Il Santo Rosario
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Questione 179

Divisione della vita in attiva e contemplativa

Veniamo ora a esaminare la vita attiva e quella contemplativa. In proposito tratteremo quattro argomenti: primo, la divisione della vita in attiva e contemplativa; secondo, la vita contemplativa; terzo, la vita attiva; quarto, confronto tra la vita attiva e quella contemplativa.
Sul primo argomento si pongono due quesiti: 1. Se sia giusto dividere la vita in attiva e contemplativa; 2. Se questa divisione sia adeguata.

ARTICOLO 1

Se sia giusto dividere la vita in attiva e contemplativa

SEMBRA che non sia giusto dividere la vita in attiva e contemplativa. Infatti:
1. L'anima è principio di vita con la sua essenza, secondo l'affermazione del Filosofo, "per i viventi vivere è essere". Invece principio dell'agire e del contemplare è l'anima mediante le sue potenze. Dunque non è giusto dividere la vita in attiva e contemplativa.

2. Non è ragionevole dividere ciò che è anteriore con le differenze di ciò che è posteriore. Ora i termini attivo e contempativo, ossia speculativo e pratico, sono differenze dell'intelletto, come insegna Aristotele. Ma la vita è anteriore all'intellezione: infatti la vita a detta del Filosofo è nei viventi primieramente in forza dell'anima vegetativa. Dunque non è ragionevole dividere la vita in attiva e contemplativa.
3. Il termine vita implica moto, come spiega Dionigi. Invece la contemplazione consiste piuttosto nella quiete, secondo le parole del Savio: "Rientrando in casa, mi riposerò presso di lei". Perciò non è giusto dividere la vita in attiva e contemplativa.

IN CONTRARIO: S. Gregorio afferma: "Due sono i generi di vita nei quali l'onnipotente Iddio ci forma mediante la Sacra Scrittura: la vita attiva e quella contemplativa".

RISPONDO: Propriamente si dicono viventi quegli esseri che si muovono e operano per se stessi. Ora, ciò che soprattutto conviene per se stesso a una cosa è quanto le è proprio ed è oggetto della sua più forte inclinazione. Perciò in ogni vivente la vita si desume dall'operazione che più gli è propria e alla quale è più inclinato: la vita delle piante, p. es., si fa consistere nella nutrizione e nella riproduzione; quella degli animali nella sensibilità e nel moto; e quella degli uomini nell'intellezione e nel fatto che agiscono secondo ragione. Quindi anche tra gli uomini la vita individuale di ciascuno sembra consistere in ciò che più lo rallegra e che egli maggiormente ricerca, e di cui, a detta di Aristotele, "vuol godere con gli amici". Ora, siccome alcuni tendono soprattutto alla contemplazione della verità, altri invece alle occupazioni esterne, è giusto che la vita umana sia divisa in attiva e contemplativa.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La forma propria, che dà a ciascun essere di esistere in atto, è anche il principio delle sue operazioni. Ecco perché si dice che nei viventi la vita è l'essere: perché la forma che dà loro l'essere dà loro anche il modo di operare.
2. Non la vita in generale si divide in attiva e contemplativa, ma la vita dell'uomo, il quale riceve la sua specie dall'esser dotato di intelligenza. Ecco perché la divisione della vita umana s'identifica con quella dell'intelletto.
3. La contemplazione è quiete rispetto al moto esterno: ma lo stesso contemplare è un moto dell'intelletto, nel senso che si dice moto qualsiasi operazione; cioè nel senso in cui il Filosofo afferma che sono moti, il sentire e l'intendere quali "atti di ciò che è perfetto". Cosicché Dionigi può distinguere tre moti nell'anima contemplativa, e cioè: "retto", "circolare", ed "elicoidale".

ARTICOLO 2

Se la divisione della vita in attiva e contemplativa sia adeguata

SEMBRA che la divisione della vita in attiva e contemplativa non sia adeguata. Infatti:
1. A detta del Filosofo, tre sono le forme più appariscenti di vita, e cioè: "la voluttuosa", "la civile", che coincide con la vita attiva, e "la contemplativa". Perciò la divisione della vita in attiva e contemplativa non è adeguata.

2. S. Agostino distingue tre generi di vita, e cioè: vita "di ozio", che si riduce alla contemplativa; "di attività", che s'identica con l'attiva; e aggiunge come terzo genere la vita "mista di entrambe". Dunque non è sufficiente dividere la vita in attiva e contemplativa.
3. La vita umana si distingue secondo le varie occupazioni cui gli uomini si dedicano. Ma le occupazioni cui si dedicano gli uomini sono più di due. Perciò la vita va divisa in più membri che non nella divisione suddetta.

IN CONTRARIO: Le due vite suddette, attiva e contemplativa, sono state prefigurate rispettivamente nelle due spose di Giacobbe Lia e Rachele; e dalle due donne che ospitarono il Signore, e cioè da Marta e da Maria, come spiega S. Gregorio. Ora, questa prefigurazione non sarebbe esatta, se i generi di vita fossero più di due. Dunque la divisione della vita in attiva e contemplativa è adeguata.

RISPONDO: Questa divisione riguarda come abbiamo detto, la vita umana, la quale viene specificata dall'intelletto. Ora, l'intelletto si divide in (pratico) attivo, e (speculativo) contemplativo: poiché il fine della conoscenza intellettiva, o è la conoscenza stessa della verità, che appartiene all'intelletto speculativo, oppure un'azione esterna, che appartiene all'intelletto pratico. Perciò anche la vita è divisa adeguatamente in attiva e contemplativa.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La vita voluttuosa mette il proprio fine nei piaceri del corpo, che sono comuni a noi e alle bestie. Ecco perché, come il Filosofo afferma, essa è da considerarsi una vita "bestiale". E quindi è estranea a questa nostra divisione della vita umana in attiva e contemplativa.
2. Le quantità intermedie risultano dalla combinazione degli estremi contrapposti: così ciò che è tiepido risulta dal caldo e dal freddo, e il color grigio dal bianco e dal nero. E quindi nei termini attivo e contemplativo è inclusa anche la loro mistura. Tuttavia, come in ogni misto predomina una qualità semplice, così in ogni genere intermedio di vita predomina, o la vita contemplativa, o la vita attiva.
3. Tutte le occupazioni umane, se sono ordinate alle necessità della vita presente secondo la retta ragione, appartengono alla vita attiva, che ha il compito di provvedere a tali bisogni. Se invece mirano a soddisfare una qualsiasi concupiscenza, appartengono alla vita voluttuosa, che è estranea alla vita attiva. Le occupazioni poi che sono ordinate alla contemplazione della verità appartengono alla vita contemplativa.