Il Santo Rosario
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Questione 159

La crudeltà

Eccoci ora a trattare della crudeltà.
Sull'argomento esamineremo due cose: 1. Se la crudeltà sia il contrario della clemenza; 2. Il confronto della crudeltà con la ferocia.

ARTICOLO 1

Se la crudeltà sia il contrario della clemenza

SEMBRA che la crudeltà non sia contraria alla clemenza. Infatti:
1. Seneca afferma che "son detti crudeli coloro che eccedono nel punire"; il che è contrario alla giustizia. Ora, la clemenza non è virtù annessa alla giustizia, ma alla temperanza. Dunque la crudeltà non si contrappone alla clemenza.
2. In Geremia si legge: "è crudele e non avrà misericordia"; dal che si rileva che la crudeltà si contrappone alla misericordia. Ma questa non s'identifica con la clemenza, come sopra abbiamo visto. Quindi la crudeltà non è il contrario della clemenza.
3. La clemenza, come si è già detto, si riferisce all'imposizione della pena. Invece la crudeltà può riferirsi anche alla sottrazione dei benefici; come si rileva dalla Scrittura: "Il crudele misconosce persino i suoi parenti". Dunque la crudeltà non si contrappone alla clemenza.

IN CONTRARIO: Seneca scrive, che "alla clemenza si contrappone la crudeltà, la quale altro non è che la durezza d'animo nell'applicare i castighi".

RISPONDO: Il termine crudeltà deriva dalla crudezza. Ora, come le cose cotte e mature hanno d'ordinario un sapore dolce e soave, così quelle crude hanno un sapore sgradevole e aspro. Ma sopra noi abbiamo detto che la clemenza implica una certa benignità o dolcezza d'animo, per cui si tende a diminuire la pena. Perciò la crudeltà si contrappone direttamente alla clemenza.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come la ragionevole diminuizione della pena rientra nell'epicheia, mentre la dolcezza dell'animo, per cui uno si sente inclinato verso di essa, appartiene alla clemenza; così l'esagerazione della pena nelle sue esterne manifestazioni appartiene all'ingiustizia; ma la durezza d'animo, per cui uno viene predisposto ad accrescere il castigo, rientra nella crudeltà.
2. La misericordia e la clemenza convengono nel detestare e nell'aborrire la miseria altrui: però in maniera diversa. Poiché è proprio della misericordia soccorrere col beneficare: mentre è proprio della clemenza diminuire l'altrui miseria col diminuire la pena. E siccome la crudeltà implica un eccesso nel punire, essa si contrappone più direttamente alla clemenza che alla misericordia. Tuttavia, data la somiglianza di queste virtù, talora crudeltà è usata come sinonimo di "immisericordia".
3. In quel testo crudeltà sta per "immisericordia", che consiste nel sottrarre i benefici. - Però si può anche rispondere che la stessa sottrazione dei benefici è un castigo.

ARTICOLO 2

Se la crudeltà s'identifichi con la ferocia, o "saevitia"

SEMBRA che la crudeltà non sia distinta dalla ferocia, o "saevitia". Infatti:
1. A una virtù non si contrappone per eccesso che un solo vizio. Ora, alla clemenza si contrappone per eccesso la ferocia e la crudeltà. Dunque crudeltà e ferocia s'identificano.
2. Nelle sue Etimologie S. Isidoro spiega, che "severo deriva da saevus (feroce) e verus, poiché custodisce la giustizia senza la pietà"; perciò la "saevitia", o ferocia esclude la remissione della pena, che è compito della pietà. Ma questo, si è visto sopra, è proprio della crudeltà. Quindi la crudeltà s'identifica con la ferocia.
3. Alla virtù come si contrappone un vizio per eccesso, si contrappone pure un vizio per difetto; il quale contrasta, sia con la virtù che è nel giusto mezzo, sia con il vizio per eccesso. Ora, alla crudeltà e alla ferocia non si contrappone che un identico vizio, che è la debolezza, o rilassatezza; così infatti scrive S. Gregorio: "Ci sia l'amore senza debolezza; ci sia il rigore, ma senza asprezza. Ci sia lo zelo, ma senza gli eccessi della ferocia; ci sia la pietà, ma che non perdoni più del dovere". Perciò la ferocia s'identifica con la crudeltà.

IN CONTRARIO: Seneca afferma che "chi s'adira senza essere provocato, o contro chi non ha sbagliato, non si denomina crudele, ma feroce".

RISPONDO: Il termine ferocia deriva dalle fiere. Infatti codesti animali assaltano gli uomini per divorarli: e non per motivi di giustizia comprensibili solo alla ragione. Perciò a tutto rigore la ferocia è solo di chi nel punire non bada alla colpa del paziente, ma solo gode del dolore umano. È chiaro quindi che ciò rientra nella bestialità: infatti tale piacere non è umano, ma belluino, derivante da cattive abitudini, o da un pervertimento della natura, come gli altri sentimenti bestiali. Invece la crudeltà ha di mira la colpa di chi viene punito, ma eccede nel punire. Perciò la crudeltà differisce dalla ferocia, come la cattiveria umana, direbbe Aristotele, differisce dalla bestialità.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La clemenza è una virtù umana: ad essa perciò si contrappone la crudeltà che è un vizio umano. Ma la ferocia rientra nella bestialità. Perciò essa non si contrappone direttamente alla clemenza, bensì a una virtù più sublime, che il Filosofo chiama "eroica, o divina", e che secondo noi rientra nei doni dello Spirito Santo. Si può dire, quindi, che la ferocia si contrappone direttamente al dono della pietà.
2. Severo non dice semplicemente saevus, feroce, ma "saevus rispetto alla verità", per una certa somiglianza con la ferocia; perché la severità non diminuisce i castighi.
3. La rilassatezza nel punire non è un vizio, se non in quanto si trascura l'ordine della giustizia, per il quale uno merita un castigo, che però la crudeltà esagera. La ferocia invece non bada affatto a quest'ordine. E quindi il condono della pena si contrappone direttamente alla crudeltà, e non alla ferocia.