Il Santo Rosario
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Questione 113

L'ironia

Passando a trattare dell'ironia, esamineremo due cose: 1. Se l'ironia sia peccato; 2. Il confronto tra l'ironia e la millanteria.

ARTICOLO 1

Se l'ironia, con la quale uno finge di sottovalutare se stesso, sia peccato

SEMBRA che l'ironia, con la quale uno finge di sottovalutare se stesso, non sia peccato. Infatti:
1. Nessun peccato viene commesso per ispirazione divina. Eppure da questa è derivata per alcuni la sottovalutazione di se stessi. Infatti nei Proverbi si legge: "Visione narrata da un uomo che vive con Dio, e che confortato dalla presenza di Dio disse: Io sono il più stolto degli uomini". E di Amos si legge: "Amos rispose: Io non sono profeta". Dunque l'ironia, con la quale uno degrada a parole se stesso, non è peccato.
2. S. Gregorio ha scritto: "È proprio delle anime buone riscontrare in se stesse delle colpe in cose che colpa non sono". Ma qualsiasi peccato è incompatibile con la bontà dell'anima. Quindi l'ironia non è peccato.
3. Fuggire la superbia non è peccato. Ora, a detta del Filosofo, alcuni "dicono di se stessi meno del vero per fuggire l'orgoglio". Perciò l'ironia non è peccato.

IN CONTRARIO: S. Agostino ammonisce: "Quando menti per umiltà, se non eri peccatore già prima, lo diventi con la menzogna".

RISPONDO: Uno può a parole sottovalutare se stesso in due maniere. Primo, salvando la verità: cioè tacendo le qualità superiori di cui è dotato, e scoprendo solo certi difetti, che però riconosce di avere. Sottovalutare così se stessi non rientra nell'ironia: e nel suo genere non è peccato, se non intervengono altre circostanze.
Secondo, uno può sottovalutare se stesso a parole a scapito della verità: p. es., asserendo di se stesso delle cose ignominiose, di cui non è persuaso; oppure negando dei meriti che invece riconosce in se stesso. Ebbene, questo rientra nell'ironia, ed è sempre peccato.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Ci son due tipi di sapienza e due tipi di stoltezza. C'è una sapienza secondo Dio, la quale è accompagnata da una certa stoltezza, che è tale secondo gli uomini, o secondo il mondo. S. Paolo in proposito così si esprime: "Se alcuno tra voi crede di esser savio della sapienza di questo secolo, diventi stolto per farsi savio". C'è invece una sapienza mondana, la quale, secondo il medesimo Apostolo, "è stoltezza presso Dio". Perciò colui che viene ispirato da Dio confessa di esser stoltissimo secondo il criterio umano; poiché disprezza le cose del mondo cercate dalla sapienza umana. Ecco perché il passo citato così prosegue: "E la sapienza degli uomini non è con me"; e aggiunge: "Io conosco la scienza dei santi". - Si potrebbe anche rispondere che "la sapienza degli uomini" è quella che si acquista con la ragione umana, mentre "la sapienza dei santi" è quella avuta per ispirazione divina. Amos poi intese negare di esser profeta per nascita: e cioè negò di appartenere alla casta dei profeti. Infatti alle parole citate egli aggiunse: "Né figlio di un profeta".
2. La bontà dell'anima fa sì che l'uomo tenda alla perfezione della virtù. Ecco perché allora uno reputa colpa non solo mancare alla virtù comune, che è una vera colpa, ma anche il fatto di non raggiungere la perfezione della virtù, che talora non è vera colpa. Ma costui non afferma una colpa di cui non è persuaso: come avviene invece nella menzogna dell'ironia.
3. Un uomo non deve mai fare un peccato per evitarne un altro. Perciò non deve mentire per evitare la superbia. Di qui le parole di S. Agostino: "Per evitare l'arroganza non si abbandoni la verità". E S. Gregorio ammonisce che "sono imprudenti quegli umili che si lasciano irretire dalla menzogna".

ARTICOLO 2

Se l'ironia sia un peccato meno grave della millanteria

SEMBRA che l'ironia non sia un peccato meno grave della millanteria. Infatti:
1. L'una e l'altra sono peccato in quanto si scostano dalla verità, che consiste in un'adeguazione. Ma da un'adeguazione chi esagera non si scosta di più di chi sminuisce. Perciò l'ironia non è un peccato meno grave della millanteria.
2. Come dice il Filosofo, c'è dell'ironia che è millanteria. Invece la millanteria non è mai ironia. Perciò quest'ultima è un peccato più grave della millanteria.
3. Nei Proverbi si legge: "Quando fa la voce sommessa non credergli; poiché sette scelleratezze sono nel suo cuore". Ma parlare sommessamente rientra nell'ironia. Dunque si riscontra in quest'ultima una scelleratezza multiforme.

IN CONTRARIO: Il Filosofo afferma, che "gli ironici, dicendo meno del vero, appaiono più simpatici nei loro costumi".

RISPONDO: Come abbiamo già visto, una menzogna può essere più grave di un'altra, o per la materia di cui tratta: infatti la menzogna in materia di religione è quella più grave; oppure per il motivo che spinge a mentire: infatti la bugia dannosa è più grave di quella ufficiosa e di quella giocosa. Ora, l'ironia e la millanteria dicono bugie, a parole o a fatti, sulla stessa materia, e cioè sulla condizione della persona che parla. Perciò da questo lato esse sono alla pari. Ma ordinariamente la millanteria deriva da un motivo più riprovevole, cioè dalla brama del lucro o degli onori: invece l'ironia deriva dal fuggire, sia pure in modo peccaminoso, di esser di peso agli altri. Ecco perché il Filosofo ritiene che la millanteria sia un peccato più grave dell'ironia. - Tuttavia può capitare che uno finga di sottovalutare se stesso per altri motivi, mettiamo per tendere insidie con l'inganno. E allora è più grave peccato l'ironia.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il primo argomento vale per l'ironia e la millanteria in quanto la loro menzogna viene considerata in se stessa, oppure in rapporto alla materia di cui tratta. Da questo lato, infatti, come abbiamo visto, esse sono alla pari.
2. Ci sono due tipi di grandezza: l'una consiste nei beni temporali; l'altra in quelli spirituali. Ora, può capitare che uno mostri con segni, o con parole una minorazione relativa ai beni esterni, p. es., col vestire poveramente, e con ciò stesso miri a ostentare una certa grandezza spirituale. Il Signore infatti nel Vangelo rimprovera alcuni, perché "sfigurano la loro faccia per far vedere agli uomini che digiunano". Perciò costoro incorrono insieme il peccato d'ironia e di millanteria (sia pure per motivi diversi): e per questo peccano più gravemente. Ecco perché il Filosofo afferma che "l'esagerazione nel troppo poco è anch'essa dei millantatori". Per questo di S. Agostino si legge che voleva delle vesti né troppo preziose, né troppo misere, poiché nell'una e nell'altra cosa gli uomini cercano la propria gloria.
3. Come dice l'Ecclesiastico, "c'è chi maliziosamente si umilia, e le sue viscere sono piene d'inganno". È in tal senso che l'autore dei Proverbi condanna chi parla sottovoce per falsa umiltà.