Il Santo Rosario
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Questione 135

I vizi contrari alla magnificenza

E veniamo a trattare dei vizi contrari alla magnificenza.
Sull'argomento studieremo due cose: 1. Se la meschineria sia un vizio; 2. Il vizio contrario alla meschineria.

ARTICOLO 1

Se la meschineria sia un vizio

SEMBRA che la meschineria non sia un vizio. Infatti:
1. La virtù è fatta per moderare nelle cose piccole come nelle grandi: tanto è vero che gli stessi liberali e i magnifici compiono anche delle cose piccole. Ora, la magnificenza è una virtù. Perciò anche la meschineria è una virtù e non un vizio.
2. A detta del Filosofo, "la diligenza nel raziocinio sa di meschineria". Ma la diligenza nel raziocinio è cosa lodevole; poiché, come dice Dionigi, "la bontà dell'uomo consiste nell'essere conforme alla ragione". Dunque la meschinità non è un vizio.
3. Il Filosofo afferma che il meschino spende il suo denaro "con tristezza". Ma questo è proprio dell'illiberalità, o avarizia. Dunque la meschineria non è un vizio distinto dagli altri.

IN CONTRARIO: Ripetutamente Aristotele considera la meschineria come un vizio specifico opposto alla magnificenza.

RISPONDO: Come abbiamo già notato, le entità di ordine morale sono specificate dal fine. Ecco perché spesso esse vengono denominate dal fine. Ebbene, si denomina meschino chi ha di mira il compimento di qualche cosa di meschino, ossia di piccolo. Ma a detta del Filosofo, piccolo e grande sono termini relativi. Perciò quando si dice che il meschino tende a compiere qualche cosa di piccolo, la piccolezza va intesa in rapporto alla natura di ciò che si vuol fare. E a questo proposito piccolezza e grandezza si possono riscontrare sia nell'opera da farsi che nella spesa da affrontare. Ora, il magnifico mira principalmente alla grandezza dell'opera e secondariamente alla grandezza della spesa, che non intende evitare per attuare la grande opera concepita. Ecco perché il Filosofo afferma, che il magnifico "con la spesa proporzionata compie un'opera assai magnifica". Invece il meschino mira principalmente a restringere le spese, ossia "è preoccupato di come fare per spender poco", secondo l'espressione del Filosofo: e di conseguenza egli si propone un rimpicciolimento dell'opera, inconveniente che egli non evita, pur di restringere le spese. Per questo Aristotele afferma che "il meschino, pur spendendo grandi somme, in una piccolezza", cioè per la ritrosia a spendere, "rovina il bene", cioè il bene di un'opera magnifica. Perciò è evidente che chi pecca di meschineria manca nel non adeguare le spese secondo ragione all'opera che deve compiere. Ora una mancanza contro la ragione provoca un vizio. Dunque è evidente che la meschinità è un vizio.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La virtù regola le cose piccole secondo le norme della ragione: ma è appunto in questo che manca il meschino, come sopra abbiamo detto. Infatti meschino non è chi regola le cose piccole: ma chi nel regolare le cose o grandi o piccole non rispetta le norme della ragione. Ecco perché la meschinità è un vizio.
2. Come dice il Filosofo, "il timore fa indugiare nella deliberazione". Ecco perché il meschino insiste con diligenza nel raziocinio: egli teme eccessivamente la rovina dei suoi beni, sia pure in cose piccole. E questo non è cosa lodevole, ma viziosa e riprovevole: poiché egli non guida il suo affetto secondo la ragione, ma piuttosto subordina la ragione al suo affetto disordinato.
3. Come il magnifico ha in comune con l'uomo liberale la prontezza e la gioia nell'impiego del denaro, così il meschino ha in comune con l'illiberale, ossia con l'avaro, la tristezza e la difficoltà a spendere. C'è però questa differenza, che l'avarizia riguarda le spese ordinarie: invece la meschineria riguarda le grandi spese, che sono più difficili a farsi. Perciò la meschineria è un vizio meno grave dell'avarizia. Scrive infatti il Filosofo, che sebbene la meschineria e il vizio contrario siano peccaminosi, "tuttavia non portano infamia; poiché non sono dannose al prossimo, né troppo sconvenienti".

ARTICOLO 2

Se ci sia un vizio contrario alla meschineria

SEMBRA che la meschineria non abbia un vizio contrario. Infatti:
1. Alla meschinità si contrappone la grandezza. Ma la magnificenza non è un vizio, bensì una virtù. Dunque non c'è un vizio che si opponga alla meschineria.
2. Essendo la meschineria, come sopra abbiamo visto, un vizio per difetto, se ci fosse un vizio ad essa contrario, dovrebbe consistere nello sperpero eccessivo. Invece a detta del Filosofo "coloro che spendono troppo dove basterebbe poco", "spendono poco dove bisognerebbe spender molto", e quindi in essi c'è della meschineria. Perciò non c'è un vizio contrario alla meschineria.
3. Le entità di ordine morale, come abbiamo ricordato, sono specificate dal fine. Ora, quelli che spendono troppo lo fanno per ostentare le proprie ricchezze, come nota Aristotele. Ma questo rientra nella vanagloria, che si contrappone, l'abbiamo visto sopra, alla magnanimità. Dunque nessun vizio si contrappone alla meschineria.

IN CONTRARIO: Aristotele considera la magnificenza come il giusto mezzo tra due vizi contrari.

RISPONDO: Alla piccineria si contrappone la grandezza. Ma i termini "piccolo" e "grande" sono correlativi, come abbiamo già notato. Ora, come capita che una spesa sia piccola relativamente all'opera da fare, così può capitare che sia troppo grande: e cioè che ecceda la giusta proporzione che la ragione stabilisce tra la spesa e l'opera. Perciò è evidente che al vizio della meschinità, per cui non si raggiunge la giusta proporzione tra le spese e l'opera, preoccupati di spender meno di quanto il valore dell'opera richiede, si contrappone il vizio per cui si oltrepassa tale proporzione, spendendo più di quanto l'opera richiede. E questo vizio in greco si chiama βαναυσια, dal termine greco di forno, perché consuma tutto come il fuoco di un forno; oppure απειροκαλια, che significa "senza buon fuoco", poiché consuma come il fuoco, ma senza utilità. Perciò in latino questo vizio si potrebbe chiamare consumptio, cioè sperpero.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La magnificenza è così denominata dal fatto che compie grandi opere; e non perché nello spendere passa la misura. Questo infatti è proprio del vizio che si contrappone alla meschineria.
2. Un identico vizio è contrario alla virtù, che sta nel giusto mezzo, e al vizio opposto. Perciò il vizio di sperperare si contrappone alla meschineria per il fatto che nello spendere eccede il valore dell'opera da compiere, "spendendo molto dove basterebbe poco". E si contrappone alla magnificenza in rapporto alle grandi opere, che il magnifico soprattutto ha di mira: poiché lo scialacquatore "dove bisognerebbe spender molto non spende che poco o nulla".
3. Per la natura del suo atto lo scialacquatore si contrappone al meschino, poiché egli va oltre la misura della ragione, che invece il meschino non raggiunge. Però niente impedisce che codesto atto sia indirizzato al fine di qualsiasi altro vizio, p. es., della vanagloria.