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Questione
34
L'odio
Passiamo ora a considerare i vizi che si oppongono alla carità.
E cioè: primo, l'odio che si oppone direttamente all'amore; secondo,
l'accidia e l'invidia, che si contrappongono alla gioia
della carità; terzo, la discordia e lo scisma, che si oppongono alla
pace; quarto, l'offesa e lo scandalo, che si contrappongono alla
beneficenza e alla correzione fraterna.
Sul primo argomento si pongono sei quesiti: 1. Se si possa odiare
Dio; 2. Se l'odio di Dio sia il più grave dei peccati; 3. Se l'odio
del prossimo sia sempre peccato; 4. Se sia il più grave dei peccati
relativi al prossimo; 5. Se sia un vizio capitale; 6. Da quale vizio
capitale esso derivi.
ARTICOLO
1
Se uno possa odiare Dio
SEMBRA che nessuno possa odiare Dio. Infatti:
1. Dionigi insegna, che
"il bene e il bello è amabile a tutti".
Ma Dio è la stessa bontà e la stessa bellezza. Dunque non è odiato
da nessuno.
2. Nei libri apocrifi di Esdra si legge che
"tutti gli esseri invocano
la verità, e si rallegrano delle sue opere". Ora, Dio è la
stessa verità, come dice il Vangelo. Perciò tutti amano Dio, e nessuno
può odiarlo.
3. L'odio è una specie di voltafaccia. Ora, come nota Dionigi,
Dio "volge tutti gli esseri verso di sé". Dunque nessuno può odiarlo.
IN CONTRARIO: Nei Salmi si legge:
"La superbia di quei che t'odiano
cresce sempre"; e nel Vangelo: "Ma ora hanno veduto, e hanno
odiato me e il Padre mio".
RISPONDO: L'odio, come abbiamo visto, è un moto della potenza
appetitiva, la quale non viene mossa che da un oggetto conosciuto.
Ora, Dio può essere conosciuto dall'uomo in due maniere: primo,
in se stesso, cioè quando lo si vede per essenza; secondo, mediante
i suoi effetti, cioè quando "le perfezioni invisibili di Dio comprendendosi
dalle cose fatte si rendono visibili". Ma Dio nella sua essenza è
la stessa bontà, che nessuno può odiare: perché la bontà
è essenzialmente amabile. Perciò è impossibile che uno, il quale
vede Dio per essenza, lo odi.
Tra i suoi effetti poi ce ne sono alcuni che in nessun modo possono
essere contrari alla volontà umana: poiché l'essere, il vivere e
l'intendere, che sono effetti di Dio, sono cose appetibili e amabili
per tutti. E quindi Dio non può essere odiato in quanto è conosciuto
come causa di tali effetti.
Ci sono invece certi effetti di Dio che ripugnano a una volontà
disordinata: p. es., le punizioni, e lo stesso divieto dei peccati fatto
mediante la legge divina, il quale ripugna a una volontà depravata
dalla colpa. E in rapporto a codesti effetti Dio può essere odiato
da certuni: cioè in quanto viene considerato come proibitore dei
peccati, e distributore dei castighi.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il primo argomento vale per coloro
che vedono l'essenza di Dio, che è l'essenza stessa della bontà.
2. Il secondo argomento vale per chi considera Dio come causa
di quegli effetti che l'uomo ama per natura, tra i quali ci sono le
opere della verità, la quale offre la sua conoscenza agli uomini.
3. Dio volge a sé tutti gli esseri come principio dell'essere; poiché
tutte le cose, in quanto sono, tendono alla somiglianza con Dio,
che è l'essere medesimo.
ARTICOLO
2
Se l'odio di Dio sia il più grave dei peccati
SEMBRA che
l'odio di Dio non sia il più grave dei peccati. Infatti:
1. Il peccato più grave è quello contro lo Spirito Santo, il quale,
come dice il Vangelo, è imperdonabile. Ora, l'odio di Dio, come
abbiamo visto, non è enumerato tra le specie del peccato contro lo
Spirito Santo. Dunque l'odio di Dio non è il più grave dei peccati.
2. Il peccato consiste in un allontanamento da Dio. Ora, sembra
più lontano da Dio un incredulo, il quale non ne ha neppure la conoscenza
che un fedele il quale, pur odiandolo, lo conosce. Perciò
è un peccato più grave l'incredulità che l'odio contro Dio.
3. Dio è odiato solo per i suoi effetti che ripugnano alla volontà,
e primo fra tutti il castigo. Ma odiare il castigo non è il più grave
dei peccati. Quindi l'odio di Dio non è il massimo dei peccati.
IN CONTRARIO: Come dice il Filosofo,
"la cosa peggiore è quella
che si contrappone alla cosa migliore". Ma l'odio di Dio si contrappone
all'amore di Dio, che è la cosa migliore in un uomo. Dunque
l'odio di Dio è il peggiore dei peccati dell'uomo.
RISPONDO: La deficienza propria del peccato consiste, come abbiamo visto,
nell'allontanarsi da Dio. Ma questo allontanamento
non sarebbe una colpa, se non fosse voiontario. Perciò l'essenza
della colpa consiste nel volontario distacco da Dio. Ora, nell'odio di
Dio questo allontanamento volontario da Dio è incluso direttamente;
mentre negli altri peccati c'è solo indirettamente e quasi per partecipazione.
La volontà infatti, come aderisce di per sé a ciò che
ama, così rifugge di per sé da ciò che odia: perciò quando uno odia
Dio, la volontà ripudia Dio per se stesso. Mentre negli altri peccati,
nella fornicazione, p. es., non si ripudia Dio per se stesso, ma per
altre cose: cioè per il fatto che si desidera un piacere disordinato,
al quale è connesso l'allontanamento da Dio. Ora, ciò che è per se
stesso ha più vigore di ciò che è per altre cose. Perciò l'odio di
Dio è il più grave tra tutti i peccati.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come dice S. Gregorio,
"altra cosa
è non fare il bene, ed altra cosa è odiare il datore del bene: come
altra cosa è peccare per inconsiderazione, ed altro è peccare per
deliberazione". Dal che si arguisce che odiare Dio, datore di ogni
bene, essendo un peccato fatto per deliberazione, è peccato contro
lo Spirito Santo. Ed è chiaro che è il più grave peccato contro lo
Spirito Santo, in quanto con questa denominazione viene indicato
un determinato genere di peccati. Esso però non viene enumerato
tra le specie del peccato contro lo Spirito Santo, perché si riscontra
universalmente in tutte le specie di codesto peccato.
2. L'incredulità è una colpa solo in quanto è volontaria. Essa
perciò tanto è più grave, quanto più è volontaria. Ma che sia volontaria
deriva dal fatto che uno odia la verità che viene proposta.
Dunque è evidente che l'aspetto peccaminoso dell'incredulità viene
dall'odio di Dio, la cui verità è oggetto della fede. Perciò, come la
causa è superiore all'effetto, così l'odio di Dio è un peccato più
grave dell'incredulità.
3. Non è detto che chiunque odia i castighi, abbia in odio Dio,
causa dei castighi: infatti ci sono molti che, pur odiandoli, li sopportano
con pazienza per rispetto alla divina giustizia. Ecco perché S. Agostino
afferma, che Dio "ci comanda di sopportare, non
già di amare" le nostre pene. Invece prorompere nell'odio verso
Dio che punisce, significa odiare la stessa giustizia di Dio, che è
il più grave dei peccati. Perciò S. Gregorio scriveva: "Come in
certi casi è un peccato più grave amare che compiere un atto, così
è cosa più iniqua odiare la giustizia che trasgredirla".
ARTICOLO
3
Se qualsiasi odio del prossimo sia peccato
SEMBRA che non sempre l'odio del prossimo sia peccato. Infatti:
1. Nessun peccato può trovarsi tra i precetti, o i consigli della
legge di Dio; poiché sta scritto: "Tutti i miei discorsi sono giusti,
in essi non v'è nulla di pravo; né di perverso". Ora, nel Vangelo
si legge: "Se uno viene a me e non odia suo padre e sua madre,
non può essere mio discepolo". Dunque l'odio del prossimo non
sempre è peccato.
2. Nessun atto può essere peccato in quanto con esso imitiamo
Dio. Ora, per imitare Dio alcuni dobbiamo odiarli: poiché S. Paolo
afferma che "i detrattori sono odiosi a Dio". Perciò alcuni possiamo
odiarli senza peccato.
3. Niente di ciò che è naturale è peccato: poiché il peccato è
"l'abbandono di ciò che è secondo natura", come dice il Damasceno.
Ma per qualsiasi cosa è naturale odiare gli esseri ad essa
contrari e tentare di distruggerli. Quindi non è peccato odiare il
proprio nemico.
IN CONTRARIO: Sta scritto:
"Chi odia il suo fratello è nelle tenebre".
Ora, le tenebre spirituali sono i peccati. Dunque non può
esserci odio del prossimo, senza peccato.
RISPONDO: Come abbiamo visto, l'odio è il contrario dell'amore.
Perciò l'odio è cattivo nella misura in cui l'amore è buono. Ora,
al prossimo si deve l'amore per quello che egli ha da Dio, cioè per
la natura e per la grazia: ma non gli si deve amore per quello che
ha da se stesso o dal diavolo, e cioè per il peccato e la mancanza
di onestà. Perciò è lecito odiare nei fratelli il peccato e tutto ciò
che è una mancanza di rispetto alla divina grazia: mentre uno non
può odiare in essi senza peccato la natura e la grazia. Anzi il fatto
stesso che nei fratelli odiamo la colpa e la mancanza di bene, si deve
all'amore verso di essi. Infatti volere il bene di una persona e
odiarne il male sono la stessa cosa. Perciò l'odio dei fratelli, preso
in senso assoluto, è sempre peccaminoso.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. I genitori, per la natura e per l'affinità
che hanno con noi, secondo i comandamenti di Dio devono
essere da noi onorati. Mentre devono essere odiati in quanto ci sono
di ostacolo al raggiungimento della perfezione soprannaturale.
2. Nei detrattori Dio odia la colpa, non la natura. E allo stesso
modo possiamo odiarli anche noi senza peccato.
3. Gli uomini non ci sono contrari per i beni che ricevono da
Dio: perciò da questo lato li dobbiamo amare. Ci sono invece contrari
in quanto nutrono contro di noi inimicizia, il che costituisce
una colpa: e da questo lato devono essere odiati. Poiché noi dobbiamo
odiare in essi il fatto che sono nostri nemici.
ARTICOLO 4
Se l'odio del prossimo sia il più grave peccato
che si possa commettere contro di lui
SEMBRA che l'odio del prossimo sia il più grave peccato che si
possa commettere contro di lui. Infatti:
1. Sta scritto:
"Chiunque odia il suo fratello è omicida". Ma
l'omicidio è il più grave dei peccati che si commettono contro il
prossimo. Perciò anche l'odio.
2.
"La cosa peggiore si contrappone a quella migliore". Ma la
cosa migliore che possiamo offrire al prossimo è l'amore: poiché
tutte le altre si ricollegano ad essa. Dunque l'odio è la peggiore.
IN CONTRARIO: 1. Il male è definito da S. Agostino
"ciò che nuoce".
Ora, uno nuoce di più al prossimo con altri peccati, p. es., col furto,
con l'omicidio e con l'adulterio, che con l'odio. Quindi l'odio non è
il peccato più grave.
2. Nell'esporre quel testo evangelico:
"Chi violerà uno solo di
questi minimi precetti, ecc.", il Crisostomo afferma: "I comandamenti
di Mosè, "Non ammazzare", "Non commettere adulterio",
sono piccoli rispetto al merito, e grandi rispetto alla colpa: invece
i comandamenti di Cristo, cioè "Non ti adirare", "Non desiderare",
sono grandi rispetto al merito, e piccoli quanto alla colpa". Ora,
l'odio è un moto interiore come l'ira e la concupiscenza. Perciò
l'odio del prossimo è un peccato meno grave dell'omicidio.
RISPONDO: Il peccato che si commette contro il prossimo attinge
da due fonti la sua cattiveria: primo, dal disordine di colui che
pecca; secondo, dal danno inflitto a colui che ne fa le spese. Rispetto
al primo l'odio è un peccato più grave degli atti esterni
che danneggiano il prossimo: poiché l'odio porta il disordine nella volontà, che è la parte principale dell'uomo, e da cui deriva la radice
del peccato. Infatti anche se gli atti esterni fossero disordinati,
senza il disordine della volontà non sarebbero peccati: come
nel caso che uno uccidesse un uomo per ignoranza, oppure per lo
zelo della giustizia. E se nei peccati esterni contro il prossimo
c'è qualche cosa di colpevole, tutto deriva dall'odio interiore. - Ma
per il danno inflitto al prossimo i peccati esterni sono peggiori dell'odio.
Sono così risolte anche le difficoltà.
ARTICOLO 5
Se l'odio sia un vizio capitale
SEMBRA che l'odio sia un vizio capitale. Infatti:
1. L'odio si contrappone direttamente alla carità. Ma la carità è
la prima delle virtù e madre di tutte le altre. Dunque l'odio è il
primo dei vizi capitali, e il principio di tutti gli altri.
2. I peccati nascono in noi seguendo l'inclinazione delle passioni,
secondo le parole di S. Paolo: "Le passioni peccaminose agivano
nelle nostre membra così da portar frutti alla morte". Ora, tutte
le altre passioni dell'anima derivano, come abbiamo detto, dall'amore
e dall'odio. Perciò l'odio va posto tra i vizi capitali.
3. Il vizio è un male morale. Ora, l'odio ha per oggetto il male
più di ogni altra passione. Dunque l'odio va considerato come un
vizio capitale.
IN CONTRARIO: S. Gregorio non enumera l'odio tra i sette vizi
capitali.
RISPONDO: Come sopra abbiamo detto, è capitale quel vizio dal
quale spesso gli altri vizi derivano. Ora, il vizio è contrario alla
natura dell'uomo, in quanto questi è un animale ragionevole.
Ebbene, nelle cose che si compiono contro natura gli elementi naturali
si corrompono gradatamente. E quindi in principio bisogna
recedere da quanto è solo debolmente secondo natura, e in ultimo
da ciò che è sommamente secondo natura: poiché ciò che è primo
nella costruzione è ultimo nella distruzione. Ora, nell'uomo la cosa
massimamente e radicalmente più naturale è l'amore del bene, e
specialmente del bene di Dio e di quello del prossimo. E quindi
l'odio, che si contrappone a codesto amore, non viene per primo
nella distruzione della virtù, compiuta dai vizi, ma per ultimo.
Perciò l'odio non è un vizio capitale.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come dice Aristotele,
"la virtù per
ogni cosa consiste nell'essere ben disposta secondo la propria natura".
Perciò tra le virtù deve esserci un elemento primo e principale,
che coincide con ciò che è primo e principale nell'ordine di
natura. Ed ecco perché la carità è riconosciuta la prima delle
virtù. Ma per lo stesso motivo, come abbiamo visto, l'odio non può
essere il primo tra i vizi.
2. Tra le passioni dell'anima ha una priorità l'odio del male che
contrasta col bene naturale, assieme all'amore di codesto bene.
Ma non può avere priorità l'odio del bene connaturale, che anzi è
da considerarsi ultimo: poiché codesto odio dimostra, come l'amore
di un bene innaturale, che la corruzione della natura è già avvenuta.
3. Ci sono due tipi di male. Un male vero, in contrasto col bene
secondo natura: e l'odio di codesto male può avere una priorità
tra le passioni. C'è poi un male non vero, ma apparente: il quale
è un bene vero e connaturale, ma viene stimato male per la corruzione
della natura. E l'odio di codesto male necessariamente viene
per ultimo: Ora, l'odio vizioso (di cui parliamo) è quest'ultimo, non
già il primo.
ARTICOLO 6
Se l'odio nasca dall'invidia
SEMBRA che l'odio non nasca dall'invidia. Infatti:
1. L'invidia è una certa tristezza del bene altrui. Ma l'odio non
nasce dalla tristezza, ché anzi avviene il contrario: infatti ci rattristiamo
alla presenza dei mali che odiamo. Perciò l'odio non nasce
dall'invidia.
2. L'odio si contrappone all'amore. Ora, l'amore del prossimo si
ricollega all'amore di Dio, come abbiamo visto. Perciò anche l'odio
del prossimo si ricollega all'odio di Dio. Ma l'odio di Dio non è
causato dall'invidia: infatti noi non invidiamo quelli che sono
troppo superiori a noi, ma quelli che consideriamo vicini, come
nota Aristotele. Dunque l'odio non è prodotto dall'invidia.
3. Di un determinato effetto c'è un'unica causa. Ora, l'odio è causato
dall'ira: infatti S. Agostino afferma che "l'ira col crescere
diventa odio". Quindi l'odio non è causato dall'invidia.
IN CONTRARIO: S. Gregorio insegna che l'odio nasce dall'invidia.
RISPONDO: Come già abbiamo visto, l'odio verso il prossimo è il
male estremo nel progredire del peccato, poiché si contrappone all'amore
che per natura a lui portiamo. Ora, uno abbandona ciò
che gli è naturale per il fatto che tende ad evitare qualche cosa da
cui per natura rifugge. Ebbene, per natura ogni animale fugge il
dolore, o tristezza, come per natura desidera il piacere, conforme
alle parole di Aristotele. Quindi, come dal piacere viene causato
l'amore, così dalla tristezza viene causato l'odio: infatti come siamo
spinti ad amare le cose che ci piacciono perché sono considerate
sotto l'aspetto di bene; così siamo spinti a odiare le cose che ci
addolorano, perché si presentano sotto l'aspetto di male. Perciò,
essendo l'invidia tristezza o dolore per il bene del prossimo, da
essa deriva che il bene del prossimo ci diventi odioso. Dunque l'odio
nasce dall'invidia.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La facoltà appetitiva, come quella
conoscitiva, riflette sui propri atti; perciò tra i moti della facoltà
appetitiva c'è una specie di circolarità. Nel processo originario, dunque,
dei moti appetitivi, dall'amore deriva il desiderio, e da questo
il piacere con il conseguimento di ciò che uno desiderava. E poiché
il godimento stesso di ciò che si ama ha l'aspetto di bene, questo godimento
viene a causare l'amore. Per l'analogo motivo ne segue che
la tristezza causa l'odio.
2. Il caso dell'amore è diverso da quello dell'odio. Infatti oggetto
dell'amore è il bene, che promana da Dio verso le creature: perciò
l'amore ha come primo oggetto Dio, e quindi il prossimo. L'odio invece
ha per oggetto il male, che può esistere non in Dio, ma nei
suoi effetti: infatti sopra abbiamo dimostrato che Dio non è odiato
che in vista dei suoi effetti. Perciò l'odio del prossimo precede
l'odio di Dio. Cosicché, essendo l'invidia contro il prossimo la madre
dell'odio verso di lui, in seguito diviene causa dell'odio
contro Dio.
3. Niente impedisce che una cosa possa derivare, in maniere diverse,
da cause molteplici. Ecco perché l'odio può derivare dall'ira
e dall'invidia. Più direttamente, però, esso nasce dall'invidia, la
quale ci rende penoso, e quindi odioso, il bene stesso del prossimo.
Invece dall'ira l'odio nasce per un progressivo sviluppo. Infatti
dapprima con l'ira desideriamo il male del prossimo in una certa
misura, cioè come vendetta: in seguito per la continuità dell'ira
si arriva a desiderarlo in modo assoluto, il che appartiene all'odio.
Perciò è evidente che l'odio è causato dall'invidia formalmente sotto
l'aspetto oggettivo; mentre è causato dall'ira in qualità di disposizione.
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