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Questione
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Le parti della prudenza
Passiamo ora a parlare delle parti della prudenza. Su questo
tema tratteremo quattro argomenti: primo, quali siano le parti
della prudenza; secondo, delle sue parti quasi integranti; terzo,
delle sue parti subiettive; quarto, delle parti potenziali.
ARTICOLO
UNICO
Se siano ben dererminate le parti della prudenza
SEMBRA che non siano ben determinate le parti della prudenza.
Infatti:
1. Cicerone
assegna tre parti alla prudenza, e cioè: memoria,
intelligenza e provvidenza. - Macrobio invece, seguendo Plotino,
ne assegna sei, e cioè: ragione, intelletto, circospezione, previdenza,
docilità e cautela. - Aristotele poi dice che alla prudenza
appartengono l'eubulia, la synesis e la gnome. E a proposito della
prudenza ricorda pure l'eustochia e la solerzia, il senso e l'intelletto. - Invece
un altro Filosofo greco afferma che alla prudenza
appartengono dieci parti, e cioè: eubulia, sagacia, previdenza,
regnativa, militare, politica, economica, dialettica, retorica, fisica. - Dunque
alcuni di codesti elenchi o sono eccessivi, o sono insufficienti.
2. La prudenza si contrappone alla scienza. Ora, politica, economia,
dialettica, retorica e fisica sono altrettante scienze. Quindi
non sono parti della prudenza.
3. Le parti non sono più estese del tutto. Invece la memoria intellettiva,
o intelligenza, la ragione, il senso e la docilità non appartengono
soltanto alla prudenza, ma a tutti gli abiti conoscitivi.
Dunque non devono essere poste tra le parti della prudenza.
4. Come sono atti della ragion pratica deliberazione, giudizio
e comando, così lo è pure l'uso, secondo le spiegazioni date in precedenza.
Perciò come alla prudenza si aggiungono l'eubulia, che
si riferisce alla deliberazione, nonché la synesis e la gnome, le
quali si riferiscono al giudizio; così bisognava assegnare qualche cosa per l'uso.
5. Come sopra abbiamo visto, la sollecitudine appartiene alla
prudenza. Dunque tra le parti della prudenza non doveva
mancare la sollecitudine.
RISPONDO: Le parti possono essere di tre generi: integranti,
come pareti, tetto e fondamenta sono parti di una casa; soggettive,
come bue e leone sono parti del genere animale; potenziali,
come le facoltà della nutrizione e della sensazione sono parti
dell'anima. Perciò in tre maniere si possono determinare le parti
di una virtù. Primo, per analogia con le parti integranti: e allora
sono parti della virtù quelle funzioni che sono indispensabili all'atto
perfetto di essa. E in tale senso tra tutte le cose enumerate
si possono determinare otto parti della prudenza: e sono le sei
enumerate da Macrobio, cui bisogna aggiungere la memoria ricordata
da Cicerone, e l'eustochia o sagacia di cui parla Aristotele
(infatti il senso della prudenza s'identifica con l'intelletto, secondo
l'esplicita ammissione del Filosofo: "Di questi dunque ci deve
essere un senso, e questo è l'intelletto"). Di queste otto parti cinque
appartengono alla prudenza in quanto è una virtù conoscitiva,
e cioè: memoria, ragione, intelletto, docilità e sagacia; le
altre appartengono alla prudenza in quanto comanda, applicando
la conoscenza all'operazione, e cioè: previdenza, circospezione e
cautela. - Il motivo della loro distinzione risulta evidente dal fatto
che nella conoscenza si devono considerare tre cose. Primo, la conoscenza
stessa: la quale se riguarda il passato è memoria, e se
riguarda il presente, necessario o contingente che sia, si denomina
intelletto o intelligenza. - Secondo, l'acquisto della conoscenza:
acquisto che può farsi, o mediante l'insegnamento, e allora abbiamo
la docilità; oppure con la ricerca personale, ed ecco l'eustochia,
che è il ben congetturare. Fa parte di questa la solerzia,
come nota Aristotele, la quale a suo dire è "la pronta congettura
del medio (dimostrativo)". - Terzo, si deve considerare l'uso della
conoscenza: cioè il passaggio che uno fa dalle cose che conosce
alla conoscenza e al giudizio di altre cose. E questo appartiene
alla ragione. - Perché poi la ragione possa ben comandare, deve
badare a tre cose. Primo, a ordinare ciò che è proporzionato al
fine: e allora abbiamo la previdenza. Secondo, a osservare le circostanze
dell'impresa: e allora abbiamo la circospezione. Terzo, a
evitare gli ostacoli: ed ecco la cautela.
Parti soggettive di una virtù sono le sue varie specie. E in tal
guisa sono parti della prudenza in senso proprio: la prudenza con
la quale uno governa se stesso, e la prudenza con la quale uno governa
una collettività, le quali, come abbiamo detto, differiscono
specificamente. A sua volta la prudenza fatta per il governo della
collettività si suddivide in varie specie secondo i diversi tipi di
collettività. Infatti c'è una collettività riunita per un'impresa speciale,
come l'esercito, p. es., radunato per combattere: il buon governo
di esso costituisce la prudenza militare. Invece altre collettività
sono unite per la vita nel suo insieme: la collettività di
una casa, o di una famiglia, p. es., il cui governo richiede la prudenza
economica, o domestica; e la collettività di una città o di
un regno, il cui principio direttivo nel re si chiama prudenza di
governo, e nei sudditi prudenza politica, o politica in senso assoluto. - Se invece
si prende il termine prudenza in senso lato, in
quanto include anche la conoscenza speculativa, come sopra abbiamo notato,
allora tra le sue parti troviamo anche la dialettica,
la retorica e la fisica, in base ai tre metodi in uso nelle scienze. Il
primo dei quali consiste nel procurare la scienza con la dimostrazione:
e questo appartiene alla fisica, intendendo per fisica tutte
le scienze dimostrative. Il secondo metodo è quello di produrre
delle opinioni con argomenti probabili: e abbiamo allora la dialettica.
Il terzo metodo consiste nell'insinuare un sospetto, o nel
creare una persuasione da semplici congetture: e questo appartiene
alla retorica. - Tuttavia si potrebbe anche affermare che
queste tre cose appartengono anche alla prudenza propriamente
detta, la quale talora argomenta su principi necessari, talora su
cose probabili, e talora su semplici congetture.
Finalmente si dicono parti potenziali di una virtù quelle virtù
supplementari che sono ordinate a materie e ad atti secondari, che
non hanno tutta la forza della virtù principale. Sotto questo aspetto
sono parti della prudenza l'eubulia, che riguarda la deliberazione;
la synesis, che riguarda il giudizio di quanto avviene ordinariamente;
e la gnome, la quale riguarda il giudizio su cose che esigono
un'eccezione alla legge ordinaria. Invece la prudenza ha di
mira l'atto principale, che è il comandare.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. I vari elenchi differiscono secondo
i vari tipi di parti su cui sono impostati; oppure perché in una
parte di un dato elenco vengono incluse molte parti che in altri
elenchi sono distinte. Cicerone, p. es., nella previdenza include anche
la cautela e la circospezione; e nell'intelligenza include ragione,
docilità e sagacia.
2. Economia e politica non sono prese qui come scienze; ma
come tipi di prudenza. Per il resto basta quanto abbiamo già detto.
3. Tutte codeste facoltà sono elencate come parti della prudenza
non nella loro totalità, ma in quanto si riferiscono a cose che appartengono
alla prudenza.
4. Comandare bene e ben usare, o eseguire vanno sempre di pari
passo: perché al comando della ragione segue l'obbedienza delle
facoltà inferiori, che appartengono all'uso.
5. La sollecitudine è inclusa nel concetto di previdenza.
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