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Questione
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Il vizio dell'insensibilità al timore
Passiamo ora a parlare del vizio dell'insensibilità al timore.
Sull'argomento si pongono due quesiti: 1. Se essere spavaldi sia
peccato; 2. Se ciò si contrapponga alla fortezza.
ARTICOLO
1
Se l'insensibilità al timore sia peccato
SEMBRA che l'insensibilità al timore non sia peccato. Infatti:
1. Ciò che costituisce un elogio del giusto non è peccato. Ora, in
lode del giusto si legge nei Proverbi: "Il giusto, sicuro come il leone,
starà senza paura". Dunque essere insensibili al timore non è peccato.
2. A detta del Filosofo
"la cosa più terribile è la morte". Ma stando
al Vangelo non si deve temere la morte: "Non temete coloro che
uccidono il corpo"; e neppure qualunque male possa essere inflitto
dall'uomo, secondo quel detto di Isaia: "Chi sei tu da aver paura
di un uomo mortale?". Perciò non è peccato essere insensibili al timore.
3. Il timore, come sopra abbiamo detto, nasce dall'amore. Ma
la perfezione della virtù esclude l'amore di qualunque bene mondano;
poiché a detta di S. Agostino, "l'amore di Dio fino al disprezzo
di sé ci fa cittadini della città celeste". Dunque non può
esser peccato il non temere nessuna cosa umana.
IN CONTRARIO: Il Vangelo parlando del giudice iniquo afferma,
che "non temeva Dio, né aveva rispetto ad alcuno".
RISPONDO: Poiché il timore nasce dall'amore, il medesimo giudizio
va dato dell'amore e del timore. Si tratta qui della paura dei
mali temporali, la quale deriva dall'amore di essi. Ebbene in tutti
è innato l'amore alla propria vita, e alle cose ad essa ordinate,
però nel debito modo: cioè amandole non come fini, ma come
mezzi ordinati al raggiungimento dell'ultimo fine. Perciò quando
ci si allontana dalla giusta misura in questo amore, si va contro
l'inclinazione naturale: e quindi si ha il peccato. Tuttavia uno non
può mai totalmente cessare di amare tali cose: poiché ciò che è
naturale non può sparire totalmente. Ecco perché l'Apostolo
diceva: "Nessuno ha odiato mai la propria carne". Cosicché persino
quelli che si uccidono, lo fanno per amore della propria carne, che
vogliono liberare dalle angustie presenti.
Perciò può capitare che uno tema la morte e gli altri mali temporali
meno del dovuto, perché ama i beni suddetti meno del dovere.
Ma il fatto di non temere per nulla non può derivare dall'assoluta
mancanza di amore; bensì dal non credere che gli possano
capitare i mali contrari ai beni che ama. E questo a volte capita
per la superbia di un animo portato a presumere di sé e a disprezzare
gli altri, secondo le parole della Scrittura: "Fu fatto per non temer
nessuno: ogni essere eccelso egli mira con disprezzo".
A volte invece questo capita per mancanza d'ingegno: come nota
il Filosofo a proposito dei Celti, i quali per stolidità non temono nulla.
Perciò è evidente che essere insensibili al timore è un vizio: sia
che derivi da mancanza di amore, sia che derivi da alterigia,
o da stolidità; la quale ultima tuttavia, se invincibile, scusa dal peccato.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il giusto viene lodato perché per
paura non tralascia il bene: non perché non abbia nessun timore.
Infatti nell'Ecclesiastico si legge: "Chi è senza timore non potrà
essere giustificato".
2. Né il timore della morte, né di alcun altro male inflitto dall'uomo è ragione
sufficiente per abbandonare la giustizia. Tuttavia
queste cose vanno temute in quanto esse possono impedire all'uomo
di compiere atti virtuosi, a vantaggio proprio o di altri. Perciò
nei Proverbi sta scritto: "Il saggio teme, e schiva il male".
3. I beni temporali vanno disprezzati in quanto ci distolgono dall'amore
e dal timore di Dio. E sotto quest'aspetto non devono essere
neppure oggetto di timore, secondo quelle parole della Scrittura: "Chi teme
il Signore non temerà di nulla". Invece i beni temporali
non vanno disprezzati quali strumenti che ci aiutano ad agire secondo
l'amore e il timore di Dio.
ARTICOLO
2
Se l'insensibilità al timore sia contraria alla fortezza
SEMBRA che l'insensibilità al timore non sia contraria alla fortezza.
Infatti:
1. Gli abiti si giudicano dagli atti. Ora, nessun atto di fortezza è
impedito per il fatto che uno è insensibile al timore: poiché eliminato
il timore uno sopporta con coraggio e aggredisce con audacia.
Dunque tale sensibilità non si contrappone alla fortezza.
2. L'insensibilità al timore è peccato, o per mancanza del debito
amore, o per alterigia, o per stolidità. Ma la mancanza dell'amore
dovuto si contrappone alla carità; la superbia all'umiltà; e la stoltezza
alla prudenza, o saggezza. Perciò il vizio della spavalderia
non si contrappone alla fortezza.
3. I vizi si contrappongono alla virtù come gli estremi al punto
intermedio. Ma il punto intermedio da un lato non ha che un estremo.
Ora, siccome alla fortezza da un lato si contrappone il timore
e dall'altro la temerità, è chiaro che ad essa non si contrappone
l'insensibilità al timore.
IN CONTRARIO: Il Filosofo ritiene che l'insensibilità al timore è contraria
alla fortezza.
RISPONDO: Come sopra abbiamo visto, la fortezza ha per oggetto
il timore e l'audacia. Ora, ogni virtù morale impone al proprio oggetto
la misura stabilita dalla ragione. Perciò spetta alla fortezza
determinare secondo la ragione un moderato timore: in modo che
si tema quello che si deve e quando si deve temere. Ora, questa misura
della ragione si può trasgredire e per eccesso e per difetto.
Quindi, come la viltà si oppone alla fortezza per un eccesso di paura,
in quanto si teme ciò che non si deve temere, o come non si deve;
così l'insensibilità al timore si contrappone ad essa per difetto
di paura, in quanto non si teme ciò che si deve temere.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. È atto di fortezza sopportare e aggredire
una cosa temibile non in una maniera qualsiasi, ma secondo ragione.
Ciò che l'insensibile al timore manca di compiere.
2. L'insensibilità al timore per se stessa guasta il giusto mezzo
della fortezza: e quindi si contrappone direttamente a tale virtù.
Ma niente impedisce che considerata nelle sue cause sia contraria
ad altre virtù.
3. Il vizio della temerità si contrappone alla fortezza per un
eccesso di audacia: invece l'insensibilità. le si contrappone per
difetto di timore. Ora, la fortezza determina il giusto mezzo in
codeste due passioni. Perciò niente impedisce che abbia diversi estremi.
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