|
Questione
121
Il dono della pietà
Rimane ora da parlare del dono che corrisponde alla giustizia,
cioè della pietà.
In proposito si pongono due quesiti: 1. Se la pietà
sia un dono dello Spirito Santo; 2. Quali siano la beatitudine
e i frutti corrispondenti.
ARTICOLO
1
Se la pietà sia un dono dello Spirito Santo
SEMBRA che la pietà non sia un dono. Infatti:
1. I doni, e l'abbiamo
già visto, differiscono dalle virtù. Ora, la pietà è
una virtù, come sopra abbiamo dimostrato. Dunque la
pietà non è un dono.
2. I doni, come abbiamo dimostrato in precedenza, sono superiori
alle virtù, e specialmente alle virtù morali. Ora, tra le parti
potenziali della giustizia la religione è superiore alla pietà. Perciò,
se una di codeste parti merita di esser posta tra i doni, sembra che
tocchi alla religione e non alla pietà.
3. Nella patria celeste rimangono, come abbiamo visto, i doni e
i loro atti. Ma in cielo non possono rimanere gli atti della pietà:
infatti S. Gregorio ha scritto, che "la pietà riempie il cuore con
le opere di misericordia"; quindi non potrà rimanere in paradiso,
dove non ci sarà nessuna miseria. Dunque la pietà non è un dono.
IN CONTRARIO: Isaia la enumera tra i doni.
RISPONDO: Come abbiamo spiegato in precedenza, i doni dello
Spirito Santo sono abituali disposizioni che rendono l'anima pronta
alla mozione dello Spirito. Ora, tra l'altro lo Spirito Santo ci muove
ad avere un affetto filiale verso Dio, secondo le parole di S. Paolo: "Voi
avete ricevuto lo Spirito di adozione a figli, in cui
gridiamo: Abbà, Padre". E poiché spetta alla pietà propriamente "offrire
al padre prestazioni e culto", ne segue che la pietà che
ci spinge, sotto la mozione dello Spirito, a prestare un culto a Dio
come Padre, sia un dono dello Spirito Santo.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La pietà che rende onore e culto
ai genitori è una virtù; mentre la pietà-dono assolve tali doveri
verso Dio in quanto Padre.
2. Prestare un culto a Dio in quanto Creatore, come fa la religione,
è cosa più eccellente che prestare un culto al padre terreno,
come fa la virtù della pietà. Ma prestare un culto a Dio come
Padre è assai di più che offrire un culto a Dio come Creatore e Signore.
Perciò la religione è superiore alla virtù della pietà: ma
il dono della pietà è superiore alla religione.
3. Come con la virtù della pietà l'uomo presta onore e culto non
solo al genitore, ma anche ai consanguinei in quanto essi appartengono
al genitore; così anche il dono della pietà presta culto e
onore non solo a Dio, ma a tutti gli uomini in quanto appartengono a Dio.
Ecco perché spetta al dono della pietà onorare i santi; "e prestar fede alla Scrittura, sia che s'intenda, o che non
s'intenda",
come dice S. Agostino. Inoltre indirettamente esso ha il
compito di sollevare chi è nella miseria. E sebbene in questo non
si eserciti più nella patria beata, specialmente dopo il giorno del
giudizio, tuttavia allora più che mai il dono rimarrà nel suo atto
principale, che è quello di onorare Dio con affetto filiale, secondo
le parole della Sapienza: "Ecco che essi sono annoverati tra i
figli di Dio". Inoltre ci sarà un reciproco omaggio tra i santi.
Adesso però, prima del giorno del giudizio, i santi esercitano anche
la misericordia verso coloro che vivono nello stato attuale di miseria.
ARTICOLO
2
Se al dono della pietà corrisponda la seconda
beatitudine: "Beati i miti"
SEMBRA che al dono della pietà non corrisponda la seconda
beatitudine: "Beati i miti". Infatti:
1. La pietà è il dono
che corrisponde alla giustizia. Ma a quest'ultima
corrisponde di più la quarta beatitudine, "Beati coloro
che hanno fame e sete della giustizia", o la quinta, cioè "Beati
i misericordiosi", perché le opere di misericordia, come abbiamo
detto, appartengono alla pietà. Dunque al dono della pietà non
corrisponde la seconda beatitudine.
2. Il dono della pietà è diretto dal dono della scienza, che lo
segue immediatamente nell'enumerazione dei doni. Ma chi dirige
e chi è diretto hanno di mira il medesimo compito. Ora, siccome
alla scienza corrisponde la terza beatitudine, "Beati coloro che piangono", non sembra che alla pietà possa corrispondere la seconda.
3. Come sopra abbiamo spiegato, alle beatitudini e ai doni corrispondono
i frutti. Ma alla pietà sono più affini tra i frutti bontà
e benignità che non la mansuetudine, la quale corrisponde alla
mitezza. Perciò alla pietà non corrisponde la seconda beatitudine.
IN CONTRARIO: S. Agostino insegna:
"La pietà si addice ai mansueti".
RISPONDO: Nel ricollegare le beatitudini ai doni si possono tener
presenti due tipi di affinità. La prima imbastita sull'ordine di enumerazione,
sulla quale sembra essersi basato S. Agostino; facendo
corrispondere alla prima beatitudine l'ultimo dei doni; la seconda,
ossia "Beati i miti", alla pietà; e così via.
Il secondo tipo di affinità si rileva dalla natura dei doni e delle
beatitudini rispettive. Per questo è necessario trovare la corrispondenza
tra beatitudine e dono in base ai loro oggetti e alle loro operazioni.
Ebbene, in tal senso alla pietà corrispondono meglio la
quarta e la quinta beatitudine che la seconda. Tuttavia anche la
seconda beatitudine ha una certa somiglianza con la pietà: poiché
la mansuetudine serve a togliere gli ostacoli agli atti della pietà.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Così anche la prima difficoltà è risolta.
2. Stando alle caratteristiche delle beatitudini e dei doni, dovrebbe
corrispondere ai doni di scienza e di pietà un'identica beatitudine.
Ma in base all'ordine di enumerazione ad essi corrispondono
due beatitudini distinte, pur tenendo conto di una certa somiglianza,
come abbiamo detto sopra.
3. I frutti indicati, cioè la bontà e la benignità, si possono attribuire
al dono della pietà direttamente: mentre la mansuetudine
possiamo attribuirgliela indirettamente, in quanto elimina, come
abbiamo detto, gli ostacoli che impediscono l'atto della pietà.
|