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Questione
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La tentazione dei nostri progenitori
Prendiamo ora a esaminare la tentazione dei nostri progenitori.
Su questo tema tratteremo due argomenti: 1. Se era conveniente
che l'uomo fosse tentato dal demonio; 2. La maniera e
l'ordine di questa tentazione.
ARTICOLO
1
Se era conveniente che l'uomo fosse tentato dal demonio
SEMBRA sconveniente che l'uomo fosse tentato dal demonio.
Infatti:
1. Al peccato dell'angelo è dovuto lo stesso finale castigo che
a quello dell'uomo; poiché nel Vangelo si legge: "Andate, maledetti,
al fuoco eterno, che è stato preparato per il diavolo e i suoi angeli". Ma il primo peccato dell'angelo non fu provocato da nessuna
tentazione esterna. Dunque neppure il primo peccato dell'uomo
doveva dipendere da una simile tentazione.
2. Dio, conoscendo il futuro, sapeva che l'uomo sarebbe stato
vinto dalla tentazione del demonio: e quindi sapeva bene che non
gli avrebbe giovato. Perciò non era ragionevole permettere che
l'uomo fosse tentato.
3. Essere aggrediti è piuttosto un castigo: come al contrario è
un premio la cessazione di ogni ostilità, secondo le parole dei
Proverbi: "Quando gradiranno al Signore le vie dell'uomo, riconcilierà
a lui anche i nemici". Ora, il castigo non può precedere
la colpa. Perciò non era giusto che l'uomo ancora innocente fosse tentato.
IN CONTRARIO: Sta scritto:
"Chi non è stato tentato, che cosa sa?".
RISPONDO: La sapienza divina, come dice la Scrittura,
"dispone
tutte le cose con soavità": poiché con la sua provvidenza dà a
ciascuna di esse ciò che le spetta secondo la sua natura; ché, a
detta di Dionigi, "la provvidenza non mira a distruggere la natura,
ma a conservarla". Ora, la natura umana è tale che può essere
aiutata o ostacolata da altre creature. Perciò era ragionevole
che Dio permettesse nello stato d'innocenza che l'uomo fosse tentato dagli
angeli cattivi, come lo faceva aiutare dagli angeli buoni.
Ma per un particolare dono di grazia non c'era una creatura esterna
all'uomo che potesse nuocergli contro la sua volontà, con la quale
poteva resistere anche alla tentazione del demonio.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1.
Al di sopra dell'uomo esiste
una natura in cui è possibile la presenza della colpa: ma non esiste
sopra la natura dell'angelo. Ora, tentare per indurre al male è
solo di chi è già depravato dalla colpa. Perciò era ragionevole
che l'uomo fosse tentato al male da un angelo cattivo: come secondo
l'ordine naturale è aiutato nel bene da un angelo buono.
Invece l'angelo può essere aiutato nel bene da chi gli è superiore,
cioè da Dio, ma non può da lui essere indotto a peccare; poiché
sta scritto: "Dio non è tentatore di male".
2. Dio, come sapeva che l'uomo sarebbe con la tentazione caduto
in peccato, così sapeva che con il libero arbitrio avrebbe
potuto resistere al tentatore. Ma la condizione della sua natura
esigeva dall'uomo che fosse lasciato alla propria volontà, come
dice l'Ecclesiastico: "Dio ha lasciato l'uomo in mano del suo arbitrio".
Di qui le parole di S. Agostino: "Mi sembra che non sarebbe stato
di grande lode per l'uomo, se avesse potuto ben vivere
solo perché nessuno lo esortava al male: pur avendo da natura
il potere, e dalla sua facoltà il volere, di non consentire alla tentazione".
3. È un castigo l'assalto cui si resiste con difficoltà. Ma l'uomo
nello stato d'innocenza poteva resistere alla tentazione senza difficoltà.
Perciò l'assalto del tentatore non era per lui un castigo.
ARTICOLO
2
Se la maniera e l'ordine della prima tentazione
siano stati ragionevoli
SEMBRA che la maniera e l'ordine della prima tentazione non
siano stati ragionevoli. Infatti:
1. Come in ordine di natura l'angelo era superiore all'uomo,
così l'uomo era più perfetto della donna. Ora, il peccato doveva
discendere dall'angelo all'uomo. Quindi doveva anche raggiungere
la donna attraverso l'uomo, cosicché la donna doveva essere
tentata dall'uomo e non viceversa.
2. La tentazione dei nostri progenitori avvenne per suggerimento.
Ma il demonio può suggerire all'uomo anche senza nessuna
creatura esterna. Perciò, siccome i progenitori erano dotati di
un'intelligenza spirituale, sarebbe stato più logico che la loro tentazione
fosse soltanto spirituale, e non esterna.
3. Non si può suggerire il male, se non per mezzo di una cosa
apparentemente buona. Ora, molti altri animali hanno più del
serpente un'apparenza buona. Quindi non era conveniente che
l'uomo fosse tentato dal demonio per mezzo del serpente.
4. Il serpente è un animale irragionevole. Ma a un animale privo
di ragione non si addice né la sapienza, né la loquela, né il castigo.
Perciò non ha senso affermare che il serpente "era il più astuto
fra tutti gli animali"; oppure, secondo un'altra versione, "la più
prudente di tutte le bestie". Così non ha senso affermare che esso
parlò alla donna, e che fu punito da Dio.
IN CONTRARIO: Ciò che è primo in un dato genere di cose deve
essere proporzionato a ciò che rientra in tale genere. Ora, in ogni
peccato, come spiega S. Agostino, si riscontra l'ordine della prima
tentazione: poiché nella sensualità, rappresentata dal serpente, si
produce prima la concupiscenza del peccato; nella ragione inferiore,
rappresentata dalla donna, se ne ha la compiacenza; e nella ragione
superiore, rappresentata dall'uomo, si ha il consenso al peccato.
Dunque l'ordine della prima tentazione è pienamente giustificato.
RISPONDO: L'uomo è composto di due nature, cioè della natura
intellettiva e di quella sensitiva. Perciò il demonio nella tentazione
dell'uomo ricorse a due incitamenti. Primo, dal lato dell'intelletto
promise la somiglianza con Dio mediante l'acquisto del
sapere, che l'uomo per natura desidera. Secondo, dal lato dei
sensi il demonio ricorse alle cose sensibili che hanno maggiore
affinità con l'uomo: sia nella medesima specie, tentando l'uomo
mediante la donna; sia nel medesimo genere, tentando la donna
servendosi del serpente; sia nel genere subalterno, suggerendo di
mangiare il frutto proibito.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Nella tentazione il demonio
fu come la causa agente principale, mentre la donna servì come
strumento per vincere l'uomo. Sia perché la donna era più debole:
e quindi poteva più facilmente essere sedotta. Sia perché,
data la sua intimità con l'uomo, la donna costituiva per il diavolo
il mezzo più efficace per sedurre l'uomo. Ora, lo strumento non
implica le condizioni dell'agente principale. Poiché quest'ultimo
deve essere superiore (al paziente); ma ciò non si richiede per la
causa strumentale.
2. La suggestione, con la quale il demonio suggerisce all'uomo
interiormente, implica nell'uomo un potere superiore a quello
richiesto per il suggerimento esterno: poiché con il suggerimento
interiore viene alterata dal demonio almeno la fantasia dell'uomo;
mentre con il suggerimento esterno viene alterata solo una creatura
esteriore. Ora, il demonio prima del peccato aveva sull'uomo
un potere minimo. E quindi non era in grado di tentarlo dall'interno,
ma solo dall'esterno.
3. Come insegna S. Agostino,
"non dobbiamo pensare che il
demonio abbia scelto lui il serpente per compiere la tentazione.
Ma avendo egli la brama di ingannare, non gli fu permesso di farlo
che mediante questo animale".
4. Come spiega S. Agostino,
"il serpente è detto astuto, o prudente, per l'astuzia del demonio il quale voleva ingannare con
esso: come si dice prudente o astuta la lingua che il prudente
o l'astuto muove per suggerire qualche cosa con prudenza o con
astuzia. Né il serpente capiva le parole che da lui venivano indirizzate
alla donna: né si deve pensare che la sua anima sia diventata
razionale. Ché anzi gli stessi uomini, la cui natura è razionale,
quando parlano come ossessi dal demonio non comprendono
quello che dicono. Perciò il serpente parlò all'uomo come l'asina
di Balaam parlò al suo padrone: con la differenza che il primo
fatto avvenne per opera del demonio, il secondo per opera di un
angelo. Al serpente infatti non fu chiesto perché avesse fatto
questo: poiché l'aveva fatto non lui in forza della sua natura, ma
in lui il demonio, che per il suo peccato era già stato condannato
al fuoco eterno. E le parole dette al serpente vanno riferite a chi
in esso aveva agito.
E altrove il Santo aggiunge, che
"la punizione del demonio,
della quale ora si parla, è quella per cui noi dobbiamo guardarcene:
non quella che sarà pronunziata nell'ultimo giudizio". Con
quelle parole infatti: "Sarai maledetto fra tutti gli animali e
bestie della terra", "egli è posto al di sotto delle bestie, non per
le sue facoltà, ma per il decadimento della sua natura: poiché
gli animali non hanno perduto nessuna beatitudine celeste, che
non ebbero mai, ma continuano la loro vita nella natura che hanno ricevuto". - Contro di lui sono anche le parole che riscontriamo
in altra versione (in quella greca dei Settanta): "Striscerai sul
petto e sul ventre". "Col petto viene qui indicata la superbia,
essendo racchiusi in esso gli impulsi dell'anima; e col termine
ventre vengono indicati i desideri carnali, essendo questa la parte
più molle del corpo. E con queste cose il demonio si insinua in
chi vuole ingannare". - Le parole poi, "Mangerai terra tutti i
giorni della tua vita", "si possono intendere in due maniere. O nel
senso che ti apparterranno quelli che ingannerai con le cupidigie
terrene, cioè i peccatori, indicati col termine terra. Oppure con
queste parole viene adombrato il terzo genere della tentazione,
che è la curiosità: infatti chi mangia la terra penetra cose profonde
e tenebrose". - Con l'inimicizia, finalmente, tra lui e la
donna, "si vuol dimostrare che noi possiamo essere tentati dal
demonio solo per la parte animale, che nell'uomo è quasi un'immagine
della donna. Il seme del demonio, dunque, sono le cattive
suggestioni: il seme della donna i frutti delle opere buone, che
resistono alle perverse suggestioni. Ecco perché il serpente insidia
il piede della donna, in modo da ghermirla con la compiacenza,
quando inciampa in cose illecite: ed essa insidia la testa di lui,
per eliminare al primo apparire ogni cattiva suggestione".
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