Il Santo Rosario
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Questione 115

L'adulazione

Passiamo così a parlare dei vizi opposti a codesta virtù. Primo, dell'adulazione; secondo, del litigio.
Sull'adulazione si pongono due quesiti: 1. Se l'adulazione sia peccato; 2. Se sia peccato mortale.

ARTICOLO 1

Se l'adulazione sia peccato

SEMBRA che l'adulazione non sia peccato. Infatti:
1. L'adulazione consiste in una lode rivolta a qualcuno con l'intenzione di fargli piacere. Ma lodare una persona non è cosa cattiva; poiché nei Proverbi si legge: "Sorsero i suoi figli e la proclamarono sommamente beata, e suo marito ne ha fatto le lodi". Parimenti non è cosa cattiva voler compiacere il prossimo; poiché S. Paolo scriveva: "Anch'io cerco in tutto di compiacere tutti". Dunque l'adulazione non è peccato.
2. Il male è contrario al bene come il vituperio alla lode. Ma vituperare il male non è peccato. Perciò neppure è peccato lodare il bene, come si fa appunto nell'adulazione. Quindi l'adulazione non è peccato.
3. La detrazione è il contrario dell'adulazione; cosicché S. Gregorio può affermare che essa è un rimedio contro l'adulazione. "Dobbiamo riconoscere che la Provvidenza divina, per impedire che ci s'insuperbisca delle lodi esagerate, spesso permette che si sia lacerati dalle detrazioni; affinché la maldicenza umili chi viene innalzato dalla lode". Ma la detrazione è una cosa cattiva, come sopra abbiamo visto. Dunque l'adulazione è una cosa buona.

IN CONTRARIO: A proposito di quel passo di Ezechiele: "Guai a coloro che imbottiscono cuscini per ogni gomito", la Glossa commenta: "cioè la morbida adulazione". Perciò l'adulazione è peccato.

RISPONDO: Come abbiamo detto nella questione precedente, l'amabilità, sebbene miri soprattutto a compiacere coloro con i quali si convive, tuttavia quando il conseguimento di un bene o la prevenzione di un male lo richiede, non esita a contristarli. Perciò se uno vuol trattare gli altri compiacendoli in tutto nelle sue parole, esagera nella compiacenza: e quindi, pecca per eccesso. E se uno lo fa solo con l'intenzione di compiacere, merita l'appellativo di piaggiatore, a detta del Filosofo; se invece lo fa con l'intenzione di un guadagno, allora è un lusingatore, o un adulatore. Però ordinariamente si dà il nome di adulatori a tutti quelli che nel trattare vogliono compiacere gli altri con le parole o con i fatti oltre i limiti dell'onestà.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La lode di una persona può essere buona o cattiva, secondo che vengono o no rispettate le debite circostanze. Se uno infatti volesse con la lode rallegrare una persona, per consolarla e confortarla sotto il peso della tribolazione, oppure per spronarla al bene, salvando le altre debite circostanze, compirebbe un atto che rientra nella virtù dell'amabilità. Invece si cade nell'adulazione, se si pretende di lodare il prossimo in cose per le quali non dev'essere lodato: o perché sono cattive, come accenna quel passo della Scrittura: "L'empio viene lodato per le cupidigie dell'anima sua"; o perché non sono certe: "Non lodare un uomo prima che abbia parlato", dice l'Ecclesiastico, e ancora: "Non lodare un uomo per la sua faccia"; oppure perché c'è da temere di provocarlo alla vanagloria con una lode umana. Di qui l'ammonizione: "Non lodare nessun uomo prima della morte".
Parimenti è cosa lodevole l'intenzione di compiacere il prossimo per fomentare la carità, e per avanzare spiritualmente in essa. Invece è peccato voler compiacere gli uomini per vanagloria, per un guadagno, oppure in cose cattive. Di qui le parole dei Salmi: "Dio disperde le ossa di quelli che cercano di piacere agli uomini". E l'Apostolo afferma: "Se ancora cercassi di piacere agli uomini, non sarei servo di Cristo".
2. Se non si osservano le debite circostanze, anche vituperare il male può essere peccaminoso. Lo stesso si dica per la lode del bene.
3. Niente impedisce che due vizi siano contrari. Perciò come è cosa cattiva la detrazione, o maldicenza, lo è pure l'adulazione. Questa del resto è in contrasto con la prima per le cose che si dicono, ma direttamente non lo è per il fine: poiché l'adulatore cerca di far piacere al prossimo che adula; invece il maldicente nel dirne male di nascosto non cerca di contristarlo, ma piuttosto attenta alla sua reputazione.

ARTICOLO 2

Se l'adulazione sia peccato mortale

SEMBRA che l'adulazione sia peccato mortale. Infatti:
1. S. Agostino ha scritto che "una cosa è cattiva perché nuoce". Ma l'adulazione arreca il danno più grave, secondo quel testo dei Salmi: "Poiché l'empio viene lodato per le cupidigie dell'anima sua, e l'iniquo è detto beato... l'empio ha esasperato il Signore". E S. Girolamo afferma, che "non c'è nulla che corrompa più facilmente l'anima umana" dell'adulazione. A commento poi di quel testo dei Salmi: "Siano volti in fuga e arrossiscano", la Glossa afferma: "Nuoce di più la lingua dell'adulatore che la spada del persecutore". Perciò l'adulazione è un peccato gravissimo.
2. Chi con le parole nuoce agli altri nuoce a se stesso più che agli altri, avverandosi in tal modo le parole del Salmista: "La loro spada trapassò il loro cuore". Ora, l'adulatore induce la persona adulata a peccare mortalmente; infatti la Glossa a proposito di quella frase del Salmista: "L'olio del peccatore non unga il mio capo", così commenta: "La lode falsa dell'adulatore porta le anime dal rigore della verità alla mollezza del peccato". A maggior ragione, quindi, l'adulatore pecca mortalmente contro se stesso.
3. Nel Decreto (di Graziano) si legge: "Il chierico riscontrato colpevole di adulazione e di tradimento sia degradato dal suo ufficio". Ma codesta pena non viene inflitta che per un peccato mortale. Dunque l'adulazione è peccato mortale.

IN CONTRARIO: Tra "i peccati meno gravi" S. Agostino enumera il seguente: "se uno avrà adulato una persona ragguardevole, o spontaneamente o per necessità".

RISPONDO: Il peccato mortale, come sopra abbiamo detto, è quello che è contro la carità. Ora, l'adulazione a volte è contro la carità, ma non sempre. Essa è contro la carità per tre motivi. Primo, per la materia di cui si parla: cioè nel caso che si lodino i peccati di una persona. Questo infatti è contro l'amore di Dio, di cui l'adulatore offende la giustizia; ed è contro l'amore del prossimo, che egli incoraggia nel peccato. Perciò allora l'adulazione è peccato mortale: "Guai a voi che dite bene il male", grida Isaia. - Secondo, per la cattiva intenzione; cioè quando si adula una persona per danneggiarla astutamente, o nel corpo, o nell'anima. E anche questo è peccato mortale. Nei Proverbi infatti si legge: "Meglio le percosse di chi ti vuol bene, che i falsi baci di chi ti vuol male". - Terzo, per le occasioni di peccato che offre: come quando la lode, senza che l'adulatore lo voglia, offre occasione di peccato. E in tal caso bisogna vedere se l'occasione è stata data, oppure soltanto ricevuta, e quali siano i danni che ne derivano, come vedemmo sopra parlando dello scandalo.
Se invece uno ha adulato una persona per il solo desiderio di compiacerla, o per evitare un male, oppure per ottenere un bene in caso di necessità, la sua adulazione non è contro la carità. E quindi non è peccato mortale, ma veniale.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Tutti quei testi parlano dell'adulatore che loda il peccato di qualcuno. Ecco perché si può dire che codesta adulazione nuoce più della spada del persecutore, poiché compromette i beni più grandi, cioè i beni spirituali. Essa però non nuoce con la stessa efficacia: perché la spada del persecutore uccide direttamente, quale causa bastevole della morte; invece nessuno può essere la causa bastevole del peccato di un altro, come fu spiegato sopra.
2. L'argomento vale per chi adula con l'intenzione di nuocere. Costui infatti nuoce più a se stesso che agli altri, poiché per se stesso è causa diretta ed efficace di peccato, per gli altri è solo causa occasionale.
3. Quel testo parla di chi adula il prossimo a tradimento, per ingannarlo.