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Questione
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L'adulazione
Passiamo così a parlare dei vizi opposti a codesta virtù. Primo,
dell'adulazione; secondo, del litigio.
Sull'adulazione si pongono due quesiti: 1. Se l'adulazione sia peccato;
2. Se sia peccato mortale.
ARTICOLO
1
Se l'adulazione sia peccato
SEMBRA che l'adulazione non sia peccato. Infatti:
1. L'adulazione consiste in una lode rivolta a qualcuno con l'intenzione
di fargli piacere. Ma lodare una persona non è cosa cattiva;
poiché nei Proverbi si legge: "Sorsero i suoi figli e la proclamarono
sommamente beata, e suo marito ne ha fatto le lodi". Parimenti non è cosa cattiva voler compiacere il prossimo; poiché
S. Paolo scriveva: "Anch'io cerco in tutto di compiacere tutti".
Dunque l'adulazione non è peccato.
2. Il male è contrario al bene come il vituperio alla lode. Ma
vituperare il male non è peccato. Perciò neppure è peccato lodare
il bene, come si fa appunto nell'adulazione. Quindi l'adulazione
non è peccato.
3. La detrazione è il contrario dell'adulazione; cosicché S. Gregorio
può affermare che essa è un rimedio contro l'adulazione. "Dobbiamo riconoscere che la Provvidenza divina, per impedire
che ci s'insuperbisca delle lodi esagerate, spesso permette che si
sia lacerati dalle detrazioni; affinché la maldicenza umili chi
viene innalzato dalla lode". Ma la detrazione è una cosa cattiva,
come sopra abbiamo visto. Dunque l'adulazione è una cosa buona.
IN CONTRARIO: A proposito di quel passo di Ezechiele:
"Guai a
coloro che imbottiscono cuscini per ogni gomito", la Glossa
commenta: "cioè la morbida adulazione". Perciò l'adulazione è peccato.
RISPONDO: Come abbiamo detto nella questione precedente, l'amabilità,
sebbene miri soprattutto a compiacere coloro con i quali si
convive, tuttavia quando il conseguimento di un bene o la prevenzione
di un male lo richiede, non esita a contristarli. Perciò se
uno vuol trattare gli altri compiacendoli in tutto nelle sue parole, esagera nella compiacenza: e quindi, pecca per eccesso. E se uno
lo fa solo con l'intenzione di compiacere, merita l'appellativo di
piaggiatore, a detta del Filosofo; se invece lo fa con l'intenzione
di un guadagno, allora è un lusingatore, o un adulatore. Però ordinariamente
si dà il nome di adulatori a tutti quelli che nel trattare
vogliono compiacere gli altri con le parole o con i fatti oltre
i limiti dell'onestà.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La lode di una persona può essere
buona o cattiva, secondo che vengono o no rispettate le debite circostanze.
Se uno infatti volesse con la lode rallegrare una persona,
per consolarla e confortarla sotto il peso della tribolazione, oppure
per spronarla al bene, salvando le altre debite circostanze, compirebbe
un atto che rientra nella virtù dell'amabilità. Invece si cade
nell'adulazione, se si pretende di lodare il prossimo in cose per le
quali non dev'essere lodato: o perché sono cattive, come accenna
quel passo della Scrittura: "L'empio viene lodato per le cupidigie
dell'anima sua"; o perché non sono certe: "Non lodare un uomo
prima che abbia parlato", dice l'Ecclesiastico, e ancora: "Non
lodare un uomo per la sua faccia"; oppure perché c'è da temere
di provocarlo alla vanagloria con una lode umana. Di qui
l'ammonizione: "Non lodare nessun uomo prima della morte".
Parimenti è cosa lodevole l'intenzione di compiacere il prossimo
per fomentare la carità, e per avanzare spiritualmente in essa.
Invece è peccato voler compiacere gli uomini per vanagloria, per
un guadagno, oppure in cose cattive. Di qui le parole dei Salmi: "Dio
disperde le ossa di quelli che cercano di piacere agli uomini".
E l'Apostolo afferma: "Se ancora cercassi di piacere agli uomini,
non sarei servo di Cristo".
2. Se non si osservano le debite circostanze, anche vituperare il
male può essere peccaminoso. Lo stesso si dica per la lode del bene.
3. Niente impedisce che due vizi siano contrari. Perciò come è
cosa cattiva la detrazione, o maldicenza, lo è pure l'adulazione.
Questa del resto è in contrasto con la prima per le cose che si
dicono, ma direttamente non lo è per il fine: poiché l'adulatore
cerca di far piacere al prossimo che adula; invece il maldicente
nel dirne male di nascosto non cerca di contristarlo, ma piuttosto
attenta alla sua reputazione.
ARTICOLO
2
Se l'adulazione sia peccato mortale
SEMBRA che l'adulazione sia peccato mortale. Infatti:
1. S. Agostino
ha scritto che "una cosa è cattiva perché nuoce".
Ma l'adulazione arreca il danno più grave, secondo quel testo dei
Salmi: "Poiché l'empio viene lodato per le cupidigie dell'anima
sua, e l'iniquo è detto beato... l'empio ha esasperato il Signore".
E S. Girolamo afferma, che "non c'è nulla che corrompa più facilmente
l'anima umana" dell'adulazione. A commento poi di quel
testo dei Salmi: "Siano volti in fuga e arrossiscano", la Glossa
afferma: "Nuoce di più la lingua dell'adulatore che la spada del
persecutore". Perciò l'adulazione è un peccato gravissimo.
2. Chi con le parole nuoce agli altri
nuoce a se stesso più che
agli altri, avverandosi in tal modo le parole del Salmista: "La
loro spada trapassò il loro cuore". Ora, l'adulatore induce la persona
adulata a peccare mortalmente; infatti la Glossa a proposito
di quella frase del Salmista: "L'olio del peccatore non unga
il mio capo", così commenta: "La lode falsa dell'adulatore porta
le anime dal rigore della verità alla mollezza del peccato". A
maggior ragione, quindi, l'adulatore pecca mortalmente contro se stesso.
3. Nel Decreto (di Graziano) si legge:
"Il chierico riscontrato
colpevole di adulazione e di tradimento sia degradato dal suo ufficio". Ma codesta pena non viene inflitta che per un peccato
mortale. Dunque l'adulazione è peccato mortale.
IN CONTRARIO: Tra
"i peccati meno gravi" S. Agostino enumera
il seguente: "se uno avrà adulato una persona ragguardevole, o
spontaneamente o per necessità".
RISPONDO: Il peccato mortale, come sopra abbiamo detto, è quello
che è contro la carità. Ora, l'adulazione a volte è contro la carità,
ma non sempre. Essa è contro la carità per tre motivi. Primo, per
la materia di cui si parla: cioè nel caso che si lodino i peccati di
una persona. Questo infatti è contro l'amore di Dio, di cui l'adulatore
offende la giustizia; ed è contro l'amore del prossimo, che
egli incoraggia nel peccato. Perciò allora l'adulazione è peccato
mortale: "Guai a voi che dite bene il male", grida Isaia. - Secondo,
per la cattiva intenzione; cioè quando si adula una persona
per danneggiarla astutamente, o nel corpo, o nell'anima. E anche
questo è peccato mortale. Nei Proverbi infatti si legge: "Meglio
le percosse di chi ti vuol bene, che i falsi baci di chi ti vuol male". - Terzo,
per le occasioni di peccato che offre: come quando la
lode, senza che l'adulatore lo voglia, offre occasione di peccato.
E in tal caso bisogna vedere se l'occasione è stata data, oppure
soltanto ricevuta, e quali siano i danni che ne derivano, come vedemmo
sopra parlando dello scandalo.
Se invece uno ha adulato una persona per il solo desiderio di
compiacerla, o per evitare un male, oppure per ottenere un bene
in caso di necessità, la sua adulazione non è contro la carità. E
quindi non è peccato mortale, ma veniale.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Tutti quei testi parlano dell'adulatore
che loda il peccato di qualcuno. Ecco perché si può dire che
codesta adulazione nuoce più della spada del persecutore, poiché
compromette i beni più grandi, cioè i beni spirituali. Essa però
non nuoce con la stessa efficacia: perché la spada del persecutore
uccide direttamente, quale causa bastevole della morte; invece
nessuno può essere la causa bastevole del peccato di un altro, come
fu spiegato sopra.
2. L'argomento vale per chi adula con l'intenzione di nuocere.
Costui infatti nuoce più a se stesso che agli altri, poiché per se
stesso è causa diretta ed efficace di peccato, per gli altri è solo
causa occasionale.
3. Quel testo parla di chi adula il prossimo a tradimento, per ingannarlo.
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