altra virtù, la gnome, fatta anch'essa per ben giudicare.
2. Il giudizio è una funzione che sta tra le deliberazioni e il comando.
Ora, esiste una sola virtù per ben deliberare, cioè l'eubulia;
e unica è pure la virtù per ben comandare, cioè la prudenza.
Dunque è una sola anche la virtù per ben giudicare, cioè la synesis.
3. Le cose che capitan di rado, e nelle quali bisogna scostarsi
dalle leggi comuni, son piuttosto fatti casuali che esulano dalla
ragione, a detta di Aristotele. Ora, invece tutte le virtù intellettuali
interessano la retta ragione. Perciò per le cose suddette non esiste
nessuna virtù intellettuale.
IN CONTRARIO: Il Filosofo insegna che la gnome è una speciale virtù.
RISPONDO: Gli abiti conoscitivi si distinguono tra loro anche in
base alla diversa nobiltà dei principi: in campo speculativo, infatti,
la sapienza ha per oggetto principi più alti della scienza, e
per questo è distinta da essa. Lo stesso deve verificarsi in campo
pratico. È evidente infatti che i fenomeni che avvengono fuori dell'ordine
dei principi, o cause inferiori, si devono talora all'ordine
di una causa superiore: i parti mostruosi degli animali, p. es.,
avvengono al di fuori dell'ordine dovuto alla virtù attiva del seme,
e tuttavia ricadono nell'ordine di una causa più alta, cioè dei corpi celesti,
oppure in quello più alto della divina provvidenza.
Perciò chi si limitasse a considerare la virtù attiva del seme non
potrebbe dare un giudizio determinato su codesti mostri: mentre di
essi si può giudicare in rapporto alla divina provvidenza. Ora,
capita ogni tanto di dover agire fuori delle leggi ordinarie: a chi
è nemico della patria, p. es., non si deve restituire il deposito.
Perciò di codesti casi bisogna giudicare in base a principi più
alti delle leggi comuni, alle quali si attiene la synesis. Ed ecco
perché si esige una virtù di giudizio impostata su codesti principi più
alti, che si denomina gnome, e che implica una particolare perspicacia
di giudizio.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La synesis è fatta per giudicare
secondo verità di tutto ciò che segue le leggi comuni. Ma ci sono
altre cose che vanno giudicate prescindendo, come abbiamo detto,
dalle leggi comuni.
2. Il giudizio si deve desumere dai principi propri di ciascuna
cosa: la ricerca invece si può impostare anche su quelli universali,
o comuni. Ecco perché anche in campo speculativo la dialettica,
che ha funzioni di ricerca, procede dai principi comuni:
mentre le scienze dimostrative, che hanno funzioni di giudizio,
procedono dai principi propri. Ed ecco perché l'eubulia, cui spetta
la ricerca del deliberare, è unica per tutte le cose: non così la
synesis, che ha il compito di giudicare. Il comando poi considera
in tutte le cose un'unica ragione di bene. Per questo è unica
anche la prudenza.
3. Soltanto alla provvidenza divina spetta considerare tutti i
casi che possono capitare fuori del corso normale delle cose: ma
tra gli uomini può giudicare con la sua ragione molte di codeste
cose chi è più perspicace. Ed è questo il compito della gnome, la
quale implica appunto una certa perspicacia di giudizio.
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