Il Santo Rosario
back

Questione 178

Il dono dei miracoli

Rimane ora da esaminare il dono dei miracoli.
Sull'argomento si pongono due quesiti: 1. Se ci sia un carisma per il compimento dei miracoli; 2. A chi esso si addica.

ARTICOLO 1

Se ci sia una grazia carismatica ordinata al compimento dei miracoli

SEMBRA che nessuna grazia carismatica sia ordinata al compimento dei miracoli. Infatti:
1. Qualsiasi grazia conferisce qualche cosa a colui al quale viene concessa. Invece il far miracoli non conferisce nulla all'anima di chi li compie: poiché essi avvengono anche per il contatto con il corpo di un morto, come si legge nella Scrittura, che "alcuni gettarono un cadavere nel sepolcro di Eliseo, ma toccando il cadavere le ossa di Eliseo, il morto rivisse e si levò in piedi". Dunque il far miracoli non è una grazia carismatica.
2. I carismi sono concessi dallo Spirito Santo, come si rileva dalle parole di S. Paolo: "Vi sono differenze di carismi, ma lo Spirito è uno solo". Ora, i miracoli li può fare anche lo spirito del male, come dice il Vangelo: "Sorgeranno falsi Cristi e falsi profeti, e faranno segni e prodigi grandi". Dunque il compimento dei miracoli non è un carisma.
3. I miracoli si distinguono in segni, prodigi o portenti, e virtù. Ora, non è giusto che tra le grazie carismatiche S. Paolo ricordi "il compimento di virtù", piuttosto che il compimento di prodigi, o di segni.
4. La guarigione miracolosa avviene per virtù divina. Perciò "il carisma delle guarigioni" non andava distinto dal compimento di virtù.
5. Il compimento dei miracoli dipende dalla fede: o di chi li compie, secondo l'espressione di S. Paolo: "Se avessi tutta la fede, sì da trasportar le montagne"; oppure di quelli a favore dei quali vengono compiuti, stando all'accenno evangelico: "Non fece colà molti miracoli a motivo della loro incredulità". Essendo quindi già la fede una grazia carismatica, è superfluo aggiungere come un'altra grazia carismatica il compimento dei miracoli.

IN CONTRARIO: L'Apostolo, parlando delle tre grazie carismatiche, afferma: "A un altro è dato il dono delle guarigioni, ad un altro ancora il compimento di virtù".

RISPONDO: Lo Spirito Santo, come abbiamo già detto, provvede efficacemente la Chiesa di quelle cose che servono alla salvezza, cui sono ordinate le grazie carismatiche. Ora, come sono necessari, per portare a conoscenza di altri la scienza ricevuta da Dio, il dono delle lingue e il dono della parola; così è necessario che la parola venga confermata, per diventare credibile. E questo avviene mediante il compimento dei miracoli, come si legge nel Vangelo: "Confermava la loro parola con i miracoli che l'accompagnavano". Ed è giusto che sia così. Infatti è naturale per l'uomo scoprire la verità intelligibile da fenomeni sensibili. Perciò l'uomo, come guidato dalla ragione naturale può arrivare a una certa conoscenza di Dio mediante effetti naturali, così mediante alcuni effetti soprannaturali, chiamati miracoli, può arrivare a una certa conoscenza soprannaturale delle verità di fede. Dunque il compimento dei miracoli rientra nelle grazie carismatiche.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come la profezia abbraccia tutto ciò che si può conoscere soprannaturalmente, così il compimento dei miracoli abbraccia tutto ciò che soprannaturalmente può essere compiuto. Ma causa di tutto questo è l'onnipotenza divina, che non può essere comunicata a nessuna creatura. Ecco perché è impossibile che il potere di far miracoli sia una qualità permanente nell'anima.
Però come avviene che l'anima del profeta sia mossa dall'ispirazione di Dio a conoscere in modo soprannaturale, così l'anima di chi compie i miracoli è mossa a compiere qualche cosa dalla quale segue il miracolo, che Dio solo produce con la sua virtù. Qualche volta si tratta di una preghiera, come quando S. Pietro resuscitò Tabita, secondo che narrano gli Atti degli Apostoli: talora, senza una preghiera espressa, Dio agisce a un cenno dell'uomo, come quando S. Pietro col suo rimprovero consegnò alla morte Anania e Saffira che avevano mentito. Ecco perché S. Gregorio afferma, che "i santi fanno i miracoli talora ricorrendo al loro potere, e talora ricorrendo alla preghiera". Ma in tutti e due i casi la causa principale è Dio, il quale si serve come di uno strumento, o di un atto interno dell'uomo, o della sua parola, oppure di un atto esterno, ovvero di un contatto del suo corpo, anche già morto. Infatti la Scrittura, dopo aver riferito che Giosuè disse in tono imperativo: "O sole, non muoverti da Gabaon", soggiunge: "E mai, né prima, né poi, vi fu un giorno così lungo, avendo il Signore ubbidito alla voce di un uomo".
2. In quel passo il Signore parla dei miracoli che avverranno al tempo dell'Anticristo; e a detta dell'Apostolo, "la venuta di costui avrà luogo per opera di Satana, con ogni virtù e segni e prodigi bugiardi". In proposito S. Agostino scrive: "Ci si può domandare se questi segni e prodigi sian detti bugiardi perché egli ingannerà i sensi dei mortali con dei fantasmi, così da sembrare che faccia quello che non fa; oppure perché, pur essendo veri prodigi, essi porteranno alla menzogna". Veri però son detti, perché si tratterà di cose vere: come i maghi del Faraone produssero vere rane e veri serpenti. Ma queste cose non saranno dei veri miracoli; perché avverranno per la virtù di cause naturali, come abbiamo spiegato nella Prima Parte. Invece il compimento dei miracoli che si attribuisce a uno dei carismi, avviene per la virtù di Dio, e a vantaggio degli uomini.
3. Nei miracoli si possono considerare due cose. Primo, ciò che con essi si compie; ed è qualche cosa che supera le capacità della natura. Sotto quest'aspetto i miracoli sono detti virtù. - Secondo, il motivo per cui sono compiuti: la manifestazione di una realtà soprannaturale. E sotto tale aspetto essi son denominati segni, oppure portenti o prodigi, perché mostrano cose lontane.
4. "Il dono delle guarigioni" viene ricordato a parte, perché con esso viene conferito all'uomo un beneficio particolare, cioè la guarigione del corpo, oltre il beneficio comune a tutti i miracoli, cioè la forza di condurre gli uomini alla conoscenza di Dio.
5. Il compimento dei miracoli è attribuito alla fede per due motivi. Primo, perché è ordinato a confermare la fede. Secondo, perché deriva dall'onnipotenza di Dio, sulla quale la fede si appoggia. Tuttavia, come oltre la grazia della fede è necessario il carisma della parola per insegnarla, così è necessario il carisma dei miracoli per confermarla.

ARTICOLO 2

Se gli iniqui possano far miracoli

SEMBRA che gli iniqui non possano far miracoli. Infatti:
1. I miracoli vengono compiuti, come abbiamo detto, mediante la preghiera. Ma la preghiera dei peccatori non può essere esaudita, stando a quel detto evangelico: "Sappiamo che Dio non esaudisce i peccatori". E nei Proverbi si legge: "Chi distoglie l'orecchio per non udire la legge, anche la sua preghiera è abominevole". Dunque gli iniqui non possono fare dei miracoli.
2. I miracoli sono attribuiti alla fede: "Se voi aveste tanta fede quanto un granello di senapa, potreste dire a questo monte: Passa di qui a là, e passerebbe". Ma "la fede senza le opere è morta", ammonisce S. Giacomo: e quindi non può avere le sue operazioni. Dunque i malvagi, che non compiono le opere buone, non possono compiere miracoli.
3. I miracoli sono delle testimonianze divine, secondo l'espressione di S. Paolo: "rendendo testimonianza Dio con segni e prodigi e ogni sorta di miracoli". Infatti nella Chiesa alcuni vengono canonizzati per la testimonianza dei miracoli. Ora, Dio non può testimoniare il falso. Perciò l'uomo iniquo non può fare dei miracoli.
4. I buoni sono più uniti a Dio dei malvagi. Eppure non tutti i buoni compiono miracoli. Meno che mai, quindi, li compiono i malvagi.

IN CONTRARIO: L'Apostolo scrive: "Se avessi tutta la fede, sì da trasportar le montagne, e poi mancassi di carità, non sarei nulla". Ma chi non ha la carità è un iniquo: poiché, a detta di S. Agostino, "è solo questo dono dello Spirito Santo che distingue i figli del Regno dai figli di perdizione". Perciò anche gli iniqui possono compiere miracoli.

RISPONDO: Tra i miracoli ce ne sono alcuni che non sono veri miracoli, ma giochi d'immaginazione, con i quali l'uomo viene ingannato così da vedere quello che non è. Altri invece son fatti veri, ma non hanno vera natura di miracoli, perché sono compiuti mediante la virtù di cause naturali. E questi due tipi di miracoli possono essere compiuti dai demoni, come sopra abbiamo detto.
Invece i veri miracoli non possono essere compiuti che dalla virtù divina: è Dio infatti che li compie a vantaggio degli uomini. E ciò per due motivi: primo, per confermare la verità predicata; secondo, per mostrare la santità di una persona, che Dio vuol proporre come esempio di virtù. Nel primo caso, i miracoli possono essere compiuti da chiunque predichi la vera fede, o invochi il nome di Cristo: e questo lo possono fare talora anche gli iniqui. E quindi anch'essi possono compiere miracoli di questo genere. Ecco perché, commentando quel passo evangelico, "Non abbiamo noi profetato nel tuo nome...?", S. Girolamo afferma: "Profetare, compiere miracoli e cacciare i demoni, talora non si deve al merito di chi lo fa: ma si deve all'invocazione del nome di Cristo, affinché gli uomini onorino Dio, per la cui invocazione si compiono sì grandi miracoli".
Nel secondo caso i miracoli possono essere compiuti solo dai santi; la cui santità viene dimostrata dai miracoli che vengono compiuti, sia durante la loro vita, sia dopo la morte, o da loro stessi, o da altri. Si legge infatti nella Scrittura, che "Dio operava miracoli per mano di Paolo: al punto che prendevano asciugatoi e grembiuli stati sul corpo di lui e li mettevano sui malati, e sparivano le loro infermità". E in tal senso niente impedisce che un peccatore possa fare dei miracoli con l'invocazione di un Santo. Ma questi miracoli non sono fatti da lui; bensì da quelli per la cui glorificazione vengono compiuti.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La preghiera, come abbiamo visto sopra nel trattare di tale argomento, non si fonda sul merito personale per impetrare, ma sulla misericordia di Dio, che abbraccia anche i peccatori. Ecco perché talora Dio esaudisce anche le preghiere di questi ultimi. E quindi S. Agostino afferma, che "quelle parole furono dette dal cieco nato con gli occhi ancora fangosi", cioè non perfettamente illuminato: "poiché Dio esaudisce i peccatori". - L'affermazione poi, che "la preghiera di chi non ascolta le legge è abominevole" va intesa rispetto al merito del peccatore. Ma talora costui impetra le grazie ricorrendo alla misericordia di Dio: o per la salvezza propria, come il pubblicano della parabola evangelica; o per la salvezza di altri e per la gloria di Dio.
2. La fede senza le opere si dice che è morta rispetto al credente, il quale pur possedendola non vive la vita della grazia. Ma niente impedisce che una realtà viva operi con uno strumento morto, come l'uomo col bastone. È così appunto che Dio opera usando come uno strumento la fede di un peccatore.

3. I miracoli sono sempre testimonianze vere di ciò che son chiamati a confermare. Perciò i malvagi che insegnano una falsa dottrina non compiono mai veri miracoli a conferma di essa: sebbene talora siano in grado di compierli a gloria del nome di Cristo, che essi invocano, e in virtù dei sacramenti che amministrano. Invece gli iniqui che insegnano la vera dottrina, possono fare talora dei veri miracoli a conferma di essa, ma non quali testimonianze della propria santità. Di qui le parole di S. Agostino: "È diverso il modo di far miracoli per i maghi, per i buoni cristiani, e per i cattivi cristiani: i maghi li compiono in virtù di patti privati con i demoni; i buoni cristiani in virtù della giustizia pubblica; e i cattivi cristiani mediante i segni di questa giustizia".

4. Come dice bene S. Agostino, "il dono dei miracoli non è conferito a tutti i santi, perché i deboli nella fede non cadano nel pericolosissimo errore di credere che codesti prodigi sono superiori alle opere buone, con le quali si acquista la vita eterna".