Il Santo Rosario
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Questione 44

I precetti della carità

Passiamo quindi a esaminare i precetti della carità.
Sul tema indicato tratteremo otto argomenti: 1. Se si debbano dare dei precetti sulla carità; 2. Se se ne richieda uno soltanto, o due; 3. Se due bastino; 4. Se sia giusto il comando di amare Dio "con tutto il cuore"; 5. Se sia giusto aggiungere, "con tutta la tua anima, ecc."; 6. Se codesto comandamento si possa osservare in questa vita; 7. Il precetto "Amerai il prossimo tuo come te stesso"; 8. Se l'ordine della carità sia di precetto.

ARTICOLO 1

Se sulla carità si debbano dare dei precetti

SEMBRA che sulla carità non si debbano dare dei precetti. Infatti:
1. La carità impone il modo o gli atti di tutte le virtù, che sono regolati dai precetti: essendo essa la forma delle virtù, come sopra abbiamo visto. Ma il modo, come si dice comunemente, sfugge all'imposizione del precetto. Dunque non si devono dare dei precetti sulla carità.
2. La carità, che "è riversata nei nostri cuori dallo Spirito Santo", ci rende liberi; poiché sta scritto: "Dove è lo Spirito del Signore ivi è libertà". Ma l'obbligazione che deriva dai precetti è in contrasto con la libertà: perché impone una necessità. Perciò sulla carità non si devono dare dei precetti.
3. La carità, come abbiamo visto sopra, è la prima tra tutte le virtù, cui sono ordinati i precetti. Se quindi vengono dati dei precetti sulla carità, questi dovrebbero trovarsi tra i precettti più importanti, e cioè nel decalogo. Ma qui essi non si trovano. Dunque sulla carità non si deve dare nessun precetto.

IN CONTRARIO: Ciò che Dio esige da noi è materia di precetto. Ora, Dio esige dall'uomo, come afferma la Scrittura, "che egli lo ami". Quindi si devono dare dei precetti sulla carità, che è l'amore di Dio.

RISPONDO: Come abbiamo già notato, il precetto implica l'idea di cosa dovuta. Perciò in tanto un'azione ricade sotto un precetto, in quanto ha l'aspetto di cosa dovuta. Ma una cosa può essere dovuta in due maniere: direttamente o indirettamente. È direttamente dovuto in ogni attività ciò che ne costituisce il fine, avendo esso di per sé natura di bene; è invece dovuto indirettamente ciò che è ordinato quale mezzo al fine: nel caso del medico, p. es., dovere diretto è guarire; dovere indiretto è somministrare la medicina adatta per guarire. Ora, il fine della vita spirituale è l'unione con Dio, che si attua con la carità: e tutte le altre cose attinenti alla vita spirituale sono mezzi ordinati a codesto fine. Di qui le parole di S. Paolo: "Fine del precetto è l'amore, che proviene da un cuore puro, da una coscienza retta, e da una fede sincera". Infatti tutte le virtù, i cui atti sono appunto materia dei precetti, sono ordinate a questo: o a purificare il cuore dai torbidi della passione, come le virtù che hanno per oggetto le passioni; o a formare la buona coscienza, come le virtù che hanno per oggetto l'azione esterna; oppure al possesso di una fede sincera, come le cose riguardanti il culto di Dio. Ebbene, per amare Dio sono richiesti questi tre elementi: infatti un cuore impuro viene distolto dall'amore di Dio a causa della passione che inclina verso le cose terrene; la cattiva coscienza rende odiosa la divina giustizia per il timore del castigo; e la fede insincera trascina l'affetto verso un'idea falsa di Dio, separando dalla verità divina. Ora, in ogni genere di cose gli elementi che valgono di per sé e direttamente sono superiori a quelli che valgono in maniera indiretta. Ecco perché, come dice il Vangelo, "il precetto più grande" è quello della carità.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come abbiamo detto sopra nel trattare dei precetti, il modo caratteristico dell'amore non è incluso in quei precetti che riguardano gli atti delle altre virtù. Nel precetto, p. es., "Onora il padre e la madre", non è incluso che ciò si faccia per amore di carità. Però l'atto della carità è oggetto di speciali precetti.
2. L'obbligazione del precetto coarta la libertà solo in colui il cui spirito è avverso a ciò che si comanda: il che è evidente in coloro che osservano i comandamenti soltanto per timore. Ma il precetto della carità non può essere osservato che sotto la spinta della propria volontà. Esso perciò non è in contrasto con la libertà.
3. Tutti i precetti del decalogo sono ordinati all'amore di Dio e del prossimo. Perciò i precetti della carità non dovevano essere enumerati nel decalogo, essendo inclusi in tutti codesti precetti.

ARTICOLO 2

Se sulla carità bisognasse dare due precetti

SEMBRA che sulla carità non si dovessero dare due precetti. Infatti:
1. I precetti della legge, come sopra abbiamo notato, sono ordinati alle virtù. Ma la carità è una sola virtù, come abbiamo già dimostrato. Dunque sulla carità si doveva dare un solo precetto.
2. Come dice S. Agostino, la carità non ama nel prossimo altro che Dio. Ma ad amare Dio siamo già predisposti a sufficienza dal precetto: "Amerai il Signore Dio tuo". Dunque non importava aggiungere il precetto della carità verso il prossimo.
3. A precetti diversi si oppongono peccati diversi. Ma uno non pecca trascurando l'amore del prossimo, se non tralascia l'amore di Dio; ché anzi nel Vangelo si legge: "Se uno viene a me e non odia suo padre e sua madre, non può essere mio discepolo". Quindi il precetto della carità verso il prossimo non è distinto dal precetto della carità verso Dio.
4. L'Apostolo insegna: "Chi ama il prossimo ha adempiuto la legge". Ma la legge non viene adempiuta che con l'osservanza di tutti i precetti. Perciò tutti i precetti sono inclusi nell'amore del prossimo. E quindi quest'unico precetto dell'amore del prossimo è sufficiente. Dunque non devono essere due i precetti della carità.

IN CONTRARIO: Sta scritto: "Questo comandamento abbiamo da Dio, che chi ama Dio ami anche il proprio fratello".

RISPONDO: Come abbiamo già notato sopra nel trattare dei precetti, nella legge i precetti hanno una funzione analoga a quella che nelle scienze speculative hanno gli enunciati. In codeste scienze le conclusioni sono virtualmente nei principii: cosicché uno il quale conoscesse perfettamente i principii in tutta la loro virtualità, non avrebbe bisogno di sentire enunciate distintamente le conclusioni. Ma poiché non tutti quelli che conoscono i principii sono capaci di scorgere tutto il loro contenuto virtuale, è necessario per essi che nelle scienze si deducano le conclusioni dai principii. Ora, in campo pratico, nel quale la direzione spetta ai precetti della legge, ha funzione di principio il fine, come sopra abbiamo visto. E il fine è l'amore di Dio, al quale l'amore del prossimo è subordinato. Perciò non si richiede soltanto che si prescriva il precetto dell'amore di Dio, ma anche quello dell'amore del prossimo, a vantaggio dei meno capaci, i quali non capirebbero facilmente che il secondo è contenuto nel primo.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La carità, pur essendo un'unica virtù, ha due atti, il secondo dei quali è ordinato al primo come a suo fine. Ora, i precetti hanno di mira gli atti delle virtù. Quindi bisognava che i precetti della carità fossero più di uno.
2. Dio è amato nel prossimo, come il fine è voluto nell'uso dei mezzi. E tuttavia, per la ragione sopra indicata, era necessario dare precetti espliciti per l'uno e per l'altro.
3. I mezzi devono la loro bontà al fatto di essere ordinati al fine. E quindi il fatto di scostarsi dal fine, e non altro, li rende cattivi.
4. Nell'amore del prossimo è implicito l'amore di Dio, come la volizione del fine nella volizione dei mezzi, e viceversa. Tuttavia, per la ragione indicata, era necessario dare esplicitamente l'uno e l'altro precetto.

ARTICOLO 3

Se i due precetti della carità siano sufficienti

SEMBRA che i due precetti della carità non siano sufficienti. Infatti:
1. I precetti riguardano gli atti delle virtù. Ora, gli atti si distinguono secondo gli oggetti. E poiché l'uomo con la carità deve amare quattro cose, cioè Dio, se stesso, il prossimo e il proprio corpo, come sopra abbiamo dimostrato: è chiaro che quattro devono essere i precetti della carità. E quindi due non bastano.
2. È atto della carità non soltanto l'amore, ma anche la gioia, la pace e la beneficenza. Ma i precetti devono esser dati per gli atti delle virtù. Dunque per la carità due precetti non sono sufficienti.
3. Alla virtù, come spetta di fare il bene, così spetta di evitare il male. Ma se a fare il bene siamo indotti dai precetti affermativi, a evitare il male siamo indotti dai precetti negativi. Perciò sulla carità si dovevano dare non soltanto dei precetti affermativi, ma anche negativi. E quindi i due precetti della carità non sono sufficienti.

IN CONTRARIO: Il Signore ha detto: "In questi due comandamenti poggia tutta la legge e i Profeti".

RISPONDO: Come sopra abbiamo visto, la carità è un'amicizia. Ma l'amicizia è altruistica. Infatti S. Gregorio afferma: "La carità se si è in meno di due non può sussistere". Come poi uno ami se stesso con amore di carità l'abbiamo già visto sopra. Ora, avendo l'amore per oggetto il bene, e il bene non essendo altro che il fine, o i mezzi ordinati al fine, per la carità sono da ritenersi sufficienti due precetti: il primo per indurci ad amare Dio come fine; il secondo per indurci ad amare il prossimo per amore di Dio.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come dice S. Agostino, "essendo quattro le cose da amarsi con la carità, della seconda e della quarta", cioè dell'amore di sé e del proprio corpo, "non era necessario dare nessun precetto: infatti per quanto un uomo si allontani dalla verità, rimane sempre in lui l'amore di se stesso e l'amore del proprio corpo". Piuttosto bisogna comandare all'uomo una moderazione in questo amore, e cioè di amare ordinatamente se stesso e il proprio corpo. E ciò avviene amando Dio e il prossimo.
2. Gli altri atti della carità, l'abbiamo visto sopra, derivano dall'atto dell'amore come gli effetti dalla loro causa. Perciò nei precetti dell'amore sono inclusi virtualmente i precetti relativi agli altri atti. - Tuttavia per i meno intelligenti vengono dati esplicitamente i precetti relativi a ciascuno di codesti atti: per la gioia, valgono le parole di S. Paolo: "Godete sempre nel Signore"; per la pace troviamo l'esortazione: "Cercate sempre la pace con tutti"; e per la beneficenza: "Come l'occasione si presenta facciamo del bene a tutti". E anche per le singole specie della beneficenza si riscontrano i relativi precetti nella Sacra Scrittura, com'è evidente per chi legge con attenzione.
3. Fare il bene è più che evitare il male. Perciò nei precetti affermativi sono inclusi virtualmente quelli negativi. - Tuttavia non mancano i precetti espliciti contro i vizi che si oppongono alla carità. Infatti contro l'odio si legge nel Levitico: "Non odierai in cuor tuo il tuo fratello"; contro l'accidia sta scritto nell'Ecclesiastico: "Non ti restino pesanti le sue catene"; contro l'invidia S. Paolo scrive: "Non siamo vanagloriosi, provocatori gli uni degli altri, e invidiosi gli uni degli altri"; e contro la discordia: "Dite tutti la stessa cosa, e non vi siano tra voi degli scismi"; e finalmente contro lo scandalo: "Non date inciampo o scandalo al fratello".

ARTICOLO 4

Se sia giusto il comando di amare Dio "con tutto il cuore"

SEMBRA che non sia giusto il comando di amare Dio "con tutto il cuore". Infatti:
1. Il modo, o l'intensità dell'atto virtuoso è estraneo al precetto, com'è evidente dalle cose già dette. Ora, l'espressione: "con tutto il cuore", dice il modo dell'amore di Dio. Perciò non era opportuno il comando di amare Dio con tutto il cuore.
2. A detta di Aristotele, "tutto intero e perfetto è ciò cui niente manca". Perciò se è di precetto che Dio sia amato con tutto il cuore, chiunque fa una cosa che sia estranea all'amore di Dio agisce contro il precetto, e quindi pecca mortalmente. Ma il peccato veniale è estraneo all'amore di Dio. Quindi il peccato veniale sarebbe mortale. Il che è inammissibile.
3. Amare Dio con tutto il cuore è cosa che appartiene alla perfezione; poiché, a detta del Filosofo, tutto e perfetto sono la stessa cosa. Ora le cose che appartengono alla perfezione non sono di precetto, ma di consiglio. Dunque non si deve comandare che si ami Dio con tutto il cuore.

IN CONTRARIO: Sta scritto: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore".

RISPONDO: Siccome materia dei precetti sono gli atti delle virtù, un'azione è di precetto in quanto è un atto di virtù. Ora, per un atto di virtù non si richiede soltanto che rispetti la debita materia, ma che si rivesta anche delle debite circostanze, che lo rendono proporzionato a tale materia. Ma Dio si deve amare come ultimo fine, al quale vanno riferite tutte le cose. Perciò nel precetto dell'amore di Dio bisognava ricordare una simile totalità.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il precetto relativo agli atti di una virtù non si estende al modo che codesti atti ricevono da una virtù superiore. Esso però abbraccia il modo che rientra nel costitutivo di quella data virtù. Ed è questo appunto il modo indicato con le parole: "con tutto il cuore".
2. Dio può essere amato con tutto il cuore in due maniere. Primo, attualmente, cioè in maniera che tutto il cuore dell'uomo sia sempre attualmente proteso verso Dio. E questa è la perfezione della patria beata. - Secondo, in maniera che tutto il cuore di un uomo sia proteso verso Dio come per abito: cioè in modo che il cuore non ammette nulla contro l'amore di Dio. E questa è la perfezione della vita presente. Con essa non è incompatibile il peccato veniale: perché questo non esclude l'abito della carità, avendo un oggetto che non è ad essa contrario; ma che ne ostacola soltanto l'esercizio.
3. La perfezione della carità, cui sono ordinati i consigli, è qualche cosa di mezzo tra codesti due tipi di perfezione, e consiste in questo: che l'uomo per quanto è possibile si distacchi dalle cose temporali anche lecite, perché queste, tenendo occupato l'animo, impediscono il moto attuale del cuore verso Dio.

ARTICOLO 5

Se al precetto, "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore", sia giusto aggiungere: "e con tutta la tua anima, e con tutte le tue forze"

SEMBRA che non sia giusto aggiungere al precetto, "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore", le parole che seguono: "e con tutta la tua anima e con tutte le tue forze". Infatti:
1. Cuore qui non sta a indicare l'organo materiale; perché amare Dio non è un atto del corpo. Perciò il cuore è preso qui in senso spirituale. Ma il cuore in senso spirituale è l'anima stessa o qualche sua facoltà. Perciò era inutile ricordare l'una e l'altra cosa.
2. La forza dell'uomo dipende specialmente dal cuore: sia in senso materiale, che in senso spirituale. Perciò, dopo aver detto: "Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore", era superfluo aggiungere: "e con tutte le tue forze".
3. In S. Matteo si legge: "con tutta la tua mente", espressione che qui non si trova. Dunque sembra che non sia bene enunciato questo precetto nel Deuteronomio.

IN CONTRARIO: Sta l'autorità della Scrittura.

RISPONDO: Questo precetto ha redazioni diverse nei vari libri della Scrittura. Si è visto, infatti, che nel Deuteronomio si riscontrano tre cose: "con tutto il cuore", "con tutta l'anima", e "con tutte le forze". Invece in S. Matteo se ne riscontrano due sole: "con tutto il cuore" e "con tutta l'anima", omettendo "con tutte le tue forze"; però si aggiunge: "con tutta la tua mente". In S. Marco troviamo quattro cose: "con tutto il cuore", "con tutta l'anima", "con tutta la mente", e "con tutta la tua virtù", o "forza". Anche in S. Luca troviamo queste quattro cose: infatti al posto della "forza", o "virtù" troviamo: "con tutte le tue energie". Perciò si deve dare una ragione di queste quattro cose: infatti l'omissione dell'una o dell'altra in altri passi si spiega col fatto che sono deducibili le une dalle altre.
Si deve perciò notare che l'amore è un atto della volontà, che viene indicata col termine cuore: infatti come il cuore corporeo è principio di tutti i moti del corpo, così la volontà, specialmente nel suo tendere all'ultimo fine, oggetto della carità, è principio di tutti i moti dello spirito. D'altra parte i principii degli atti mossi dalla volontà sono tre, e cioè: l'intelletto, indicato dalla mente; le potenze appetitive inferiori, indicate dall'anima; e la potenza esecutiva esteriore, indicata dalla forza, dalla virtù, o dalle energie. Ci viene perciò comandato di far sì che la nostra intenzione tutta intera si volga a Dio, e quindi "con tutto il cuore"; che il nostro intelletto si sottometta a Dio, e cioè "con tutta la mente"; che i nostri appetiti siano regolati secondo Dio, e quindi "con tutta l'anima"; e che i nostri atti esterni obbediscano a Dio, il che equivale ad amarlo "con tutte le nostre forze", "virtù", ovvero "energie".
Tuttavia il Crisostomo spiega al contrario i due termini cuore e anima. - S. Agostino invece riferisce il cuore al pensiero; l'anima alla vita; e la mente all'intelletto. - Altri spiegano così: "con tutto il cuore", cioè con l'intelletto; "con l'anima", cioè con la volontà; "con la mente", cioè con la memoria. - Oppure, stando a S. Gregorio Nisseno, il cuore indicherebbe l'anima vegetativa; l'anima quella sensitiva; e la mente quella intellettiva: perché noi dobbiamo riferire a Dio la nutrizione, le sensazioni e i pensieri.

Sono così risolte anche le difficoltà.

ARTICOLO 6

Se questo precetto dell'amore di Dio si possa adempiere nella vita presente

SEMBRA che questo precetto dell'amore di Dio si possa osservare nella vita presente. Infatti:
1. S. Girolamo dichiara "maledetto colui il quale afferma che Dio ha comandato qualche cosa d'impossibile". Ora, questo precetto fu dato da Dio, come appare dal Deuteronomio. Perciò questo precetto si può adempiere nella vita presente.
2. Chi non osserva un precetto pecca mortalmente: poiché, a detta di S. Ambrogio, il peccato non è altro che "una trasgressione della legge divina e una disobbedienza dei celesti comandamenti". Se quindi questo comandamento non potesse essere osservato in questa vita, ne seguirebbe che nessuno sulla terra può vivere senza peccato mortale. Ma questo è contro le parole dell'Apostolo ai Corinzi: "Egli vi confermerà sino alla fine senza peccato"; e quelle a Timoteo: "Siano ammessi a ministrare uomini esenti da ogni colpa".
3. I precetti vengono dati per guidare gli uomini sulla via della salvezza, secondo l'espressione del Salmista: "Il precetto del Signore è nitido, dà lume agli occhi". Ora, sarebbe inutile guidare uno verso cose impossibili. Perciò non è impossibile osservare questo precetto nella vita presente.

IN CONTRARIO: S. Agostino insegna, che "il precetto: "Amerai il Signore Dio tuo, ecc.", sarà adempiuto con pienezza di carità nella patria. Infatti finché c'è qualche cosa da tenere a freno nella concupiscenza della carne, Dio non è amato realmente con tutta l'anima".

RISPONDO: Un precetto può essere adempiuto in due maniere: perfettamente e imperfettamente. Viene adempiuto perfettamente quando si raggiunge il fine inteso da colui che lo ha dato; invece viene adempiuto imperfettamente quando, pur senza raggiungere il fine voluto da chi lo ha comandato, tuttavia non ci si allontana dall'ordine verso il fine. Se un capitano d'esercito, p. es., comanda ai soldati di combattere, tra questi adempie perfettamente il comando chi combattendo vince il nemico, che è il fine inteso dal capitano; lo adempie invece imperfettamente quel soldato che nel combattere non raggiunge la vittoria, pur restando fedele alla disciplina militare. Ora, con questo precetto Dio intende di unire l'uomo a sé totalmente: e questo avverrà nella patria, quando, a detta di S. Paolo, "Dio sarà tutto in tutti". Perciò questo precetto sarà adempiuto in maniera piena e perfetta nella patria. Nella vita presente sarà invece adempiuto, però imperfettamente. Tuttavia al presente l'uno l'osserva più perfettamente dell'altro, quanto più si avvicina alla perfezione della patria.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il primo argomento dimostra soltanto che (il precetto dell'amore) può essere adempiuto in questa vita in qualche modo, sebbene non perfettamente.
2. Come il soldato che combatte valorosamente, sebbene non vinca, non è giudicato colpevole e non merita la pena; così chi adempie questo precetto nella vita presente, non facendo nulla contro l'amore di Dio, non commette peccato mortale.
3. Rispondiamo con S. Agostino: "Perché non si dovrebbe comandare all'uomo questa perfezione, sebbene nessuno la raggiunga nella vita presente? Non si può correr bene, se non si conosce la meta. E come si potrebbe conoscere, se non venisse indicata da nessun precetto?".

ARTICOLO 7

Se sia ben enunziato il precetto dell'amore del prossimo

SEMBRA che sia male enunziato il precetto dell'amore del prossimo. Infatti:
1. L'amore di carità si estende a tutti gli uomini, anche ai nemici, come dice il Vangelo. Invece il termine prossimo implica una certa vicinanza, che non sembra esistere con tutti gli uomini. Perciò sembra che questo precetto sia male enunziato.
2. Secondo il Filosofo, "i sentimenti di amicizia verso gli altri derivano dal senso di amicizia verso se stessi": dal che si rileva che l'amore di se stessi è il principio dell'amore del prossimo. Ma un principio è superiore a ciò che da esso deriva. Dunque l'uomo non deve amare il prossimo come se stesso.
3. L'uomo ama se stesso per natura; ma non ama così il prossimo. Perciò non è giusto comandare all'uomo di amare il prossimo come se stesso.

IN CONTRARIO: Nel Vangelo si legge: "Il secondo comandamento è simile a questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso".

RISPONDO: Questo comandamento è formulato in modo perfetto: infatti in esso vengono ricordati e il motivo e il modo dell'amare. Il motivo viene accennato nel termine prossimo: per questo infatti dobbiamo amare gli altri con la carità, perché ci sono prossimi per la naturale immagine di Dio, e per la predisposizione alla gloria. Poco importa che si parli di prossimo; o di fratello, come fa S. Giovanni; o di amico, come fa S. Luca: perché con tutte queste voci si indica la medesima affinità.
Si accenna invece al modo di questo amore, con l'espressione "come te stesso". Il quale però non va inteso nel senso che uno deve amare il prossimo nella misura con cui ama se stesso; ma in modo analogo a come ama se stesso. E questo in tre maniere. Primo, per quanto riguarda il fine: uno cioè deve amare il prossimo per Dio, come per Dio deve amare se stesso; affinché l'amore del prossimo sia santo. - Secondo, per quanto riguarda la regola dell'amore: in modo cioè da non accondiscendere al prossimo nel male, ma solo nel bene, come uno deve assecondare la propria volontà solo nel bene; affinché così l'amore del prossimo sia giusto. - Terzo, per quanto riguarda il motivo dell'amore: cioè in modo che uno non ami il prossimo per il proprio vantaggio, o piacere, ma volendo il bene del prossimo come il bene di se stesso; affinché in tal modo l'amore del prossimo sia vero. Infatti quando uno ama il prossimo per il proprio vantaggio o piacere, veramente non ama il prossimo, ma se stesso.
Sono così risolte anche le difficoltà.

ARTICOLO 8

Se l'ordine della carità sia di precetto

SEMBRA che l'ordine della carità non sia di precetto. Infatti:
1. Chi trasgredisce un precetto commette un'ingiuria. Invece se uno ama quanto deve una persona, però ne ama di più un'altra, non fa ingiuria a nessuno. Quindi non trasgredisce un precetto. Dunque l'ordine della carità non è di precetto.
2. Le cose di precetto ci sono insegnate in modo esauriente dalla Sacra Scrittura. Ma l'ordine della carità che sopra abbiamo stabilito non viene mai insegnato dalla Sacra Scrittura. Dunque esso non è di precetto.
3. L'ordine implica distinzione. Invece l'amore del prossimo viene comandato in maniera indistinta, con quelle parole: "Amerai il prossimo tuo come te stesso". Perciò l'ordine della carità non è di precetto.

IN CONTRARIO: Ciò che Dio opera in noi con la grazia, lo insegna con i precetti della legge; poiché sta scritto: "Scriverò la mia legge nei loro cuori". Ora, Dio causa in noi l'ordine della carità, secondo le parole del Cantico: "Ha ordinato in me la carità". Dunque l'ordine della carità ricade sotto i precetti della legge.

RISPONDO: Come sopra abbiamo detto, il modo che rientra nel costitutivo dell'atto virtuoso è materia del precetto relativo a codesto atto di virtù. Ora, l'ordine della carità rientra nel costitutivo della virtù: poiché si desume dalla proporzione dell'amore col suo oggetto, com'è evidente dalle spiegazioni date. Dunque è chiaro che l'ordine della carità è di precetto.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Uno concede di più a chi più ama. Perciò, se uno amasse di meno chi deve amare di più, verrebbe a concedere di più a chi invece deve dare di meno. E quindi farebbe ingiuria a colui che egli deve amare di più.
2. Nella Sacra Scrittura è insegnato espressamente l'ordine delle quattro cose da amarsi con amore di carità. Viene infatti comandato di amare Dio con tutto il cuore, per farci comprendere che dobbiamo amare Dio sopra tutte le cose. Quando poi viene comandato di amare il prossimo come se stessi, l'amore di se stessi vien posto prima dell'amore del prossimo. Parimente, quando viene insegnato che "dobbiamo dar la vita per i nostri fratelli", cioè la vita corporale, s'intende che dobbiamo amare il prossimo più del nostro corpo. - E quando ci viene comandato da S. Paolo "di fare il bene specialmente ai compagni di fede", e viene da lui rimproverato "chi non pensa ai suoi, massime a quei di casa", si può intendere chiaramente che tra i prossimi dobbiamo amare maggiormente i migliori e i congiunti più stretti.

3. L'espressione: "Amerai il prossimo tuo", basta a farci capire che dobbiamo amare di più quelli che ci sono più prossimi.