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Questione
54
Distinzione degli abiti
Passiamo così a vedere come gli abiti si distinguono tra loro.
Sull'argomento si pongono quattro quesiti: 1. Se in una sola potenza
possano esserci più abiti; 2. Se gli abiti si distinguano secondo
i loro oggetti; 3. Se si distinguano tra loro in base all'antinomia
tra bene e male; 4. Se un abito possa constare di più abiti.
ARTICOLO
1
Se in una sola potenza possano esserci più abiti
SEMBRA che in una sola potenza non possano esserci più abiti. Infatti:
1. Tra cose che si distinguono per un identico elemento, il numero delle
une deve corrispondere a quello delle altre. Ora, le
potenze e gli abiti si distinguono in base al medesimo elemento,
cioè in base ai loro atti ed oggetti. Dunque deve corrispondere anche
il loro numero. Quindi non possono esserci più abiti nella medesima potenza.
2. La potenza è una facoltà semplice. Ora, in un soggetto semplice
non può esserci una diversità di accidenti: poiché il soggetto è causa dei
suoi accidenti; e da una cosa semplice sembra che debba derivare qualche
cosa di unico. Perciò in una potenza non possono esserci più abiti.
3. Come un corpo prende forma mediante la figura, così la potenza
la prende mediante l'abito. Ma un corpo non può essere modellato
simultaneamente secondo molteplici figure. Dunque neppure
una potenza può essere simultaneamente rifinita da molteplici abiti.
Perciò più abiti non possono essere simultaneamente in una sola potenza.
IN CONTRARIO: L'intelletto è un'unica potenza: e tuttavia in essa si
trovano gli abiti di molte scienze.
RISPONDO: Come abbiamo già visto, gli abiti sono disposizioni di un essere
che è in potenza rispetto a qualche cosa, e cioè sia alla natura stessa, sia
all'operazione che è il fine della natura. Ora, rispetto a quegli abiti che
sono disposizioni alla natura, è evidente che possono essere molteplici
in un unico soggetto: poiché in esso si
possono considerare in più modi le varie parti, le cui disposizioni
costituiscono altrettanti abiti. Se, p. es., prendiamo come parte del
corpo umano gli umori, in quanto essi sono disposti in armonia
con la natura umana costituiscono l'abito o la disposizione della
salute; se invece prendiamo le parti omogenee, p. es., i nervi, le
ossa e le carni, dalla rispettiva disposizione in ordine alla natura
avremo la robustezza, o la macilenza; se poi prendiamo le parti
eterogenee, cioè le membra, p. es., le mani, i piedi, e così via, dalla
loro disposizione conforme alla natura avremo la bellezza. Ecco, quindi,
che in un medesimo essere possono trovarsi più abiti, o disposizioni.
Se invece parliamo degli abiti che sono disposizioni all'operazione,
e che propriamente risiedono nelle potenze, anche allora più
abiti possono trovarsi in un'unica potenza. E il motivo si è, che il
subietto dell'abito è una potenza passiva, come sopra abbiamo affermato:
infatti una potenza che fosse soltanto attiva non potrebbe
essere sede di abiti. Ora, una potenza passiva sta a un atto specificamente
determinato come la materia sta alla forma: come, infatti,
la materia prima da un unico agente può essere determinata soltanto
a una data forma; così una potenza passiva dalla ragione di un unico
oggetto può essere determinata soltanto all'atto di una data specie.
Però, dal momento che un'unica potenza passiva, può essere posta
in moto da molti oggetti, potrà anche essere il subietto di atti
e di perfezioni specificamente diversi. Ora, gli abiti sono delle qualità
o forme inerenti alla potenza, che servono a inclinarla verso
atti di determinate specie. Dunque a un'unica potenza possono appartenere
più abiti, come le appartengono più atti di specie diversa.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Anche tra gli esseri materiali la
diversità delle specie dipende dalla forma, mentre la diversità dei
generi dipende piuttosto dalla materia, come si esprime Aristotele:
infatti esseri di materia diversa sono diversi nel genere. Quindi la diversità generica degli oggetti produce la distinzione delle potenze.
Difatti il Filosofo insegna, che "a cose distinte nel genere, corrispondono
parti distinte dell'anima". Invece la diversità specifica
degli oggetti produce la diversità specifica degli atti, e per conseguenza
degli abiti. D'altra parte cose diverse secondo il genere, sono diverse
anche secondo la specie: però non viceversa. Ecco perché gli atti
e gli abiti di potenze diverse sono anch'essi diversi: però non è necessario
che abiti diversi appartengano a potenze diverse, ma possono appartenere a una sola.
E come ci sono vari generi di generi, e varie specie di specie, così possono
esserci varie specie di abiti e di potenze.
2. Sebbene la potenza sia semplice nella sua essenza, è tuttavia
molteplice nella sua virtualità, in quanto si estende a molteplici
atti di specie diversa. Perciò niente impedisce che in una sola potenza
ci siano più abiti specificamente diversi.
3. Un corpo viene conformato dalla sua figura
così da ricevere le
proprie terminazioni: invece un abito non è la terminazione della
potenza, ma è solo disposizione all'ultimo termine che è l'atto.
Ecco perché un'unica potenza non può avere più atti simultaneamente,
a meno che non siano subordinati tra loro: esattamente
come un unico corpo non può avere più di una figura, a meno che
una non sia implicita nell'altra, come il triangolo nel quadrilatero.
Infatti l'intelletto non può pensare simultaneamente più cose, mentre
può simultaneamente conoscerle in modo abituale.
ARTICOLO
2
Se gli abiti si distinguano secondo i loro oggetti
SEMBRA che gli abiti non si distinguano secondo i loro oggetti. Infatti:
1. I contrari sono specificamente diversi. Eppure uno stesso abito
di scienza ha per oggetto dei contrari: la medicina, p. es., ha per
oggetto tanto i sani che i malati. Dunque gli abiti non sono distinti
in base ad oggetti specificamente diversi.
2. Scienze diverse sono abiti diversi. Ora, il medesimo dato scientifico
può appartenere a scienze diverse: che la terra è rotonda,
p. es., lo dimostra sia il fisico che l'astronomo, come dice Aristotele.
Perciò gli abiti non si distinguono secondo gli oggetti.
3. Un dato atto non può avere che un unico oggetto. Ora, il medesimo
atto può appartenere ad abiti di virtù diverse, se si riferiscono
a fini diversi: dare del denaro, p. es., se è fatto per amor
di Dio, appartiene alla carità; se invece è fatto per saldare un
debito, spetta alla giustizia. Perciò il medesimo oggetto può appartenere
ad abiti diversi. E quindi la diversità degli abiti non dipende
dalla diversità degli oggetti.
IN CONTRARIO: Gli atti, come abbiamo già dimostrato, differiscono specificamente
secondo la diversità degli oggetti. Ma l'abito è una disposizione all'atto.
Dunque anche gli abiti si distinguono secondo i diversi oggetti.
RISPONDO: Ogni abito oltre ad essere un abito è una forma. Perciò
la distinzione specifica degli abiti si può rilevare e dal modo con
cui comunemente si distinguono le forme nelle loro specie; e dal
modo proprio della distinzione degli abiti. Ora, le forme si distinguono
tra loro in base ai diversi principi attivi: poiché ogni agente
produce un effetto che specificamente gli somiglia. - A sua volta l'abito
dice ordine a qualche cosa. Ma tutte le qualità che dicono ordine a qualche
cosa si distinguono in base alla distinzione delle cose cui sono ordinate.
D'altra parte l'abito è una disposizione che può essere ordinata a due cose:
o alla natura, o all'operazione che accompagna la natura.
Perciò gli abiti si distinguono tra loro specificamente in tre maniere.
Primo, in base ai principi attivi di codeste disposizioni;
secondo, in base alla natura (del soggetto); terzo, in base agli oggetti
specificamente differenti. Tutto ciò sarà meglio spiegato in seguito.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Nella distinzione delle potenze e
degli abiti non si deve considerare l'oggetto materialmente; ma
la ragione formale dell'oggetto che differisce nella specie o nel genere.
Ora, sebbene i contrari differiscono materialmente secondo
la specie, tuttavia la ragione della loro conoscenza è identica: poiché
l'uno serve alla conoscenza dell'altro. Perciò, in quanto convengono
in un'unica ragione di conoscibilità, appartengono a un unico abito conoscitivo.
2. Che la terra è rotonda, dall'astronomo è dimostrato mediante
principi di matematica, cioè mediante la figura delle eclissi, o per
altre cose del genere; invece dal fisico è dimostrato per mezzo di
principi di fisica, e cioè mediante il moto dei gravi verso il centro,
o per altri fatti del genere. Ora, tutta la forza della dimostrazione,
che è, a dire di Aristotele, "un sillogismo che fa scienza", dipende dal mezzo
dimostrativo. Perciò mezzi dimostrativi diversi sono come principi
attivi diversi, in base ai quali si differenziano gli abiti di scienza.
3. Come il Filosofo insegna, nelle operazioni il fine ha le funzioni
che hanno i principi nelle dimostrazioni. Perciò la diversità del fine
rende diverse le virtù, come la diversità dei principi attivi. - Del resto
il fine è oggetto degli atti interiori: che sono la parte principale delle virtù,
com'è evidente dalle cose già dette.
ARTICOLO
3
Se gli abiti si distinguano tra loro in base all'opposizione tra bene e male
SEMBRA che gli abiti non siano distinti in base all'opposizione tra bene e male.
Infatti:
1. Bene e male sono contrari. Ma sopra abbiamo dimostrato che
i contrari appartengono a un unico abito. Dunque gli abiti non
si distinguono tra loro in base all'opposizione tra bene e male.
2. Il bene è esteso quanto l'ente: perciò, essendo comune a tutte
le cose, non può costituire una differenza specifica, come spiega
Aristotele. Così il male: essendo privazione e non ente, non può
costituire la differenza di un ente. Perciò il bene e il male non possono
determinare una distinzione specifica di abiti.
3. Un medesimo oggetto può dar luogo ad abiti cattivi diversi;
la concupiscenza, p. es., si presta e all'intemperanza e all'insensibilità:
lo stesso si dica degli abiti buoni, tra i quali, a dire del
Filosofo, troviamo virtù umane e virtù eroiche, o divine. Dunque
gli abiti non sono tra loro distinti in base all'opposizione tra bene e male.
IN CONTRARIO: L'abito buono è contrario a quello cattivo, come
la virtù è contraria al vizio. Ma i contrari sono specificamente
diversi. Dunque gli abiti differiscono specificamente tra loro in base
all'antinomia tra bene e male.
RISPONDO: Gli abiti, come abbiamo detto, si distinguono tra loro
specificamente non soltanto in base agli oggetti e ai principi attivi,
ma anche in ordine alla natura. E ciò può avvenire in due modi.
Primo, in base all'accordo o al disaccordo con la natura.
Ed è così che gli abiti sono specificamente buoni o cattivi: un abito
infatti è buono se predispone a un atto conveniente alla natura
di chi agisce; ed è cattivo se predispone a un atto che a quella natura
non si addice. Ed è così che gli atti delle virtù si addicono
alla natura umana perché sono conformi alla ragione: invece gli
atti dei vizi sono in contrasto con la natura umana, perché contrari
alla ragione. È chiaro, quindi, che gli abiti sono tra loro
specificamente distinti in base alla differenza tra bene e male.
Secondo, gli abiti possono essere tra loro distinti in ordine alia
natura, per il fatto che alcuni predispongono ad atti proporzionati
a una natura superiore. In tal senso le virtù umane, che predispongono
ad atti conformi alla natura umana, sono distinte dalle virtù divine ed
eroiche, le quali predispongono ad atti conformi a una natura superiore.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. I contrari possono appartenere a
un unico abito, in quanto concordano in una ragione unica. Ma
non può mai avvenire che abiti contrari appartengano ad un'unica
specie: infatti la contrarietà degli abiti è basata su ragioni (o differenze
specifiche) contrarie. Perciò gli abiti sono tra loro distinti
in base all'opposizione tra bene e male, non perché l'oggetto degli
uni è il bene e quello degli altri è il male, ma perché alcuni di codesti
abiti son buoni ed altri cattivi.
2. La differenza che costituisce la specie di un abito non è il
bene generico che si attribuisce a tutti gli enti; ma è un bene determinato,
cioè conforme a una determinata natura, ossia alla natura umana.
Lo stesso si dica del male che costituisce la differenza
specifica di un abito: esso non è pura privazione, ma è un male
determinato in contrasto con una determinata natura.
3. Più abiti buoni, riguardanti un medesimo oggetto, possono
distinguersi specificamente tra loro, come abbiamo visto, in base
alla loro conformità con nature diverse. Mentre più abiti cattivi
nelle stesse condizioni si distinguono tra loro, in base a ripugnanze
diverse rispetto alla natura: una virtù, p. es., può essere contrastata
da vizi diversi relativi alla stessa materia.
ARTICOLO
4
Se un abito possa constare di più abiti
SEMBRA che un abito possa constare di più abiti. Infatti:
1. Un'entità la cui produzione non avviene tutta insieme, ma per
fasi successive, mostra di essere costituita di più parti. Ora, la
produzione di un abito non è simultanea, ma per fasi successive
mediante molteplici atti, come abbiamo già spiegato. Dunque un
abito può essere costituito da più abiti.
2. Un tutto è costituito di parti. Ma di un unico abito si possono
determinare varie parti: Cicerone, p. es., assegna varie parti
per la fortezza, la temperanza, e per le altre virtù. Quindi un abito
può constare di molteplici abiti.
3. Una sola conclusione può già costituire l'oggetto di un atto
o di un abito di scienza. Ora, a un'unica scienza globale, come la
geometria o l'aritmetica, appartengono molte conclusioni.
Dunque un unico abito può constare di più abiti.
IN CONTRARIO: L'abito, essendo una qualità, è una forma semplice.
Ora, nessuna entità semplice è costituita di più parti. Dunque un
abito non può constare di molteplici abiti.
RISPONDO: L'abito operativo, dei quale principalmente ora parliamo,
è una perfezione della facoltà. Ora, ogni perfezione è proporzionata
al soggetto che la riceve. Perciò, siccome la facoltà, pur
essendo unica, si estende a più cose in quanto esse convengono
sotto un unico aspetto, e cioè nella comune ragione di oggetto;
così anche l'abito si estende a più cose, ma in quanto dicono ordine
a un che di unico, mettiamo a una determinata ragione di oggetto,
a una natura, o a un principio, secondo le spiegazioni date in precedenza.
Se quindi consideriamo l'abito in rapporto alle cose alle quali
si estende, troviamo in esso una certa molteplicità. Ma poiché codesta
molteplicità è ordinata a qualche cosa di unico, che forma
l'oggetto principale dell'abito, è chiaro che l'abito stesso è una
qualità semplice non costituita di più abiti, anche se si estende a
cose molteplici. Infatti un abito si estende a più cose, soltanto in
vista di un unico oggetto, dal quale riceve la propria unità.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La gradualità che si riscontra nella
produzione di un abito non è dovuta al fatto che le parti di esso
sono prodotte una dopo l'altra: ma dipende dal fatto che il subietto
non acquista subito una disposizione ferma e difficile a cambiare;
trovandosi essa in principio solo imperfettamente nel subietto, per
crescere poi gradatamente. Il che avviene anche per le altre qualità.
2. Le parti attribuite alle singole virtù cardinali non sono parti
integranti, cioè parti costitutive di un tutto; ma parti subiettive
o potenziali, come spiegheremo in seguito.
3. Chi in una data disciplina acquista la scienza di una conclusione
mediante il ragionamento, possiede l'abito scientifico, però imperfettamente.
E quando acquista con una dimostrazione la scienza
di una seconda conclusione, non si produce in lui un secondo abito;
ma l'abito che prima era imperfetto si perfeziona, estendendosi a
un numero maggiore di oggetti; poiché le conclusioni e le dimostrazioni
di un'unica scienza sono tra loro ordinate, e l'una deriva dall'altra.
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