|
Questione
53
Dissoluzione e decadimento degli abiti
Passiamo a studiare la dissoluzione e il decadimento degli abiti.
In proposito tratteremo tre argomenti. 1. Se un abito possa dissolversi;
2. Se possa decadere; 3. La maniera del suo dissolversi e decadere.
ARTICOLO
1
Se un abito possa dissolversi
SEMBRA che un abito non possa dissolversi. Infatti:
1. L'abito si trova nel soggetto come una (seconda) natura: infatti
le azioni che ne derivano sono piacevoli. Ma la natura non si dissolve
finché rimane l'essere di cui è natura. Dunque neppure l'abito può dissolversi
finché rimane il soggetto.
2. La dissoluzione di una forma, dipende, o dalla dissoluzione
del suo soggetto, o dal suo contrario: la malattia, p. es., viene a
cessare, o per la morte dell'animale, o per la guarigione. Ma la
scienza, che pure è un abito, non può cessare per la dissoluzione
del soggetto: poiché "l'intelletto", che ne è il soggetto "è una sostanza,
che non si corrompe", come insegna Aristotele. Così non può
distruggerla il suo contrario: perché le specie intelligibili non sono
mai contrarie tra loro, come dice il medesimo Autore. Perciò l'abito
della scienza in nessun modo può andare in dissoluzione.
3. Ogni distruzione dipende da un moto. Ora, l'abito della scienza,
che è nell'anima, non può essere distrutto direttamente da un moto
dell'anima: perché l'anima direttamente non ha moto. Può esser
mossa soltanto indirettamente dal moto del corpo. D'altra parte
nessuna trasmutazione del corpo può distruggere le specie intelligibili
che si trovano nell'intelletto; poiché l'intelletto per se stesso,
indipendentemente dal corpo, è il luogo delle specie (intenzionali):
per questo si ritiene che gli abiti non vengano distrutti né dalla
vecchiaia, né dalla morte. Dunque la scienza non può essere distrutta.
E per conseguenza neppure gli abiti delle virtù, che sono anch'essi
nell'anima razionale: infatti, come scrive il Filosofo, "le virtù
sono più persistenti delle discipline".
IN CONTRARIO: Aristotele afferma, che
"corruzione della scienza
è la dimenticanza e l'errore". Inoltre chi pecca perde l'abito della
virtù. E d'altra parte, come dice il medesimo Autore, le virtù nascono
e muoiono in forza di atti contrari.
RISPONDO: Una forma viene distrutta direttamente dal suo contrario;
e indirettamente mediante la distruzione del suo subietto.
Perciò, se esiste un abito il cui subietto è corruttibile e la cui causa
può essere contrariata, quest'abito è soggetto alla dissoluzione in
tutti e due i modi: la cosa è evidente per gli abiti del corpo, cioè
per la salute e per la malattia. - Invece gli abiti il cui subietto è
incorruttibile, non possono avere una dissoluzione indiretta.
Tuttavia ci sono degli abiti, i quali, pur avendo un subietto principale
incorruttibile, hanno anche un subietto secondario corruttibile:
gli abiti scientifici, p. es., sono principalmente nell'intelletto
possibile, ma in modo secondario risiedono nelle facoltà conoscitive
sensibili, come abbiamo detto sopra. Perciò un abito scientifico
non può avere una dissoluzione indiretta rispetto all'intelletto possibile;
ma può subirla limitatamente alle facoltà sensitive.
Ed eccoci a considerare, se codesti abiti possano subire una dissoluzione
diretta. Un abito può subire una dissoluzione diretta,
se ammette il suo contrario, o per se stesso, o nella propria causa:
se invece non ammette contrari, non potrà subire una diretta dissoluzione.
Ora, è evidente che le specie intelligibili, le quali risiedono nell'intelletto
possibile, non hanno contrari. Così non ci può essere un contrario
per l'intelletto agente, che è la loro causa. Perciò se nell'intelletto
possibile esiste un abito causato immediatamente
dall'intelletto agente, tale abito è incorruttibile, sia direttamente
che indirettamente. Tali sono gli abiti dei primi principi,
sia di quelli speculativi, che di quelli pratici, i quali non possono
essere distrutti da nessuna dimenticanza e da nessun errore: come
il Filosofo afferma a proposito della prudenza, la quale "non si
può perdere per dimenticanza". - Ci sono però nell'intelletto possibile
degli abiti causati dalla ragione, cioè gli abiti delle conclusioni,
chiamati scienze: e le loro cause in due modi ammettono contrari.
Primo, per parte degli stessi enunciati di cui la ragione
si serve: infatti, come nota il Filosofo, all'enunciato "Il bene è bene",
si contrappone l'altro, "Il bene non è bene". Secondo, rispetto
al procedimento della ragione; poiché al sillogismo dialettico,
o a quello dimostrativo, si oppone quello sofistico. Ed è per
questo che mediante un ragionamento falso si può distruggere
l'abito dell'opinione vera, oppure della scienza. E il Filosofo può
affermare, come abbiamo già visto, che "l'errore è corruzione della
scienza".
Ora, ci sono delle virtù che sono intellettuali, e che risiedono
nella ragione stessa, come Aristotele insegna: la loro condizione
è identica a quella della scienza e dell'opinione. - Altre invece sono
nella parte appetitiva dell'anima, e sono le virtù morali: lo stesso si dica
dei vizi contrari corrispettivi. Ora, gli abiti della parte appetitiva sono
causati dal fatto che la ragione muove la parte appetitiva.
Perciò gli abiti delle virtù e dei vizi possono essere
distrutti dal giudizio della ragione che muove in direzione contraria,
o per ignoranza, o per passione, oppure per una deliberazione.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'abito, come afferma Aristotele,
ha una somiglianza con la natura, ma è al di sotto di essa. Perciò,
come la natura di una cosa in nessun modo si separa da essa, così
l'abito se ne separa con difficoltà.
2. Sebbene le specie intelligibili non abbiano contrari, tuttavia
i contrari possono trovarsi negli enunciati e nel procedimento della
ragione, come abbiamo spiegato.
3. Dal moto del corpo la scienza non viene distrutta nella radice
stessa del suo abito, ma soltanto viene impedita nei suoi atti: poiché
l'intelletto nel suo esercizio ha bisogno delle potenze sensitive,
che vengono ostacolate dalle trasmutazioni organiche. Ma l'abito
di una scienza può essere distrutto anche nella sua radice da un
moto intellettivo della ragione. E allo stesso modo può essere distrutto
l'abito delle virtù. - E quando si dice, che "le virtù sono
più persistenti delle discipline", si deve intendere non in rapporto al subietto
o alla loro causa, ma in rapporto all'operazione: infatti l'esercizio delle
virtù è continuo per tutto il corso della vita, non così l'uso del sapere.
ARTICOLO
2
Se un abito possa diminuire
SEMBRA che un abito non possa diminuire. Infatti:
1. L'abito è una qualità e una forma semplice. Ora, ciò che è
semplice, o si possiede intero, o tutto intero si perde. Perciò gli
abiti, si possono perdere, ma non possono subire diminuzioni.
2. Tutto ciò che appartiene a un accidente, o gli appartiene direttamente,
o a motivo del soggetto in cui si trova. Ora, l'abito non ha
direttamente aumenti e diminuzioni: altrimenti si verrebbe a dire
che una data specie si può attribuire a diversi individui
secondo una gradazione. Se poi dovesse diminuire solo a motivo
del soggetto, ne seguirebbe che un abito verrebbe ad avere delle
proprietà nelle quali è indipendente dal soggetto. Ora, se c'è una
forma che ha delle proprietà indipendenti dal soggetto in cui si
trova, codesta forma è separabile, come dice Aristotele. Quindi
ne seguirebbe che l'abito è una forma separabile: il che è assurdo.
3. Per la sua nozione e natura un abito, come qualsiasi accidente,
consiste nella sua unione concreta col soggetto: infatti ogni
accidente si definisce mediante il soggetto in cui si trova. Se, dunque,
un abito non può aumentare né diminuire per se stesso, non
potrà decadere neppure in forza della sua inclusione nel soggetto.
E quindi non potrà decadere in nessun modo.
IN CONTRARIO: I contrari sono fatti per prodursi nel medesimo soggetto.
Ora, crescere e decrescere sono contrari. Quindi, dal momento
che gli abiti possono crescere, possono anche decrescere.
RISPONDO: Gli abiti in due modi possono diminuire, come in due
modi possono crescere, secondo le spiegazioni date. E come crescono
in forza della causa stessa che li produce, così diminuiscono
in forza di quella stessa che li distrugge: infatti il decadimento
è la via alla distruzione degli abiti, come, viceversa, la loro
generazione è il fondamento del loro sviluppo.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Considerato in se stesso un abito
è una forma semplice, e non ammette diminuzioni: ma ciò può
avvenire per il diverso modo con cui viene partecipato, dovuto
all'indeterminazione delle facoltà in cui si trova, le quali possono
diversamente partecipare una data forma, ed estendersi a un numero
superiore o inferiore di oggetti.
2. L'argomento sarebbe valido, se l'essenza stessa dell'abito non
subisse nessun decadimento. Noi però non diciamo questo: ma solo
che certi decadimenti degli abiti non hanno inizio dall'abito, bensì
dal soggetto che ne partecipa.
3. L'accidente, comunque venga indicato, presenta sempre una
stretta dipendenza dal soggetto nella sua nozione: però i modi sono diversi.
Infatti l'accidente indicato in astratto implica un rapporto
che ha inizio dall'accidente e ha il suo termine nel soggetto: infatti
la bianchezza è quello per mezzo del quale una cosa è bianca.
Perciò nella definizione di un accidente astratto non si mette il
soggetto come prima parte della definizione, cioè al posto del genere;
ma come seconda, cioè al posto della differenza; infatti
diciamo che l'aquilinità è la curvatura del naso. Invece negli
accidenti indicati in concreto il rapporto inizia dal soggetto e ha
il suo termine nell'accidente: bianco, p. es., è ciò che possiede la bianchezza.
Perciò nella definizione di questi accidenti il soggetto assume le funzioni
di genere, cioè della prima parte della definizione: infatti diciamo
che aquilino è il naso ricurvo. - Concludendo, ciò che appartiene
all'accidente a motivo del soggetto, ma non in forza della natura stessa
dell'accidente, non viene attribuito all'accidente in astratto, bensì in concreto.
E per certi accidenti tali sono la crescita e il decadimento: difatti non si parla
di maggiore o minore bianchezza, ma solo di soggetti più o meno bianchi.
Lo stesso si dica degli abiti e delle altre qualità: eccetto quegli abiti i quali
come abbiamo già visto, crescano e decrescano anche per addizione.
ARTICOLO
3
Se gli abiti possano dissolversi o diminuire per la sola mancanza di esercizio
SEMBRA che gli abiti non possano dissolversi e diminuire per la sola mancanza
di esercizio. Infatti:
1. Gli abiti sono più duraturi delle qualità passibili, come abbiamo
visto sopra. Ora, le qualità passibili non si perdono e non decadono
per mancanza di esercizio: infatti la bianchezza non
diminuisce se cessa dall'impressionare la vista, né cessa il calore
se non riscalda. Perciò neppure decade e si dissolve l'abito per la
mancanza di esercizio.
2. Distruzione e decadimento sono due mutazioni. Ma niente può
essere mutato senza una causa movente. Quindi, siccome la mancanza
di esercizio non importa nessuna causa movente, sembra che essa non possa
produrre il decadimento o la distruzione di un abito.
3. Gli abiti della scienza e della virtù risiedono nell'anima intellettiva,
che è al di sopra del tempo. Ora, le cose che sono sopra
il tempo non vengono né distrutte né logorate dalla durata del
tempo. Dunque neppure codesti abiti vengono distrutti dal fatto
che uno per lungo tempo non li esercita.
IN CONTRARIO: Il Filosofo afferma, che
"la corruzione della scienza"
non è soltanto "l'errore", ma anche "la dimenticanza". E altrove nota,
che "molte amicizie si dissolvono per mancanza di contatti".
Per lo stesso motivo anche gli altri abiti di virtù decadono e si
perdono per mancanza di esercizio.
RISPONDO: Una cosa può esercitare in due modi funzioni causali:
primo, direttamente, e cioè mediante la natura stessa della propria forma,
come il fuoco quando riscalda; secondo, indirettamente, come fa tutto ciò
che toglie un ostacolo. Ebbene la mancanza di esercizio produce la distruzione,
o il decadimento degli abiti in questo secondo modo: cioè togliendo
quegli atti che ostacolavano le cause di codesta distruzione o decadimento.
Infatti abbiamo detto sopra che gli abiti vengono distrutti o menomati direttamente
da agenti contrari. Ora, crescendo col passar del tempo tutte le disposizioni
contrarie ai vari abiti, le quali invece andrebbero eliminate con i loro atti,
è chiaro che gli abiti vengono menomati, oppure totalmente distrutti
per la prolungata mancanza di esercizio; com'è evidente nel caso della scienza
e della virtù.
Infatti è evidente che
l'abito di una virtù morale rende l'uomo
pronto a scegliere il giusto mezzo negli atti e nelle passioni. Ora, se uno non
fa uso dell'abito virtuoso nel moderare le proprie passioni e i propri atti,
è necessario che ne nascano molti atti e passioni contrari alla virtù, portato
dalle inclinazioni dell'appetito sensitivo, e dalle altre cause
che muovono dall'esterno. Perciò la virtù viene distrutta o menomata dalla cessazione
del suo atto. - Lo stesso vale per gli abiti intellettivi, che rendono l'uomo
pronto a giudicare le cose offerte dall'immaginativa. Perciò quando un uomo
si astiene dall'esercitare un dato abito intellettivo, insorgono immaginazioni
estranee, che orientano persino in senso contrario; cosicché, senza l'uso
frequente di codesto abito, che in qualche modo le taglia e le soffoca,
quest'uomo diviene meno pronto a giudicare rettamente, e talora acquista
addirittura una disposizione contraria. Quindi la mancanza di esercizio
può menomare e anche distruggere un abito intellettivo.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Anche il calore potrebbe perdersi
cessando di riscaldare, se nel frattempo crescesse il freddo, che ne
è l'elemento distruttivo.
2. Come abbiamo spiegato, la mancanza di esercizio è causa movente
della distruzione e del decadimento, quale removens prohibens.
3. La parte intellettiva dell'anima per se stessa è al di sopra del tempo:
non così però la parte sensitiva. Perciò quest'ultima col passar del tempo
viene ad alterarsi, sia rispetto alle passioni dell'appetito,
che rispetto alle facoltà conoscitive. Infatti il Filosofo afferma
che il tempo è causa di dimenticanza.
|