Il Santo Rosario
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Questione 163

Il peccato del primo uomo

Passiamo così a esaminare il peccato del primo uomo, che fu di superbia. Primo, parleremo del suo peccato; secondo, del castigo di esso; terzo, della tentazione dalla quale egli fu indotto a peccare.
Sul primo argomento si pongono quattro quesiti: 1. Se il primo peccato dell'uomo sia stato di superbia; 2. Che cosa l'uomo desiderasse nel suo peccato; 3. Se la sua colpa sia stata più grave di tutte le altre; 4. Se abbia peccato più gravemente l'uomo o la donna.

ARTICOLO 1

Se il peccato del primo uomo sia stato di superbia

SEMBRA che il peccato del primo uomo non sia stato di superbia. Infatti:
1. L'Apostolo insegna, che "per la disobbedienza di uno i molti sono stati costituiti peccatori". Ma il peccato del primo uomo è quello originale, per cui tutti gli uomini sono diventati peccatori. Dunque il peccato del primo uomo fu la disobbedienza, e non la superbia.
2. S. Ambrogio fa notare che il demonio tentò Cristo con lo stesso ordine con il quale sconfisse il primo uomo. Ora, Cristo in primo luogo fu tentato di gola, con quelle parole: "Se sei il Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pani". Perciò il peccato del primo uomo non fu di superbia, ma di gola.
3. L'uomo peccò dietro suggerimento del demonio. Ma nel tentare l'uomo il demonio promise il sapere, come si rileva dalla Genesi. Dunque il primo disordine nell'uomo fu il desiderio del sapere: il che rientra nella curiosità. Quindi il primo peccato fu la curiosità e non la superbia.
4. Commentando quel testo paolino, "Fu la donna a lasciarsi sedurre", la Glossa afferma: "L'Apostolo parla di seduzione, poiché la donna credette vero che Dio avesse proibito di toccare quell'albero, perché sapeva che essi toccandolo sarebbero diventati dei; come se creandoli uomini, Dio fosse stato geloso della propria divinità". Ma credere queste cose è un atto contro la fede. Dunque il peccato dei nostri progenitori fu l'incredulità e non la superbia.

IN CONTRARIO: Sta scritto: "Principio di ogni peccato è la superbia". Ma il peccato del primo uomo è stato l'inizio di tutti i peccati, come insegna S. Paolo: "Per opera di un sol uomo entrò il peccato nel mondo". Quindi il primo peccato dell'uomo fu di superbia.

RISPONDO: Molti sono gli atti che possono concorrere a un peccato: e tra questi il primo spetta a quello nel quale per primo si riscontra un disordine. Ora, è evidente che il disordine si riscontra prima nei moti interiori dell'anima, che in quelli esterni del corpo: poiché, come dice S. Agostino, "non si perde la sanità del corpo, conservando quella dell'anima". E tra i moti interiori prima si ha il desiderio del fine, che il desiderio dei mezzi ordinati al fine. Perciò il primo peccato dei nostri progenitori si ebbe là dove poteva determinarsi il primo desiderio di un fine peccaminoso. Ora, l'uomo nello stato d'innocenza era così costituito da non poter subire nessuna ribellione della carne contro lo spirito. Quindi il primo disordine degli appetiti umani non poteva consistere nel desiderio di un bene sensibile, bramato dalla carne contro l'ordine della ragione. Dunque il primo disordine della volontà umana fu nel desiderare in modo disordinato un bene spirituale. Ma tale desiderio non avrebbe potuto essere disordinato, se l'uomo si fosse adattato alla misura stabilita dal piano divino. Rimane quindi stabilito che il primo suo peccato fu nel desiderare un bene spirituale oltre la propria misura. Ora, questo è proprio della superbia. Perciò è evidente che il primo peccato dell'uomo fu di superbia.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La disobbedienza al comando di Dio non fu voluta dall'uomo per se stessa: perché questo non poteva avvenire, senza un disordine della sua volontà. E quindi egli la volle per un fine più recondito. Ora, la prima cosa che l'uomo volle fu la propria eccellenza. Perciò la disobbedienza in lui fu causata dalla superbia. "L'uomo", scrive S. Agostino, "esaltato dall'orgoglio, e ascoltando i suggerimenti del serpente, disprezzò i precetti di Dio".
2. Nel peccato dei nostri progenitori c'entrò anche la gola; si legge infatti nella Genesi: "Vide la donna che l'albero era buono a mangiarsi, bello agli occhi e dilettoso all'aspetto, prese del suo frutto e ne mangiò". Però la prima spinta al peccato non fu la bontà e la bellezza del frutto; ma piuttosto il suggerimento del serpente: "Vi si apriranno gli occhi, e sarete come dei"; e con tale desiderio la donna cadde nella superbia. Perciò il peccato di gola nacque dal peccato di superbia.
3. La brama del sapere fu prodotta nei nostri progenitori dal desiderio peccaminoso della propria eccellenza. Ciò risulta dalle stesse parole del serpente: "Sarete come dei, venendo a conoscere il bene e il male".
4. Come dice S. Agostino, "la donna non avrebbe creduto alle parole del serpente, che le fossero state proibite da Dio cose buone e utili, se già nella sua mente non fosse subentrato l'amore della propria grandezza, e una certa presunzione superba". Ciò non significa che la superbia abbia preceduto la suggestione del serpente: ma che immediatamente dopo di essa la mente della donna fu presa dall'orgoglio, il quale la indusse a credere per vero quello che diceva il demonio.

ARTICOLO 2

Se la superbia del primo uomo consistesse nel desiderare la somiglianza con Dio

SEMBRA che la superbia del primo uomo non consistesse nel desiderare la somiglianza con Dio. Infatti:
1. Nessuno pecca col desiderare ciò che gli compete per natura. Ora, la somiglianza con Dio compete all'uomo per la sua natura; poiché si legge nella Genesi: "Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza". Quindi egli non peccò col desiderare la somiglianza con Dio.
2. Il primo uomo desiderò la somiglianza con Dio per avere la scienza del bene e del male: "Sarete come dei, venendo a conoscere il bene e il male". Ma il desiderio del sapere è naturale nell'uomo, come dichiara il Filosofo: "Tutti gli uomini per natura desiderano di conoscere". Perciò il peccato dei progenitori non fu il desiderio della somiglianza con Dio.
3. Nessun uomo saggio delibera ed elegge cose impossibili. Ora, i nostri progenitori erano dotati di saggezza, come è affermato nell'Ecclesiaste: "Li riempì del sapere dell'intelligenza". E poiché tutti i peccati consistono in un desiderio deliberato, che è l'elezione, è chiaro che il primo uomo non poté peccare desiderando una cosa impossibile. Ma è impossibile che l'uomo sia simile a Dio; come si legge nell'Esodo: "Chi tra i forti è simile a te, Signore?". Perciò il primo uomo non poté peccare desiderando la somiglianza con Dio.

IN CONTRARIO: S. Agostino nel suo commento ai Salmi afferma: "Adamo ed Eva tentarono di rapire la divinità, e perdettero la felicità".

RISPONDO: Ci sono due tipi di somiglianza. Il primo di uguaglianza assoluta. E questa non poté essere desiderata dai nostri progenitori: perché tale somiglianza è una follia da escludersi, specialmente in chi è dotato di sapienza. - Il secondo tipo è di somiglianza per imitazione, che è nelle possibilità della creatura rispetto a Dio, entro i limiti della propria nobiltà. Di qui le parole di Dionigi: "Una stessa cosa può somigliare e non somigliare a Dio: gli somiglia però in quanto lo imita; se ne discosta in quanto gli esseri causati sono inferiori alla loro causa". Ora, qualsiasi bene esistente nelle creature è una somiglianza partecipata del sommo bene. Perciò per il fatto stesso che l'uomo desiderò, come abbiamo detto, un bene spirituale superiore alla propria nobiltà, desiderò in maniera peccaminosa una somiglianza con Dio.
Si deve però notare che oggetto del desiderio propriamente è ciò che non si possiede. Ora, il bene spirituale per cui l'uomo partecipa la somiglianza divina può essere di tre specie. Primo, imitazione nell'essere e nella natura. E tale somiglianza fu impressa nell'uomo all'inizio della creazione: "Dio fece l'uomo a sua immagine e somiglianza", dice la Genesi; e a proposito dell'angelo si legge in Ezechiele: "Tu sei contrassegno di somiglianza". - Secondo, imitazione nell'ordine della conoscenza. E anche questa somiglianza l'angelo la ricevette fin dalla sua creazione; di qui il seguito delle parole riferite di Ezechiele: "Tu sei contrassegno di somiglianza, pieno di sapienza". Ebbene, l'uomo nel momento della creazione questa somiglianza non l'ebbe in atto, ma solo in potenza. - Terzo, imitazione nella potestà di agire. E questa somiglianza all'inizio della loro creazione non l'ebbero né l'angelo né l'uomo: poiché all'uno e all'altro rimaneva da compiere qualche cosa per raggiungere la beatitudine.
E poiché il demonio e l'uomo peccarono desiderando disordinatamente una somiglianza con Dio, è certo che nessuno dei due peccò col desiderare una somiglianza di natura. Ma il primo uomo peccò principalmente col desiderare una somiglianza nella "scienza del bene e del male", come gli suggerì il serpente: in modo da poter determinare in forza della propria natura quello che nel suo agire doveva essere bene o male; oppure da poter conoscere in precedenza il bene e il male che dovevano capitargli. Secondariamente l'uomo peccò col desiderare la somiglianza con Dio nel potere di agire, cioè di poter conseguire la beatitudine in virtù della propria natura: "L'animo della donna", scrive S. Agostino, "fu attratto dall'amore della propria potestà". Il demonio invece peccò col desiderare la somiglianza con Dio nel potere: infatti S. Agostino insegna, che il demonio "preferì la fruizione del suo potere a quello di Dio". - Entrambi però desiderarono una certa somiglianza con Dio, volendo appoggiarsi sulle proprie forze, disprezzando l'ordine del disegno divino.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La prima difficoltà argomenta sulla somiglianza di natura; la quale, come abbiamo spiegato, non diede all'uomo occasione di peccare.
2. Di suo desiderare la somiglianza con Dio nella scienza non è peccato. Ma è peccato desiderarla in modo disordinato, cioè oltre la propria misura. Spiegando quel detto dei Salmi: "O Dio, chi simile a te?", S. Agostino afferma: "Chi da se stesso vuol esser Dio, vuole essere ingiustamente simile a Dio: come il demonio, il quale non volle essere sotto di lui; e come l'uomo, il quale non volle come suddito osservare i comandi".
3. L'ultima difficoltà si fonda sulla somiglianza di uguaglianza assoluta.

ARTICOLO 3

Se il peccato dei nostri progenitori sia stato più grave di tutti gli altri

SEMBRA che il peccato dei nostri progenitori sia stato più grave di tutti gli altri. Infatti:
1. Scrive S. Agostino: "Grande fu l'iniquità nel peccare, là dove era tanto facile non peccare". Ora, per i nostri progenitori era tanto facile non peccare: perché niente interiormente li spingeva alla colpa. Dunque il loro peccato fu più grave di tutti gli altri.
2. Il castigo è proporzionato alla colpa. Ma il peccato dei nostri progenitori fu punito nella maniera più grave: perché con esso "entrò nel mondo la morte", come afferma S. Paolo. Perciò il loro peccato è stato più grave degli altri peccati.
3. A detta di Aristotele, in ogni genere di cose la prima è anche la principale. Ora, il peccato dei nostri progenitori fu il primo di tutti i peccati degli uomini. Dunque esso fu anche il più grave.

IN CONTRARIO: Origene ha scritto: "Penso che nessuno di quelli che sono al culmine della perfezione, possa abbandonarla e cadere in un momento: ma deve cadere un po' per volta e gradualmente". Ora, i nostri progenitori erano al sommo della perfezione. Quindi il loro primo peccato non fu il più grave di tutti i peccati.

RISPONDO: La gravità di un peccato si può misurare da due punti di vista. Primo, dalla specie, o natura di esso: e in tal senso diciamo che, p. es., l'adulterio è più grave della semplice fornicazione. Secondo, dalle circostanze di luogo, di persona, o di tempo. Ora, il primo tipo di gravità è più essenziale e principale nel peccato. Perciò essa decide maggiormente della gravità di un peccato.
Dobbiamo quindi concludere che il peccato del primo uomo nella sua specie non fu più grave di tutti gli altri peccati umani. Infatti sebbene la superbia abbia nel suo genere una certa superiorità sugli altri vizi, tuttavia la superbia di chi nega Dio e lo bestemmia è più grave di quella di chi brama disordinatamente la somiglianza con Dio, quale fu appunto la superbia dei nostri progenitori. Però secondo le circostanze di persona quel peccato ebbe la massima gravità, data la perfezione dello stato d'innocenza. Dunque dobbiamo affermare che quel peccato fu la più grave delle colpe, in senso relativo, non però in senso assoluto.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il primo argomento è impostato sulla gravità dovuta alla condizione del peccatore.
2. La gravità della pena che seguì al primo peccato non corrisponde alla gravità specifica di esso, ma al fatto che era il primo: poiché così fu distrutta l'innocenza dello stato primitivo, e tale distruzione gettò nel disordine tutta la natura umana.
3. In un genere di cose tra loro essenzialmente ordinate, la prima deve essere anche la principale. Ma tra i peccati non c'è un ordine essenziale, ché l'uno segue l'altro accidentalmente. Perciò non ne segue che il primo peccato sia quello più grave.

ARTICOLO 4

Se il peccato di Adamo sia stato più grave di quello di Eva

SEMBRA che il peccato di Adamo sia stato più grave di quello di Eva. Infatti:
1. S. Paolo afferma che, "Adamo non fu sedotto: fu la donna a lasciarsi sedurre"; quindi il peccato della donna fu un peccato d'ignoranza, mentre l'uomo peccò a ragion veduta. Ma questo è un peccato più grave, come si rileva dal Vangelo: "Il servo che ha conosciuto la volontà del padrone e non l'ha eseguita sarà aspramente battuto: ma chi non l'ha conosciuta e ha fatto cose degne di castigo, sarà battuto meno aspramente". Dunque Adamo peccò più gravemente di Eva.
2. Scrive S. Agostino: "Se l'uomo è il capo, deve anche viver meglio, e in ogni opera buona dar l'esempio alla propria moglie, in modo che questa possa imitarlo". Ma chi è tenuto a far meglio, se pecca, il suo peccato è più grave. Perciò Adamo peccò più gravemente di Eva.
3. I peccati contro lo Spirito Santo sono gravissimi. Ora, Adamo peccò contro lo Spirito Santo; perché peccò contando sul perdono di Dio, che è un peccato di presunzione. Dunque Adamo peccò più gravemente di Eva.

IN CONTRARIO: La pena corrisponde alla colpa. Ora, la donna fu punita più gravemente dell'uomo. Quindi peccò anche più gravemente di lui.

RISPONDO: Come abbiamo visto sopra, la gravità di un peccato si desume più dalla specie di esso che dalla circostanza di persona. A considerare la condizione di persona, cioè dell'uomo e della donna, è più grave il peccato dell'uomo, essendo quest'ultimo più perfetto.
Rispetto invece al genere di peccato la colpa fu uguale: perché il peccato dell'uno e dell'altra fu un peccato di superbia. Ecco perché S. Agostino afferma, che la donna scusò il suo peccato, "compiuto da un sesso più fragile, ma con non minore orgoglio".

Ma quanto alla specie della superbia il peccato della donna fu più grave, per tre motivi. Primo, perché fu maggiore il suo orgoglio. Essa infatti credette che fosse vero ciò che le suggerì il serpente, cioè che Dio aveva proibito di mangiare di quell'albero, perché non arrivassero a una somiglianza con lui: e quindi, volendo conseguire con la trasgressione una somiglianza con Dio, la sua superbia s'innalzò al punto di voler qualche cosa contro la volontà di Dio. Invece l'uomo non credette che questo fosse vero. E quindi non pretese di conseguire una somiglianza con Dio contro la di lui volontà: ma peccò di superbia nel volerla conseguire da se stesso. - Secondo, la donna non si contentò di peccare essa stessa, ma suggerì il peccato anche all'uomo; peccando così contro Dio e contro il prossimo. - Terzo, perché il peccato dell'uomo ebbe un'attenuante nel fatto che egli vi consentì "per un legame di amicizia", dice S. Agostino, "per cui talora si offende Dio solo perché un amico non ci diventi nemico: cosa che egli però non doveva fare, come Dio dichiarò espressamente nella sua condanna". - Perciò è evidente che il peccato della donna fu più grave di quello dell'uomo.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La seduzione della donna fu posteriore al suo atto di orgoglio. Perciò tale ignoranza non scusa, ma aggrava il suo peccato, producendo un orgoglio maggiore.
2. Il secondo argomento considera le circostanze di persona, secondo le quali fu più grave il peccato dell'uomo.
3. L'uomo non contò sulla misericordia di Dio fino a disprezzare la sua giustizia, il che sarebbe un peccato contro lo Spirito Santo; ma perché, come dice S. Agostino, "inesperto della severità di Dio, pensò che quel peccato fosse veniale", cioè facile a perdonarsi.