Il Santo Rosario
back

Questione 165

La tentazione dei nostri progenitori

Prendiamo ora a esaminare la tentazione dei nostri progenitori.
Su questo tema tratteremo due argomenti: 1. Se era conveniente che l'uomo fosse tentato dal demonio; 2. La maniera e l'ordine di questa tentazione.

ARTICOLO 1

Se era conveniente che l'uomo fosse tentato dal demonio

SEMBRA sconveniente che l'uomo fosse tentato dal demonio. Infatti:
1. Al peccato dell'angelo è dovuto lo stesso finale castigo che a quello dell'uomo; poiché nel Vangelo si legge: "Andate, maledetti, al fuoco eterno, che è stato preparato per il diavolo e i suoi angeli". Ma il primo peccato dell'angelo non fu provocato da nessuna tentazione esterna. Dunque neppure il primo peccato dell'uomo doveva dipendere da una simile tentazione.
2. Dio, conoscendo il futuro, sapeva che l'uomo sarebbe stato vinto dalla tentazione del demonio: e quindi sapeva bene che non gli avrebbe giovato. Perciò non era ragionevole permettere che l'uomo fosse tentato.
3. Essere aggrediti è piuttosto un castigo: come al contrario è un premio la cessazione di ogni ostilità, secondo le parole dei Proverbi: "Quando gradiranno al Signore le vie dell'uomo, riconcilierà a lui anche i nemici". Ora, il castigo non può precedere la colpa. Perciò non era giusto che l'uomo ancora innocente fosse tentato.

IN CONTRARIO: Sta scritto: "Chi non è stato tentato, che cosa sa?".

RISPONDO: La sapienza divina, come dice la Scrittura, "dispone tutte le cose con soavità": poiché con la sua provvidenza dà a ciascuna di esse ciò che le spetta secondo la sua natura; ché, a detta di Dionigi, "la provvidenza non mira a distruggere la natura, ma a conservarla". Ora, la natura umana è tale che può essere aiutata o ostacolata da altre creature. Perciò era ragionevole che Dio permettesse nello stato d'innocenza che l'uomo fosse tentato dagli angeli cattivi, come lo faceva aiutare dagli angeli buoni. Ma per un particolare dono di grazia non c'era una creatura esterna all'uomo che potesse nuocergli contro la sua volontà, con la quale poteva resistere anche alla tentazione del demonio.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Al di sopra dell'uomo esiste una natura in cui è possibile la presenza della colpa: ma non esiste sopra la natura dell'angelo. Ora, tentare per indurre al male è solo di chi è già depravato dalla colpa. Perciò era ragionevole che l'uomo fosse tentato al male da un angelo cattivo: come secondo l'ordine naturale è aiutato nel bene da un angelo buono. Invece l'angelo può essere aiutato nel bene da chi gli è superiore, cioè da Dio, ma non può da lui essere indotto a peccare; poiché sta scritto: "Dio non è tentatore di male".
2. Dio, come sapeva che l'uomo sarebbe con la tentazione caduto in peccato, così sapeva che con il libero arbitrio avrebbe potuto resistere al tentatore. Ma la condizione della sua natura esigeva dall'uomo che fosse lasciato alla propria volontà, come dice l'Ecclesiastico: "Dio ha lasciato l'uomo in mano del suo arbitrio". Di qui le parole di S. Agostino: "Mi sembra che non sarebbe stato di grande lode per l'uomo, se avesse potuto ben vivere solo perché nessuno lo esortava al male: pur avendo da natura il potere, e dalla sua facoltà il volere, di non consentire alla tentazione".
3. È un castigo l'assalto cui si resiste con difficoltà. Ma l'uomo nello stato d'innocenza poteva resistere alla tentazione senza difficoltà. Perciò l'assalto del tentatore non era per lui un castigo.

ARTICOLO 2

Se la maniera e l'ordine della prima tentazione siano stati ragionevoli

SEMBRA che la maniera e l'ordine della prima tentazione non siano stati ragionevoli. Infatti:
1. Come in ordine di natura l'angelo era superiore all'uomo, così l'uomo era più perfetto della donna. Ora, il peccato doveva discendere dall'angelo all'uomo. Quindi doveva anche raggiungere la donna attraverso l'uomo, cosicché la donna doveva essere tentata dall'uomo e non viceversa.
2. La tentazione dei nostri progenitori avvenne per suggerimento. Ma il demonio può suggerire all'uomo anche senza nessuna creatura esterna. Perciò, siccome i progenitori erano dotati di un'intelligenza spirituale, sarebbe stato più logico che la loro tentazione fosse soltanto spirituale, e non esterna.
3. Non si può suggerire il male, se non per mezzo di una cosa apparentemente buona. Ora, molti altri animali hanno più del serpente un'apparenza buona. Quindi non era conveniente che l'uomo fosse tentato dal demonio per mezzo del serpente.
4. Il serpente è un animale irragionevole. Ma a un animale privo di ragione non si addice né la sapienza, né la loquela, né il castigo. Perciò non ha senso affermare che il serpente "era il più astuto fra tutti gli animali"; oppure, secondo un'altra versione, "la più prudente di tutte le bestie". Così non ha senso affermare che esso parlò alla donna, e che fu punito da Dio.

IN CONTRARIO: Ciò che è primo in un dato genere di cose deve essere proporzionato a ciò che rientra in tale genere. Ora, in ogni peccato, come spiega S. Agostino, si riscontra l'ordine della prima tentazione: poiché nella sensualità, rappresentata dal serpente, si produce prima la concupiscenza del peccato; nella ragione inferiore, rappresentata dalla donna, se ne ha la compiacenza; e nella ragione superiore, rappresentata dall'uomo, si ha il consenso al peccato. Dunque l'ordine della prima tentazione è pienamente giustificato.

RISPONDO: L'uomo è composto di due nature, cioè della natura intellettiva e di quella sensitiva. Perciò il demonio nella tentazione dell'uomo ricorse a due incitamenti. Primo, dal lato dell'intelletto promise la somiglianza con Dio mediante l'acquisto del sapere, che l'uomo per natura desidera. Secondo, dal lato dei sensi il demonio ricorse alle cose sensibili che hanno maggiore affinità con l'uomo: sia nella medesima specie, tentando l'uomo mediante la donna; sia nel medesimo genere, tentando la donna servendosi del serpente; sia nel genere subalterno, suggerendo di mangiare il frutto proibito.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Nella tentazione il demonio fu come la causa agente principale, mentre la donna servì come strumento per vincere l'uomo. Sia perché la donna era più debole: e quindi poteva più facilmente essere sedotta. Sia perché, data la sua intimità con l'uomo, la donna costituiva per il diavolo il mezzo più efficace per sedurre l'uomo. Ora, lo strumento non implica le condizioni dell'agente principale. Poiché quest'ultimo deve essere superiore (al paziente); ma ciò non si richiede per la causa strumentale.
2. La suggestione, con la quale il demonio suggerisce all'uomo interiormente, implica nell'uomo un potere superiore a quello richiesto per il suggerimento esterno: poiché con il suggerimento interiore viene alterata dal demonio almeno la fantasia dell'uomo; mentre con il suggerimento esterno viene alterata solo una creatura esteriore. Ora, il demonio prima del peccato aveva sull'uomo un potere minimo. E quindi non era in grado di tentarlo dall'interno, ma solo dall'esterno.
3. Come insegna S. Agostino, "non dobbiamo pensare che il demonio abbia scelto lui il serpente per compiere la tentazione. Ma avendo egli la brama di ingannare, non gli fu permesso di farlo che mediante questo animale".
4. Come spiega S. Agostino, "il serpente è detto astuto, o prudente, per l'astuzia del demonio il quale voleva ingannare con esso: come si dice prudente o astuta la lingua che il prudente o l'astuto muove per suggerire qualche cosa con prudenza o con astuzia. Né il serpente capiva le parole che da lui venivano indirizzate alla donna: né si deve pensare che la sua anima sia diventata razionale. Ché anzi gli stessi uomini, la cui natura è razionale, quando parlano come ossessi dal demonio non comprendono quello che dicono. Perciò il serpente parlò all'uomo come l'asina di Balaam parlò al suo padrone: con la differenza che il primo fatto avvenne per opera del demonio, il secondo per opera di un angelo. Al serpente infatti non fu chiesto perché avesse fatto questo: poiché l'aveva fatto non lui in forza della sua natura, ma in lui il demonio, che per il suo peccato era già stato condannato al fuoco eterno. E le parole dette al serpente vanno riferite a chi in esso aveva agito.
E altrove il Santo aggiunge, che "la punizione del demonio, della quale ora si parla, è quella per cui noi dobbiamo guardarcene: non quella che sarà pronunziata nell'ultimo giudizio". Con quelle parole infatti: "Sarai maledetto fra tutti gli animali e bestie della terra", "egli è posto al di sotto delle bestie, non per le sue facoltà, ma per il decadimento della sua natura: poiché gli animali non hanno perduto nessuna beatitudine celeste, che non ebbero mai, ma continuano la loro vita nella natura che hanno ricevuto". - Contro di lui sono anche le parole che riscontriamo in altra versione (in quella greca dei Settanta): "Striscerai sul petto e sul ventre". "Col petto viene qui indicata la superbia, essendo racchiusi in esso gli impulsi dell'anima; e col termine ventre vengono indicati i desideri carnali, essendo questa la parte più molle del corpo. E con queste cose il demonio si insinua in chi vuole ingannare". - Le parole poi, "Mangerai terra tutti i giorni della tua vita", "si possono intendere in due maniere. O nel senso che ti apparterranno quelli che ingannerai con le cupidigie terrene, cioè i peccatori, indicati col termine terra. Oppure con queste parole viene adombrato il terzo genere della tentazione, che è la curiosità: infatti chi mangia la terra penetra cose profonde e tenebrose". - Con l'inimicizia, finalmente, tra lui e la donna, "si vuol dimostrare che noi possiamo essere tentati dal demonio solo per la parte animale, che nell'uomo è quasi un'immagine della donna. Il seme del demonio, dunque, sono le cattive suggestioni: il seme della donna i frutti delle opere buone, che resistono alle perverse suggestioni. Ecco perché il serpente insidia il piede della donna, in modo da ghermirla con la compiacenza, quando inciampa in cose illecite: ed essa insidia la testa di lui, per eliminare al primo apparire ogni cattiva suggestione".