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Questione
89
Il peccato veniale in se stesso
Ed eccoci finalmente a considerare il peccato veniale in se stesso.
Sull'argomento tratteremo sei problemi: 1. Se il peccato veniale
produca una macchia nell'anima; 2. La distinzione dei peccati veniali indicata da S. Paolo con i termini legna,
fieno e paglia; 3. Se
l'uomo nello stato d'innocenza potesse peccare venialmente; 4. Se
possa peccare venialmente un angelo, buono o cattivo. 5. Se i moti
primi degli infedeli siano peccati veniali; 6. Se il peccato veniale
possa trovarsi in qualcuno col solo peccato originale.
ARTICOLO
1
Se il peccato veniale possa causare una macchia nell'anima
SEMBRA che il peccato veniale produca una macchia nell'anima.
Infatti:
1. S. Agostino afferma, che se i peccati veniali si moltiplicano,
distruggono totalmente la nostra bellezza, da separarci
dall'abbraccio dello sposo celeste. Ora, la macchia altro non è che
una perdita di bellezza. Dunque i peccati veniali producono una
macchia nell'anima.
2. Il peccato mortale produce una macchia nell'anima mediante
un disordine degli atti, o degli affetti nel peccatore. Ma anche nel
peccato veniale si ha un disordine negli atti e negli affetti. Quindi
il peccato veniale produce una macchia nell'anima.
3. La macchia dell'anima è causata, come abbiamo visto sopra,
da un contatto di amore con le cose temporali. Ora, nel peccato
veniale l'anima tocca con un amore disordinato le cose temporali.
Perciò il peccato veniale produce una macchia nell'anima.
IN CONTRARIO: S. Paolo afferma (che Cristo diede se stesso)
"per
far comparire davanti a sé gloriosa la Chiesa senza macchia";
e la Glossa spiega: "cioè senza un peccato criminale". Dunque
produrre la macchia nell'anima è proprietà esclusiva del peccato
mortale.
RISPONDO: Come sopra abbiamo spiegato, la macchia implica
una mancanza di lucentezza, o leggiadria dovuta a qualche
contatto, com'è evidente nelle cose corporee, dalle quali per analogia
il termine macchia è passato a indicare le cose dell'anima. Ora,
come nei corpi ci sono due tipi di leggiadria, l'una dovuta
all'intrinseca disposizione delle membra e dei colori, l'altra dovuta
al sopravvenire della luce dall'esterno; così anche nell'anima ci
sono due tipi di bellezza: l'una abituale, e quasi intrinseca, l'altra
attuale, come un fulgore estrinseco. Ebbene, il peccato veniale
impedisce questa bellezza attuale, ma non quella abituale: poiché non
esclude e non diminuisce l'abito della carità e delle altre virtù, come
vedremo in seguito, ma solo ne impedisce gli atti. Ora, la macchia
implica qualche cosa di permanente nel soggetto macchiato: perciò
è da riferirsi alla mancanza di bellezza abituale più che a
quella della bellezza attuale. Dunque, propriamente parlando, il
peccato veniale non produce una macchia nell'anima. E se talora
si dice che la produce, l'affermazione va intesa in senso improprio,
cioè nel senso che il peccato veniale impedisce la bellezza
propria degli atti virtuosi.
SOLUZIONE DELLE
DIFFICOLTÀ: 1. S. Agostino in questo caso parla
della molteplicità dei peccati veniali, che predispongono al mortale.
Altrimenti essi non potrebbero separare dall'abbraccio con
lo sposo eterno.
2. Il disordine che produce nell'atto il peccato mortale distrugge
l'abito della virtù: ma questo nel peccato veniale non avviene.
3. Nel peccato mortale l'anima ha un contatto affettivo con
le cose temporali, amandole come altrettanti fini: e per questo
viene totalmente offuscato lo splendore della grazia, che investe
quelli che con la carità aderiscono a Dio come a loro ultimo fine.
Invece col peccato veniale l'uomo non aderisce alle creature come
al suo ultimo fine. Perciò il paragone non regge.
ARTICOLO
2
Se i peccati veniali siano ben indicati nei termini
legna, fieno e paglia
SEMBRA che i peccati veniali non siano ben indicati coi termini
legna, fieno e paglia. Infatti:
1. S. Paolo afferma che legna, fieno e paglia sono sopraedificati
su di un fondamento spirituale. Ora, i peccati veniali sono estranei
all'edificio spirituale; come sono estranee alla scienza le false
opinioni. Dunque non è giusto indicare i peccati veniali coi
termini legna, fieno e paglia.
2. Chi fabbrica con legna, fieno e paglia
"sarà salvo come
attraverso il fuoco". Invece talora chi commette peccati veniali non
sarà salvo affatto: si pensi, p. es., ai peccati veniali di chi muore
in peccato mortale. Dunque non è esatto riferire ai peccati veniali
i termini legna, fieno e paglia.
3. Secondo l'Apostolo alcuni fabbricano
"in oro, argento e
pietre preziose", cioè attuano l'amore di Dio e del prossimo, con
le opere buone; altri invece fabbricano "con legna, fieno e paglia".
Ma i peccati veniali li commettono anche quelli che amano Dio e
il prossimo, e fanno opere buone: poiché sta scritto: "Se diremo
di essere senza peccato, inganniamo noi stessi". Dunque non è
giusto indicare i peccati veniali coi tre termini suddetti.
4. Le differenze e i gradi del peccato veniale sono molto più di
tre. Perciò non è giusto restringerli ai tre termini indicati.
IN CONTRARIO: L'Apostolo afferma che chi fabbrica con legna,
fieno e paglia "sarà salvo attraverso il fuoco": e quindi soffrirà
una pena, ma non eterna. Ora, abbiamo visto sopra che il reato,
o l'obbligazione alla pena temporale è proprio dei peccati veniali.
Dunque i tre termini indicati stanno a designare i peccati
veniali.
RISPONDO: Qualche autore per il fondamento (di cui parla
S. Paolo) intese la fede informe, sulla quale certuni edificano le
opere buone, indicate coi termini oro, argento e pietre preziose; e
certi altri edificano i peccati anche mortali, indicati nei termini
legna, fieno e paglia. - Ma S. Agostino condanna questa
interpretazione; poiché altrove l'Apostolo insegna che chi compie le opere
della carne "non avrà in eredità il regno di Dio", cioè non si
salverà; mentre qui egli afferma che "sarà salvo come attraverso il fuoco" chi fabbrica con legna, fieno e paglia. Perciò è impossibile
che legna, fieno e paglia stiano a indicare dei peccati mortali.
Altri invece ritengono che queste tre cose indichino le opere
buone, costruite sopra l'edificio spirituale, ma frammiste a dei
peccati veniali: è il caso, p. es., di chi nella cura della famiglia,
che è un bene, si lascia prendere da un amore eccessivo per la
moglie, per i figli, o per i suoi beni, sempre però al di sotto di Dio,
così da non essere disposto per queste creature ad agire contro di
lui. - Ma anche questa spiegazione non è esatta. Infatti è evidente
che tutte le opere buone si riducono alla carità verso Dio e verso
il prossimo: e quindi sono da riscontrare nell'oro, nell'argento e
nelle pietre preziose. Non già nella legna, nel fieno e nella
paglia.
Perciò si deve concludere che nei termini suddetti sono
indicati direttamente i peccati veniali, che si mescolano alle opere di
chi attende alle cose terrene. Infatti come la legna, il fieno
e la paglia sono raccolte nella casa, senza appartenere al corpo
dell'edificio, e possono bruciare, pur restando l'edificio; così possono
moltiplicarsi nell'uomo i peccati veniali, restando in piedi l'edificio
spirituale; ma per essi egli soffre il fuoco temporaneo della
tribolazione, o in questa vita, o nel purgatorio dopo la vita presente;
e tuttavia potrà conseguire la salvezza eterna.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Si usa dire che i peccati veniali
vengano fabbricati sopra un fondamento spirituale, non perché
sono posti direttamente su di esso, ma perché fabbricati accanto
ad esso; cioè nel senso dell'espressione biblica: "Sopra i fiumi di
Babilonia". Poiché i peccati veniali, come abbiamo visto, non
distruggono l'edificio spirituale.
2. Non si dice che sarà salvo come attraverso il fuoco chiunque
edifica con legna, fieno e paglia; ma solo chi "costruisce sopra un
fondamento". Fondamento che non è la fede informe, come
pensano alcuni; ma la fede informata dalla carità, secondo
l'espressione paolina, "radicati e fondati nella carità". Perciò chi, dopo
aver fatto peccati veniali, muore in peccato mortale, ha la legna,
il fieno e la paglia, ma non li ha sopraedificati su un fondamento
spirituale. E quindi non potrà salvarsi attraverso il fuoco.
3. Coloro che si sono liberati dalla preoccupazione delle cose
temporali, anche se talora peccano venialmente, tuttavia
commettono peccati veniali assai leggeri, e spessissimo ne sono purificati
dal fervore della loro carità. Essi perciò non fabbricano peccati
veniali: ché in essi durano ben poco. Invece i peccati veniali di
coloro che attendono alle cose del mondo durano più a lungo: poiché
costoro non possono ricorrere così spesso al fervore della
carità per distruggerli.
4. Come insegna il Filosofo,
"tutte le cose si possono includere
in tre suddivisioni", e cioè "principio, mezzo, e fine". E in base
a questo tutti i gradi dei peccati veniali si riducono a queste tre
cose: alla legna, se durano più a lungo nel fuoco; alla paglia, se
uno ne viene subito liberato; al fieno, se hanno un comportamento intermedio. Infatti i peccati veniali sono purgati più o meno
rapidamente dal fuoco a seconda della maggiore o minore gravità.
ARTICOLO
3
Se nello stato d'innocenza l'uomo potesse peccare venialmente
SEMBRA che nello stato d'innocenza l'uomo potesse peccare
venialmente. Infatti:
1. Spiegando l'espressione paolina,
"Adamo non fu sedotto",
la Glossa commenta: "Inesperto della severità di Dio, potè
ingannarsi al punto di credere di aver commesso un peccato veniale". Ma non avrebbe potuto creder questo, se non avesse
potuto peccare venialmente. Quindi poteva peccare venialmente, senza
peccare mortalmente.
2. S. Agostino scrive:
"Non si deve pensare che il tentatore
avrebbe abbattuto l'uomo, se nell'anima di questo non si fosse
già prodotta un'alterigia che doveva essere repressa". Ma l'alterigia,
che precede la caduta del peccato mortale, non può essere
che un peccato veniale. Inoltre S. Agostino aggiunge, che "a sollecitare l'uomo intervenne una certa smania di provare,
vedendo che la donna non era morta dopo aver mangiato del frutto".
E anche in Eva sembra che ci sia stato qualche moto d'incredulità,
dubitando delle parole del Signore, come si riscontra nella sua
espressione: "...che non ci capiti di morire". Ora, tutte queste
colpe sono peccati veniali. Quindi l'uomo prima di commettere
un peccato mortale poteva peccare venialmente.
3.
È più contrario all'integrità dello stato primitivo il peccato
mortale che il peccato veniale. Ma l'uomo poteva peccare mortalmente,
nonostante l'integrità di tale stato. Dunque poteva
peccare anche venialmente.
IN CONTRARIO: A ogni colpa corrisponde una pena. Ora, come
insegna S. Agostino, nello stato d'innocenza non poteva esserci
penalità alcuna. Quindi l'uomo non poteva commettere un peccato,
insufficiente a toglierlo da quello stato d'integrità. Ma il peccato
veniale non può mutare lo stato dell'uomo. Dunque costui non
poteva peccare venialmente.
RISPONDO: È sentenza comune che l'uomo nello stato d'innocenza
non poteva peccare venialmente. Questo però non va inteso
nel senso che quanto è veniale per noi, sarebbe stato mortale per
Adamo qualora l'avesse commesso, data la nobiltà del suo stato.
Infatti la dignità della persona è una circostanza aggravante del
peccato, ma non ne altera la specie, a meno che non intervenga
la deformità della disobbedienza, del voto, o di altre cose del
genere; ma che nel caso nostro non è ammissibile. Perciò quanto è
materia di peccato veniale non può mutarsi in mortale per la
nobiltà dello stato primitivo. Si deve quindi intendere nel senso che
l'uomo non poteva peccare venialmente; perché non gli poteva
capitare di commettere una colpa per se stessa veniale, prima di
aver perduto col peccato mortale l'integrità dello stato primitivo.
E la ragione
di ciò sta nel fatto che il peccato veniale si produce
in noi, o per l'imperfezione dell'atto, come i moti improvvisi nel
genere dei peccati mortali; oppure per un disordine relativo ai
mezzi, salvando l'ordine debito rispetto al fine. Ebbene, sia l'una
che l'altra cosa avviene per una mancanza di ordine, dovuta
all'insubordinazione degli elementi inferiori a quelli superiori. Infatti
l'insorgere improvviso dei moti di sensualità avviene in noi dal
fatto che la sensualità non è del tutto subordinata alla ragione.
Così l'insorgere dei moti improvvisi nella ragione stessa deriva in
noi dal fatto che l'esercizio dell'attività razionale non sottostà
alla deliberazone derivante da un bene più alto, come sopra
abbiamo spiegato. Il disordine poi dell'animo umano rispetto ai soli
mezzi, salvo il debito ordine al fine, è dovuto al fatto che i mezzi non
sono subordinati infallibilmente al fine supremo, che tra gli oggetti
appetibili ha funzione di principio, secondo le spiegazioni già date.
Invece nello stato d'innocenza, come abbiamo spiegato nella Prima
Parte, esisteva un ordine fisso e infallibile, cosicché l'inferiore era
sempre subordinato all'elemento superiore, finché le facoltà
superiori dell'uomo, come spiega S. Agostino stesso, erano subordinate
a Dio. Perciò era impossibile che si producesse un disordine
nell'uomo, senza cominciare dall'insubordinazione a Dio delle sue
facoltà supreme; il che avviene col peccato mortale. E ciò dimostra
che l'uomo nello stato d'innocenza non poteva peccare venialmente,
prima di aver commesso un peccato mortale.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. In quel testo veniale non è preso
nel senso secondo il quale ora parliamo: nel caso veniale sta per
remissibile.
2. L'orgoglio, o alterigia, che per primo si produsse nell'animo
umano, fu il primo peccato mortale dell'uomo: e si dice che
precedette la caduta in rapporto all'atto esterno del peccato. A codesto
orgoglio seguì nell'uomo la smania di provare, e nella donna il
dubbio. Quest'ultima, poi, aveva manifestato già la sua alterigia,
prestando orecchio al serpente che metteva in discussione il
comando, rifiutando così, di esserne vincolata.
3. Il peccato mortale è così incompatibile con lo stato primitivo,
da distruggerlo: cosa che il peccato veniale non può compiere. E
poiché l'integrità dello stato primitivo esclude un disordine
qualsiasi, ne viene che il primo uomo non poteva peccare venialmente,
prima del peccato mortale.
ARTICOLO 4
Se un angelo, buono o cattivo, possa peccare venialmente
SEMBRA che un angelo, buono o cattivo, possa peccare venialmente.
Infatti:
1. L'uomo nella parte superiore dell'anima, cioè per la sua
mente, è alla pari con gli angeli, secondo l'espressione di S. Gregorio: "L'uomo intende con gli
angeli". Ora, l'uomo con la parte
superiore dell'anima può peccare venialmente. Dunque anche gli
angeli.
2. Chi è capace del più è capace anche del meno. Ma l'angelo ha
potuto amare il bene creato più di Dio, commettendo un peccato
mortale. Dunque poteva anche amare disordinatamente un bene
creato al di sotto di Dio, peccando venialmente.
3. Gli angeli cattivi fanno delle cose che nel loro genere sono
peccati veniali, provocando gli uomini al riso e ad altre leggerezze
del genere. Ora, una circostanza di persona non può cambiare un
peccato, come abbiamo detto, da veniale a mortale, se non
interviene una speciale proibizione, che nel caso non esiste. Quindi un
angelo può peccare venialmente.
IN CONTRARIO: La perfezione di un angelo è superiore a quella
dell'uomo nello stato primitivo. Ma l'uomo nello stato primitivo
non poteva peccare venialmente. Perciò molto meno l'angelo.
RISPONDO: Come abbiamo spiegato nella Prima Parte, l'intelletto
dell'angelo non è discorsivo, così da passare dai principi alle
conclusioni conoscendo separatamente prima gli uni e poi le altre,
come avviene in noi. Perciò quando l'angelo considera le conclusioni,
le scorge nei principii. Ora, più volte abbiamo detto che in campo
pratico il fine ha funzione di principio; e i mezzi stanno al posto
delle conclusioni. Perciò la mente angelica non mira mai ai mezzi,
se non in quanto sono subordinati al fine. Quindi negli angeli, in
forza della loro natura, non ci può essere un disordine relativo ai
mezzi, senza che ci sia un disordine relativo al fine medesimo,
mediante un peccato mortale. Ora, gli angeli buoni non usano mai dei
mezzi, se non in ordine al debito fine, che è Dio. Ecco perché tutti
i loro atti sono atti di carità. E quindi in essi non può esserci un
peccato veniale. Gli angeli cattivi, invece, mettono in tutto il fine
del loro peccato di superbia. Perciò in tutti i loro atti peccano
mortalmente, quando agiscono per volontà propria. - Altra cosa
è dell'appetito naturale del bene che in essi rimane, come abbiamo
visto nella Prima Parte.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'uomo ha in comune con gli
angeli la mente, o intelletto; ma differisce da essi nel modo
d'intendere, come abbiamo notato.
2. Un angelo non poteva amare una creatura meno di Dio, senza
riferirla come ad ultimo fine, o a Dio medesimo, o ad un fine
disordinato, secondo le spiegazioni date.
3. Il demonio fomenta tutte quelle cose che sembrano veniali, per
attrarre gli uomini alla sua familiarità, e indurli così al peccato
mortale. Perciò i demoni peccano mortalmente in esse, per il fine
cui tendono.
ARTICOLO 5
Se negli infedeli i moti primi della sensualità siano peccati mortali
SEMBRA che negli infedeli i moti
primi primi della sensualità
siano peccati mortali. Infatti:
1. L'Apostolo scrive ai Romani:
"Nessuna condanna vi è per quelli
che sono in Cristo Gesù, i quali non camminano secondo la carne"; e
che parli della concupiscenza, propria dell'appetito sensitivo,
è chiaro dal contesto. Perciò la causa che esclude dalla
dannazione chi non cammina secondo la carne, col non consentire alla
concupiscenza, è il suo essere in Cristo Gesù. Quindi negli infedeli
(la concupiscenza) è condannabile. Dunque i moti primi primi
degli infedeli sono peccati mortali.
2. S. Anselmo insegna:
"Quelli che non sono in Cristo, nel
sentire la carne, seguono il cammino della dannazione, anche se non
camminano secondo la carne". Ora, la dannazione è dovuta solo
al peccato mortale. Quindi, dal momento che l'uomo sente la carne
per i moti primi primi della concupiscenza, è chiaro che codesti
moti nei non battezzati sono peccati mortali.
3. Inoltre, a dire di S. Anselmo,
"l'uomo fu creato in modo, da non
dover sentire la concupiscenza". Ora, questo dovere decade in forza
della grazia battesimale, che gli infedeli non hanno. Perciò quando
l'infedele sente la concupiscenza, anche se non consente, pecca
mortalmente, perché agisce contro un dovere.
IN CONTRARIO: Sta scritto:
"Dio non fa distinzione di persone".
Perciò quello che non riprova in uno, non lo riprova neppure in un
altro. Ora, i moti primi primi dei fedeli non sono oggetto di (eterna)
riprovazione. Dunque neppure quelli degli infedeli.
RISPONDO: Non è ragionevole affermare che i moti primi primi
degli infedeli, privi del consenso, sono peccati mortali. E ciò si
dimostra con due argomenti. Primo, perché la sensualità in se stessa
non può esser sede di un peccato mortale, come abbiamo visto in
precedenza. Ora, la natura di questa facoltà è identica nei fedeli
e negli infedeli. Perciò è impossibile che i soli moti della sensualità
siano peccati mortali nei non battezzati.
Secondo, dalla condizione personale del peccatore. Infatti la
superiorità della persona che pecca mai può attenuare la colpa, ma
piuttosto aggravarla, com'è evidente da quanto spiegammo in
precedenza. Perciò un peccato in un credente non è più leggero, ma anzi
assai più grave che in un infedele. Infatti i peccati degli infedeli
meritano maggiore indulgenza, a motivo dell'ignoranza, secondo
l'espressione di S. Paolo: "Ottenni misericordia, perché agii per
ignoranza nella mia incredulità". Inoltre i peccati dei fedeli sono
più gravi per la grazia dei sacramenti, secondo le parole
dell'Apostolo: "Di quanto più severo castigo pensate sarà per essere
giudicato degno, chi avrà profanato il sangue del patto nel quale fu
santificato?".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'Apostolo parla della dannazione
dovuta al peccato originale, che viene tolta dalla grazia di Gesù
Cristo, sebbene rimanga il fomite della concupiscenza. Perciò i moti
di concupiscenza nei fedeli non stanno più a indicare, come negli
infedeli, la dannazione del peccato originale.
2. In questo senso vanno intese anche le parole di S. Anselmo.
Ecco quindi risolta la seconda difficoltà.
3. Il dovere di non sentire la concupiscenza riguardava la
giustizia originale. Perciò il suo contrario non rientra nei peccati
attuali, ma nel peccato originale.
ARTICOLO
6
Se il peccato veniale possa trovarsi in qualcuno col solo peccato
originale
SEMBRA che il peccato veniale possa trovarsi in qualcuno col solo
peccato originale. Infatti:
1. La disposizione è anteriore all'abito. Ora, il peccato veniale
è disposizione al mortale, come sopra abbiamo visto. Dunque in un
infedele, cui non è stato rimesso il peccato originale, il veniale
precede il mortale. Quindi gli infedeli per un certo tempo hanno
soltanto dei peccati veniali, oltre quello originale.
2. È meno stretta la connessione di un peccato veniale con i
peccati mortali, che quella dei mortali tra loro. Ma l'infedele che ha
il peccato originale può commettere un peccato mortale, senza
commetterne un secondo. Quindi può anche commettere un peccato
veniale, senza alcun peccato mortale.
3. È possibile determinare l'età in cui il bambino può cominciare
a commettere il peccato attuale. E quando egli arriva a codesta età,
può rimanere almeno un po' di tempo, senza peccare mortalmente:
questo infatti capita anche ai più scellerati. Ma in codesto tempo,
breve quanto si voglia, uno può peccare venialmente. Dunque il
peccato veniale può trovarsi in qualcuno col solo peccato originale,
senza peccati mortali.
IN CONTRARIO: Per il peccato originale gli uomini sono puniti nel
limbo dei bambini, nel quale, come vedremo, non c'è la pena del
senso. Invece sono chiusi nell'inferno solo per il peccato mortale.
Quindi non esiste un luogo di pena per uno che, col peccato
originale, avesse il solo peccato veniale.
RISPONDO: È impossibile che il peccato veniale si trovi in un uomo
con quello originale, senza un peccato mortale. E la ragione si è
che prima degli anni della discrezione, l'età che impedisce l'uso
della ragione scusa l'uomo dal peccato mortale: e quindi a
maggior ragione lo scusa dal peccato veniale, qualora commettesse delle
colpe veniali nel loro genere. Quando poi l'uomo comincia ad avere
l'uso di ragione non viene scusato né dalle colpe veniali, né dal
peccato mortale. Ma la prima cosa che allora è tenuto a pensare, è
deliberare di se stesso. E se uno ordina se stesso al debito fine, con
la grazia riceve la remissione del peccato originale. Se invece non
ordina se stesso al debito fine, secondo la discrezione di cui è capace
a codesta età, pecca mortalmente, perché non fa ciò che è in suo
potere. E da allora non potrà esserci in lui il solo peccato veniale,
senza il mortale, se non dopo aver conseguito la remissione di tutti i peccati mediante la grazia.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il peccato veniale non è una
disposizione che precede il mortale in modo necessario, ma solo in
modo contingente, come il lavoro può predisporre alla febbre: non
già come il calore predispone alla forma del fuoco.
2. Il peccato veniale è incompatibile col solo peccato originale,
non per la distanza o per l'opposizione, ma per mancanza dell'uso
di ragione, come abbiamo spiegato.
3. Il bambino che comincia ad avere l'uso di ragione può evitare
per un certo tempo gli altri peccati mortali: ma non può esimersi
dal suddetto peccato di omissione, se quanto prima non si volge a
Dio. Infatti il primo oggetto che si presenta a chi raggiunge la
discrezione è di provvedere a se stesso, ordinando se medesimo e le
altre cose all'ultimo fine: poiché il fine è la prima cosa in ordine
d'intenzione. Perciò questo è il momento in cui uno è obbligato da
quel precetto divino affermativo: "Volgetevi a me, e io mi volgerò
a voi".
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