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Questione
41
La
rissa
Parliamo ora della rissa.
Sull'argomento si pongono due quesiti: 1. Se la rissa sia
peccato; 2. Se sia figlia dell'ira.
ARTICOLO
1
Se la rissa sia sempre peccato
SEMBRA che la rissa non sia sempre peccato. Infatti:
1. La rissa sembra non essere altro che una contesa; poiché
a detta di S. Isidoro, "il rissoso si denomina dal ringhiare del
cane: egli infatti è sempre pronto a contraddire, gode degli alterchi,
e provoca alla contesa". Ma la contesa non sempre è peccato.
Dunque neppure la rissa.
2. Nella Genesi si legge che i servi di Isacco
"scavarono un
altro pozzo, e anche per quello vi fu rissa". Ora, non si può credere
che i familiari di Isacco rissassero pubblicamente, senza che
lui si opponesse, se questo fosse stato peccato. Perciò la rissa
non è peccato.
3. La rissa è una specie di guerra
privata. Ma la guerra non
sempre è peccaminosa. Dunque anche la rissa non sempre è
peccato.
IN CONTRARIO: Le risse sono ricordate da San
Paolo tra le opere della carne, "che impediscono a chi le compie di conseguire il
regno di Dio". Quindi le risse non solo son peccati, ma son peccati
mortali.
RISPONDO: Come la contesa implica un contrasto di parole, così
la rissa implica un contrasto per vie di fatto: perciò la Glossa spiega
che si hanno le risse "quando per l'ira si arriva alle percosse reciproche". Ecco perché la rissa è una specie di guerra privata,
condotta tra persone private, non già promossa dall'autorità pubblica,
ma da un volere disordinato. Perciò la rissa importa
sempre un peccato. E in colui che aggredisce ingiustamente
è peccato mortale: giungere infatti a danneggiare il prossimo
persino con le mani non è senza peccato mortale. Invece in colui
che si difende la rissa può essere talora senza peccato, altre volte
è peccato veniale, e talora anche mortale: secondo le diversità
dei sentimenti, e il diverso modo di difendersi. Infatti se uno lo
fa col solo desiderio di respingere l'ingiuria, e con la debita moderazione,
non è affatto peccato: e propriamente non si può parlare
di rissa da parte sua. Se invece uno si difende col desiderio
di vendicarsi, o con odio, oppure passando i limiti della debita
moderazione, allora è sempre peccato: peccato veniale, quando
si infiltra un moto leggero di odio o di vendetta, oppure quando
non si esagera molto nel difendersi; peccato mortale quando con
animo risoluto uno insorge contro l'aggressore per ucciderlo, o
per ferirlo gravemente.
SOLUZIONE DELLE
DIFFICOLTÀ: 1. La rissa non dice semplicemente
contesa; ma nel testo riferito di S. Isidoro troviamo tre elementi
che spiegano il disordine della rissa. Primo, la predisposizione
dell'animo a litigare; e ciò nell'espressione: "sempre pronto a
contraddire", sia che si dica o si faccia bene, o male. Secondo,
il piacere che si prova nel contrastare: perciò si dice che "gode
negli alterchi". Terzo, il fatto che il rissoso provoca gli altri; e
per questo aggiunge: "provoca alla contesa".
2. In quel testo non si dice che i servi di Isacco fecero una rissa,
ma che abitanti del luogo rissarono contro di loro. Perciò costoro
peccarono; non già i servi di Isacco che subirono l'offesa.
3. Perché la guerra sia giusta si richiede che si faccia con
l'autorizzazione dei pubblici poteri, come sopra abbiamo detto.
La rissa invece scaturisce dalle passioni private dell'ira e dell'odio.
Infatti se i funzionari del principe o del giudice mettono
le mani addosso, in forza dell'autorità pubblica, su qualcuno che
si difende, non si può dire che essi fanno una rissa, ché la fanno
piuttosto coloro i quali resistono alla forza pubblica. E allora
quelli che aggrediscono non rissano e non peccano: però peccano
quelli che si difendono ingiustamente.
ARTICOLO
2
Se la rissa sia figlia dell'ira
SEMBRA che la rissa non sia figlia dell'ira. Infatti:
1. Sta scritto:
"Donde tra voi le guerre e le liti? Non forse dalle
concupiscenze che militano nelle vostre membra?". Ma l'ira non
appartiene al concupiscibile. Perciò la rissa non è figlia dell'ira,
bensì della concupiscenza.
2. Sta scritto nei Proverbi:
"Chi si esalta e si gonfia attizza i litigi". Ora, litigio e rissa sembrano essere la stessa cosa. Dunque
la rissa è figlia della superbia o della vanagloria, cui appartiene
la gloria e l'esaltazione.
3. Leggiamo inoltre nella Scrittura:
"Le labbra dello stolto s'intromettono
nelle risse". Ma la stoltezza è distinta dall'ira: essa
infatti non si contrappone alla mansuetudine, ma piuttosto alla
sapienza, o alla prudenza. Quindi la rissa non è figlia dell'ira.
4. Nei Proverbi leggiamo ancora:
"L'odio suscita le risse". Ora,
a detta di S. Gregorio, "l'odio nasce dall'invidia". Dunque la
rissa non è figlia dell'ira, ma dell'invidia.
5. Sta scritto:
"Chi medita discordie semina le risse". Ma la
discordia, come abbiamo visto, è figlia della vanagloria. Quindi
anche la rissa.
IN CONTRARIO: S.
Gregorio insegna che
"la rissa nasce dall'ira".
E nei Proverbi ripetutamente si afferma: "L'uomo iracondo
suscita le risse".
RISPONDO: La rissa, come abbiamo detto, implica un contrasto
fino alle vie di fatto, con l'intenzione di nuocersi reciprocamente.
Ora, uno può mirare a nuocere ad un altro in due maniere.
Primo, desiderandone il male in modo assoluto. E tale tipo di
nocumento appartiene all'odio, il quale mira a danneggiare il
nemico, sia apertamente, che di nascosto. - Secondo, uno può mirare
a nuocere al proprio rivale in modo che egli lo sappia e
si opponga: e questo va sotto il nome di rissa. Ora, questo propriamente
appartiene all'ira, che è il desiderio della vendetta:
infatti, come abbiamo già detto trattando dell'ira, chi è adirato
non si contenta di nuocere nascostamente a chi lo ha provocato,
ma vuole che egli ne sia cosciente e che soffra qualche cosa contro
la sua volontà in punizione di ciò che ha fatto. Perciò la rissa
propriamente nasce dall'ira.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come sopra abbiamo spiegato,
tutte le passioni dell'irascibile derivano da quelle del concupiscibile.
Per questo le azioni che direttamente nascono dall'ira,
come da prima radice derivano dalla concupiscenza.
2. La boria, o esaltazione di se stessi, che è dovuta alla superbia
o alla vanagloria, non provoca i litigi e le risse direttamente,
ma occasionalmente: cioè in quanto uno è provocato all'ira
dal fatto che considera un'ingiustizia personale l'ostentata
superiorità di un altro; e così dall'ira nascono poi i litigi e le
risse.
3. Come sopra abbiamo detto, l'ira ostacola il giudizio della ragione:
ecco perché essa è affine alla stoltezza. Di qui nasce pure
che abbiano un effetto in comune: che uno, infatti, cerchi di
nuocere ad un altro, nasce da una deficienza di ragione.
4. Sebbene la rissa nasca qualche volta dall'odio, tuttavia non
è effetto proprio di esso. Poiché chi odia di suo non mira a colpire
in una rissa e apertamente il suo rivale; infatti talora egli
cerca di danneggiarlo di nascosto; ma tende a colpirlo rissando
e altercando con lui, quando è certo di sopraffarlo. Invece colpire
uno in rissa è effetto proprio dell'ira, per il motivo già indicato.
5. Dalle risse nascono l'odio e la discordia nei cuori dei contendenti.
Perciò colui che "medita" ossia cerca di seminare la discordia
tra determinate persone, procura di farle rissare fra loro.
Del resto si sa che ogni peccato può comandare l'atto di qualsiasi
altro peccato ordinandolo al proprio fine. Ma da questo non
segue che la rissa sia propriamente e direttamente figlia della
vanagloria.
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