Il Santo Rosario
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Questione 98

La legge antica

Passiamo ora a trattare della legge antica: in primo luogo di codesta legge in se stessa; in secondo luogo dei suoi precetti.
Sul primo argomento si pongono sei quesiti: 1. Se l'antica legge fosse buona; 2. Se fosse da Dio; 3. Se derivasse da Dio mediante gli angeli; 4. Se fosse data per tutti; 5. Se obblighi tutti; 6. Se sia stata data al tempo giusto.

ARTICOLO 1

Se l'antica legge fosse buona

SEMBRA che l'antica legge non fosse buona. Infatti:
1. In Ezechiele si legge: "Diedi loro precetti non buoni, e comandamenti dai quali non avranno vita". Ma una legge si dice buona solo per la bontà dei precetti che contiene. Dunque la legge antica non era buona.
2. Come insegna S. Isidoro, la bontà di una legge implica l'utilità di essa alla comune salvezza. Ora, l'antica legge non era salutare, ma piuttosto mortifera e nociva. Scrive infatti l'Apostolo: "Senza la legge il peccato era morto. Ed io una volta vivevo senza legge; ma venuto il precetto, il peccato prese vita, e io morii". E altrove: "La legge sopraggiunse, sì che abbondò il delitto". Dunque la legge antica non era buona.
3. Perché una legge sia buona, tra l'altro deve esserne possibile l'osservanza, sia per la natura che per l'umana consuetudine. Invece questo mancava nell'antica legge; infatti S. Pietro ebbe a dire: "Perché mai tentate d'imporre sul collo dei discepoli un giogo che né i padri nostri, né noi abbiam potuto portare?". Quindi l'antica legge non era buona.

IN CONTRARIO: S. Paolo afferma: "Perciò santa è la legge, e il precetto è santo e giusto e buono".

RISPONDO: Senza dubbio alcuno la legge antica era buona. Infatti come una dottrina mostra di essere vera, concordando con la retta ragione, così una legge mostra di essere buona, per il fatto di concordare anch'essa con la ragione. Ora, l'antica legge concordava con la ragione. Poiché reprimeva le concupiscenze contrarie alla ragione, com'è evidente nel precetto: "Non desiderare la roba del tuo prossimo". Inoltre essa proibiva tutti i peccati, che sono contrari alla ragione. Perciò la sua bontà è evidente. L'argomento lo troviamo nell'Apostolo là dove dice: "Mi diletto della legge di Dio secondo l'uomo di dentro"; oppure: "Consento alla legge, e riconosco che è buona".
Si noti però, con Dionigi, che la bontà ha diversi gradi: c'è un bene perfetto, e c'è un bene imperfetto. La bontà nei mezzi ordinati al fine è perfetta quando il mezzo è tale da raggiungere per se stesso efficacemente il fine: si ha invece un bene imperfetto, se esso coopera al raggiungimento del fine, ma non è sufficiente per raggiungerlo. Una medicina, p. es., perfettamente buona è quella che guarisce il malato; è invece imperfetta quella che può dargli un sollievo, ma non la guarigione. Ora, si deve considerare che il fine della legge umana è diverso da quello della legge divina. Infatti la legge umana ha come fine la tranquillità temporale dello stato; ed essa lo raggiunge reprimendo gli atti esterni, così da eliminare il male che potrebbe turbare la pace pubblica. Invece la legge divina ha lo scopo di condurre gli uomini alla felicità eterna; e codesto fine può essere impedito da qualsiasi peccato, e non soltanto dagli atti esterni, ma anche da quelli interni. Perciò quello che basta alla perfezione della legge umana, cioè proibire i peccati e stabilire delle pene, non basta alla perfezione della legge divina: ma essa deve rendere l'uomo perfettamente idoneo a partecipare la felicità eterna. E questo non può avvenire che mediante la grazia dello Spirito Santo, la quale "effonde la carità nei nostri cuori", capace di adempiere la legge: poiché, come dice S. Paolo, "dalla grazia di Dio si ha la vita eterna". Ora, l'antica legge non dava il conferimento della grazia, che era riservato al Cristo: poiché, come scrive S. Giovanni, "la legge è stata data da Mosè; la grazia e la verità sono venute da Gesù Cristo". Perciò l'antica legge è buona, ma imperfetta; secondo l'espressione paolina: "La legge non ha portato nulla a perfezione".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il Signore parla qui dei precetti cerimoniali; e questi son detti non buoni, perché non conferivano la grazia, che monda gli uomini dal peccato, pur protestando la loro condizione di peccatori. Perciò si dice di proposito: "e comandamenti dai quali non avranno vita", cioè la vita della grazia. E il testo continua: "Li lasciai contaminarsi nelle loro oblazioni", cioè mostrai che erano contaminati, "quando offrivano i primi parti per i loro peccati".
2. Si dice che la legge uccideva non già in maniera efficiente, ma occasionale, data la sua imperfezione: e cioè perché non conferiva la grazia con la quale gli uomini avrebbero potuto adempiere quello che comandava, o evitare ciò che proibiva. Quindi l'occasione non era data (da Dio), ma piuttosto presa dagli uomini. Così infatti si esprime l'Apostolo: "Il peccato, presa occasione dal precetto, mi ingannò e per esso mi uccise". - Ecco perché quando si dice che "sopraggiunse la legge, sì che abbondò il delitto", l'espressione sì che (ut) ha valore consecutivo non causale; poiché gli uomini, prendendo occasione dalla legge, peccarono maggiormente: sia perché il peccato divenne più grave dopo la proibizione della legge, sia anche perché crebbe la concupiscenza; infatti siamo portati a desiderare di più quello che è proibito.
3. Non era possibile portare il giogo della legge senza l'aiuto della grazia, che la legge non dava. Infatti S. Paolo insegna: "Non è di chi vuole, né di chi corre" volere e correre nei precetti di Dio, "ma è opera di Dio misericordioso". Ecco perché nel Salmo si legge: "La via dei tuoi precetti io corro, quando tu allarghi il mio cuore", donandomi la grazia e la carità.

ARTICOLO 2

Se la legge antica fosse da Dio

SEMBRA che l'antica legge non fosse da Dio. Infatti:
1. Sta scritto: "Le opere di Dio sono perfette". La legge invece, come abbiamo visto, era imperfetta. Dunque l'antica legge non era da Dio.
2. Sta scritto: "Capii che tutto quanto Dio fece dura in perpetuo". Ora, la legge antica, a detta dell'Apostolo, non dura in perpetuo: "Così ha luogo l'abrogazione della legge precedente, per la sua debolezza e inutilità". Perciò l'antica legge non era da Dio.
3. Spetta a un legislatore sapiente non solo eliminare il male, ma anche le sue occasioni. Invece la legge antica fu occasione di peccato, come abbiamo notato sopra. Dunque non era conveniente che Dio, al quale "nessuno dei legislatori è somigliante", desse una tale legge.
4. S. Paolo scrive: "Dio vuole che tutti gli uomini si salvino". Ora, l'antica legge non bastava, come abbiamo visto, alla salvezza degli uomini. Dunque non spettava a Dio dare codesta legge. E quindi l'antica legge non viene da Dio.

IN CONTRARIO: Il Signore, parlando agli ebrei ai quali era stata data l'antica legge, diceva: "Avete reso nullo il comandamento di Dio per le vostre tradizioni". E ciò dopo aver ricordato il precetto: "Onora il padre e la madre", contenuto chiaramente nell'antica legge. Dunque l'antica legge viene da Dio.

RISPONDO: L'antica legge fu data da un Dio buono, Padre del Signore nostro Gesù Cristo. Infatti l'antica legge guidava gli uomini a Cristo in due maniere. Primo, dando testimonianza a Cristo; dice infatti Gesù nel Vangelo: "Era necessario che si adempissero tutte le cose scritte su di me nella legge, nei salmi e nei profeti"; e altrove: "Se credeste a Mosè, credereste anche a me; perché di me egli ha scritto". Secondo, come una predisposizione; poiché, ritraendo gli uomini dal culto idolatrico, li raccoglieva nel culto dell'unico Dio, che doveva salvare il genere umano per mezzo del Cristo: perciò l'Apostolo scrive: "Prima che venisse la fede eravamo custoditi rinchiusi sotto la legge per quella fede che doveva essere rivelata". Ora, è evidente che predisporre al fine e condurre a codesto fine appartiene a un promotore unico, che agisce da se stesso, o mediante i suoi ministri. Infatti il demonio non avrebbe potuto dare la legge, la quale doveva condurre gli uomini a Cristo che lo avrebbe scacciato; poiché, come dice il Vangelo, "Se Satana scaccia Satana, il suo regno è diviso". Perciò la legge antica è stata data dal medesimo Dio, dal quale è stata compiuta la salvezza degli uomini mediante la grazia di Cristo.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Niente impedisce che una cosa non sia perfetta in senso assoluto, pur essendolo rispetto a un dato tempo: come può dirsi perfetto un bambino, rispetto alla sua età. E anche i precetti che si danno ai bambini possono essere perfetti per la condizione dei destinatari, sebbene non lo siano in senso assoluto. Tali erano i precetti della legge. Infatti l'Apostolo scrive: "La legge è stata il nostro pedagogo a Cristo".
2. Durano in perpetuo quelle opere che Dio fece perché durassero in eterno: e sono precisamente le opere che egli fece perfette. Invece la legge antica è stata abrogata venuto il tempo della perfezione della grazia, non perché cattiva, ma perché debole, o inutile per codesto tempo; poiché, come S. Paolo aggiunge, "la legge non ha portato nulla a perfezione". Ed ecco perché il medesimo scrisse: "Venuta la fede, non siamo più sotto il pedagogo".
3. Come abbiamo notato in precedenza, talora Dio permette che alcuni cadano in peccato, perché poi si umilino. Allo stesso modo volle dare una legge tale che gli uomini non potessero adempierla con le loro forze, affinché riconoscendosi peccatori nella loro presunzione di sé, ricorressero umiliati all'aiuto della grazia.
4. Sebbene l'antica legge non bastasse a salvare, vi era un altro aiuto offerto agli uomini da Dio per potersi salvare: cioè la fede nel Mediatore, la quale giustificava gli antichi Padri, come giustifica noi. Perciò non fece mancare agli uomini gli aiuti per la salvezza.

ARTICOLO 3

Se l'antica legge sia stata data per mezzo di angeli

SEMBRA che l'antica legge non sia stata data per mezzo di angeli, ma immediatamente da Dio. Infatti:
1. Angelo significa nunzio: perciò il termine angelo implica l'idea di ministero, non di dominio, secondo l'espressione del Salmo: "Benedite il Signore, voi tutti suoi angeli, suoi ministri". Invece si dice che l'antica legge è stata data dal Signore; poiché sta scritto nell'Esodo: "Il Signore disse queste parole", e continua: "Io sono il Signore Dio tuo". E codeste espressioni sono ripetute nell'Esodo e nei libri successivi della legge. Dunque la legge fu data immediatamente da Dio.
2. Nel Vangelo si dice, che "la legge è stata data da Mosè". Ora, Mosè la ricevette immediatamente da Dio, a detta dell'Esodo: "Il Signore parlava a Mosè faccia a faccia, come suole un uomo parlare ad un suo amico". Perciò l'antica legge fu data immediatamente da Dio.
3. Come abbiamo visto, al principe soltanto spetta emanare le leggi. Ma rispetto alla salute delle anime è principe Dio soltanto: mentre gli angeli sono, a dire di S. Paolo, "spiriti ministranti". Quindi la legge antica, ordinata alla salvezza delle anime, non doveva esser data dagli angeli.

IN CONTRARIO: L'Apostolo insegna: "La legge fu data per mezzo di angeli in mano di un mediatore (Mosè)". E S. Stefano aveva detto: "Voi che avete ricevuto la legge per ministero di angeli".

RISPONDO: La legge fu data da Dio per mezzo di angeli. E di questo fatto, oltre la ragione generica indicata da Dionigi, e cioè che "le cose di Dio devono essere portate agli uomini mediante gli angeli", c'è una ragione speciale. Sopra infatti abbiamo detto che la legge antica era imperfetta, ma disponeva alla perfetta salvezza del genere umano, che sarebbe venuta da Cristo. Ora, in tutte le gerarchie e in tutte le arti ordinate tra loro si osserva che il superiore compie l'atto perfetto e principale da se stesso; mentre compie le funzioni che predispongono all'ultima perfezione servendosi dei suoi dipendenti. Il costruttore di navi, p. es., compagina la nave da se stesso, ma prepara i pezzi servendosi degli artefici subalterni. Perciò era conveniente che la legge perfetta del Nuovo Testamento fosse data immediatamente da Dio fattosi uomo; e che la legge antica fosse data agli uomini dai ministri di Dio, cioè dagli angeli. È così che l'Apostolo dimostra la preminenza della nuova legge su quella antica: poiché nel Nuovo Testamento, "Dio ha parlato a noi per mezzo del Figlio suo", mentre nell'Antico Testamento "si ebbe la parola proclamata per mezzo di angeli".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. S. Gregorio spiega: "L'angelo che la Scrittura afferma essere apparso a Mosè, ora viene chiamato angelo, e ora Dio: Angelo per accennare a colui che compiva l'ufficio di parlare esternamente; Dio per indicare colui che con la sua presenza interiore dava efficacia alla parola". Ed ecco perché l'angelo stesso parlava a nome di Dio.
2. S. Agostino, spiegando quelle parole dell'Esodo, "il Signore parlava a Mosè faccia a faccia", con la preghiera successiva, "Mostrami la tua gloria", afferma: "Sentiva, dunque, quello che vedeva; e desiderava quello che non vedeva". Quindi Mosè non vedeva l'essenza stessa di Dio: e quindi non veniva ammaestrato da lui direttamente. Perciò l'affermazione che parlava a lui "faccia a faccia", riporta un'opinione del popolo, il quale pensava che Dio parlasse a tu per tu con Mosè, quando gli parlava o gli appariva attraverso una creatura, cioè attraverso un angelo o una nube. - Oppure per visione faccia a faccia bisogna intendere una contemplazione eminente e familiare, inferiore però alla visione dell'essenza di Dio.
3. Il principe soltanto può istituire una legge di autorità propria, ma talora promulga la legge istituita servendosi di altri. Allo stesso modo Dio istituì la legge con la propria autorità, ma la promulgò per mezzo di angeli.

ARTICOLO 4

Se l'antica legge si dovesse dare al solo popolo ebreo

SEMBRA che l'antica legge non si dovesse dare al solo popolo ebreo. Infatti:
1. La legge antica preparava, come abbiamo detto, alla salvezza che Cristo avrebbe operato. Ora, codesta salvezza non si estendeva ai soli ebrei, ma a tutte le genti, come si legge in Isaia: "È poca cosa che tu sia mio servo, solo per far risorgere le tribù di Giacobbe e convertire i residui d'Israele: ecco che io ti ho costituito luce delle genti, affinché tu sia la mia salvezza fino alle estremità della terra". Dunque l'antica legge doveva esser data a tutte le genti, e non a un popolo soltanto.
2. Sta scritto: "Dio non fa distinzione di persone; ma tra qualunque gente chi lo teme e pratica la giustizia gli è accetto". Perciò egli non doveva aprire la via della salvezza più a un popolo che agli altri.
3. La legge, come abbiamo spiegato, fu data mediante gli angeli. Ora, Dio non riservò il ministero degli angeli ai soli ebrei, ma l'offrì sempre a tutte le genti; poiché sta scritto: "Ad ogni popolo prepose un reggitore". Inoltre egli elargisce anche ai gentili i beni temporali, che Dio cura meno dei beni spirituali. Perciò doveva dare a tutti i popoli anche la legge.

IN CONTRARIO: Scrive S. Paolo: "Che cos'ha di più dunque il giudeo? Molto per ogni riguardo. Prima di tutto perché a lui furono affidate le rivelazioni di Dio". E nei Salmi si legge: "Non fece così a nessuna nazione, non manifestò ad esse i suoi giudizi".

RISPONDO: Si potrebbe assegnare quest'unica ragione al fatto che la legge fu data agli ebrei a preferenza degli altri popoli: che mentre tutti i popoli caddero nell'idolatria, il solo popolo ebreo rimase fedele al culto di un solo Dio; perciò gli altri popoli erano indegni di ricevere la legge, per non dare così le cose sante ai cani.
Ciò non persuade: poiché il popolo eletto, il che è più grave, cadde nell'idolatria anche dopo aver ricevuto la legge, come appare dall'Esodo, e da queste parole di Amos: "Che vittime e che sacrifici offriste per quarant'anni nel deserto a me, casa d'Israele? Voi portaste il tabernacolo del vostro Moloc, il simulacro dei vostri idoli, il pianeta del vostro dio che vi eravate fabbricato da voi". Ed espressamente si dice nel Deuteronomio: "Sappi che non per i tuoi meriti il Signore Dio tuo t'ha dato in possesso quest'ottima terra, essendo tu un popolo di durissima cervice". La ragione invece si trova nel versetto precedente: "Affinché il Signore compisse la sua parola, data da lui con giuramento ai tuoi padri Abramo, Isacco e Giacobbe".
Quale fosse la promessa lo ricorda S. Paolo: "Ad Abramo furono fatte le promesse e alla sua discendenza. Non dice "ai tuoi discendenti", come se si trattasse di molti, ma "alla tua discendenza", come a uno solo, cioè Cristo". Perciò Dio elargì la legge e gli altri benefici speciali a quel popolo, per la promessa fatta ai loro padri che da essi sarebbe nato il Cristo. Era giusto, infatti, che il popolo dal quale sarebbe nato il Cristo avesse una santità particolare, secondo l'espressione del Levitico: "Siate santi, perché io sono santo". - Tuttavia non si dovette ai meriti di Abramo una tale promessa, cioè che il Cristo sarebbe nato dalla sua discendenza; ma a una gratuita elezione e vocazione. Si legge perciò in Isaia: "Chi suscitò dall'oriente il giusto, lo chiamò perché lo seguisse?".
Dunque è evidente che solo per una gratuita scelta i patriarchi ricevettero la promessa, e il popolo da essi originato ricevette la legge, secondo le parole del Deuteronomio: "Hai udito le sue parole di mezzo al fuoco, perché ha amato i tuoi padri, e ha eletto la loro discendenza". - Se poi uno insistesse a chiedere perché Dio elesse questo popolo, per farvi nascere il Cristo, e non un altro, dovremo ricordare le parole di S. Agostino: "Perché attiri questo e non attiri quello non voler giudicare, se non vuoi sbagliare".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Sebbene la salvezza che doveva venire da Cristo fosse preparata per tutte le genti, era necessario che Cristo nascesse da un dato popolo, il quale per questo ebbe sugli altri delle prerogative; cioè, come scrive S. Paolo: "Di essi", ossia degli ebrei, "è l'adozione a figli e il patto d'alleanza e la legge; e ad essi appartengono i Patriarchi; e da essi viene il Cristo secondo la carne".
2. L'accettazione di persone si ha nel conferimento di cose dovute per giustizia: non già quando si offre gratuitamente. Infatti non è accettatore di persone chi per liberalità dona del suo a una persona e non a un'altra: ma chi, essendo amministratore dei beni comuni, non distribuisse con giustizia secondo i meriti delle varie persone. Ora, Dio conferisce per grazia i beni relativi alla salvezza. Perciò non è accettatore di persone, se li offre ad alcuni a preferenza di altri. Ecco perché S. Agostino ha scritto: "Tutti quelli che Dio ammaestra, li ammaestra per misericordia: e quelli che non ammaestra, non li ammaestra per un atto di giustizia". Infatti questo avviene in punizione del peccato originale.
3. A motivo della colpa all'uomo vengono tolti i doni gratuiti, mentre non vengono tolti i doni naturali. E tra questi ultimi c'è anche l'assistenza degli angeli, richiesta dallo stesso ordine di natura, affinché gli esseri infimi siano governati per mezzo di quelli intermedi. Così non vengono tolti gli aiuti materiali, che Dio concede non soltanto agli uomini, ma anche alle bestie, secondo l'espressione del salmo: "Uomini e bestie tu conservi, o Signore".

ARTICOLO 5

Se tutti gli uomini fossero obbligati a osservare l'antica legge

SEMBRA che tutti gli uomini fossero obbligati a osservare l'antica legge. Infatti:
1. Chi è suddito di un re deve sottostare alla sua legge. Ora, la legge antica era stata data da Dio, "re di tutta la terra", come si esprime il salmista. Dunque tutti gli abitanti della terra erano tenuti all'osservanza della legge.
2. Gli ebrei non potevano salvarsi, senza l'osservanza dell'antica legge; infatti sta scritto nel Deuteronomio: "Maledetto chi non sta attaccato ai comandamenti di questa legge, e non li mette in pratica". Perciò, se gli altri uomini avessero potuto salvarsi, senza osservare l'antica legge, la condizione degli ebrei sarebbe stata peggiore.
3. I gentili venivano ammessi alla religione ebraica e all'osservanza della legge; poiché sta scritto: "Se qualche forestiero vorrà associarsi a voi, e fare la Pasqua del Signore, sia prima circonciso ogni suo maschio, e allora si accosterà per celebrarla, e sarà come un nativo del paese". Ora, sarebbe stata inutile codesta ammissione degli estranei alle osservanze legali, se costoro avessero potuto salvarsi senza di esse. Quindi nessuno poteva salvarsi, senza osservare la legge.

IN CONTRARIO: Dionigi afferma che molti gentili furono condotti a Dio dagli angeli. Ma è evidente che i gentili non osservavano la legge. Dunque alcuni potevano salvarsi, senza l'osservanza della legge.

RISPONDO: L'antica legge chiariva i precetti della legge naturale, e ne aggiungeva alcuni peculiari. Perciò per il suo contenuto di leggi naturali, l'antica legge obbligava tutti alla sua osservanza: non perché erano precetti della legge antica, ma perché lo erano della legge naturale. Invece all'osservanza degli altri precetti, propri dell'antica legge, era tenuto il solo popolo ebreo.
E la ragione è, come abbiamo già detto, che la legge era stata data agli ebrei, per conferire loro una santità particolare in vista del Cristo, che doveva nascere da codesto popolo. Ora, le norme stabilite per la santificazione speciale di alcuni obbligano soltanto costoro; così ci sono degli obblighi per i chierici, deputati al divino servizio, che non legano i laici; lo stesso si dica dei religiosi, i quali sono obbligati dalla loro professione ad alcune opere richieste alla perfezione, che invece non obbligano i secolari. Allo stesso modo aveva degli obblighi speciali il popolo ebreo, ai quali gli altri popoli non erano tenuti. Infatti nella Scrittura si legge: "Sarai perfetto e senza macchia rispetto al Signore Dio tuo". Per questo si usava anche una specie di professione: "Io professo oggi innanzi al Signore Dio tuo, ecc.".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Tutti i sudditi di un re sono tenuti a osservare la legge che egli stabilisce per tutti. Ma se stabilisce delle norme particolari per i suoi servi di casa, a queste gli altri non sono obbligati.
2. Più un uomo è unito a Dio, più la sua condizione è migliore. Perciò il popolo ebreo era tanto superiore agli altri popoli, quanto più era legato al culto divino. Infatti nella Scrittura si legge: "E quale altra nazione v'è così illustre, che abbia le cerimonie e le regole di giustizia e tutta la legge?". Ed ecco perché i chierici sono in condizione migliore dei laici, e i religiosi dei secolari.
3. I gentili conseguivano la salvezza in maniera più perfetta e sicura con le osservanze legali che con la sola legge naturale: per questo vi erano ammessi. Per un motivo analogo oggi i laici passano allo stato clericale, e i secolari a quello religioso, sebbene possano salvarsi senza di questo.

ARTICOLO 6

Se era giusto che la legge antica fosse data al tempo di Mosè

NON SEMBRA giusto che l'antica legge fosse data al tempo di Mosè. Infatti:
1. La legge antica, come abbiamo detto, doveva preparare alla futura redenzione di Cristo. Ma l'uomo ebbe bisogno di codesto rimedio subito dopo il peccato. Perciò la legge antica bisognava darla subito dopo il peccato.
2. La legge antica fu data per santificare coloro dai quali doveva nascere il Cristo. Ora, la promessa della "discendenza che è Cristo" risale ad Abramo. Quindi la legge andava data fin dal tempo di Abramo.
3. Tra i discendenti di Noè dal solo Abramo, al quale fu fatta la promessa, nacque Cristo; e tra i figli di Abramo solo da Davide, al quale la promessa fu rinnovata, e di cui così parla la Scrittura: "Disse l'uomo a cui fu parlato del Cristo del Dio di Giacobbe". Dunque la legge antica doveva essere data dopo Davide, come fu data dopo Abramo.

IN CONTRARIO: L'Apostolo insegna, che "la legge fu posta in vista delle trasgressioni, fino a che venisse la discendenza cui fu fatta la promessa, e fu promulgata per mezzo di angeli in mano di un mediatore": cioè, come spiega la Glossa, "fu data con ordine". Perciò era giusto che la legge antica fosse data in quel dato tempo.

RISPONDO: Era giustissimo che la legge fosse data al tempo di Mosè. E ciò si può dimostrare con due ragioni, osservando che ogni legge viene imposta a due generi di uomini. È imposta agli ostinati superbi, che la legge costringe e doma; ed è imposta ai buoni, i quali, istruiti dalla legge, sono aiutati ad adempiere ciò cui aspirano. Perciò era giusto, intanto, che la legge antica venisse data nel tempo suddetto, per reprimere l'umana superbia. Infatti l'uomo si era inorgoglito di due cose: della scienza e della potenza. Della scienza, pensando che la ragione naturale potesse bastare alla propria salvezza. E quindi, per reprimerne l'orgoglio, l'uomo fu lasciato al solo governo della ragione, senza l'aiuto di una legge scritta: così per esperienza egli poté capire le deficienze della sua ragione, dal momento che gli uomini ai tempi di Abramo vennero a cadere nell'idolatria e nei vizi più turpi. Perciò era necessario che la legge scritta fosse data dopo codesto tempo come rimedio dell'umana ignoranza: poiché, come dice S. Paolo, "per mezzo della legge si ha la conoscenza del peccato". - Però dopo che l'uomo fu istruito dalla legge, doveva essere ancora dimostrata e vinta la sua superbia dalla propria infermità, trovandosi incapace a compiere quanto conosceva. Ecco perché l'Apostolo conclude: "Ciò che era impossibile alla legge, in quanto era indebolita per via della carne, Dio mandò suo Figlio, perché la giustizia della legge si adempisse in noi".
Rispetto ai buoni, poi, la legge doveva essere un aiuto. E questo era necessario al popolo, soprattutto quando la legge naturale cominciava ad oscurarsi, per il dilagare dei peccati. Ma bisognava dare codesto aiuto con un certo ordine, in modo da guidare dalle cose imperfette alla perfezione. Perciò la legge antica doveva esser data tra la legge di natura e la legge della grazia.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Non era opportuno dare la legge antica subito dopo il peccato originale: sia perché l'uomo, confidando nella propria ragione, ancora non riconosceva di averne bisogno; sia perché il dettame della legge naturale non era ancora ottenebrato dall'abitudine di peccare.
2. La legge non deve darsi che a tutto un popolo: poiché si tratta, come abbiamo visto, di norme universali. Perciò al tempo di Abramo furono date da Dio delle norme familiari, e quasi domestiche. Dopo invece, essendosi moltiplicati i suoi posteri da formare un popolo, e liberati dalla schiavitù, era giusto che si desse loro la legge: infatti gli schiavi, come nota il Filosofo, non fanno parte del popolo o dello stato, cui si addice l'imposizione di una legge.
3. La legge non fu ricevuta solo da quelli dai quali doveva nascere il Cristo, per il fatto che andava data a tutto un popolo; e quindi tutto il popolo ricevette il segno della circoncisione, segno della promessa fatta da Dio ad Abramo, come nota l'Apostolo. Perciò la legge andava data prima di Davide, essendo codesto popolo già formato.