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Questione
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L'ambizione
Veniamo ora a parlare dell'ambizione.
Sull'argomento si pongono due quesiti: 1. Se l'ambizione sia
peccato; 2. Se si opponga per eccesso alla magnanimità.
ARTICOLO
1
Se l'ambizione sia peccato
SEMBRA che l'ambizione non sia peccato. Infatti:
1. L'ambizione
dice brama di onori. Ma l'onore di suo è un bene,
e il massimo dei beni esterni: cosicché è degno di biasimo chi non
si cura dell'onore. Dunque l'ambizione non è peccato, ma piuttosto
qualche cosa di lodevole, perché è lodevole desiderare il bene.
2. Non è peccaminoso desiderare ciò che è dovuto per premio.
Ma "l'onore è il premio della virtù", come dice il Filosofo. Perciò
l'ambizione degli onori non è peccato.
3. Ciò che incita al bene e ritrae dal male non è peccato.
Ma
l'onore spinge gli uomini a fare il bene e a evitare il male: infatti
Aristotele scrive, che "i più coraggiosi son quelli presso i quali
i codardi son disonorati, e i forti onorati"; e Cicerone afferma,
che "l'onore fomenta le arti". Dunque l'ambizione non è peccato.
IN CONTRARIO: S. Paolo ha scritto, che
"la carità non è ambiziosa
e non è egoista". Ora, alla carità ripugna solo il peccato. Perciò
l'ambizione è peccato.
RISPONDO: L'onore, come abbiamo detto, implica una prestazione
di rispetto verso qualcuno a testimonianza della sua eccellenza.
Ma riguardo all'eccellenza dell'uomo si devono considerare
due cose. Primo, il bene per cui eccelle l'uomo non lo ha da se
stesso, ma come un dono di Dio. Quindi l'onore principalmente
non è dovuto a lui, ma a Dio. - Secondo, si deve tener presente
che le doti per cui uno eccelle son date da Dio per il bene degli altri.
Cosicché la stima e l'onore che un uomo riceve per la sua eccellenza,
in tanto devono piacergli, in quanto gli preparano la
via per giovare agli altri.
Perciò la brama dell'onore può essere disordinata in tre modi.
Primo, perché si bramano gli attestati di un'eccellenza che non
si possiede: il che equivale a cercare onori sproporzionati. Secondo,
perché si cerca il proprio onore senza riferirlo a Dio. Terzo,
perché uno si limita a bramare il proprio onore, senza ordinarlo
al bene degli altri. E siccome l'ambizione non è altro che una brama
disordinata dell'onore, è chiaro che l'ambizione è sempre peccato.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il desiderio del bene dev'essere regolato
dalla ragione: se invece ne trasgredisce le norme è peccaminoso.
Ecco perché è peccaminoso desiderare gli onori senza conformarsi
alla ragione. E sono da riprovarsi quelli che non si curano
dell'onore come la ragione esige, poiché non si astengono da quelle
cose che compromettono l'onore.
2. L'onore non è il premio della virtù per parte della persona
virtuosa, la quale non deve cercarlo come suo premio, dovendo invece
mirare alla beatitudine, che è il vero fine della virtù. Ma si
dice che esso è il premio della virtù per parte degli altri, che non
hanno da offrire niente di meglio al virtuoso che l'onore, il quale
deve la sua grandezza all'essere il riconoscimento della virtù. Perciò è
evidente che "non ne è il premio adeguato", come nota il Filosofo.
3. Il desiderio dell'onore, come quando è debitamente regolato
spinge al bene e ritrae dal male, così quando è disordinato può
essere occasione di compiere molti mali, quando cioè uno non bada
alla maniera di acquistarlo a qualunque costo. Ecco perché Sallustio
afferma, che "sia i buoni che gli inetti desiderano la gloria,
l'onore e il comando: ma i primi", cioè i buoni, "usano la via giusta;
i secondi", cioè gli inetti, "perché privi di capacità, li cercano
con gli inganni e i raggiri". - E tuttavia quelli che fanno il
bene o evitano il male solo in vista dell'onore, non sono virtuosi,
come fa ossevare il Filosofo nell'Etica, dove dice che non sono
veramente coraggiosi quelli che compiono prodezze per l'onore.
ARTICOLO
2
Se l'ambizione si opponga per eccesso alla magnanimità
SEMBRA che l'ambizine non si opponga per eccesso alla magnanimità.
Infatti:
1. A un unico giusto mezzo non si contrappone dalla stessa parte
che un solo estremo. Ora, come abbiamo visto sopra, alla magnanimità
si contrappone per eccesso la presunzione. Dunque ad essa
non si contrappone in tal modo l'ambizione.
2. La magnanimità ha per oggetto gli onori. L'ambizione invece
ha di mira le dignità: si legge infatti nella Scrittura, che "Giasone
ambiva il sommo sacerdozio". Perciò l'ambizione non si contrappone
alla magnanimità.
3. L'ambizione riguarda l'esterno apparato, come risulta dagli
Atti degli Apostoli, dove si afferma che Agrippa e Berenice entrarono
nel pretorio "con grande ambizione"; e dai Paralipomeni in
cui si dice che sul cadavere di Asa furono bruciati "con grande
pompa, o ambizione" aromi e unguenti. Ora, la magnanimità non
riguarda la pompa esterna. Quindi l'ambizione non si contrappone
alla magnanimità.
IN CONTRARIO: Cicerone afferma:
"Dal momento che uno sovrasta
per grandezza d'animo, brama sommamente di essere l'unico
sovrano di tutti". Ma questo è proprio dell'ambizione. Dunque l'ambizione è
un eccesso di magnanimità.
RISPONDO: L'ambizione, come abbiamo detto, è il desiderio smodato
dell'onore. Ma la magnanimità ha per oggetto gli onori, e se
ne serve a dovere. Dunque è evidente che l'ambizione si contrappone
alla magnanimità come il disordine all'ordine.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La magnanimità tende a due cose.
Alla prima tende come a suo fine: e questo consiste in un atto eccellente,
che il magnanimo intraprende secondo le sue capacità.
E da questo lato alla magnanimità si contrappone per eccesso la
presunzione, la quale intraprende cose grandi al di sopra delle sue
capacità. Alla seconda la magnanimità tende come alla materia
di cui si serve a dovere; e questa consiste nell'onore. E da questo
lato alla magnanimità si contrappone per eccesso l'ambizione. Infatti
non ripugna che rispetto a un unico giusto mezzo vi siano vari
eccessi sotto aspetti diversi.
2. Alle persone costituite in dignità per l'eccellenza del loro stato
è dovuto l'onore. Ecco perché il desiderio smodato delle dignità
rientra nell'ambizione. Se uno desiderasse infatti disordinatamente
una dignità, non per l'onore annesso, ma per il debito uso di essa,
che però supera le sue capacità, costui non sarebbe ambizioso, ma presuntuoso.
3. Anche la magnificenza dell'apparato esterno contribuisce all'onore:
perciò si usa far onore con tali esteriorità. S. Giacomo
vi accenna con quelle parole: "Se nella vostra adunanza entrasse
un uomo con un anello d'oro e un vestito splendido, e diceste a lui:
Siedi qui al posto d'onore, ecc.". Dunque l'ambizione non riguarda
la pompa esterna, se non in quanto essa contribuisce all'onore.
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