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Questione
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L'ironia
Passando a trattare dell'ironia, esamineremo due cose: 1. Se
l'ironia sia peccato; 2. Il confronto tra l'ironia e la millanteria.
ARTICOLO
1
Se l'ironia, con la quale uno finge di sottovalutare se stesso, sia peccato
SEMBRA che l'ironia, con la quale uno finge di sottovalutare se
stesso, non sia peccato.
Infatti:
1. Nessun peccato viene commesso per ispirazione divina.
Eppure da questa è derivata per alcuni la sottovalutazione di se
stessi. Infatti nei Proverbi si legge: "Visione narrata da un uomo
che vive con Dio, e che confortato dalla presenza di Dio disse: Io
sono il più stolto degli uomini". E di Amos si legge: "Amos rispose:
Io non sono profeta". Dunque l'ironia, con la quale uno
degrada a parole se stesso, non è peccato.
2. S. Gregorio ha scritto:
"È proprio delle anime buone riscontrare
in se stesse delle colpe in cose che colpa non sono". Ma
qualsiasi peccato è incompatibile con la bontà dell'anima. Quindi
l'ironia non è peccato.
3. Fuggire la superbia non è peccato. Ora, a detta del Filosofo,
alcuni "dicono di se stessi meno del vero per fuggire l'orgoglio".
Perciò l'ironia non è peccato.
IN CONTRARIO: S. Agostino ammonisce:
"Quando menti per umiltà,
se non eri peccatore già prima, lo diventi con la menzogna".
RISPONDO: Uno può a parole sottovalutare se stesso in due maniere.
Primo, salvando la verità: cioè tacendo le qualità superiori
di cui è dotato, e scoprendo solo certi difetti, che però riconosce
di avere. Sottovalutare così se stessi non rientra nell'ironia: e nel
suo genere non è peccato, se non intervengono altre circostanze.
Secondo, uno può sottovalutare se stesso a parole a scapito della
verità: p. es., asserendo di se stesso delle cose ignominiose, di
cui non è persuaso; oppure negando dei meriti che invece riconosce
in se stesso. Ebbene, questo rientra nell'ironia, ed è sempre peccato.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Ci son due tipi di sapienza e due
tipi di stoltezza. C'è una sapienza secondo Dio, la quale è accompagnata
da una certa stoltezza, che è tale secondo gli uomini, o
secondo il mondo. S. Paolo in proposito così si esprime: "Se alcuno
tra voi crede di esser savio della sapienza di questo secolo,
diventi stolto per farsi savio". C'è invece una sapienza mondana,
la quale, secondo il medesimo Apostolo, "è stoltezza presso Dio".
Perciò colui che viene ispirato da Dio confessa di esser stoltissimo
secondo il criterio umano; poiché disprezza le cose del mondo cercate
dalla sapienza umana. Ecco perché il passo citato così prosegue: "E la
sapienza degli uomini non è con me"; e aggiunge: "Io conosco
la scienza dei santi". - Si potrebbe anche rispondere
che "la sapienza degli uomini" è quella che si acquista con la
ragione umana, mentre "la sapienza dei santi" è quella avuta
per ispirazione divina. Amos poi intese negare di esser profeta per
nascita: e cioè negò di appartenere alla casta dei profeti. Infatti
alle parole citate egli aggiunse: "Né figlio di un profeta".
2. La bontà dell'anima fa sì che l'uomo tenda alla perfezione
della virtù. Ecco perché allora uno reputa colpa non solo mancare
alla virtù comune, che è una vera colpa, ma anche il fatto di non
raggiungere la perfezione della virtù, che talora non è vera colpa.
Ma costui non afferma una colpa di cui non è persuaso: come avviene
invece nella menzogna dell'ironia.
3. Un uomo non deve mai fare un peccato per evitarne un altro.
Perciò non deve mentire per evitare la superbia. Di qui le parole
di S. Agostino: "Per evitare l'arroganza non si abbandoni la verità".
E S. Gregorio ammonisce che "sono imprudenti quegli umili
che si lasciano irretire dalla menzogna".
ARTICOLO
2
Se l'ironia sia un peccato meno grave della millanteria
SEMBRA che l'ironia non sia un peccato meno grave della millanteria.
Infatti:
1. L'una e l'altra sono peccato in quanto si scostano dalla verità,
che consiste in un'adeguazione. Ma da un'adeguazione chi esagera
non si scosta di più di chi sminuisce. Perciò l'ironia non è un peccato
meno grave della millanteria.
2. Come dice il Filosofo, c'è dell'ironia che è millanteria. Invece
la millanteria non è mai ironia. Perciò quest'ultima è un peccato
più grave della millanteria.
3. Nei Proverbi si legge:
"Quando fa la voce sommessa non credergli;
poiché sette scelleratezze sono nel suo cuore". Ma parlare
sommessamente rientra nell'ironia. Dunque si riscontra in quest'ultima
una scelleratezza multiforme.
IN CONTRARIO: Il Filosofo afferma, che
"gli ironici, dicendo meno
del vero, appaiono più simpatici nei loro costumi".
RISPONDO: Come abbiamo già visto, una menzogna può essere più
grave di un'altra, o per la materia di cui tratta: infatti la menzogna
in materia di religione è quella più grave; oppure per il
motivo che spinge a mentire: infatti la bugia dannosa è più grave
di quella ufficiosa e di quella giocosa. Ora, l'ironia e la millanteria
dicono bugie, a parole o a fatti, sulla stessa materia, e cioè sulla
condizione della persona che parla. Perciò da questo lato esse sono
alla pari. Ma ordinariamente la millanteria deriva da un motivo
più riprovevole, cioè dalla brama del lucro o degli onori: invece
l'ironia deriva dal fuggire, sia pure in modo peccaminoso, di esser
di peso agli altri. Ecco perché il Filosofo ritiene che la millanteria
sia un peccato più grave dell'ironia. - Tuttavia può capitare
che uno finga di sottovalutare se stesso per altri motivi, mettiamo
per tendere insidie con l'inganno. E allora è più grave peccato l'ironia.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il primo argomento vale per l'ironia
e la millanteria in quanto la loro menzogna viene considerata
in se stessa, oppure in rapporto alla materia di cui tratta. Da
questo lato, infatti, come abbiamo visto, esse sono alla pari.
2. Ci sono due tipi di grandezza: l'una consiste nei beni temporali;
l'altra in quelli spirituali. Ora, può capitare che uno mostri
con segni, o con parole una minorazione relativa ai beni esterni,
p. es., col vestire poveramente, e con ciò stesso miri a ostentare
una certa grandezza spirituale. Il Signore infatti nel Vangelo
rimprovera alcuni, perché "sfigurano la loro faccia per far vedere agli
uomini che digiunano". Perciò costoro incorrono insieme il peccato
d'ironia e di millanteria (sia pure per motivi diversi): e per
questo peccano più gravemente. Ecco perché il Filosofo afferma
che "l'esagerazione nel troppo poco è anch'essa dei millantatori".
Per questo di S. Agostino si legge che voleva delle vesti né troppo
preziose, né troppo misere, poiché nell'una e nell'altra cosa gli
uomini cercano la propria gloria.
3. Come dice l'Ecclesiastico,
"c'è chi maliziosamente si umilia,
e le sue viscere sono piene d'inganno". È in tal senso che l'autore
dei Proverbi condanna chi parla sottovoce per falsa umiltà.
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