Il Santo Rosario
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Questione 177

Il carisma della parola

Passiamo ora a parlare del carisma della parola, di cui S. Paolo afferma: "All'uno dallo spirito fu data la parola di sapienza, all'altro la parola di scienza".
Sull'argomento si pongono due quesiti: 1. Se ci sia una grazia carismatica che consista nella parola; 2. A chi essa si addica.

ARTICOLO 1

Se ci sia una grazia carismatica che consista nella parola

SEMBRA che non ci sia una grazia carismatica che consista nella parola. Infatti:
1. La grazia vien data sempre per cose che superano le capacità della natura. Ora, la ragione naturale ha inventato l'arte della retorica, con la quale uno può "parlare in modo", a detta di S. Agostino, "da insegnare, dilettare e convincere". Ma questi sarebbero i compiti del carisma della parola. Dunque il dono della parola non è una grazia carismatica.
2. Qualsiasi grazia fa parte del regno di Dio. Invece l'Apostolo afferma: "Non nelle parole sta il regno di Dio, ma nella virtù". Perciò non c'è una grazia carismatica che consiste nella parola.
3. Nessuna grazia vien data per dei meriti; poiché, come dice S. Paolo, "se lo fosse per le opere non sarebbe più grazia". Invece la parola viene accordata per i meriti: infatti S. Gregorio, spiegando l'espressione del Salmista, "Non toglier dalla mia bocca la parola di verità", dice che "Dio onnipotente la parola di verità la concede a quelli che la mettono in pratica, e la nega a quelli che non la mettono in esecuzione". Dunque il dono della parola non è una grazia carismatica.
4. Come la parola è chiamata a esprimere quanto appartiene al dono della sapienza e della scienza, così è tenuta a farlo per le cose riguardanti la virtù della fede. Perciò, se è un carisma la parola di sapienza e di scienza, deve esserlo ugualmente la parola di fede.

IN CONTRARIO: Sta scritto: "Nell'uomo dabbene abbonda la lingua eucaris", cioè graziosa, o amabile. Ora, la bontà dell'uomo deriva dalla grazia. Quindi anche l'amabilità del suo parlare.

RISPONDO: I carismi, come sopra abbiamo spiegato, sono concessi per il bene altrui. Ora, la conoscenza che si riceve da Dio non potrebbe volgersi al bene di altri, se non mediante la parola. E poiché lo Spirito Santo non fa mancare niente di quanto giova al bene della Chiesa, ha provveduto ai membri di essa anche per questo: non solo facendo sì che parlassero in modo da poter essere compresi da genti diverse, mediante il dono delle lingue; ma che parlassero con efficacia, mediante il carisma "della parola".
E tale efficacia si esplica in tre modi. Primo, nell'istruire l'intelletto: e ciò avviene quando uno parla in modo "da insegnare". - Secondo, nel muovere gli affetti, così da far ascoltare volentieri la parola di Dio: il che avviene quando uno parla in modo "da piacere" agli uditori. - Terzo, nel far sì che si amino le cose che vengono espresse dalla parola, e si vogliano mettere in pratica: e questo avviene quando uno parla in modo "da convincere" chi l'ascolta. Per compiere tutto questo lo Spirito Santo si serve della parola umana come di uno strumento: ma è lui che compie l'opera interiormente. Di qui l'affermazione di S. Gregorio: "Se lo Spirito Santo non riempie lui il cuore degli uditori, invano risuona alle orecchie del corpo la voce dei predicatori".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come qualche volta Dio compie miracolosamente anche ciò che la natura stessa può produrre, così lo Spirito Santo compie in modo più eccellente con il carisma della parola quanto può compiere l'arte oratoria in un grado minore.
2. In quel testo l'Apostolo parla della parola che si appoggia all'eloquenza umana, senza il soccorso dello Spirito Santo. Prima infatti aveva detto: "Conoscerò non le parole di quelli che si sono gonfiati, ma la virtù". Mentre di se stesso aveva detto: "Il mio parlare e la mia predicazione non consisteva in persuasivi discorsi di umana sapienza; ma in dimostrazione di spirito e di virtù".
3. Il dono della parola è concesso, come abbiamo notato, a vantaggio degli altri. Perciò esso viene ritirato qualche volta per colpa degli uditori, e qualche altra volta per colpa di chi dovrebbe parlare. Ma le opere buone degli uni e degli altri non meritano direttamente questa grazia, limitandosi a toglierne gli ostacoli. Del resto anche la grazia abituale viene sottratta per la colpa: mentre nessuno la può meritare con le opere buone, che però tolgono gli ostacoli alla grazia.
4. Il dono della parola è ordinato, come abbiamo detto, al bene altrui. Ora, per comunicare ad altri la propria fede uno deve ricorrere alla parola della scienza e della sapienza: infatti S. Agostino scrive, che "l'Apostolo sembra denominare scienza il sapere come la fede venga incontro alle anime pie, e come si difenda dagli attacchi degli empi". Perciò non era necessario ricordare la parola di fede; ma basta quella di scienza e di sapienza.

ARTICOLO 2

Se il carisma della parola si addica anche alle donne

SEMBRA che il carisma della parola si addica anche alle donne. Infatti:
1. Questo carisma è connesso, come abbiamo visto, con l'insegnamento. Ma alla donna spetta di insegnare; poiché si legge nei Proverbi: "Sono stato figlio unico sotto gli occhi di mia madre, ed essa mi insegnava". Quindi questo carisma spetta anche alle donne.
2. Il dono profetico è superiore al dono della parola: come la contemplazione della verità è superiore alla sua enunciazione. Ora, la profezia è concessa alle donne, com'è evidente nel caso di Debora, della "profetessa Olda, moglie di Sellum", e delle quattro figlie di Filippo. Inoltre l'Apostolo scrive: "Qualunque donna, preghi o profetizzi, ecc.". Dunque a maggior ragione spetta anche alle donne il carisma della parola.
3: S. Pietro ammonisce: "Ognuno ponga al servizio degli altri il dono ricevuto". Ora, certe donne hanno ricevuto il dono della sapienza e della scienza, che non possono mettere a servizio degli altri se non mediante il dono della parola. Perciò il dono della parola non va negato alle donne.

IN CONTRARIO: L'Apostolo scrive: "Le donne nelle assemblee tacciano"; e altrove: "Alla donna non permetto di insegnare". Ora, questo è lo scopo principale del dono della parola. Dunque il carisma della parola non compete alle donne.

RISPONDO: Della parola uno se ne può servire in due maniere. Primo, privatamente, per parlare familiarmente con uno o con pochi. E in tal senso il carisma della parola può essere accordato anche alle donne. - Secondo, per parlare in pubblico a tutta la Chiesa. E questo alla donna non è concesso. Prima di tutto e principalmente per la condizione del sesso femminile, che deve essere sottoposto all'uomo, come dice la Scrittura. Ora, insegnare ed esortare pubblicamente in Chiesa non appartiene ai sudditi, ma ai prelati. E gli uomini, anche se sudditi, possono meglio eseguire per delega questo incarico, perché non hanno questa dipendenza come un'imposizione naturale del sesso, ma per altri motivi accidentali. - Terzo, perché gli animi degli uomini non siano attratti alla libidine. Infatti nella Scrittura si legge: "Il suo conversare brucia come il fuoco". - Quarto, perché d'ordinario le donne non sono così perfette nel sapere da potersi loro affidare senza inconvenienti l'insegnamento pubblico.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Quel testo parla dell'insegnamento privato, con il quale una madre istruisce i propri figliuoli.
2. Il dono profetico consiste nella illuminazione dell'anima da parte di Dio, e da questo lato non c'è tra gli uomini differenza di sesso, secondo le parole di S. Paolo: "Rivestitevi dell'uomo nuovo che si rinnovella secondo l'immagine del suo creatore; dove non c'è più né maschio né femmina". Invece il dono della parola riguarda l'insegnamento degli uomini, tra i quali si riscontra la differenza di sesso. Dunque il paragone non regge.
3. Le grazie che si ricevono da Dio vanno amministrate diversamente, secondo la condizione di ciascuno. Perciò le donne che abbiano ricevuto i carismi della sapienza o della scienza possono metterli a servizio degli altri nell'insegnamento privato, non già in quello pubblico.