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Questione
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Divisione
della vita in attiva e contemplativa
Veniamo ora a esaminare la vita attiva e quella contemplativa.
In proposito tratteremo quattro argomenti: primo, la divisione
della vita in attiva e contemplativa; secondo, la vita contemplativa; terzo, la vita attiva; quarto, confronto tra la vita attiva e quella contemplativa.
Sul
primo argomento si pongono due quesiti: 1. Se sia giusto
dividere la vita in attiva e contemplativa; 2. Se questa divisione sia adeguata.
ARTICOLO
1
Se sia giusto dividere la vita in attiva e contemplativa
SEMBRA che non sia giusto dividere la vita in attiva e contemplativa. Infatti:
1. L'anima è principio di vita con la sua essenza, secondo
l'affermazione del Filosofo, "per i viventi vivere è essere". Invece
principio dell'agire e del contemplare è l'anima mediante le sue
potenze. Dunque non è giusto dividere la vita in attiva e contemplativa.
2. Non è ragionevole dividere ciò che è
anteriore con le differenze di ciò che è posteriore. Ora i termini attivo e
contempativo, ossia speculativo e pratico, sono differenze
dell'intelletto,
come insegna Aristotele. Ma la vita è anteriore all'intellezione:
infatti la vita a detta del Filosofo è nei viventi primieramente
in forza dell'anima vegetativa. Dunque non è ragionevole dividere la vita in attiva e contemplativa.
3. Il termine vita implica moto, come spiega Dionigi. Invece
la contemplazione consiste piuttosto nella quiete, secondo le
parole del Savio: "Rientrando in casa, mi riposerò presso di lei".
Perciò non è giusto dividere la vita in attiva e contemplativa.
IN
CONTRARIO: S. Gregorio afferma: "Due sono i generi di
vita nei quali l'onnipotente Iddio ci forma mediante la Sacra
Scrittura: la vita attiva e quella contemplativa".
RISPONDO: Propriamente si dicono viventi
quegli esseri che
si muovono e operano per se stessi. Ora, ciò che soprattutto conviene per se stesso a una cosa è quanto le è proprio ed è
oggetto della sua più forte inclinazione. Perciò in ogni vivente la
vita si desume dall'operazione che più gli è propria e alla quale
è più inclinato: la vita delle piante, p. es., si fa consistere nella
nutrizione e nella riproduzione; quella degli animali nella sensibilità e nel moto; e quella degli uomini nell'intellezione e nel
fatto che agiscono secondo ragione. Quindi anche tra gli uomini
la vita individuale di ciascuno sembra consistere in ciò che più
lo rallegra e che egli maggiormente ricerca, e di cui, a detta di
Aristotele, "vuol godere con gli amici". Ora, siccome alcuni tendono soprattutto alla contemplazione della verità, altri invece
alle occupazioni esterne, è giusto che la vita umana sia divisa in
attiva e contemplativa.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ:
1. La forma propria, che dà
a ciascun essere di esistere in atto, è anche il principio delle sue
operazioni. Ecco perché si dice che nei viventi la vita è l'essere:
perché la forma che dà loro l'essere dà loro anche il modo di
operare.
2. Non la vita in generale si divide in attiva e contemplativa,
ma la vita dell'uomo, il quale riceve la sua specie dall'esser dotato
di intelligenza. Ecco perché la divisione della vita umana s'identifica con quella dell'intelletto.
3. La contemplazione è quiete rispetto al moto esterno: ma
lo stesso contemplare è un moto dell'intelletto, nel senso che si
dice moto qualsiasi operazione; cioè nel senso in cui il Filosofo
afferma che sono moti, il sentire e l'intendere quali "atti di ciò
che è perfetto". Cosicché Dionigi può distinguere tre moti nell'anima contemplativa, e cioè:
"retto", "circolare", ed "elicoidale".
ARTICOLO
2
Se la divisione della vita in attiva e contemplativa sia adeguata
SEMBRA che la divisione della vita in attiva e contemplativa
non sia adeguata. Infatti:
1. A detta del Filosofo, tre sono le forme più appariscenti di
vita, e cioè: "la voluttuosa", "la civile", che coincide con la
vita attiva, e "la contemplativa". Perciò la divisione della vita
in attiva e contemplativa non è adeguata.
2. S. Agostino distingue tre generi di vita, e cioè: vita
"di ozio", che si riduce alla contemplativa;
"di attività", che s'identica con l'attiva; e aggiunge come terzo genere la vita
"mista
di entrambe". Dunque non è sufficiente dividere la vita in attiva
e contemplativa.
3. La vita umana si distingue secondo le varie occupazioni
cui gli uomini si dedicano. Ma le occupazioni cui si dedicano gli
uomini sono più di due. Perciò la vita va divisa in più membri
che non nella divisione suddetta.
IN CONTRARIO: Le due vite suddette, attiva e contemplativa,
sono state prefigurate rispettivamente nelle due spose di Giacobbe Lia e Rachele; e dalle due donne che ospitarono il Signore,
e cioè da Marta e da Maria, come spiega S. Gregorio. Ora, questa
prefigurazione non sarebbe esatta, se i generi di vita fossero più
di due. Dunque la divisione della vita in attiva e contemplativa
è adeguata.
RISPONDO: Questa divisione riguarda come abbiamo detto, la
vita umana, la quale viene specificata dall'intelletto. Ora,
l'intelletto si divide in (pratico) attivo, e (speculativo) contemplativo:
poiché il fine della conoscenza intellettiva, o è la conoscenza
stessa della verità, che appartiene all'intelletto speculativo,
oppure un'azione esterna, che appartiene all'intelletto pratico. Perciò
anche la vita è divisa adeguatamente in attiva e contemplativa.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ:
1. La vita voluttuosa mette il
proprio fine nei piaceri del corpo, che sono comuni a noi e alle
bestie. Ecco perché, come il Filosofo afferma, essa è da considerarsi
una vita "bestiale". E quindi è estranea a questa nostra
divisione della vita umana in attiva e contemplativa.
2. Le quantità intermedie risultano dalla combinazione degli
estremi contrapposti: così ciò che è tiepido risulta dal caldo e
dal freddo, e il color grigio dal bianco e dal nero. E quindi nei
termini attivo e contemplativo è inclusa anche la loro mistura.
Tuttavia, come in ogni misto predomina una qualità semplice,
così in ogni genere intermedio di vita predomina, o la vita
contemplativa, o la vita attiva.
3. Tutte le occupazioni umane, se sono ordinate alle necessità
della vita presente secondo la retta ragione, appartengono alla
vita attiva, che ha il compito di provvedere a tali bisogni. Se
invece mirano a soddisfare una qualsiasi concupiscenza, appartengono alla vita voluttuosa, che è estranea alla vita attiva. Le
occupazioni poi che sono ordinate alla contemplazione della verità
appartengono alla vita contemplativa.
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