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Questione
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La
modestia
Veniamo ora a parlare della modestia. Primo, in generale; secondo,
in particolare delle sue specie.
Sul primo argomento si pongono due quesiti: 1. Se la modestia
sia parte potenziale della temperanza; 2. Quale sia la materia
della modestia.
ARTICOLO
1
Se la modestia sia parte potenziale della temperanza
SEMBRA che la modestia non sia parte potenziale della temperanza.
Infatti:
1. Modestia deriva da modus o misura. Ma il modo è richiesto
in tutte le virtù: poiché la virtù è ordinata al bene; e il bene,
come dice S. Agostino, consiste "nel modo, o misura, nella specie
e nell'ordine". Perciò la modestia è la virtù in genere. E quindi
non va posta tra le parti della temperanza.
2. Il valore della temperanza sta nella moderazione. Ma da
questa la modestia deriva il proprio nome. Dunque la modestia
s'identifica con la temperanza, e non è parte di essa.
3. La modestia pare che riguardi la correzione del prossimo,
come si rileva dalle parole di S. Paolo: "Il servo del Signore non
deve litigare, ma essere affabile con tutti, correggendo con modestia
quelli che resistono alla verità". Ma la correzione di chi
sbaglia è atto della giustizia e della carità, come sopra abbiamo
visto. Perciò la modestia appartiene più alla giustizia che alla temperanza.
IN CONTRARIO: Cicerone mette la modestia tra le parti della
temperanza.
RISPONDO: Come abbiamo già visto, la temperanza impone
moderazione nelle cose in cui è più difficile moderarsi, ossia nelle
concupiscenze relative ai piaceri del tatto. Ora, come c'è una
virtù speciale relativa alle cose più difficili, deve esserci nello stesso
campo una virtù relativa alle cose meno difficili, poiché la vita
umana deve essere regolata in tutto secondo la virtù: e questo
l'abbiamo già visto sopra a proposito della magnificenza, che ha
per oggetto le grandi spese, e della liberalità, che invece riguarda
le spese ordinarie. Perciò è necessario che ci sia una virtù che
moderi nelle altre cose meno attraenti, in cui non è così difficile
moderarsi. E questa virtù è la modestia, che è annessa alla temperanza.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Talora il nome generico viene
appropriato ai soggetti meno nobili che ne partecipano: il termine
angeli, p. es., è appropriato all'infimo ordine degli angeli. Così il
modo, che si riscontra in qualsiasi virtù, viene appropriato alla
virtù che impone la misura nelle cose più piccole.
2. Certe cose per la loro violenza richiedono di essere temperate,
come il vino troppo forte: invece la moderazione si richiede per
tutte. Ecco perché la temperanza ha per oggetto le passioni più
violente; la modestia invece quelle meno forti.
3. Modestia in quel passo paolino ha il senso generico di moderazione,
la quale è richiesta in tutte le virtù.
ARTICOLO
2
Se la modestia riguardi soltanto gli atti esterni
SEMBRA che la modestia riguardi soltanto gli atti esterni. Infatti:
1. I moti
interiori delle passioni non possono essere conosciuti
dagli altri. Ora, l'Apostolo comanda, che "la nostra modestia sia
nota a tutti gli uomini". Perciò la modestia riguarda solo gli atti
esterni.
2. Le virtù che hanno per oggetto le passioni sono distinte dalla
giustizia, che ha per oggetto atti esterni. Ma la modestia è una
virtù unica. Perciò se essa riguarda gli atti esterni, non può riguardare
nessuna delle passioni.
3: Un'unica e identica virtù non può riguardare insieme cose
di ordine appetitivo, il che è proprio delle virtù morali, e cose di
ordine conoscitivo, che appartengono propriamente alle virtù intellettuali;
e neppure può avere insieme per oggetto passioni dell'irascibile e
del concupiscibile. Se dunque la modestia è un'unica virtù,
non può riguardare tutte queste cose.
IN CONTRARIO: In tutte le cose suddette va osservata la misura,
o modo, dal quale prende nome la modestia. Perciò la modestia
riguarda tutte queste cose.
RISPONDO: La modestia in questo differisce dalla temperanza,
che la temperanza modera i sentimenti che è difficilissimo tenere
a freno, la modestia modera quelli non troppo difficili. Però non
tutti gli autori parlano della modestia nello stesso senso. Poiché
dunque essi notarono un aspetto particolare di bontà o di difficoltà
nel moderare, lo sottrassero alla modestia, lasciando a quest'ultima
le cose meno importanti. Ora, è evidente per tutti che tenere
a freno i piaceri del tatto ha una particolare difficoltà. E quindi
tutti distinguono la temperanza dalla modestia. - Ma oltre questo
Cicerone nota che c'è una bontà particolare nel moderare le punizioni.
Perciò egli tolse alla modestia anche la clemenza, riservandole
tutte le altre cose bisognose di moderazione.
Queste ultime poi si riducono alle quattro seguenti. Primo,
l'aspirazione verso una particolare eccellenza: che viene moderata
dall'umiltà. Secondo, il desiderio di conoscere: che viene moderato
dalla studiosità, virtù contraria alla curiosità. Terzo, quanto
si riferisce ai moti e agli atteggiamenti del'corpo: perché essi si
compiano decorosamente, sia nella vita ordinaria, che nel gioco.
Quarto, tutto ciò che riguarda l'apparato esterno, come le vesti
e altre cose del genere. Ma anche a proposito di queste quattro
cose certi autori stabilirono speciali virtù: Andronico, p. es.,
parla della "mansuetudine", della "semplicità", dell'"umiltà", e
di altre virtù cui abbiamo già accennato. Aristotele poi, affida i
piaceri del gioco all'eutrapelia. Tutte cose che per Cicerone rientrano
nella modestia. E quindi dal suo punto di vista la modestia
non riguarda solo gli atti esterni, ma anche quelli interni.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'Apostolo parla della modestia
relativa agli atti esterni. - Tuttavia anche la moderazione
degli atti interni è in grado di manifestarsi con segni esterni.
2. La modestia abbraccia virtù diverse, di cui parlano diversi
autori. Perciò niente impedisce che la modestia abbia per oggetto
cose che richiedono virtù diverse. - Tuttavia la diversità tra le
varie specie della modestia non è così grande come quella esistente
tra la giustizia, la quale ha per oggetto gli atti esterni, e la temperanza,
che ha per oggetto le passioni: poiché negli atti esterni
e nelle passioni che non offrono particolari difficoltà per la loro
materia, ma solo per la funzione del moderare, non si riscontra
che una sola virtù, cioè quella della moderazione, o modestia.
3. È così risolta anche la terza difficoltà.
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