Il Santo Rosario
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Questione 94

La legge naturale

Passiamo a trattare della legge naturale.
Su questo tema si presentano sei argomenti: 1. Che cosa sia la legge naturale; 2. Quali siano i precetti della legge naturale; 3. Se gli atti di virtù siano tutti di legge naturale; 4. Se la legge naturale sia unica per tutti gli uomini; 5. Se sia soggetta a mutamenti; 6. Se codesta legge si possa cancellare dalla mente umana.

ARTICOLO 1

Se la legge naturale sia un abito

SEMBRA che la legge naturale sia un abito. Infatti:
1. Il Filosofo insegna, che "nell'anima ci sono queste tre cose: potenze, abiti e passioni". Ora, la legge non è una delle potenze dell'anima, e neppure una passione: il che è evidente scorrendole una per una. Dunque la legge naturale è un abito.
2. S. Basilio afferma che la coscienza, o sinderesi, è "la legge del nostro intelletto": parole che possono applicarsi soltanto alla legge naturale. Ma la sinderesi è un abito, come abbiamo spiegato nella Prima Parte. Dunque le legge naturale è un abito.
3. La legge naturale, come vedremo, è sempre presente nell'uomo. La ragione invece, cui la legge appartiene, non sempre pensa alla legge naturale. Quindi la legge naturale non è un atto, ma un abito.

IN CONTRARIO: S. Agostino insegna, che "l'abito è una facoltà di cui si usa quando è necessario". Ma tale non è la legge naturale: infatti essa si trova anche nei bambini e nei dannati, che pure non sono in grado di usarne. Perciò la legge naturale non è un abito.

RISPONDO: Una cosa può essere considerata abito in due diverse maniere. Primo, essenzialmente e in senso proprio: e allora la legge naturale non è un abito. Infatti sopra abbiamo visto che la legge naturale è qualche cosa che promana dalla ragione: come è opera della ragione un enunciato. Ora, quello che uno fa non può identificarsi col mezzo che usa per farlo: il periodare corretto, p. es., non s'identifica con la grammatica. E poiché l'abito è il mezzo di cui uno si serve per agire, è impossible che una legge essenzialmente, e in senso proprio sia un abito.
Secondo, si può considerare abito quanto si possiede in modo abituale: è così che si chiama fede quanto si tiene per fede. E in tal senso si può dire che la legge naturale è un abito, perché i precetti di codesta legge possono essere oggetto della ragione, sia in maniera attuale, che in maniera abituale. Del resto anche in campo speculativo i principi indimostrabili non sono lo stesso abito dei principi, ma l'oggetto di codesto abito.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Nel testo citato Aristotele tende a stabilire il genere cui assegnare la virtù: ed essendo manifestamente quest'ultima un principio d'operazione, ricorda soltanto quelli che sono i principi degli atti umani, cioè le potenze, gli abiti e le passioni. Ma oltre codesti principi ci sono altre cose nell'anima: vale a dire gli atti, quali il volere e il conoscere in chi vuole o conosce; e le proprietà naturali, come l'immortalità e altre cose del genere.
2. Si dice che la sinderesi è legge del nostro intelletto, perché è un abito che abbraccia certi precetti della legge naturale, primi principi dell'agire umano.
3. Il terzo argomento dimostra che la legge naturale si possiede in maniera abituale. E questo lo ammettiamo.
4. Per l'argomento in contrario va notato, che talora uno non è in grado di usare, per qualche impedimento, quanto possiede in maniera abituale: un uomo, p. es., è impedito dal sonno di usare l'abito di scienza. Così pure il bambino per il difetto di età non può usare né l'abito che è l'intelligenza dei principi, né la legge naturale che possiede sotto forma di abito.

ARTICOLO 2

Se la legge naturale abbracci molti precetti, o uno soltanto

SEMBRA che la legge naturale non abbracci molti precetti, ma uno soltanto. Infatti:
1. La legge rientra nel genere del precetto, come abbiamo notato sopra. Perciò se ci fossero molti precetti di legge naturale, dovrebbero esistere anche molte leggi naturali.
2. La legge naturale segue la natura dell'uomo. Ma la natura umana, sebbene sia molteplice nelle sue parti, è unica nel tutto. Perciò, o vi è un unico precetto della legge naturale per l'unità del tutto; oppure ve ne sono molti, secondo il numero delle parti della natura umana. Allora però ciò che è proprio alle inclinazioni del concupiscibile dovrebbe appartenere anch'esso alla legge naturale.
3. La legge è un fatto che emana dalla ragione, come abbiamo visto. Ma nell'uomo la ragione è unica. Dunque unico deve essere il precetto della legge naturale.

IN CONTRARIO: I precetti della legge naturale umana stanno alle operazioni come i principi stanno alle scienze dimostrative. Ma questi primi principi sono molteplici. Quindi anche i precetti della legge naturale sono molteplici.

RISPONDO: Secondo le spiegazioni date in precedenza, i precetti della legge naturale stanno alla ragione pratica, come i primi principi dimostrativi stanno alla ragione speculativa: poiché gli uni e gli altri sono principi per sé noti. Ora, una cosa può essere per sé nota in due maniere: primo per se stessa; secondo, rispetto a noi. È nota per se stessa infatti qualsiasi proposizione in cui il predicato rientra nella nozione del soggetto: tuttavia per chi ignora la definizione del soggetto tale proposizione non è per sé nota. La proposizione, p. es., l'uomo è un essere ragionevole, è per sé nota nella sua natura, poiché chi dice uomo dice essere ragionevole: ma per chi ignora che cosa è l'uomo codesta proposizione non è per sé nota. Ecco perché, come nota Boezio, alcune formule, o proposizioni sono universalmente note a tutti; e son quelle i cui termini sono da tutti conosciuti. P. es.: Il tutto è sempre maggiore della parte; Cose uguali ad una terza sono uguali tra loro. Ci sono invece delle proposizioni che sono per sé note ai soli sapienti, i quali ne capiscono i termini: per chi capisce, p. es., che un angelo non è un corpo, è per sé noto che non si trova circoscritto in un luogo; ma ciò non è evidente a un ignorante, il quale non lo capisce.
Ora, tra le cose universalmente conosciute c'è un certo ordine. Infatti la prima cosa che si presenta alla conoscenza è l'ente, la cui nozione è inclusa in tutto ciò che si apprende. Perciò il primo principio indimostrabile è che l'affermazione e la negazione sono incompatibili; poiché si fonda sulla nozione di ente e di non ente. E su tale principio si fondano tutti gli altri, come nota Aristotele. Ebbene, come l'ente è la cosa assolutamente prima nella conoscenza, così il bene è la prima nella cognizione della ragione pratica, ordinata all'operazione: poiché ogni agente agisce per un fine, il quale ha sempre ragione di bene. Perciò il primo principio della ragione pratica si fonda sulla nozione di bene, essendo il bene ciò che tutti gli esseri desiderano. Ecco, dunque, il primo precetto della legge: Il bene è da farsi e da cercarsi, il male è da evitarsi. E su di esso sono fondati tutti gli altri precetti della legge naturale; cosicché tutte le altre cose da fare o da evitare appartengono alla legge di natura, in quanto la ragione pratica le conosce naturalmente come beni umani.
Ma tutte le cose verso le quali l'uomo ha un'inclinazione naturale la ragione le apprende come buone, e quindi da farsi, e le contrarie le apprende come cattive e da evitarsi; perché il bene si presenta come un fine da raggiungere, il male come cosa contraria. Perciò l'ordine dei precetti della legge naturale segue l'ordine delle inclinazioni naturali. Infatti prima di tutto troviamo nell'uomo l'inclinazione a quel bene di natura, che ha in comune con tutte le sostanze: cioè in quanto ogni sostanza tende per natura alla conservazione del proprio essere. E in forza di questa inclinazione appartiene alla legge naturale tutto ciò che giova a conservare la vita umana, e ne impedisce la distruzione. - Secondo, troviamo nell'uomo l'inclinazione verso cose più specifiche, per la natura che ha in comune con gli altri animali. E da questo lato appartengono alla legge naturale "le cose che la natura ha insegnato a tutti gli animali", p. es., l'unione del maschio con la femmina, la cura dei piccoli, e altre cose consimili. - Terzo, troviamo nell'uomo un'inclinazione verso il bene che è conforme alla natura della ragione, e che è propriamente umano: l'inclinazione naturale, p. es., a conoscere la verità su Dio, e a vivere in società. E da questo lato appartengono alla legge naturale le cose riguardanti codesta inclinazione: vale a dire la fuga dell'ignoranza, il rispetto di coloro con i quali si deve convivere, e altre cose del genere.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Tutti questi precetti della legge naturale, in quanto si riallacciano a un primo precetto, si presentano come un'unica legge naturale.
2. Tutte le inclinazioni delle varie parti della natura umana, tra le quali il concupiscibile e l'irascibile, in quanto sono soggetti alla guida della ragione, si riallacciano a un primo unico precetto. Ecco perché i precetti della legge naturale sono molteplici in se stessi, ma si fondono in un'unica radice.
3. Sebbene la ragione sia unica in se stessa, tuttavia è il principio ordinatore di quanto riguarda l'uomo. E da questo lato ricadono sotto la legge tutte le cose che la ragione è in grado di ordinare.

ARTICOLO 3

Se tutti gli atti di virtù rientrino nella legge naturale

SEMBRA che non tutti gli atti di virtù rientrino nella legge naturale. Infatti:
1. Abbiamo detto sopra che la legge per sua natura è ordinata al bene comune. Ma certi atti di virtù sono ordinati al bene privato: il che è evidente in modo particolare per gli atti di temperanza. Dunque non tutti gli atti di virtù sono soggetti alla legge naturale.
2. Qualsiasi peccato si contrappone a qualche atto di virtù. Quindi, se tutti gli atti appartenessero alla legge naturale, tutti i peccati sarebbero contro natura. E invece questo si afferma in particolare di alcuni soltanto.
3. Tutti si accordano su cose che sono secondo natura. Invece non tutti si accordano negli atti di virtù: poiché un atto che è virtuoso per uno può essere peccaminoso per un altro. Dunque non tutti gli atti di virtù rientrano nella legge naturale.

IN CONTRARIO: Il Damasceno afferma, che "le virtù sono naturali". Perciò gli atti virtuosi sono imposti dalla legge di natura.

RISPONDO: Gli atti virtuosi si posssono considerare sotto due aspetti: primo, in quanto sono virtuosi; secondo, in quanto sono atti determinati nella loro specie. Perciò, se li consideriamo come atti virtuosi, allora tutti codesti atti appartengono alla legge naturale. Infatti sopra abbiamo dimostrato che appartiene alla legge di natura tutto ciò cui l'uomo prova inclinazione secondo la sua natura. Ora, ogni essere prova inclinazione naturale a compiere gli atti che a lui convengono secondo la propria forma: il fuoco, p. es., tende a bruciare. E poiché l'anima ragionevole è la forma propria dell'uomo, in ciascun uomo c'è l'inclinazione naturale ad agire secondo la ragione. E ciò equivale ad agire secondo la virtù. Ecco perché tutti gli atti virtuosi rientrano nella legge naturale: perché a ciascuno la propria ragione detta naturalmente di agire in maniera virtuosa. - Se invece parliamo degli atti delle virtù come sono in se stessi, cioè nelle loro specie, allora non tutti gli atti virtuosi appartengono alla legge naturale. Infatti ci sono molte azioni virtuose, verso le quali la natura non dà un'inclinazione immediata; ma che sono state escogitate dagli uomini come utili al ben vivere.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La temperanza ha per oggetto le naturali concupiscenze del cibo, della bevanda e dei piaceri venerei, che sono ordinate al bene comune di natura, come le altre disposizioni di legge sono ordinate al bene comune di ordine morale.
2. Nell'essere umano possiamo considerare natura, o quella propria dell'uomo: e allora tutti i peccati son da ritenersi contro natura, così come sono contro la ragione, secondo le affermazioni del Damasceno; oppure quella che è comune all'uomo e agli altri animali: e allora si dicono contro natura certi peccati particolari. La sodomia, p. es., che è contraria al rapporto sessuale tra il maschio e la femmina, si dice che è un peccato speciale contro natura.
3. Il terzo argomento fa forza sugli atti considerati in se stessi. È così infatti che certe azioni, date le diverse condizioni umane, sono virtuose per alcuni, perché proporzionate e convenienti per essi, mentre sono sproporzionate e quindi peccaminose per altri.

ARTICOLO 4

Se la legge naturale sia unica per tutti

SEMBRA che la legge naturale non sia unica per tutti. Infatti:
1. Sta scritto nel Decreto (di Graziano), che "il diritto naturale è ciò che è contenuto nella Legge e nel Vangelo". Ora, questo non è comune a tutti: poiché, a dire dell'Apostolo, "non tutti ubbidiscono al Vangelo". Dunque la legge naturale non è unica per tutti.
2. Come Aristotele afferma, "si dicono giuste le cose che sono secondo la legge". Ma egli afferma pure che niente è così giusto per tutti, da non essere diverso per alcuni. Quindi anche la legge naturale non è identica per tutti.
3. Alla legge naturale appartiene, come sopra abbiamo detto, quello cui l'uomo è incline secondo la sua natura. Ma uomini diversi sono inclini per natura a cose diverse: poiché alcuni tendono ai desideri del piacere, altri a quelli degli onori, e così via. Perciò la legge naturale non è unica per tutti.

IN CONTRARIO: S. Isidoro insegna: "Il diritto naturale è comune a tutte le nazioni".

RISPONDO: Come abbiamo visto sopra, alla legge naturale appartengono le cose cui l'uomo tende per natura; e tra queste c'è la tendenza propriamente umana ad agire secondo la ragione. Ora, è compito della ragione procedere dai dati più comuni a quelli propri, come spiega Aristotele. Tuttavia in questo la ragione speculativa si comporta diversamente dalla ragione pratica. La prima, infatti, trattando soprattutto di cose necessarie, che non possono essere altrimenti, deduce sempre nelle sue conclusioni particolari la verità, senza nessuna eccezione, come nei principi universali. Invece la ragione pratica tratta di cose contingenti, quali sono le azioni umane: perciò sebbene nei principi universali vi sia una certa necessità, più si scende a deduzioni particolari, più si incontrano eccezioni. Ecco perché in campo speculativo si ha un'identica verità per tutti, sia nei principi che nelle conclusioni: sebbene la verità non sia da tutti conosciuta nelle conclusioni, ma solo nei principi, che si dicono assiomi universali. Invece in campo pratico non è identica la verità o norma pratica, rispetto ai casi particolari, ma soltanto rispetto ai principi comuni: e anche presso quelli che accettano nei casi particolari un'identica norma pratica, questa non è ugualmente conosciuta da tutti.
Perciò è evidente che rispetto ai principi universali della ragione, sia speculativa che pratica, vi è per tutti un'identica verità, o norma, ed è ugualmente conosciuta. Invece rispetto alle conclusioni particolari della ragione speculativa vi è un'identica verità per tutti, ma non tutti la conoscono: infatti è vero per tutti che i tre angoli del triangolo sono uguali a due angoli retti, sebbene questo non tutti lo capiscano. Ma rispetto alle conclusioni particolari della ragion pratica, non c'è neppure una verità o una norma identica per tutti; e presso quelli in cui essa è identica, non è ugualmente conosciuta. Per tutti, infatti, è vero ed è giusto agire secondo ragione. E da tale principio segue quasi come conclusione propria, che le cose depositate si devono restituire. E ciò è vero nella maggior parte dei casi. Ma può capitare in un caso che ciò sia dannoso, e quindi sia irragionevole codesta restituzione; nel caso, p. es., che uno richieda il deposito per servirsene contro la patria. E le eccezioni aumentano più si scende a determinare casi particolari; come nel caso che si dicesse che i depositi si devono restituire con tali cauzioni e in quel dato modo: poiché più s'insiste nelle condizioni particolari, e più crescono i casi da eccettuare, per giustificare, sia la restituzione, che la non restituzione.
Quindi si deve concludere che la legge naturale quanto ai primi principi universali è identica presso tutti gli uomini, sia per la sua rettitudine oggettiva, sia per la sua conoscenza. Ma rispetto a certe sue applicazioni, che sono quasi conclusioni dei principi universali, è identica presso tutti e per la bontà delle sue norme e per la sua conoscenza, nella maggior parte dei casi: ma in pochi casi possono esserci delle eccezioni, sia quanto alla bontà delle sue norme, che quanto alla conoscenza. Infatti possono intervenire ostacoli particolari (come avviene del resto nel caso degli esseri generabili e corruttibili; che per ostacoli particolari non raggiungono l'effetto). E quanto alla conoscenza va notato che ci sono alcuni i quali hanno la ragione sconvolta dalle passioni, o dalle cattive consuetudini, oppure dalle cattive disposizioni naturali. Giulio Cesare, p. es., racconta che una volta presso i popoli della Germania non si considerava delittuoso il latrocinio, che pure è espressamente contrario alla legge naturale.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Quella affermazione non va intesa nel senso che quanto è contenuto nella Legge e nel Vangelo è tutto di legge naturale, poiché molte cose ivi insegnate son superiori alla natura: ma per il fatto che le cose appartenenti alla legge naturale vi sono insegnate nella loro perfezione. Infatti Graziano, dopo aver detto che "il diritto naturale è ciò che è contenuto nella Legge e nel Vangelo", subito aggiunge esemplificando: "in forza del quale ciascuno è obbligato a fare ad altri quello che vorrebbe fosse fatto a se stesso".
2. Le parole del Filosofo, vanno riferite non alla giustizia delle norme secondo natura, che s'identificano con i principi universali, ma a certe conclusioni che da essi derivano; le quali norme sono rette nella maggior parte dei casi, ma in casi particolari possono far difetto.
3. Poiché nell'uomo la ragione domina e comanda alle altre potenze, è necessario che tutte le inclinazioni naturali delle altre potenze siano ordinate secondo la ragione. Perciò presso tutti questa è la norma, comunemente accettata, che tutte le inclinazioni umane siano guidate dalla ragione.

ARTICOLO 5

Se la legge naturale possa mutare

SEMBRA che la legge naturale possa mutare. Infatti:
1. La Glossa così commenta l'espressione dell'Ecclesiastico, "Diede loro inoltre la scienza e la legge di vita": "Volle, cioè, la legge scritta, a correzione della legge naturale". Ma ciò che si corregge viene mutato. Dunque la legge naturale può essere mutata.
2. L'uccisione degli innocenti, l'adulterio e il furto sono contro la legge naturale. Ora, si riscontra che Dio ha mutato codeste cose: quando, p. es., comandò ad Abramo di uccidere il figlio innocente; quando comandò agli Ebrei di appropriarsi dei vasi chiesti in prestito agli Egiziani; e quando impose ad Osea di sposare una moglie adultera. Quindi la legge naturale può subire mutamenti.
3. S. Isidoro afferma, che "il possesso comune dei beni e la libertà indiscriminata sono di diritto naturale". Ma queste cose adesso vediamo che sono state cambiate dalle leggi umane. Dunque la legge naturale è mutevole.

IN CONTRARIO: Nel Decreto (di Graziano) si legge: "Il diritto naturale data dall'origine della creatura ragionevole. Non varia col tempo, ma rimane immutabile".

RISPONDO: Un mutamento della legge naturale si può concepire in due maniere. Primo, mediante l'aggiunta di qualche cosa. E in tal senso niente impedisce che la legge naturale possa mutare: infatti molte sono le disposizioni utili alla vita umana, aggiunte a codesta legge dalla legge divina e persino dalle leggi umane.
Secondo, mediante la sottrazione di elementi che cesserebbero di far parte della legge naturale. E in tal senso la legge naturale è del tutto immutabile quanto ai primi principi di essa. Invece quanto ai precetti secondari, i quali derivano, come abbiamo detto, quali conclusioni prossime e appropriate dai primi principi, la legge naturale non può mutare al punto da far sì che il suo contenuto non sia sempre retto nella maggior parte dei casi. Tuttavia può mutare in casi particolari ed eccezionali, per cause speciali che impediscono l'osservanza di tali precetti, come abbiamo spiegato nell'articolo precedente.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Si dice che la legge scritta è stata data come correttivo della legge di natura, o perché ha supplito quanto ad essa mancava; oppure perché la legge di natura nei cuori di alcuni rispetto a certe cose si era talmente corrotta, da stimare essi come cose buone delle azioni malvagie; e codesta corruzione aveva bisogno di correzione.
2. Con la morte naturale muoiono tutti, sia gli innocenti che i colpevoli. E codesta morte è inflitta dalla divina potenza per il peccato originale; secondo l'espressione biblica: "Il Signore fa morire". Perciò senza nessuna ingiustizia, per un comando di Dio, si può infliggere la morte a qualsiasi uomo, sia colpevole che innocente. - Lo stesso si dica dell'adulterio, che è l'unione con la donna di un altro, attribuita a costui da una legge stabilita da Dio. Perciò a qualsiasi donna uno si unisca per comando di Dio, non commette né adulterio né fornicazione. - La medesima ragione vale per il furto, che è l'appropriarsi la roba altrui. Infatti tutto quello che uno prende per comando di Dio, padrone di ogni cosa, non lo prende, come nel furto, contro la volontà del padrone. - Del resto non avviene soltanto nelle cose umane che qualsiasi azione sia doverosa per il fatto che Dio la comanda; ché anche nel mondo fisico tutto ciò che Dio compie è in qualche modo naturale, come abbiamo spiegato nella Prima Parte.
3. Una norma può appartenere al diritto naturale in due maniere. Primo, nel senso che la natura tende verso di essa: tale è, p. es., il principio che non si deve far ingiuria al prossimo. Secondo, nel senso che non è stata la natura a introdurre l'uso contrario: così potremmo dire che è di diritto naturale che l'uomo sia nudo, poiché non è stata la natura ma l'arte a introdurre l'uso delle vesti. E in tal senso sono di diritto naturale "il possedere in comune, e la libertà indiscriminata": poiché la spartizione dei beni e la subordinazione non furono introdotte dalla natura, ma dalla ragione dell'uomo, perché utili alla vita umana. Ecco quindi che la legge naturale è qui mutata soltanto per addizione.

ARTICOLO 6

Se la legge naturale si possa cancellare dal cuore dell'uomo

SEMBRA che la legge naturale si possa cancellare dal cuore dell'uomo. Infatti:
1. La Glossa commentando l'espressione paolina, "Quando i gentili che non han legge...", afferma che "nell'intimo dell'uomo rinnovato dalla grazia viene scritta la legge di giustizia, cancellata dalla colpa". Ma la legge di giustizia non è che la legge naturale. Perciò la legge naturale può essere cancellata.
2. La legge di grazia è più efficace che quella di natura. Ora, la legge di grazia viene cancellata dal peccato. Dunque a maggior ragione può esser cancellata la legge di natura.
3. Quanto è stabilito per legge si presenta come cosa giusta. Ma gli uomini hanno così stabilito molte cose contrarie alla legge naturale. Dunque la legge naturale può essere cancellata dal cuore umano.

IN CONTRARIO: S. Agostino ha scritto: "La tua legge (o Signore) è scritta nel cuore dell'uomo, e nessuna iniquità può cancellarla". Ora, la legge scritta nel cuore dell'uomo è la legge naturale. Quindi la legge naturale è incancellabile.

RISPONDO: Come abbiamo già spiegato, alla legge naturale appartengono innanzi tutto dei precetti universalissimi, che tutti conoscono: ma ci sono anche dei precetti secondari e meno generici, che sono come le conclusioni immediate dei principi. Perciò, rispetto ai principi universali la legge naturale non può cancellarsi in nessun modo dal cuore dell'uomo nella sua formulazione astratta. Tuttavia questo può capitare nei casi concreti, quando la ragione, dalla concupiscenza, o da altre passioni, è impedita di applicare il principio universale a un'azione da compiere, come abbiamo visto in precedenza. - Invece rispetto ai precetti secondari la legge naturale può essere cancellata dal cuore dell'uomo, o per dei ragionamenti sbagliati, il che avviene anche in campo speculativo con errori in fatto di conclusioni necessarie; oppure per delle costumanze perverse, e per abiti operativi corrotti. Ecco perché per alcuni non erano più considerati peccaminosi i latrocini, oppure, come riferisce S. Paolo, certi vizi contro natura.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La colpa distrugge la legge non nella sua universalità, ma nel caso particolare; a meno che non si tratti, come abbiamo visto, dei precetti secondari.
2. Sebbene la grazia sia più efficace della natura, tuttavia la natura è più essenziale per l'uomo, e quindi più duratura.
3. Il terzo argomento vale per i precetti secondari di legge naturale contro i quali certi legislatori emanarono inique disposizioni.