Il Santo Rosario
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Questione 130

La presunzione

Passiamo ora a parlare dei vizi contrari alla magnanimità. Primo, di quelli contrari per eccesso: presunzione, ambizione e vanagloria. Secondo, della pusillanimità che è ad essa contraria per difetto.
Sulla presunzione si pongono due quesiti: 1. Se la presunzione sia peccato; 2. Se si contrapponga per eccesso alla magnanimità.

ARTICOLO 1

Se la presunzione sia peccato

SEMBRA che la presunzione non sia peccato. Infatti:
1. L'Apostolo scrive: "Dimenticando quel che mi è dietro le spalle, mi slancio verso le cose che stanno di fronte a me". Ma sembra un atto di presunzione tendere alle cose che sono al di là di noi. Dunque la presunzione non è peccato.
2. Il Filosofo insegna nell'Etica: "Non bisogna seguire quelli che consigliano che, essendo uomini, si attenda a cose umane, ed essendo mortali, a cose mortali; bensì per quanto è possibile bisogna farsi immortali". E nella Metafisica dice che l'uomo deve tendere quanto può a cose divine. Ora, le cose divine e immortali sono massimamente al di sopra dell'uomo. E siccome è proprio della presunzione tendere a cose superiori a se medesimi, è chiaro che la presunzione non è peccato, ma piuttosto qualche cosa di lodevole.

3. L'Apostolo scriveva: "Da noi stessi non siamo in grado di pensare alcunché come fosse da noi". Perciò se la presunzione, la quale consiste nel tentare cose superiori alle proprie capacità, fosse peccato, uno non potrebbe lecitamente neppur pensare qualche cosa di buono. Ma questo è inaccettabile. Dunque la presunzione non è peccato.

IN CONTRARIO: Nell'Ecclesiastico si legge: "O presunzione scellerata, da chi fosti creata?". E la Glossa risponde: "Dalla cattiva volontà della creatura". Ma quanto deriva dalla radice della cattiva volontà è peccato. Quindi la presunzione è peccato.

RISPONDO: Le cose che sono secondo natura sono ordinate dalla sapienza divina, che la ragione umana è tenuta a imitare; perciò tutto quello che la ragione umana compie contro l'ordine consueto riscontrato nella natura, è vizioso e peccaminoso. Ora, si riscontra comunemente nella natura che ogni atto è adeguato alla virtù della causa agente, e nessun agente di ordine naturale tende a compiere ciò che sorpassa la propria capacità. Perciò è vizioso e peccaminoso, perché in contrasto con l'ordine della natura, che uno intraprenda cose che eccedono le proprie forze. E questo è proprio della presunzione: come il termine stesso sta a indicare. Dunque è evidente che la presunzione è peccato.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Niente impedisce che un fatto sia superiore alla potenza attiva di un agente naturale, senza essere superiore alla sua potenza passiva: infatti nell'aria vi è la potenza passiva per essere così trasmutata da avere l'operazione e il moto ascensionale del fuoco, i quali superano la potenza attiva dell'aria. Parimenti sarebbe vizioso e presuntuoso che uno, avendo una virtù imperfetta, tentasse di conseguire immediatamente ciò che è proprio della virtù perfetta: se invece cercasse di raggiungere lo scopo progredendo nella virtù, questo non sarebbe né presuntuoso né peccaminoso. Ed è in tal senso che l'Apostolo si slanciava verso le cose poste davanti a lui, cioè con un progresso incessante.
2. Le cose divine e immortali sono al di sopra dell'uomo secondo l'ordine di natura: tuttavia egli possiede una potenza naturale, cioè l'intelletto, con la quale può unirsi alle cose immortali e divine. È in tal senso che il Filosofo afferma che l'uomo deve spingersi alle cose immortali e divine: non per compiere quanto Dio solo può fare, ma per unirsi a lui con l'intelletto e la volontà.
3. Come il Filosofo spiega, "ciò che possiamo con l'aiuto di altri, in qualche modo lo possiamo da noi". Ora, siccome noi possiamo pensare e compiere il bene con l'aiuto di Dio, questo non eccede del tutto la nostra capacità. E quindi non è presunzione cercar di compiere delle azioni virtuose. Sarebbe invece presunzione il tentare di farlo senza contare sull'aiuto di Dio.

ARTICOLO 2

Se la presunzione si contrappone per eccesso alla magnanimità

SEMBRA che la presunzione non si contrapponga per eccesso alla magnanimità. Infatti:
1. La presunzione è tra i peccati contro lo Spirito Santo, come sopra abbiamo visto. Ora, i peccati contro lo Spirito Santo non si contrappongono alla magnanimità, ma alla carità. Perciò neppure la presunzione si contrappone alla magnanimità.
2. È proprio della presunzione "stimarsi degni di grandi cose". Ma uno può dirsi presuntuoso anche se si stima degno di cose piccole, purché esse superino le sue capacità. Dunque la presunzione non contrasta direttamente con la magnanimità.
3. Il magnanimo considera piccoli i beni esterni. Invece, a detta del Filosofo, i presuntuosi "diventano spregiatori e oltraggiatori degli altri" per i beni esterni di fortuna, considerando questi come cose grandi. Perciò la presunzione si contrappone alla magnanimità non per eccesso, ma solo per difetto.

IN CONTRARIO: Aristotele insegna che al magnanimo si contrappone per eccesso il χαυνος, cioè colui che è pieno di boria o di vento, e che noi diciamo presuntuoso.

RISPONDO: La magnanimità, come abbiamo già visto, consiste nel giusto mezzo, ma non rispetto alla grandezza di ciò cui essa tende, poiché tende al massimo: bensì sta nel giusto mezzo perché rispetta la proporzione alle proprie capacità; poiché non tende mai a cose che sorpassano i limiti del soggetto. Invece il presuntuoso non supera affatto il magnanimo rispetto alla cose cui tende: ma talora rimane molto al di sotto. Eccede però nell'oltrepassare la proporzione alle sue capacità, che il magnanimo invece rispetta. Ed è in tal senso che la presunzione si contrappone per eccesso alla magnanimità.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Non una presunzione qualsiasi è peccato contro lo Spirito Santo, ma quella che disprezza la divina giustizia per una eccessiva confidenza nella divina misericordia. E tale presunzione, a cagione della sua materia, in quanto disprezza qualche cosa di divino, si contrappone alla carità, o piuttosto al dono del timore, che ha di mira il rispetto verso Dio. Tuttavia tale disprezzo, in quanto eccede la proporzione delle proprie forze, può dirsi in contrasto con la magnanimità.
2. Tanto la magnanimità che la presunzione tendono a qualche cosa di grande; infatti non si usa dire che uno è presuntuoso quando vuol sorpassare di poco le proprie capacità. E se in questi casi uno è detto presuntuoso, allora questa presunzione non si contrappone alla magnanimità; ma a quella virtù (innominata) la quale, come abbiamo accennato, ha per oggetto i piccoli onori.
3. Nessuno tenta qualche cosa che supera le proprie capacità, se non perché stima le sue capacità superiori a quello che sono. E in questo uno si può sbagliare in due modi. Primo, rispetto alla quantità: p. es., quando pensa di avere virtù, scienza, o altro, superiori a quelle che ha. - Secondo, rispetto alla natura delle cose: p. es., quando uno si crede grande o degno di grandi onori, per cose inconsistenti, quali le ricchezze, o altri beni di fortuna. Infatti, come dice il Filosofo, "coloro che possiedono tali beni senza la virtù, né stimano giustamente se stessi degni di grandi onori, né con verità son detti magnanimi".
Parimenti anche l'oggetto cui uno tende al di sopra delle proprie forze, talora è realmente di sua natura cosa grande: come nel caso di S. Pietro, il quale pretendeva di morire per Cristo, il che era al di sopra delle sue forze. Talora invece non è qualche cosa di grande per sua natura, ma secondo l'opinione degli stolti: come portare vesti preziose, o disprezzare e ingiuriare gli altri. E questo costituisce un eccesso rispetto alla magnanimità, non reale, ma secondo l'apparenza. Ecco perché Seneca scriveva, che "la magnanimità, se s'innalza oltre i suoi limiti, renderà l'uomo minaccioso, borioso, torvo, inquieto, e corrivo a qualunque eccesso di parole e di fatti, prescindendo da ogni senso di onestà". Perciò è evidente che secondo verità il presuntuoso talora è da meno del magnanimo, ma stando alle apparenze sembra eccederlo.