|
Questione
99
I precetti dell'antica legge
Passiamo a trattare dei precetti dell'antica legge. Primo, della
loro divisione; secondo, dei singoli generi di essi.
Sul primo argomento si pongono sei quesiti: 1. Se i precetti della
legge antica fossero molteplici, o uno soltanto; 2. Se l'antica legge
contenga dei precetti morali; 3. Se oltre quelli morali ne contenga
anche di cerimoniali; 4. Se inoltre contenga precetti giudiziali o legali;
5. Se oltre a codesti tre tipi ne contenga altri; 6. Sul modo col
quale la legge induceva all'osservanza di codesti precetti.
ARTICOLO
1
Se l'antica legge contenesse un unico precetto
SEMBRA che la legge antica non contenesse che un unico precetto.
Infatti:
1. Una legge, come sopra abbiamo visto, non è altro che un precetto.
Ora, la legge antica è unica. Dunque essa non contiene che un solo precetto.
2. L'Apostolo scrive:
"Qualsiasi altro precetto si riassume in questo,
"Amerai il prossimo tuo come te stesso"". Ma tale precetto è
unico. Quindi l'antica legge non contiene che un unico precetto.
3. Sta scritto:
"Fate agli altri tutto quello che volete che gli altri
facciano a voi; perché questa è la legge e i profeti". Ora, tutta
l'antica legge è contenuta nella legge e nei profeti. Dunque tutta
l'antica legge non ha che un unico precetto.
IN CONTRARIO: L'Apostolo accenna alla
"legge dei comandamenti".
E in codesto caso, come spiega la Glossa, parla della legge antica.
Quindi la legge antica racchiude molti comandamenti.
RISPONDO: Il precetto di una legge, essendo obbligante, riguarda
una cosa da farsi. Ora, questa obbligatorietà deriva dalla necessarietà
di un dato fine. Perciò è evidente che la nozione di precetto implica
un ordine al fine, poiché viene comandato ciò che è necessario o
utile per il fine da raggiungere. Ma può capitare che per raggiungere
un dato fine siano necessarie o utili cose molteplici. E in questo
senso si possono dare precetti molteplici su cose diverse in ordine
a un unico fine. Perciò si deve concludere che tutti i precetti
dell'antica legge sono un precetto unico per il loro ordine a un unico fine:
ma che sono molteplici per la diversità delle cose ordinate a codesto fine.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Si dice che l'antica legge è unica,
perché ordinata a un unico fine: contiene però diversi precetti, data
la diversità delle cose che essa ordina al fine. Allo stesso modo (potremmo dire
che) l'arte muraria è unica, perché tende alla costruzione della casa,
unico suo fine: ma contiene norme molteplici secondo i diversi atti
ordinati a tale scopo.
2. Come insegna l'Apostolo,
"fine del precetto è la carità": infatti
tutta la legge ha lo scopo di promuovere l'amicizia degli uomini tra loro,
o dell'uomo con Dio. Ecco perché tutta la legge si compendia
in questo unico comandamento: "Amerai il prossimo tuo come te stesso",
trattandosi del fine di tutti i comandamenti; infatti nell'amore
del prossimo è incluso anche l'amore di Dio, quando si ama il prossimo per Dio.
Perciò l'Apostolo sostituì quest'unico precetto ai due precetti
dell'amore di Dio e del prossimo, di cui il Signore aveva detto: "In questi
due comandamenti consiste tutta la legge e i profeti".
3. Come Aristotele insegna,
"i sentimenti di amicizia verso gli altri
derivano dal senso di amicizia verso se stessi", cioè l'uomo si
comporta allora verso un altro come verso se stesso. Perciò le parole: "Fate
agli altri tutto quello che volete che gli altri facciano a voi",
spiegano la regola dell'amore del prossimo, che è implicita nel precetto:
"Amerai
il prossimo tuo come te stesso". E quindi esse non sono che una spiegazione
di questo comandamento.
ARTICOLO
2
Se la legge antica contenga precetti morali
SEMBRA che la legge antica non contenga precetti morali.
Infatti:
1. Sopra abbiamo dimostrato che la legge antica è distinta dalla
legge naturale. Ma i precetti morali appartengono alla legge naturale.
Quindi non appartengono alla legge antica.
2. La legge divina è chiamata in soccorso dell'uomo, là dove non
arriva la ragione umana: com'è evidente nelle cose della fede, le
quali sono appunto al di sopra della ragione. Ora, la ragione umana
è proporzionata ai precetti morali. Perciò questi non appartengono
alla legge antica, che è legge divina.
3. A detta di S. Paolo, l'antica legge è
"la lettera che uccide".
Invece i precetti morali non uccidono, ma vivificano, secondo le parole
del Salmo: "In eterno non mi scorderò dei tuoi statuti, perché per essi
mi rimetti in vita". Dunque i precetti morali non rientrano nell'antica legge.
IN CONTRARIO: Sta scritto:
"Diede loro inoltre una disciplina, e li
fece eredi della legge di vita". Ora, la disciplina si riferisce ai costumi;
infatti la Glossa, spiegando un testo paolino, commenta: "La
disciplina è l'educazione del costume per vie difficili". Dunque la
legge data da Dio conteneva precetti morali.
RISPONDO: L'antica legge conteneva dei precetti morali, com'è
evidente nell'Esodo: "Non ammazzare, Non rubare". E ben a ragione.
Infatti, come l'intenzione principale della legge umana è di
stabilire l'amicizia degli uomini tra loro; così l'intenzione principale
della legge divina è di stabilire l'amicizia dell'uomo con Dio.
Essendo però a base dell'amore la somiglianza, secondo il detto: "Ogni animale ama il suo
simile", è impossibile che ci sia quest'amicizia
dell'uomo con Dio, infinitamente buono, se gli uomini non diventano buoni.
Infatti nel Levitico si legge: "Siate santi, perché io
sono santo". Ma la bontà dell'uomo è la virtù, la quale "rende buono
chi la possiede". Perciò era necessario che nella legge antica non
mancassero precetti riguardanti gli atti delle virtù. Son questi appunto
i precetti morali della legge.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'antica legge si distingue dalla
legge naturale, non come le fosse del tutto estranea, ma in quanto
aggiunge ad essa qualche cosa. Infatti come la grazia presuppone la natura,
così la legge divina presuppone quella naturale.
2. La legge divina non aveva solo il compito di aiutare l'uomo in
quello che supera la capacità della ragione, ma anche là dove la
ragione suol trovare delle difficoltà. Ora, la ragione umana non
poteva sbagliare nella conoscenza astratta dei precetti morali più
comuni della legge naturale: ma per le abitudini peccaminose tale
conoscenza veniva a oscurarsi nell'agire concreto. Rispetto poi agli
altri precetti morali, che sono come le conclusioni dedotte dai principi
universali della legge naturale, la ragione di molti s'ingannava al punto,
da considerare lecite cose in se stesse cattive.
Perciò era opportuno che l'autorità della legge divina aiutasse l'uomo
in tutte e due codeste deficienze. Del resto anche in materia di fede,
per escludere gli errori frequenti della ragione umana, non ci sono
proposte le sole verità che la ragione non può raggiungere, come il
fatto che Dio è (uno e) trino; ma anche quelle che la retta ragione è
capace di dimostrare, p. es., l'unità di Dio.
3. Come S. Agostino dimostra, anche rispetto ai precetti morali
la lettera della legge è occasione di morte: poiché comanda il bene,
senza dare l'aiuto della grazia per compierlo.
ARTICOLO
3
Se, oltre quelli morali, la legge antica contenga dei precetti cerimoniali
SEMBRA che la legge antica non contenga, oltre quelli morali,
dei precetti cerimoniali.
Infatti:
1. Tutte le leggi date agli uomini sono direttive degli atti umani.
Ma gli atti umani, come abbiamo visto, sono atti morali. Dunque nell'antica
legge che fu data agli uomini non devono esserci che precetti morali.
2. I precetti denominati cerimoniali dovrebbero appartenere al
culto divino. Ma il culto divino è atto di una virtù, cioè della religione,
la quale, a detta di Cicerone, "onora la divinità con il culto e le
cerimonie".
Perciò dal momento che i precetti morali riguardano gli atti delle virtù,
non sembra che i precetti cerimoniali siano da distinguersi da essi.
3. Sembra che i precetti cerimoniali abbiano per oggetto delle cose
che sono figura di altre. Ora, come nota giustamente S. Agostino, "tra gli uomini le parole hanno il primo posto quale mezzo di
espressione".
Dunque non c'era affatto bisogno che ci fossero nella legge
dei precetti cerimoniali riguardanti atti figurali.
IN CONTRARIO: Dice Mosè nel Deuteronomio:
"Scrisse i dieci comandamenti
in due tavole di pietra: e a me comandò in quell'occasione
d'insegnarvi le cerimonie e i giudizi che dovevate osservare". Ma
quei dieci sono precetti morali. Quindi oltre i precetti morali ce ne
sono altri che son cerimoniali.
RISPONDO: La legge divina tende principalmente, come abbiamo detto,
a ordinare gli uomini a Dio; mentre la legge umana mira principalmente
a ordinare gli uomini tra loro. Perciò le leggi umane
non si curarono di stabilire nulla sul culto divino, se non in vista
del bene comune della società: ecco perché i culti pagani imbastirono
molte cose a riguardo della divinità, come loro pareva meglio,
per plasmare i costumi degli uomini. La legge divina, al contrario,
ordinava gli uomini tra loro secondo le esigenze dell'ordine a Dio,
che è il suo scopo principale. Ora, l'uomo viene ordinato a Dio non
soltanto con gli atti interni dell'anima, che sono credere, sperare
ed amare; ma anche con delle opere esterne, con le quali egli riconosce
la propria sudditanza. In tali opere consiste appunto il culto di Dio.
E codesto culto si denomina cerimonia, che suona, come dicono alcuni,
munia, cioè doni, di Cerere, che era la dea dei prodotti agricoli;
perché in antico si offrivano a Dio sacrifici con tali prodotti.
Oppure, come riferisce Valerio Massimo, il termine cerimonia fu
introdotto presso i latini, per indicare il culto divino, da un paese
vicino a Roma che si chiamava Cere: perché là erano state trasportate
e custodite gelosamente le cose sacre dei Romani, quando Roma
fu occupata dai Galli. Ecco perché i precetti della legge relativi al
culto di Dio, si dicono propriamente cerimoniali.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Gli atti umani si estendono anche
al culto divino. Ecco perché l'antica legge data agli uomini contiene
precetti anche su tale argomento.
2. Come abbiamo già notato, i precetti della legge naturale sono
universali, e han bisogno di determinazioni. Vengono perciò determinati
e dalla legge umana, e dalla legge divina. Però come le determinazioni
fatte dalla legge umana non vengono attribuite alla legge naturale,
ma al diritto positivo; così le determinazioni fatte dalla
legge divina sono distinte dai precetti morali, che appartengono alla
legge naturale. Perciò onorare Dio, essendo atto di una virtù, appartiene
a un precetto morale: ma la determinazione di codesto precetto,
e cioè che si onori con tali sacrifici e con tali offerte,
appartiene ai precetti cerimoniali. Dunque i precetti cerimoniali
sono distinti dai precetti morali.
3. Come insegna Dionigi, le cose divine non possono essere rivelate
agli uomini che mediante similitudini sensibili. Ora, codeste similitudini
muovono maggiormente l'animo quando sono presentate ai sensi,
e non sono soltanto espresse con la parola. Difatti nella Scrittura
vengono comunicate non soltanto con immagini espresse dalla parola,
come appare dalle locuzioni metaforiche; ma anche con similitudini di cose
reali presentate visibilmente; e ciò appartiene ai precetti cerimoniali.
ARTICOLO
4
Se, oltre ai precetti morali e cerimoniali,
ci siano anche dei precetti giudiziali o legali
SEMBRA che, oltre ai precetti morali e cerimoniali, non ci
siano
nell'antica legge dei precetti giudiziali o legali.
Infatti:
1. S. Agostino scrive, che nell'antica legge ci sono
"precetti
della vita da condurre, e precetti della vita da simboleggiare".
Ora, i primi sono i precetti morali, i secondi sono i precetti cerimoniali.
Dunque non ci sono da riscontrare nell'antica legge altri precetti,
i giudiziali, oltre questi due generi di precetti.
2. Nei Salmi si legge:
"Dai tuoi giudizi non devio"; "cioè da quelle
norme che hai costituito come regole di vita", spiega la Glossa.
Ma la regola di vita è inclusa nei precetti morali. Quindi i precetti
giudiziali non si devono distinguere da quelli morali.
3. Il giudizio è un atto di giustizia, secondo l'espressione del Salmo:
"fino
a che torni la giustizia nel giudicare". Ma un atto della
giustizia, come un atto di qualsiasi altra virtù, rientra nei precetti morali.
Perciò questi ultimi includono i precetti giudiziali, e quindi
non si distinguono da essi.
IN CONTRARIO: Sta scritto:
"Questi sono i precetti, le cerimonie e i giudizi".
Ora, i precetti per antonomasia sono quelli morali. Dunque oltre i precetti
morali e cerimoniali ci sono anche quelli giudiziali, o legali.
RISPONDO: Ripetiamo che la legge divina ha il compito di ordinare
gli uomini tra loro e con Dio. In generale codeste due funzioni appartengono
al dettame della legge di natura, al quale corrispondono
i precetti morali: ma entrambe hanno bisogno di una determinazione
da parte della legge divina od umana, poiché i principi noti per
natura sono generici, sia in campo speculativo, che in campo pratico.
Perciò, come la determinazione del precetto generico di onorare Dio
avviene mediante i precetti cerimoniali, così la determinazione
del precetto generico di osservare la giustizia tra gli uomini avviene
mediante i precetti giudiziali, o legali.
Ecco quindi che bisogna ammettere tre generi di precetti nell'antica legge:
i precetti morali, che si riducono ai dettami della legge naturale;
quelli cerimoniali, che sono determinazioni del culto divino;
e i precetti giudiziali, che sono determinazioni della giustizia tra gli uomini.
Perciò l'Apostolo, dopo aver detto che "la legge è santa",
aggiunge che "il precetto è giusto, santo e buono": giusto,
rispetto alle norme legali; santo per quelle cerimoniali (infatti si
dice santo ciò che è dedicato a Dio); buono per le norme morali.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. I precetti giudiziali, spettano alla direzione
della vita umana come quelli morali. Perciò gli uni e gli altri
rientrano in una delle suddivisioni di S. Agostino, e cioè nei
precetti della vita da condurre.
2. Per giudizio s'intende l'esecuzione della giustizia, la quale si
compie mediante l'applicazione determinata della ragione a cose
particolari. Perciò i precetti giudiziali in parte somigliano a quelli morali,
cioè nel derivare dalla ragione; e in parte a quelli cerimoniali,
cioè in quanto sono determinazioni di precetti universali.
Ecco perché il termine giudizi talora include i precetti giudiziali e morali,
come in quel passo del Deuteronomio: "Ascolta, Israele, le cerimonie
e i giudizi"; mentre altre volte indica i precetti giudiziali
e le cerimonie, come in quel passo del Levitico: "Eseguite i miei giudizi,
osservate i miei precetti", dove il termine precetti indica quelli
morali, e giudizi quelli giudiziali e cerimoniali.
3. Gli atti della giustizia in genere appartengono ai precetti morali:
ma ogni determinazione di essi appartiene ai precetti giudiziali o legali.
ARTICOLO
5
Se, oltre quelli morali, giudiziali e cerimoniali,
ci siano nell'antica legge altri precetti
SEMBRA che, oltre quelli morali, giudiziali e cerimoniali, ci siano
nell'antica legge altri precetti.
Infatti:
1. I precetti giudiziali riguardano gli atti della giustizia tra
uomini; mentre quelli cerimoniali riguardano gli atti della religione, con
la quale si onora Dio. Ma oltre queste ci sono molte altre virtù: e
cioè la temperanza, la fortezza, la liberalità, e moltissime altre, cui
abbiamo accennato in precedenza. Dunque nella legge antica devono
esserci molti altri precetti.
2. Nel Deuteronomio si legge:
"Ama il Signore Dio tuo, e osserva
i suoi precetti e cerimonie e giudizi e comandamenti". Ma
i precetti indicano, come abbiamo detto, le norme morali. Quindi
oltre le norme morali, giudiziali e cerimoniali ci sono nella legge
altre norme dette comandamenti.
3. In un altro passo si dice:
"Custodisci i precetti del Signore
Dio tuo, e le testimonianze e le cerimonie che ti ho comandato".
Perciò oltre tutti i precetti ricordati, nella legge ci sono le testimonianze.
4. Si legge nei Salmi:
"In eterno non mi scorderò delle tue
giustificazioni",
e la Glossa spiega: "cioè della legge". Dunque nell'antica legge
non ci sono soltanto i precetti menzionati, ma anche le giustificazioni.
IN CONTRARIO: Sta scritto:
"Questi sono i precetti, le cerimonie
e i giudizi che il Signore Dio vi ha comandato". E queste parole sono poste
all'inizio della legge. Perciò tutti i precetti sono compresi in esse.
RISPONDO: Nella legge si riscontrano delle cose che son veri precetti,
e altre che sono elementi ordinati all'adempimento di essi.
I precetti riguardano le cose da compiersi. E l'uomo viene indotto
a metterle in pratica da due moventi: dall'autorità di chi le comanda;
e dai vantaggi del loro adempimento, che possono essere
il conseguimento di un bene utile, dilettevole, od onesto, oppure
la fuga di un male contrario. Ecco perché nell'antica legge era
necessario mettere qualche cosa che indicasse l'autorità di Dio
che la comanda; di qui le espressioni: "Ascolta, Israele, il Signore
Dio tuo è l'unico Dio"; oppure: "In principio Dio creò il cielo e la
terra".
E in questi casi abbiamo le testimonianze. Inoltre bisognava proporre
dei premi per l'osservanza della legge, e delle pene per le trasgressioni;
come là dove si dice: "Se ascolterai la voce del Signore Dio tuo,
ti eleverà sopra tutti i popoli, ecc.".
E queste sono le giustificazioni, per il fatto che Dio giustamente punisce,
o premia.
Ma le stesse cose da compiere non ricadono sotto il precetto, se
non in quanto implicano una ragione di debito. Ora, una cosa
può essere dovuta in due maniere: o in rapporto al dettame della
ragione, o in rapporto alla determinazione di una legge.
Il Filosofo infatti distingue due tipi di giustizia: morale e legale. A sua
volta il debito morale è di due generi: infatti la ragione detta che
un'azione è da compiersi, o come cosa necessaria, senza la quale
non sussiste l'ordine della virtù; oppure come cosa utile a meglio
osservare l'ordine suddetto. Ed ecco perché nella legge certi fatti
morali sono decisamente comandati o proibiti: "Non uccidere,
Non rubare". Ed abbiamo così i precetti. - Invece altre cose
sono comandate o proibite, non perché rigorosamente dovute, ma
per il meglio. E queste norme possono dirsi comandamenti: poiché
implicano suggerimento e persuasione. Un esempio dall'Esodo: "Se avrai
ricevuto in pegno dal tuo prossimo il suo mantello,
glielo renderai prima del tramonto del sole". Ecco perché S. Girolamo
afferma, che "nei precetti si ha la giustizia, nei comandamenti
la carità". - Il debito, poi, che dipende da una determinazione
della legge, appartiene alle norme giudiziali quando si
tratta di cose umane; e a quelle cerimoniali, quando si tratta di cose divine.
Però si potrebbero chiamare testimonianze anche le espressioni
che ricordano i premi e i castighi, in quanto sono altrettanti attestati
della divina giustizia. - Inoltre tutti i precetti della legge
possono dirsi giustificazioni, in quanto esecuzioni della giustizia
legale. - I comandamenti e i precetti possono anch'essi distinguersi
diversamente: chiamando precetti quelli che Dio stabilì da se stesso;
e comandamenti quelli che comandò servendosi di altri,
come il termine stesso sembra indicare.
Da tutto questo risulta che i precetti morali, cerimoniali e giudiziali
abbracciano tutti i precetti della legge: le altre cose poi
non sono precetti, ma sono ordinate all'osservanza di essi, come
abbiamo dimostrato.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La sola giustizia, tra le virtù,
implica la nozione di debito. Perciò le norme morali in tanto sono
determinabili dalla legge, in quanto appartengono alla giustizia:
di cui però la religione è parte, come Cicerone fa osservare. Perciò il giusto
legale non può estendersi oltre i precetti cerimoniali e giudiziali.
2. 3. 4. Per le altre difficoltà basta quanto abbiamo detto.
ARTICOLO
6
Se l'antica legge dovesse indurre all'osservanza dei precetti
con promesse e minacce di ordine temporale
SEMBRA che l'antica legge non dovesse indurre all'osservanza
dei precetti con promesse e minacce di ordine temporale.
Infatti:
1. La legge divina tende a rendere sottomessi gli uomini a Dio
per timore e per amore; così infatti sta scritto: "Ed ora, Israele,
che cosa chiede da te il Signore Dio tuo, se non che tu tema il
Signore Dio tuo, e tu cammini per le sue vie, e tu lo ami?".
Ma la cupidigia delle cose temporali allontana da Dio: infatti S. Agostino
afferma, che "la cupidigia è il veleno della carità". Quindi
le promesse e le minacce di ordine temporale sono contrarie all'intenzione
del legislatore: e ciò, a detta del Filosofo, rende riprovevole una legge.
2. La legge divina è superiore alle leggi umane. Ora, tra le
scienze si nota che quanto più una è superiore, tanto più alti sono
gli argomenti di cui si serve. Ma siccome la legge umana mira a
persuadere gli uomini con pene e con premi d'ordine temporale, la legge divina
non doveva servirsi degli stessi argomenti, bensì di cose superiori.
3. Ciò che capita ugualmente ai buoni e ai cattivi non può essere
premio per l'onestà, o pena per la colpa. Ora, nell'Ecclesiaste
si legge che le cose temporali "accadono tutte a un modo
per il giusto e per l'empio, per il buono e per il malvagio, per il
puro e l'impuro, per chi offre sacrifici e per chi li disprezza".
Dunque non è conveniente stabilire beni e mali temporali come
premi o castighi dei comandamenti della legge divina.
IN CONTRARIO: In Isaia si legge:
"Se vorrete, e se mi ubbidirete,
vi pascerete dei beni della terra. Che se non vorrete e mi irriterete,
sarete pascolo della spada".
RISPONDO: Come nelle scienze speculative s'inducono gli uomini
ad accettare delle conclusioni con argomenti dialettici, così in
certe leggi gli uomini vengono indotti all'osservanza dei precetti
con premi e castighi. Ora, nelle scienze speculative vediamo che si
propongono argomenti adatti alla condizione di chi ascolta: poiché
nelle scienze si deve procedere con ordine, cominciando dalle
cose più note. Perciò anche chi vuol indurre un uomo all'osservanza
dei precetti, deve cominciare a convincerlo partendo dalle
cose cui è affezionato: i bambini, p. es., si lasciano convincere a
compiere qualche cosa per dei piccoli regali. Sopra però abbiamo
detto che l'antica legge predisponeva a Cristo, come le virtù imperfette
alla perfezione: perciò essa fu data a un popolo ancora
imperfetto in confronto alla perfezione che sarebbe venuta col Cristo;
ed ecco perché S. Paolo paragona codesto popolo al bambino
che è sotto la guida del pedagogo. Ora, per l'uomo la perfezione
consiste nell'aderire ai beni spirituali, disprezzando quelli temporali,
com'è evidente dalle parole dell'Apostolo: "Dimenticando
quel che mi è dietro le spalle, sono proteso alle cose che mi stanno
dinanzi... Quanti dunque siamo perfetti, nutriamo questi sentimenti".
Mentre è proprio degli imperfetti desiderare dei beni temporali,
però in ordine a Dio. I perversi invece mettono nei beni
temporali il loro fine. Perciò era conveniente per l'antica legge
condurre gli uomini a Dio, mediante cose temporali, cui sono affezionati
uomini imperfetti.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La cupidigia, con la quale l'uomo
mette il suo fine nei beni temporali, è il veleno della carità. Ma
il conseguimento dei beni temporali, che uno desidera in ordine
a Dio, è un mezzo che induce gli uomini imperfetti ad amare Dio;
secondo le parole del salmo: "Ti loderà, quando gli farai del bene".
2. Le leggi umane persuadono con premi o castighi temporali
applicabili dagli uomini; invece la legge divina presenta premi e
castighi applicabili da Dio. E quindi si serve di mezzi superiori.
3. Chi legge la storia del Vecchio Testamento vede che lo stato
complessivo del popolo era prospero quando osservava la legge;
mentre quando ne abbandonava i precetti, subito si trovava nelle avversità.
Però alcune persone particolari, pur osservando la giustizia della legge,
subivano delle disgrazie, o perché erano già diventate spirituali,
e quindi questo fatto le purificava maggiormente dall'affetto delle
cose temporali, e ne irrobustiva la virtù; oppure perché nell'adempiere
all'esterno le opere della legge avevano il cuore volto interamente alle cose
temporali e lontano da Dio, secondo il lamento contenuto in Isaia: "Questo
popolo mi onora con le labbra, ma col cuore è lontano da me".
|