Il Santo Rosario
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Questione 93

La legge eterna

Passiamo ora a trattare delle varie leggi. Primo, della legge eterna; secondo, della legge naturale; terzo, della legge umana; quarto, della legge antica; quinto, della legge nuova, che è la legge evangelica. A proposito della legge del fomite basta quello che abbiamo detto sopra, parlando del peccato originale.
Sul primo argomento si pongono sei quesiti: 1. Che cosa sia la legge eterna; 2. Se sia da tutti conosciuta; 3. Se ogni legge derivi da essa; 4. Se gli esseri necessari siano soggetti alla legge eterna; 5. Se vi siano soggetti gli esseri contingenti naturali; 6. Se vi siano soggette tutte le cose umane.

ARTICOLO 1

Se la legge eterna sia la ragione suprema esistente in Dio

SEMBRA che la legge eterna non sia la ragione suprema esistente in Dio. Infatti:
1. La legge eterna è unica. Invece le ragioni delle cose esistenti nella mente di Dio sono molte: ché, a detta di S. Agostino, "Dio creò ogni cosa secondo la ragione di ciascuna". Dunque la legge eterna non s'identifica con la ragione esistente nella mente di Dio.
2. La promulgazione mediante la parola rientra nel concetto della legge, come si è detto. Ora, in Dio la Parola, o Verbo, è termine personale, secondo le spiegazioni date nella Prima Parte; mentre la ragione è un termine essenziale. Quindi la legge eterna non s'identifica con la ragione divina.
3. S. Agostino scrive: "È chiaro che sopra la nostra mente esiste una legge che è la verità". Ma la legge esistente sopra la nostra mente è la legge eterna. Dunque la legge eterna è verità. Ora, la nozione di verità e quella di ragione non s'identificano. Perciò non possono identificarsi la legge eterna e la ragione suprema.

IN CONTRARIO: S. Agostino insegna, che "la legge eterna è la ragione suprema, cui sempre bisogna sottostare".

RISPONDO: Come in ogni artefice preesiste la tecnica di quanto la sua arte produce, così in ogni governante preesiste un principio di ordine riguardante le azioni che dovranno essere compiute dai sudditi. E come la tecnica di quanto un mestiere produce si denomina appunto arte o prototipo delle cose prodotte, così il principio di governo di chi guida le azioni dei sudditi ha natura di legge, purché si verifichino le altre condizioni già assegnate per una legge. Ora, Dio con la sua sapienza è creatore di tutte le cose, verso le quali egli ha un rapporto simile a quello esistente tra l'artigiano e i suoi manufatti, come abbiamo spiegato nella Prima Parte. Perciò, la ragione della divina sapienza, come ha natura di arte, o di idea esemplare, in quanto principio creatore di tutte le cose; così ha natura di legge in quanto muove ogni cosa al debito fine. Ecco perché la legge eterna altro non è che la ragione o piano della divina sapienza, relativo ad ogni azione e ad ogni moto.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. In quel testo S. Agostino parla delle idee che si riferiscono alla natura di ogni singola cosa: perciò in esse si riscontra una certa distinzione e pluralità, secondo i vari rapporti con le cose, come abbiamo visto nella Prima Parte. La legge invece, secondo le spiegazioni date, ha il compito di dirigere le azioni al bene comune. Ora, cose diverse in se stesse, in quanto sono ordinate a uno scopo comune, sono considerate come un'unica entità. Ecco perché unica è la legge eterna, ragione o principio di codesto ordine.
2. A proposito della parola si possono considerare due cose: la parola stessa, e le cose che esprime. Infatti la parola esterna è un'entità che emana dalla bocca dell'uomo; ma con essa vengono espresse le cose che l'uomo vuol significare. Lo stesso si dica della parola interiore, la quale altro non è che una cosa mentalmente concepita, e serve all'uomo per esprimere mentalmente le cose che pensa. Perciò anche in Dio il Verbo, che è concezione intellettiva del Padre, è termine personale: ma con esso viene espresso tutto ciò che è presente nella scienza del Padre, sia per gli attributi essenziali, che per quelli personali, sia ancora che si tratti delle opere di Dio, come S. Agostino dimostra. E tra le cose espresse con codesto Verbo c'è la legge eterna. Ma da ciò non segue che la legge eterna sia un attributo personale. Tuttavia viene appropriata al Figlio, per l'affinità esistente tra ragione e verbo.
3. Il rapporto dell'intelletto divino con le cose è ben diverso da quello dell'intelletto umano. Infatti quest'ultimo è misurato dalle cose, cosicché il pensiero umano non è vero per se stesso, ma si denomina vero quando è conforme alla realtà: e quindi "un'opinione è vera o falsa, per il fatto che la cosa è o non è". Invece l'intelletto divino è misura delle cose: poiché ciascuna di esse, come abbiamo visto nella Prima Parte, in tanto è vera in quanto imita l'intelletto divino. Perciò l'intelletto divino è vero per se stesso. E quindi la sua ragione, o pensiero, è la stessa verità.

ARTICOLO 2

Se la legge eterna sia nota a tutti

SEMBRA che la legge eterna non sia nota a tutti. Infatti:
1. A detta dell'Apostolo, "le cose divine nessun altro le sa fuorché lo Spirito di Dio". Ma la legge eterna è una ragione esistente nella mente divina. Dunque essa è ignota a tutti all'infuori di Dio.
2. S. Agostino insegna, che "eterna è quella legge secondo la quale è giusto che tutte le cose siano perfettamente ordinate". Ora, non tutti conoscono come tutte le cose sono perfettamente ordinate. Quindi non tutti conoscono la legge eterna.
3. Sempre secondo S. Agostino, "la legge eterna è quella di cui gli uomini non sono in grado di giudicare". Ma, a dire di Aristotele, "chiunque giudica bene le cose che conosce". Dunque noi non conosciamo la legge eterna.

IN CONTRARIO: S. Agostino afferma, che "la nozione della legge eterna è impressa in noi".

RISPONDO: Una cosa può essere conosciuta in due maniere: primo, in se stessa; secondo, nell'effetto che ne contiene una somiglianza. Chi, p. es., non vede il sole direttamente, può conoscerlo nella sua irradiazione. Lo stesso si dica della legge eterna: nessuno la può conoscere come è in se stessa, all'infuori dei beati che vedono Dio per essenza. Ma qualsiasi creatura ragionevole la conosce, più o meno bene, nelle sue irradiazioni. Infatti ogni conoscenza della verità è una irradiazione o partecipazione della legge eterna, la quale, come si esprime S. Agostino, è la verità immutabile. E la verità tutti in qualche modo la conoscono, per lo meno nei primi principi della legge naturale. Per il resto alcuni partecipano di più altri meno codesta conoscenza della verità; e quindi diversamente conoscono la legge eterna.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Le cose divine non possono essere da noi conosciute in se stesse; tuttavia ci si rendono manifeste nei loro effetti, secondo l'espressione dell'Apostolo: "Le perfezioni invisibili di Dio, comprendendosi dalle cose fatte, si rendono visibili".
2. Sebbene ciascuno conosca, come abbiamo detto, la legge eterna secondo la propria capacità, tuttavia nessuno può arrivare ad averne la comprensione: essa infatti non può manifestarsi totalmente nei suoi effetti. Perciò non segue che chiunque conosce la legge eterna nel modo indicato, conosca pure tutto l'ordine delle cose, che rende queste perfettamente ordinate.
3. Si può giudicare di una cosa in due maniere. Primo, come una potenza conoscitiva giudica del proprio oggetto; conforme alla domanda della Scrittura: "Non discerne forse l'orecchio le parole, come il palato di chi mangia (discerne) il sapore?". È alludendo a questo tipo di giudizio che il Filosofo può affermare, che "chiunque giudica bene le cose che conosce", in quanto può giudicare se è vero quanto gli viene proposto. Secondo, come un superiore giudica dell'inferiore mediante un giudizio pratico, così da stabilire se deve comportarsi in un modo o in un altro. E in questo senso nessuno può giudicare della legge eterna.

ARTICOLO 3

Se ogni legge derivi dalla legge eterna

SEMBRA che non tutte le leggi derivino dalla legge eterna. Infatti:
1. Sopra abbiamo visto che esiste la legge del fomite. Ora, essa non può derivare da una legge divina, quale è la legge eterna: ad essa infatti appartiene la prudenza della carne, che, a detta dell'Apostolo, "non sta soggetta alla legge divina". Dunque non tutte le leggi derivano dalla legge eterna.
2. Dalla legge eterna non può derivare niente d'iniquo; poiché, come abbiamo ricordato, "eterna è quella legge secondo la quale è giusto che tutte le cose siano perfettamente ordinate". Ma certe leggi sono ingiuste, come appare dalla minaccia di Isaia: "Guai a coloro che emanano leggi inique". Quindi le leggi non derivano tutte dalla legge eterna.
3. S. Agostino insegna, che "la legge scritta per governare un popolo permette giustificatamente molte cose che saranno punite dalla divina provvidenza". Ora, la ragione della divina provvidenza è la legge eterna, secondo le spiegazioni date. Perciò neppure tutte le leggi giuste procedono dalla legge eterna.

IN CONTRARIO: La divina Sapienza proclama: "Per me regnano i re e i legislatori decretano il giusto". Ma la ragione della divina sapienza non è che la legge eterna, secondo le spiegazioni precedenti. Dunque tutte le leggi derivano dalla legge eterna.

RISPONDO: Come abbiamo già dimostrato, la legge implica un principio, o ragione direttiva dell'agire verso il fine. Ora, in una serie ordinata di motori è necessario che l'impulso del secondo derivi dall'impulso del primo: poiché il secondo non muove che in forza del primo motore. La stessa cosa si può riscontrare a proposito dei governanti, poiché il piano di governo deriva dal capo ai dipendenti: così le disposizioni relative al governo di uno stato derivano dal re mediante il comando imposto agli ufficiali subalterni. Del resto anche nel campo della tecnica la direttiva del lavoro giunge agli artefici subalterni, che lo compiono con le loro mani, dall'architetto. Perciò, essendo la legge eterna il piano, o ragione di governo esistente nel supremo governante, è necessario che tutte le direttive dei governanti subalterni derivino dalla legge eterna. Cosicché tutte le azioni derivano dalla legge eterna, nella misura che si uniformano alla retta ragione. Ecco perché S. Agostino afferma, che "nelle leggi umane niente è giusto e legittimo, se non quanto è derivato dalla legge eterna".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il fomite ha nell'uomo natura di legge in quanto è una punizione inflitta dalla divina giustizia: e da questo lato deriva dalla legge eterna. Invece come inclinazione al peccato è contrario alla legge di Dio, e non ha natura di legge, come sopra abbiamo dimostrato.
2. La legge umana in tanto ha natura di legge, in quanto si uniforma alla retta ragione: e in tal senso deriva evidentemente dalla legge eterna. Ma quando si scosta dalla ragione, codesta legge è iniqua: e allora non ha natura di legge, ma piuttosto di violenza. - Tuttavia anche la legge iniqua, per quell'aspetto che salva le apparenze di legge, e cioè per il potere di colui che la emana, ha una derivazione dalla legge eterna: poiché, a detta di S. Paolo, "ogni potestà viene da Dio".
3. Si dice che la legge umana certe cose le permette, non nel senso che le approvi, ma perché è incapace di regolarle. Ed è vero che la legge divina regola molte cose, le quali sfuggono alla legge umana: infatti una causa superiore si estende di più di una causa inferiore. Perciò il fatto stesso che la legge umana non s'impegna a regolare quello che non è in suo potere, deriva dalla legge eterna. Diverso sarebbe il caso, se codesta legge approvasse ciò che la legge eterna riprova. Ciò, quindi, non dimostra che la legge umana non derivi dalla legge eterna, ma che non è in grado di adeguarvisi perfettamente.

ARTICOLO 4

Se le cose necessarie ed eterne siano soggette alla legge eterna

SEMBRA che le cose necessarie ed eterne siano soggette alla legge eterna. Infatti:
1. Tutto ciò che è razionale è soggetto alla ragione. Ora, la divina volontà è razionale, perché giusta. Dunque è soggetta alla ragione. Ma la legge eterna non è che la ragione divina. Quindi la volontà di Dio è soggetta alla legge eterna. Ora, la volontà di Dio è qualche cosa di eterno. Dunque anche le cose eterne e necessarie sono soggette alla legge eterna.
2. Le cose che sono soggette al dominio del re son soggette alle sue leggi. Ora, il Figlio, come si esprime S. Paolo, "sarà sottoposto al Padre, quando gli consegnerà il regno". Perciò il Figlio, che è eterno, è soggetto alla legge eterna.
3. La legge eterna è la ragione della divina provvidenza. Ma alla divina provvidenza sono soggette molte cose necessarie: p. es., le proprietà immutabili delle sostanze incorporee, e dei corpi celesti. Dunque alla legge eterna sono soggette anche le cose necessarie.

IN CONTRARIO: Le cose necessarie sono nell'impossibilità di essere disposte altrimenti: e quindi non hanno bisogno di freno. Invece la legge è imposta agli uomini perché si trattengano dal compiere il male, secondo le spiegazioni date. Perciò le cose necessarie non sono soggette alla legge.

RISPONDO: La legge eterna, come sopra abbiamo visto, è la ragione direttiva del governo divino. Perciò tutte le cose che sono soggette al governo di Dio, sono soggette alla legge eterna: quanto invece non è soggetto a codesto governo, non è soggetto neppure alla legge. Codesta distinzione si può chiarire con un fatto d'esperienza. Al governo dell'uomo sono soggette quelle cose che un uomo può compiere: ma quelle che appartengono alla natura dell'uomo, mettiamo l'avere un'anima, le mani o i piedi, non sono soggette a codesto governo. Così alla legge eterna sono soggette tutte le cose che Dio compie nel creato, siano esse contingenti o necessarie: quanto invece appartiene alla natura o all'essenza divina non è soggetto alla legge eterna, ma si identifica realmente con essa.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Possiamo parlare della volontà di Dio in due sensi. Primo, per indicare la volontà medesima: e in tal senso, la volontà divina non è soggetta né al governo divino né alla legge eterna, ma si identifica con la legge eterna, perché è la stessa essenza di Dio. Secondo, per indicare le cose che Dio vuole intorno alle creature: e queste sono soggette alla legge eterna, in quanto le ragioni di esse si trovano nella divina sapienza. Rispetto a codeste ragioni la volontà di Dio si dice razionale. Altrimenti, cioè per se medesima, dovrebbe chiamarsi addirittura ragione.
2. Il Figlio di Dio non è creato da Dio, ma da lui generato. Perciò non è soggetto né alla divina provvidenza, né alla legge eterna: ché piuttosto egli stesso è, per una certa appropriazione, la legge eterna, come spiega S. Agostino. Ma si dice che è soggetto al Padre a motivo dell'umana natura (assunta), secondo la quale si dice pure che il Padre è maggiore di lui.
3. Accettiamo la conclusione del terzo argomento; perché si riferisce a enti necessari creati.
4. Come nota il Filosofo, ci sono dei necessari che hanno una causa della loro necessità: cosicché la loro impossibilità ad essere altrimenti è ricevuta da altri. E ciò costituisce quasi come un freno sommamente efficace: poiché le cose che subiscono una restrizione, sono appunto raffrenate in quanto non possono fare diversamente da come altri dispone di esse.

ARTICOLO 5

Se gli esseri fisici contingenti siano soggetti alla legge eterna

SEMBRA che gli esseri fisici contingenti non siano soggetti alla legge eterna. Infatti:
1. La promulgazione è essenziale alla legge, come abbiamo visto sopra. Ma la promulgazione può farsi solo a delle creature ragionevoli, capaci di ascoltare un enunziato. Quindi le sole creature ragionevoli sono soggette alla legge eterna; non già gli esseri fisici contingenti.
2. A dire di Aristotele, "ciò che obbedisce alla ragione partecipa in qualche modo della ragione". Perciò, siccome gli esseri fisici contingenti non partecipano la ragione, essendo del tutto irragionevoli, non possono essere soggetti alla legge eterna.
3. La legge eterna è sommamente efficace. Ora, negli esseri fisici contingenti ci sono dei difetti. Dunque essi non sono soggetti alla legge eterna.

IN CONTRARIO: La Scrittura parla di "quando (Dio) segnava in giro al mare il suo confine, e poneva una legge alle acque, affinché non oltrepassassero le sponde".

RISPONDO: La condizione della legge eterna, che è legge divina, è diversa dalla condizione della legge umana. Infatti quest'ultima si estende alle sole creature ragionevoli, che all'uomo sono soggette. E ciò si deve al fatto che la legge ha il compito di regolare gli atti ben appropriati dei sudditi: e quindi nessuno, a tutto rigore, può imporre una legge ai propri atti. Ora, tutte le azioni che si compiono nell'usare gli esseri privi di ragione soggetti all'uomo, sono compiute in forza di un atto posto dall'uomo che li mette in movimento: poiché codeste creature irragionevoli non operano guidando se stesse, ma sono adoperate da altri, come sopra abbiamo spiegato. Perciò l'uomo è incapace di imporre una legge agli esseri irragionevoli, per quanto gli siano soggetti. Invece può imporre una legge agli esseri ragionevoli che gli sono sottoposti, imprimendo, col suo comando o con un qualsiasi enunziato, una regola o un principio operativo nella loro mente.
Ora, come l'uomo può imprimere con un enunziato il principio interiore di certi atti nei suoi sudditi, così Dio imprime in tutta la natura i principi dell'operazione di essa. Ecco perché si può dire che Dio comanda a tutta la natura, secondo l'espressione del Salmo: "Una legge pose, che non passerà". Ed ecco perché tutti i moti e tutti gli atti di tutta la natura sono soggetti alla legge eterna. Perciò le creature irragionevoli, essendo mosse dalla divina provvidenza, sono soggette alla legge eterna, non già nel senso che intendono il comando di Dio, come le creature ragionevoli, ma in un'altra maniera.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'inserimento del principio attivo intrinseco negli esseri fisici equivale alla promulgazione della legge rispetto agli uomini: poiché la promulgazione della legge inserisce negli uomini, come abbiamo spiegato, un principio direttivo dei loro atti.
2. Le creature irragionevoli non partecipano la ragione umana, e non le obbediscono: invece partecipano, con la loro obbedienza, della ragione divina. Infatti la virtù della ragione divina è più estesa nei suoi effetti della virtù della ragione umana. E come le membra del corpo umano si muovono al comando della ragione, senza parteciparne, non avendo nessuna conoscenza che possa coordinarvele; così le creature irragionevoli sono mosse da Dio, senza per questo diventare ragionevoli.
3. I difetti che notiamo negli esseri fisici, sebbene avvengano contro l'ordine delle cause particolari, tuttavia non escludono l'ordine delle cause universali; e specialmente della causa prima, che è Dio, alla cui provvidenza nessuno può sottrarsi, come abbiamo spiegato nella Prima Parte. E poiché la legge eterna è la ragione direttiva della divina provvidenza, i difetti degli esseri fisici ricadono sotto la legge eterna.

ARTICOLO 6

Se tutte le cose umane siano soggette alla legge eterna

SEMBRA che non tutte le cose umane siano soggette alla legge eterna. Infatti:
1. L'Apostolo insegna: "Se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete più sotto la legge". Ora, i giusti, che sono figli di Dio per adozione, si lasciano guidare dallo Spirito di Dio, ottenendo così la divina figliolanza, secondo l'espressione paolina: "Quanti sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio". Dunque non tutti gli uomini sono soggetti alla legge eterna.
2. L'Apostolo ha scritto pure, che "la prudenza della carne è nemica di Dio, perché non è soggetta alla legge divina". Ma gli uomini in cui domina la prudenza della carne sono una moltitudine. Quindi gli uomini non sono tutti soggetti alla legge eterna, che è legge divina.
3. S. Agostino spiega, che "la legge eterna è quella che ai malvagi fa meritare la dannazione, e ai buoni la vita eterna". Ma gli uomini che sono già beati o dannati non possono più meritare. Perciò non sono soggetti alla legge eterna.

IN CONTRARIO: S. Agostino afferma: "Niente di quanto giova alla pace dell'universo può sottrarsi in qualche modo alle leggi del Creatore e dell'Ordinatore supremo".

RISPONDO: Già nell'articolo precedente abbiamo detto, che una cosa può essere soggetta alla legge eterna in due maniere: primo, partecipandone la conoscenza; secondo, ricevendone o eseguendone gli impulsi, per una partecipazione di essa in qualità di principio motore intrinseco. Ed è in questa seconda maniera, come abbiamo visto, che sono soggette alla legge eterna le creature irragionevoli. Ma la creatura ragionevole, poiché è soggetta alla legge eterna in tutte e due le maniere, oltre a quanto possiede in comune con gli altri esseri, ha delle proprietà esclusive in quanto provvista di ragione. Essa infatti possiede in qualche modo la nozione della legge eterna, come sopra abbiamo detto; e inoltre in ogni creatura ragionevole esiste un'inclinazione naturale verso quanto è conforme alla legge eterna; ché a detta di Aristotele, "siamo inclinati per natura ad avere le virtù".
Tuttavia codesti due tipi d'influsso sono imperfetti e in qualche maniera corrotti nei malvagi; poiché in questi ultimi l'inclinazione naturale alla virtù è depravata dal vizio; e la stessa conoscenza naturale del bene viene ottenebrata dalle passioni e dagli abiti peccaminosi. Invece nei buoni i due influssi si rivelano rafforzati: poiché oltre alla conoscenza naturale del bene si aggiunge in essi la conoscenza della fede e del dono di sapienza; e alla naturale inclinazione al bene si aggiunge l'interno impulso della grazia e della virtù.
Perciò i buoni sono soggetti perfettamente alla legge eterna, perché agiscono sempre uniformandosi ad essa. Invece i malvagi vi sono anch'essi soggetti, però imperfettamente rispetto al loro agire (spontaneo), data l'imperfezione della loro conoscenza e della loro inclinazione al bene. Ma quanto manca nell'agire viene compensato dal subire; poiché essi sono costretti a subire il dettame della legge eterna, nella misura che si rifiutano di compiere quanto ad essa è conforme. Di qui le due affermazioni di S. Agostino: "Penso che i giusti agiscano sotto l'influsso della legge eterna"; "Dio ha saputo disporre con leggi sapientissime le parti più basse del creato, facendone la giusta punizione delle anime che lo abbandonano".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'affermazione dell'Apostolo si può intendere in due modi. Primo, nel senso che si considera essere sotto la legge chi ne subisce le disposizioni contro voglia, come se si trattasse di un peso. Ecco perché la Glossa aggiunge, che "è sotto la legge chi si astiene dal male per timore del supplizio minacciato da essa, e non per amore della giustizia". Ebbene gli uomini spirituali non sono in questo modo sotto la legge: poiché compiono volontariamente quanto la legge dispone, mediante la carità che lo Spirito Santo infonde nei loro cuori. - Secondo, nel senso che le opere compiute da chi è mosso dallo Spirito Santo sono da attribuirsi più allo Spirito Santo che all'uomo stesso il quale le compie. E poiché lo Spirito Santo, come sopra abbiamo detto a proposito del Figlio, non è soggetto alla legge; ne segue che codeste opere, sotto tale aspetto, non sono sotto la legge. Ne abbiamo la riprova nelle parole dell'Apostolo: "Dove è lo Spirito del Signore ivi è libertà".
2. La prudenza della carne non è soggetta alla legge di Dio nel suo agire, poiché spinge ad azioni contrarie a codesta legge. Tuttavia vi è soggetta nel senso che la subisce; poiché merita di subire la pena secondo la legge divina. - Tuttavia in nessun uomo la prudenza della carne domina al punto da distruggere interamente la bontà naturale. Perciò rimane sempre nell'uomo l'inclinazione a compiere degli atti conformi alla legge eterna. Infatti sopra abbiamo dimostrato che il peccato non distrugge tutta la bontà naturale.
3. La causa che conserva una cosa nel suo termine si identifica con quella che l'ha spinta verso di esso: un corpo grave, p. es., giace al suolo in forza della medesima gravità, che ve l'ha precipitato. Lo stesso si dica della legge eterna: chi merita la beatitudine o la dannazione per la legge eterna, da codesta medesima legge è conservato nell'una o nell'altra. Ecco perché i beati e i dannati sono anch'essi soggetti alla legge eterna.