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Questione 76
L'ignoranza come causa del peccato
Passiamo a trattare delle cause del peccato in particolare. Primo,
delle cause interne; secondo, di quelle esterne; terzo, dei peccati
che sono causa di altri peccati. Stando alle conclusioni raggiunte,
il primo argomento ha tre suddivisioni: primo, tratteremo
dell'ignoranza, causa dei peccati per parte della ragione; secondo,
dell'infermità, o della passione, causa dei peccati per parte
dell'appetito sensitivo; terzo, della malizia, causa dei peccati per parte
della volontà.
Sulla prima suddivisione si pongono quattro quesiti: 1. Se l'ignoranza
sia causa di peccato; 2. Se l'ignoranza sia peccato; 3. Se essa
scusi totalmente dal peccato; 4. Se diminuisca il peccato.
ARTICOLO
1
Se l'ignoranza possa essere causa di peccato
SEMBRA che l'ignoranza non possa essere causa di peccato. Infatti:
1. Ciò che non è non può esser causa di niente. Ora, l'ignoranza
è un non ente, essendo privazione di scienza. Dunque l'ignoranza
non è causa di peccato.
2. Le cause nel peccato si desumono dal lato della conversione
(alle creature). L'ignoranza invece riguarda piuttosto l'aversione
(da Dio). Quindi l'ignoranza non si può contare tra le cause del
peccato.
3. Come abbiamo dimostrato, tutti i peccati stanno nella volontà.
Ma la volontà si volge soltanto verso ciò che si conosce: poiché
oggetto della volontà è il bene conosciuto. Perciò l'ignoranza non
può essere causa di peccato.
IN
CONTRARIO: S. Agostino insegna che alcuni peccano per
ignoranza.
RISPONDO: Come dice il Filosofo, ci sono due tipi di causa
efficiente: una per se o diretta, e l'altra per accidens, o indiretta. È diretta quella che muove per virtù propria: come il principio
generatore degli elementi gravi o leggeri è causa movente dei moti
rispettivi. È indiretta, invece, se interviene solo per togliere un
ostacolo, o se è la rimozione stessa di un ostacolo. Ebbene,
l'ignoranza può esser causa del peccato in questo modo: essa infatti è
privazione di quella scienza che, informando la ragione, in quanto
direttiva degli atti umani, impedirebbe l'atto peccaminoso.
Si deve però notare che la ragione è principio direttivo degli
atti umani secondo due tipi di scienza: cioè secondo la scienza
universale, e secondo quella particolare. Infatti nel trattare delle azioni
da compiere si serve di un sillogismo la cui conclusione è un
giudizio, un'elezione, o un'operazione. Ora, le azioni sono nel campo
dei singolari. Perciò la conclusione del sillogismo pratico è
singolare. D'altra parte un enunciato singolare non può dedursi da un
principio universale, senza passare per una proposizione singolare:
un uomo, p. es., viene distolto dal compiere un parricidio, e dal
sapere che non si deve uccidere il proprio padre, e dal sapere che
quel tale è il proprio padre. Perciò può causare un parricidio
l'ignoranza e dell'una e dell'altra cosa; sia l'ignoranza del
principio universale, sia quella delle circostanze singolari.
Si deve dunque concludere che non qualsiasi ignoranza è causa
di peccato; ma quella soltanto che toglie la cognizione che
impedisce l'atto peccaminoso. Cosicché se uno ha la volontà così
disposta, che pur riconoscendo suo padre non si asterrebbe
dall'ucciderlo, l'eventuale ignoranza o inavvertenza non sarebbe causa di
tale peccato, ma solo un fatto concomitante. Perciò codesto individuo,
a dire del Filosofo, non pecca "per ignoranza", ma "ignorando".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Un non ente non può esser causa
diretta; ma può esserlo in maniera indiretta, cioè come removens
prohibens.
2. La scienza che l'ignoranza compromette riguarda il peccato
dal lato della conversione; perciò anche l'ignoranza interviene in
codesto verso come causa removens prohibens del peccato.
3. La volontà non può volgersi verso ciò che è del tutto ignoto,
però può volere una cosa che in parte è nota, e in parte è ignota.
Ebbene, l'ignoranza è causa del peccato in questo modo: uno, p.
es., può sapere di uccidere un uomo, ma ignorare di uccidere suo
padre; così un altro può sapere che un atto è piacevole, e non
sapere che è peccato.
ARTICOLO
2
Se l'ignoranza sia peccato
SEMBRA che l'ignoranza non sia peccato. Infatti:
1. Come sopra abbia visto,
"il peccato è una parola, un'azione
o un desiderio contro la legge di Dio". Ora, l'ignoranza non
implica atto alcuno, né interno, né esterno. Dunque l'ignoranza non
è peccato.
2. Il peccato si oppone più direttamente alla grazia che alla
scienza. Ora, se la privazione della grazia non è peccato, ma
punizione conseguente al peccato, non può essere peccato l'ignoranza,
che è privazione di scienza.
3. Se l'ignoranza fosse peccato, lo sarebbe solo in quanto è
volontaria. Ma se è peccato in quanto volontaria, è chiaro che il
peccato sta più nell'atto stesso del volere che nell'ignoranza.
Perciò l'ignoranza non può essere peccato, ma una conseguenza di
esso.
4. Qualsiasi peccato viene cancellato con la penitenza: e,
all'infuori del peccato originale, non c'è un peccato di cui si possa
cancellare il reato e non l'efficienza. L'ignoranza invece non si toglie con
la penitenza, ma rimane in efficienza dopo aver tolto il reato con
la penitenza. Perciò l'ignoranza non è un peccato, a meno che non
sia quello originale.
5. Se l'ignoranza stessa fosse peccato, uno peccherebbe
attualmente nel tempo che quella rimane. Ma l'ignoranza rimane di
continuo. Dunque l'ignorante peccherebbe di continuo. Ma questo
è falso; poiché allora l'ignoranza sarebbe il più grave dei peccati.
Perciò l'ignoranza non è peccato.
IN CONTRARIO: Tutto ciò che merita una pena è peccato.
Ma l'ignoranza merita una pena; poiché sta scritto: "Se qualcuno ignora,
sarà ignorato". Dunque l'ignoranza è peccato.
RISPONDO: L'ignoranza si distingue dalla nescienza, per il fatto
che quest'ultima è semplice negazione di scienza; cosicché chiunque
non sappia una cosa si può dire nesciente. In questo senso Dionigi
ammette la nescienza negli angeli. Invece l'ignoranza implica una
carenza di cognizione: è cioè la mancanza di quelle nozioni che
uno può e deve avere. Ora, uno è tenuto a sapere ciò che è
indispensabile per compiere rettamente le azioni dovute. Perciò tutti sono
tenuti a conoscere comunemente le cose di fede, e i precetti
generali del diritto: ciascuno poi è tenuto a conoscere i doveri del
proprio ufficio. Ci sono invece delle cose che uno potrebbe anche
conoscere, ma non è tenuto a sapere, eccetto particolari circostanze:
p. es., i teoremi, e i singolari contingenti.
Ora, è evidente che fa un peccato di omissione chiunque trascura
il possesso, o il compimento delle cose che è tenuto ad avere, o
a compiere. Perciò l'ignoranza di ciò che si è tenuti a conoscere è
peccato, a causa della negligenza. Ma non si può attribuire a
negligenza l'ignoranza di quanto non si può conoscere. Ecco perché
quest'ultima ignoranza si denomina invincibile: per l'impossibilità
di vincerla col nostro impegno. E non essendo volontaria, per
l'impossibilità in cui siamo di allontanarla, codesta ignoranza non
è peccato. Da ciò si conclude che l'ignoranza invincibile non è mai
peccato; e che l'ignoranza vincibile è peccato, solo se si tratta di
cose che uno è tenuto a sapere.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come
abbiamo già spiegato,
l'espressione "parola, azione, o desiderio", abbraccia anche le
negazioni correlative, poiché l'omissione è anch'essa peccato. È così che rientra nella definizione suddetta del peccato anche la
negligenza che rende peccaminosa l'ignoranza, col trascurare quanto
si doveva dire, fare, o desiderare per l'acquisto della debita scienza.
2. Sebbene la privazione della grazia in se stessa non sia
peccato, tuttavia può presentarsi come un peccato per la negligenza
nel prepararsi ad essa, esattamente come l'ignoranza. Però c'è
questa differenza, che mentre l'uomo può acquistare la scienza
con i propri atti, la grazia non si acquista con essi, ma è un dono
di Dio.
3. Come nel caso della trasgressione positiva, il peccato non sta
soltanto nell'atto del volere, ma anche nell'atto voluto, comandato
dalla volontà; così nel peccato di omissione non è peccato il solo
atto della volontà, ma anche l'omissione, nella misura che è
volontaria. Ecco perché è peccato anche la negligenza nell'apprendere,
o nel considerare.
4. Sebbene l'ignoranza, dopo che la penitenza ha tolto il reato,
resti come privazione di scienza, non resta tuttavia la negligenza,
che la rende peccaminosa.
5. Come per gli altri peccati di omissione, si pecca di ignoranza
soltanto in quel tempo per il quale obbliga il precetto affermativo.
Perciò l'ignorante non pecca di continuo; ma solo nel tempo in
cui è tenuto ad acquistare la scienza dovuta.
ARTICOLO
3
Se l'ignoranza scusi totalmente dal peccato
SEMBRA che l'ignoranza scusi totalmente dal peccato. Infatti:
1. Come S. Agostino insegna, ogni peccato è volontario. Ma sopra
abbiamo dimostrato che l'ignoranza causa involontarietà. Dunque
l'ignoranza scusa totalmente dal peccato.
2. Degli atti preterintenzionali un uomo può essere causa
accidentale. Ora, per cose che si ignorano non ci può essere intenzione.
Perciò quanto l'uomo compie per ignoranza è accidentale negli atti
umani. Ma quello che è accidentale non può dare la specie. Dunque
nessun atto umano compiuto per ignoranza può ritenersi peccato o
virtù.
3. L'uomo è capace di virtù, o di peccato in quanto dotato di
ragione. Ora, l'ignoranza scusa totalmente dal peccato.
IN CONTRARIO: S. Agostino ha scritto, che
"giustamente sono
riprovate certe cose fatte per ignoranza". Ora, possono essere
riprovate giustamente solo cose peccaminose. Dunque certe cose fatte
per ignoranza sono peccati. E quindi l'ignoranza non scusa
totalmente dal peccato.
RISPONDO: L'ignoranza per sua natura rende involontario l'atto
che causa. E nell'articolo primo abbiamo detto che l'ignoranza
causa quell'atto che la scienza contraria avrebbe impedito. Perciò
codesto atto, se la scienza non mancasse, sarebbe contrario alla
volontà: sarebbe cioè involontario. Se invece la scienza esclusa
dall'ignoranza non fosse capace d'impedire l'atto, per
l'inclinazione già esistente nella volontà, codesta ignoranza non renderebbe
l'uomo un agente involontario, ma solo "privo di volontà", come
si esprime Aristotele. E tale ignoranza, che secondo le spiegazioni
date non è causa dell'atto peccaminoso perché non causa
involontarietà, non scusa dal peccato, ma lo segue, o lo accompagna.
Invece l'ignoranza che lo causa, per sua natura scusa dal peccato,
poiché causa l'involontarietà: essendo la volontarietà elemento
essenziale del peccato.
Il fatto poi che l'ignoranza non scusa totalmente può dipendere
da due motivi. Primo, dalla cosa che è ignorata. L'ignoranza,
infatti, scusa dalla colpa in quanto si ignora che una data cosa
è peccato. Ora, può capitare che uno ignori una circostanza
peccaminosa o indifferente, la cui conoscenza lo ritrarrebbe dal
peccare; pur restando in lui la scienza sufficiente, per sapere che
codesto atto è peccaminoso. Uno, p. es., nel percuotere una persona
può sapere di colpire un uomo, il che è sufficiente a rendere
peccaminosa l'azione; e non sapere che quegli è suo padre: circostanza
questa che dà una nuova specie al peccato. Oppure può non
sapere che quella persona nel difendersi percuoterà lui; circostanza
questa indifferente rispetto al peccato, ma che conosciuta gli
avrebbe impedito di percuotere. Perciò sebbene costui pecchi per
ignoranza, tuttavia non è immune totalmente dal peccato; poiché
rimane ancora in lui una conoscenza di esso. - Secondo, può
dipendere dall'ignoranza medesima, e cioè dal fatto che l'ignoranza
stessa è volontaria: o direttamente, come quando uno con malizia
vuole ignorare una cosa per peccare con più libertà; oppure
indirettamente, come quando uno trascura di apprendere, per pigrizia,
o a favore di altre occupazioni, ciò che potrebbe tenerlo lontano
dal peccato. Infatti questa negligenza rende volontaria e
peccaminosa codesta ignoranza, purché si tratti di cose che uno può e deve
conoscere. Perciò codesta ignoranza non scusa totalmente dal
peccato.
Ma se si tratta di un'ignoranza del tutto involontaria, o perché
invincibile, o perché ha per oggetto cose che uno non è tenuto a
sapere, tale ignoranza scusa totalmente dal peccato.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come abbiamo visto, non sempre
l'ignoranza causa involontarietà. Perciò non qualsiasi ignoranza
può scusare totalmente dal peccato.
2. Nella misura in cui rimane della volontarietà in chi ignora,
rimane anche l'intenzione di peccare. E da questo lato il peccato
non è accidentale.
3. Un'ignoranza, che escludesse totalmente l'uso della ragione,
scuserebbe totalmente dal peccato: come nei pazzi furiosi e nei
dementi. Ma non sempre è tale l'ignoranza che causa il peccato.
Perciò non sempre essa scusa totalmente dal peccato.
ARTICOLO 4
Se l'ignoranza diminuisca il peccato
SEMBRA che l'ignoranza non diminuisca il peccato. Infatti:
1. Ciò che è comune ad ogni peccato non può diminuire il peccato.
Ora, l'ignoranza si trova in tutti i peccati: infatti il Filosofo scrive,
che "ogni malvagio è ignorante". Perciò l'ignoranza non diminuisce il peccato.
2. Se a un peccato se ne aggiunge un altro, si ha un peccato più
grave. Ma sopra abbiamo visto che l'ignoranza stessa è peccato.
Dunque essa non può diminuire il peccato.
3. La stessa cosa non può aggravare e attenuare la colpa. Ora,
l'ignoranza aggrava la colpa; così infatti afferma S. Ambrogio a
commento di un testo paolino: "Pecchi gravissimamente, se ignori". Dunque l'ignoranza non diminuisce il peccato.
4. Se l'ignoranza diminuisse il peccato, questo dovrebbe avvenire
specialmente per quell'ignoranza che toglie del tutto l'uso della
ragione. Ma codesta ignoranza non lo diminuisce, bensì lo aggrava:
infatti il Filosofo scrive, che "l'ubriaco merita doppia condanna".
Quindi l'ignoranza non diminuisce il peccato.
IN CONTRARIO: Quanto facilita il perdono, diminuisce il peccato.
Ma l'ignoranza ha codesta capacità, il che è evidente dalle parole
di S. Paolo: "Ottenni misericordia, perché agii per ignoranza".
Dunque l'ignoranza diminuisce o attenua il peccato.
RISPONDO: In tanto l'ignoranza può diminuire il peccato, in
quanto diminuisce la volontarietà; poiché ogni peccato è
volontario: se invece non diminuisce la volontarietà, in nessun modo può
diminuire il peccato. È chiaro quindi che l'ignoranza, la quale
scusa totalmente dal peccato, eliminando del tutto la volontarietà,
non diminuisce il peccato, ma lo esclude. Invece l'ignoranza che
non causa il peccato, ma è ad esso concomitante, né lo diminuisce,
né lo aggrava. Cosicché può diminuire il peccato la sola ignoranza
che lo causa, senza però scusare totalmente da esso.
Ora, codesta ignoranza in certi casi è direttamente ed
essenzialmente volontaria: come quando uno cerca apposta di non
conoscere una cosa, per peccare più liberamente. Codesta ignoranza
aumenta la volontarietà e il peccato; poiché l'intensità del volere
peccaminoso lo spinge a subire il danno dell'ignoranza, per la
libertà di peccare. Invece in altri casi l'ignoranza che è causa
del peccato non è voluta direttamente, bensì indirettamente, o in
maniera accidentale. Questo capita, p. es., quando uno per non
faticare nello studio, rimane ignorante; oppure quando per voler
bere troppo vino, si ubriaca e perde il discernimento. Ebbene,
codesta ignoranza diminuisce la volontarietà, e quindi il peccato.
Infatti, quando non si sa che una cosa è peccato, non si può dire
che la volontà direttamente la cerca, ma la vuole solo
indirettamente; perciò vi è minore disprezzo, e quindi minore peccato.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'ignoranza comune a tutti i
peccatori non è causa del peccato; ma piuttosto conseguente alla causa
di esso, cioè alle passioni, o agli abiti che spingono al peccato.
2. L'aggiunta di un peccato a un altro produce più peccati, ma
non sempre ne produce uno più grave: poiché non sempre
coincidono nel medesimo oggetto, ma sono diversi. E può capitare, se
il primo diminuisce il secondo, che tutti e due insieme non abbiano
la gravità che avrebbe uno di essi da solo. L'omicidio, p. es., è più
grave, se è commesso da un uomo in sé, che se è commesso da un
ubriaco; sebbene in quest'ultimo caso i peccati siano due: e questo
perché l'ubriacatura, per quanto grave possa essere, concorre
piuttosto a diminuire la colpevolezza del peccato seguente.
3. Le parole di S. Ambrogio si possono intendere dell'ignoranza
affettata. Oppure vanno applicate al genere dei peccati
d'ingratitudine, al sommo dei quali troviamo il misconoscimento dei benefici
ricevuti. Oppure devono intendersi dell'ignoranza dell'incredulità,
la quale scalza le fondamenta della vita spirituale.
4. L'ubriaco merita doppia condanna per i due peccati che
commette, cioè per l'ubriacatura e per il peccato che essa provoca.
Tuttavia l'ubriachezza diminuisce il peccato successivo, per
l'ignoranza che l'accompagna, e tanto più lo diminuisce forse quanto più
grave è l'ubriachezza. - Si potrebbe però anche rispondere che
le parole riportate ricapitolano le disposizioni di Pittaco, antico
legislatore, il quale stabiliva, come Aristotele riferisce, che "se
gli ubriachi avessero ferito qualcuno, fossero puniti più
gravemente; non guardando tanto alla scusa, che gli ubriachi
dovrebbero avere maggiore; ma piuttosto all'utilità, poiché commettono
più ingiurie gli ubriachi che i non ubriachi".
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