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Questione
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Il dono della fortezza
Veniamo ora a parlare del dono corrispondente alla virtù della
fortezza, che è il dono della fortezza.
In proposito si pongono due quesiti: 1. Se la fortezza sia un
dono; 2. Quali siano la beatitudine e il frutto ad essa corrispondenti.
ARTICOLO
1
Se la
fortezza sia un dono
SEMBRA che la fortezza non sia un dono. Infatti:
1. Le virtù
differiscono dai doni. Ma la fortezza è una virtù.
Dunque non deve essere posta tra i doni.
2. Gli atti dei doni, come sopra abbiamo visto, rimangono anche
nella patria beata. Invece gli atti di fortezza non rimangono: poiché
a detta di S. Gregorio, "la fortezza dà fiducia a chi teme di
fronte alle avversità"; le quali non potranno esistere nella patria
beata. Dunque la fortezza non è un dono.
3. S. Agostino insegna, che è proprio della fortezza
"distaccare
l'anima da ogni pestifera gioia delle cose temporali". Ma le gioie,
o piaceri pericolosi, sono oggetto più della temperanza che della
fortezza. Perciò la fortezza non è il dono corrispondente della
virtù della fortezza.
IN CONTRARIO: Isaia enumera la fortezza tra i doni dello Spirito Santo.
RISPONDO: La fortezza
implica una certa fermezza d'animo, come
sopra abbiamo visto: e tale fermezza si richiede, sia nel fare il
bene, che nel sopportare il male, specialmente trattandosi di beni
e di mali ardui. Ora, l'uomo può ricevere in due maniere questa
fermezza. O in maniera propria e proporzionata alla sua natura,
così da non lasciare il bene per le difficoltà, sia nel compiere
un'azione ardua, sia nel sopportare qualche grave sofferenza: e
in tal caso la fortezza è una virtù, o specifica, o generale, come
sopra abbiamo notato. Oppure l'animo dell'uomo viene mosso dallo
Spirito Santo a raggiungere il fine di ogni opera iniziata e ad
evadere ogni pericolo. E questo è superiore alla natura umana:
talora infatti sfugge al nostro potere il compimento delle nostre
opere, e l'evasione dai pericoli, essendone noi talora colpiti a
morte. Ma questo viene compiuto nell'uomo dallo Spirito Santo,
il quale ci conduce alla vita eterna, fine di tutte le opere buone,
ed evasione da ogni pericolo. E di ciò lo Spirito Santo infonde
una certa sicurezza, che elimina ogni timore in proposito. E in tal
caso la fortezza è un dono dello Spirito Santo: infatti sopra abbiamo
visto, che i doni sono impulsi dati alle anime dallo Spirito Santo.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La virtù
della fortezza abilita
l'anima ad affrontare qualunque pericolo; non basta però a darle
la sicurezza di superarli tutti: questo invece è il compito del dono
della fortezza.
2. Nella patria beata i doni non hanno i medesimi atti che esercitano
nella vita presente, ma i soli atti relativi al godimento del
fine raggiunto. Perciò lassù l'atto della fortezza sarà l'assoluta
immunità da fatiche e sofferenze.
3. Il dono della fortezza sostiene la virtù omonima non solo nell'affrontare
i pericoli, ma anche nel compimento di qualsiasi azione ardua.
Ecco perché il dono della fortezza è guidato dal dono
del consiglio, che ha per oggetto principalmente i beni più eccellenti.
ARTICOLO
2
Se la quarta beatitudine,
"Beati quelli che hanno fame
e sete di giustizia", corrisponda al dono della fortezza
SEMBRA che la quarta beatitudine,
"Beati quelli che hanno fame
e sete di giustizia", non corrisponda al dono della fortezza. Infatti:
1. Non il dono della fortezza ma quello della pietà corrisponde
alla virtù della giustizia. Ora, aver fame e sete di giustizia è un
atto della giustizia. Perciò questa beatitudine appartiene più al
dono della pietà che al dono della fortezza.
2. La fame e la sete di giustizia non sono che un desiderio del
bene. Ma questo è proprio della carità: alla quale corrisponde non
il dono della fortezza, ma quello della sapienza, come sopra abbiamo visto.
Dunque questa beatitudine non corrisponde al dono
di fortezza, ma al dono di sapienza.
3. Le beatitudini sono accompagnate dai frutti: poiché la beatitudine
implica gioia, come nota Aristotele. Ora, tra i frutti non
ce n'è uno che corrisponda alla fortezza. Dunque ad essa non
corrisponde neppure una beatitudine.
IN CONTRARIO: S. Agostino insegna:
"La fortezza è necessaria
agli affamati di giustizia; poiché soffrono nel desiderio di godere
i veri beni, e nella brama di distaccare il cuore dai beni terreni".
RISPONDO: Come sopra abbiamo visto, S. Agostino assegna le
beatitudini ai doni secondo l'ordine di enumerazione, tenendo conto
di una certa loro affinità. Perciò egli assegna la quarta beatitudine,
cioè quella della fame e della sete di giustizia, al quarto dono,
ossia al dono della fortezza. C'è però tra loro una certa affinità.
Poiché la fortezza, come abbiamo visto, ha per oggetto le cose ardue.
Ora, è assai arduo che uno non solo compia opere di virtù,
denominate comunemente opere di giustizia, ma che le compia
con un desiderio insaziabile, il quale può essere chiamato fame e
sete di giustizia.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come dice il Crisostomo, per giustizia
qui si può intendere non solo quella particolare, ma anche
quella generale, che si estende secondo l'insegnamento di Aristotele
agli atti di tutte le virtù. Tra i quali il dono della fortezza ha
di mira quelli più ardui.
2. La carità è la radice di ogni dono e virtù, come sopra abbiamo
detto. Perciò quanto appartiene alla fortezza può appartenere anche
alla carità.
3. Tra i frutti ce ne
sono due che corrispondono pienamente al
dono della fortezza: cioè la pazienza, che ha di mira la sopportazione
del male; e la longanimità, che si può riferire alla lunga
attesa e al lungo esercizio del bene.
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