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Questione 9
Le cause moventi della volontà
Ed eccoci a considerare le cause moventi della volontà.
Sull'argomento si pongono sei quesiti: 1. Se la volontà sia mossa dall'intelletto;
2. Se sia mossa dall'appetito sensitivo; 3. Se la volontà muova se stessa;
4. Se sia mossa da una causa esterna; 5. Se sia mossa dai corpi celesti;
6. Se la volontà non abbia all'infuori di Dio altro principio
esterno di movimento.
ARTICOLO 1
Se la volontà sia mossa dall'intelletto
SEMBRA che la volontà non sia mossa dall'intelletto. Infatti:
1. S. Agostino, nel commentare il versetto del Salmo:
"L'anima mia
si consuma nel desiderio dei tuoi precetti", scrive: "l'intelletto vola avanti,
l'affetto lo segue, o lentamente, o per niente: conosciamo il bene ma
non ci piace l'operare". Questo non avverrebbe se la volontà fosse
mossa dall'intelletto: perché il moto del soggetto mobile deve accompagnare
la mozione del movente.
Dunque l'intelletto non muove la volontà.
2. L'intelletto rispetto alla volontà ha la funzione di mostrare
l'oggetto appetibile, come l'immaginazione mostra l'appetibile all'appetito
sensitivo. Ora, l'immaginazione nel mostrare la cosa appetibile non muove
l'appetito sensitivo: anzi talora noi ci comportiamo verso le cose
immaginate come verso quelle da noi viste in pittura,
secondo l'osservazione di Aristotele.
Dunque neppure l'intelletto muove la volontà.
3. Una cosa non può essere insieme motore e mobile sotto il medesimo
aspetto.
Ma la volontà muove l'intelletto: infatti noi esercitiamo l'intelligenza
quando vogliamo. Dunque l'intelletto non muove la volontà.
IN CONTRARIO: Il Filosofo insegna, che
"l'oggetto appetibile conosciuto
dall'intelletto è un motore non mosso, invece la volontà è un motore mosso".
RISPONDO: Un essere in tanto esige una mozione da parte di un altro,
in quanto è in potenza a più cose: è necessario infatti che enti potenziali
siano resi attuali da enti già in atto; e ciò equivale a una mozione.
Ora, una facoltà dell'anima può essere in potenza a più enti in due maniere:
primo, in rapporto all'agire o al non agire;
secondo, in rapporto al compimento di una cosa o di un'altra.
La vista, p. es., adesso è nell'atto di vedere, e un altro momento non vede;
ora poi vede il bianco, e ora vede il nero. Perciò
ha bisogno della mozione per due motivi: per l'esercizio dell'atto;
e per la determinazione dell'atto. Rispetto al primo dipende dal
soggetto, il quale non sempre è in atto; rispetto al secondo invece
dipende dall'oggetto, dal quale appunto viene specificato l'atto.
Ora, la diretta mozione del soggetto deriva da una causa agente.
E siccome ogni agente agisce per un fine, come abbiamo già dimostrato,
il principio di questa mozione dipende dal fine. Da ciò consegue
che l'arte, cui appartiene il fine, muove e dirige le altre arti
che hanno per oggetto le cose ordinate al fine: "come l'arte nautica",
scrive Aristotele, "dirige l'arte di fabbricare le navi".
Ma il bene nella sua universalità, che si presenta come fine, è oggetto
della volontà. Perciò sotto questo aspetto la volontà muove le altre
potenze dell'anima verso i loro atti: non per nulla ci serviamo delle
altre facoltà quando appunto vogliamo. Infatti i fini e le perfezioni
di tutte le altre potenze rientrano sotto l'oggetto della volontà, come
beni particolari: ora, è sempre l'arte o la facoltà, avente per oggetto
il fine universale, che muove ad agire le arti, o le facoltà
aventi per oggetto i fini particolari, compresi sotto quel fine più universale;
il capitano di un esercito, p. es., che ha di mira un bene
più vasto, cioè l'ordine di tutto l'esercito, muove col suo comando
questo o quel tribuno, il quale ha di mira l'ordine di una schiera determinata.
L'oggetto invece muove per la specificazione dell'atto come un
principio formale, dal quale nella realtà fisica vengono specificate le operazioni;
dal calore, p. es., viene specificato il riscaldamento.
Ora, il primo principio formale è l'ente e il vero nella sua universalità,
oggetto dell'intelligenza. Perciò in questo genere di mozione l'intelletto
muove la volontà, in quanto ad essa presenta il proprio oggetto.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Da quel passo non si rileva che l'intelletto
non muove: ma che non muove in maniera necessitante.
2. Come la presenza di una cosa nella fantasia, senza la percezione
del suo aspetto di oggetto conveniente o nocivo, non muove l'appetito sensitivo;
così non muove la percezione del vero, prescindendo dalla ragione di bene e di appetibile.
Perciò la mozione non viene dall'intelletto speculativo, ma dall'intelletto pratico.
3. La volontà muove l'intelletto rispettivamente all'esercizio dell'atto:
poiché il vero stesso, perfezione dell'intelligenza, è contenuto nel bene universale,
come un bene particolare. Ma rispetto alla specificazione dell'atto,
che dipende dall'oggetto, è l'intelletto che muove la volontà:
poiché il bene stesso viene appreso come ragione particolare
compresa sotto l'universale ragione di vero.
Da ciò è evidente che non abbiamo un'unica entità, che sarebbe
insieme motore e mobile sotto il medesimo aspetto.
ARTICOLO 2
Se la volontà sia mossa dall'appetito sensitivo
SEMBRA che la volontà non possa essere mossa dall'appetito sensitivo. Infatti:
1. S. Agostino scrive:
"Il movente, o agente, è superiore al paziente".
Ora, l'appetito sensitivo è inferiore alla volontà, che è un appetito intellettivo;
come il senso è inferiore all'intelletto.
Dunque l'appetito sensitivo non muove la volontà.
2. Nessuna potenza particolare può causare un effetto universale.
Ma l'appetito sensitivo è una potenza particolare: infatti accompagna
l'apprensione dei singolari. Perciò non può causare il moto della volontà,
che è universale, derivando esso dall'apprensione intellettiva degli universali.
3. Come Aristotele dimostra, chi muove non può esser mosso dalla
cosa che esso muove, determinando così una mozione reciproca.
Ora, la volontà muove l'appetito sensitivo, poiché l'appetito sensitivo
obbedisce alla ragione. Dunque l'appetito sensitivo non muove la volontà.
IN CONTRARIO: S. Giacomo scrive:
"Ciascuno di noi viene tentato, attratto
e lusingato dalla propria concupiscenza". Ma nessuno sarebbe attratto dalla concupiscenza,
se la sua volontà non fosse mossa dall'appetito sensitivo, in cui la concupiscenza risiede.
Dunque l'appetito sensitivo muove la volontà.
RISPONDO: Come abbiamo detto nell'articolo precedente, quanto
viene appreso sotto la ragione di cosa buona e conveniente muove
la volontà come suo oggetto. Ora, codesta bontà e convenienza puo
dipendere da due cose: dalla disposizione dell'oggetto, e da quella
del soggetto cui viene presentato. Infatti il termine conveniente sta
a indicare una relazione: cosicché dipende dai due termini correlativi.
Da ciò deriva che il gusto, in situazioni diverse, non apprende
allo stesso modo una cosa come conveniente, o non conveniente.
Perciò, come il Filosofo afferma, "quale ciascuno è, tale è il fine
che a lui si presenta".
Ora, è chiaro che l'uomo viene a subire un cambiamento nelle
sue disposizioni secondo l'alterazione dell'appetito sensitivo.
Infatti, un uomo sotto l'influsso di una data passione considera
conveniente, quello che mai considererebbe tale libero dalla passione;
quando uno, p. es., è adirato, gli sembra conveniente, quello che
quando è calmo gli ripugna. Ed è precisamente così, rispettivamente all'oggetto,
che l'appetito sensitivo muove la volontà.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Niente impedisce che una cosa la
quale assolutamente parlando è superiore, sia dipendente sotto un
certo aspetto. E così la volontà assolutamente parlando è superiore
all'appetito sensitivo: ma per quel tanto che in un dato soggetto
viene a dominare la passione, l'appetito sensitivo ottiene una certa
preminenza su di essa.
2. Gli atti e le deliberazioni degli uomini riguardano i singolari.
Perciò, per il fatto che l'appetito sensitivo è una potenza particolare,
esso ottiene una grande efficacia nel predisporre l'uomo a
giudicare in una maniera o in un'altra intorno ai singolari.
3. Il Filosofo fa osservare che la ragione, in cui è inclusa la volontà,
muove col suo comando l'irascibile e il concupiscibile, non "con un
dominio dispotico", come il padrone fa con lo schiavo: ma "con un dominio
regale e politico", cioè simile al governo di uomini liberi,
che conservano la facoltà di muoversi in senso contrario.
Perciò l'irascibile e il concupiscibile possono muovere in senso contrario
la volontà. E quindi niente impedisce che talora la volontà sia mossa
da codesti appetiti.
ARTICOLO 3
Se la volontà possa muovere se stessa
SEMBRA che la volontà non possa muovere se stessa. Infatti:
1. Chi muove, in quanto movente è in atto: ciò che invece viene
mosso è in potenza, poiché "il moto è l'atto di una cosa potenziale
in quanto è in potenza". Ma la stessa cosa non può essere sotto lo
stesso aspetto in potenza e in atto. Dunque nessuna cosa muove se stessa.
Perciò neppure la volontà può muovere se stessa.
2. Il soggetto mobile si muove alla presenza del suo motore. Ora,
se la volontà, che è a se stessa sempre presente, potesse muovere
se stessa, si muoverebbe sempre. Cosa evidentemente falsa.
3. La volontà viene mossa dall'intelletto, come abbiamo dimostrato.
Se dunque la volontà movesse se stessa, ne seguirebbe che la medesima cosa
sarebbe mossa immediatamente da due motori: il che è inammissibile.
Dunque la volontà non muove se stessa.
IN CONTRARIO: La volontà ha il dominio dei suoi atti, ed ha la
facoltà di volere e di non volere. Ciò non potrebbe essere, se non
avesse la capacità di muovere se stessa a volere. Dunque essa muove se stessa.
RISPONDO: Come abbiamo già detto, spetta alla volontà la mozione delle altre
potenze in vista del fine, che è il suo oggetto.
Ma abbiamo anche dimostrato che il fine sta alle cose appetibili,
come i principi a quelle intelligibili. Ora è evidente che l'intelletto,
conosciuti i principi, riduce se stesso dalla potenza all'atto,
nella conoscenza delle conclusioni: e in questo modo muove se stesso.
Parimenti, la volontà, una volta che voglia il fine, muove se stessa
a volere le cose ordinate al fine.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La volontà muove ed è mossa non
sotto il medesimo aspetto. Perciò non è in atto e in potenza dallo
stesso punto di vista. Ma volendo il fine, riduce se stessa dalla
potenza all'atto rispettivamente ai mezzi ordinati al fine,
cioè col volerli attualmente.
2. La facoltà del volere è sempre presente attualmente a se stessa:
ma non sempre possiede l'atto, con cui vuole un determinato fine.
E siccome la volontà muove se stessa sempre in vista del fine; non
ne segue che debba sempre muovere se stessa.
3. La volontà non è mossa alla stessa maniera dall'intelletto e
da se medesima. È mossa infatti dall'intelligenza in ordine
all'oggetto: è mossa invece da se medesima in ordine all'esercizio
dell'atto, cioè in ordine al fine.
ARTICOLO 4
Se la volontà possa essere mossa da una causa esterna
SEMBRA che la volontà non possa essere mossa da cause esterne. Infatti:
1. Il moto della volontà è un moto volontario. Ora, è nella natura
delle cose volontarie, come di quelle naturali, derivare da un
principio intrinseco. Dunque il moto della volontà non deriva da
un principio estrinseco.
2. La volontà è incompatibile con la violenza, come abbiamo dimostrato.
Ora, il fatto violento si definisce, "ciò che ha al di fuori
il suo principio". Dunque la volontà non può subire una mozione
da una cosa esterna.
3. Ciò che è già mosso efficacemente da un motore, non ha bisogno
di altre mozioni. Ora la volontà muove già efficacemente se
stessa. Dunque non è mossa da un principio esterno.
IN CONTRARIO: La volontà, si è visto, viene mossa dall'oggetto.
Ma l'oggetto della volontà può essere una cosa esterna presentata ai sensi.
Dunque la volontà può essere mossa da qualche cosa di esterno.
RISPONDO: È evidente che la volontà può esser mossa da qualche
cosa di esterno, rispettivamente alla sua mozione da parte dell'oggetto.
Ma anche rispetto all'esercizio dell'atto, è necessario affermare
l'intervento di una causa esterna nella sua mozione. Infatti
ogni agente che ora è in atto ed ora è in potenza ha bisogno di
una mozione. Ora, è evidente che la volontà comincia a volere qualche
cosa che prima non voleva. È perciò necessario che sia mossa a volere da qualcuno.
E difatti, come abbiamo detto, la volontà muove se stessa in quanto,
volendo il fine, porta se stessa a volere le cose ordinate al fine.
Ma non può far questo senza una deliberazione:
quando infatti uno desidera la guarigione, comincia a
pensare come conseguire lo scopo, e mediante codesto pensiero arriva
a comprendere che può essere sanato dal medico, e allora
vuole il medico. Ma poiché non ha sempre voluto in modo attuale
la guarigione, è pur necessario che abbia incominciato a desiderarla
sotto la spinta di un altro movente. E se la volontà si fosse
mossa da se stessa a voler questo, allora bisognerebbe che lo avesse
fatto con un'altra deliberazione, presupponendo un'altra volizione.
Ma in questo non si può retrocedere all'infinito. Perciò è necessario
affermare che la volontà emette il suo primo moto volitivo sotto
l'influsso di un motore estrinseco, come conclude Aristotele in un
capitolo dell'Etica Eudemica.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. È nella natura dell'atto volontario
di avere il suo principio dall'interno: ma non è necessario che
codesto principio intrinseco sia il primo principio che esclude la
mozione di altri. Perciò, sebbene il moto volontario abbia il suo
principio prossimo interiormente, il suo primo principio è al di fuori.
Come del resto è al di fuori il primo principio del moto naturale,
il quale appunto muove la natura.
2. Per la nozione di violenza non basta che la causa di essa sia esterna;
ma è necessario aggiungere: "senza che il paziente vi apporti nessun
contributo".
Ora, questo non avviene quando la volontà è mossa da un principio estrinseco:
poiché è essa che vuole, pur essendo mossa da altri. Invece questa mozione
sarebbe una violenza, se fosse contraria al moto della volontà.
Ma ciò nel caso nostro è assurdo: poiché nel caso la volontà dovrebbe volere
e non volere una medesima cosa.
3. La volontà per certe cose e nel proprio ambito, cioè come
agente immediato, muove efficacemente se stessa: ma non può
muovere se stessa in tutto, come abbiamo dimostrato. Perciò ha
bisogno della mozione di un altro, quale primo motore.
ARTICOLO 5
Se la volontà sia mossa dai corpi celesti
SEMBRA che la volontà umana sia mossa dai corpi celesti. Infatti:
1. Tutti i moti vari e multiformi si riportano alla causalità di quel moto uniforme,
che è il moto del cielo, come Aristotele dimostra.
Ora, i moti dell'uomo sono vari e multiformi, producendosi
a intermittenza. Dunque essi si riducono alla causalità del moto dei cieli,
che è per natura uniforme.
2. Secondo S. Agostino,
"i corpi inferiori sono mossi dai corpi superiori". Ma i moti del corpo umano, causati dalla volontà, non
si possono ricondurre al moto dei cieli, se la volontà stessa non è
mossa dai cieli. Dunque i cieli muovono la volontà umana.
3. Gli astrologi mediante l'osservazione dei corpi celesti fanno
alcune predizioni vere sugli atti umani futuri, che dipendono dalla
volontà. Ma questo non avverrebbe, se i corpi celesti non potessero
esercitare una mozione sulla volontà dell'uomo. Dunque la volontà
umana viene mossa dai corpi celesti.
IN CONTRARIO: Scrive il Damasceno, che
"i corpi celesti non sono
causa dei nostri atti". Ora invece essi lo sarebbero, se la volontà,
che è il principio degli atti umani, ricevesse una mozione dai corpi
celesti. Dunque la volontà non è mossa dai corpi celesti.
RISPONDO: La volontà può subire la mozione dei corpi celesti,
nei limiti in cui subisce l'influsso degli oggetti esterni: poiché i corpi
esterni, presentati dai sensi alla volontà, e gli organi stessi delle
potenze sensitive, sono soggetti ai moti dei corpi celesti.
Ma alcuni hanno affermato che i corpi celesti avrebbero un influsso
diretto sulla volontà umana, in quanto la volontà, nell'esercizio del suo atto,
è mossa da un agente estrinseco. - Ma questo è impossibile.
Infatti, come dice Aristotele, "la volontà è nella ragione".
E la ragione è una facoltà dell'anima indipendente da qualsiasi organo corporeo.
Da ciò segue che la volontà è una potenza del tutto immateriale e incorporea.
Ora, è evidente che nessun corpo può agire su di una cosa incorporea, ma potrebbe
piuttosto avvenire il contrario: per il fatto che gli esseri incorporei e immateriali
hanno una virtù più formale e più universale di qualsiasi essere corporeo.
Perciò è impossibile che un corpo celeste possa influire direttamente
sull'intelletto o sulla volontà. - Per questo Aristotele, nel riferire l'opinione
di chi sosteneva che "tale è la volontà negli uomini, quale la dona di giorno in giorno
il Padre degli dei e degli uomini" (cioè Giove, per il quale intendevano il cielo
nel suo complesso), l'attribuisce ai sostenitori dell'identificazione
dell'intelletto con i sensi. Infatti tutte le potenze sensitive,
essendo perfezioni di organi corporei, possono subire l'influsso dei corpi celesti,
e cioè attraverso la mozione di quei corpi di cui essi sono le perfezioni.
E poiché l'appetito intellettivo subisce in qualche modo la mozione dell'appetito sensitivo,
indirettamente i moti dei corpi celesti ridondano sulla volizione;
cioè nella misura che le passioni dell'appetito sensitivo muovono la volontà.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. I multiformi moti della volontà umana
si riportano a una causa uniforme, ma che sia superiore
all'intelletto e alla volontà. Il che non può attribuirsi a nessun
corpo, ma solo ad una sostanza immateriale più alta. Perciò non
è necessario che il moto della volontà faccia capo alla causalità dei
moti celesti.
2. I movimenti del corpo umano dipendono dal moto dei corpi
celesti, per il fatto che la stessa disposizione degli organi al loro
movimento deriva in qualche modo dall'influsso dei corpi celesti;
e anche perché l'appetito sensitivo viene alterato dall'azione
di quei corpi; e finalmente perché subiscono il movimento dei corpi
celesti quei corpi esterni alla presenza dei quali la volontà comincia
a volere o a non volere qualche cosa; alla venuta del freddo,
p. es., uno comincia a voler accendere il fuoco.
Ma codesta mozione della volontà interessa l'oggetto presentato dall'esterno:
e non riguarda l'impulso interiore.
3. Come abbiamo già detto, l'appetito sensitivo è una perfezione
di organi corporei. Perciò niente impedisce che alcuni siano più
pronti all'ira, alla concupiscenza, o a qualsiasi altra passione, per
influsso dei corpi celesti come per complessione naturale. D'altra
parte la maggioranza degli uomini segue le passioni, alle quali soltanto
i più saggi resistono. Perciò d'ordinario si verificano nelle
azioni umane quei fatti che sono predetti in base alla considerazione
dei corpi celesti. Tuttavia, come dice Tolomeo nel Centiloquio, "il sapiente
sa dominare gli altri": egli, cioè, resistendo alle passioni,
impedisce con la volontà libera e non soggetta al moto dei cieli,
gli effetti di codesti corpi celesti.
Oppure, come fa S. Agostino,
"bisognerà ritenere che, quando gli astrologi predicono il vero,
lo fanno mediante un istinto misterioso, che le menti umane subiscono
senza saperlo. E se questo avviene per ingannare gli uomini è opera degli
spiriti maligni".
ARTICOLO 6
Se la volontà non abbia all'infuori di Dio altro principio esterno del suo movimento
SEMBRA che la volontà oltre Dio abbia altri
principi esterni del suo movimento. Infatti:
1. L'inferiore è fatto per subire una mozione da parte del suo superiore;
come i corpi inferiori dai corpi celesti. Ma la volontà
umana oltre Dio ha come superiore l'angelo. Dunque la volontà
umana può avere anche gli angeli come principi esterni del suo movimento.
2. L'atto della volontà segue l'atto dell'intelletto. Ora l'intelletto
umano nel suo atto non dipende soltanto da Dio, ma anche dagli
angeli in forza delle illuminazioni, come spiega Dionigi. Lo stesso,
dunque, vale per la volontà.
3. Dio è causa del bene solamente; poiché sta scritto:
"Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed era
molto buono". Se dunque la volontà
dell'uomo fosse mossa soltanto da Dio, non sarebbe mai mossa verso il male:
mentre invece la volontà è lo strumento "col quale si pecca e si vive
rettamente", come scrive S. Agostino.
IN CONTRARIO: L'Apostolo insegna:
"È Dio che suscita in voi il volere e l'operare".
RISPONDO: Il moto della volontà viene dall'interno, come il moto fisico naturale.
Ora, sebbene possa muovere un essere naturale anche ciò che non è causa
della natura di codesto essere, tuttavia soltanto chi in qualche maniera è
causa della natura può produrre un moto naturale. Infatti anche l'uomo,
che non può causare la natura del sasso, può muovere un sasso verso l'alto,
però codesto moto per il sasso non è naturale: ma il suo moto naturale non viene
prodotto che dall'artefice della sua natura. Perciò Aristotele insegna
che il generante si limita a muovere localmente i corpi gravi e leggeri.
Allo stesso modo può darsi che l'uomo, dotato di volontà,
sia mosso da qualche cosa che non è la causa della volontà stessa;
ma è impossibile che il suo moto volontario provenga da un principio
estrinseco diverso da codesta causa.
Ora, all'infuori di Dio niente può esser causa della volontà. E ciò
è evidente per due ragioni. Primo, perché la volontà è una potenza
dell'anima razionale, che viene prodotta da Dio soltanto, per creazione,
come abbiamo spiegato nella Prima Parte. - Secondo, perché la volontà è
ordinata al bene nella sua universalità. Perciò niente all'infuori di Dio,
che è il bene universale, può esser causa del volere.
Mentre ogni altro bene è bene per partecipazione, ed è un bene particolare:
e una causa particolare non può produrre una inclinazione universale.
Tanto è vero che neppure la materia prima, la quale è in potenza a tutte le forme,
può essere prodotta da una causa particolare.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'angelo è superiore all'uomo,
ma non in quanto causa della volontà di lui; invece i corpi celesti producono
quelle forme naturali, da cui derivano i moti naturali dei corpi.
2. L'intelletto umano subisce la mozione dell'angelo rispettivamente all'oggetto,
che viene presentato alla conoscenza dell'uomo dall'illuminazione angelica.
Ma in questo modo, si è detto, anche la volontà può subire mozioni da altre creature.
3. Dio, quale motore universale, muove la volontà dell'uomo verso l'oggetto universale
della volontà, che è il bene. E l'uomo non può
volere nulla senza codesta mozione universale. Ma l'uomo mediante
la ragione si determina poi a volere questa cosa o quell'altra, che
sarà un bene vero o apparente. - Tuttavia alcuni Dio li muove in
maniera speciale a volere dei beni determinati; così fa con coloro
che muove mediante la grazia, come diremo in seguito.
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