|
Questione
50
Le parti soggettive della prudenza
Passiamo ora a considerare le parti soggettive della prudenza.
E poiché abbiamo già parlato della prudenza con la quale ciascuno governa se stesso, rimane da trattare delle specie della prudenza
che servono per governare la collettività.
Sull'argomento si pongono quattro quesiti: 1. Se tra le specie
della prudenza ci sia la prudenza legislativa; 2. Se ci sia la prudenza
politica; 3. Se tra esse ci sia la prudenza economica o domestica; 4. Se ci
sia la prudenza militare.
ARTICOLO
1
Se tra le specie della prudenza ci sia la prudenza regale
SEMBRA che tra le specie della prudenza non ci sia la prudenza regale.
Infatti:
1. La prudenza regale è ordinata a conservare la giustizia: infatti
Aristotele afferma che "il principe è custode del giusto". Perciò
la funzione regale appartiene più alla giustizia che alla prudenza.
2. A detta del Filosofo, il regno è una delle sei forme di governo
civile. Ora, nessuna specie della prudenza si desume dalle altre
cinque forme di governo, che sono
aristocrazia, πολιτεια (o timocrazia),
tirannide, oligarchia e democrazia. Dunque neppure si
deve desumere dal regno una prudenza regale.
3. Fare le leggi non appartiene soltanto ai re, ma anche ad altri
governanti, e al popolo stesso, stando alle parole di S. Isidoro.
Ma il Filosofo nell'Etica mette la prudenza legislativa tra le parti
della prudenza. Perciò non è giusto sostituire codesta prudenza con quella regale.
IN CONTRARIO: Il Filosofo afferma, che
"la prudenza è virtù propria
del principe". Dunque deve esserci una speciale prudenza dei regnanti.
RISPONDO: Come sopra abbiamo visto, la prudenza ha il compito
di governare e di comandare. Perciò quando negli atti umani abbiamo
una forma speciale di governo, o di comando, abbiamo pure
una forma speciale di prudenza. Ora, è evidente che in colui che
ha il compito di governare non solo se stesso, ma la perfetta collettività
di una città o di un regno, si riscontra una speciale e perfetta
forma di governo: infatti tanto più un governo è perfetto,
quanto più è universale ed esteso, e quanto più alto è il fine che deve
raggiungere. Perciò al re che ha il compito di governare una città,
o un regno la prudenza appartiene nella sua forma più perfetta e
specifica. Ecco perché la prudenza regale di governo è posta tra le
specie della prudenza.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Tutti i requisiti delle virtù morali
ricadono sotto la guida della prudenza: ecco perchè, come abbiamo
detto, la retta ragione della prudenza è posta nelle definizioni delle
virtù morali. Ed ecco perché l'esecuzione medesima della giustizia,
in quanto è ordinata al bene comune, cui l'ufficio di re è interessato,
ha bisogno della guida della prudenza. Infatti queste due
virtù, prudenza e giustizia, sono quelle più proprie di un re, secondo
le parole di Geremia: "Regnerà il re che sarà sapiente e
farà valere il diritto e la giustizia sulla terra". Tuttavia siccome il
governo appartiene di più al re, e l'esecuzione di più ai sudditi, la
saggezza regale si considera più una specie della prudenza, la
quale ha un compito di guida, che della giustizia, la quale ha un
compito esecutivo.
2. Come nota Aristotele, tra le altre forme di governo, la monarchia è
quella migliore. Perciò questa specie della prudenza doveva
denominarsi dal regno. Però sotto questa denominazione sono
compresi tutti gli altri regimi onesti; non già quelli perversi, i
quali sono incompatibili con la virtù, e quindi non appartengono alla prudenza.
3. Il Filosofo qui denomina la prudenza regale dall'atto principale
del re, che è quello di stabilire le leggi. Il quale compito, sebbene
spetti anche ad altri, non conviene loro se non in quanto partecipano
alle prerogative del governo regale.
ARTICOLO
2
Se sia giusto considerare la politica come parte della prudenza
SEMBRA che non sia giusto considerare la politica come parte della
prudenza. Infatti:
1. L'arte regale di governo è, come abbiamo visto, una parte
della prudenza politica. Ora, la parte non si può dividere in contrapposizione
al tutto. Perciò la politica non si deve considerare
come una specie distinta della prudenza.
2. Le specie degli abiti si distinguono secondo la diversità degli
oggetti. Ma le cose che un suddito esegue sono esattamente
quelle che il principe comanda. Dunque la politica, in quanto interessa
i sudditi, non deve essere considerata come una specie della
prudenza, distinta dalla prudenza regale.
3. Ogni suddito è una persona privata. Ma qualsiasi persona
privata può governare pienamente se stessa con la prudenza comunemente detta.
Quindi non si deve ammettere un'altra specie di prudenza, denominata politica.
IN CONTRARIO: Il Filosofo afferma:
"Per quanto riguarda il governo
della città la prudenza, in quanto architettonica, è legislatrice;
l'altra, in quanto riguarda il particolare, conserva il nome comune
di politica".
RISPONDO: Lo schiavo è mosso dal padrone col comando, così pure
il suddito dal principe, mentre gli esseri privi di ragione o di vita
sono mossi dall'impulso dei loro motori. Infatti gli esseri inanimati
e irrazionali sono posti in azione solo da altre cause e non da se
stessi: poiché non hanno il dominio dei loro atti mediante il libero arbitrio.
E quindi la bontà del loro comportamento non dipende
da essi, ma dai loro motori. Invece gli schiavi, come qualsiasi
suddito umano, sono messi in azione dall'altrui comando in
modo però da muovere se stessi mediante il libero arbitrio. Perciò
in essi si richiede una certa rettitudine di governo, con la quale
guidano se stessi nell'obbedire ai superiori. E questo costituisce la
specie della prudenza che si denomina politica.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'arte regale è, come abbiamo
detto, la specie più perfetta della prudenza. Perciò la prudenza
dei sudditi, la quale è al di sotto di essa, conserva il nome comune
di politica. Così avviene anche nella logica, p. es., in cui un predicato
esclusivo che non esprime l'essenza di una cosa conserva il nome di proprio.
2. Come sopra abbiamo visto, è la diversa ragione di oggetto che
diversifica gli abiti secondo la specie. Ora, sia il re che i sudditi
considerano le medesime azioni da compiere, ma il primo le considera
sotto una ragione più universale che non il suddito: infatti
molti in mansioni diverse ubbidiscono a un unico re. Perciò l'arte
regale di governo sta alla politica di cui parliamo come l'arte dell'architetto
sta a quella dei muratori.
3. Con la prudenza comunemente detta l'uomo governa se stesso
in ordine al proprio bene: mentre con la politica, di cui parliamo, lo fa
in ordine al bene comune.
ARTICOLO
3
Se tra le specie della prudenza ci sia anche la prudenza economica o domestica
SEMBRA che tra le specie della prudenza non ci sia la prudenza economica,
o domestica. Infatti:
1. Come dice il Filosofo, la prudenza è ordinata
"a tutto
il ben vivere". Invece l'economia è ordinata a un fine particolare, cioè
alle ricchezze, come Aristotele afferma nell'Etica. Dunque la prudenza
economica non è una specie della prudenza.
2. Come sopra abbiamo detto, la prudenza è solo dei buoni. Invece
l'economia può essere anche nei cattivi: infatti molti peccatori
sono accorti nel governo della famiglia. Perciò l'abilità economica
non va considerata una specie della prudenza.
3. Come in un regno si trova il principe e il suddito, così avviene
in una famiglia. Perciò, se l'economia fosse una specie della prudenza,
come la politica, bisognerebbe distinguere una prudenza
paterna, per analogia con quella regale. Ma questa distinzione non
viene fatta. Dunque tra le specie della prudenza non si deve annoverare
una prudenza economica.
IN CONTRARIO: Il Filosofo scrive, che
"di esse", cioè dei vari tipi
di prudenza che riguardano il governo della collettività, "una si
chiama economica, l'altra legislativa, e l'altra politica".
RISPONDO: La diversità nella ragione di oggetto secondo l'universale
e il singolare, oppure secondo il tutto e la parte, basta a diversificare
le arti e le virtù: e in base a questa diversità l'una è principale
rispetto all'altra. Ora, è evidente che la famiglia è qualche
cosa di mezzo tra la persona singola e la città, o il regno. Perciò,
come la prudenza comunemente detta, fatta per governare un solo
individuo, è distinta dalla prudenza politica, così è necessario che
la prudenza economica, o domestica sia distinta da entrambe.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Le ricchezze non sono il fine ultimo
della prudenza economica, o familiare, ma mezzi soltanto, come
dice Aristotele nella Politica. Fine ultimo invece della prudenza
economica è il ben vivere completo secondo la convivenza domestica.
Nell'Etica il Filosofo mette le ricchezze come fine della prudenza
economica solo per portare un esempio, basandosi sulla condotta di molti.
2. Certi peccatori possono essere accorti nel disporre di determinate cose:
non già nella bontà di tutta la vita familiare, in cui è indispensabile
una condotta virtuosa.
3. In famiglia l'autorità del padre ha una certa somiglianza con
quella del re, come nota Aristotele: tuttavia non ha come il re un
perfetto potere di governo. Ecco perché non si parla di una prudenza paterna,
come di una specie distinta, al pari della prudenza regale.
ARTICOLO
4
Se tra le specie della prudenza ci sia anche quella militare
SEMBRA che tra le specie della prudenza non ci sia quella militare.
Infatti:
1. La prudenza, a detta di Aristotele, si contrappone all'arte.
Ora, l'esperienza militare è un'arte relativa alla guerra, come nota
il Filosofo. Perciò tra le specie della prudenza non può esserci una
prudenza militare.
2. Le imprese militari rientrano nella vita politica, come molte
altre imprese, quali la mercatura, l'artigianato, e simili. Ora, per
le altre attività della vita cittadina non si parla di speciali prudenze.
Dunque non deve essercene neppure per le imprese militari.
3. Nelle imprese di guerra la cosa che più vale è il coraggio dei
soldati. Perciò l'abilità militare spetta più alla fortezza che alla prudenza.
IN CONTRARIO: Sta scritto:
"Secondo un piano si prepara la guerra,
e la salvezza sta nella copia dei consigli". Ora, consigliare, o deliberare
spetta alla prudenza. Dunque nelle cose di guerra è necessaria
una speciale prudenza che si denomina prudenza militare.
RISPONDO: Le funzioni che si compiono secondo l'arte e la ragione
devono essere conformi a quelle della natura, che sono state istituite dalla ragione divina. Ora, la natura mira a due cose: primo,
a conservare ogni essere in se stesso; secondo, a resistere agli
agenti estrinseci che tendono a contrastarlo e a corromperlo. Per
questo la natura non solo ha dato agli animali il concupiscibile,
che li spinge verso le cose giovevoli alla loro salute; ma anche la
potenza dell'irascibile, con cui l'animale resiste a ciò che lo contrasta.
Quindi nelle funzioni soggette alla ragione non basta che
ci sia la prudenza politica, la quale dispone rettamente le cose riguardanti
il bene comune; ma si richiede anche la prudenza militare,
con cui si respingono gli attacchi dei nemici.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'esperienza militare può essere
un'arte in quanto ha delle regole per ben usare certe cose esterne,
p. es., le armi e i cavalli: ma in quanto è ordinata al bene comune ha
piuttosto l'aspetto di prudenza.
2. Le altre imprese della vita civile sono ordinate a dei vantaggi privati: invece
le imprese militari sono ordinate alla difesa del bene comune di tutti.
3. L'esercizio del combattere è compito della fortezza; ma la direzione
di esso è compito della prudenza, e specialmente nel comandante dell'esercito.
|