Il Santo Rosario
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Questione 86

La macchia del peccato

Passiamo a considerare la macchia del peccato.
Sull'argomento si pongono due quesiti: 1. Se il peccato produca una macchia nell'anima; 2. Se questa rimanga nell'anima dopo l'atto peccaminoso.

ARTICOLO 1

Se il peccato produca una macchia nell'anima

SEMBRA che il peccato non produca una macchia nell'anima. Infatti:
1. Una natura superiore non può sporcarsi col contatto di una natura inferiore: un raggio di sole, come nota S. Agostino, non si sporca a contatto di corpi purolenti. Ora, l'anima umana è di natura molto superiore alle cose transitorie, alle quali si volge peccando. Perciò quando pecca non ne riceve una macchia.
2. Il peccato, come sopra abbiamo visto, risiede specialmente nella volontà. E la volontà, a detta di Aristotele, è inclusa nella ragione. Ma la ragione, o intelletto, non viene macchiata dalla considerazione di nessuna cosa, ché anzi ne riceve un perfezionamento. Dunque neppure la volontà viene macchiata dal peccato.
3. Se il peccato causasse una macchia, questa sarebbe, o qualche cosa di positivo, o pura privazione. Ora, se fosse qualche cosa di positivo, non potrebbe essere che una disposizione, o un abito: infatti da un atto sembra che nient'altro possa essere causato, Ma non è disposizione né abito: perché eliminando abito e disposizione può restare ancora la macchia; com'è evidente nel caso di chi dopo aver peccato mortalmente di prodigalità, passa a commettere un peccato contrario. Dunque la macchia non è qualche cosa di positivo. - E non è neppure semplice privazione. Poiché tutti i peccati si somigliano dal lato dell'aversione e della privazione della grazia. E quindi seguirebbe che identica è la macchia di tutti i peccati. Dunque la macchia non è effetto del peccato.

IN CONTRARIO: Sta scritto: "Imprimesti una macchia alla tua gloria". E altrove: "per far comparire egli stesso davanti a sé gloriosa la Chiesa, senza macchia, o ruga". E nei due casi si parla della macchia del peccato. Perciò il peccato produce una macchia.

RISPONDO: In senso proprio si parla di macchia per le cose materiali, quando un corpo nitido, p. es., l'oro, l'argento, o una veste, perde la sua lucentezza a contatto con altri corpi. Perciò nelle cose spirituali se ne deve parlare per analogia a codesta macchia. Ora, l'anima umana può avere due tipi di lucentezza: l'una dovuta allo splendore della luce naturale della ragione, che la dirige nei suoi atti; l'altra dovuta allo splendore della luce divina, cioè della sapienza e della grazia, che porta l'uomo a compiere il bene dovuto. Ma quando l'anima aderisce con l'amore a una cosa, si ha come un contatto di essa. E quando pecca aderisce a qualche cosa che è contraria alla luce della ragione e della legge divina, com'è evidente da quanto sopra abbiamo detto. Ebbene, codesta perdita di luminosità metaforicamente è chiamata macchia dell'anima.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'anima non viene macchiata dalle cose inferiori per la virtù di esse, come se queste agissero su di essa: al contrario è l'anima che col suo agire si sporca, aderendo ad esse disordinatamente, contro la luce della ragione e della legge divina.
2. L'atto intellettivo si compie con la presenza delle cose intelligibili nell'intelletto; perciò l'intelletto non può esserne macchiato, ma piuttosto ne riceve un perfezionamento. Invece l'atto della volontà consiste in un moto verso le cose, cosicché l'amore unisce l'anima alla cosa amata. Per questo l'anima si macchia quando vi aderisce disordinatamente, secondo il detto di Osea: "Diventarono abominevoli come le cose che amarono".
3. La macchia non è qualche cosa di positivo nell'anima, e non indica una semplice privazione: indica invece una privazione della lucentezza dell'anima in rapporto alla sua causa, cioè al peccato. Perciò peccati diversi arrecano macchie diverse. Avviene qualche cosa di simile con l'ombra, privazione della luce dovuta all'interposizione di un corpo: secondo la diversità dei corpi le ombre cambiano.

ARTICOLO 2

Se la macchia resti nell'anima dopo l'atto peccaminoso

SEMBRA che la macchia non resti nell'anima dopo l'atto peccaminoso. Infatti:
1. Passato l'atto non rimane nell'anima che l'abito, o la disposizione. La macchia però non è né abito, né disposizione, come abbiamo dimostrato. Quindi la macchia non rimane nell'anima dopo l'atto del peccato.
2. Abbiamo visto che la macchia sta al peccato, come l'ombra sta al corpo. Ora, passato il corpo, l'ombra non rimane. Dunque passato l'atto peccaminoso, non rimane la macchia.
3. Ogni effetto dipende dalla sua causa. Ma causa della macchia è l'atto peccaminoso. Perciò se cessa l'atto, non può rimanere nell'anima la macchia.

IN CONTRARIO: Sta scritto: "Vi sembra forse poca cosa la colpa commessa in Beelfegor, la cui macchia perdura in voi fino ad oggi?".

RISPONDO: La macchia del peccato resta nell'anima anche dopo l'atto peccaminoso. E la ragione si è che la macchia importa, come si è visto, un difetto di luminosità dovuto a un rifiuto di fronte alla luce della ragione, o della legge divina. Perciò finché uno rimane estraneo a codesta luce, resta in lui la macchia del peccato: questa scompare soltanto col ritorno della luce di Dio e della ragione, mediante la grazia. Infatti, pur cessando l'atto del peccato, col quale si era allontanato dalla luce della ragione e della legge divina, l'uomo non torna immediatamente al punto in cui era; ma si richiede un moto della volontà contrario al precedente. Se uno, p. es., si allontana da una persona con una camminata, non si ritrova subito vicino a lei appena smette di camminare, ma deve riavvicinarsi tornando con un moto contrario.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Dopo l'atto peccaminoso di positivo non rimane nell'anima che la disposizione, o l'abito: rimane però anche qualche cosa nel senso di privazione, e cioè la mancanza di unione con la luce di Dio.
2. Passato l'ostacolo del corpo, l'aria resta diafana e predisposta come prima rispetto al corpo illuminante: perciò l'ombra passa immediatamente. Invece passato l'atto peccaminoso, l'anima non rimane nel medesimo rapporto rispetto a Dio. Quindi il paragone non regge.
3. L'atto del peccato stabilisce una distanza da Dio, distanza cui è connessa una perdita di nitidezza, come fa un moto locale rispetto alla distanza locale. Perciò, come col cessare del moto locale, non si annulla la distanza raggiunta, così col cessare dell'atto peccaminoso non si elimina la macchia.