Il Santo Rosario
back

Questione 43

Lo scandalo

Rimane ora da trattare dei vizi contrari alla beneficenza. Tra questi alcuni sono materia di giustizia: quelli cioè che implicano un torto verso il prossimo; ma è evidente che lo scandalo si oppone specificamente alla carità. Perciò tratteremo qui dello scandalo.
Su tale argomento si pongono otto quesiti: 1. Che cosa sia lo scandalo; 2. Se lo scandalo sia peccato; 3. Se sia un peccato speciale; 4. Se sia peccato mortale; 5. Se sia dei perfetti scandalizzarsi; 6. Se essi possono scandalizzare; 7. Se per lo scandalo si debba tralasciare il bene spirituale; 8. Se per evitare lo scandalo si debbano sacrificare i beni materiali.

ARTICOLO 1

Se lo scandalo sia ben definito come "parola o azione meno retta, che offre un'occasione di caduta"

SEMBRA che lo scandalo non sia ben definito come "parola o azione meno retta che offre un'occasione di caduta". Infatti:
1. Lo scandalo, come vedremo, è un peccato. Ora, secondo S. Agostino, il peccato "è una parola, un'azione o un desiderio contro la legge di Dio". Dunque codesta definizione è insufficiente; perché tralascia il pensiero, o desiderio.
2. Siccome tra gli atti virtuosi, o retti, uno è più virtuoso e più retto dell'altro, non è meno retto soltanto l'atto più virtuoso di tutti. Quindi se lo scandalo fosse una parola o un'azione meno retta, sarebbe scandalo qualsiasi atto virtuoso, all'infuori di quello più sublime.
3. L'occasione indica solo una causa per accidens. Ma ciò che è per accidens non deve figurare nelle definizioni: perché non dà la specie. Perciò non è giusto usare il termine occasione nella definizione dello scandalo.
4. Uno può prendere occasione di caduta per una qualsiasi azione altrui: perché le cause per accidens sono indeterminate. Se quindi diciamo che è scandalo ciò che offre a un altro un'occasione di caduta, può essere scandalo ogni atto e ogni parola. Il che sembra inammissibile.
5. Al prossimo si dà occasione di cadere quando esso rimane offeso o turbato. Ora, lo scandalo si contrappone all'offesa e al turbamento; infatti l'Apostolo scrive: "È bene non mangiar carne e non bere vino, e non far cosa alcuna, nella quale il tuo fratello rimane offeso, o scandalizzato, o turbato". Perciò la definizione ricordata dello scandalo non è esatta.

IN CONTRARIO: S. Girolamo spiegando un passo di S. Matteo afferma: "Quando leggiamo nel Vangelo: "Chi avrà scandalizzato", dobbiamo intendere questo: "Chi con le parole o con le azioni avrà dato occasione di cadere"".

RISPONDO: Come dice S. Girolamo nel brano ricordato, "ciò che in greco si dice scandalo noi lo possiamo chiamare urto, mancamento o inciampo del piede". Infatti capita d'incontrare materialmente per la strada un ostacolo, urtando nel quale si cade: ebbene, tale inciampo si chiama scandalo. Parimente anche nella vita spirituale capita che uno vada incontro alla caduta spirituale spinto da una parola, o da un'azione altrui: cioè in quanto costui trascina altri a peccare con i rimproveri, con le esortazioni, o con l'esempio. E questo propriamente è lo scandalo. Ora, niente può predisporre per se stesso a cadere, se non ha una carenza di rettitudine: poiché ciò che è perfettamente retto, lungi dal portare alla caduta, premunisce dal cadere. Ecco perché è giusto dire che lo scandalo è "una parola, o un'azione meno retta che offre un'occasione di caduta".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il pensiero o desiderio cattivo è nascosto nel cuore: perciò non viene presentato ad altri come un ostacolo che predispone alla caduta. E per questo non può avere natura di scandalo.
2. Meno retto qui non si dice di ciò che viene sorpassato da altre cose in fatto di rettitudine: ma di quanto implica una mancanza di rettitudine, o perché è male in se stesso, come i peccati; oppure perché ha le apparenze del male, come quando uno siede a mensa in un luogo destinato al culto degli idoli. Infatti sebbene questo di suo non sia peccato, se uno lo fa senza cattiva intenzione, tuttavia, avendo la parvenza di un atto d'idolatria, può offrire occasione di caduta. Ecco perché l'Apostolo ammoniva: "Astenetevi da ogni parvenza di male". È giusta perciò l'espressione "meno retta", sia per indicare gli atti che per se stessi sono peccati, sia quelli che hanno apparenza di male.
3. Come sopra abbiamo notato, niente può essere per un uomo causa efficace di peccato, cioè di rovina spirituale, all'infuori della propria volontà. Perciò le parole o le azioni altrui possono essere solo cause imperfette, che inducono a cadere. Ecco perché non si dice: "che offre la causa"; ma "che offre l'occasione di cadere", per esprimere una causa imperfetta non già sempre una causa per accidens. - D'altra parte niente impedisce che in qualche definizione entri un elemento per accidens, perché quanto è accidentale per una cosa può essere essenziale per un'altra: nella definizione aristotelica della fortuna, p. es., troviamo la causa per accidens.
4. Le parole o le azioni altrui possono essere per un uomo causa di peccato in due maniere: primo, direttamente; secondo, indirettamente. Direttamente quando uno con le sue parole o azioni malvagie cerca di trascinare l'altro al peccato; oppure, anche se egli non ne abbia l'intenzione, la sua azione è tale da essere un incentivo alla colpa; quando uno, p. es., fa pubblicamente un peccato, o un'atto che ha l'apparenza di peccato. E allora chi compie codesto atto offre propriamente un'occasione di caduta: perciò questo si chiama lo scandalo attivo. - Invece una parola o un'azione altrui può essere per un uomo causa di peccato per accidens, quando uno mal disposto è indotto a peccare a prescindere dall'intenzione di chi agisce e dalla natura dell'azione compiuta; come quando uno, p. es., ha invidia del bene altrui. E allora chi compie codesta azione buona non offre, per quanto dipende da lui, un'occasione di peccare, ma l'altro la prende; secondo le parole di S. Paolo: "Presa l'occasione dal comandamento, ecc.". Abbiamo così lo scandalo passivo, senza l'attivo: perché chi per quanto sta in lui agisce rettamente, non dà occasione alla caduta dell'altro.
Perciò in certi casi capita che si abbia insieme lo scandalo attivo nell'uno e passivo nell'altro: cioè quando uno pecca dietro la sollecitazione dell'altro. - Altre volte abbiamo lo scandalo attivo senza quello passivo: cioè quando uno sollecita l'altro a peccare con le parole o con i fatti, e l'altro non acconsente. - Talora invece si verifica, come abbiamo detto, lo scandalo passivo senza quello attivo.
5. Il turbamento sta a indicare la predisposizione allo scandalo; l'offesa indica invece l'indignazione contro colui che pecca, e che talora può essere senza rovina (o peccato); lo scandalo finalmente implica l'inciampare stesso che prepara la caduta.

ARTICOLO 2

Se lo scandalo sia peccato

SEMBRA che lo scandalo non sia peccato. Infatti:
1. I peccati non avvengono per necessità: perché ogni peccato è volontario, come sopra abbiamo detto. Invece nel Vangelo si legge: "È necessario che avvengano gli scandali". Dunque lo scandalo non è peccato.
2. Nessun peccato nasce dal sentimento della pietà: perché, come dice il Vangelo, "un albero buono non può dare frutti cattivi". Ma certi scandali derivano dal sentimento della pietà; infatti nel Vangelo si legge che il Signore disse a Pietro: "Tu mi sei di scandalo"; e S. Girolamo spiega, che "l'errore dell'Apostolo, derivando da un sentimento di pietà, non sembra che fosse una sollecitazione diabolica". Perciò lo scandalo non sempre è peccato.
3. Lo scandalo non è che un inciampo. Ma non tutti quelli che inciampano cadono. Dunque può esserci lo scandalo senza il peccato, che è la caduta spirituale.

IN CONTRARIO: Lo scandalo è "una parola, o un'azione meno retta". Ora, un atto umano in quanto manca di rettitudine ha natura di peccato. Dunque lo scandalo implica sempre un peccato.

RISPONDO: Come abbiamo detto nell'articolo precedente, ci sono due tipi di scandalo: quello passivo, che si produce in chi viene scandalizzato; e quello attivo proprio di colui che scandalizza, dando un'occasione di rovina. Orbene, lo scandalo passivo in colui che viene scandalizzato è sempre peccato: infatti egli non viene scandalizzato, se non in quanto cade in una spirituale rovina, cioè in peccato. Tuttavia lo scandalo passivo può esserci, senza un peccato da parte di colui la cui azione offre occasione di scandalo: come quando ci si scandalizza del bene compiuto da un altro. - Parimente anche lo scandalo attivo è sempre peccato in colui che scandalizza. Perché, o l'atto che egli compie è peccato; oppure, se ha la sola apparenza di peccato, doveva essere omesso in forza della carità verso il prossimo, che impegna ciascuno a procurare l'altrui salvezza; e quindi chi non se ne astiene agisce contro la carità. Tuttavia, come abbiamo notato, può esserci uno scandalo attivo, senza il peccato di chi è esposto allo scandalo.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'affermazione evangelica: "È necessario che avvengano gli scandali", non va intesa nel senso di una necessità assoluta; ma di una necessità condizionale, per cui è necessario che le cose già conosciute o preannunziate da Dio avvengano, prese però "in senso composito", come abbiamo spiegato nella Prima Parte. - Oppure che avvengano gli scandali è necessario in vista del fine: cioè perché servono "a rendere riconoscibili quelli che sono degni di approvazione". - Oppure è necessario che avvengano gli scandali data la condizione attuale degli uomini, i quali non si guardano dai peccati. Come se un medico, osservando la dieta sbagliata di certuni dicesse: "È necessario che questi tali si ammalino"; il che va inteso sotto quella condizione: se non cambiano dieta. Così pure è necessario che avvengano gli scandali, se gli uomini non cambiano la loro cattiva condotta.
2. Scandalo in quel testo è preso per un impedimento qualsiasi. Infatti Pietro voleva impedire la passione di Cristo, per un sentimento di pietà verso di lui.
3. Nessuno inciampa spiritualmente, senza subire un ritardo al suo avanzamento nella via di Dio: il che avviene almeno con un peccato veniale.

ARTICOLO 3

Se lo scandalo sia un peccato speciale

SEMBRA che lo scandalo non sia un peccato speciale. Infatti:
1. Lo scandalo è "una parola o un'azione meno retta". Ma tale è qualsiasi peccato. Perciò qualsiasi peccato è uno scandalo. E quindi lo scandalo non è un peccato speciale.
2. Ogni peccato speciale, come ogni speciale ingtustizia, stando all'insegnamento di Aristotele, deve trovarsi separatamente dagli altri peccati. Ora, lo scandalo non si riscontra mai separato dagli altri peccati. Dunque lo scandalo non è un peccato speciale.
3. Ogni peccato speciale viene costituito da qualche cosa che dà la specie morale a un atto. Ora, l'elemento costitutivo dello scandalo è il fatto che si pecca davanti agli altri. Ma peccare apertamente, pur essendo una circostanza aggravante, non costituisce una particolare specie di peccato. Dunque lo scandalo non è un peccato speciale.

IN CONTRARIO: Il contrario di una speciale virtù è uno speciale peccato. Ora, lo scandalo è il contrario di una virtù specificamente distinta, cioè della carità; poiché S. Paolo afferma: "Se per il cibo il tuo fratello ha da avere un cruccio, tu non cammini più secondo la carità". Perciò lo scandalo è uno speciale peccato.

RISPONDO: Come sopra abbiamo detto, lo scandalo è di due specie: attivo e passivo. Ebbene, lo scandalo passivo non può essere un peccato speciale: perché le parole o le azioni altrui che fanno cadere possono capitare in qualsiasi genere di peccato; e il fatto che uno prende occasione di peccare dalle parole o dalle azioni altrui non dà un costitutivo specifico a un peccato, perché non implica una specifica deformità contrastante con una speciale virtù.
Invece lo scandalo attivo può determinarsi in due modi: per se e per accidens. Si ha uno scandalo per accidens quando esso è estraneo all'intenzione di chi agisce: cioè quando uno con gli atti o con le parole non intende dare occasione di rovina agli altri, ma solo di soddisfare la propria volontà. E anche allora lo scandalo attivo non è un peccato speciale: perché gli elementi per accidens non costituiscono la specie. - Al contrario lo scandalo attivo è per se, quando uno con parole o azioni disordinate tenta di trascinare un altro al peccato. E in tal caso, per l'intenzione di raggiungere un fine speciale, l'atto prende l'aspetto di uno speciale peccato: infatti in morale, come abbiamo detto, il fine determina la specie. Perciò come è un peccato speciale il furto, o l'omicidio, per il danno specifico che uno intende infliggere al prossimo; così è un peccato speciale lo scandalo, perché si ha di mira un danno specifico del prossimo. Esso si contrappone direttamente alla correzione fraterna, che si propone di evitare uno speciale nocumento.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Qualsiasi peccato può essere materia di uno scandalo attivo. Ma la ragione formale, che lo rende un peccato speciale, può averla solo dall'intenzione, secondo le spiegazioni date.
2. Lo scandalo attivo può esistere anche separatamente dagli altri peccati: come quando uno scandalizza il prossimo con un'azione che di per sé non è peccato, ma ne ha l'apparenza.
3. Lo scandalo non deve la sua natura di peccato speciale alla circostanza suddetta, ma all'intenzione, come abbiamo spiegato.

ARTICOLO 4

Se lo scandalo sia peccato mortale

SEMBRA che lo scandalo sia peccato mortale. Infatti:
1. Ogni peccato che sia incompatibile e contrastante con la carità è peccato mortale, come sopra abbiamo detto. Ma lo scandalo, l'abbiamo visto ora, è contrario alla carità. Dunque è peccato mortale.
2. La pena della dannazione eterna è dovuta al solo peccato mortale. Ora, lo scandalo merita la dannazione eterna; poiché sta scritto: "Chi avrà scandalizzato uno di questi piccini che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse sommerso nel profondo del mare". "Questo perché", come spiega S. Girolamo, "è molto meglio ricevere per una colpa una breve punizione, piuttosto che essere serbati agli eterni supplizi". Perciò lo scandalo è peccato mortale.
3. Tutti i peccati commessi direttamente contro Dio sono mortali: perché soltanto il peccato mortale mette l'uomo contro Dio. Ma lo scandalo è un peccato contro Dio; infatti l'Apostolo scriveva ai Corinzi: "Offendendo la debole coscienza dei fratelli, voi peccate contro Cristo". Quindi lo scandalo è sempre peccato mortale.

IN CONTRARIO: Indurre un altro a commettere un peccato veniale può essere solo peccato veniale. Ma anche questo è uno scandalo. Dunque lo scandalo può essere peccato veniale.

RISPONDO: Come sopra abbiamo detto, lo scandalo implica un inciampo, che predispone un uomo alla caduta. Ecco perché talora lo scandalo passivo può essere peccato veniale, riducendosi, per così dire, ad inciampare soltanto: quando uno, p. es., è mosso dagli atti e dalle parole altrui soltanto a dei moti di peccato veniale. Talora invece è peccato mortale, aggiungendo all'inciampo la caduta: quando uno, p. es., spinto dalle parole e dalle azioni altrui arriva a peccare mortalmente.
Lo scandalo attivo poi, se è scandalo per accidens, o indiretto, può essere talora peccato veniale, nel caso cioè che uno faccia una mancanza veniale; oppure una lieve indiscrezione che di suo non è peccato, ma ne ha l'apparenza. Talora invece è peccato mortale: sia perché uno commette una colpa mortale, sia perché trascura la salvezza del prossimo, al punto da non desistere, per non comprometterla, dal fare quello che gli pare e piace. - Se poi lo scandalo attivo è per se e diretto, nel senso che uno cerca di portare gli altri a peccare, allora, se si ha l'intenzione di indurre a un peccato mortale, lo scandalo è peccato mortale. Così pure nel caso che si cerchi di portare a un peccato veniale con un peccato mortale. Se invece uno cerca di indurre il prossimo a peccare venialmente con un peccato veniale, allora lo scandalo è peccato veniale.
Sono così risolte le difficoltà.

ARTICOLO 5

Se lo scandalo passivo possa riscontrarsi anche nei perfetti

SEMBRA che lo scandalo passivo possa riscontrarsi anche nei perfetti. Infatti:
1. Cristo era sommamente perfetto. Eppure egli disse a Pietro: "Tu mi sei di scandalo". Quindi a maggior ragione si possono scandalizzare gli altri perfetti.
2. Lo scandalo non è che un impedimento che s'incontra nella vita spirituale. Ora, anche i perfetti possono trovare ostacoli nel loro progresso nella vita spirituale, come risulta dalle parole dell'Apostolo: "Avevamo disposto di venire da voi, almeno io Paolo, e una e due volte; ma Satana ce lo impedì". Perciò anche i perfetti possono subire lo scandalo.
3. I peccati veniali possono trovarsi anche nei perfetti; poiché sta scritto: "Se diremo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi". Ma lo scandalo passivo, come abbiamo detto, non sempre è peccato mortale, essendo talora soltanto veniale. Quindi lo scandalo passivo si può riscontrare anche nei perfetti.

IN CONTRARIO: Commentando quel passo evangelico: "Chi avrà scandalizzato uno di questi piccini", S. Girolamo scrive: "Nota che chi si scandalizza è piccino poiché i grandi non si scandalizzano".

RISPONDO: Lo scandalo passivo implica in chi lo subisce un frastornamento dell'animo dal bene. Ora, nessuno che aderisca con fermezza a una realtà immutabile può esserne frastornato. Ma i grandi, o perfetti, aderiscono a Dio soltanto, la cui bontà è immutabile: poiché sebbene aderiscano ai loro prelati, non vi aderiscono se non in quanto quelli aderiscono a Cristo, secondo le parole di S. Paolo: "Siate miei imitatori, come io lo sono di Cristo". Perciò i perfetti, per quanto vedano gli altri comportarsi malamente nelle parole e nei fatti, non si allontanano dalla loro rettitudine, secondo le parole dei Salmi: "Quelli che confidano nel Signore sono come il monte di Sion: non vacillerà in eterno chi abita in Gerusalemme". E quindi non può esserci scandalo in coloro che aderiscono a Dio perfettamente, come dice la Scrittura: "Molta pace per quelli che amano la tua legge, e non v'è inciampo per essi".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come abbiamo già notato, in quel passo scandalo sta per un impedimento qualsiasi. Perciò il Signore disse a Pietro: "Tu mi sei di scandalo", perché costui cercava d'impedire il suo proposito di accettare la passione.
2. I perfetti possono essere impediti nei loro atti esterni. Ma non possono essere impediti di tendere a Dio col loro volere interiore dalle parole, o dalle azioni altrui; poiché sta scritto: "Né la morte, né la vita potrà separarci dalla carità di Dio".
3. I perfetti cadono talora in qualche peccato veniale per la debolezza della carne; ma essi non vengono scandalizzati propriamente dalle parole e dalle azioni altrui. Però possono esserci in loro i primi sintomi dello scandalo; di qui le parole del Salmista: "Per poco non han vacillato i miei piedi".

ARTICOLO 6

Se si possa riscontrare nei perfetti lo scandalo attivo

SEMBRA che nei perfetti si possa riscontrare lo scandalo attivo. Infatti:
1. La passione è effetto dell'azione. Ora, alcuni sono scandalizzati al passivo per le parole o le azioni dei perfetti; infatti nel Vangelo si legge: "Lo sai che i Farisei si sono scandalizzati udendo questo discorso?". Dunque nei perfetti si può riscontrare lo scandalo attivo.
2. S. Pietro dopo la discesa dello Spirito Santo era nello stato dei perfetti. Eppure egli allora scandalizzò i gentili, come racconta S. Paolo: "Quando io vidi che non camminavano rettamente secondo la verità del Vangelo, dissi a Cefa", cioè a Pietro, "alla presenza di tutti: Se tu che sei Giudeo vivi da gentile e non da Giudeo, perché costringi i gentili a far come Giudei?". Perciò anche nei perfetti può esserci lo scandalo attivo.
3. Lo scandalo attivo talora è peccato veniale. Ma i peccati veniali possono trovarsi anche nei perfetti. Dunque in essi può trovarsi lo scandalo attivo.

IN CONTRARIO: Alla perfezione ripugna di più lo scandalo attivo che quello passivo. Ora, nei perfetti non può trovarsi lo scandalo passivo. Quindi a maggior ragione va escluso lo scandalo attivo.

RISPONDO: Si ha propriamente lo scandalo attivo, quando uno fa o dice cose che di suo sono fatte per indurre altri a cadere: e quindi si tratta di azioni o di parole disordinate. Ora, è proprio dei perfetti ordinare le loro azioni secondo la regola della ragione, stando all'ammonimento di S. Paolo: "Tra voi tutto si faccia decorosamente e con ordine". Ed essi usano tale premura specialmente nelle azioni in cui non solo potrebbero nuocere a se stessi, ma anche agli altri. Perciò se nelle loro parole e nelle loro azioni esterne c'è qualche cosa che sfugge a tale controllo, ciò deriva dall'umana debolezza, e in questo esse sono estranee alla perfezione. Tuttavia non vi sono così lontane da scostarsi molto dall'ordine della ragione, ma poco soltanto e in cose leggere: e questo non è una cosa tanto rilevante da poterne desumere ragionevolmente un'occasione di peccato.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Lo scandalo passivo è sempre causato da un elemento attivo: ma non sempre è prodotto dallo scandalo attivo di altri, bensì da un atto di chi si scandalizza, cioè dal fatto che uno scandalizza se stesso.
2. Secondo l'opinione di S. Agostino e di S. Paolo stesso, Pietro peccò e fu degno di biasimo nell'appartarsi dai gentili per non scandalizzare i Giudei; perché agiva così con una certa dose d'imprudenza, scandalizzando i gentili convertiti alla fede. Però il gesto di S. Pietro non era un peccato così grave, da giustificare codesto scandalo. Perciò i gentili subivano uno scandalo passivo; ma in Pietro non ci fu uno scandalo attivo.
3. I peccati veniali dei perfetti consistono specialmente nei moti improvvisi, i quali, essendo occulti, non possono scandalizzare. E anche se costoro commettono qualche peccato veniale esterno, esso è talmente leggero da non avere la capacità di scandalizzare.

ARTICOLO 7

Se, per evitare lo scandalo, si debba tralasciare il bene spirituale

SEMBRA che, per evitare lo scandalo, si debba tralasciare il bene spirituale. Infatti:
1. S. Agostino insegna che quando si teme il pericolo di uno scisma, si deve tralasciare la punizione dei peccati. Ora, la punizione dei peccati è un bene spirituale, essendo un atto di giustizia. Dunque per evitare lo scandalo si deve tralasciare il bene spirituale.
2. L'insegnamento sacro è un bene spirituale. Eppure bisogna cessare da esso per evitare lo scandalo; poiché sta scritto: "Non vogliate dare le cose sante ai cani; e non gettate le vostre perle ai porci, perché non si rivoltino a sbranarvi". Dunque per motivi di scandalo si deve tralasciare il bene spirituale.
3. La correzione fraterna, essendo un atto di carità, è un bene spirituale. Eppure talora essa si tralascia per motivi di carità, per evitare lo scandalo di altri, come dice S. Agostino. Perciò il bene spirituale, per evitare lo scandalo, deve essere tralasciato.
4. S. Girolamo insegna che per evitare scandali si deve tralasciare tutto quello che si può tralasciare, salva la triplice verità "della vita, della giustizia e della dottrina". Ora, il compimento dei consigli e l'elargizione dell'elemosina per lo più si possono tralasciare, senza intaccare codesta triplice verità: altrimenti tutti quelli che omettono codeste cose commetterebbero continui peccati. E tuttavia sono tra le più grandi opere di ordine spirituale. Dunque le opere spirituali si devono omettere per evitare lo scandalo.
5. La fuga di un peccato qualsiasi è un bene spirituale: perché qualsiasi peccato arreca un danno spirituale a chi lo commette. Ma per evitare lo scandalo del prossimo talora uno è tenuto a commettere dei peccati veniali, cioè quando col peccato veniale può impedire il peccato mortale di un altro: infatti l'uomo è tenuto a impedire per quanto può la dannazione del prossimo, senza compromettere la propria salvezza, la quale non è impedita dal peccato veniale. Dunque l'uomo è tenuto a tralasciare un bene spirituale, per evitare lo scandalo.

IN CONTRARIO: Scrive S. Gregorio: "Se si prende scandalo dalla verità, è preferibile far nascere lo scandalo che abbandonare la verità". Ora, alla verità appartengono specialmente i beni spirituali. Dunque i beni spirituali non si devono tralasciare per motivi di scandalo.

RISPONDO: Essendo lo scandalo di due specie, attivo e passivo, diciamo subito che il problema non esiste per lo scandalo attivo: perché essendo codesto scandalo una parola o un'azione meno retta, non si deve far nulla che implichi uno scandalo attivo. - Il problema si presenta invece per lo scandalo passivo. Si deve perciò determinare ciò che siamo tenuti a tralasciare, perché gli altri non si scandalizzino. Tra i beni spirituali, dunque, si devono fare delle distinzioni. Infatti alcuni di essi sono necessari per salvarsi, e non possono tralasciarsi, senza peccato mortale. Ora, è evidente che nessuno deve peccare mortalmente per impedire il peccato di un altro: perché secondo l'ordine della carità un uomo deve amare di più la salvezza spirituale propria che quella di un altro. Perciò le cose che sono indispensabili alla salvezza non si devono tralasciare per evitare lo scandalo.
Tra gli stessi beni spirituali, poi, non indispensabili per la salvezza bisogna distinguere. Perché lo scandalo che può accompagnarli talora nasce da malizia, cioè quando col suscitare scandali si vogliono impedire codesti beni spirituali: è questo lo scandalo dei Farisei, i quali si scandalizzavano dell'insegnamento del Signore. E il Signore insegna a non curarsi di tale scandalo. - Talora invece lo scandalo deriva da fragilità, o da ignoranza: e questo è lo scandalo dei pusilli. Per tale scandalo talvolta si devono nascondere, o rimandare certe opere buone, quando non c'è urgenza, fino a che non venga a cessare lo scandalo, dando le debite spiegazioni. Ma se, dopo le spiegazioni date, lo scandalo perdura, allora esso è da considerarsi come dovuto a malizia: e in tal caso non si devono tralasciare le suddette opere spirituali.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il castigo non è desiderabile per se stesso, ma come medicina, per mettere un freno ai peccati. Esso perciò appartiene alla giustizia nella misura in cui serve a reprimere i peccati. Ora, se è evidente che col castigo si provocano peccati più numerosi e più gravi, allora il castigo non sta nei limiti della giustizia. S. Agostino parla appunto di questo caso, cioè del caso in cui la scomunica di alcuni provochi il pericolo di uno scisma: allora infatti lanciare la scomunica non rientrerebbe nella verità della giustizia.
2. Nell'insegnamento si devono considerare due cose: la verità che viene insegnata, e l'atto stesso dell'insegnare. La prima è di necessità per la salvezza: poiché chi ha l'ufficio d'insegnare non deve insegnare il contrario della verità, ma la verità soltanto secondo l'opportunità del tempo e delle persone. Perciò per nessuno scandalo che possa seguirne uno può mai insegnare il falso, tralasciando la verità. - Invece l'atto stesso dell'insegnare è una delle elemosine spirituali, come sopra abbiamo visto. Perciò per l'insegnamento valgono le cautele da osservarsi nelle altre opere di misericordia, di cui parleremo in seguito.
3. La correzione fraterna, come sopra abbiamo detto è ordinata all'emenda del colpevole. Essa perciò è da elencarsi tra i beni spirituali in quanto giova a tale scopo. Ora, questo non avviene, se il fratello rimane scandalizzato dalla correzione. Se quindi la correzione si omette per evitare lo scandalo, non si tralascia un bene spirituale.
4. La verità "della vita, della dottrina e della giustizia", non abbraccia soltanto le cose strettamente necessarie alla salvezza, ma anche i mezzi per raggiungere la salvezza in maniera più perfetta; poiché sta scritto: "Aspirate ai carismi migliori". Perciò, per evitare lo scandalo, né i consigli né le opere di misericordia si devono tralasciare del tutto; ma talora si devono fare di nascosto, o differire, come abbiamo detto, per evitare lo scandalo dei pusilli.
Talora invece l'osservanza dei consigli e il compimento delle opere di misericordia sono necessari per la salvezza. Ciò è evidente per coloro che han già fatto voto di osservare i consigli; e per quelli che hanno il compito stretto di provvedere alle altrui necessità, sia nell'ordine temporale, come dar da mangiare agli affamati, sia nell'ordine spirituale, come insegnare agli ignoranti. E questo dovere può nascere sia dall'ufficio che uno ha, com'è evidente per i prelati, sia dalla necessità dell'indigente. E allora queste cose si trovano nella stessa condizione delle altre che sono indispensabili alla salvezza.
5. Alcuni hanno insegnato che per evitare lo scandalo siamo tenuti a commettere il peccato veniale. Ma questa è un'affermazione contraddittoria: se infatti un'azione è da farsi non è cattiva né peccaminosa; infatti il peccato non può essere degno di scelta. Invece può capitare che un'azione non sia peccato veniale solo per una data circostanza: una parola scherzosa, p. es., è peccato veniale quando si dice senza nessuna utilità; se invece essa viene pronunziata per un motivo ragionevole, allora non è oziosa e non è peccato. - Del resto, sebbene il peccato veniale non tolga la grazia, da cui dipende la salvezza dell'uomo, esso tuttavia pregiudica la salvezza, perché il peccato veniale dispone al mortale.

ARTICOLO 8

Se per evitare lo scandalo si debbano sacrificare i beni temporali

SEMBRA che per evitare lo scandalo si debbano sacrificare i beni temporali. Infatti:
1. Siamo tenuti ad amare la salvezza spirituale del prossimo più di qualsiasi bene temporale. Ora, quello che amiamo di meno noi lo sacrifichiamo per quello che amiamo di più. Dunque, per non scandalizzare il prossimo, siamo tenuti a sacrificare piuttosto i beni temporali.
2. Stando alla norma di S. Girolamo, tutto ciò che si può sacrificare, senza compromettere la triplice verità di cui egli parla, siamo tenuti a sacrificarlo per evitare lo scandalo. Ma i beni temporali si possono sacrificare salvando codesta triplice verità. Dunque siamo tenuti a farlo per evitare lo scandalo.
3. Tra i beni temporali nessuno è più necessario del cibo. Ma il cibo si deve sacrificare in caso di scandalo; poiché, sta scritto: "Non mandare in perdizione, per il tuo cibo, colui per il quale Cristo è morto". A maggior ragione, quindi, si devono sacrificare per questo tutti gli altri beni temporali.
4. I beni temporali non li possiamo conservare o recuperare in un modo più conveniente che mediante i tribunali. Ora, adire i tribunali non è lecito, specialmente se così si dà scandalo. Nel Vangelo infatti si legge: "A chi vuole chiamarti in giudizio per toglierti la tunica, cedigli anche il mantello"; e S. Paolo afferma: "Già, in tutti i modi, è mancamento vostro avere liti e processi tra voi. Perché non soffrire piuttosto qualche ingiustizia? Perché non patire piuttosto qualche privazione?". È chiaro quindi che per evitare scandali si devono sacrificare i beni temporali.

5. Tra tutti i beni temporali i meno sacrificabili sono quelli connessi con i beni spirituali. Eppure questi beni si devono lasciar perdere per evitare lo scandalo. Infatti l'Apostolo, nel promuovere i beni spirituali, non volle ricevere compensi temporali, "per non creare ostacoli al Vangelo di Cristo"; e per lo stesso motivo di evitare lo scandalo, la Chiesa in certi luoghi non esige le decime. A maggior ragione, perciò, si devono per questo sacrificare gli altri beni temporali.

IN CONTRARIO: S. Tommaso di Canterbury rivendicò i beni della Chiesa con scandalo del re.

RISPONDO: Per i beni temporali bisogna distinguere. Essi infatti possono essere nostri, oppure sono a noi affidati per gli altri, cioè come i beni della Chiesa sono affidati ai prelati, e come i beni collettivi sono affidati ai vari ufficiali dello stato. Ora, la conservazione di codesti beni, come quella di un deposito, impegna strettamente coloro cui sono affidati. Perciò essi non si possono sacrificare per evitare scandali: come non vanno sacrificati gli altri beni che sono di necessità per la salvezza.
Invece i beni di cui siamo padroni, per motivi di scandalo in certi casi dobbiamo sacrificarli, cedendoli o non rivendicandoli, e in altri casi non dobbiamo cederli. Infatti, se lo scandalo nasce dall'ignoranza o dalla fragilità altrui, riducendosi esso allo scandalo dei pusilli, come sopra abbiamo visto, allora i beni temporali o vanno sacrificati del tutto, oppure si deve ovviare allo scandalo diversamente, cioè mediante un'ammonizione. Di qui l'insegnamento di S. Agostino: "Devi cedere in modo da non danneggiare, per quanto è possibile, né te stesso né l'altro. E nel negargli ciò che lui vuole devi indicargli le norme della giustizia: e allora gli darai di più, correggendone le ingiuste pretese".
Talora invece lo scandalo nasce dalla malizia, ed è uno scandalo farisaico. Ebbene, per coloro che suscitano scandali in tal modo non si devono sacrificare i beni temporali; perché nuocerebbe al bene comune, prestando ai malvagi occasioni di rapina; e nuocerebbe agli stessi profittatori, i quali ritenendosi i beni altrui si ostinerebbero nel peccato. Perciò S. Gregorio afferma: "Tra coloro che ci tolgono i beni temporali alcuni sono semplicemente da tollerarsi; altri invece sono da affrontarsi a norma di giustizia; non solo per la preoccupazione di difendere i nostri beni, ma anche perché i profittatori non rovinino se stessi".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. È così risolta anche la prima difficoltà.
2. Se di frequente si permettesse ai malvagi di mettere le mani sui beni altrui, ne verrebbe menomata la verità della vita e della giustizia. Perciò non per qualsiasi scandalo si devono sacrificare i beni temporali.
3. L'Apostolo non intendeva consigliare di astenersi del tutto dal cibo per evitare lo scandalo; perché nutrirsi è necessario per vivere. Ma per evitare lo scandalo va sacrificato un determinato cibo, come risulta dalle sue parole: "Non voglio più mangiare carne mai e poi mai, per non dar scandalo al mio fratello".
4. Secondo S. Agostino, quel comando del Signore va inteso nel senso di una predisposizione d'animo: un uomo cioè dev'essere più pronto a subire un'ingiustizia, o una frode, che a ricorrere a un tribunale, se ciò è opportuno. Talora però questo non è opportuno, come abbiamo dimostrato. - Lo stesso si dica delle parole dell'Apostolo.
5. Lo scandalo che l'Apostolo voleva evitare dipendeva dall'ignoranza dei pagani, che non conoscevano quest'uso. Perciò per un certo tempo bisognava farne a meno, perché prima potessero capire che questa era una cosa doverosa. - Per lo stesso motivo la Chiesa si astiene dall'esigere le decime nei luoghi dove non c'è l'uso di pagarle.