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Questione
101
La pietà
Dopo la religione è logico trattare della pietà. I vizi opposti
saranno messi in evidenza dallo studio di essa.
Sull'argomento quattro sono i quesiti: 1. Quali siano le persone
cui si estende; 2. Quali i suoi compiti; 3. Se la pietà sia una
speciale virtù; 4. Se per motivi religiosi si possano trascurare i
doveri della pietà.
ARTICOLO
1
Se la pietà si estenda a persone umane determinate
SEMBRA che la pietà non si estenda a determinate persone umane.
Infatti:
1. S. Agostino insegna, che
"col termine pietà si è soliti
intendere propriamente il culto di Dio, che i greci chiamano eusebeia".
Ora il culto di Dio non si riferisce a uomini, ma a Dio soltanto.
Dunque la pietà non si estende a determinate persone umane.
2. S. Gregorio scrive:
"La pietà nel suo giorno offre un convito,
perché riempie il cuore con le opere di misericordia". Ma le opere
di misericordia vanno offerte a tutti, come nota S. Agostino.
Quindi la pietà non si estende a certe persone in particolare.
3. Come insegna il Filosofo, oltre la consanguineità e la patria
ci sono tra gli uomini molti altri legami; e l'amicizia si può fondare
su uno qualsiasi di essi. La quale amicizia sembra identificarsi
con la virtù della pietà, stando alle parole della Glossa su
quel testo paolino: "con parvenza di pietà". Perciò la pietà
non si estende ai soli consanguinei e compatrioti.
IN CONTRARIO: Cicerone ha scritto:
"La pietà è l'esatto compimento
dei nostri doveri verso i parenti e i benefattori della patria".
RISPONDO: Un uomo in più modi diviene debitore di altri, e secondo
i loro gradi di dignità, e secondo i diversi benefici che ne
ha ricevuti. Per l'un capo e per l'altro Dio è al primo posto,
perché infinitamente grande, e causa prima per noi dell'essere e dell'agire.
Al secondo posto come principi dell'essere e dell'agire vengono
i genitori e la patria, dai quali e nella quale siamo nati e
siamo stati allevati. Perciò dopo che a Dio, l'uomo è debitore ai
genitori e alla patria. E quindi come spetta alla religione prestare
culto a Dio, così subito dopo spetta alla pietà prestare ossequi ai
genitori e alla patria. Ma nell'ossequio verso i genitori è incluso
quello relativo a tutti i consanguinei; poiché la loro consanguineità
dipende dai nostri genitori, come nota il Filosofo. Dell'ossequio
poi verso la patria partecipano sia i compatrioti, sia gli amici di
essa. Ecco perché la pietà si estende principalmente a codeste persone.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il più include anche il meno.
Ecco perché il culto a Dio dovuto include anche, come un elemento
particolare, il culto dovuto ai genitori. Di qui le parole della
Scrittura: "Se io son padre, dov'è il mio onore?". Ciò spiega perché
il termine pietà si riferisca pure al culto verso Dio.
2. Come spiega S. Agostino,
"il termine pietà si usa spesso
anche per le opere di misericordia. E penso che ciò sia derivato dal
fatto che Dio le ha comandate in una maniera specialissima, fino a
protestare di preferirle persino ai sacrifici. E da quest'uso si è
passati ad attribuire la pietà a Dio stesso".
3. I legami che abbiamo con la parentela e con i compatrioti
sono più connessi di altri legami con il principio del nostro essere.
Ecco perché il termine pietà è più appropriato per essi.
ARTICOLO
2
Se la pietà provveda al sostentamento dei genitori
SEMBRA che la pietà non provveda al sostentamento dei genitori.
Infatti:
1. Il precetto del decalogo che si riferisce alla pietà
suona così: "Onora il padre e la madre". Ma in esso si comanda solo
prestazione di onore. Dunque alla pietà non spetta di provvedere al
sostentamento dei genitori.
2. Per coloro che è tenuto a sostentare un uomo deve tesoreggiare.
Ora, l'Apostolo afferma che "i figli non devono tesoreggiare per
i genitori". Dunque essi in virtù della pietà non son tenuti a sostentarli.
3. La pietà non si estende solo ai genitori, ma anche agli altri
parenti e ai compatrioti, come abbiamo già notato. Ora, nessuno
è tenuto a sostentare tutti i parenti e tutti i compatrioti. Perciò
neppure si è tenuti a sostentare i genitori.
IN CONTRARIO: Il Signore nel Vangelo rimprovera i Farisei
perché ritraevano i figli dal provvedere al sostentamento dei genitori.
RISPONDO: Due sono le prestazioni cui hanno diritto i genitori:
la prima essenziale, la seconda accidentale. Essenzialmente essi han
diritto a quanto esige la paternità come tale. Ed essendo il padre
in uno stato di superiorità, come causa del figlio, costui gli deve
rispetto e obbedienza. Accidentalmente invece il padre ha diritto di
ricevere qualche cosa per quanto può capitare: se è infermo, p. es.,
ha diritto a essere visitato e assistito; se è povero, a essere sostentato;
e così via. E tutte queste cose rientrano nell'ossequio dovuto.
Ecco perché Cicerone afferma che la pietà offre "prestazioni" e
"culto": riferendo il termine "prestazione"
all'ossequio, e il "culto"
al rispetto e all'onore; poiché, a detta di S. Agostino, "noi possiamo
dire di avere un culto per quelle persone che onoriamo
spesso col ricordo e con la nostra assistenza".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come spiega il Signore nel Vangelo,
nell'onore verso i genitori è inclusa ogni prestazione a favore
di essi. E questo perché il sostentamento è strettamente dovuto al
padre in forza della sua anzianità.
2. Essendo il padre causa o principio, a differenza del figlio che
è una realtà derivata da un principio, di suo spetta al padre provvedere
ai figli; e quindi non solo deve sostentarli in un dato momento,
ma per tutta la vita, e questo si fa col "tesoreggiare". Però
capita accidentalmente che il figlio debba dare qualche cosa al padre,
per una necessità contingente in cui è tenuto a provvedere, non
già a tesoreggiare come per un tempo indefinito: poiché per
natura i figli succedono ai genitori, e non viceversa.
3. Come si esprime Cicerone, culto e prestazioni son dovuti a
tutti "i consanguinei e a tutti i benefattori della patria", ma non
a tutti ugualmente: in maniera speciale, però, son dovuti ai genitori;
agli altri invece in proporzione delle proprie possibilità, e dei loro diritti.
ARTICOLO
3
Se la pietà sia una speciale virtù distinta dalle altre
SEMBRA che la pietà non sia una speciale virtù distinta dalle altre.
Infatti:
1. La prestazione di ossequio e di riverenza verso qualcuno
procede dall'amore. Ora, tale è il compito della pietà. Dunque tale
virtù non è distinta dalla carità.
2. Prestare il culto a Dio è proprio della religione. Ma anche la
pietà offre un culto a Dio, come nota S. Agostino. Quindi la pietà
non si distingue dalla religione.
3. La pietà che ha il compito di prestare omaggio alla patria
sembra identificarsi con la giustizia legale, la quale ha per oggetto il
bene comune. Però la giustizia legale è una virtù generale, come
spiega il Filosofo. Perciò la pietà non è una virtù speciale.
IN CONTRARIO: Cicerone la enumera tra le parti della giustizia.
RISPONDO: Una virtù è specificamente distinta per il fatto che
riguarda un oggetto da uno speciale punto di vista. Ora, essendo
compito della giustizia rendere ad altri ciò che è loro dovuto, dove
c'è un'obbligazione speciale verso una data persona, si riscontra
anche una speciale virtù. Ebbene, per il fatto che una persona è per
natura causa o principio della nostra esistenza e del nostro vivere,
merita speciali riguardi. E la pietà ha di mira precisamente
codesto principio, prestando essa servizi e venerazione ai genitori,
alla patria e a quanti hanno affinità con essi. Perciò la pietà è una
speciale virtù.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come la religione è una testimonianza
di fede, di speranza e di carità, che sono le virtù principali
con cui l'uomo è ordinato a Dio; così la pietà è una testimonianza
della carità che uno nutre verso i genitori e la patria.
2. Dio è principio della nostra esistenza e del nostro vivere in
maniera molto superiore ai genitori e alla patria. Perciò la virtù
di religione, che presta il culto a Dio, è distinta dalla pietà, che lo
presta ai genitori e alla patria. Ma le cose che si riferiscono alle
creature, come spiega Dionigi, vengono attribuite a Dio per via
di eminenza e di causalità. Ecco perché il culto di Dio prende il
nome di pietà: come Dio stesso è detto in maniera eminente nostro Padre.
3. La pietà riguarda la patria come un principio della nostra
esistenza: invece la giustizia legale mira al bene della patria in
quanto è un bene comune. Ecco perché la giustizia legale, a differenza
della pietà, è una virtù di ordine generale.
ARTICOLO
4
Se per motivi religiosi si possano trascurare i doveri verso i genitori
SEMBRA che per motivi religiosi si debbano trascurare i doveri verso i genitori.
Infatti:
1. Nel Vangelo si legge:
"Se uno viene a me e non odia suo
padre e sua madre e la moglie e i figli e i fratelli e le sorelle e
perfino la sua vita, non può essere mio discepolo". Infatti esso ci
narra a lode di Giacomo e di Giovanni, che "lasciate le reti e il
padre seguirono Cristo". Ai figli di Levi poi la Scrittura attribuisce
questo merito: "Disse egli al padre e alla madre sua, Non vi
conosco; e ai suoi fratelli, Non so chi siate; e non conobbero i propri
figli: essi custodirono le tue parole". Ora, per misconoscere i
genitori e gli altri parenti, oppure per odiarli, è necessario omettere
i doveri della pietà. Dunque codesti doveri si devono trascurare
per motivi di religione.
2. Nel Vangelo si legge ancora che a un tale il quale gli
chiedeva: "Permettimi prima di andare a seppellire mio padre", il Signore
rispose: "Lascia che i morti seppelliscano i loro morti. Tu
vai ad annunziare il regno di Dio", che è un impegno di religione.
Invece il seppellimento dei genitori è un compito della pietà.
Dunque per motivi religiosi i doveri di pietà si devono tralasciare.
3. Dio è per eccellenza nostro Padre. Ora, come con i doveri della
pietà curiamo il culto dei genitori, così con la religione curiamo
il culto di Dio. Dunque per il culto religioso vanno trascurati i
doveri della pietà.
4. I religiosi in forza dei loro voti, che non è lecito trasgredire,
son tenuti alle prescrizioni delle loro regole. E queste proibiscono
di soccorrere i genitori: sia per la povertà, che li priva dei loro
beni, sia per l'obbedienza, poiché non viene loro concesso di uscire
dal chiostro, senza il permesso dei superiori. Perciò per motivi
religiosi si devono omettere i doveri di pietà verso i genitori.
IN CONTRARIO: Nel Vangelo il Signore ha rimproverato i Farisei,
perché insegnavano a sottrarsi agli obblighi verso i genitori per
motivi religiosi.
RISPONDO: La religione e la pietà sono due virtù. Ora, una virtù
non può mai essere contraria e incompatibile con un'altra: poiché
a detta del Filosofo il bene non è mai contrario al bene. Perciò non
è possibile che la pietà e la religione si ostacolino a vicenda, al
punto che l'atto dell'una impedisca l'esercizio dell'altra. Infatti
l'atto di ogni virtù, come abbiamo già visto sopra, è limitato dalle
debite circostanze: trascurando le quali l'atto non è più virtuoso, ma
peccaminoso. Dunque è compito della pietà prestare ai genitori servizi
e riguardi secondo la debita misura. Ma non è una misura
giusta che un uomo attenda al culto dei genitori più che al culto di
Dio: poiché, come insegna S. Ambrogio, "la pietà verso Dio è
superiore agli impegni verso la parentela". Perciò se il culto dei
genitori ci distogliesse dal culto di Dio, non si dovrebbe attendere
oltre ai doveri verso di essi mettendoci contro Dio. Di qui l'esortazione
di S. Girolamo: "Calpesta pure tuo padre, calpesta tua madre, e
va' avanti, anzi vola verso il vessillo della croce. Questa crudeltà è
il colmo della pietà". Perciò in questi casi bisogna tralasciare i
doveri verso i genitori per il culto di Dio. - Se invece prestando
l'ossequio dovuto ai genitori non veniamo distolti dal culto
suddetto, siamo nell'ambito della pietà. E quindi non si dovrà
tralasciare la pietà per la religione.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. S. Gregorio spiega le riferite
parole del Signore, dichiarando che "quando i genitori ci sono di
ostacolo nelle vie di Dio, li dobbiamo misconoscere con l'odio e con la fuga". Infatti se i nostri genitori ci spingono al peccato, o ci
ritraggono dal culto di Dio, sotto questo aspetto li dobbiamo
abbandonare e odiare. In tal senso si dice che i figli di Levi ignorarono
la loro parentela: poiché, come si narra nell'Esodo, non ne
ebbero misericordia, stando al comando di Dio, quando essa cadde
nell'idolatria: - Invece Giacomo e Giovanni vengono lodati perché
seguirono il Signore dopo aver abbandonato il padre, non perché
il padre li spingeva al male; ma perché persuasi che egli in altra
maniera poteva far fronte alla vita, mentre essi seguivano il Cristo.
2. Il Signore, come spiega il Crisostomo,
proibì a quel discepolo
di andare a seppellire suo padre, perché "voleva risparmiargli molti
mali, e cioè: i pianti, i gemiti e tutte le preoccupazioni connesse.
Infatti dopo la sepoltura era necessario esaminare il testamento,
far la divisione dell'eredità, e altre cose del genere. Ma specialmente
lo fece perché c'erano altri i quali potevano interessarsi
di quel seppellimento".
Oppure, come dice S. Cirillo,
"quel discepolo non chiese di
andare a seppellire il padre già morto: ma di poterlo assistere nella
vecchiaia fino alla sepoltura. E il Signore non lo permise, perché
c'erano altri parenti che potevano attendere a tale assistenza".
3. Anche ciò che la pietà ci comanda di fare per i genitori
dobbiamo riferirlo a Dio, come le altre opere di misericordia che
prestiamo al prossimo, secondo le parole del Signore: "Quello che
avete fatto al minimo dei miei fratelli l'avete fatto a me". Quindi
se i nostri genitori hanno necessità del nostro aiuto, non avendo
altro sostegno, ed essi non ci spingono a far cose a Dio contrarie,
non dobbiamo abbandonarli per motivi di religione. Se invece non
possiamo attendere alla loro cura senza peccato, oppure se possono
fare a meno del nostro soccorso: allora è lecito tralasciare gli
obblighi verso di loro per attendere maggiormente alle cose religiose.
4. Il caso di chi è ancora nel secolo è diverso da quello di chi
ha già professato in una religione. Infatti chi è nel secolo, se ha i
genitori che non possono fare a meno del suo aiuto, non deve
entrare in religione: poiché violerebbe il precetto che impone di
onorarli. - Sebbene alcuni dicano che anche in questo caso uno può
abbandonarli, affidandoli al soccorso di Dio. Ma se uno riflette bene,
questo sarebbe un tentare Dio: perché una persona, sapendo come
agire con umana prudenza, esporrebbe i genitori al pericolo nella
speranza dell'aiuto di Dio.
Se però i genitori hanno di che vivere, uno potrebbe entrare in
religione, abbandonando i suoi. Poiché i figli non son tenuti a sostentare
i genitori, se non in caso di necessità, come sopra abbiamo detto.
Invece chi è già professo di una religione è considerato ormai
come morto al mondo. Perciò egli, per soccorrere i genitori, non
deve abbandonare il chiostro, nel quale si è consepolto con Cristo,
per immischiarsi di nuovo negli affari temporali. Tuttavia salvando
l'obbedienza verso i suoi prelati e lo stato della propria religione,
egli è tenuto a ingegnarsi piamente per trovare il modo di
soccorrere i propri genitori.
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