Il Santo Rosario
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Questione 131

L'ambizione

Veniamo ora a parlare dell'ambizione.
Sull'argomento si pongono due quesiti: 1. Se l'ambizione sia peccato; 2. Se si opponga per eccesso alla magnanimità.

ARTICOLO 1

Se l'ambizione sia peccato

SEMBRA che l'ambizione non sia peccato. Infatti:
1. L'ambizione dice brama di onori. Ma l'onore di suo è un bene, e il massimo dei beni esterni: cosicché è degno di biasimo chi non si cura dell'onore. Dunque l'ambizione non è peccato, ma piuttosto qualche cosa di lodevole, perché è lodevole desiderare il bene.
2. Non è peccaminoso desiderare ciò che è dovuto per premio. Ma "l'onore è il premio della virtù", come dice il Filosofo. Perciò l'ambizione degli onori non è peccato.
3. Ciò che incita al bene e ritrae dal male non è peccato. Ma l'onore spinge gli uomini a fare il bene e a evitare il male: infatti Aristotele scrive, che "i più coraggiosi son quelli presso i quali i codardi son disonorati, e i forti onorati"; e Cicerone afferma, che "l'onore fomenta le arti". Dunque l'ambizione non è peccato.

IN CONTRARIO: S. Paolo ha scritto, che "la carità non è ambiziosa e non è egoista". Ora, alla carità ripugna solo il peccato. Perciò l'ambizione è peccato.

RISPONDO: L'onore, come abbiamo detto, implica una prestazione di rispetto verso qualcuno a testimonianza della sua eccellenza. Ma riguardo all'eccellenza dell'uomo si devono considerare due cose. Primo, il bene per cui eccelle l'uomo non lo ha da se stesso, ma come un dono di Dio. Quindi l'onore principalmente non è dovuto a lui, ma a Dio. - Secondo, si deve tener presente che le doti per cui uno eccelle son date da Dio per il bene degli altri. Cosicché la stima e l'onore che un uomo riceve per la sua eccellenza, in tanto devono piacergli, in quanto gli preparano la via per giovare agli altri.
Perciò la brama dell'onore può essere disordinata in tre modi. Primo, perché si bramano gli attestati di un'eccellenza che non si possiede: il che equivale a cercare onori sproporzionati. Secondo, perché si cerca il proprio onore senza riferirlo a Dio. Terzo, perché uno si limita a bramare il proprio onore, senza ordinarlo al bene degli altri. E siccome l'ambizione non è altro che una brama disordinata dell'onore, è chiaro che l'ambizione è sempre peccato.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il desiderio del bene dev'essere regolato dalla ragione: se invece ne trasgredisce le norme è peccaminoso. Ecco perché è peccaminoso desiderare gli onori senza conformarsi alla ragione. E sono da riprovarsi quelli che non si curano dell'onore come la ragione esige, poiché non si astengono da quelle cose che compromettono l'onore.
2. L'onore non è il premio della virtù per parte della persona virtuosa, la quale non deve cercarlo come suo premio, dovendo invece mirare alla beatitudine, che è il vero fine della virtù. Ma si dice che esso è il premio della virtù per parte degli altri, che non hanno da offrire niente di meglio al virtuoso che l'onore, il quale deve la sua grandezza all'essere il riconoscimento della virtù. Perciò è evidente che "non ne è il premio adeguato", come nota il Filosofo.
3. Il desiderio dell'onore, come quando è debitamente regolato spinge al bene e ritrae dal male, così quando è disordinato può essere occasione di compiere molti mali, quando cioè uno non bada alla maniera di acquistarlo a qualunque costo. Ecco perché Sallustio afferma, che "sia i buoni che gli inetti desiderano la gloria, l'onore e il comando: ma i primi", cioè i buoni, "usano la via giusta; i secondi", cioè gli inetti, "perché privi di capacità, li cercano con gli inganni e i raggiri". - E tuttavia quelli che fanno il bene o evitano il male solo in vista dell'onore, non sono virtuosi, come fa ossevare il Filosofo nell'Etica, dove dice che non sono veramente coraggiosi quelli che compiono prodezze per l'onore.

ARTICOLO 2

Se l'ambizione si opponga per eccesso alla magnanimità

SEMBRA che l'ambizine non si opponga per eccesso alla magnanimità. Infatti:
1. A un unico giusto mezzo non si contrappone dalla stessa parte che un solo estremo. Ora, come abbiamo visto sopra, alla magnanimità si contrappone per eccesso la presunzione. Dunque ad essa non si contrappone in tal modo l'ambizione.
2. La magnanimità ha per oggetto gli onori. L'ambizione invece ha di mira le dignità: si legge infatti nella Scrittura, che "Giasone ambiva il sommo sacerdozio". Perciò l'ambizione non si contrappone alla magnanimità.
3. L'ambizione riguarda l'esterno apparato, come risulta dagli Atti degli Apostoli, dove si afferma che Agrippa e Berenice entrarono nel pretorio "con grande ambizione"; e dai Paralipomeni in cui si dice che sul cadavere di Asa furono bruciati "con grande pompa, o ambizione" aromi e unguenti. Ora, la magnanimità non riguarda la pompa esterna. Quindi l'ambizione non si contrappone alla magnanimità.

IN CONTRARIO: Cicerone afferma: "Dal momento che uno sovrasta per grandezza d'animo, brama sommamente di essere l'unico sovrano di tutti". Ma questo è proprio dell'ambizione. Dunque l'ambizione è un eccesso di magnanimità.

RISPONDO: L'ambizione, come abbiamo detto, è il desiderio smodato dell'onore. Ma la magnanimità ha per oggetto gli onori, e se ne serve a dovere. Dunque è evidente che l'ambizione si contrappone alla magnanimità come il disordine all'ordine.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La magnanimità tende a due cose. Alla prima tende come a suo fine: e questo consiste in un atto eccellente, che il magnanimo intraprende secondo le sue capacità. E da questo lato alla magnanimità si contrappone per eccesso la presunzione, la quale intraprende cose grandi al di sopra delle sue capacità. Alla seconda la magnanimità tende come alla materia di cui si serve a dovere; e questa consiste nell'onore. E da questo lato alla magnanimità si contrappone per eccesso l'ambizione. Infatti non ripugna che rispetto a un unico giusto mezzo vi siano vari eccessi sotto aspetti diversi.
2. Alle persone costituite in dignità per l'eccellenza del loro stato è dovuto l'onore. Ecco perché il desiderio smodato delle dignità rientra nell'ambizione. Se uno desiderasse infatti disordinatamente una dignità, non per l'onore annesso, ma per il debito uso di essa, che però supera le sue capacità, costui non sarebbe ambizioso, ma presuntuoso.
3. Anche la magnificenza dell'apparato esterno contribuisce all'onore: perciò si usa far onore con tali esteriorità. S. Giacomo vi accenna con quelle parole: "Se nella vostra adunanza entrasse un uomo con un anello d'oro e un vestito splendido, e diceste a lui: Siedi qui al posto d'onore, ecc.". Dunque l'ambizione non riguarda la pompa esterna, se non in quanto essa contribuisce all'onore.