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Questione 102
L'osservanza, o rispetto
Passiamo ora a parlare dell'osservanza e delle sue specie. Di
riflesso si conosceranno così i vizi contrari.
A proposito del rispetto, o osservanza, esamineremo questi tre punti:
1. Se l'osservanza, o rispetto, sia una virtù specificamente
distinta dalle altre; 2. Che cosa sia questa osservanza; 3. Il confronto
tra essa e la pietà.
ARTICOLO
1
Se l'osservanza o rispetto sia una virtù specificamente
distinta dalle altre
SEMBRA che l'osservanza o rispetto non sia una virtù specificamente
distinta dalle altre.
Infatti:
1. Le virtù si distinguono in base al loro oggetto. Ma l'oggetto
dell'osservanza non è distinto dall'oggetto della pietà. Infatti Cicerone
nella Retorica afferma, che "il rispetto consiste nell'ossequio e
nella deferenza che si usano verso uomini superiori in dignità".
Ma anche la pietà non fa che offrire ossequio e deferenza verso i
genitori, che sono superiori in dignità. Quindi l'osservanza,
o rispetto, non è una virtù distinta dalla pietà.
2. Come si deve prestare onore e usare deferenza verso gli uomini
costituiti in dignità, così si devono tali cose verso coloro che
eccellono nella scienza e nella virtù. Ora, non esiste una speciale virtù
fatta per rendere onore e deferenza alle persone virtuose e sapienti.
Dunque neppure è una virtù specificamente distinta quella che ci
porta a prestare deferenza e onore alle persone che ci sono superiori in dignità.
3. Agli uomini costituiti in autorità si devono molte cose che siamo
tenuti a rendere per legge; e vi accenna S. Paolo in quel testo: "Rendete
a tutti ciò che è dovuto: a chi il tributo il tributo, ecc.".
Ma le cose cui siamo tenuti per legge appartengono alla giustizia
legale, oppure alla virtù specifica della giustizia. Perciò l'osservanza
non è per se stessa una virtù specificamente distinta dalle altre.
IN CONTRARIO: Cicerone enumera l'osservanza, o rispetto, tra le
altre parti della giustizia che sono virtù speciali.
RISPONDO: Come abbiamo già notato, le virtù vanno distinte seguendo
i medesimi gradi di dignità delle varie persone verso le quali
dobbiamo qualche cosa. Ora, come il padre nostro carnale partecipa
la natura di principio, che nella sua universalità è in Dio, così anche
le persone che hanno un compito direttivo su di noi sono partecipi
in qualche modo della paternità. Poiché il padre è principio, o causa,
della generazione, dell'educazione, della formazione intellettuale, e
di quanto appartiene al perfetto sviluppo della vita umana; ma la
persona costituita in autorità è quasi principio del nostro vivere
per certe determinate cose: così il capo dello stato è principio negli
affari civili; il capo dell'esercito nelle cose di guerra, l'insegnante
in quelle di scuola, e così via. Ecco perché tutte queste persone
vengono denominate padri, data la somiglianza dei compiti. In tal senso
si espressero i servi di Naaman, come riferisce la Scrittura: "Padre,
se il profeta ti avesse ordinato di fare una cosa difficile, ecc.".
Perciò come al di sotto della religione, che ha il compito di tributare
un culto a Dio, troviamo immediatamente la pietà, che ci fa ossequienti
ai genitori; così al di sotto della pietà troviamo l'osservanza,
con la quale tributiamo ossequio e rispetto alle autorità.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La religione, come abbiamo già
detto, è una pietà di ordine superiore, però la pietà propriamente
detta è distinta dalla religione. Parimenti, la pietà può anche
presentarsi come un'osservanza di ordine superiore, e tuttavia
l'osservanza in senso stretto è distinta dalla pietà.
2. Per il fatto che uno è costituito in autorità, non solo ha una
superiorità sugli altri, ma ha pure il potere di governare i suoi
sudditi. Perciò egli allora riveste natura di principio, quale guida
di altri. Invece per il fatto che uno eccelle nella scienza o nella virtù
non riveste natura di principio rispetto agli altri, ma ha solo un
valore in se medesimo. Ecco perché c'è una virtù speciale che ha il
compito di prestare onore e ossequio alle autorità costituite. - Siccome
però la scienza, la virtù e altre simili perfezioni rendono una
persona capace di autorità, il rispetto che si ha verso chiunque per
la sua eccellenza si riduce a questa medesima virtù.
3. La giustizia come virtù specifica ha il compito di rendere con
perfetta uguaglianza quanto a ciascuno è dovuto. Ma questa
uguaglianza non si può raggiungere verso le persone virtuose, e verso
quelli che esercitano bene la loro autorità: così come non si può
fare né verso Dio, né verso i genitori. Ecco perché tale compito
spetta a una virtù annessa; non già alla virtù specifica della
giustizia, che è una virtù cardinale. - La giustizia legale poi abbraccia,
come abbiamo detto sopra, gli atti di tutte le virtù.
ARTICOLO
2
Se l'osservanza abbia il compito di prestare rispetto e onore
a coloro che sono costituiti in autorità
SEMBRA che l'osservanza non abbia il compito di prestare rispetto
e onore a coloro che sono costituiti in autorità.
Infatti:
1. Come nota S. Agostino noi rispettiamo quelle persone che
abbiamo in onore: dal che risulta che rispetto e onore sono la stessa
cosa. Perciò non è esatto dire che l'osservanza ha il compito di
rendere alle persone costituite in dignità rispetto e onore.
2. La giustizia ha il compito di rendere quanto è dovuto. E quindi
anche l'osservanza, che è tra le parti della giustizia. Ma non a tutti
quelli che sono costituiti in autorità siamo tenuti a rendere rispetto
e onore, bensì ai soli nostri superiori. Dunque non è esatto affermare
che l'osservanza ha il compito indicato.
3. Ai nostri superiori costituiti in autorità non solo dobbiamo
l'onore, ma anche il timore, e la presentazione di determinate
offerte, secondo le parole di S. Paolo: "Rendete a tutti ciò che è dovuto,
a chi il tributo il tributo; a chi il dazio il dazio; a chi il timore
il timore; a chi l'onore l'onore". Inoltre dobbiamo ad essi riverenza
e sottomissione, come dice altrove l'Apostolo: "Obbedite ai vostri
superiori e siate loro sottomessi". Perciò non è giusto concludere
che l'osservanza ha il compito di prestare il rispetto e l'onore.
IN CONTRARIO: Cicerone insegna, che
"l'osservanza è la virtù
mediante la quale si presta rispetto e onore alle persone che ci sono
superiori in autorità".
RISPONDO: Le persone costituite in autorità hanno il compito di
governare i sudditi. Ma governare significa muovere qualcuno verso
il debito fine: come fa il pilota che governa la nave conducendola al
porto. Ora, chi muove ha sempre una superiorità e un potere rispetto
a ciò che è mosso. Perciò in chi è costituito in autorità si deve
considerare innanzi tutto l'eccellenza del suo stato, che implica un
potere sui sudditi; in secondo luogo il compito del governare.
Ebbene, a motivo della sua eccellenza a lui è dovuto l'onore, che è
appunto il riconoscimento della superiorità di una persona. Invece
a motivo del compito di governare, ai superiori si deve rispetto,
il quale consiste in un certo ossequio, per cui si ubbidisce al suo
comando, e si offre qualche cosa in cambio dei loro benefici.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Nel rispetto non è incluso soltanto
l'onore, ma tutti gli altri atti doverosi di subordinazione verso un'altra persona.
2. Come sopra abbiamo detto, il debito è di due specie. C'è il debito
legale, a rendere il quale si è tenuti per legge. E in tal senso siamo
tenuti a rendere onore e rispetto a coloro che son costituiti in autorità
sopra di noi. - C'è poi il debito morale, dovuto per un senso di onestà.
E in tal senso siamo tenuti a prestare rispetto e onore alle
autorità costituite, anche se non siamo loro sudditi.
3. Alle autorità si deve l'onore a motivo del loro alto grado di
dignità; e il timore a motivo del loro potere di coercizione. Invece
per la loro funzione di governo si deve obbedienza, la quale fa
muovere i sudditi al comando dei superiori; e si devono i tributi, che
sono come la paga del loro lavoro.
ARTICOLO
3
Se l'osservanza sia una virtù superiore alla pietà
SEMBRA che l'osservanza sia una virtù superiore alla pietà.
Infatti:
1. Il capo dello stato, cui si devono i doveri dell'osservanza,
sta al padre, onorato dalla virtù della pietà, come un governante
universale sta a un governante particolare: infatti la famiglia, che è
governata dal padre, è parte dello stato, il quale è sotto il governo
del principe. Ma una virtù più universale è superiore ed è più
efficace sugli esseri inferiori. Dunque l'osservanza è una virtù
superiore alla pietà.
2. Le autorità hanno cura del bene comune. Invece la parentela
rientra nel bene privato, che dev'essere posposto a quello comune:
infatti molti vengono lodati per essersi esposti ai pericoli di morte
per il bene comune. Perciò l'osservanza, che ha il compito di
prestare un culto a coloro che sono costituiti in autorità, è superiore
alla pietà che presta un culto alle persone del proprio sangue.
3. Dopo che a Dio onore e riverenza son dovuti alle persone virtuose.
Ma questo compito spetta alla virtù dell'osservanza, come
sopra abbiamo notato. Dunque l'osservanza è la prima virtù dopo
quella di religione.
IN CONTRARIO: I comandamenti della legge hanno per oggetto gli
atti delle virtù. Ora, immediatamente dopo i precetti della religione,
inclusi nella prima tavola, segue il comandamento che impone di
onorare i genitori, e che riguarda la pietà. Quindi la pietà in ordine
di importanza segue immediatamente la religione.
RISPONDO: Alle persone costituite in autorità si possono rendere
omaggi sotto due punti di vista. Primo, in ordine al bene comune:
come quando uno sta al loro servizio nell'amministrazione dello
stato. E questo non rientra nell'osservanza, ma nella pietà, che ha
il compito di prestare un culto non solo ai genitori, ma anche alla
patria. - Secondo, si può prestare ossequio alle autorità, direttamente
indirizzandolo alla loro gloria e utilità personale. E questo
è il compito proprio dell'osservanza in quanto distinta dalla pietà.
Perciò il confronto tra le due virtù dev'esser fatto guardando ai
diversi rapporti che le persone ricordate hanno con noi, e che sono
quindi oggetto dell'una e dell'altra. Ora, è evidente che i genitori e
i congiunti sono a noi uniti con un vincolo più sostanziale, o naturale,
che le persone costituite in autorità: infatti è più connessa con
la natura, o con la nostra sostanza, la generazione e l'educazione,
di cui il padre è principio e causa, che il governo esteriore, che ha il
suo principio nelle autorità costituite. Ecco perché la pietà è superiore
alla virtù dell'osservanza, rendendo essa un culto a persone
più intime, verso le quali siamo più obbligati.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il capo dello stato sta al padre
come
una virtù universale sta a quella particolare quanto al governo esteriore:
non già rispetto alla causalità che il padre esercita sulla generazione.
Sotto tale aspetto egli può essere confrontato (solo) con
la virtù divina, che produce nell'essere tutte le cose.
2. Il rispetto delle autorità, in quanto esse sono ordinate al bene
comune, non rientra nell'osservanza, bensì nella pietà, come abbiamo spiegato.
3. La prestazione dell'onore e del rispetto non solo deve essere
proporzionata direttamente alle persone cui si offre, ma anche alle
persone che l'offrono. Perciò, sebbene le persone virtuose, considerate
per se stesse siano degne di maggior onore che i genitori: tuttavia
i figli, per i benefici ricevuti e per i legami naturali, sono più
obbligati all'ossequio e all'onore verso i genitori che verso estranei
colmi di virtù.
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