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Questione
103
La dulia
Veniamo ora a trattare delle parti dell'osservanza. Primo, della
dulia, la quale rende ai superiori l'onore e gli altri doveri
annessi; secondo, dell'obbedienza che esegue i loro ordini.
Sul primo argomento si pongono quattro quesiti: 1. Se l'onore
consista in qualche cosa di spirituale o di materiale; 2. Se sia
dovuto soltanto ai superiori; 3. Se la dulia, che ha il compito di
rendere onore e deferenza ai superiori, sia una virtù specificamente
distinta dalla latria; 4. Se in essa si distinguano più specie.
ARTICOLO
1
Se l'onore consista in qualche cosa di materiale
SEMBRA che l'onore non consista in qualche cosa di materiale.
Infatti:
1. L'onore è prestazione di riverenza in riconoscimento della
virtù, come risulta dalle parole del Filosofo. Ma una prestazione
di riverenza è qualche cosa di spirituale; poiché riverire è un atto
del timore, come sopra abbiamo notato. Dunque l'onore è qualche
cosa di spirituale.
2. A detta del Filosofo,
"l'onore è premio della virtù". Ora,
non può essere qualche cosa di materiale il premio della virtù
che consiste principalmente in atti spirituali; poiché il premio
dev'essere superiore al merito. Perciò l'onore non consiste in cose materiali.
3. L'onore è distinto sia dalla lode che dalla gloria. Ebbene,
la lode e la gloria consistono in cose esterne. Quindi l'onore deve
consistere in cose interiori e spirituali.
IN CONTRARIO: S. Girolamo, nell'esporre quel testo paolino,
"Gli
anziani che si comportano bene nell'ufficio di capi siano fatti
degni di doppio onore, ecc.", fa questa affermazione: "Qui onore vuol indicare o l'elemosina o un
compenso". Ma l'una e l'altro
sono di ordine materiale. Dunque l'onore consiste in qualche cosa di materiale.
RISPONDO: L'onore implica un riconoscimento del valore di qualcuno:
perciò gli uomini che vogliono essere onorati cercano riconoscimenti
della propria eccellenza, come scrive il Filosofo. Ma
questo riconoscimento si può fare o dinanzi a Dio, o dinanzi agli
uomini. Per farlo dinanzi a Dio, "scrutatore di cuori", basta la
testimonianza della coscienza. Ecco perché rispetto a Dio l'onore
può limitarsi ai soli moti interiori del cuore: p. es., il solo
pensare e riconoscere la grandezza di Dio, o quella di altri dinanzi
a Dio. - Ma dinanzi agli uomini uno non può fare tale riconoscimento,
se non ricorrendo a dei segni esterni: e cioè, o alle parole,
dichiarando il valore di una persona; oppure a dei gesti, ossia a
inchini, a ricevimenti premurosi e ad altre cose del genere; ovvero
a donativi di beni esteriori, ossia a regali e offerte, all'erezione di
statue, o ad altre simili cose. E da questo lato l'onore consiste
in segni esterni e materiali.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La riverenza, o rispetto, non s'identifica
con l'onore: ma da un lato essa è il principio e il movente
che spinge ad onorare, poiché si è spinti a onorare una persona
per il rispetto o la riverenza che se ne ha; e dall'altro è il fine
dell'onore, poiché si onora una persona, affinché gli altri ne abbiano riverenza.
2. Come lo stesso Filosofo aggiunge, l'onore non è il premio
adeguato della virtù, però tra tutte le cose umane e corporee
niente può essere più grande dell'onore: poiché allora le stesse
cose materiali diventano segni dimostrativi di una virtù che eccelle.
Ora, è doveroso che il bene e la bellezza vengano riconosciuti,
secondo le parole evangeliche: "Non si accende una lucerna per
metterla sotto il moggio; ma sul candeliere, perché faccia lume
a tutti quelli che sono in casa". Ecco perché l'onore vien detto
premio della virtù.
3. La lode si differenzia in due modi dall'onore. Primo, perché
essa consiste soltanto nelle parole; mentre l'onore include anche
certi segni esterni. E in questo senso la lode è inclusa nell'onore. - Secondo,
perché prestando l'onore diamo un riconoscimento assoluto della bontà
di una persona; mentre con la lode ne facciamo
un riconoscimento in ordine a un fine, e cioè lodiamo chi agisce
bene per il raggiungimento del fine; invece l'onore, come nota il
Filosofo, si presta anche agli esseri ottimi, che non sono ordinabili
al fine, ma lo hanno già raggiunto.
La gloria poi è un effetto dell'onore e della lode. Infatti dal
riconoscimento della bontà di una persona, codesta bontà viene
conosciuta e chiarita presso molti. E il termine gloria implica
proprio questo: infatti gloria suona claria o clarità. Ecco perché
in una Glossa S. Ambrogio afferma che la gloria è "una notorietà
ben chiara ed elogiativa".
ARTICOLO
2
Se propriamente l'onore sia dovuto a chi è superiore
SEMBRA che l'onore non sia riservato a chi è superiore.
Infatti:
1. Un angelo è superiore a qualsiasi uomo viatore, stando a
quelle parole del Vangelo: "Il più piccolo nel regno dei cieli
è più grande di Giovanni Battista". Ma l'angelo proibì a S. Giovanni
l'atto di onore che l'apostolo voleva rendergli, come è scritto
nell'Apocalisse. Dunque l'onore non è riservato a chi è superiore.
2. L'onore, si è detto, va prestato a una persona come riconoscimento
della sua virtù. Ma talora capita che i superiori non
siano virtuosi. Quindi ad essi non va dato l'onore. Come non va
dato ai demoni, che pure sono superiori a noi in ordine di natura.
3. L'Apostolo ammonisce:
"Quanto all'onore ognuno prevenga l'altro". E S. Pietro:
"Rendete onore a tutti". Ma questo non si
potrebbe osservare, se l'onore fosse riservato ai superiori.
Dunque l'onore non è riservato a chi è superiore.
4. Tobia, come si legge nella Scrittura, aveva
"dieci talenti con
i quali era stato onorato dal re". E in Ester si legge che Assuero
onorò Mardocheo, e fece gridare dinanzi a lui: "Di quest'onore
è degno colui che il re vorrà onorare". Perciò l'onore si rende
anche agli inferiori. E quindi non è vero che l'onore sia riservato
a chi è superiore.
IN CONTRARIO: Il Filosofo insegna che l'onore è dovuto
"all'ottimo".
RISPONDO: L'onore, come abbiamo già detto, altro non è che un
riconoscimento del valore di una persona. Ora, il valore di una
persona si può considerare non soltanto in rapporto a chi presta
l'onore, ché allora l'onorante può anche essere superiore all'onorato,
ma in se stessa, oppure in rapporto ad altri. È così che
l'onore è sempre dovuto a una persona per una sua eccellenza o superiorità.
Infatti non è necessario che chi viene onorato sia
più eccellente di chi onora; ma basta che lo sia di altri; oppure
che lo sia più dell'onorante sotto un certo aspetto, e non in senso assoluto.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'angelo proibì a S. Giovanni non
un onore qualsiasi, ma l'onore dell'adorazione di latria, che è
dovuto soltanto a Dio. - Oppure rifiutò l'onore di dulia, per mostrare
la dignità del santo medesimo, che da Cristo era stato equiparato agli angeli,
mediante la "speranza della gloria dei figli di Dio".
E quindi l'angelo non voleva essere adorato da lui come superiore.
2. Se i prelati sono cattivi, non vengono onorati per l'eccellenza
della loro virtù, ma per l'eccellenza della loro dignità, per cui sono
ministri di Dio. Inoltre in essi viene onorata tutta la collettività
cui presiedono. - I demoni invece sono cattivi in modo irrevocabile:
e vanno trattati da nemici, piuttosto che onorati.
3. In chiunque si trova sempre qualche cosa per poterlo considerare
superiore, secondo l'insegnamento di S. Paolo: "Ritenga
ciascuno gli altri superiori a se stesso". Per questo tutti son tenuti
a prevenirsi reciprocamente col debito onore.
4. Le persone private talora vengono onorate dai re, non perché
superiori ad essi in dignità, ma per l'eccellenza della loro virtù.
In tal senso appunto furono onorati dai re sia Tobia che Mardocheo.
ARTICOLO
3
Se la dulia sia una speciale virtù distinta dalla latria
SEMBRA che la dulia non sia una speciale virtù distinta dalla latria.
Infatti:
1. A proposito di quell'espressione dei Salmi:
"Signore mio Dio,
in te spero", la Glossa commenta: "Signore dell'universo per la
tua potenza, a cui si deve un culto di dulia; Dio per la tua creazione,
a cui si deve il culto di latria". Ma la virtù che si rivolge
a Dio come Signore non è distinta da quella che lo ha di mira
come Dio. Dunque la dulia non è una virtù distinta dalla latria.
2. A detta del Filosofo,
"essere amato sembra qualche cosa di
simile all'essere onorato". Ora, la virtù della carità con la quale si
ama Dio è identica a quella con la quale si ama il prossimo. Perciò
la dulia con cui si onora il prossimo non si distingue dalla latria
con la quale si onora Dio.
3. Il moto dell'animo verso l'immagine è identico a quello verso la
realtà (rappresentata). Ma con la dulia l'uomo viene onorato in
quanto è immagine di Dio: poiché nella Scrittura si legge, che "non
apprezzano (gli empi) il valore delle anime sante: Dio invece creò
l'uomo per l'immortalità, e lo fece ad immagine della propria natura".
Quindi la dulia non è una virtù distinta dalla latria, che si riferisce a Dio.
IN CONTRARIO: S. Agostino insegna, che
"altra è la servitù dovuta
agli uomini, secondo la quale l'Apostolo comanda ai servi di sottostare
ai loro padroni, e che in greco si chiama dulia; altra invece è la latria,
che è la sudditanza riguardante il culto di Dio".
RISPONDO: Stando alle spiegazioni già date, dove c'è un'obbligazione
diversa è necessario che vi sia pure una virtù distinta per soddisfarla.
Ora, l'obbligo di servire Dio e quello di servire l'uomo sono
nettamente distinti: come la natura del dominio di Dio è diversa
da quello dell'uomo. Infatti Dio ha il dominio universale e
radicale di tutte le creature e di ciascuna di esse, sottoposte totalmente
al suo potere: l'uomo invece ha una certa partecipazione del
dominio di Dio, in quanto ha un determinato potere su un altro uomo
o su un'altra creatura. Perciò la dulia, che ha il compito di
prestare all'uomo il servizio a lui dovuto, è distinta dalla latria la
quale ha di mira il servizio corrispondente al dominio di Dio. Essa
è una specie dell'osservanza. Poiché con l'osservanza onoriamo
qualsiasi persona a noi superiore in dignità: invece la dulia vera e
propria è la virtù con la quale i servi rendono omaggio ai loro padroni;
infatti dulia in greco significa servitù.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come la religione per eccellenza
può denominarsi pietà, essendo Dio Padre per eccellenza; così la
latria per eccellenza può essere denominata dulia, in quanto Dio
per eccellenza è Signore. Ma la creatura non può partecipare il potere
di creare, in forza del quale si deve a Dio il culto di latria.
Ecco perché la Glossa indicata distingue nell'attribuire a Dio la
latria in forza della creazione, che non viene comunicata alle creature;
e la dulia in forza del suo dominio, che viene partecipato anche alle creature.
2. Il motivo per cui dobbiamo amare il prossimo è Dio, infatti con
la carità noi nel prossimo non amiamo che Dio stesso: ecco perché
è identica la carità con la quale amiamo Dio e il prossimo. Ma ci
sono altri tipi di amicizia, diversi dalla carità, fondati su altri
motivi dell'amore umano. Parimenti, essendo diversi i motivi che
spingono a servire e a onorare Dio e gli uomini, la virtù di latria non
può essere identica alla dulia.
3. Il moto dell'animo verso l'immagine in quanto rappresentazione
si riferisce alla realtà rappresentata: ma non tutti i moti verso
l'immagine hanno codesto obiettivo. Ecco perché talora il moto
dell'animo verso l'immagine è distinto da quello verso la cosa rappresentata.
Perciò dobbiamo rispondere che l'onore e la sottomissione
di dulia ha di mira direttamente la dignità propria dell'uomo.
Infatti, sebbene in forza di codesta dignità l'uomo sia a immagine e
somiglianza di Dio, tuttavia non sempre nel prestare riverenza a una
persona l'uomo l'indirizza a Dio in maniera attuale.
Oppure si può rispondere che il moto dell'animo verso l'immagine
si riferisce sempre in qualche maniera alla realtà che rappresenta:
ma non è detto che il moto verso quest'ultima abbracci anche l'immagine.
E quindi la riverenza che si presta a un uomo, in quanto
immagine di Dio, ridonda sempre in Dio in qualche maniera: ma la riverenza
che si presta alla divinità in nessun modo può appartenere
alla sua immagine.
ARTICOLO
4
Se vi siano specie diverse di dulia
SEMBRA che
vi siano diverse specie di dulia.
Infatti:
1. La dulia ha il compito di onorare il prossimo. Ma il motivo di
onorare le varie persone, cioè il re, i genitori, i maestri, è diverso,
come nota il Filosofo. E poiché la diversità dei motivi, ossia degli
aspetti che l'oggetto presenta, determina specie diverse di virtù, è
chiaro che la dulia si divide in varie virtù specificamente distinte.
2. Una cosa intermedia differisce nella specie
dagli estremi opposti:
il grigio, p. es., differisce così dal bianco e dal nero. Ora, l'iperdulia è
qualche cosa di mezzo tra la dulia e la latria: infatti essa
si esercita verso creature che hanno una speciale affinità con Dio,
come la Beata Vergine in quanto madre di Dio. Perciò la dulia presenta
due specie distinte: la dulia semplice e l'iperdulia.
3. Come nelle creature ragionevoli si riscontra l'immagine di
Dio,
per cui sono oggetto di onore, così nelle creature irragionevoli si
riscontra il di lui vestigio. Ma i termini immagine e vestigio implicano
gradi diversi di somiglianza. Dunque si devono anche riscontrare
specie diverse di virtù in rapporto a codeste cose: specialmente
se si pensa che noi prestiamo onore a certe creature prive di ragione
e cioè al legno della santa Croce, e ad altre cose sante.
IN CONTRARIO: Dulia e latria si dividono per contrapposizione. Ora,
la latria non si suddivide in più specie. Quindi neppure la dulia.
RISPONDO: Al termine dulia si possono dare due significati. Primo,
in senso lato indica il rispetto che si ha verso chiunque a motivo
di qualsiasi eccellenza. E in tal senso essa ha sotto di sé la pietà,
l'osservanza, e qualsiasi altra virtù che dispone al rispetto verso
l'uomo. E quindi presenta specie diverse.
Secondo, si può prendere in senso stretto, e cioè indicare la disposizione
del servo al rispetto verso il padrone: infatti dulia, come
abbiamo detto, significa servitù. E in tal senso la dulia non si suddivide
in diverse specie ma è una tra le specie dell'osservanza, di
cui parla Cicerone: poiché diverso è il rispetto del servo verso il
padrone, del soldato verso il comandante, del discepolo verso il maestro,
e così via.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il primo argomento è valido per la
dulia in senso lato.
2. L'iperdulia è la specie principale della dulia presa in senso lato.
Infatti a un essere umano la riverenza più grande si deve per
la sua affinità con Dio.
3. L'uomo non deve sottomissione né onore alcuno alle creature
irragionevoli considerate per se stesse: ché anzi tutte codeste creature
sono soggette all'uomo. Ma l'onore che si rende alla Croce di
Cristo s'identifica con l'onore che si rende a Cristo: come la porpora
del re, a detta del Damasceno, viene onorata per il medesimo onore
che al re è dovuto.
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