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Questione
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Il dono dei miracoli
Rimane ora da esaminare il dono dei miracoli.
Sull'argomento si pongono due quesiti: 1. Se ci sia un carisma
per il compimento dei miracoli; 2. A chi esso si addica.
ARTICOLO
1
Se ci sia una grazia carismatica ordinata al compimento dei miracoli
SEMBRA che nessuna grazia carismatica sia ordinata al compimento
dei miracoli. Infatti:
1. Qualsiasi grazia conferisce qualche cosa a colui al quale viene
concessa. Invece il far miracoli non conferisce nulla all'anima
di chi li compie: poiché essi avvengono anche per il contatto
con il corpo di un morto, come si legge nella Scrittura, che "alcuni gettarono un cadavere nel sepolcro di Eliseo, ma toccando
il cadavere le ossa di Eliseo, il morto rivisse e si levò in piedi".
Dunque il far miracoli non è una grazia carismatica.
2. I carismi sono concessi dallo Spirito Santo, come si rileva
dalle parole di S. Paolo: "Vi sono differenze di carismi, ma lo
Spirito è uno solo". Ora, i miracoli li può fare anche lo spirito
del male, come dice il Vangelo: "Sorgeranno falsi Cristi e falsi
profeti, e faranno segni e prodigi grandi". Dunque il compimento
dei miracoli non è un carisma.
3. I miracoli si distinguono in segni, prodigi o portenti, e virtù.
Ora, non è giusto che tra le grazie carismatiche S. Paolo ricordi "il compimento di
virtù", piuttosto che il compimento di prodigi, o di segni.
4. La guarigione miracolosa avviene per virtù divina. Perciò
"il carisma delle guarigioni" non andava distinto dal compimento di virtù.
5. Il compimento dei miracoli dipende dalla fede: o di chi li
compie, secondo l'espressione di S. Paolo: "Se avessi tutta la
fede, sì da trasportar le montagne"; oppure di quelli a favore
dei quali vengono compiuti, stando all'accenno evangelico: "Non
fece colà molti miracoli a motivo della loro incredulità". Essendo
quindi già la fede una grazia carismatica, è superfluo aggiungere
come un'altra grazia carismatica il compimento dei miracoli.
IN CONTRARIO: L'Apostolo, parlando delle tre grazie
carismatiche, afferma: "A un altro è dato il dono delle guarigioni, ad
un altro ancora il compimento di virtù".
RISPONDO: Lo Spirito Santo, come abbiamo già detto,
provvede efficacemente la Chiesa di quelle cose che servono alla salvezza,
cui sono ordinate le grazie carismatiche. Ora, come sono
necessari, per portare a conoscenza di altri la scienza ricevuta da
Dio, il dono delle lingue e il dono della parola; così è necessario
che la parola venga confermata, per diventare credibile. E questo
avviene mediante il compimento dei miracoli, come si legge nel
Vangelo: "Confermava la loro parola con i miracoli che l'accompagnavano".
Ed è giusto che sia così. Infatti è naturale per
l'uomo scoprire la verità intelligibile da fenomeni sensibili. Perciò
l'uomo, come guidato dalla ragione naturale può arrivare a una
certa conoscenza di Dio mediante effetti naturali, così mediante
alcuni effetti soprannaturali, chiamati miracoli, può arrivare a
una certa conoscenza soprannaturale delle verità di fede. Dunque
il compimento dei miracoli rientra nelle grazie carismatiche.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come la profezia abbraccia
tutto ciò che si può conoscere soprannaturalmente, così il compimento
dei miracoli abbraccia tutto ciò che soprannaturalmente
può essere compiuto. Ma causa di tutto questo è l'onnipotenza
divina, che non può essere comunicata a nessuna creatura. Ecco
perché è impossibile che il potere di far miracoli sia una qualità permanente nell'anima.
Però come avviene che l'anima del profeta sia mossa dall'ispirazione
di Dio a conoscere in modo soprannaturale, così l'anima
di chi compie i miracoli è mossa a compiere qualche cosa dalla
quale segue il miracolo, che Dio solo produce con la sua virtù.
Qualche volta si tratta di una preghiera, come quando S. Pietro
resuscitò Tabita, secondo che narrano gli Atti degli Apostoli:
talora, senza una preghiera espressa, Dio agisce a un cenno dell'uomo,
come quando S. Pietro col suo rimprovero consegnò alla
morte Anania e Saffira che avevano mentito. Ecco perché S. Gregorio
afferma, che "i santi fanno i miracoli talora ricorrendo al
loro potere, e talora ricorrendo alla preghiera". Ma in tutti e
due i casi la causa principale è Dio, il quale si serve come di uno
strumento, o di un atto interno dell'uomo, o della sua parola,
oppure di un atto esterno, ovvero di un contatto del suo corpo,
anche già morto. Infatti la Scrittura, dopo aver riferito che
Giosuè disse in tono imperativo: "O sole, non muoverti da Gabaon",
soggiunge: "E mai, né prima, né poi, vi fu un giorno così
lungo, avendo il Signore ubbidito alla voce di un uomo".
2. In quel passo il Signore parla dei miracoli che avverranno
al tempo dell'Anticristo; e a detta dell'Apostolo, "la venuta di
costui avrà luogo per opera di Satana, con ogni virtù e segni e
prodigi bugiardi". In proposito S. Agostino scrive: "Ci si può
domandare se questi segni e prodigi sian detti bugiardi perché
egli ingannerà i sensi dei mortali con dei fantasmi, così da sembrare
che faccia quello che non fa; oppure perché, pur essendo
veri prodigi, essi porteranno alla menzogna". Veri però son detti,
perché si tratterà di cose vere: come i maghi del Faraone produssero
vere rane e veri serpenti. Ma queste cose non saranno
dei veri miracoli; perché avverranno per la virtù di cause naturali,
come abbiamo spiegato nella Prima Parte. Invece il compimento
dei miracoli che si attribuisce a uno dei carismi, avviene
per la virtù di Dio, e a vantaggio degli uomini.
3. Nei miracoli si possono considerare due cose. Primo, ciò
che con essi si compie; ed è qualche cosa che supera le capacità
della natura. Sotto quest'aspetto i miracoli sono detti virtù. - Secondo,
il motivo per cui sono compiuti: la manifestazione di
una realtà soprannaturale. E sotto tale aspetto essi son denominati
segni, oppure portenti o prodigi, perché mostrano cose lontane.
4.
"Il dono delle guarigioni" viene ricordato a parte, perché
con esso viene conferito all'uomo un beneficio particolare, cioè la
guarigione del corpo, oltre il beneficio comune a tutti i miracoli,
cioè la forza di condurre gli uomini alla conoscenza di Dio.
5. Il compimento dei miracoli è attribuito alla fede per due
motivi. Primo, perché è ordinato a confermare la fede. Secondo,
perché deriva dall'onnipotenza di Dio, sulla quale la fede si appoggia.
Tuttavia, come oltre la grazia della fede è necessario il
carisma della parola per insegnarla, così è necessario il carisma
dei miracoli per confermarla.
ARTICOLO
2
Se gli iniqui possano far miracoli
SEMBRA che gli iniqui non possano far miracoli. Infatti:
1. I miracoli vengono compiuti, come abbiamo detto, mediante
la preghiera. Ma la preghiera dei peccatori non può essere esaudita,
stando a quel detto evangelico: "Sappiamo che Dio non
esaudisce i peccatori". E nei Proverbi si legge: "Chi distoglie
l'orecchio per non udire la legge, anche la sua preghiera è abominevole".
Dunque gli iniqui non possono fare dei miracoli.
2. I miracoli sono attribuiti alla fede:
"Se voi aveste tanta
fede quanto un granello di senapa, potreste dire a questo monte: Passa
di qui a là, e passerebbe". Ma "la fede senza le opere è morta", ammonisce S. Giacomo: e quindi non può avere le sue
operazioni. Dunque i malvagi, che non compiono le opere buone,
non possono compiere miracoli.
3. I miracoli sono delle testimonianze divine, secondo l'espressione
di S. Paolo: "rendendo testimonianza Dio con segni e
prodigi e ogni sorta di miracoli". Infatti nella Chiesa alcuni vengono
canonizzati per la testimonianza dei miracoli. Ora, Dio non
può testimoniare il falso. Perciò l'uomo iniquo non può fare
dei miracoli.
4. I buoni sono più uniti a Dio dei malvagi. Eppure non tutti
i buoni compiono miracoli. Meno che mai, quindi, li compiono i malvagi.
IN CONTRARIO: L'Apostolo scrive:
"Se avessi tutta la fede, sì
da trasportar le montagne, e poi mancassi di carità, non sarei nulla". Ma chi non ha la carità è un iniquo: poiché, a detta di
S. Agostino, "è solo questo dono dello Spirito Santo che distingue
i figli del Regno dai figli di perdizione". Perciò anche gli iniqui
possono compiere miracoli.
RISPONDO: Tra i miracoli ce ne sono alcuni che non sono veri
miracoli, ma giochi d'immaginazione, con i quali l'uomo viene
ingannato così da vedere quello che non è. Altri invece son fatti
veri, ma non hanno vera natura di miracoli, perché sono compiuti
mediante la virtù di cause naturali. E questi due tipi di miracoli
possono essere compiuti dai demoni, come sopra abbiamo detto.
Invece i veri miracoli
non possono essere compiuti che dalla
virtù divina: è Dio infatti che li compie a vantaggio degli uomini.
E ciò per due motivi: primo, per confermare la verità predicata;
secondo, per mostrare la santità di una persona, che Dio vuol
proporre come esempio di virtù. Nel primo caso, i miracoli possono
essere compiuti da chiunque predichi la vera fede, o invochi
il nome di Cristo: e questo lo possono fare talora anche gli
iniqui. E quindi anch'essi possono compiere miracoli di questo
genere. Ecco perché, commentando quel passo evangelico, "Non
abbiamo noi profetato nel tuo nome...?", S. Girolamo afferma: "Profetare, compiere miracoli e cacciare i demoni, talora non si
deve al merito di chi lo fa: ma si deve all'invocazione del nome
di Cristo, affinché gli uomini onorino Dio, per la cui invocazione
si compiono sì grandi miracoli".
Nel secondo caso i miracoli possono essere compiuti solo dai
santi; la cui santità viene dimostrata dai miracoli che vengono
compiuti, sia durante la loro vita, sia dopo la morte, o da loro
stessi, o da altri. Si legge infatti nella Scrittura, che "Dio operava
miracoli per mano di Paolo: al punto che prendevano asciugatoi
e grembiuli stati sul corpo di lui e li mettevano sui malati, e sparivano
le loro infermità". E in tal senso niente impedisce che
un peccatore possa fare dei miracoli con l'invocazione di un Santo.
Ma questi miracoli non sono fatti da lui; bensì da quelli per la
cui glorificazione vengono compiuti.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La preghiera, come abbiamo
visto sopra nel trattare di tale argomento, non si fonda sul merito
personale per impetrare, ma sulla misericordia di Dio, che abbraccia
anche i peccatori. Ecco perché talora Dio esaudisce anche
le preghiere di questi ultimi. E quindi S. Agostino afferma, che "quelle parole furono dette dal cieco nato con gli occhi ancora
fangosi", cioè non perfettamente illuminato:
"poiché Dio esaudisce
i peccatori". - L'affermazione poi, che "la preghiera di
chi non ascolta le legge è abominevole" va intesa rispetto al
merito del peccatore. Ma talora costui impetra le grazie ricorrendo
alla misericordia di Dio: o per la salvezza propria, come
il pubblicano della parabola evangelica; o per la salvezza di altri
e per la gloria di Dio.
2. La fede senza le opere si dice che è morta rispetto al credente,
il quale pur possedendola non vive la vita della grazia.
Ma niente impedisce che una realtà viva operi con uno strumento
morto, come l'uomo col bastone. È così appunto che Dio opera
usando come uno strumento la fede di un peccatore.
3. I miracoli sono sempre testimonianze vere di ciò che son
chiamati a confermare. Perciò i malvagi che insegnano una falsa
dottrina non compiono mai veri miracoli a conferma di essa: sebbene
talora siano in grado di compierli a gloria del nome di Cristo,
che essi invocano, e in virtù dei sacramenti che amministrano.
Invece gli iniqui che insegnano la vera dottrina, possono fare
talora dei veri miracoli a conferma di essa, ma non quali testimonianze
della propria santità. Di qui le parole di S. Agostino: "È diverso il modo di far miracoli per i maghi, per i buoni cristiani,
e per i cattivi cristiani: i maghi li compiono in virtù di
patti privati con i demoni; i buoni cristiani in virtù della giustizia
pubblica; e i cattivi cristiani mediante i segni di questa giustizia".
4. Come dice bene S. Agostino,
"il dono dei miracoli non è
conferito a tutti i santi, perché i deboli nella fede non cadano nel
pericolosissimo errore di credere che codesti prodigi sono superiori
alle opere buone, con le quali si acquista la vita eterna".
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