Il Santo Rosario
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Questione 170

I precetti relativi alla temperanza

Passiamo ora a esaminare i precetti della temperanza: 1. I precetti della temperanza medesima; 2. I precetti riguardanti le sue parti.

ARTICOLO 1

Se nella legge divina siano ben determinati i precetti della temperanza

SEMBRA che i precetti della temperanza non siano ben determinati nella legge di Dio. Infatti:
1. La fortezza, come abbiamo già visto, è una virtù superiore alla temperanza. Eppure tra i precetti del decalogo, che sono più importanti della legge, non ce n'è uno riguardante la fortezza. Perciò non è giusto che ci siano di quelli che proibiscono l'adulterio, il quale è un peccato contro la temperanza.
2. La temperanza non solo ha per oggetto i piaceri venerei, ma anche i piaceri del mangiare e del bere. Ora, nessuno dei precetti del decalogo proibisce un vizio riguardante i piaceri della mensa, o riguardante altre specie di lussuria. Dunque non si dovevano dare dei precetti che proibiscono l'adulterio, il quale riguarda i piaceri venerei.
3. Nell'intenzione del legislatore è più importante indurre alla virtù che proibire il vizio: ché anzi i vizi son proibiti per togliere gli ostacoli delle virtù. Ma nella legge divina i precetti del decalogo sono quelli più importanti. Quindi tra i precetti del decalogo doveva esserci un precetto affermativo, che inducesse direttamente alla virtù della temperanza, piuttosto che dei precetti negativi che proibissero il suo contrario, cioè l'adulterio.

IN CONTRARIO: Basta il testo della Scrittura.

RISPONDO: Come dice l'Apostolo, "fine del precetto è la carità", alla quale siamo indotti mediante i due precetti dell'amore di Dio e del prossimo. Perciò nel decalogo sono posti quei precetti che più direttamente sono ordinati all'amore di Dio e del prossimo. Ora, tra i peccati contrari alla temperanza, quello che più contrasta con l'amore del prossimo è l'adulterio, nel quale si usurpa una cosa altrui, abusando della moglie di un altro. Ecco perché tra i precetti del decalogo ci sono soltanto quelli che proibiscono l'adulterio, sia come atto, che come desiderio.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Tra i vizi che si contrappongono alla fortezza non ce n'è uno il quale sia incompatibile con la carità come l'adulterio, che è un peccato di lussuria contrario alla temperanza. - Il vizio dell'audacia però, che si contrappone alla fortezza, talora è causa dell'omicidio, che è ricordato e proibito dai precetti del decalogo; di qui le parole dell'Ecclesiastico: "Non andar per via con un temerario, perché non faccia pesare su di te i suoi guai".
2. La gola non è così direttamente in contrasto con l'amore del prossimo, come l'adulterio: lo stesso si dica delle altre specie di lussuria. Infatti lo stupro di una vergine non arreca al padre un'ingiuria così grave qual è quella subita da uno sposo con l'adulterio, per il potere che egli ha sul corpo della moglie.
3. Come abbiamo già notato, i precetti del decalogo sono come i principi universali della legge divina: e quindi devono essere comuni a tutti. Ma non era possibile dare dei precetti comuni affermativi sulla temperanza: poiché l'uso della temperanza, come fa osservare S. Agostino, varia secondo i tempi, le leggi e le usanze.

ARTICOLO 2

Se nella legge divina siano ben determinati i precetti riguardanti le virtù annesse alla temperanza

SEMBRA che nella legge divina non siano ben determinati i precetti riguardanti le virtù annesse alla temperanza. Infatti:
1. I precetti del decalogo, stando a quello che abbiamo detto, sono come i principi universali di tutta la legge divina. Ma "la superbia", dice la Scrittura, "è l'inizio di tutti i peccati". Dunque tra i precetti del decalogo, ce ne doveva essere uno che proibisse la superbia.
2. Nel decalogo si devono mettere soprattutto quei precetti che più spingono gli uomini a osservare la legge: perché sono questi i principali. Ora, l'uomo viene spinto all'osservanza della legge soprattutto dall'umiltà: infatti l'obbedienza è ricordata tra i gradi dell'umiltà, come sopra abbiamo visto. Lo stesso si dica della mansuetudine, la quale fa sì che l'uomo, a detta di S. Agostino, "non contraddica la sacra Scrittura". Perciò nel decalogo non dovevano mancare dei precetti sull'umiltà e sulla mansuetudine.
3. Dal decalogo viene proibito l'adulterio, come abbiamo visto, perché è in contrasto con l'amore del prossimo. Ma anche il disordine dell'atteggiamento esterno che è contrario alla modestia è in contrasto con l'amore del prossimo; infatti nella Regola di S. Agostino si legge: "In tutti i vostri atteggiamenti non ci sia niente che offenda l'altrui sguardo". Dunque anche questo disordine doveva esser proibito da un precetto del decalogo.

IN CONTRARIO: Basti il testo della Scrittura.

RISPONDO: Le virtù annesse alla temperanza si possono considerare sotto due aspetti: primo, in se stesse; secondo, nei loro effetti. Considerate in se stesse non hanno un rapporto diretto con l'amore di Dio, o del prossimo: ma riguardano piuttosto il buon ordine di cose attinenti al soggetto. Invece in rapporto ai loro effetti possono riguardare anche l'amore di Dio e del prossimo. Per questo nel decalogo si trovano dei precetti che mirano a proibire gli effetti di quei vizi che si contrappongono alle parti potenziali della temperanza: dall'ira infatti, che è il contrario della mansuetudine, può derivare che si commetta l'omicidio, il quale viene proibito dal decalogo, oppure che si manchi di rispetto ai genitori. Ma questo può derivare anche dalla superbia; la quale fa sì che molti trasgrediscano anche i precetti della prima tavola.

SOLUZIONE DELLE DIFFIOOLTÀ: 1. La superbia è l'inizio di ogni peccato, ma rimane nascosta nel cuore: sicché non tutti comunemente ne conoscono la malizia. Perciò la sua proibizione non andava posta tra i precetti del decalogo, che sono come i primi principi evidenti per se stessi.
2. I precetti che inducono all'osservanza della legge la presuppongono. Quindi non possono esser posti nel decalogo come primi precetti della legge.
3. Il disordine dell'atteggiamento esterno può costituire un'offesa del prossimo, non per se stesso, come l'omicidio, l'adulterio e il furto, che sono proibiti dal decalogo: ma solo in quanto segni del disordine interiore, come sopra abbiamo spiegato.