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Questione
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Il carisma della parola
Passiamo ora a parlare del carisma della parola, di cui S. Paolo
afferma: "All'uno dallo spirito fu data la parola di sapienza,
all'altro la parola di scienza".
Sull'argomento si pongono due quesiti: 1. Se ci sia una grazia
carismatica che consista nella parola; 2. A chi essa si addica.
ARTICOLO
1
Se ci sia una grazia carismatica che consista nella parola
SEMBRA che non ci sia una grazia carismatica che consista nella
parola. Infatti:
1. La grazia vien data sempre per cose che superano le capacità
della natura. Ora, la ragione naturale ha inventato l'arte
della retorica, con la quale uno può "parlare in modo", a detta
di S. Agostino, "da insegnare, dilettare e convincere". Ma questi
sarebbero i compiti del carisma della parola. Dunque il dono della
parola non è una grazia carismatica.
2. Qualsiasi grazia fa parte del regno di Dio. Invece l'Apostolo
afferma: "Non nelle parole sta il regno di Dio, ma nella virtù".
Perciò non c'è una grazia carismatica che consiste nella parola.
3. Nessuna grazia vien data per dei meriti; poiché, come dice
S. Paolo, "se lo fosse per le opere non sarebbe più grazia". Invece
la parola viene accordata per i meriti: infatti S. Gregorio,
spiegando l'espressione del Salmista, "Non toglier dalla mia bocca
la parola di verità", dice che "Dio onnipotente la parola di verità
la concede a quelli che la mettono in pratica, e la nega a quelli
che non la mettono in esecuzione". Dunque il dono della parola
non è una grazia carismatica.
4. Come la parola è chiamata a esprimere quanto appartiene
al dono della sapienza e della scienza, così è tenuta a farlo per
le cose riguardanti la virtù della fede. Perciò, se è un carisma
la parola di sapienza e di scienza, deve esserlo ugualmente la parola di fede.
IN CONTRARIO: Sta scritto:
"Nell'uomo dabbene abbonda la
lingua eucaris", cioè graziosa, o amabile. Ora, la bontà dell'uomo
deriva dalla grazia. Quindi anche l'amabilità del suo parlare.
RISPONDO: I carismi, come sopra abbiamo spiegato, sono concessi
per il bene altrui. Ora, la conoscenza che si riceve da Dio
non potrebbe volgersi al bene di altri, se non mediante la parola.
E poiché lo Spirito Santo non fa mancare niente di quanto giova
al bene della Chiesa, ha provveduto ai membri di essa anche per
questo: non solo facendo sì che parlassero in modo da poter
essere compresi da genti diverse, mediante il dono delle lingue;
ma che parlassero con efficacia, mediante il carisma "della parola".
E tale efficacia si esplica in tre modi. Primo, nell'istruire l'intelletto:
e ciò avviene quando uno parla in modo "da insegnare".
- Secondo, nel muovere gli affetti, così da far ascoltare volentieri
la parola di Dio: il che avviene quando uno parla in modo "da piacere" agli uditori. - Terzo, nel far sì che si amino le cose
che vengono espresse dalla parola, e si vogliano mettere in pratica:
e questo avviene quando uno parla in modo "da convincere"
chi l'ascolta. Per compiere tutto questo lo Spirito Santo
si serve della parola umana come di uno strumento: ma è lui
che compie l'opera interiormente. Di qui l'affermazione di S. Gregorio: "Se
lo Spirito Santo non riempie lui il cuore degli uditori,
invano risuona alle orecchie del corpo la voce dei predicatori".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come qualche volta Dio compie
miracolosamente anche ciò che la natura stessa può produrre, così
lo Spirito Santo compie in modo più eccellente con il carisma
della parola quanto può compiere l'arte oratoria in un grado minore.
2. In quel testo l'Apostolo parla della parola che si appoggia
all'eloquenza umana, senza il soccorso dello Spirito Santo. Prima
infatti aveva detto: "Conoscerò non le parole di quelli che si
sono gonfiati, ma la virtù". Mentre di se stesso aveva detto: "Il mio parlare e la mia predicazione non consisteva in persuasivi
discorsi di umana sapienza; ma in dimostrazione di spirito e di virtù".
3. Il dono della parola è concesso, come abbiamo notato, a
vantaggio degli altri. Perciò esso viene ritirato qualche volta
per colpa degli uditori, e qualche altra volta per colpa di chi dovrebbe
parlare. Ma le opere buone degli uni e degli altri non
meritano direttamente questa grazia, limitandosi a toglierne gli
ostacoli. Del resto anche la grazia abituale viene sottratta per
la colpa: mentre nessuno la può meritare con le opere buone,
che però tolgono gli ostacoli alla grazia.
4. Il dono della parola è ordinato, come abbiamo detto, al
bene altrui. Ora, per comunicare ad altri la propria fede uno
deve ricorrere alla parola della scienza e della sapienza: infatti
S. Agostino scrive, che "l'Apostolo sembra denominare scienza
il sapere come la fede venga incontro alle anime pie, e come si
difenda dagli attacchi degli empi". Perciò non era necessario
ricordare la parola di fede; ma basta quella di scienza e di sapienza.
ARTICOLO
2
Se il carisma della parola si addica anche alle donne
SEMBRA che il carisma della parola si addica anche alle donne.
Infatti:
1. Questo carisma è connesso, come abbiamo visto, con l'insegnamento.
Ma alla donna spetta di insegnare; poiché si legge
nei Proverbi: "Sono stato figlio unico sotto gli occhi di mia madre,
ed essa mi insegnava". Quindi questo carisma spetta anche alle donne.
2. Il dono profetico è superiore al dono della parola: come
la contemplazione della verità è superiore alla sua enunciazione.
Ora, la profezia è concessa alle donne, com'è evidente nel caso di
Debora, della "profetessa Olda, moglie di Sellum", e delle quattro
figlie di Filippo. Inoltre l'Apostolo scrive: "Qualunque donna,
preghi o profetizzi, ecc.". Dunque a maggior ragione spetta anche
alle donne il carisma della parola.
3: S. Pietro ammonisce:
"Ognuno ponga al servizio degli altri
il dono ricevuto". Ora, certe donne hanno ricevuto il dono della
sapienza e della scienza, che non possono mettere a servizio degli
altri se non mediante il dono della parola. Perciò il dono della
parola non va negato alle donne.
IN CONTRARIO: L'Apostolo scrive:
"Le donne nelle assemblee tacciano"; e altrove:
"Alla donna non permetto di insegnare".
Ora, questo è lo scopo principale del dono della parola. Dunque
il carisma della parola non compete alle donne.
RISPONDO: Della parola uno se ne può servire in due maniere.
Primo, privatamente, per parlare familiarmente con uno o con
pochi. E in tal senso il carisma della parola può essere accordato
anche alle donne. - Secondo, per parlare in pubblico a tutta la
Chiesa. E questo alla donna non è concesso. Prima di tutto e
principalmente per la condizione del sesso femminile, che deve
essere sottoposto all'uomo, come dice la Scrittura. Ora, insegnare
ed esortare pubblicamente in Chiesa non appartiene ai sudditi,
ma ai prelati. E gli uomini, anche se sudditi, possono meglio
eseguire per delega questo incarico, perché non hanno questa
dipendenza come un'imposizione naturale del sesso, ma per altri
motivi accidentali. - Terzo, perché gli animi degli uomini non
siano attratti alla libidine. Infatti nella Scrittura si legge: "Il
suo conversare brucia come il fuoco". - Quarto, perché d'ordinario
le donne non sono così perfette nel sapere da potersi loro
affidare senza inconvenienti l'insegnamento pubblico.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Quel testo parla dell'insegnamento
privato, con il quale una madre istruisce i propri figliuoli.
2. Il dono profetico consiste nella illuminazione dell'anima da
parte di Dio, e da questo lato non c'è tra gli uomini differenza di
sesso, secondo le parole di S. Paolo: "Rivestitevi dell'uomo nuovo
che si rinnovella secondo l'immagine del suo creatore; dove non
c'è più né maschio né femmina". Invece il dono della parola riguarda
l'insegnamento degli uomini, tra i quali si riscontra la
differenza di sesso. Dunque il paragone non regge.
3. Le grazie che si ricevono da Dio vanno amministrate diversamente,
secondo la condizione di ciascuno. Perciò le donne che
abbiano ricevuto i carismi della sapienza o della scienza possono
metterli a servizio degli altri nell'insegnamento privato, non già
in quello pubblico.
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