|
Questione
51
Genesi o formazione degli abiti
Passiamo a studiare la causa degli abiti. Primo, rispetto alla
loro genesi; secondo, rispetto al loro crescere; terzo, rispetto al
loro decrescere e corrompersi.
Sul primo argomento si pongono quattro quesiti: 1. Se qualche
abito derivi dalla natura; 2. Se qualche abito sia causato dagli atti;
3. Se un solo atto possa produrre l'abito; 4. Se nell'uomo alcuni
abiti siano infusi da Dio.
ARTICOLO
1
Se qualche abito derivi dalla natura
SEMBRA che nessun abito derivi dalla natura. Infatti:
1. L'uso di quanto deriva dalla natura non sottostà al nostro volere.
Ma "l'abito è un mezzo di cui uno si serve quando vuole",
come dice Averroè. Dunque non deriva dalla natura.
2. La natura non compie con due mezzi quello che può fare con
uno solo. Ora, le potenze dell'anima derivano dalla natura.
Se dunque anche i loro abiti derivassero dalla natura, l'abito e la potenza
sarebbero una cosa sola.
3. La natura non ha mancanze in ciò che è necessario. Ora, gli
abiti sono (tutti) necessari a ben operare, come abbiamo visto.
Perciò, se alcuni abiti derivassero dalla natura, la natura per non
mancare dovrebbe produrre tutti gli abiti necessari. Ma questo
evidentemente è falso. Quindi gli abiti non derivano dalla natura.
IN CONTRARIO: Aristotele mette tra gli altri abiti l'intelletto dei
primi principi, il quale deriva dalla natura: tanto è vero che i
primi principi si dicono noti per natura.
RISPONDO: Una cosa può esser naturale per una creatura in due maniere.
Primo, in forza della natura specifica: e in tal senso è
naturale per l'uomo essere visibile, e al fuoco il tendere verso l'alto.
Secondo, in forza della natura individuale: così può essere naturale
per Socrate o per Platone avere, per complessione individuale,
buona o cattiva salute. - Inoltre, in forza dell'una e dell'altra di
codeste nature, una cosa può esser naturale in due maniere: primo,
perché dipende interamente dalla natura: secondo, perché in parte
dipende dalla natura, e in parte da un principio esterno. Quando uno,
p. es., guarisce da se stesso, tutta la sua guarigione deriva dalla natura;
quando invece guarisce con l'aiuto della medicina, la sua guarigione
in parte deriva dalla natura, e in parte da un principio esterno.
Perciò, se parliamo dell'abito in quanto disposizione del soggetto
in ordine alla forma o alla natura, possono esserci abiti naturali
in ciascuno dei modi predetti. Ci sono infatti delle disposizioni
naturali dovute alla specie umana, di cui nessun uomo può mancare.
E queste sono naturali secondo la natura specifica. - Ma poiché
codeste disposizioni hanno una certa ampiezza, possono adattarsi
in grado diverso ai diversi uomini secondo la loro natura
individuale. E codeste disposizioni possono derivare, o totalmente
dalla natura; oppure in parte dalla natura, e in parte da principi esterni,
come si è detto di coloro che sono guariti dalla medicina.
L'abito, invece, che dispone all'operazione, e che risiede, come
abbiamo detto, nelle potenze dell'anima, può esser naturale e secondo
la natura specifica, e secondo la natura individuale. Secondo
la natura specifica, in quanto dipende direttamente dall'anima, che,
essendo forma del corpo, è principio specifico. Secondo la natura
individuale, in dipendenza dal corpo che è principio di ordine materiale.
Ma in nessuno di questi due modi ci sono nell'uomo degli
abiti naturali, che dipendono totalmente dalla natura. Ciò capita
negli angeli, per il fatto che possiedono le specie intelligibili infuse
per natura; il che non può dirsi per l'anima umana, come abbiamo
spiegato nella Prima Parte.
Ci sono, dunque, nell'uomo degli abiti naturali, dovuti in parte
alla natura, e in parte a un altro principio; però nelle potenze
conoscitive ciò avviene in modo diverso che in quelle appetitive.
Infatti nelle potenze conoscitive ci possono essere abiti naturali
incipienti, e secondo la natura specifica, e secondo la natura individuale.
Secondo la natura specifica, cioè in dipendenza dall'anima:
e ne è un esempio l'intelletto dei principi, che è un abito naturale.
Infatti in forza della natura stessa dell'anima intellettiva
l'uomo ha la proprietà di intendere che qualsiasi tutto è maggiore
della sua parte, appena conosciuto il tutto e la parte: e così per
gli altri principi. Ma egli non può conoscere il tutto e la parte se
non mediante le specie intelligibili, che riceve dai fantasmi. Per
questo il Filosofo dimostra che la nostra conoscenza dei principi
deriva dai sensi. - Anche secondo la natura individuale ci sono
abiti conoscitivi naturali incipienti, in quanto un uomo è più adatto
di un altro ad intendere, in forza delle disposizioni organiche, poiché
per le funzioni dell'intelletto si richiedono le facoltà sensitive.
Invece nelle potenze appetitive non ci sono abiti naturali incipienti
in dipendenza dell'anima, per quello che l'abito è in se
stesso; ma soltanto in rapporto a certi suoi principi, quali i principi
del diritto universale che si dicono germi delle virtù. E questo
perché l'inclinazione verso l'oggetto proprio, che si potrebbe
considerare l'inizio di un abito, non appartiene all'abito, ma piuttosto
alla natura delle potenze. - Però in dipendenza dal corpo possono esserci
degli abiti appetitivi incipienti, secondo la natura individuale.
Infatti alcuni dalla complessione particolare del loro
corpo sono predisposti alla castità, alla mansuetudine o ad altri abiti.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'obiezione parte dalla natura
come contraddistinta dalla ragione e dalla volontà: ma anche la
ragione e la volontà appartengono alla natura umana.
2. È sempre possibile che si aggiunga per natura alla potenza
ciò che non può appartenere alla potenza per se stessa. Negli angeli, p. es.,
non può appartenere alla stessa potenza intellettiva
l'attitudine a conoscere tutte le cose: perché bisognerebbe che essa
fosse l'atto di tutte le cose, il che è solo di Dio. Infatti il mezzo
col quale si conosce, deve essere l'attuale somiglianza di ciò che
viene conosciuto: perciò ne seguirebbe, se la potenza dell'angelo
conoscesse per se stessa tutte le cose, che essa sarebbe la somiglianza
e l'atto di tutti gli esseri. Perciò è necessario che alla sua
facoltà intellettiva si aggiungano delle somiglianze o immagini delle
cose conosciute: poiché l'intelletto degli angeli può essere attualmente
le cose che conosce, non mediante le loro essenze, ma mediante
una partecipazione della sapienza di Dio. Da ciò si dimostra
che non tutto ciò che appartiene a un abito naturale può appartenere
alla potenza (correlativa).
3. La natura non ha un'efficacia uniforme nel causare tutte le
varietà degli abiti: poiché alcuni possono essere causati dalla natura,
e altri no, come abbiamo spiegato. Perciò dal fatto che ci sono alcuni
abiti naturali, non segue che tutti gli abiti siano naturali.
ARTICOLO
2
Se qualche abito sia causato dagli atti
SEMBRA che nessun abito sia causato
dalle operazioni. Infatti:
1. Come abbiamo visto, l'abito è una qualità. Ora, tutte le qualità
sono causate in un dato soggetto, in quanto questo è recettivo. E poiché
l'agente, dal fatto che agisce non riceve, ma piuttosto dona; sembra che
nessun abito possa prodursi in un agente mediante i propri atti.
2. Il soggetto in cui viene causata una qualità è mosso verso
quella qualità, come è evidente nelle cose che vengono riscaldate
o raffreddate: invece chi produce l'atto, che causa una qualità,
muove, come è evidente nelle cose che riscaldano e che raffreddano.
Perciò, se in un soggetto venisse causato l'abito dal proprio atto,
una medesima cosa sarebbe movente e mossa, agente e paziente.
Il che è assurdo come Aristotele dimostra.
3. Un effetto non può essere superiore alla sua causa. Ora, l'abito
è superiore all'atto che lo precede: e ciò è evidente per il fatto
che l'abito accresce il valore degli atti. Dunque l'abito non può
essere causato dall'atto che lo precede.
IN CONTRARIO: Il Filosofo insegna, che gli abiti delle virtù e dei
vizi sono causati dagli atti.
RISPONDO: Nell'agente talora si trova soltanto il principio attivo
del suo operare: nel fuoco, p. es., c'è il solo principio attivo del
riscaldamento. E in tale agente è impossibile che un abito sia causato
dal proprio atto: da ciò deriva che gli esseri fisici non sono
capaci di acquistare o di perdere un'abitudine, come nota Aristotele. - Ci
sono però degli agenti che hanno in se stessi, sia il principio attivo,
sia il principio passivo dei propri atti: ciò è evidente
nel caso degli atti umani. Poiché gli atti della facoltà appetitiva
derivano da essa dietro la mozione della facoltà conoscitiva, che
presenta l'oggetto: a sua volta la facoltà intellettiva, nel tirare
delle conclusioni ha come principio attivo una data proposizione
di per sé evidente. Perciò in forza di codesti atti può essere causato
qualche abito nell'agente, non già rispetto al primo principio
attivo, ma rispetto a quel principio dell'atto che muove perché mosso.
Infatti tutto ciò che subisce l'atto o la mozione di un altro,
viene predisposto dall'atto di esso: perciò dalla ripetizione degli
atti viene causata nella potenza passiva una qualità che si denomina abito.
Così gli abiti delle virtù morali sono prodotti nelle
potenze appetitive, per il fatto che queste sono mosse dalla ragione;
e gli abiti delle scienze sono causati nell'intelletto per il fatto che
quest'ultimo è mosso dai primi principi.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'agente non riceve nulla in quanto agente.
Ma in quanto agisce sotto la mozione di un altro, può ricevere qualche cosa
da chi lo muove: ed è così che sono causati gli abiti.
2. Una stessa cosa non può essere insieme movente e mossa sotto il medesimo aspetto.
Niente però impedisce che una cosa sia mossa da se stessa sotto aspetti diversi,
come Aristotele dimostra.
3. L'atto che precede l'abito, in quanto è causato da un principio
attivo, proviene da un principio superiore all'abito che ne deriva:
così la ragione è un principio più alto che l'abito delle virtù morali,
prodotto dagli atti nelle potenze appetitive; e l'"intelletto
dei primi principi" è superiore alla scienza delle conclusioni.
ARTICOLO
3
Se l'abito possa essere prodotto da un solo atto
SEMBRA che l'abito possa essere generato da un solo atto. Infatti:
1. La dimostrazione è un atto della ragione. Ora, una sola dimostrazione è
sufficiente a causare la scienza, quale abito di una
data conclusione. Dunque l'abito può essere causato da un solo atto.
2. Un atto può crescere sia di numero che d'intensità. Ora, se
moltiplicando il numero degli atti, si può produrre un abito; intensificando
un unico atto si potrà avere lo stesso risultato.
3. La salute e la malattia sono abiti. Ma un uomo può guarire,
o ammalarsi, per un unico atto. Dunque un unico atto può causare un abito.
IN CONTRARIO: Il Filosofo scrive, che
"una rondine e un giorno
non fanno la primavera: così non rende beato e felice un giorno
oppure poco tempo". Ma, com'egli dice, "la beatitudine è un'operazione
secondo l'abito della virtù perfetta". Dunque l'abito della virtù,
e per lo stesso motivo ogni altro abito, non viene prodotto da un unico atto.
RISPONDO: Come abbiamo già spiegato, l'abito viene a prodursi
per il fatto che una potenza passiva viene mossa da un principio
attivo. Ma perché in una potenza passiva si produca una qualità,
è necessario che il principio attivo la domini totalmente. Vediamo
infatti che il fuoco, non potendo dominare subito il combustibile,
non lo infiamma immediatamente, ma un po' per volta ne scaccia
le contrarie disposizioni, in modo da dominarlo totalmente, imprimendovi
la propria somiglianza.
Ora, è evidente che la ragione quale principio attivo non può
dominare totalmente la potenza appetitiva in un unico atto: poiché
la potenza appetitiva è predisposta in molte maniere a una
molteplicità di oggetti, mentre il giudizio della ragione, mediante
un atto, stabilisce che una data cosa è da desiderare secondo determinati
motivi e circostanze. Perciò da questo fatto la potenza
appetitiva non è dominata totalmente, da indirizzarsi poi ordinariamente
verso il medesimo oggetto, quasi per natura: come l'abito
virtuoso richiede. Perciò l'abito della virtù non può essere prodotto
da un atto unico, ma da molti.
Si deve poi notare che nelle potenze conoscitive c'è un duplice soggetto
passivo: il primo è lo stesso intelletto possibile; il secondo è quell'intelletto
che Aristotele chiama passivo, vale a dire la ragione particolare,
cioè la cogitativa accompagnata dalla memoria
e dall'immaginativa. Perciò rispetto al primo si può trovare
un elemento attivo capace di dominarne totalmente la passività
con un unico atto; un principio per sé noto, p. es., può costringere
l'intelletto ad assentire stabilmente a una conclusione; il che non
può fare un principio soltanto probabile. Ecco perché è necessario
ricorrere a molti atti della ragione per produrre un abito in materia
opinabile, anche per quanto riguarda l'intelletto possibile:
mentre nell'intelletto si può produrre un abito di scienza con un
unico atto della ragione. - Invece per le facoltà conoscitive inferiori è
necessario ripetere più volte i medesimi atti, per imprimere
l'oggetto nella memoria. Perciò il Filosofo scrive, che "la meditazione
rafforza la memoria".
Invece è possibile produrre con un unico atto gli abiti del corpo, se il
principio attivo è di grande vigore: così talora una medicina potente
può subito ridare la salute.
Sono così risolte anche le difficoltà.
ARTICOLO
4
Se nell'uomo alcuni abiti siano infusi da Dio
SEMBRA che nessun abito sia infuso nell'uomo da Dio. Infatti:
1. Dio è uguale con tutti. Se, dunque, infondesse degli abiti in
qualcuno, li infonderebbe in tutti. Il che è falso.
2. Dio agisce in tutti gli esseri in modo conforme alla loro natura:
poiché, come scrive Dionigi, "è proprio della divina provvidenza
salvare la natura". Ora, nell'uomo gli abiti in via naturale
sono causati dagli atti, come abbiamo spiegato. Quindi Dio non
produce in noi certi abiti senza i nostri atti.
3. Se un abito viene infuso da Dio, con esso l'uomo può compiere
molti atti. Ma "da questi atti viene prodotto un abito consimile",
a dire di Aristotele. Perciò ne seguirebbe che nel medesimo soggetto
ci sarebbero due abiti della medesima specie, uno acquisito
e l'altro infuso. E questo è impossibile: poiché due forme
della medesima specie non possono trovarsi nel medesimo soggetto.
Dunque nessun abito è infuso nell'uomo da Dio.
IN CONTRARIO: Sta scritto:
"Lo riempirà dello spirito di sapienza
e d'intelletto". Ma la sapienza e l'intelletto sono abiti.
Quindi alcuni abiti sono infusi nell'uomo da Dio.
RISPONDO: Alcuni abiti dell'uomo sono da attribuirsi all'infusione
di Dio, per due motivi. Primo, perché alcuni di essi servono a disporre
l'uomo a un fine che supera la capacità della natura umana, e cioè all'ultima
e perfetta beatitudine, di cui abbiamo già parlato.
E poiché gli abiti devono essere proporzionati alla cosa cui
dispongono, è necessario che gli abiti che dispongono al suddetto
fine siano superiori alla capacità della natura umana. Perciò codesti
abiti non possono trovarsi nell'uomo che per una infusione
da parte di Dio: come è per tutte le virtù nell'ordine della grazia.
Secondo, perché Dio ha il potere di produrre tutti gli effetti delle
cause seconde, senza di esse, come abbiamo spiegato nella Prima
Parte. Perciò, come per mostrare la sua potenza, talora egli produce
delle guarigioni senza le cause naturali, che pure avrebbero
la capacità di farlo; così, per lo stesso scopo, talora infonde nell'uomo
quegli abiti, che potrebbero essere prodotti dalle capacità
della natura. Così Dio diede agli Apostoli la conoscenza delle Scritture
e di tutte le lingue, conoscenza che gli uomini possono acquistare,
sia pure in modo meno perfetto, mediante lo studio e la pratica.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Rispetto alla sua propria natura
Dio è uguale per tutti: ma rispetto all'ordine della sua sapienza
distribuisce ad alcuni, per determinati scopi, cose che non dà ad altri.
2. Il fatto che Dio agisce in tutti gli esseri in conformità con
la loro natura, non esclude che compia in essi quello che la natura
non può compiere: ma ne segue soltanto che Dio non agisce
mai contro quello che è conforme alla natura.
3. Gli atti che sono prodotti da un abito infuso non causano un
altro abito, ma rafforzano quello già esistente: così le medicine
applicate a un uomo naturalmente già sano non producono una
nuova salute, ma rafforzano quella già posseduta.
|