Il Santo Rosario
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Questione 52

Sviluppo degli abiti

Passiamo ora a studiare lo sviluppo degli abiti.
Sull'argomento si pongono tre quesiti. 1. Se gli abiti possano avere un aumento; 2. Se il loro aumento sia dovuto a un'aggiunta; 3. Se ogni atto provochi l'aumento dell'abito.

ARTICOLO 1

Se gli abiti possano avere un aumento

SEMBRA che gli abiti non possano avere un aumento. Infatti:
1. L'aumento, come insegna Aristotele, interessa la quantità. Ma gli abiti non sono nel genere della quantità, bensì in quello della qualità. Dunque in essi non può esserci aumento.
2. L'abito è una perfezione, come nota Aristotele. Ora, una perfezione, implicando il concetto di fine e di termine, non ammette gradazioni. Quindi gli abiti non possono avere aumento.
3. Nelle cose che ammettono gradazioni troviamo l'alterazione: infatti una cosa che da meno calda diventa più calda si dice che si altera. Ora, come Aristotele dimostra, negli abiti non ci sono alterazioni. Dunque gli abiti non possono aumentare.

IN CONTRARIO: La fede è un abito, e tuttavia può aumentare; infatti i discepoli dissero al Signore: "Signore, aumenta in noi la fede". Perciò gli abiti possono avere un aumento.

RISPONDO: Il termine aumento, come del resto tutti gli altri che si riferiscono alla quantità, dalla quantità materiale è passato a indicare cose spirituali, data la connaturalità del nostro intelletto con gli esseri corporei, che sono oggetto dell'immaginativa. Ora, un essere si dice grande nella quantità materiale, per il fatto che raggiunge la perfetta quantità a lui dovuta: cosicché per l'uomo si considera grande una quantità, che invece non è grande per un elefante. Perciò, trattandosi di forme, diciamo che una cosa è grande, per il fatto che è perfetta. E poiché il bene si identifica con la perfezione, "negli esseri che non sono grandi in estensione, il più si identifica col meglio", come nota S. Agostino.
Ma la perfezione di una forma si può considerare da due lati: primo, dal lato della forma medesima; secondo, dal lato del soggetto che ne partecipa. Considerata dal lato della forma, la forma stessa viene denominata piccola o grande; e così si parlerà di grande o di scarsa salute, o scienza. Considerata invece codesta perfezione dal lato del soggetto che ne partecipa, si dirà che una forma è più o meno intensa; si dirà, p. es., che un soggetto è più o meno bianco, più o meno sano. Questa distinzione, però, non significa che la forma ha un'esistenza distinta dalla materia e dal soggetto; ma significa soltanto che considerare la forma nella sua specie, non è come considerarla in rapporto al soggetto che ne partecipa.
Ora, a proposito dello sviluppo e del decadimento degli abiti e delle forme, ci furono presso i filosofi quattro opinioni, come riferisce Simplicio. Infatti Plotino ed altri platonici ritenevano che le qualità e gli abiti stessi avessero delle gradazioni, perché sarebbero stati d'ordine materiale, e quindi avrebbero avuto una certa indeterminazione, dato il carattere indefinito della materia. - Altri invece sostenevano che le qualità e gli abiti non avrebbero delle gradazioni per se stessi; ma piuttosto l'avrebbero i soggetti qualificati, secondo la diversa partecipazione delle qualità; le gradazioni, per intendersi, non sarebbero nella giustizia ma nel giusto. Aristotele accenna a questa opinione nelle Categorie. - La terza opinione, quella degli Stoici, è una via di mezzo tra le due. Infatti essi ritenevano che alcuni abiti, le arti p. es., avessero in se stessi delle gradazioni; e altri no, p. es., le virtù. - La quarta fu l'opinione di coloro, i quali affermavano che le qualità non ammettono gradazioni se immateriali, mentre l'ammettono se sono materiali.
Per chiarire la vera soluzione del problema, bisogna tener presente che l'elemento determinante della specie deve essere qualche cosa di fisso e di stabile, e quasi d'indivisibile: cosicché quanto ad esso si adegua fa parte della specie; mentre ciò che da esso si scosta, in più o in meno, appartiene ad un'altra specie, o più perfetta, o più imperfetta. Ecco perché il Filosofo afferma, che le specie delle cose sono come i numeri, nei quali l'addizione e la sottrazione portano una differenza specifica. Se, dunque, una forma, o un'altra entità qualsiasi ha ragione di specie, sia in se stessa che per qualche sua proprietà, è necessario che considerata in se stessa abbia una struttura così determinata da non ammettere aumenti o diminuzioni. Tali sono il calore, la bianchezza, e altre qualità del genere, che non implicano una relazione: e più ancora la sostanza, che è un ente per se. - Invece le cose che ricevono la specie dal termine cui sono ordinate, possono avere per se stesse queste diversità di gradazione, pur restando della medesima specie, in forza dell'unicità del termine cui sono ordinate, e dal quale ricevono la specie. Il moto, p. es., è per se stesso più o meno intenso: e tuttavia rimane sempre della medesima specie, per l'unità del termine da cui è specificato. Lo stesso si dica della salute: infatti il corpo raggiunge la salute, in quanto ha le disposizioni che convengono alla natura dell'animale, disposizioni però che possono rimanere sempre convenienti anche se diverse; e quindi codesta disposizione può variare in più o in meno, entro i limiti della salute. Perciò il Filosofo afferma, che "la salute ammette delle gradazioni: poiché l'equilibrio (degli umori) non è uguale in tutti, e non è sempre uguale in un medesimo soggetto; ma anche se diminuito fino a un certo limite rimane sempre salute". Ora, codeste diverse disposizioni relative alla salute sono l'una superiore, o inferiore all'altra: se quindi il termine salute fosse riservato alla sola disposizione più perfetta, non si potrebbe parlare di una salute maggiore o minore. - Così abbiamo chiarito in che modo una qualità o una forma è, per se stessa, passibile o meno di aumento e di diminuzione.
Se invece consideriamo qualità o forme come partecipate e inerenti a un soggetto, anche allora troviamo che alcune sono passibili di gradazioni, e altre no. Simplicio fa dipendere questa diversità dal fatto che la sostanza per se stessa non ammette gradazioni, essendo un ente per se. E quindi qualsiasi forma venga ricevuta in un soggetto in maniera sostanziale non ammette aumento o diminuzione: infatti nel genere di sostanza non si parla di gradazioni. E poiché la quantità è vicina alla sostanza, e la figura è legata alla quantità, anche in queste non si ammettono gradazioni. E quindi il Filosofo fa notare che quando una cosa riceve forma o figura, non si dice che viene alterata, ma piuttosto che viene fatta. - Invece le altre qualità, che sono più distanti dalla sostanza, e che sono connesse con le funzioni della passione e dell'azione, ammettono gradazioni, secondo la diversa partecipazione del soggetto.
Però di codesta differenza si può dare una spiegazione migliore. Infatti, come abbiamo già notato, l'elemento che costituisce la specie di una cosa deve rimanere fisso e stabile in un dato indivisibile. Perciò per due motivi una forma può escludere delle gradazioni nel soggetto che ne partecipa. Primo, perché codesto soggetto viene da essa specificato. Ecco perché nessuna forma sostanziale viene partecipata secondo una gradazione. Per questo il Filosofo afferma, che, "come il numero non ammette gradazioni, così non l'ammette la sostanza, in quanto forma la specie", cioè in quanto partecipazione della forma specifica; "ma (tutt'al più) se è considerata unita alla materia", cioè in forza delle disposizioni materiali si ammettono delle gradazioni nella sostanza. - Secondo, per il fatto che l'indivisibilità stessa è implicita nel concetto di una data forma; e quindi è necessario, perché un essere partecipi di codesta forma, che la partecipi nella sua indivisibile unità. Ecco perché le specie dei numeri non ammettono gradazioni: poiché in essi ogni specie è costituita da una unità indivisibile. Lo stesso si dica delle varie specie della quantità continua numericamente determinate, p. es., delle grandezze di due cubiti, di tre cubiti, ecc.; oppure dei numeri correlativi, come il doppio e il triplo; ovvero delle misure geometriche, come il triangolo, il quadrilatero, ecc. Aristotele accenna a questo argomento, nel determinare il motivo per cui le figure non ammettono gradazioni: "Le cose che attuano la nozione di triangolo, o di circolo, sempre sono ugualmente triangoli e circoli"; questo perché l'indivisibilità è implicita nel loro concetto, e quindi tutti i soggetti che ne partecipano sono costretti a parteciparne in maniera indivisibile.
Ecco perciò chiarito perché gli abiti e le disposizioni, essendo, come Aristotele insegna, delle qualità correlative a un dato termine, possono ammettere delle gradazioni. E questo in due maniere. Primo, in se medesimi: e cioè nel senso che diciamo maggiore o minore la salute, o la scienza, la quale può avere maggiore o minore estensione. - Secondo, in rapporto alla loro partecipazione o inesione in un soggetto: nel senso che un'uguale scienza, o un'uguale salute può essere ricevuta più in un soggetto che in un altro, secondo la diversa attitudine di natura o di assuefazione. Infatti l'abito e la disposizione non danno la specie al soggetto: e nel loro concetto non implicano indivisibilità.
In che modo ciò si applichi alle virtù, lo vedremo in seguito.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come la parola grandezza, che pure deriva dalla quantità materiale, è passata a indicare le perfezioni immateriali delle forme; così è avvenuto per la nozione di aumento, il quale termina appunto nella grandezza.
2. Certamente l'abito è una perfezione: tuttavia non è una perfezione che segna un limite fisso del soggetto, dandogli, p. es., la sua natura specifica. E neppure include la nozione di limite o di termine, come le specie dei numeri. Dunque niente impedisce che possa avere delle gradazioni.
3. L'alterazione si riscontra direttamente nelle qualità della terza specie. Invece può trovarsi solo indirettamente nelle qualità della prima specie: infatti in seguito all'alterazione dal caldo al freddo, l'animale si altera da sano a malato. Parimenti, in seguito a un'alterazione nelle passioni dell'appetito sensitivo o nelle potenze conoscitive sensibili, si produce un'alterazione nella scienza e nelle virtù, come nota Aristotele.

ARTICOLO 2

Se gli abiti debbano a un'aggiunta il loro aumento

SEMBRA che l'aumento degli abiti avvenga mediante un'aggiunta. Infatti:
1. Come abbiamo detto, il termine aumento applicato alle forme deriva dalla quantità materiale. Ora, tra le quantità materiali non c'è aumento senza un'aggiunta: infatti Aristotele scrive, che "aumentare è aggiungere a una grandezza preesistente". Perciò negli abiti non c'è aumento senza un'aggiunta.
2. Un abito non può aumentare senza un agente. Ma ogni agente produce qualche cosa nel soggetto paziente: chi riscalda, p. es., produce il calore nel corpo che viene riscaldato. Quindi non può esserci aumento senza un'aggiunta.
3. Come una cosa non bianca è in potenza al bianco, così una cosa poco bianca è in potenza a un bianco più vivo. Ora, la cosa non bianca non diviene tale che con l'aggiunta della bianchezza. Perciò quella che è poco bianca non diviene più bianca che mediante l'aggiunta di altra bianchezza.

IN CONTRARIO: Il Filosofo scrive: "Un corpo caldo diviene più caldo, senza che si produca nella materia un calore nuovo, che non esisteva quando era meno caldo". Dunque, per lo stesso motivo, anche nelle altre forme che aumentano non ci sono aggiunte.

RISPONDO: La soluzione di questo problema dipende da quanto abbiamo detto. Infatti nell'articolo precedente abbiamo visto che lo sviluppo e la diminuzione delle forme soggette a codeste variazioni dipendono in primo luogo, non dalle forme considerate in se stesse, ma dal diverso modo con cui il soggetto ne partecipa. Perciò l'aumento di questi abiti, o forme, non avviene mediante l'aggiunta di una forma sull'altra: ma mediante la partecipazione più o meno perfetta di una data forma. E come quando un corpo si riscalda sotto l'azione di un principio caldo, sembra che cominci a partecipare dal niente la nuova forma, senza che ciò implichi la creazione della medesima, come Aristotele dimostra: così quando l'influsso dell'agente è più intenso, il corpo diviene più caldo, perché partecipa più perfettamente di quella medesima forma, ma senza aggiunger niente alla forma stessa.
Infatti se codesto aumento si concepisce come un'aggiunta, questa potrebbe avvenire soltanto, o nella forma stessa, o nel soggetto di essa. Se avvenisse nella forma, codesta addizione o sottrazione muterebbe la specie, secondo le spiegazioni date; come cambia la specie del colore, quando da giallo diviene bianco. - Se invece codesta aggiunta si attribuisce al soggetto, essa potrebbe concepirsi in due modi soltanto: o in quanto una parte del soggetto riceve la forma che prima non aveva, come si dice che il freddo aumenta in un uomo perché da una parte si estende alle altre parti del corpo; o in quanto accanto al primo si aggiunge un secondo soggetto partecipe della medesima forma, come se a un corpo caldo avviciniamo un altro corpo caldo, o a una superficie bianca altra superficie dello stesso colore. Però in questi due casi non si dice che una cosa è più bianca o più calda, ma solo che è più estesa.
Siccome però alcuni accidenti, come abbiamo dimostrato, aumentano per se stessi, in qualcuno l'aumento può avvenire per addizione. Infatti il moto aumenta mediante l'aggiunta di qualche cosa, o rispetto al tempo in cui si svolge, o rispetto alla via che deve percorrere: e tuttavia rimane specificamente identico, per l'unità del termine cui mira. Il moto però può crescere anche d'intensità, secondo la sua partecipazione in un soggetto: cioè per il fatto che un identico moto può essere compiuto in maniera più o meno pronta e spedita. - Anche la scienza può aumentare direttamente per addizione: quando uno, p. es., apprende un numero superiore di conclusioni geometriche, ottiene un aumento nell'abito specifico di una medesima scienza. Tuttavia la scienza può anche aumentare in intensità, secondo la maggiore sua partecipazione in un soggetto: un uomo, cioè, può essere più o meno pronto, più o meno chiaro nello svolgere le medesime conclusioni.
Invece negli abiti (entitativi) del corpo non sembra che l'aumento per addizione abbia molte possibilità di attuarsi. Poiché l'animale non si denomina realmente sano, o bello, se non è tale in tutte le sue membra. D'altra parte il raggiungimento di un maggiore equilibrio (degli umori) avviene mediante la trasmutazione delle qualità semplici, le quali hanno il solo aumento intensivo, da parte del soggetto che ne partecipa.
Vedremo in seguito come ciò si applichi alle virtù.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Anche nella quantità materiale ci sono due tipi di aumento. Primo, mediante l'aggiunta di altra materia a quella preesistente; come nell'aumento dei viventi. Secondo, mediante la sola intensificazione, senza alcuna aggiunta; come avviene nei corpi soggetti alla rarefazione, secondo l'insegnamento di Aristotele.
2. La causa che dà l'aumento a un abito produce sempre qualche cosa nel soggetto, non però una nuova forma. Ma fa sì che il soggetto partecipi più perfettamente la forma preesistente, o che questa abbia una maggiore estensione.
3. La cosa che non è bianca è in potenza alla forma medesima, non possedendola ancora: perciò l'agente produce una nuova forma nel soggetto. Invece quella che è meno calda o meno bianca non è più in potenza alla forma, avendola in atto: ma è in potenza al modo perfetto di parteciparla. Ed è quello che si raggiunge mediante l'azione dell'agente.

ARTICOLO 3

Se qualsiasi atto possa aumentare l'abito

SEMBRA che qualsiasi atto possa aumentare l'abito. Infatti:
1. Se cresce la causa deve crescere anche l'effetto. Ora, gli atti sono la causa di certi abiti, come abbiamo spiegato. Dunque l'abito deve aumentare se si moltiplicano gli atti.
2. Per cose simili si richiedono identiche affermazioni. Ora, tutti gli atti che promanano da un identico abito sono simili, come dice Aristotele. Perciò, se è vero che alcuni di questi atti aumentano l'abito, l'aumenteranno anche gli altri.
3. Ogni cosa cresce in forza di cose consimili. Ma qualsiasi atto è simile all'abito da cui deriva. Dunque qualsiasi atto fa crescere l'abito.

IN CONTRARIO: L'identica cosa, non produce effetti contrari. Ora, come scrive Aristotele, alcuni atti derivando dall'abito lo indeboliscono; quando, cioè, sono compiuti con negligenza. Dunque non tutti gli atti aumentano gli abiti.

RISPONDO: Come dice Aristotele, "atti simili causano abiti consimili". Ora, la somiglianza, o la dissomiglianza, non si desume soltanto dalla qualità, ma anche dal modo di parteciparne. Infatti non c'è dissomiglianza soltanto tra il bianco e il nero, ma anche tra il meno bianco e il bianco più vivo; infatti dal meno bianco al bianco più vivo si richiede una trasmutazione, come tra due opposti, secondo l'insegnamento di Aristotele.
E poiché l'uso degli abiti dipende dalla volontà dell'uomo, il che è evidente da quanto abbiamo detto; come può capitare che il possessore di un abito non ne faccia uso, o che compia un atto ad esso contrario; così può capitare che ne usi mediante un atto il quale non corrisponde in maniera adeguata all'intensità dell'abito. Perciò, se l'intensità dell'atto è proporzionata a quella dell'abito, oppure è ad essa superiore; allora qualsiasi atto, o fa aumentare l'abito, oppure lo predispone all'aumento: per parlare dell'aumento degli abiti a somiglianza dello sviluppo organico e vitale. Infatti non qualsiasi alimento accresce attualmente l'animale, come non ogni goccia scava la pietra: però, somministrando altri alimenti finalmente si produce l'aumento. Così con la ripetizione di codesti atti l'abito cresce. - Se invece l'intensità dell'atto è al di sotto di quella dell'abito, tale atto non dispone all'aumento dell'abito, ma piuttosto alla sua diminuzione.
Sono così risolte anche le difficoltà.