|
Questione 143
Le parti della temperanza
Veniamo ora a parlare delle parti della temperanza. Primo, in
generale; secondo, in particolare.
ARTICOLO
UNICO
Se siano state ben determinate le parti della temperanza
SEMBRA che Cicerone non abbia ben determinato le parti della
temperanza, che a suo parere sono "la continenza, la clemenza e
la modestia". Infatti:
1. Aristotele contrappone la continenza alla virtù. Ora, la temperanza
rientra nella virtù. Dunque la continenza non è parte della temperanza.
2. La clemenza è chiamata a moderare l'odio, o l'ira. Invece
la temperanza, come abbiamo visto, non ha tali oggetti, ma piuttosto
i piaceri del tatto. Perciò la clemenza non è parte della temperanza.
3. La modestia riguarda gli atti esterni; come appare dalle
parole dell'Apostolo: "La vostra modestia sia nota a tutti gli uomini". Ora, gli atti esterni sono materia della giustizia, come
sopra abbiamo spiegato. Dunque la modestia appartiene più alla
giustizia che alla temperanza.
4. Macrobio enumera molte altre parti della temperanza: infatti
egli scrive che accompagnano la temperanza "la modestia, il pudore,
l'astinenza, la castità, l'onestà, la moderazione, la parsimonia,
la sobrietà, la pudicizia". E anche Andronico insegna che
appartengono alla famiglia della temperanza "austerità, continenza,
umiltà, semplicità, decoro, buon ordine, ed economia".
Dunque l'enumerazione di Cicerone è inadeguata.
RISPONDO: Una virtù cardinale può avere tre tipi di parti, e
cioè: integranti, soggettive e potenziali. Si dicono parti integranti
di una virtù quelle condizioni che devono concorrere a costituirla.
E in tal senso due sono le parti integranti della temperanza:
cioè il pudore, che spinge a fuggire la turpitudine contraria alla
temperanza; e l'onestà, che porta ad amarne la bellezza. Infatti
la temperanza, come abbiamo già spiegato, tra tutte le virtù è
quella che maggiormente implica un certo decoro, e i vizi ad essa
contrari sono appunto quelli più indecorosi.
Invece parti soggettive di una virtù sono le specie di essa. Ebbene,
le specie della virtù si distinguono in base alla materia, ossia
all'oggetto. Ora, la temperanza ha per oggetto i piaceri del tatto,
che sono di due generi. Alcuni sono ordinati alla nutrizione.
E rispetto ad essi in rapporto al cibo abbiamo l'astinenza; e in
rapporto alla bevanda abbiamo propriamente la sobrietà. - Altri
piaceri sono ordinati alla generazione. E rispetto ad essi in rapporto
al piacere principale del coito stesso abbiamo la castità;
invece in rapporto ai piaceri connessi, come baci, toccamenti e
abbracci, abbiamo la pudicizia.
Parti potenziali, poi, di una data virtù sono le virtù secondarie,
che in certe altre materie meno difficili si regolano come la virtù
principale rispetto alla sua materia. Ora, la temperanza ha il
compito di moderare i piaceri del tatto, che sono i più difficili
a moderarsi. Perciò tutte le altre virtù che importano una certa moderazione o un freno dell'appetito verso qualche cosa, possono
considerarsi parti della temperanza, come virtù annesse. E questo
può avvenire in tre maniere: primo, nei moti interiori dell'animo;
secondo, nei moti e negli atti esterni del corpo; terzo, nelle cose
esterne. Ora, nell'anima oltre il moto della concupiscenza, tenuto
a freno dalla temperanza, ci sono tre moti appetitivi. Il primo
è il moto della volontà agitata dall'impeto della passione: ebbene
questo moto è tenuto a freno dalla continenza, la quale fa sì
che, sebbene uno soffra i moti incomposti della concupiscenza,
tuttavia la volontà non sia sopraffatta. Il secondo moto interiore
che tende verso qualche cosa è il moto della speranza, e dell'audacia
che l'accompagna: e questo moto viene tenuto a freno dall'umiltà.
Il terzo è il moto dell'ira che tende alla vendetta: ed
esso è tenuto a freno dalla mansuetudine, o clemenza. - Moderare
poi e frenare gli atti del corpo è proprio della modestia, che Andronico
spartisce nelle sue tre funzioni. La prima consiste nel
discernere ciò che è da farsi o da omettersi, con quale ordine si
deve procedere, e nel persistervi con fermezza: e per questo egli
assegna il buon ordine. La seconda consiste nell'agire rispettando
le convenienze: e per questo egli parla di decoro. La terza si
applica ai colloqui con gli amici, o con altre persone qualsiasi: e in
rapporto ad essa abbiamo l'austerità. - In rapporto poi alle
cose esterne due sono le norme che la moderazione consiglia di
applicare. Primo, che non si cerchi il superfluo: ecco perché Macrobio
nomina la parsimonia, e Andronico l'economia. Secondo,
che non si cerchino cose troppo delicate: e in proposito Macrobio,
parla di moderazione, e Andronico di semplicità.
SOLUZIONE
DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La continenza, lo vedremo
meglio in seguito, differisce dalla virtù come ciò che è imperfetto
differisce dal perfetto. Tuttavia essa coincide con la temperanza
nella materia, avendo per oggetto i piaceri del tatto; e anche
nell'atteggiamento, poiché consiste nel frenare. Perciò è giusto che
sia posta tra le parti della temperanza.
2. La clemenza, o mansuetudine, è parte della temperanza non
per l'identità di materia; ma è affine con essa, perché, come abbiamo
spiegato, frena e modera l'appetito.
3. Negli atti esterni la giustizia considera solo il debito verso
gli altri. Invece la modestia non bada a questo, ma solo a imporre
una certa moderazione. Ecco perché essa non è posta tra le parti
della giustizia, ma della temperanza.
4. Cicerone col termine modestia abbraccia tutto ciò che riguarda
la moderazione delle cose esterne e dei moti del corpo; e persino
la moderazione della speranza, la quale, come abbiamo spiegato, appartiene all'umiltà.
|