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Questione
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La presunzione
Passiamo ora a parlare dei vizi contrari alla magnanimità. Primo,
di quelli contrari per eccesso: presunzione, ambizione e vanagloria.
Secondo, della pusillanimità che è ad essa contraria per difetto.
Sulla presunzione si pongono due quesiti: 1. Se la presunzione
sia peccato; 2. Se si contrapponga per eccesso alla magnanimità.
ARTICOLO
1
Se la presunzione sia peccato
SEMBRA che la presunzione non sia peccato. Infatti:
1. L'Apostolo scrive:
"Dimenticando quel che mi è dietro le spalle,
mi slancio verso le cose che stanno di fronte a me". Ma sembra
un atto di presunzione tendere alle cose che sono al di là di noi.
Dunque la presunzione non è peccato.
2. Il Filosofo insegna nell'Etica:
"Non bisogna seguire quelli
che consigliano che, essendo uomini, si attenda a cose umane, ed
essendo mortali, a cose mortali; bensì per quanto è possibile bisogna
farsi immortali". E nella Metafisica dice che l'uomo deve tendere
quanto può a cose divine. Ora, le cose divine e immortali sono
massimamente al di sopra dell'uomo. E siccome è proprio della presunzione
tendere a cose superiori a se medesimi, è chiaro che la
presunzione non è peccato, ma piuttosto qualche cosa di lodevole.
3. L'Apostolo scriveva:
"Da noi stessi non siamo in grado di
pensare alcunché come fosse da noi". Perciò se la presunzione, la
quale consiste nel tentare cose superiori alle proprie capacità, fosse
peccato, uno non potrebbe lecitamente neppur pensare qualche cosa
di buono. Ma questo è inaccettabile. Dunque la presunzione non è peccato.
IN CONTRARIO: Nell'Ecclesiastico si legge:
"O presunzione scellerata,
da chi fosti creata?". E la Glossa risponde: "Dalla cattiva
volontà della creatura". Ma quanto deriva dalla radice della cattiva
volontà è peccato. Quindi la presunzione è peccato.
RISPONDO: Le cose che sono secondo natura sono ordinate dalla
sapienza divina, che la ragione umana è tenuta a imitare; perciò
tutto quello che la ragione umana compie contro l'ordine consueto
riscontrato nella natura, è vizioso e peccaminoso. Ora, si riscontra
comunemente nella natura che ogni atto è adeguato alla virtù della
causa agente, e nessun agente di ordine naturale tende a compiere
ciò che sorpassa la propria capacità. Perciò è vizioso e peccaminoso,
perché in contrasto con l'ordine della natura, che uno intraprenda
cose che eccedono le proprie forze. E questo è proprio della
presunzione: come il termine stesso sta a indicare. Dunque è evidente
che la presunzione è peccato.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Niente impedisce che un fatto sia
superiore alla potenza attiva di un agente naturale, senza essere
superiore alla sua potenza passiva: infatti nell'aria vi è la potenza
passiva per essere così trasmutata da avere l'operazione e il moto
ascensionale del fuoco, i quali superano la potenza attiva dell'aria.
Parimenti sarebbe vizioso e presuntuoso che uno, avendo
una virtù imperfetta, tentasse di conseguire immediatamente ciò
che è proprio della virtù perfetta: se invece cercasse di raggiungere
lo scopo progredendo nella virtù, questo non sarebbe né presuntuoso
né peccaminoso. Ed è in tal senso che l'Apostolo si slanciava
verso le cose poste davanti a lui, cioè con un progresso incessante.
2. Le cose divine e immortali sono al di sopra dell'uomo secondo
l'ordine di natura: tuttavia egli possiede una potenza naturale,
cioè l'intelletto, con la quale può unirsi alle cose immortali e divine.
È in tal senso che il Filosofo afferma che l'uomo deve spingersi
alle cose immortali e divine: non per compiere quanto Dio
solo può fare, ma per unirsi a lui con l'intelletto e la volontà.
3. Come il Filosofo spiega,
"ciò che possiamo con l'aiuto di
altri, in qualche modo lo possiamo da noi". Ora, siccome noi
possiamo pensare e compiere il bene con l'aiuto di Dio, questo non
eccede del tutto la nostra capacità. E quindi non è presunzione
cercar di compiere delle azioni virtuose. Sarebbe invece presunzione
il tentare di farlo senza contare sull'aiuto di Dio.
ARTICOLO
2
Se la presunzione si contrappone per eccesso alla magnanimità
SEMBRA che la presunzione non si contrapponga per eccesso alla magnanimità.
Infatti:
1. La presunzione è tra i peccati contro lo Spirito Santo, come
sopra abbiamo visto. Ora, i peccati contro lo Spirito Santo non si
contrappongono alla magnanimità, ma alla carità. Perciò neppure
la presunzione si contrappone alla magnanimità.
2. È proprio della presunzione
"stimarsi degni di grandi cose".
Ma uno può dirsi presuntuoso anche se si stima degno di cose piccole,
purché esse superino le sue capacità. Dunque la presunzione
non contrasta direttamente con la magnanimità.
3. Il magnanimo considera piccoli i beni esterni. Invece, a detta
del Filosofo, i presuntuosi "diventano spregiatori e oltraggiatori
degli altri" per i beni esterni di fortuna, considerando questi come
cose grandi. Perciò la presunzione si contrappone alla magnanimità
non per eccesso, ma solo per difetto.
IN CONTRARIO: Aristotele insegna che al magnanimo si contrappone
per eccesso il χαυνος,
cioè colui che è pieno di boria o di vento, e che noi diciamo presuntuoso.
RISPONDO: La magnanimità, come abbiamo già visto, consiste
nel giusto mezzo, ma non rispetto alla grandezza di ciò cui essa
tende, poiché tende al massimo: bensì sta nel giusto mezzo perché
rispetta la proporzione alle proprie capacità; poiché non tende mai
a cose che sorpassano i limiti del soggetto. Invece il presuntuoso
non supera affatto il magnanimo rispetto alla cose cui tende: ma
talora rimane molto al di sotto. Eccede però nell'oltrepassare la proporzione
alle sue capacità, che il magnanimo invece rispetta. Ed
è in tal senso che la presunzione si contrappone per eccesso alla magnanimità.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Non una presunzione qualsiasi è
peccato contro lo Spirito Santo, ma quella che disprezza la divina
giustizia per una eccessiva confidenza nella divina misericordia.
E tale presunzione, a cagione della sua materia, in quanto disprezza
qualche cosa di divino, si contrappone alla carità, o piuttosto al
dono del timore, che ha di mira il rispetto verso Dio. Tuttavia tale
disprezzo, in quanto eccede la proporzione delle proprie forze, può
dirsi in contrasto con la magnanimità.
2. Tanto la magnanimità che la presunzione tendono a qualche
cosa di grande; infatti non si usa dire che uno è presuntuoso quando
vuol sorpassare di poco le proprie capacità. E se in questi casi
uno è detto presuntuoso, allora questa presunzione non si contrappone
alla magnanimità; ma a quella virtù (innominata) la quale,
come abbiamo accennato, ha per oggetto i piccoli onori.
3. Nessuno tenta qualche cosa che supera le proprie capacità,
se non perché stima le sue capacità superiori a quello che sono. E
in questo uno si può sbagliare in due modi. Primo, rispetto alla
quantità: p. es., quando pensa di avere virtù, scienza, o altro,
superiori a quelle che ha. - Secondo, rispetto alla natura delle cose:
p. es., quando uno si crede grande o degno di grandi onori, per
cose inconsistenti, quali le ricchezze, o altri beni di fortuna.
Infatti, come dice il Filosofo, "coloro che possiedono tali beni senza
la virtù, né stimano giustamente se stessi degni di grandi onori,
né con verità son detti magnanimi".
Parimenti anche l'oggetto cui uno tende al
di sopra delle proprie
forze, talora è realmente di sua natura cosa grande: come nel caso
di S. Pietro, il quale pretendeva di morire per Cristo, il che era
al di sopra delle sue forze. Talora invece non è qualche cosa di
grande per sua natura, ma secondo l'opinione degli stolti: come
portare vesti preziose, o disprezzare e ingiuriare gli altri. E questo
costituisce un eccesso rispetto alla magnanimità, non reale, ma
secondo l'apparenza. Ecco perché Seneca scriveva, che "la magnanimità,
se s'innalza oltre i suoi limiti, renderà l'uomo minaccioso,
borioso, torvo, inquieto, e corrivo a qualunque eccesso di parole
e di fatti, prescindendo da ogni senso di onestà". Perciò è evidente
che secondo verità il presuntuoso talora è da meno del magnanimo,
ma stando alle apparenze sembra eccederlo.
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