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Questione
94
La legge naturale
Passiamo a trattare della legge naturale.
Su questo tema si presentano sei argomenti: 1. Che cosa sia la
legge naturale; 2. Quali siano i precetti della legge naturale; 3. Se
gli atti di virtù siano tutti di legge naturale; 4. Se la legge naturale
sia unica per tutti gli uomini; 5. Se sia soggetta a mutamenti; 6. Se codesta
legge si possa cancellare dalla mente umana.
ARTICOLO
1
Se la legge naturale sia un abito
SEMBRA che la legge naturale sia un abito. Infatti:
1. Il Filosofo insegna, che
"nell'anima ci sono queste tre cose:
potenze, abiti e passioni". Ora, la legge non è una delle potenze
dell'anima, e neppure una passione: il che è evidente scorrendole
una per una. Dunque la legge naturale è un abito.
2. S. Basilio afferma che la coscienza, o sinderesi, è
"la legge
del nostro intelletto": parole che possono applicarsi soltanto alla
legge naturale. Ma la sinderesi è un abito, come abbiamo spiegato
nella Prima Parte. Dunque le legge naturale è un abito.
3. La legge naturale, come vedremo, è sempre presente nell'uomo.
La ragione invece, cui la legge appartiene, non sempre pensa alla
legge naturale. Quindi la legge naturale non è un atto, ma un abito.
IN CONTRARIO: S. Agostino insegna, che
"l'abito è una facoltà
di cui si usa quando è necessario". Ma tale non è la legge naturale:
infatti essa si trova anche nei bambini e nei dannati, che
pure non sono in grado di usarne. Perciò la legge naturale non è un abito.
RISPONDO: Una cosa può essere considerata abito in due diverse maniere.
Primo, essenzialmente e in senso proprio: e allora la
legge naturale non è un abito. Infatti sopra abbiamo visto che la
legge naturale è qualche cosa che promana dalla ragione: come è
opera della ragione un enunciato. Ora, quello che uno fa non può identificarsi
col mezzo che usa per farlo: il periodare corretto, p. es.,
non s'identifica con la grammatica. E poiché l'abito è il mezzo
di cui uno si serve per agire, è impossible che una legge essenzialmente,
e in senso proprio sia un abito.
Secondo, si può considerare abito quanto si possiede in modo
abituale: è così che si chiama fede quanto si tiene per fede. E in
tal senso si può dire che la legge naturale è un abito, perché i
precetti di codesta legge possono essere oggetto della ragione, sia
in maniera attuale, che in maniera abituale. Del resto anche in
campo speculativo i principi indimostrabili non sono lo stesso
abito dei principi, ma l'oggetto di codesto abito.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Nel testo citato Aristotele tende a
stabilire il genere cui assegnare la virtù: ed essendo manifestamente
quest'ultima un principio d'operazione, ricorda soltanto
quelli che sono i principi degli atti umani, cioè le potenze, gli abiti
e le passioni. Ma oltre codesti principi ci sono altre cose nell'anima:
vale a dire gli atti, quali il volere e il conoscere in chi
vuole o conosce; e le proprietà naturali, come l'immortalità e altre
cose del genere.
2. Si dice che la sinderesi è legge del nostro intelletto, perché
è un abito che abbraccia certi precetti della legge naturale, primi
principi dell'agire umano.
3. Il terzo argomento dimostra che la legge naturale si possiede
in maniera abituale. E questo lo ammettiamo.
4. Per l'argomento in contrario va notato, che talora uno non è
in grado di usare, per qualche impedimento, quanto possiede in
maniera abituale: un uomo, p. es., è impedito dal sonno di usare
l'abito di scienza. Così pure il bambino per il difetto di età non
può usare né l'abito che è l'intelligenza dei principi, né la legge
naturale che possiede sotto forma di abito.
ARTICOLO
2
Se la legge naturale abbracci molti precetti, o uno soltanto
SEMBRA che la legge naturale non abbracci molti precetti, ma uno soltanto.
Infatti:
1. La legge rientra nel genere del precetto, come abbiamo notato sopra.
Perciò se ci fossero molti precetti di legge naturale, dovrebbero
esistere anche molte leggi naturali.
2. La legge naturale segue la natura dell'uomo. Ma la natura
umana, sebbene sia molteplice nelle sue parti, è unica nel tutto.
Perciò, o vi è un unico precetto della legge naturale per
l'unità del tutto; oppure ve ne sono molti, secondo il numero delle
parti della natura umana. Allora però ciò che è proprio alle inclinazioni
del concupiscibile dovrebbe appartenere anch'esso alla legge naturale.
3. La legge è un fatto che emana dalla ragione, come abbiamo visto.
Ma nell'uomo la ragione è unica. Dunque unico deve essere
il precetto della legge naturale.
IN CONTRARIO: I precetti della legge naturale umana stanno alle
operazioni come i principi stanno alle scienze dimostrative. Ma
questi primi principi sono molteplici. Quindi anche i precetti della
legge naturale sono molteplici.
RISPONDO: Secondo le spiegazioni date in precedenza, i precetti
della legge naturale stanno alla ragione pratica, come i primi
principi dimostrativi stanno alla ragione speculativa: poiché gli
uni e gli altri sono principi per sé noti. Ora, una cosa può essere
per sé nota in due maniere: primo per se stessa; secondo, rispetto
a noi. È nota per se stessa infatti qualsiasi proposizione in cui il
predicato rientra nella nozione del soggetto: tuttavia per chi ignora
la definizione del soggetto tale proposizione non è per sé nota. La
proposizione, p. es., l'uomo è un essere ragionevole, è per sé
nota nella sua natura, poiché chi dice uomo dice essere ragionevole:
ma per chi ignora che cosa è l'uomo codesta proposizione non è
per sé nota. Ecco perché, come nota Boezio, alcune formule, o proposizioni
sono universalmente note a tutti; e son quelle i cui termini
sono da tutti conosciuti. P. es.: Il tutto è sempre maggiore della
parte; Cose uguali ad una terza sono uguali tra loro. Ci sono
invece delle proposizioni che sono per sé note ai soli sapienti, i
quali ne capiscono i termini: per chi capisce, p. es., che un angelo
non è un corpo, è per sé noto che non si trova circoscritto in un
luogo; ma ciò non è evidente a un ignorante, il quale non lo capisce.
Ora, tra le cose universalmente conosciute c'è un certo ordine.
Infatti la prima cosa che si presenta alla conoscenza è l'ente, la
cui nozione è inclusa in tutto ciò che si apprende. Perciò il primo
principio indimostrabile è che l'affermazione e la negazione
sono incompatibili; poiché si fonda sulla nozione di ente e di non ente.
E su tale principio si fondano tutti gli altri, come nota Aristotele.
Ebbene, come l'ente è la cosa assolutamente prima nella
conoscenza, così il bene è la prima nella cognizione della ragione pratica,
ordinata all'operazione: poiché ogni agente agisce per un fine,
il quale ha sempre ragione di bene. Perciò il primo principio
della ragione pratica si fonda sulla nozione di bene, essendo il
bene ciò che tutti gli esseri desiderano. Ecco, dunque, il primo
precetto della legge: Il bene è da farsi e da cercarsi, il male è
da evitarsi. E su di esso sono fondati tutti gli altri precetti della
legge naturale; cosicché tutte le altre cose da fare o da evitare
appartengono alla legge di natura, in quanto la ragione pratica le
conosce naturalmente come beni umani.
Ma tutte le cose verso le quali l'uomo ha un'inclinazione naturale
la ragione le apprende come buone, e quindi da farsi, e le contrarie
le apprende come cattive e da evitarsi; perché il bene si presenta
come un fine da raggiungere, il male come cosa contraria.
Perciò l'ordine dei precetti della legge naturale segue l'ordine
delle inclinazioni naturali. Infatti prima di tutto troviamo nell'uomo
l'inclinazione a quel bene di natura, che ha in comune con tutte
le sostanze: cioè in quanto ogni sostanza tende per natura alla conservazione
del proprio essere. E in forza di questa inclinazione appartiene
alla legge naturale tutto ciò che giova a conservare la vita
umana, e ne impedisce la distruzione. - Secondo, troviamo nell'uomo
l'inclinazione verso cose più specifiche, per la natura che
ha in comune con gli altri animali. E da questo lato appartengono
alla legge naturale "le cose che la natura ha insegnato a tutti gli animali", p. es., l'unione del maschio con la femmina, la cura dei
piccoli, e altre cose consimili. - Terzo, troviamo nell'uomo
un'inclinazione verso il bene che è conforme alla natura della ragione,
e che è propriamente umano: l'inclinazione naturale, p. es., a conoscere
la verità su Dio, e a vivere in società. E da questo lato appartengono
alla legge naturale le cose riguardanti codesta inclinazione:
vale a dire la fuga dell'ignoranza, il rispetto di coloro
con i quali si deve convivere, e altre cose del genere.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Tutti questi precetti della legge
naturale, in quanto si riallacciano a un primo precetto, si presentano
come un'unica legge naturale.
2. Tutte le inclinazioni delle varie parti della natura umana, tra
le quali il concupiscibile e l'irascibile, in quanto sono soggetti alla
guida della ragione, si riallacciano a un primo unico precetto.
Ecco perché i precetti della legge naturale sono molteplici in se
stessi, ma si fondono in un'unica radice.
3. Sebbene la ragione sia unica in se stessa, tuttavia è il principio
ordinatore di quanto riguarda l'uomo. E da questo lato ricadono
sotto la legge tutte le cose che la ragione è in grado di ordinare.
ARTICOLO
3
Se tutti gli atti di virtù rientrino nella legge naturale
SEMBRA che non tutti gli atti di virtù rientrino nella legge naturale.
Infatti:
1. Abbiamo detto sopra che la legge per sua natura è ordinata al
bene comune. Ma certi atti di virtù sono ordinati al bene privato:
il che è evidente in modo particolare per gli atti di temperanza.
Dunque non tutti gli atti di virtù sono soggetti alla legge naturale.
2. Qualsiasi peccato si contrappone a qualche atto di virtù.
Quindi, se tutti gli atti appartenessero alla legge naturale, tutti
i peccati sarebbero contro natura. E invece questo si afferma in
particolare di alcuni soltanto.
3. Tutti si accordano su cose che sono secondo natura. Invece
non tutti si accordano negli atti di virtù: poiché un atto che è
virtuoso per uno può essere peccaminoso per un altro. Dunque non
tutti gli atti di virtù rientrano nella legge naturale.
IN CONTRARIO: Il Damasceno afferma, che
"le virtù sono naturali".
Perciò gli atti virtuosi sono imposti dalla legge di natura.
RISPONDO: Gli atti virtuosi si posssono considerare sotto due
aspetti: primo, in quanto sono virtuosi; secondo, in quanto sono
atti determinati nella loro specie. Perciò, se li consideriamo come
atti virtuosi, allora tutti codesti atti appartengono alla legge naturale.
Infatti sopra abbiamo dimostrato che appartiene alla legge
di natura tutto ciò cui l'uomo prova inclinazione secondo la sua
natura. Ora, ogni essere prova inclinazione naturale a compiere
gli atti che a lui convengono secondo la propria forma: il fuoco,
p. es., tende a bruciare. E poiché l'anima ragionevole è la forma
propria dell'uomo, in ciascun uomo c'è l'inclinazione naturale ad
agire secondo la ragione. E ciò equivale ad agire secondo la virtù.
Ecco perché tutti gli atti virtuosi rientrano nella legge naturale:
perché a ciascuno la propria ragione detta naturalmente di agire
in maniera virtuosa. - Se invece parliamo degli atti delle virtù
come sono in se stessi, cioè nelle loro specie, allora non tutti gli
atti virtuosi appartengono alla legge naturale. Infatti ci sono molte
azioni virtuose, verso le quali la natura non dà un'inclinazione immediata;
ma che sono state escogitate dagli uomini come utili al ben vivere.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La temperanza ha per oggetto le
naturali concupiscenze del cibo, della bevanda e dei piaceri venerei,
che sono ordinate al bene comune di natura, come le altre disposizioni
di legge sono ordinate al bene comune di ordine morale.
2. Nell'essere umano possiamo considerare natura, o quella propria
dell'uomo: e allora tutti i peccati son da ritenersi contro natura,
così come sono contro la ragione, secondo le affermazioni del Damasceno;
oppure quella che è comune all'uomo e agli altri animali:
e allora si dicono contro natura certi peccati particolari.
La sodomia, p. es., che è contraria al rapporto sessuale tra il maschio
e la femmina, si dice che è un peccato speciale contro natura.
3. Il terzo argomento fa forza sugli atti considerati in se stessi. È così
infatti che certe azioni, date le diverse condizioni umane,
sono virtuose per alcuni, perché proporzionate e convenienti per essi,
mentre sono sproporzionate e quindi peccaminose per altri.
ARTICOLO
4
Se la legge naturale sia unica per tutti
SEMBRA che la legge naturale non sia unica per tutti. Infatti:
1. Sta scritto nel Decreto (di Graziano), che
"il diritto naturale
è ciò che è contenuto nella Legge e nel Vangelo". Ora, questo non
è comune a tutti: poiché, a dire dell'Apostolo, "non tutti ubbidiscono
al Vangelo". Dunque la legge naturale non è unica per tutti.
2. Come Aristotele afferma,
"si dicono giuste le cose che sono
secondo la legge". Ma egli afferma pure che niente è così giusto
per tutti, da non essere diverso per alcuni. Quindi anche la legge
naturale non è identica per tutti.
3. Alla legge naturale appartiene, come sopra abbiamo detto,
quello cui l'uomo è incline secondo la sua natura. Ma uomini diversi
sono inclini per natura a cose diverse: poiché alcuni tendono
ai desideri del piacere, altri a quelli degli onori, e così via.
Perciò la legge naturale non è unica per tutti.
IN CONTRARIO: S. Isidoro insegna:
"Il diritto naturale è comune
a tutte le nazioni".
RISPONDO: Come abbiamo visto sopra, alla legge naturale appartengono
le cose cui l'uomo tende per natura; e tra queste c'è la
tendenza propriamente umana ad agire secondo la ragione. Ora,
è compito della ragione procedere dai dati più comuni a quelli
propri, come spiega Aristotele. Tuttavia in questo la ragione speculativa
si comporta diversamente dalla ragione pratica. La prima,
infatti, trattando soprattutto di cose necessarie, che non possono
essere altrimenti, deduce sempre nelle sue conclusioni particolari
la verità, senza nessuna eccezione, come nei principi universali.
Invece la ragione pratica tratta di cose contingenti, quali sono le
azioni umane: perciò sebbene nei principi universali vi sia una
certa necessità, più si scende a deduzioni particolari, più si incontrano
eccezioni. Ecco perché in campo speculativo si ha un'identica verità
per tutti, sia nei principi che nelle conclusioni: sebbene
la verità non sia da tutti conosciuta nelle conclusioni, ma solo nei
principi, che si dicono assiomi universali. Invece in campo pratico
non è identica la verità o norma pratica, rispetto ai casi particolari,
ma soltanto rispetto ai principi comuni: e anche presso quelli
che accettano nei casi particolari un'identica norma pratica, questa
non è ugualmente conosciuta da tutti.
Perciò è evidente che rispetto ai principi universali della ragione,
sia speculativa che pratica, vi è per tutti un'identica verità,
o norma, ed è ugualmente conosciuta. Invece rispetto alle
conclusioni particolari della ragione speculativa vi è un'identica
verità per tutti, ma non tutti la conoscono: infatti è vero per tutti
che i tre angoli del triangolo sono uguali a due angoli retti, sebbene
questo non tutti lo capiscano. Ma rispetto alle conclusioni
particolari della ragion pratica, non c'è neppure una verità o una
norma identica per tutti; e presso quelli in cui essa è identica, non
è ugualmente conosciuta. Per tutti, infatti, è vero ed è giusto agire
secondo ragione. E da tale principio segue quasi come conclusione
propria, che le cose depositate si devono restituire. E ciò è vero
nella maggior parte dei casi. Ma può capitare in un caso che ciò
sia dannoso, e quindi sia irragionevole codesta restituzione; nel
caso, p. es., che uno richieda il deposito per servirsene contro la
patria. E le eccezioni aumentano più si scende a determinare casi
particolari; come nel caso che si dicesse che i depositi si devono
restituire con tali cauzioni e in quel dato modo: poiché più s'insiste
nelle condizioni particolari, e più crescono i casi da eccettuare,
per giustificare, sia la restituzione, che la non restituzione.
Quindi si deve concludere che la legge naturale quanto ai primi
principi universali è identica presso tutti gli uomini, sia per la
sua rettitudine oggettiva, sia per la sua conoscenza. Ma rispetto
a certe sue applicazioni, che sono quasi conclusioni dei principi universali,
è identica presso tutti e per la bontà delle sue norme
e per la sua conoscenza, nella maggior parte dei casi: ma in pochi casi
possono esserci delle eccezioni, sia quanto alla bontà delle
sue norme, che quanto alla conoscenza. Infatti possono intervenire
ostacoli particolari (come avviene del resto nel caso degli esseri
generabili e corruttibili; che per ostacoli particolari non raggiungono l'effetto).
E quanto alla conoscenza va notato che ci sono alcuni
i quali hanno la ragione sconvolta dalle passioni, o dalle cattive consuetudini,
oppure dalle cattive disposizioni naturali. Giulio
Cesare, p. es., racconta che una volta presso i popoli della Germania
non si considerava delittuoso il latrocinio, che pure è espressamente
contrario alla legge naturale.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Quella affermazione non va intesa
nel senso che quanto è contenuto nella Legge e nel Vangelo è tutto
di legge naturale, poiché molte cose ivi insegnate son superiori
alla natura: ma per il fatto che le cose appartenenti alla legge naturale
vi sono insegnate nella loro perfezione. Infatti Graziano,
dopo aver detto che "il diritto naturale è ciò che è contenuto nella
Legge e nel Vangelo", subito aggiunge esemplificando: "in forza
del quale ciascuno è obbligato a fare ad altri quello che vorrebbe
fosse fatto a se stesso".
2. Le parole del Filosofo, vanno riferite non alla giustizia delle
norme secondo natura, che s'identificano con i principi universali,
ma a certe conclusioni che da essi derivano; le quali norme sono
rette nella maggior parte dei casi, ma in casi particolari possono far difetto.
3. Poiché nell'uomo la ragione domina e comanda alle altre potenze,
è necessario che tutte le inclinazioni naturali delle altre potenze
siano ordinate secondo la ragione. Perciò presso tutti questa
è la norma, comunemente accettata, che tutte le inclinazioni umane
siano guidate dalla ragione.
ARTICOLO
5
Se la legge naturale possa mutare
SEMBRA che la legge naturale possa mutare.
Infatti:
1. La Glossa così commenta l'espressione dell'Ecclesiastico,
"Diede loro inoltre la scienza e la legge di vita":
"Volle, cioè, la
legge scritta, a correzione della legge naturale". Ma ciò che si
corregge viene mutato. Dunque la legge naturale può essere mutata.
2. L'uccisione degli innocenti, l'adulterio e il furto sono contro la
legge naturale. Ora, si riscontra che Dio ha mutato codeste cose:
quando, p. es., comandò ad Abramo di uccidere il figlio innocente;
quando comandò agli Ebrei di appropriarsi dei vasi chiesti in prestito
agli Egiziani; e quando impose ad Osea di sposare una moglie
adultera. Quindi la legge naturale può subire mutamenti.
3. S. Isidoro afferma, che
"il possesso comune dei beni e la libertà
indiscriminata sono di diritto naturale". Ma queste cose
adesso vediamo che sono state cambiate dalle leggi umane.
Dunque la legge naturale è mutevole.
IN CONTRARIO: Nel Decreto (di Graziano) si legge:
"Il diritto
naturale data dall'origine della creatura ragionevole. Non varia col
tempo, ma rimane immutabile".
RISPONDO: Un mutamento della legge naturale si può concepire
in due maniere. Primo, mediante l'aggiunta di qualche cosa. E in
tal senso niente impedisce che la legge naturale possa mutare:
infatti molte sono le disposizioni utili alla vita umana, aggiunte a
codesta legge dalla legge divina e persino dalle leggi umane.
Secondo, mediante la sottrazione di elementi che cesserebbero
di far parte della legge naturale. E in tal senso la legge naturale è
del tutto immutabile quanto ai primi principi di essa. Invece
quanto ai precetti secondari, i quali derivano, come abbiamo detto,
quali conclusioni prossime e appropriate dai primi principi, la
legge naturale non può mutare al punto da far sì che il suo contenuto non
sia sempre retto nella maggior parte dei casi. Tuttavia
può mutare in casi particolari ed eccezionali, per cause speciali
che impediscono l'osservanza di tali precetti, come abbiamo spiegato
nell'articolo precedente.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Si dice che la legge scritta è stata
data come correttivo della legge di natura, o perché ha supplito
quanto ad essa mancava; oppure perché la legge di natura nei
cuori di alcuni rispetto a certe cose si era talmente corrotta, da
stimare essi come cose buone delle azioni malvagie; e codesta corruzione
aveva bisogno di correzione.
2. Con la morte naturale muoiono tutti, sia gli innocenti che i
colpevoli. E codesta morte è inflitta dalla divina potenza per il
peccato originale; secondo l'espressione biblica: "Il Signore fa morire". Perciò senza nessuna ingiustizia, per un comando di Dio,
si può infliggere la morte a qualsiasi uomo, sia colpevole che innocente. - Lo
stesso si dica dell'adulterio, che è l'unione con la donna
di un altro, attribuita a costui da una legge stabilita da Dio.
Perciò a qualsiasi donna uno si unisca per comando di Dio, non commette
né adulterio né fornicazione. - La medesima ragione vale
per il furto, che è l'appropriarsi la roba altrui. Infatti tutto quello
che uno prende per comando di Dio, padrone di ogni cosa, non lo
prende, come nel furto, contro la volontà del padrone. - Del resto
non avviene soltanto nelle cose umane che qualsiasi azione sia doverosa
per il fatto che Dio la comanda; ché anche nel mondo fisico
tutto ciò che Dio compie è in qualche modo naturale, come abbiamo
spiegato nella Prima Parte.
3. Una norma può appartenere al diritto naturale in due maniere.
Primo, nel senso che la natura tende verso di essa: tale è, p. es., il
principio che non si deve far ingiuria al prossimo. Secondo, nel
senso che non è stata la natura a introdurre l'uso contrario: così
potremmo dire che è di diritto naturale che l'uomo sia nudo, poiché
non è stata la natura ma l'arte a introdurre l'uso delle vesti. E
in tal senso sono di diritto naturale "il possedere in comune, e la
libertà indiscriminata": poiché la spartizione dei beni e la subordinazione
non furono introdotte dalla natura, ma dalla ragione dell'uomo,
perché utili alla vita umana. Ecco quindi che la legge naturale è qui
mutata soltanto per addizione.
ARTICOLO
6
Se la legge naturale si possa cancellare dal cuore dell'uomo
SEMBRA che la legge naturale si possa cancellare dal cuore dell'uomo.
Infatti:
1. La Glossa commentando l'espressione paolina,
"Quando i gentili
che non han legge...", afferma che "nell'intimo dell'uomo rinnovato
dalla grazia viene scritta la legge di giustizia, cancellata dalla colpa". Ma la legge di giustizia non è che la legge naturale.
Perciò la legge naturale può essere cancellata.
2. La legge di grazia è più efficace che quella di natura. Ora, la
legge di grazia viene cancellata dal peccato. Dunque a maggior
ragione può esser cancellata la legge di natura.
3. Quanto è stabilito per legge si presenta come cosa giusta. Ma
gli uomini hanno così stabilito molte cose contrarie alla legge naturale.
Dunque la legge naturale può essere cancellata dal cuore umano.
IN CONTRARIO: S. Agostino ha scritto:
"La tua legge (o Signore) è scritta
nel cuore dell'uomo, e nessuna iniquità può cancellarla".
Ora, la legge scritta nel cuore dell'uomo è la legge naturale.
Quindi la legge naturale è incancellabile.
RISPONDO: Come abbiamo già spiegato, alla legge naturale appartengono
innanzi tutto dei precetti universalissimi, che tutti conoscono:
ma ci sono anche dei precetti secondari e meno generici,
che sono come le conclusioni immediate dei principi. Perciò, rispetto
ai principi universali la legge naturale non può cancellarsi
in nessun modo dal cuore dell'uomo nella sua formulazione
astratta. Tuttavia questo può capitare nei casi concreti, quando la
ragione, dalla concupiscenza, o da altre passioni, è impedita di
applicare il principio universale a un'azione da compiere, come
abbiamo visto in precedenza. - Invece rispetto ai precetti secondari
la legge naturale può essere cancellata dal cuore dell'uomo, o per
dei ragionamenti sbagliati, il che avviene anche in campo speculativo
con errori in fatto di conclusioni necessarie; oppure per delle
costumanze perverse, e per abiti operativi corrotti. Ecco perché per
alcuni non erano più considerati peccaminosi i latrocini, oppure,
come riferisce S. Paolo, certi vizi contro natura.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La colpa distrugge la legge non
nella sua universalità, ma nel caso particolare; a meno che non si
tratti, come abbiamo visto, dei precetti secondari.
2. Sebbene la grazia sia più efficace della natura, tuttavia la natura è
più essenziale per l'uomo, e quindi più duratura.
3. Il terzo argomento vale per i precetti secondari di legge
naturale contro i quali certi legislatori emanarono inique disposizioni.
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